Rubrica 80
Quasi morto
Mai lo scrittore Antonio Debenedetti, Premio Strega nel 1991, poteva immaginare questa celebrità e visibilità: interviste ai tg delle 20, prima pagina del Corriere e articoli su tutti i quotidiani per diversi giorni. Cos’ha fatto di tanto clamoroso? Non è morto.
Tu puoi lavorare una vita, studiare, scrivere libri e il mondo sembra non accorgersi di te (mica sei una velina o un tronista).
Poi una sera un’agenzia diffonde la notizia fasulla del tuo decesso e diventi una celebrità, ti arrivano “più telefonate che dopo la vittoria d’un grande premio letterario” (Corriere della sera, 18/5). E vai con le interviste, vai con le spiegazioni e con le rassicurazioni a tutti che però, in fondo, par di capire, davanti alla smentita, mostrano quasi disappunto perché quella dei media è, per la gente, la vera realtà e il fatto che uno si ostini a protestarsi ancora vivo – quando è stata data la notizia del trapasso e quasi “ci hanno fatto la bocca” – è percepito, alla fine, come un capriccio fastidioso, un disturbo, una stravaganza, un inutile rinvio.
Morto anch’io
Mark Twain lesse sul New York Times il coccodrillo che lo riguardava e telefonò al quotidiano precisando: “La notizia della mia morte è alquanto esagerata”.
La battuta passò alla storia. Ci sono diversi altri precedenti. La falsa notizia del trapasso ha “colpito” pure Moravia ed Hemingway. Insomma alla fine è uno status symbol, il segno che sei qualcuno. E magari adesso faranno un pensierino a entrare in questo club esclusivo pure certi “morti di fama” (come li chiama D’Agostino), sempre a caccia di riflettori, pur di rimediare un quarto d’ora di celebrità. Anche perché i giornali (per alleggerire le loro responsabilità) dicono che questi “incidenti” hanno effetti scaramantici: allungano la vita.
Manconi esiste
Ci sono poi dei drammi umani, come quello capitato a Luigi Manconi che – attestano fonti ben informate – esiste davvero, da diversi anni e si agita molto per dimostrarlo, seppure con scarso successo.
Infatti, infierisce Aldo Grasso (Corriere della sera, 16/5), al “Fiorello show” di giovedì 14 maggio, il suddetto Fiorello ha riconosciuto fra il pubblico l’attore Lorenzo Ciompi e quando costui con galanteria ha segnalato, accanto a sé, Bianca Berlinguer, il cantante-conduttore si è messo a far battute pettegole (e sbagliate), finché – a dissolvere l’equivoco – sull’altro lato della giornalista non si è appalesato il vero marito, appunto Luigi Manconi, che però Fiorello non ha riconosciuto.
Che trauma. La “botta di anonimato” chiosa Grasso deve essere stata una “tragedia” per Manconi, perché il “ragazzo è vanitoso anzichenò e poi ha un passato mica da ridere”.
Il curriculum in effetti è lungo: Lotta continua, la sociologia, portavoce dei Verdi, perfino “sottosegretario nel governo Prodi” (anche questo!), collaboratore di Andrea Barbato e di Gad Lerner, “grande amico di Sofri e Fabio Fazio”, commentatore sui giornali. Ultimamente ha pure scritto un libro, “Un’anima per il Pd”, come a ribadire che Manconi è vivo e lotta insieme a noi. Ma tutto invano. Almeno stando al perfido titolo che il Corriere ha dato al corsivo di Grasso: “Fiorello non riconosce il signor Berlinguer”.
Vota Antonio
Pure la vecchia notizia diffusa da Nietzsche (“Dio è morto”), come quella su Debenedetti, si è dimostrata imprudente. Poco tempestivo, secondo alcuni intellettuali, è stato anche l’annuncio della morte di Marx.
Ma il decesso del congiuntivo è sicurissimo. E, dopo Aldo Biscardi, l’ha sancito un pensatore altrettanto sublime, Antonio Di Pietro, star della Fiera del libro di Torino, quando ha tuonato: “Spero che le due sinistre si ritrovano (sic!) sulla via di Damasco” (La Stampa, 18/5).
Tutto questo, ripeto, alla Fiera del libro, fra gli applausi dell’Italia colta che ha portato in trionfo la nuova star degli intellettuali italiani.
Fonte: © Libero – 19 maggio 2009





