<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>lo Straniero &#187; Articoli</title>
	<atom:link href="http://www.antoniosocci.com/category/articoli/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.antoniosocci.com</link>
	<description>Il blog di Antonio Socci</description>
	<lastBuildDate>Mon, 30 Jan 2012 11:03:15 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Per la Littizzetto il premio di Napolitano, per i preti che si fanno in quattro nel servire i più poveri il dileggio&#8230;</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2011/04/per-la-littizzetto-i-premi-di-napolitano-per-i-preti-che-si-fanno-in-quattro-nel-servire-i-piu-poveri-il-dileggio/</link>
		<comments>http://www.antoniosocci.com/2011/04/per-la-littizzetto-i-premi-di-napolitano-per-i-preti-che-si-fanno-in-quattro-nel-servire-i-piu-poveri-il-dileggio/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 07 Apr 2011 10:15:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Che tempo che fa]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa Cattolica]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio fazio]]></category>
		<category><![CDATA[immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[Luciana Littizzetto]]></category>
		<category><![CDATA[Napolitano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antoniosocci.com/?p=1326</guid>
		<description><![CDATA[I cattolici sono indignati con Rai 3. Si sentono bersagliati ingiustamente e si sono stancati di subire in silenzio. Prendo a simbolo un giovane prete, che chiamerò don Gianni, un bravissimo sacerdote che – fra le altre cose, insieme ad altri &#8211; si fa in quattro e dà letteralmente la vita, per aiutare immigrati, emarginati, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I cattolici sono indignati con Rai 3. Si sentono bersagliati ingiustamente e si sono stancati di subire in silenzio.</p>
<p>Prendo a simbolo un giovane prete, che chiamerò don Gianni, un bravissimo sacerdote che – fra le altre cose, insieme ad altri &#8211; si fa in quattro e dà letteralmente la vita, per aiutare immigrati, emarginati, “barboni” e tossicodipendenti.<span id="more-1326"></span></p>
<p>L’ultimo episodio che ha fatto indignare lui e molti altri come lui, è stata <strong><span style="text-decoration: underline;">l’incredibile invettiva contro la Chiesa fatta da Luciana Littizzetto a “Che tempo che fa”</span></strong>, domenica sera (che sta pure su Youtube).</p>
<p>E’ considerato un caso emblematico della tendenza di Rai 3, la rete simbolo dell’Italia ideologica. Il programma è quello di Fabio Fazio, programma cult della sinistra salottiera.</p>
<p>E’ noto che ogni domenica sera la Littizzetto fa le sue concioni  avendo come spalla lo stesso Fazio.</p>
<p>Ebbene domenica, parlando di Lampedusa, a un certo punto – senza che c’entrasse nulla – la Luciana <strong>si è lanciata in un attacco congestionato contro la Chiesa, a proposito dell’arrivo dei clandestini tunisini, e ha urlato ai vescovi “dicano qualcosa su questa questione”</strong>.</p>
<p>I vescovi, a suo parere, stanno sempre a rompere “e adesso stanno zitti… fate qualcosa! Cosa fanno?”.</p>
<p>A me pare che non esista affatto l’obbligo per la Chiesa di farsi carico di tutti i clandestini che vengono dall’Africa.</p>
<p>In ogni caso il quotidiano dei vescovi, Avvenire, ieri ha sommessamente obiettato alla Littizzetto che la Chiesa non ha taciuto affatto e che <strong><span style="text-decoration: underline;">proprio la scorsa settimana il segretario generale della Cei, monsignor Crociata ha convocato una conferenza stampa per informare che 93 diocesi hanno messo a disposizione strutture capaci di ospitare 2500 immigrati, caricando sulla Chiesa tutte le spese</span></strong>.</p>
<p>Ma questa risposta di Avvenire è uscita in ultima pagina, sussurrata e con un tono benevolo, sotto il titolo: “Chissà se Lucianina chiede scusa”.</p>
<p>Fatto sta che <strong><span style="text-decoration: underline;">attacchi come quelli della Littizzetto sono stati visti e ascoltati da milioni di telespettatori e ben pochi avranno letto la documentata risposta di “Avvenire”</span></strong>.</p>
<p>Forse si può e si deve rispondere anche più energicamente. C’è chi vorrebbe pretendere le scuse del direttore di Rai 3 e soprattutto il diritto di replica.</p>
<p>In nome dei tantissimi sacerdoti, suore e cattolici laici che in questo Paese da sempre, 24 ore al giorno, sputano sangue per servire i più poveri ed emarginati e che poi si vedono le Littizzetto e tutta la congrega di intellettualini e giornalisti dei salotti progressisti che, dagli schermi tv, impartiscono loro lezioni di solidarietà.</p>
<p>Sì, perché la Littizzetto non si è limitata a questo assurdo attacco (condito di battute sul cardinal Ruini).</p>
<p>Poi, fra il dileggio e il rimprovero morale, si è addirittura impancata a seria maestra di teologia e ha preteso persino di evocare il “discorso della montagna” – citato del tutto a sproposito – per strillare ai vescovi e alla Chiesa:  “ero nudo e mi avete vestito, ero malato e mi avete visitato, avevo sete e mi avete dato da bere&#8230; Il discorso della montagna lì non vale perché sono al mare?”.</p>
<p>E poi, sempre urlando, ha tuonato: <strong><span style="text-decoration: underline;">“c’è la crisi delle vocazioni, ci sono seminari e conventi vuoti: fate posto e metteteli lì, che secondo me poi sono tutti contenti”</span></strong>.  </p>
<p>Non sarebbe neanche il caso di segnalare che l’ignoranza della Littizzetto è pari alla sua arroganza, perché il “discorso della montagna” sta al capitolo 5 del Vangelo di Matteo, mentre i versetti citati da lei – che non c’entrano niente &#8211; stanno addirittura al capitolo 25 (quelli sul giudizio finale che non piacerebbero proprio alla comica di Rai 3).</p>
<p>Non sarebbe il caso di sottolineare la gaffe se la brutta sinistra che ci ritroviamo in Italia non avesse elevato comici come lei al rango di intellettuali e addirittura di maestri di etica e di civiltà.</p>
<p>Apprendo addirittura (da Internet) che <strong>“il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/22_novembre">22 novembre</a> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/2007">2007</a> Luciana Littizzetto ha ricevuto dal Presidente della Repubblica <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Napolitano">Giorgio Napolitano</a> il prestigioso premio <a title="Vittorio De Sica" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_De_Sica">De Sica</a>, riservato alle personalità più in luce del momento nel mondo dello spettacolo e della cultura”</strong>.</p>
<p>Se queste sono le “personalità della cultura” che vengono premiate addirittura da Napolitano <strong><span style="text-decoration: underline;">è davvero il caso di dire “povera Italia!”</span></strong>.</p>
<p>viene in mente Oscar Wilde: “Chi sa, fa. Chi non sa insegna”.</p>
<p>Chi conosce il Vangelo e lo vive, come il mio amico don Gianni, si fa in quattro per dar da mangiare agli affamati e da bere agli assetati.</p>
<p>Chi invece non lo conosce, pretende di insegnarlo, lautamente pagato per le sue scenette comiche su Rai 3, e si lancia all’attacco dei “preti”.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Visto che sia la Littizzetto che Fazio</span></strong> – il quale ha assistito a questa filippica sugli immigrati senza obiettare, facendo ancora la spalla – <strong><span style="text-decoration: underline;">mi risulta siano ben retribuiti e non vivano affatto nell’indigenza, vorrei sapere, da loro due, di quanti immigrati si fanno personalmente carico. Quanti ne ospitano a casa loro? Quanto danno o sono disposti a dare, dei loro redditi, per accogliere e spesare tunisini, libici e altri clandestini?</span></strong></p>
<p>Considerata l’invettiva della Littizzetto e il suo pretendere che altri (la Chiesa) ospitino gli immigrati a casa loro, non posso credere che lei per prima non faccia altrettanto.</p>
<p>Sarebbe veramente una spudoratezza inaccettabile.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Vorrebbe allora – gentile signora Luciana – mostrarci la sua bella casa piena di tunisini che lei avrà sicuramente ospitato?</span></strong></p>
<p>La Chiesa non ha certo bisogno delle lezioni di “Che tempo che fa” per spalancare le sue braccia a chi non ha niente. Lo fa da duemila anni.</p>
<p>E dà pure per scontato che il mondo non se ne accorga e neanche la ringrazi. <strong><span style="text-decoration: underline;">Ma che addirittura debba essere bersagliata dalle lezioncine è inaccettabile, soprattutto poi se a farle fossero persone che non muovono dito per i più poveri</span></strong>.</p>
<p>Intellettuali, comici e giornalisti dei salotti progressisti che spesso schifano l’italiano medio (e anzitutto i cattolici), che stanno sempre sul pulpito, col ditino alzato, a impartire lezioni di morale, di solito non vivono nell’indigenza.</p>
<p>Molti di loro trascorrono le giornate fra gli agi, in belle case e al riparo di cospicui conti in banca. Qualcuno – come si è saputo di recente – si avventura pure in investimenti sbagliati. Temerari.</p>
<p>Io non so come vivano loro la solidarietà. Ma a me personalmente non è mai capitato di trovarne uno che fosse disposto a coinvolgersi in iniziative di solidarietà e di carità verso i più infelici quando le ho proposte loro.</p>
<p>Ce ne saranno, ma io non ne ho mai trovati. Prima di impancarsi a maestri e censori degli altri, non sarebbe il caso che anzitutto testimoniassero ciò che fanno loro personalmente?</p>
<p>Noi cattolici educhiamo i nostri figli alla carità come dimensione vera della vita.</p>
<p>Mio figlio di 14 anni trascorre il sabato mattina con altri coetanei, insieme a don Andrea, a portare generi alimentari a barboni e famiglie indigenti. E a far loro compagnia.</p>
