Rubrica 78
Utopie
Carl Aderhold ha scritto “La strage degli imbecilli”, un romanzo il cui protagonista, rendendosi conto di “essere circondato da fastidiosi imbecilli ha un’intuizione: eliminarne il più possibile, per il bene dell’umanità”. Così Rosella Simone sintetizza la storia introducendo l’intervista allo scrittore, per “La Repubblica delle donne” (3/5).
Come gli è venuta l’idea di un simile romanzo: davanti alla tv (poteva essere altrimenti?).
Sentiamo l’autore: “stavo guardando un documentario tv sul sindaco di Parigi, Bertrand Delanoe. A un certo punto, un ecologista ha sostenuto che usare la metropolitana ‘fa vivere uno straordinario momento di mescolanza sociale, di scambio e cultura, perché vi si può leggere tranquillamente’.
Solo chi prende il metrò nelle ore di punta per recarsi al lavoro può ‘apprezzare’ sino in fondo questa affermazione.
Ho gridato: ‘Mort aux cons!’ (gli imbecilli, ndr) esclamazione comunissima in Francia e confesso di essermi sentito invaso da una irreprimibile voglia di uccidere”.
In quel momento è nata l’idea del libro. C’è però un aneddoto che andrebbe ricordato a Aderhold.
Un giorno, il generale De Gaulle camminava fra due ali di folla. Finché scorse un tizio che inalberava un cartello dove stava scritto appunto: “A morte i cretini!”. Lo statista lo guardò e scuotendo la testa commentò: “Un programma troppo vasto”.
Pre-Giudizio universale
C’è poi il problema annoso di capire chi sono i cretini.
Per chi si autocertifica intelligente è semplice: i cretini sono “gli altri”.
Per esempio, Piergiorgio Odifreddi ha addirittura scritto un libro, “Perché non possiamo essere cristiani”, per concedersi il piacere di proclamare che cretini sono quelli che pensano il contrario di ciò che pensa lui: il cristianesimo è “una religione per letterali cretini”, “il Cristianesimo è indegno della razionalità e dell’intelligenza dell’uomo”.
Ecco dunque un altro “giustiziere” che vuole liberare il mondo (sul piano culturale, s’intende) dai cretini. Se “cretini” è sinonimo di cristiani ovviamente vanno annoverati fra costoro pure: Dante, Tommaso d’Aquino, Giotto, Francesco d’Assisi, Michelangelo, Brunelleschi, Copernico, Mozart, Galileo Galilei, Caravaggio, Vivaldi, Bach, Dostoevskij, Pasternak, Manzoni… Ma così i conti non tornano più: scopriamo che non è necessario essere laici per essere intelligenti.
Sciascia dixit
Un vero laico non riduce i “cretini” al campo ideologico avverso.
Si accorge che sono un partito trasversale e allignano dappertutto.
Perfino fra gli intelligenti. Forse dovremmo riconoscere (o almeno nutriamo il dubbio) che ogni intelligenza può avere i suoi momenti di idiozia. Il confine non è sempre così certo. Tantomeno può tracciarlo la politica.
Leonardo Sciascia negli anni Settanta dette un memorabile annuncio: “Intorno al 1963 si è verificato in Italia un evento insospettabile e forse ancora, se non da pochi, insospettato.
Nasceva e cominciava ad ascendere il cretino di sinistra: ma mimetizzato nel discorso intelligente, nel discorso problematico e capillare. Si credeva che i cretini nascessero soltanto a destra, e perciò l’evento non ha trovato registrazione. Tra non molto, forse, saremo costretti a celebrarne l’Epifania”.
L’ateo non esiste
A chi ama ragionare laicamente, senza pregiudizi, consiglio un libro appena uscito che fin dal titolo si contrappone a quello di Odifreddi, ma è più aperto, profondo e stimolante: “Perché non possiamo essere atei” (Piemme) di Francesco Agnoli.
Dove trovo questo pensiero di Dostoevskij: “Vivere senza Dio è un rompicapo e un tormento. L’uomo non può vivere senza inginocchiarsi davanti a qualcosa. Se l’uomo rifiuta Dio, si inginocchia davanti a un idolo. Siamo tutti idolatri, non atei”.
A proposito: Dostoevskij ha scritto l’ “Idiota”, che è il più bello, sublime e divino dei suoi personaggi.
Fonte: © Libero – 5 maggio 2009





