LA NOTTE E’ OSCURA, MA LA MADONNA VIENE IN NOSTRO SOCCORSO: RIFLETTANO GLI ECCLESIASTICI

23 febbraio 2009 / In News

Una storia emblematica. Come Paolo Brosio è andato a Medjugorje…

Pronto, Paolo? Sto cercando Paolo Brosio, uno dei volti più noti della televisione. Dall’altra parte del telefono si sentono forti folate di vento e un respiro affannoso. Infine un lontano: “Pronto, chi è?”. Dico il mio nome e chiedo dove mai si trovi.

“Sono a Palermo” mi spiega “per una puntata di Stranamore, ma in questo momento sto salendo il Monte Pellegrino col rosario in mano alla ricerca del santuario di santa Rosalia”.
Ma che ti è successo? Si dice di una folgorazione sulla via di Damasco.
“Ma io sono stato a Medjugorje”, dice ridendo. “Ero provato da una grande sofferenza; ora però vivo un’immensa gioia, Antonio, perché ho trovato Gesù”.
Puoi raccontarmi come è successo o – visto il fiatone che hai – rischi di stramazzare a terra?
“No, ce la faccio. Ti dico subito. La mia vita, fino ai 50 anni era trascorsa spensierata, con un certo connotato ludico da eterno ragazzo, anche se molto dedita al lavoro. Certamente senza problemi di fede o di coscienza. Ma cominciamo dall’inizio della storia: venti anni fa ho conosciuto una ragazza e me ne sono innamorato”.

Poi cosa è successo?
“Per raggiungere lei, che lavorava a Milano, dalla Liguria, dove ero giornalista del Secolo XIX, nel 1990 sono andato al Tg di Emilio Fede. Avevo già fatto alcune cose buone, come la Moby Prince, ma con Mani Pulite cominciò la mia notorietà televisiva. Tuttavia già lì feci il primo naufragio. Io dico sempre – scherzando – che il mio primo matrimonio finì perché mi ‘misi’ con Fede e lasciai mia moglie”.

In senso professionale…

“Sì, si lavorava tutto il giorno, praticamente la mia vita coincideva col lavoro. Sia chiaro, sono grato a Fede che mi ha permesso di crescere professionalmente. Ma ho fatto veramente 900 giorni sul marciapiede, come poi ho titolato il mio libro”.
Il marciapiede davanti al Palazzo di giustizia da dove facevi i collegamenti.

“Esatto”.

Poi nel 1996 approdi al salotto di “Quelli che il calcio…” e fai l’inviato per Fabio Fazio.
“Sì, le cose vanno a gonfie vele. Scrivo libri che vendono un sacco di copie, faccio fior di programmi in Rai, dal Giro d’Italia a Domenica in, da Linea verde all’Isola dei famosi. Poi torno a Mediaset con lo sport, le prime serate, Stranamore. Insomma una carriera fortunatissima, durante la quale incontro un’altra ragazza che mi fa innamorare e che diventa mia moglie”.

Stavolta una storia felice?

“In realtà seguono quattro anni di scontri familiari. Nel frattempo era morto mio padre. E’ stato un dolore fortissimo. Era una persona meravigliosa, al contrario del figlio scellerato che sono io. Era il mio punto di equilibrio”.

Anche tua mamma è una persona straordinaria.

“Sì, un carattere forte, combattente, toscana verace, donna simpatica e sincera, di grande fede. Ma, come tutti quelli che hanno una forte personalità, non è facile starle vicino. Io ci ho litigato di continuo. Mio padre però era perfetto per lei, calmo, buono, umile pur essendo molto colto, un grande esperto di letteratura inglese antica. Era il pilastro della mia vita”.

La sua perdita è stata una mazzata per te.

“Terribile. Ma poi è arrivata l’altra, il naufragio con mia moglie. Ognuno per la sua strada. Per me un dolore infinito. A cui ho reagito nel modo peggiore”.

Cioè?

“Con la logica mondana che dice ‘chiodo scaccia chiodo’, cose contrarie al cammino con Gesù”.
Era un tentativo di dimenticare, di lenire il dolore?

“Sì, accusavo un grande vuoto, sempre più grande. Io sono andato in crisi su tutto. Quell’abbandono mi ha spaccato il cuore. Oggi però ho capito che proprio da quella mia disperazione sono sbocciate sulle mia labbra quelle parole che mi hanno salvato: Ave Maria”.

Eri religioso?

“Ma figurati. Ogni tanto capitavo distrattamente in chiesa, ma la mia vita era altrove. Ricordavo a fatica tre preghiere. Neanche il Gloria al Padre. Il Credo lo sto imparando ora. Ma quelle “Ave Maria” ripetute fra le lacrime, tante e tante volte, mi hanno salvato perché stavo percorrendo sentieri scuri, veramente brutti, credimi”.