<p>Don Andrea educa i suoi ragazzi portandoli anche con le suore di Madre Teresa che vanno a cercare i clochard, se ne prendono cura, li lavano, li medicano, mi rifocillano.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Io non ho mai visto un solo intellettuale di sinistra lavare un barbone. Invece i preti, le suore e i cattolici che lo fanno sono tantissimi</span></strong>.</p>
<p>Sono persone che fin da giovani hanno deciso di donare totalmente la loro vita, per amore di Gesù Cristo.</p>
<p>rinunciato a una propria famiglia, vivono nella povertà (i preti, titolati con studi ben superiori alla media, vivono con 800 euro al mese) e servono l’umanità per portare a tutti la carezza del Nazareno.</p>
<p>La Chiesa sono questi uomini e queste donne. E’ di questi che straparlano spesso certi intellettuali da salotto.</p>
<p>Non so quanto se ne rendano conto, soddisfatti e compiaciuti come sono di se stessi. <strong><span style="text-decoration: underline;">Non so se sono ancora in grado di provare un po’ di vergogna.</span></strong></p>
<p>Ma so che questa sinistra intellettuale (quella – per capirci – che se la prende con i crocifissi e che sta sempre contro la Chiesa) fa davvero pena, fa tristezza.</p>
<p>Certamente è quanto ci sia di più lontano dai cristiani.  </p>
<p> </p>
<p>Antonio Socci</p>
<p> </p>
<p>Da “Libero”, 7 aprile 2011</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.antoniosocci.com/2011/04/per-la-littizzetto-i-premi-di-napolitano-per-i-preti-che-si-fanno-in-quattro-nel-servire-i-piu-poveri-il-dileggio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Giuliano Ferrara e&#8230; Gesù (lettera aperta a un amico)</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2011/03/giuliano-ferrara-e-gesu-lettera-aperta-a-un-amico/</link>
		<comments>http://www.antoniosocci.com/2011/03/giuliano-ferrara-e-gesu-lettera-aperta-a-un-amico/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 13 Mar 2011 15:05:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa Cattolica]]></category>
		<category><![CDATA[Giuliano Ferrara]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antoniosocci.com/?p=1319</guid>
		<description><![CDATA[Caro Giuliano, cosa sta succedendo? Ieri sulla terza pagina del Foglio è uscito un lungo articolo firmato, per esteso, “Giuliano Ferrara”, fatto insolito, che evidentemente voleva sottolineare un tuo personale coinvolgimento. In effetti si trattava di una tua polemica – come sempre rispettosa e intelligente, ma pur sempre polemica – con la Chiesa per la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Giuliano,</p>
<p>cosa sta succedendo? Ieri sulla terza pagina del Foglio è uscito un lungo articolo firmato, per esteso, “Giuliano Ferrara”, fatto insolito, che evidentemente voleva sottolineare un tuo personale coinvolgimento.<span id="more-1319"></span></p>
<p>In effetti si trattava di una tua polemica – come sempre rispettosa e intelligente, ma pur sempre polemica – con la Chiesa per la “rimozione del vescovo di Orvieto” che veniva dopo una serie di altri articoli su quella vicenda, dolorosa per la Chiesa e anche tragica per alcuni suoi figli, che il tuo giornale ha pubblicato in bella evidenza in questi giorni.</p>
<p>Nessun altro giornale ha ritenuto di dare tanto spazio a questo caso. E’ evidente dunque la tua volontà di tenere il punto e i riflettori accesi su Orvieto.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Io credo che il motivo travalichi di molto il caso di Orvieto.</span></strong></p>
<p>A proposito del quale, con tutta la simpatia che ho per monsignor Scanavino e pur con tutta la comprensione per le sue ragioni e la sua buona fede, mi riesce difficile capire come un vescovo che professa obbedienza al Papa e che in nome di questa obbedienza rassegna le dimissioni, possa un minuto dopo convocare una conferenza stampa e dare il via alle polemiche pubbliche.</p>
<p>Egualmente non capisco come tu, Giuliano, possa pensare di discutere pubblicamente su un giornale questioni così delicate e anche intime (nella parte relativa alle ordinazioni sacerdotali) che la Chiesa ha cura di valutare e giudicare con estrema discrezione e riservatezza, proprio per rispetto alle persone e consapevole che il bene delle anime è la sua legge suprema.</p>
<p>Naturalmente errori di decisione sui casi particolari, da parte ecclesiastica, possono essere sempre possibili. Ma lasciami dire che ritengo la Chiesa più esperta sull’umano di te e di me. E anche molto più informata di noi sull’estrema complessità di queste vicende particolari.</p>
<p>Da duemila anni fa il suo mestiere di madre e di maestra e una madre sa essere più materna – anche nella correzione di un vescovo – di quanto lo siamo noi (esterni) nell’accondiscendenza.</p>
<p>D’altra parte mi pare curioso che – mentre il mondo sta letteralmente esplodendo, sia socialmente che fisicamente – il migliore dei nostri intellettuali, firmi un lungo articolo per discutere le dimissioni del vescovo di Orvieto o le regole di ammissione al sacerdozio della Chiesa cattolica.</p>
<p>Le quali richiederebbero oltretutto una competenza approfondita del diritto canonico e un’esperienza pastorale consolidata, che – per quanto ne so – tu, come me, non hai.</p>
<p>E’ vero però che le tue riflessioni, Giuliano, sono sempre molto belle e acute e anche stavolta il tuo affettuoso invito alla Chiesa a non subire la pressione e il ricatto psicologico del mondo fa seriamente riflettere.</p>
<p>Non è un caso se il papa in persona, nella sede ufficiale del convegno ecclesiale della Chiesa italiana, ha avuto per te parole di così grande stima e considerazione.</p>
<p>Evidentemente ti ritiene una voce preziosa – oltreché per il mondo &#8211; per la Chiesa e lo sei anche quando hai accenti critici che ci fanno giustamente riflettere autocriticamente.</p>
<p>Lasciami dire però che non credo che il sistema di selezione degli ecclesiastici sia davvero in cima alle tue preoccupazioni.</p>
<p>E se ne hai fatto un caso su cui scendere in campo è perché, da tempo, c’è qualche sofferenza nel tuo rapporto con la Chiesa Cattolica, c’è come una ferita da parte tua, che ti rende inquieto e – rispettosamente e intelligentemente &#8211; polemico.</p>
<p>Lo dimostrano diverse altre cose che hai pubblicato sul Foglio.</p>
<p>Per esempio una paginata di alcuni giovani intellettuali cattolici (antiprogressisti) che ritengono sbagliata la presenza del Papa ad Assisi, nell’anniversario della preghiera di Giovanni Paolo II per la pace (si appellavano al Pontefice perché ci ripensasse).</p>
<p>E più ancora lo dimostra il tuo schierarti contro la cosiddetta legge sul fine vita. Proprio tu che hai fatto battaglie memorabili sul caso di Terry Schiavo e su altri che sono seguiti e che ponevano drammaticamente il problema.</p>
<p>Non mi convince la tua posizione attuale sulla legge in discussione alla Camera, perché tu – che sei così contrario alla cultura eutanasica &#8211; sai benissimo che c’è oggi un vuoto normativo che va colmato da una legge, per non lasciare che siano i magistrati, con le sentenze, a fare giurisprudenza,</p>
<p>Se dunque tu lo sai trovo irrazionale e contraddittoria la tua preferenza per il vuoto legislativo.</p>
<p>Così come mi sembra sbagliata (lo dico con amicizia) la polemica dei firmatari dell’appello al Papa su Assisi perché non coglie il senso dei tempi che viviamo, né la grandezza di un Papa che – non va dimenticato – è il papa del discorso di Ratisbona.</p>
<p>Insomma, tutti i casi sopra elencati di polemica – a mio parere &#8211; non hanno in sé ragioni convincenti. Si ha la sensazione che ci sia dell’altro.</p>
<p>Il dissenso fra te e la Chiesa italiana cominciò forse con la tua scelta di presentare una lista tematica contro l’aborto, alle ultime elezioni.</p>
<p>Tutti apprezzammo il coraggio della sfida, la tua generosità e la nobiltà dell’idea – condividendo in toto i tuoi contenuti – ma sull’opportunità concreta della lista disancorata da qualsiasi coalizione dissentimmo.</p>
<p>E penso che ne avevamo i titoli venendo da una trentennale lotta alla cultura abortista.</p>
<p>C’è chi ritiene che la tua “ruggine” con i vescovi inizi da lì e sia causata da quel fatto. Io ritengo che non sia affatto così. Non sei proprio tu il tipo che fa derivare uno scandalo e una rottura da una diversità di giudizio sia pur dolorosa.</p>
<p><strong>Piuttosto anche quella vicenda fu il segno di una questione ben più grande e decisiva con cui eri alle prese. Io provo a decifrarla</strong>.</p>
<p>La tua ammirazione per la Chiesa, per la solidità della sua dottrina e della sua morale, mi ricorda <strong>un altro romano, come te, che duemila anni fa restò egualmente folgorato: Seneca</strong>.</p>
<p>Per lui fu decisivo l’incontro e l’amicizia con Paolo. Ne restò affascinato. Tutto il suo pensiero morale ne fu profondamente segnato.</p>
<p>Trovò in Paolo una filosofia che finalmente realizzava nella vita ciò che aveva sempre voluto. Ma non capì o non si aprì mai al “segreto” di Paolo, al cuore di quella filosofia, a <strong>ciò che rendeva Paolo un uomo straordinario: ovvero Gesù Cristo</strong>.</p>
<p>Il nostro amato <strong>Gilbert K. Chesterton</strong>, un grande convertito, ha scritto:</p>
<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">“Il cristianesimo è venuto nel mondo prima di tutto per affermare con violenza che l&#8217;uomo doveva guardare non solamente dentro di sé, ma anche fuori, doveva ammirare con stupore ed entusiasmo un divino drappello e un divino capitano. </span></em></strong></p>
