Rubrica 79

12 maggio 2009 / In Rubrica

Ghibellini

Lo ha rifatto. Eugenio Scalfari ha ripreso la sua tradizionale attività pedagogica nei confronti dei lettori, che consiste nel disseminare errori nei suoi articoli per sondare l’attenzione e l’erudizione di chi compulsa i suoi scritti.
La simpatica iniziativa era stata notata da tempo, da vari osservatori. Però l’editoriale di domenica (La Repubblica, 10/5) dovrebbe essere considerato “fuori concorso”. Sì, perché lì è troppo facile rintracciare lo sfondone.
Lo storico direttore infatti polemizza con la Chiesa per il caso Berlusconi, cita Cossiga che cita sant’Ambrogio e poi conclude: “Se è per questo, Dante disse assai di peggio. Era ghibellino e non si faceva certo intimidire”.
Suvvia, anche uno scolaretto di quinta elementare sa che Dante era guelfo (proprio per questo, fra l’altro, è significativa la sua avversione a Bonifacio VIII).
Era addirittura parte della classe dirigente guelfa di Firenze (guelfo bianco, per la precisione). Come può pensare, Scalfari, che i lettori di Repubblica, che costituiscono il famoso “ceto medio riflessivo” di Paul Ginsborg, non posseggano nozioni così elementari? Come potrebbe pretendere, la Repubblica, di rappresentare l’Italia migliore, quella colta e di larghe vedute?

Tarocchi

Una pagina del Giornale (11/5) esalta l’attività del Cicap elencando i suoi presunti successi. Fra l’altro sotto una foto della satuetta della Madonna di Civitavecchia, con le lacrime di sangue, si legge questa didascalia: “Madonne piangenti. Tutte le ‘madonne piangenti’ esaminate hanno rivelato manipolazioni, fori, pompette…”.
In realtà non risulta affatto che il Cicap abbia “svelato” presunti artifici relativi alla lacrimazione di quella Madonnina nel 1995.
La statuetta è di gesso pieno, è stata analizzata in laboratorio e non contiene alcun trucco o cavità che possano spiegare le lacrime di sangue, le quali sono state viste sgorgare spontaneamente e scorrere ben 14 volte, da più di 40 testimoni diversi, senza alcun intervento umano.
C’è infine una sentenza della magistratura che, dopo accurate indagini, riconosce che non vi erano “congegni truffaldini” nella statua.
Sentenza che addirittura apre – ed è un unicum – al soprannaturale come possibile spiegazione del fenomeno. Possibile che al Giornale lo si ignori. Ma perché allora scrivere senza documentarsi?

Compagni

Se la prende con la Madonnina di Civitavecchia pure Adriano Sofri che sulla Repubblica (7/5), accostandola a padre Pio, afferma: “sono stati trent’anni di storia medievale”. In evidente senso dispregiativo.
Possibile che Sofri – che pure deve aver letto qualche libro – abbia un’idea tanto rozza e superficiale del medioevo e del cattolicesimo?
Eppure gli basterebbe girare per la Toscana, in cui vive: paragoni le creazioni del “buio” medioevo con le “realizzazioni” delle amministrazioni progressiste degli ultimi 30 anni. Poi ci faccia sapere.
Infine, considerando questi tre decenni, dovremmo liquidare come barbarie preistorica la Madonnina di Civitavecchia (con padre Pio) o piuttosto la fanatica violenza dell’ideologia che ha funestato l’Italia spingendosi in tanti casi fino all’omicidio? Che ne dice il professor Sofri?

Sprezzo del ridicolo

Sofri faceva quelle considerazioni nella recensione al libro del suo amico Enrico Deaglio “Patria”, che sobriamente egli paragona al Tacito degli Annali (così poco? Perché tanta modestia?).
Guarda caso Deaglio parla anche del “caso Sofri”. Come? Magazine (7/5) del Corriere della sera, propagandando questo volume, ne fa un riassunto, anno per anno. Al 1988 troviamo (toh!) la foto di Sofri e questa didascalia: “Un articolo di Sciascia. Si celebra il ventennale del ’68 con arresti e un’uccisione”. Gli arresti di Sofri e compagni sarebbero stati fatti per celebrare il ventennale del ’68? O Magazine si sbaglia o ha riassunto bene il libro. Allora sarebbe uno scoop del nuovo Tacito della storiografia italiana.

Fonte: © Libero – 12 maggio 2009

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