Di che tipo?

“Beh, sentieri brutti per dimenticare mia moglie. In realtà però, in quel modo, le cose per me andavano sempre peggio e l’angoscia era sempre più dilaniante”.

Sai che ci sarà qualche sciocco che ironizzerà?

“Guarda, io non sono nessuno e non ho da insegnare niente, ma spero che raccontare questa mia vicenda possa servire anche ad altri, perché quando precipiti nel dolore sei più vulnerabile e rischi di più di finire a fare cose brutte e irrecuperabili”.

Dicevi di quelle Ave Maria gridate nel pianto…

“Sì, mi è venuto naturale cercare la sua protezione perché di Gesù, di Dio avevo timore, invece sentivo lei come una mamma buona. La sua natura umana la sentiamo più vicina a noi, alle nostre sofferenze. Lei ha una pena infinita per chi soffre”.

Ti eri raccomandato a lei altre volte?

“Io non avevo mai pregato. Ho cominciato a pregare continuamente la Madonna perché stavo male da piangere, non riuscivo più a lavorare e più cercavo di dimenticare più combinavo guai e stavo peggio. Non avere più mio padre e mia moglie al mio fianco mi aveva fatto smarrire me stesso…”.

Poi cosa è successo?

“E’ successo che, pregando, ho sentito il bisogno fortissimo di incontrare la Madonna. E dov’è che si può incontrare? In un posto solo: a Medjugorje”

(Medjugorje è il villaggio della Bosnia Erzegovina dove dal 24 giugno 1981 la Madre di Gesù appare ogni giorno a sei ragazzi. Milioni di persone vi si recano).

Quel tuo “bisogno di incontrarla” che hai avvertito – secondo chi è più esperto di Medjugorje – è la sua chiamata. Dunque colei che hai invocato fra le lacrime ti ha risposto, come una madre che prontamente tende le braccia al figlio caduto a terra e ferito…

“Sì. Prima di partire mi sono procurato dei libri su Medjugorje e ho letto tutto, subito, con un’avidità che ho provato solo da bambino quando leggevo Salgari”.

In effetti iniziava un’avventura tutta nuova…

“Infatti mi sono detto: questa è la mia strada. Ho perfino rimandato di sei giorni l’inizio delle puntate di Stranamore”. E Mediaset?

“ (Ridendo) Quando alla riunione ho detto: ‘no fermi, io il 3 ho un appuntamento con la Madonna a Medjugorje’, tutti mi hanno guardato chiedendosi se ero impazzito. Ma alla fine hanno dovuto cedere”.

A Medjugorje cosa è successo?

“Là, guidato da Milenko e Mirella, una quantità inimmaginabile di emozioni, di incontri, di storie. Non so come sia stato possibile in così pochi giorni. Un’esperienza fortissima della presenza della Madonna. Una pace, un silenzio, una gioia… Ho conosciuto anche Vicka (una dei veggenti). E poi i tanti ragazzi ex tossicodipendenti che là sono stati recuperati. I bimbi orfani di suor Cornelia. Insomma non ci sono parole umane per una cosa tanto sconvolgente. Appena sono tornato l’ho raccontato al mio amico Andrea Bocelli perché lui mi poteva capire: c’è stato anche lui e lì ha pure cantato”.

Il luogo che più ti ha colpito?

“Tutti, ma davanti al crocifisso di bronzo che sta dietro la chiesina, davanti a quelle gocce d’acqua, quelle lacrime, che inspiegabilmente scendono da Lui, ho abbracciato le gambe di Gesù e piangendo non l’ho più mollato. Io mi ero affidato a Maria e lei mi ha portato a stringermi a suo Figlio. E lì, Antonio, ho trovato la pace”.

E cos’hai fatto?

“Ho ricevuto i sacramenti e ho scritto su un foglio tutti i nomi delle persone amiche e dei malati che gli raccomandavo e l’ho dato a Vicka perché la Madonna li benedicesse durante l’apparizione. E l’ha fatto”.

E ora?

“Ora voglio fare tutto quello che posso per quella terra che mi ha salvato. Anzi, tramite te lancio questo appello: a maggio farò un aereo per portare più gente possibile a Medjugorje. Il prezzo del viaggio organizzato, seppure basso, sarà maggiorato di un po’ di euro che verranno donati all’orfanotrofio di suor Cornelia”.

Non ti ferma più nessuno… E tua madre? Chissà quanto avrà pregato quando tu stavi male?

“Oh sì, lei sente sempre Radio Maria. Da anni mi parlava di Medjugorje: guarda quanto tempo ho perso…”.

Antonio Socci

Da Libero, 22 febbraio 2009

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