<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">Il solo piacere che si prova a essere cristiani è quello di non sentirsi soli con la Luce interiore, è quello di riconoscere nettamente un&#8217;altra Luce, splendida come il sole, chiara come la luna”</span></em></strong><em>.</em><em></em></p>
<p>Si può ammirare il cristianesimo come filosofia di vita e come dottrina morale, ma dire “tu” a quel “divino capitano” è il passo decisivo ed esaltante.</p>
<p>Certo, è anche quello più drammatico perché ognuno di noi è “fugitivus cordis sui”.</p>
<p>Infatti il faccia a faccia con Gesù ci fa scoprire noi stessi ed è un dolore finché non ci sentiamo abbracciati e perdonati.</p>
<p>D’altra parte – te lo dico dal di dentro della mia battaglia drammatica accanto a Caterina &#8211; è solo lui il senso della nostra vita, è per lui che siamo fatti, lui è la nostra gioia.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Come sapeva il grande Agostino: “ci hai fatti per Te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te”</span></strong>.</p>
<p>Tu, Giuliano, credi di stare a polemizzare con la Chiesa e così credono anche gli altri. Ma <strong><span style="text-decoration: underline;">in realtà, come Giacobbe che lottò con l’angelo tutta la notte, è con Dio, con l’Uomo-Dio che stai lottando</span></strong>.</p>
<p>E come Giacobbe e come tutti noi che l’abbiamo visto in faccia, porterai il segno di questa lotta (la bellezza di quel volto) nella carne per tutta la vita.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">C’è un solo modo per vincere: assecondare quel fascino che avvertiamo, far vincere il nostro cuore, lasciarsi salvare</span></strong>.</p>
<p> </p>
<p>Antonio Socci</p>
<p> </p>
<p>Da “Libero”, 13 marzo 2011</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.antoniosocci.com/2011/03/giuliano-ferrara-e-gesu-lettera-aperta-a-un-amico/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ma ci voleva un comico per farci sentire un popolo?</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2011/02/ma-ci-voleva-un-comico-per-farci-sentire-un-popolo/</link>
		<comments>http://www.antoniosocci.com/2011/02/ma-ci-voleva-un-comico-per-farci-sentire-un-popolo/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 19 Feb 2011 10:10:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Festival di Sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Risorgimento]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Benigni]]></category>
		<category><![CDATA[Unità d'Italia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antoniosocci.com/?p=1310</guid>
		<description><![CDATA[Roberto Benigni merita un grande “grazie!”. Certo, alcune baggianate le ha dette nella sua performance al festival di Sanremo. Per esempio, se ho ben capito (perché affastellava argomenti con un eloquio sovraeccitato) ha detto che fu Mazzini, nel 1830, a inventare il Tricolore. E’ una sciocchezza. Chissà come gli è venuta in mente: il Tricolore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Roberto Benigni merita un grande “grazie!”. Certo, alcune baggianate le ha dette nella sua performance al festival di Sanremo.</p>
<p>Per esempio, se ho ben capito (perché affastellava argomenti con un eloquio sovraeccitato) ha detto che fu Mazzini, nel 1830, a inventare il Tricolore. E’ una sciocchezza.<span id="more-1310"></span><!--more--></p>
<p>Chissà come gli è venuta in mente: il Tricolore fu concepito da Luigi Zamboni e Giambattista De Rolandis, a Bologna nel 1794 (l’ho raccontato di recente su queste colonne). E fu poi ripreso – come tutti sanno – dalla Repubblica Cispadana nel 1797. Mazzini non era neanche nato.</p>
<p>Suggestivo è il riferimento benignesco alle origini del Tricolore dalla Divina Commedia (Purg. XXX, 30-33), ma purtroppo l’attore toscano ignora che i colori bianco, rosso e verde del vestito di Beatrice indicano le tre virtù teologali, Fede, Speranza e Carità e così il riferimento dantesco rimane monco.</p>
<p>Qualcuno poi dovrà spiegare a Bossi e alla Lega che il Tricolore nasce dallo stendardo della Lega lombarda (la croce rossa in campo bianco che proveniva dalle crociate) e che l’unità d’Italia è in gran parte un’ “impresa padana”. </p>
<p>Ma chissà se ascolteranno.</p>
<p>Per tornare a Benigni, ci sono poi le gaffe dovute all’ingarbugliamento verbale del comico, come quando ha detto che la cultura italiana esisteva prima della nazione: una cosa senza senso, chissà perché rilanciata dai tg come una geniale idea.</p>
<p>In realtà intendeva dire che la nazione e la cultura italiane esistevano prima dello Stato unitario (che è sorto appunto nel 1861).</p>
<p>Era uno spunto bello – quello della cultura italiana che precede lo Stato &#8211; che sarebbe stato da approfondire. Peccato che l’abbia lasciato cadere.</p>
<p>E peccato che l’orazione civile di Benigni abbia celebrato un Risorgimento da scuola elementare di cento anni fa.</p>
<p>E’ stato un alluvione di retorica da piccola vedetta lombarda. Ha narrato una favoletta piena di eroi giovani e forti (che sono morti) assai lontana dalla realtà dei fatti.</p>
<p>Non c’è stato nemmeno il sentore delle zone d’ombra, degli errori e pure degli orrori della “conquista piemontese”.</p>
<p>Detto questo credo che Benigni sia stato grande e abbia fatto comunque una grande cosa.</p>
<p>Prima di tutto per la sua emozione e la sua commozione che ci hanno toccato il cuore e che ci hanno fatto sentire come nostro perfino un inno nazionale improbabile e per certi aspetti imbarazzante.</p>
<p>Il caso Benigni è emblematico. <strong><span style="text-decoration: underline;">Nessuno ha riflettuto su quanto sia singolare che a un comico sia di fatto affidata l’unica vera celebrazione del 150° dell’Unità d’Italia</span></strong> (in effetti la performance di Benigni a Sanremo era più attesa dei discorsi ufficiali del presidente Napolitano).</p>
<p>In realtà c’è una ragione profonda. E’ data dal fatto che, <strong><span style="text-decoration: underline;">dopo il fascismo, che ridusse l’amor di patria a una macchietta comica prima e tragica poi (per il nazionalismo, il colonialismo e la catastrofe bellica), le sole due modalità che gli italiani, nel cinquantennio repubblicano, si sono concessi per essere patriottici sono state il calcio (lo stadio, dove giocava la Nazionale, è diventato l’unico posto dove sventolavamo il Tricolore) e la comicità (vedi “La grande guerra” interpretata da Gassman e Sordi, per fare un esempio).</span></strong></p>
<p>Il registro comico ci permette infatti di dirci che siamo fieri di essere italiani (specie col mito “italiani brava gente”), ma con un sorriso rassicurante, col sottinteso cioè che non ci prendiamo troppo sul serio e nessuno si sogna più di emulare la Roma imperiale: infatti gli italiani possono essere solo “eroi involontari”, proprio come Gassman e Sordi in quel capolavoro di Monicelli.</p>
<p>Anche il palcoscenico della celebrazione di Benigni era emblematico: il festival di Sanremo e la Tv.</p>
<p>Emblematico perché (primo) Festival e Tv sono il tempio del sentimento nazional-popolare, (secondo) perché rientrano perfettamente nello stereotipo più diffuso e banale &#8211; gli italiani spaghetti e mandolino – e (terzo) perché confermano perfino lo stereotipo colto per il quale – in fin dei conti – la nostra arte e la nostra cultura ci fanno da duemila anni il cuore del mondo (del resto  il Festival si vanta di essere “la musica italiana”).</p>
<p>C’è un’altra piccola rivoluzione memorabile compiuta da Benigni: <strong><span style="text-decoration: underline;">per un cinquantennio la parola “patria” è stata un tabù per la Sinistra comunista e per la cultura ufficiale. Bastava pronunciarla per essere accusati di fascismo</span></strong>.</p>
<p>Non solo. I comunisti avevano certamente dato un grandissimo contributo alla liberazione del Paese dal nazifascismo, nella guerra partigiana, però il Pci era asservito a Stalin, a una potenza straniera minacciosa e nemica dell’Italia.</p>
<p>Per capire cosa significa ciò bisogna ricordare che nel momento più drammatico dello scontro fra mondo libero e Urss, attorno al 1948-1949, quando l’Armata Rossa si stava divorando mezza Europa, asservendo decine di Stati dell’Est europeo e arrivando fino a Trieste con mire fameliche e aggressive, <strong><span style="text-decoration: underline;">uno come Enrico Berlinguer – il migliore di quel campo (a quel tempo leader della Fgci) – affermava che in caso di guerra i giovani non avrebbero combattuto contro l’Armata Rossa</span></strong>.</p>
<p>Fece indignare lo stesso De Gasperi che gli rispose di persona, con un suo duro discorso (il legame del Pci con l’Urss è durato a lungo: perfino i finanziamenti sovietici sono arrivati fino alla fine degli anni Settanta).</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ancora negli anni Ottanta – nella decisiva vicenda degli euromissili (che poi porterà tali cambiamenti a Mosca da provocare il crollo del comunismo) – il Pci, anziché schierarsi con la Nato per far fronte alla minaccia dei missili sovietici puntati sull’Europa, scelse un “pacifismo” che di fatto significava non difendere gli interessi nazionali e avvantaggiare l’Urss (chissà se il presidente Napolitano ricorda…).</span></strong></p>
<p>Ciò detto che oggi si possa parlare di “patria” senza più i tabù ideologici del passato, come ha fatto Benigni, è una gran bella cosa. <strong><span style="text-decoration: underline;">Che tutti insieme ci si possa riconoscere nel nostro passato e nel nostro Paese, come una sola famiglia è meraviglioso</span></strong>.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Tanto più in questo anniversario dei 150 anni dell’unità nazionale, nel quale il Paese sembra dilaniato dagli odi e il disprezzo reciproco quasi rende impossibile riconoscersi come un solo popolo. </span></strong></p>
