Rubrica 81
Pudici?
L’Unità, 25 maggio, pagina 3. Titolo: “Intervista a Enrico Letta: ‘Smettiamola di essere pudici e inchiodiamolo’ ”. Pudici? Forse ci sono dei “buci” nel dizionario dell’Unità, oltre a quelli della memoria…
Bagno di pudore
Grandi buchi anche nella memoria Sessantottina, buchi molto comodi, dove si può nascondere la tenebra di una storia per inventarsi una verginità politico-generazionale.
Consideriamo, per esempio, l’affermazione di Gad Lerner riportata da Aldo Cazzullo (Corriere della sera, 15/5): “Lotta continua non c’entrava proprio niente con la violenza dei Settanta”.
Affermazione a dir poco azzardata, che non è sfuggita a Giampiero Mughini, autore del libro “Gli anni della peggio gioventù. L’omicidio Calabresi e la tragedia di una generazione”. Il quale Mughini replica: “quelli di Lc nel 1972 nella violenza e nella sua apologia c’erano dentro fino al collo, ne erano ebbri”.
Buchi nella pellicola
Chi allora c’era e fa una leale e dolorosa rivisitazione di quella storia, è Stefano Borselli autore del libro “Ex comunisti. Addio a Lotta continua” (Rubbettino), più volte citato da Mughini.
Borselli, oggi molto lontano da quei miti giovanili e da quell’ubriacatura rivoluzionaria, ha un sito internet “Il Covile” tutto da visitare e da leggere attentamente.
Sabato sera è stato intervistato da Mizar, il più bel programma culturale della Tv (purtroppo nascosto nei palinsesti notturni della Rai) e ha fatto dichiarazioni coraggiose.
Di quell’intervista qui vorrei segnalare una chicca, per dire dell’immensa “rimozione” che l’establishment intellettuale italico ha operato su quegli anni.
Afferma con sicurezza Borselli che nel film “La meglio gioventù”, vincitore a Cannes 2003 (prestigiosa sezione “Un certain regard”) e anche altrove, esaltato come affresco di quella generazione, non c’è mai – dicasi mai – la parola “comunismo”. Eppure tutta la pubblicistica, le riviste, i volantini, il linguaggio, la mitologia, i libri di quella generazione ne erano pieni. Niente, il comunismo è sparito dalla storia.
Barbapapà , Pansa e Bocca
Straordinario nell’indagare sui buchi neri della storia patria, Giampaolo Pansa ha appena sfornato un altro libro, “Il revisionista”, tutto da gustare. E’ pieno di personaggi noti e di fatti inediti. Ne cito qualcuno.
A pagina 267 si ricorda il 1989, quando “Scalfari e Caracciolo vendettero a Carlo De Benedetti le loro azioni del gruppo Espresso-Repubblica. E diventarono miliardari. L’Ingegnere” ricorda Pansa “gli suggerì di costituire un fondo di solidarietà per i giornalisti del quotidiano e del settimanale. Così avrebbero potuto aiutare i colleghi in difficoltà e le loro famiglie, utilizzando una quota microscopica dei tanti denari ricevuti. Ma entrambi rifiutarono il consiglio di De Benedetti. Per tirchieria o perché non ritenevano che tra i loro compiti ci fosse anche la beneficienza”.
Pansa racconta quindi il clima che si creò a Repubblica dopo la vendita. Pure “il carisma” di Scalfari ne risentì e “lo si vide alla fine di quell’anno, quando Silvio Berlusconi scatenò la guerra di Segrate, per la conquista della Mondadori e di ‘Repubblica’. Una parte dei giornalisti, con Bocca in testa, si schierò con il Cavaliere, suscitando l’ira stupefatta di Eugenio”. Stupefacente, no?
Eco della stampa
Pansa rivela poi, a pagina 359, un retroscena sul 1994, quando L’Espresso di Claudio Rinaldi fece precedere l’entrata in campo di Berlusconi da decine di copertine che lo bombardavano (ancor più feroci dopo la fondazione di Forza Italia).
Fra i critici di questa demonizzazione, svela Pansa, ci fu una grande firma del settimanale come Umberto Eco che, incontrando Rinaldi a casa sua, “gli elencò i nostri errori”. E “anche Indro Montanelli, che voleva bene a Claudio, ci rimproverò. Disse: ‘sono riusciti a fare di Berlusconi il protagonista della politica italiana’ ”. E continuano con la demonizzazione.
Fonte: © Libero – 26 maggio 2009