<p>Benigni si è trovato a svolgere un ruolo che non dovrebbe essere affidato a un attore, specialmente a un attore comico, ma ha trovato nella propria religiosità il modo per cantare un inno che ci ha unito e che nessuno avrebbe potuto restituire con eguale semplicità. <strong><span style="text-decoration: underline;">Per qualche minuto sugli odi e sul disprezzo reciproco ha prevalso in tutti la sensazione di essere un popolo. E ha prevalso l’amore per quella cosa bellissima che si chiama Italia.</span></strong></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Antonio Socci</p>
<p> </p>
<p>Da Libero, 19 febbraio 2011</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.antoniosocci.com/2011/02/ma-ci-voleva-un-comico-per-farci-sentire-un-popolo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Caterina, un episodio. E una preghiera&#8230;</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2011/01/caterina-un-episodio-e-una-preghiera/</link>
		<comments>http://www.antoniosocci.com/2011/01/caterina-un-episodio-e-una-preghiera/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 18 Jan 2011 11:55:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Caterina Socci]]></category>
		<category><![CDATA[Corona delle lacrime della Madonna]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antoniosocci.com/?p=1301</guid>
		<description><![CDATA[Cari amici, tanti di voi mi scrivono per chiedermi di Caterina. Questa manifestazione di vicinanza e di affetto è davvero toccante per me, anche se non riesco – purtroppo – a rispondere a tutte le mail. E anche se le mie risposte sono un po’ vaghe, perché non me la sento di entrare nei dettagli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari amici,</p>
<p>tanti di voi mi scrivono per chiedermi di Caterina. Questa manifestazione di vicinanza e di affetto è davvero toccante per me, anche se non riesco – purtroppo – a rispondere a tutte le mail.</p>
<p>E anche se le mie risposte sono un po’ vaghe, perché non me la sento di entrare nei dettagli delle condizioni di salute.</p>
<p>Tuttavia voglio raccontarvi un piccolo episodio di ieri da cui potrete capire qualcuno dei problemi di Caterina, ma anche la sua stupefacente consapevolezza.</p>
<p>Dovete sapere anzitutto che Caterina è in grado di comunicare con il “sì” e il “no”. Facendole delle domande lei risponde benissimo. Salvo il fatto che per dire “sì” dice “a!” (perché la “s” è difficile da pronunciare), mentre pronuncia bene il “no”.</p>
<p>Dunque, sua mamma, Alessandra, ieri stava parlandole di alcune cose e Caterina – capendo tutto bene &#8211; rispondeva, anche con risate ed esclamazioni varie che rientrano nella sua ampia espressività.</p>
<p><strong>A un certo punto Alessandra le ha chiesto: “Ma tu, Cate, vuoi bene a Gesù?”. Non aveva neanche finito la domanda che Caterina, con quella prontezza che si ha solo per le cose che ardono nel cuore, le ha risposto con i suoi occhioni che si riempivano di lacrime: “ A!!! A!!!”.</strong></p>
<p>Dalla sua croce, commossa e ardente come è sempre lei, Caterina ha rinnovato questa appassionata dichiarazione d’amore al Salvatore …</p>
<p>Sinceramente è difficile non restarne toccati (soprattutto per chi ha visto gli occhi di Caterina) e credo che la primissima a commuoversi per questo amore a Suo Figlio sia la nostra buona, dolce Madre, la Regina del cielo e della terra.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Così, considerato che siamo alla svolta decisiva nel cammino di Caterina, per ottenere la sua guarigione dalle difficoltà attuali ho pensato di fare una novena con la “Corona delle lacrime della Madonna” per chiedere la grazia da Colui che è il Medico e la Medicina delle anime e dei corpi.</span></strong></p>
<p>Già tanti di noi recitano il Rosario quotidiano.</p>
<p>Oggi propongo, a chi può e vuole, di unirsi a me anche in questa preghiera, <strong><span style="text-decoration: underline;">non solo per Caterina, ma per i vostri malati e per tante persone che mi hanno scritto chiedendo preghiere per loro amici o parenti che sono nella sofferenza</span></strong>, alle quali ho risposto che tutte le preghiere per Caterina sono anche per loro.</p>
<p>Questa devozione delle “lacrime di Maria”, che ebbe l’imprimatur del vescovo, deriva dalle apparizioni di Gesù a suor Amalia Aguirre, in Brasile, nel 1929-1930.</p>
<p>In particolare l’8 Novembre 1929, mentre stava pregando offrendo se stessa per salvare la vita di una sua parente gravemente ammalata, la suora udì una voce:</p>
<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">“ Se vuoi ottenere questa grazia, domandala per le Lacrime di mia Madre. Tutto ciò che gli uomini mi domandano per quelle Lacrime sono obbligato a concederlo”. </span></em></strong></p>
<p>Potete trovare la storia di queste apparizioni su internet. Sotto vi copio le modalità di questo “Rosario delle lacrime” che si recita su una corona un po’ diversa da quella del rosario normale (è composta di 49 grani, divisi in gruppi di 7 e separati da 7 grani grossi, e termina con 3 grani piccoli), ma, con un po’ di praticità, si può recitare anche senza corona.</p>
<p>Grazie.</p>
<p> </p>
<p>Antonio Socci</p>
<p> </p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Rosario delle lacrime di Maria</span></strong></p>
<p> </p>
<p>Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.</p>
<p><strong>Orazione iniziale: </strong></p>
<p>O Gesù, nostro Divino Crocifisso, inginocchiati ai tuoi piedi noi ti offriamo le lacrime di Colei che ti ha accompagnato lungo la via dolorosa del Calvario, con un amore così ardente e compassionevole. Esaudisci o buon Maestro le nostre suppliche e le nostre domande, per l&#8217;amore delle Lacrime della Tua Santissima Madre. Accordaci la grazia di comprendere gli insegnamenti dolorosi che ci danno le lacrime di questa Buona Madre, affinché adempiamo sempre la Tua Santa Volontà sulla terra e siamo giudicati degni di lodarti e glorificarti eternamente in cielo.</p>
<p> </p>
<p><strong>Sui grani grossi ( 7 ) : </strong></p>
<p><strong>O Gesù, ricordati delle Lacrime di Colei che ti amato più di tutti sulla terra. E ora ti ama nel modo più ardente in cielo. </strong></p>
<p> </p>
<p> <strong>Sui grani piccoli ( 7 x 7 ) : </strong></p>
<p><strong>O Gesù esaudisci le nostre suppliche e le nostre domande. Per amore delle Lacrime della tua Santa Madre. </strong></p>
<p> </p>
<p><strong>Alla fine si ripete 3 volte : </strong></p>
<p>  <strong>O Gesù ricordati delle Lacrime di Colei che ti ha amato più di tutti sulla terra. </strong></p>
<p> </p>
<p><strong>Preghiera conclusiva: </strong></p>
<p> </p>
<p><strong>O Maria, Madre dell’Amore, Madre di dolore e di Misericordia, noi ti domandiamo di unire le tue preghiere alle nostre, affinché il tuo divin Figlio, al quale noi ci rivolgiamo con confidenza, in virtù delle tue Lacrime, esaudisca le nostre suppliche e ci conceda, oltre le grazie che gli domandiamo, la corona della gloria nell’eternità. </strong><strong></strong></p>
<p><strong> </strong><strong> </strong><strong></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.antoniosocci.com/2011/01/caterina-un-episodio-e-una-preghiera/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Un uomo</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2011/01/un-uomo/</link>
		<comments>http://www.antoniosocci.com/2011/01/un-uomo/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 15 Jan 2011 10:40:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Paolo II]]></category>
		<category><![CDATA[Karol Wojtyla]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antoniosocci.com/?p=1298</guid>
		<description><![CDATA[Per noi cristiani non sono gli ecclesiastici a fare i santi, ma è Dio (la Chiesa semplicemente li riconosce e invita a farsi loro amici). I santi sono anzitutto uomini veri, la cui persona è resa affascinante, autentica, meravigliosa dall’amicizia con Gesù. La loro vita però è un messaggio accorato di Dio a una certa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per noi cristiani non sono gli ecclesiastici a fare i santi, ma è Dio (la Chiesa semplicemente li riconosce e invita a farsi loro amici). I santi sono anzitutto uomini veri, la cui persona è resa affascinante, autentica, meravigliosa dall’amicizia con Gesù.<span id="more-1298"></span></p>
<p>La loro vita però è un messaggio accorato di Dio a una certa generazione, a un’epoca e poi – più ampiamente – anche a tutte le altre.</p>
<p>Allora la beatificazione di Karol Wojtyla impone anzitutto questa domanda: cosa ha voluto dire Dio all’umanità del XX e del XXI secolo mandando un uomo così?</p>
<p>Perché quest’uomo è stato addirittura prefigurato e accompagnato da tanti segni anche soprannaturali ed è stato posto davanti al mondo intero con la sua elezione come Vicario di Cristo e con uno dei pontificati più lunghi della storia?</p>
<p>Secondo me il Cielo ha voluto dirci anzitutto due cose decisive.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Primo messaggio</span></strong></p>
<p>Per capire la prima bisogna tornare a quel 16 ottobre 1978. Il pontificato di Paolo VI – apertosi con le luminose speranze del Concilio – si era concluso, come lui stesso dichiarò amaramente, sotto neri nuvoloni.</p>
<p>La tempesta che aveva colpito la Chiesa era gravissima. Il post-concilio e il Sessantotto furono dirompenti.</p>
<p>Circa 70 mila sacerdoti lasciarono l’abito, la pratica religiosa crollò verticalmente, l’anarchia e la contestazione nel mondo ecclesiastico sostituirono l’obbedienza, i cattolici – come disse Ratzinger – si trovarono portati qua e là da ogni vento di ideologia.</p>
<p>La solitudine dell’anziano papa Montini fu resa ancor più drammatica dall’esplosione della violenza politica e del terrorismo in Italia, un paese dilaniato dai conflitti.</p>
<p>La sensazione generale era che la Chiesa e il papato fossero ormai allo stremo e che il cattolicesimo fosse diventato residuale, una cosa per vecchiette e per bambini.</p>
<p>La sera del 16 ottobre 1978 quando quell’uomo giovane e vigoroso si affacciò col suo sorriso alla terrazza di San Pietro, infrangendo subito tutti i cerimoniali, con la libertà e la serena forza di chi è stato destinato fin dalla nascita a una missione grandiosa, tutti, perfino i più lontani dalla Chiesa, capirono che era accaduto qualcosa di inaudito.</p>
<p>Tutti rimasero a bocca aperta davanti al Papa venuto dall’Est, intuendo che era l’alba sorprendente di un giorno nuovo e che sarebbero accadute cose inimmaginabili. Dio stava “parlando”.</p>
<p>E papa Karol ci ha incantati subito. Ha catturato i cuori soprattutto della mia generazione e di tutte le nuove generazioni che si sarebbero affacciate sulla scena da allora in avanti: finalmente un uomo vero!</p>
<p>Di tutti i personaggi costruiti dai media, o comunque dal potere, chi poteva reggere il confronto? Assolutamente nessuno. E infatti per ventisette anni si sono visti, sulle tv del mondo intero, tutti i potenti dei più diversi stati e regimi che davanti a lui apparivano impacciati e insicuri come scolaretti.</p>
<p>Tutti ne subivano il fascino, tutti (a cominciare da Gorbacev che pare abbia addirittura pianto) si sentivano in soggezione nonostante il calore umano e la cordialità di quell’uomo.</p>
<p>Milioni di giovani sono corsi a incontrarlo ai quattro angoli del pianeta, incantati da un uomo che sentivano finalmente come padre vero, che comprendeva il loro desiderio di felicità, che svelava loro il senso della vita e che lo testimoniava con eroismo, con umanità e con gioia. Incantati dalle sue parole e soprattutto dalla sua persona, dalla sua libertà.</p>
<p>Era totalmente diverso dal cliché clericale, secondo cui i cristiani sono ometti impauriti dalla vita.</p>
<p>Era il papa che a vent’anni era stato operaio, poeta, attore di teatro, “combattente” nella tragedia della sua terra invasa da nazisti e comunisti e devastata; il Papa che poi era stato seminarista clandestino, giovane prete che amava andare in montagna con i suoi studenti e amava sciare e nuotare, il papa che era stato un intrepido vescovo quarantenne che si era opposto agli abusi della tirannia comunista a Cracovia e che poi ha partecipato al Concilio e poi è stato il ciclone che ha abbattuto il moloch planetario del comunismo, con la forza inerme della sua testimonianza, il papa che ha sfiorato più volte il martirio.</p>
<p>Ebbene quest’uomo dalla vita leggendaria, che ha percorso tutti i continenti, era la prova vivente che l’amicizia di Gesù rende più uomini e non meno uomini. Rende più autentici, più liberi, più umani, più ragionevoli, più felici.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Secondo messaggio</span></strong></p>
<p>La seconda cosa che il Cielo ci ha detto mi pare la seguente: quest’uomo è il santo della Chiesa del silenzio, della Chiesa dei martiri, del secolo in cui si è perpetrato il più grande macello di cristiani in duemila anni di storia.</p>
<p>Egli appare anzitutto come il sigillo di Dio sull’età del comunismo. Sul secolo che ha visto consumarsi l’esperimento criminal-politico più vasto, duraturo e sanguinario della storia per l’eliminazione di Dio e della Chiesa dal mondo.</p>
<p>Giovanni Paolo II che sale agli onori degli altari dimostra che si realizza la profezia della più grande profetessa di tutti i tempi, Maria di Nazaret, quando proclamò: “Dio abbatte i potenti dai troni e innalza gli umili”.</p>
<p>Con la glorificazione di quest’uomo, che ha conosciuto sulla sua pelle il totalitarismo nazista e quello comunista e che ha rischiato il martirio per mano degli uni e degli altri, la Chiesa – in qualche modo – glorifica milioni e milioni di martiri del nostro secolo che sono stati massacrati nei Gulag, nei lager e in mille altri modi e il cui nome è scritto nei cieli, ma resta ignoto sulla terra.</p>
<p>Soprattutto quei martiri del comunismo che la Chiesa stessa – prima di Wojtyla – si vergognava di nominare, di celebrare e di indicare alla venerazione del popolo, per soggezione verso la prepotenza ideologica del comunismo mondiale.</p>
<p>La stessa soggezione che indusse qualche sventato ecclesiastico a evitare, al Concilio, con metodi scorretti, la condanna del comunismo, richiesta dai vescovi dell’Est europeo.</p>
<p>E’ evidente infatti che il comunismo per la Chiesa è stato una tragedia di natura teologica, come hanno dimostrato fior di pensatori, a cominciare da Augusto Del Noce. Del resto tutti i pontefici ne hanno denunciato la natura satanica e soprattutto lo ha fatto la Madonna a Fatima.</p>
<p>Il suo pontificato stesso, trascorso sotto il segno di Maria, è stato il capolavoro della Madonna che lo ha accompagnato da Medjugorije con le più lunghe apparizioni pubbliche di tutti i tempi.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Gratitudine</span></strong></p>
<p>Giovanni Paolo II è stato infatti il Papa che ha re-insegnato alla cristianità la grandezza, la bellezza e la potenza della Madonna.</p>
<p>E questo è stato decisivo per la Polonia (che si riprese la sua libertà, ai cantieri di Danzica, inalberando l’icona della Madonna di Chestokowa) e grazie alla Polonia per tutto l’Est europeo e per il mondo.</p>
<p>Dunque bisogna prendere esempio da Giovanni Paolo il Grande, dal suo coraggio che gli faceva gridare a nome delle vittime davanti a tutti i tiranni.</p>
<p>E bisogna affermare a chiare note – senza timidezze – che oggi viene beatificato il Papa che &#8211; dopo aver denunciato la natura satanica del comunismo – con la forza della fede lo ha abbattuto.</p>
<p>Anche per questo è un santo a cui tutta l’umanità deve essere grata. Perché – come ho dimostrato, carte alla mano, nel mio libro (in queste poche righe sarebbe impossibile) – abbattendo il comunismo, per una via miracolosamente pacifica, egli ha probabilmente scongiurato una nuova (e stavolta fatale) guerra mondiale.</p>
<p>Attraverso di lui la Madonna ha salvato l’umanità da una autodistruzione che sarebbe stata definitiva.</p>
<p> </p>
<p>Antonio Socci</p>
<p> </p>
<p>Da “Libero”, 15 gennaio 2011</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.antoniosocci.com/2011/01/un-uomo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cristiani, agnelli in mezzo ai lupi &#8230;.</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2011/01/cristiani-agnelli-in-mezzo-ai-lupi/</link>
		<comments>http://www.antoniosocci.com/2011/01/cristiani-agnelli-in-mezzo-ai-lupi/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 02 Jan 2011 21:01:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[cardinale Tettamanzi]]></category>
		<category><![CDATA[cristiani perseguitati]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
		<category><![CDATA[martirio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antoniosocci.com/?p=1292</guid>
		<description><![CDATA[Come iniziare meglio l’anno nuovo, se non con un nuovo macello di cristiani? Gli agnelli sacrificali sono sempre gli stessi, sono a portata di mano dei carnefici e nessuno li difende. I ventuno morti per un’autobomba piazzata all’ingresso di una chiesa ad Alessandria d’Egitto, vanno a sommarsi alla cinquantina di vittime fatte in un’altra chiesa, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come iniziare meglio l’anno nuovo, se non con un nuovo macello di cristiani? Gli agnelli sacrificali sono sempre gli stessi, sono a portata di mano dei carnefici e nessuno li difende.<span id="more-1292"></span></p>
<p>I ventuno morti per un’autobomba piazzata all’ingresso di una chiesa ad Alessandria d’Egitto, vanno a sommarsi alla cinquantina di vittime fatte in un’altra chiesa, a Bagdad, il 31 ottobre, a cui è seguito poco dopo il supplizio di altri sei cristiani (con 33 feriti).</p>
<p>Tragedie che vanno a sommarsi alla terribile condizione dei cristiani in Pakistan, alle ragazzine cristiane che lì sono ritenute schiave a disposizione di ricchi signori islamici, per non dire del caso di Arshed Masih che è stato bruciato vivo per la sua fede cristiana, mentre la moglie – andata a denunciare l’orrore dalla polizia – è stata violentata davanti agli occhi dei figli (sono cronache dell’anno appena trascorso).</p>
<p>Ma non importa niente a nessuno dei cristiani. Come ha scritto <strong>Bernard Henri Lévy</strong> un mese fa sul Corriere della sera: <strong>“oggi i cristiani formano, su scala planetaria, la comunità più costantemente, violentemente e impunemente perseguitata”.</strong></p>
<p>Quando mi capitò, qualche anno fa, di scrivere questa stessa cosa, documentandola con un lungo elenco di massacri e vessazioni mi attirai addosso delle reazioni irate o sarcastiche.</p>
<p>Anche Lévy ha subito la stessa sorte, infatti aggiunge: “Questa frase ha sorpreso. Ha provocato anche una certa agitazione qui e là. Eppure&#8230; Guardate…”.</p>
<p>Ha proseguito elencando alcuni dei massacri in corso e l’indifferenza del mondo.</p>
<p>Ovviamente ci sono tante violenze e discriminazioni anche contro non cristiani e Lévy ne è sempre un accorato testimone che fa sentire la sua voce, ma – come dice l’intellettuale ebreo francese – mentre queste diverse forme di discriminazione e razzismo sono riconosciute oggi come tali e denunciate, mentre “l’antisemitismo ha finito col diventare, nelle nostre regioni, grazie al cielo, un crimine designato come tale, debitamente registrato, punito”, mentre “il pregiudizio anti-arabi, o anti-Rom, per fortuna è condannato da organizzazioni tipo Sos razzismo che sono fiero di aver contribuito a fondare”, mentre la discriminazione di ogni minoranza (per motivi etnici, sessuali o religiosi) è messa al bando, <strong>“affermo però che di fronte a queste persecuzioni di massa dei cristiani improvvisamente non c’è più nessuno ad alzare la voce”.</strong></p>
<p>Per questo oggi un intellettuale come Lévy, che certo non è un intellettuale cattolico, grida che si deve riconoscere e denunciare “l’odio planetario, l’ondata omicida di cui i cristiani sono vittime”.</p>
<p>In quell’articolo arriva a chiedere provocatoriamente a media e opinione pubblica occidentali: <strong>“Esiste un permesso di uccidere, opprimere, umiliare, martirizzare i cristiani? Ebbene no. Oggi bisogna difendere i cristiani”.</strong></p>
<p>Tuttavia – a conferma di quanto Lévy denuncia – quello stesso suo articolo, memorabile per onestà intellettuale e coraggio, come pure per drammaticità, il 17 novembre scorso è stato impaginato dal Corriere in una remotissima pagina interna.</p>
<p>Bernard Henri Lévy che merita la prima pagina su tutti i quotidiani italiani quando denuncia la condanna a morte in Iran per Sakineh (per presunto omicidio e adulterio), il Lévy seguito da un corteo di premi Nobel che sottoscrivono il suo appello e migliaia e migliaia di firme di intellettuali – in testa il solito Saviano – e semplici cittadini, quello stesso Lévy diventa di colpo una voce nel deserto, inascoltata e snobbata, quando – nell’articolo appena citato – denuncia il caso della giovane madre cristiana Asia Bibi, condannata a morte in Pakistan per il semplice fatto che è cristiana.</p>
<p>No, Asia Bibi proprio non ce la fa ad arrivare alla prima pagina del Corriere della sera o della Repubblica o della Stampa.</p>
<p>Nemmeno la notizia che la povera donna, madre di cinque bimbi, tuttora detenuta perché condannata a morte, sarebbe stata addirittura stuprata è riuscita a far muovere un solo intellettuale, un solo giornale, un solo programma televisivo.</p>
<p>I cristiani macellati, vittime di genocidio (come in Sudan), perseguitati e umiliati in Cina e in tutti gli altri regimi comunisti (Corea del Nord, Cuba, Vietnam) non soltanto sono vittime di serie B, ma quasi non meritano lo statuto di vittime, giacché la Chiesa deve sempre stare sul banco degli imputati.</p>
<p>Massacrata e perseguitata in decine di regimi, viene poi umiliata e sputazzata qua in Occidente come ludibrio delle genti. Neanche la voce del Papa, che ormai da settimane e settimane continua ad appellarsi a tutte le autorità per fermare i massacri di cristiani in corso viene ascoltata.</p>
<p>Lui stesso ha recentemente ripetuto che i cristiani sono il gruppo umano più perseguitato del pianeta. Ma l’Unione europea lo snobba (in Europa semmai si cerca di sradicare ogni traccia di tradizione cristiana).</p>
<p>E il presidente americano Obama è addirittura andato, di recente, a osannare il regime indonesiano come un esempio di tolleranza e pluralismo, omettendo il piccolo particolare dei massacri di cristiani lì perpetrati in questi decenni, a cominciare dal genocidio di Timor est.</p>
<p>Infine la Cina, di cui il Papa, nei giorni scorsi, ha denunciato le persecuzioni, è omaggiata e adulata dappertutto per la sua potenza economica, che tiene in pugno perfino gli Stati Uniti, figuriamoci dunque se l’Onu – dove già la fanno da padroni i regimi islamici – può occuparsi dei cristiani.</p>
<p>D’altronde c’è una parte della stessa Chiesa che non vede il mondo con gli occhi del Papa. Basti dire che un settimanale che si dice cristiano, di quelli che si vendono in fondo alle chiese, volendo proclamare un “italiano dell’anno” che ha onorato la Chiesa non ha scelto monsignor Luigi Padovese, vicario episcopale dell’Anatolia che nel giugno scorso è stato martirizzato in Turchia in odio alla fede cattolica, ma ha scelto il cardinal Tettamanzi perché – invece di occuparsi dei cristiani perseguitati o della situazione della fede a Milano – ha ripetutamente preteso che vengano costruite moschee a per i musulmani nella capitale lombarda.</p>
<p>Facciano pure una moschea, ma che c’entra il vescovo? Un vescovo non dovrebbe occuparsi piuttosto del fatto che chiese e seminari sono sempre più deserti? E non dovrebbe semmai unirsi al Papa nel dire basta ai massacri di cristiani?</p>
<p>Chi ha tagliato la gola a monsignor Padovese ha gridato: “ho ammazzato il grande satana! Allah Akhbar!”. La strage di Alessandria d’Egitto viene dopo una serie interminabile di attacchi musulmani alla minoranza cristiana dell’Egitto.</p>
<p>Quella di Alessandria è una delle chiese più antiche del mondo. Basti pensare che fu la Chiesa del grande s. Atanasio e che è – con Gerusalemme, Antiochia, Costantinopoli – una delle sedi patriarcali, perché chiesa di origine apostolica.</p>
<p>Quella città è diventata cristiana seicento anni prima che nascesse Maometto (e tuttora ha una grande comunità cristiana), ma i fondamentalisti musulmani sono impegnati a “ripulire” il Medio oriente dai cristiani ritenendoli degli abusivi (sebbene siano i cristiani gli egiziani autentici, mentre i musulmani hanno invaso molto tempo dopo quella terra).</p>
<p>Il governo italiano ha il merito di aver fatto sua, nelle sedi internazionali, la causa dei cristiani perseguitati. Ma è anzitutto dentro la Chiesa che il loro grido deve essere ascoltato. Ci vuole almeno il coraggio di dichiarare martire monsignor Padovese e tutte queste vittime.</p>
<p><strong>Basta con i vescovi don Abbondio che si vergognano di Cristo e che cercano l’applauso dei media di sinistra impegnandosi per la costruzione di moschee invece di difendere, con il Papa, i cristiani perseguitati e martirizzati</strong>.</p>
<p> </p>
<p>Antonio Socci</p>
<p> </p>
<p>Da “Libero”, 2 gennaio 2011</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.antoniosocci.com/2011/01/cristiani-agnelli-in-mezzo-ai-lupi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Notizie su Saviano e Caterina&#8230;</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2010/11/notizie-su-saviano-e-caterina/</link>
		<comments>http://www.antoniosocci.com/2010/11/notizie-su-saviano-e-caterina/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 19 Nov 2010 08:57:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Caterina Socci]]></category>
		<category><![CDATA[eutanasia]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio fazio]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Melazzini]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Serra]]></category>
		<category><![CDATA[Rai]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Saviano]]></category>
		<category><![CDATA[Vieni via con me]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antoniosocci.com/?p=1276</guid>
		<description><![CDATA[Caro Roberto, vieni via con me e lascia i tristi a friggere nel loro odio. Questo è un invito pieno di stima: vieni a trovare mia figlia Caterina. Ti accoglierò a braccia spalancate e se magari ne tirerai fuori l’idea per un articolo, potrai devolvere un po’ di diritti alle migliaia di bambini lebbrosi che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Roberto,</p>
<p>vieni via con me e lascia i tristi a friggere nel loro odio. Questo è un invito pieno di stima: vieni a trovare mia figlia Caterina.</p>
<p>Ti accoglierò a braccia spalancate e se magari ne tirerai fuori l’idea per un articolo, potrai devolvere un po’ di diritti alle migliaia di bambini lebbrosi che sto aiutando tramite i miei amici missionari i quali li curano nel loro lebbrosario (in un Paese del terzo mondo).</p>
<p>Vieni senza telecamere, ma con il cuore e con la testa con cui hai scritto “Gomorra”, lasciandoti alle spalle i fetori dell’odiologia comunista (a cui tu non appartieni) che si respira in certi programmi tv.</p>
<p>Mi scrivesti – ti ricordi ? -  quando io ti difesi su queste colonne per il tuo bel libro.</p>
<p>Ora io, debole, scrivo a te forte e potente, io padre inerme in lotta con l’orrore (e in fuga dalla tv) scrivo a te, star televisiva osannata, io cristiano controcorrente da sempre, scrivo a te che stimo: vieni a guardare negli occhi mia figlia venticinquenne che sta coraggiosamente lottando contro un Nemico forse più tremendo di quei quattro squallidi buzzurri che sono i camorristi.</p>
<p>Lei non si arrende all’orrore, come non ci si arrende alla camorra. Vieni a vedere il suo eroismo e quello di tanti altri come lei, che – come dice Mario Melazzini, rappresentante di molti malati di Sla – sono silenziati dal regime mediatico del ‘politically correct’ nel quale tu, purtroppo, hai accettato di diventare una stella.</p>
<p>Vieni. Vedrai gli occhi di Caterina, ben diversi da quelli arroganti e pieni di disprezzo delle mezzecalzette o dei tromboni che civettano nei salotti intellettuali e giornalistici.</p>
<p>Magari potrai vedere addirittura la felicità dentro le lacrime e forse eviterai di straparlare sull’eutanasia, sulla malattia o sul fine vita (come hai fatto lunedì scorso) imponendo il tuo pensiero unico, perché i malati, i disabili che implorano di essere aiutati e sostenuti, nel salotto radical-chic tuo e di Michele Serra, non hanno avuto diritto di parola.</p>
<p>Come non ce l’hanno – in questa dittatura del pensiero unico &#8211; i bambini non nati o i cristiani macellati da ogni parte e disprezzati o condannati a morte per la loro fede: è il caso della giovane Asia Bibi.</p>
<p>Vedi, a me non frega niente della tua diatriba col ministro Maroni: siete due potenti e avete gli strumenti a vostra disposizione per battervi. Non c’è bisogno di galoppini che osannino l’uno o l’altro.</p>
<p>A me importa dei deboli, dei malati, dei piccoli, dei poveri che sono ignorati, silenziati e umiliati in televisione. A cominciare dal programma di Michele Serra dove recitate tu e Fazio. Dove si taglia a fette il disprezzo per la Chiesa.</p>
<p>Per la Chiesa che tu sai bene – caro Roberto – ha lottato contro la camorra e la mafia ben prima di te e con uomini inermi e poveri che ci hanno pure rimesso la pelle.</p>
<p>La Chiesa che conosce i sofferenti e i miseri, li ama e quasi da sola soccorre tutti i disperati della terra, un po’ più di Michele Serra di cui ho sentito parlare solo nei salotti giornalistici, non in lebbrosari del Terzo Mondo o nei bassifondi di Calcutta (di Fabio Fazio neanche merita occuparsi).</p>
<p>E’ un peccato che tu metta il tuo volto a far da simbolo di un establishment intellettuale che non ha mai letto il tuo e mio Salamov e non ha mai combattuto l’orrore rosso che lui denunciò e contro cui morì.</p>
<p>Quello sì che sarebbe anticonformismo: andare in tv a raccontare Kolyma che è con Auschwitz l’abisso del XX secolo, ma che – a differenza di Auschwitz – non è mai stata denunciata nella nostra cultura e nella nostra televisione!</p>
<p>Abbiamo visto nel tuo programma lo spettro del (post) comunismo che legittimava lo spettro del (post) fascismo. Dandoci a bere che loro hanno “i valori”. Anzi: solo loro. Visto che solo loro sono stati ritenuti degni di proclamarli.</p>
<p>Il rottame dell’odiologia del Novecento che ha afflitto l’umanità e in particolare l’Italia è davvero quello che oggi ha i titoli per sdottoreggiare di valori?</p>
<p>Mi par di sentire mio padre minatore cattolico – che lottò in  vita contro il comunismo e contro il fascismo – che, quando era ancora fra noi, si ribellava davanti a questa tv e gridava: “Andate al diavolo!”.</p>
<p>Quelli come lui – che hanno garantito a tutti noi la libertà e il benessere di cui godiamo – non ce li chiamate a proclamare i loro valori.</p>
<p>Perché sono state le persone comuni come lui a capire la grandezza di un De Gasperi e ad aiutarlo, ricostruendo l’Italia. Invece gli intellettuali italiani del Novecento sono andati dietro ai pifferi di Mussolini e di Togliatti (e di Stalin).</p>
<p>E dopo questo tragico abbaglio l’establishment intellettuale di oggi ancora pretende di indicare la via, gigioneggiando su tv e giornali.</p>
<p>Pretendono di fare la rivoluzione (etica naturalmente) con tanto di contratto o fattura (sacrosanta retribuzione per la prestazione professionale, si capisce).</p>
<p>Sono il regime e pretendono di spacciarsi per l’eresia, incarnano la pesantezza del conformismo e si atteggiano a dissidenti, sbandierano le regole per gli altri e se ne infischiano di quelle che dovrebbero osservare loro, predicano la tolleranza e non tollerano alcune diversità culturale e umana.</p>
<p>Come se non bastasse proclamano l’antiberlusconismo etico e antropologico e con l’altra mano (molti di loro) firmano contratti con le aziende di Berlusconi come Mondadori, Mediaset o Endemol (di o partecipate da Berlusconi).</p>
<p>Pensa un po’ Roberto, io pubblico con la Rizzoli e lavoro per la Rai. Ti assicuro che si può vivere dignitosamente anche senza lavorare con aziende che fanno capo al gruppo Berlusconi, visto che (a parole) viene così schifato da questa intellighentsia.</p>
<p>Caro Roberto, l’altra sera mia figlia Caterina stava ascoltando un cd con canti polifonici che lei conosce bene (perché li cantava anche lei). Era molto concentrata ad ascoltare una laude cinquecentesca a quattro voci che s’intitola: “Cristo al morir tendea”.</p>
<p>In essa Maria parla di Gesù ai suoi amici, agli apostoli. E quando le sue struggenti parole – cantate meravigliosamente – hanno sussurrato “svenerassi per voi” (si svenerà per voi), Caterina – che non può parlare &#8211; è scoppiata a piangere.<br />
Questa commozione per Gesù – che nei salotti che oggi frequenti è disprezzato come nei salotti di duemila anni fa – ha cambiato il mondo e salva l’umanità.</p>
<p>E’ la stessa commozione di Asia Bibi, la giovane madre condannata a morte perché &#8211; a chi voleva convertirla all’Islam &#8211; ha risposto: “Gesù è morto per me, per salvarmi. Maometto cos’ha fatto per voi?”.</p>
<p>Ecco, caro Roberto, questa commozione per un Dio che ama così è il cristianesimo.</p>
<p>E tu hai conosciuto uomini che per l’amicizia di Gesù, per amare gli esseri umani come lui, hanno scommesso la vita, hanno dato se stessi. Quando si sono visti quei volti come si può sopportare di vivere in un mondo di maschere e di recitare nei loro teatrini?</p>
<p>Ti abbraccio,</p>
<p> </p>
<p>Antonio Socci</p>
<p> </p>
<p>Da “Libero” 19 novembre 2010</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.antoniosocci.com/2010/11/notizie-su-saviano-e-caterina/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Salviamo Asia Bibi (vedi appello di tv2000 in fondo)</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2010/11/salviamo-asia-bibi-vedi-appello-di-tv2000-in-fondo/</link>
		<comments>http://www.antoniosocci.com/2010/11/salviamo-asia-bibi-vedi-appello-di-tv2000-in-fondo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 11 Nov 2010 21:10:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Asia Bibi]]></category>
		<category><![CDATA[fondamentalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
		<category><![CDATA[Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Pakistan]]></category>
		<category><![CDATA[persecuzioni anticristiane]]></category>
		<category><![CDATA[Sakineh]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antoniosocci.com/?p=1272</guid>
		<description><![CDATA[Le terre islamiche grondano di sangue cristiano. Ma il mondo se ne frega. Altri sei cristiani ammazzati in Iraq, con 33 feriti, dopo la carneficina del 31 ottobre nella chiesa di Bagdad, dove le vittime sono state cinquanta. Ma non solo. Domenica sera in Pakistan una madre di due figli, Asia Bibi, operaia agricola di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le terre islamiche grondano di sangue cristiano. Ma il mondo se ne frega. Altri sei cristiani ammazzati in Iraq, con 33 feriti, dopo la carneficina del 31 ottobre nella chiesa di Bagdad, dove le vittime sono state cinquanta.</p>
<p>Ma non solo. Domenica sera in Pakistan una madre di due figli, Asia Bibi, <span id="more-1272"></span>operaia agricola di 37 anni, è stata condannata a morte da un tribunale del Punjab, semplicemente perché cristiana: la famigerata “legge sulla blasfemia” infatti in quel Paese manda a morte chiunque sia accusato da musulmani di aver offeso Maometto.  </p>
<p>Secondo l’agenzia Asianews, tutto risale a <strong>“</strong><strong>una discussione molto animata avvenuta nel giugno 2009 a Ittanwali. Alcune delle donne che lavoravano con Asia Bibi cercavano di convincerla a rinunciare al cristianesimo e a convertirsi all’islam. </strong></p>
<p><strong>Durante la discussione, Bibi ha risposto parlando di come Gesù sia morto sulla croce per i peccati dell’umanità, e ha chiesto alle altre donne che cosa avesse fatto Maometto per loro. </strong></p>
<p><strong>Le musulmane si sono offese, e dopo aver picchiato Bibi l’hanno chiusa in una stanza. Secondo quanto raccolto da ‘Release International’ una piccola folla si è radunata e ha cominciato a insultare lei e i bambini. </strong></p>
<p><strong>L’organizzazione caritativa, che sostiene i cristiani perseguitati, ha detto che su pressione dei leader musulmani locali è stata sporta denuncia per blasfemia contro la donna”. </strong></p>
<p>La condanna a morte per “blasfemia” era purtroppo già stata comminata a dei cristiani maschi. Per una donna invece è la prima volta.</p>
<p>Tuttavia nessuno si solleverà per salvare una donna cristiana. I cristiani sono carne da macello. Come ai tempi di san Paolo sono “la spazzatura del mondo”.</p>
<p>Il mondo intero si è indignato e si è sollevato per salvare Sakineh, la donna condannata a morte in Iran per presunta complicità nell’omicidio del marito e per adulterio.</p>
<p>Bernard Henri Lévy ha (meritoriamente) scatenato la protesta dell’intero Occidente: si sono uniti a lui giornali, tv, governi, ministri, Unione europea, sindaci, intellettuali, montagne di premi Nobel, di Saviani e di Carlebruni. Perfino noi. E poi migliaia di firme, di foto esposte.</p>
<p>Bene. Niente di simile sarà fatto per la povera Bibi, che ha la sola colpa di essere cristiana. Il mondo non fa una piega quando si tratta di cristiani.</p>
<p>Anche altre recenti notizie di stupri e uccisioni di ragazze cristiane in Pakistan sono scivolate allegramente via dai mass media occidentali. Senza drammi.</p>
<p>Ma l’esempio supremo dell’indifferenza dell’Occidente per i massacri dei cristiani lo ha dato ieri il presidente americano Obama.</p>
<p>L’ineffabile Obama ha appena visitato l’Indonesia dove aveva vissuto qualche anno da bambino. E se n’è uscito con queste mirabolanti dichiarazioni riportate dai media del mondo intero: <strong>“L’Indonesia è un modello”</strong>.</p>
<p>Ecco qualche perla di Obama: <strong>“</strong><strong>Una figura paterna mi insegnò qui da bambino che l&#8217;Islam è tolleranza, non l&#8217;ho dimenticato”</strong>. Poi il presidente americano <strong>“e</strong><strong>salta l&#8217;Indonesia ‘laica, pluralista, tollerante, la più grande democrazia in una nazione a maggioranza islamica’ ”</strong>. Ed ecco un’altra perla: <strong>“Lo spirito della tolleranza, sancito nella vostra Costituzione, è uno dei caratteri fondanti e affascinanti di questa nazione”</strong>.</p>
<p>Ma davvero? L’Indonesia, con i suoi 212 milioni di abitanti, è il paese musulmano più popoloso del mondo ed è una potenza economica. Il 75 per cento della popolazione è musulmano, i cristiani sono il 13,1 per cento, cioè 27 milioni e 800 mila persone.</p>
<p>E’ vero che la Costituzione, sulla carta, riconosce il pluralismo religioso e una buona percentuale di musulmani effettivamente è favorevole a una convivenza pacifica con i cristiani.</p>
<p>Ma concretamente cosa è accaduto? Sia sotto il regime di Suharto che sotto il successivo i cristiani hanno subito massacri e persecuzioni inenarrabili.</p>
<p>A Timor Est – un’isola abitata da cristiani – il regime indonesiano, che la occupò contro la deliberazione dell’Onu, ha perpetrato un vero e proprio genocidio.</p>
<p>Secondo monsignor Carlos Belo, premio Nobel per la pace, sono state 200 mila le vittime e 250 mila i profughi su una popolazione totale di 800 mila abitanti.</p>
<p>Dal 1995 al 2000 sono state distrutte 150 chiese. I massacri sono continuati anche dopo che la comunità internazionale, nel 1999, ha imposto l’indipendenza di Timor Est.</p>
<p>In quello stesso anno stragi di cristiani sono stati perpetrate anche in un’altra zona cristiana dell’Indonesia: l’arcipelago delle Molucche.</p>
<p>In tre anni di scontri si sono avute circa 13.500 vittime e 500 mila profughi. Più di 6 mila cristiani delle Molucche sono stati costretti a convertirsi all’Islam (con il solito corredo di stupri e infibulazioni forzate). Altri 93 cristiani dell’isola di Keswi sono morti perché si rifiutavano di convertirsi.</p>
<p>Le cronache parlano di episodi orrendi come quello in cui sei bambini cristiani sono stati uccisi ad Ambon, in un campo di catechismo: “inseguiti, sventrati, evirati e decapitati dagli islamisti che fendevano le bibbie con la spada”.</p>
<p>In altri casi gli attacchi degli islamisti avevano “l’ausilio di truppe militari regolari… come nell’isola di Haruku il 23 gennaio 2000, quando sono rimasti uccisi 18 cristiani” (dal Rapporto 2001 sulla libertà religiosa nel mondo).</p>
<p>A Natale del 2000 i fondamentalisti hanno fatto una serie di attentati colpendo la cattedrale di Giakarta e altre dieci città, con 17 morti e circa 100 feriti.</p>
<p>Nel 2001 l’agenzia Fides dava notizia di nuovi attacchi di guerriglieri islamici contro i cristiani nell’isola di Sulawesi e anche a Makassar con scene di caccia all’uomo. Poi altre chiese bruciate e molte vittime.</p>
<p>Un gruppo di cristiani indonesiani firmarono un appello drammatico: “Preghiamo per i cristiani di Indonesia. Preghiamo per la loro fede durante gli attacchi e per quanti subiscono la tentazione di nascondere la loro identità di fedeli a Cristo. Preghiamo per il mondo perché prenda provvedimenti contro la persecuzione, dovunque essa si verifichi”.</p>
<p>Invece il mondo se ne frega delle stragi di cristiani e Obama va in Indonesia a esaltare questo Paese come esempio di Islam buono. Figuriamoci com’è quello cattivo.</p>
<p>Nel paese indicato da Obama come modello di tolleranza, il 19 ottobre 2005, tre studentesse cristiane, Yusriani di 15 anni, Theresia di 16 anni e Alvita di 19 anni, furono assalite mentre si recavano a scuola (in un liceo cattolico di Poso) da un gruppo di fondamentalisti islamici.</p>
<p>I fanatici le immobilizzarono e poi, con un machete, le sgozzarono. Quindi tagliarono loro la testa a causa della loro fede in Gesù. La testa di una di loro è stata poi lasciata davanti alla chiesa cristiana di Kasiguncu.<strong></strong></p>
<p>Più di recente si è avuto il triste episodio della condanna a morte di tre contadini cattolici, Fabianus Tibo, Domingus da Silva e Marinus Riwu, colpevoli di essersi difesi nel 2000 dagli attacchi degli islamisti a Poso.</p>
<p>Monsignor Joseph Suwatan, vescovo di Manado, andò a confortarli in prigione a Palu in veste di “inviato speciale del Vaticano”, perché – spiegò &#8211; Benedetto XVI vuole condividere il dolore ed esprimere la sua solidarietà per l’ingiustizia legale subita dai tre cattolici durante il loro processo.</p>
<p>Un’ultima notizia dal “paese modello” di Obama. Nel settembre 2009 il parlamento di Aceh ha approvato all’unanimità l’introduzione della legge islamica. Ecco il titolo del Corriere della sera del 15 settembre: “Sharia in Indonesia, lapidazione per gli adulteri”.</p>
<p>Con buona pace delle Sakineh che ne faranno le spese. Di cui in realtà non frega niente a nessuno in Occidente. In particolare però non frega niente della tragedia dei cristiani, veri agnelli sacrificali.</p>
<p>Non frega niente all’Onu, alla Ue, ai premi Nobel, ai giornali progressisti, alle carlebruni e ai saviani (che non hanno lanciato appelli né fatto monologhi televisivi su questo genocidio censurato). E tanto meno frega a Obama.</p>
<p> </p>
<p>Antonio Socci</p>
<p>Da “Libero” 11 novembre 2010</p>
<p> </p>
<p align="center"><strong>Salviamo Asia Bibi. TV2000 lancia una campagna di solidarietà</strong></p>
<p>Da questa sera tutte le edizioni dei telegiornali di TV2000 saranno contrassegnate da un logo con la foto di Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte in Pakistan con l’accusa di blasfemia. La donna, com’è noto, aveva respinto le pressioni delle sue colleghe perché si convertisse all’Islam e aveva difeso con forza le ragioni della propria fede. Picchiata e poi rinchiusa in carcere per oltre un anno, recentemente è stata condannata alla pena capitale da un tribunale del Punjab. In vista del passaggio del caso all’Alta Corte è necessaria una grande mobilitazione internazionale in nome della libertà religiosa, con l’obiettivo di salvare la vita e restituire la libertà a questa donna così coraggiosa e di accendere i riflettori dell’opinione pubblica sulle persecuzioni di cui sono vittime in tutto il mondo tanti cristiani a causa della loro fede.</p>
<p>Chi volesse aderire alla campagna può scrivere un messaggio via sms al numero <strong>331 2933554</strong> o all’indirizzo di posta elettronica <a href="mailto:salviamoasiabibi@tv2000.it" target="_blank">salviamoasiabibi@tv2000.it</a>. Ma naturalmente l’auspicio è che la campagna si allarghi e che tanti soggetti si mobilitino utilizzando ogni canale utile.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.antoniosocci.com/2010/11/salviamo-asia-bibi-vedi-appello-di-tv2000-in-fondo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Allora parliamo davvero di sesso. E Paradiso.</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2010/11/allora-parliano-davvero-di-sesso-e-paradiso/</link>
		<comments>http://www.antoniosocci.com/2010/11/allora-parliano-davvero-di-sesso-e-paradiso/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 07 Nov 2010 10:15:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[corpi gloriosi]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrice Hadjadj]]></category>
		<category><![CDATA[La Civiltà Cattolica]]></category>
		<category><![CDATA[Paradiso]]></category>
		<category><![CDATA[San Tommaso d'Aquino]]></category>
		<category><![CDATA[sesso]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antoniosocci.com/?p=1268</guid>
		<description><![CDATA[“Che bello! E’ il teletrasporto!”. Così esclamò mio figlio, dodicenne, appassionato di tecnologie, fantascienza, computer, effetti speciali (va matto per il 3D). Ma espresse quella sua meraviglia dopo avermi sentito parlare non di tecnologia, bensì di San Tommaso d’Aquino che stavo leggendo per un mio libro su Giovanni Paolo II. Precisamente stavo chiacchierando con amici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Che bello! E’ il teletrasporto!”. Così esclamò mio figlio, dodicenne, appassionato di tecnologie, fantascienza, computer, effetti speciali (va matto per il 3D).</p>
<p>Ma espresse quella sua meraviglia dopo avermi sentito parlare non di tecnologia, bensì di San Tommaso d’Aquino che stavo leggendo per un mio libro su Giovanni Paolo II.<span id="more-1268"></span></p>
<p>Precisamente stavo chiacchierando con amici delle pagine in cui Tommaso illustra come saremo dopo la resurrezione dei corpi. Dicevo che avranno “sottilità e agilità”, cioè, pur essendo effettivamente di carne, non saranno più sottoposti ai limiti di tempo e di spazio come oggi, ma saranno sotto il perfetto dominio dallo spirito, dell’anima, della mente (e per questo saranno immortali).</p>
<p>Quindi – fra l’altro –potremo spostarci semplicemente col pensiero, superando qualsiasi barriera fisica o distanza (come riferiscono i vangeli di Gesù dopo la sua resurrezione).</p>
<p>Che la nostra futura “agilità” sia la realizzazione dell’odierno sogno (scientifico e fantascientifico) del teletrasporto – come dice mio figlio – non ci avevo pensato, ma è divertente da considerare.</p>
<p>In fondo i fenomeni di bilocazione che sono testimoniati nella vita di alcuni santi, come padre Pio, sono albori del giorno della gloria.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Rivelazione</span></strong></p>
<p>La questione dei “corpi gloriosi” è in effetti assai poco conosciuta e anche assai poco spiegata dalla Chiesa. Sembra quasi “un tema teologico congelato” come ha scritto il filosofo Giorgio Agamben.</p>
<p>Invece è straordinariamente affascinante e opportunamente il numero appena uscito di “Civiltà Cattolica” gli dedica un saggio di padre Mario Imperatori, il quale critica l’unilaterale predicazione della sola salvezza dell’anima, da parte dei cristiani, sottolineando la necessità di annunciare (più giustamente e completamente) la resurrezione dei corpi.</p>
<p>La mentalità dei credenti è ancora molto gravata e inquinata dall’antico dualismo platonico che contrappone anima e corpo. Ma questo è l’opposto del cristianesimo, ha spiegato il grande Tommaso d’Aquino, che “in senso espressamente antispiritualista” fonda la teologia sulla Scrittura anziché su Platone. Il cristianesimo infatti non annuncia che esiste Dio, ma che Dio si è fatto carne, che è per noi morto e risorto nella sua stessa carne. </p>
<p>Ecco perché in queste pagine di Tommaso, riproposte dalla rivista dei gesuiti, non c’è nulla della paura del corpo e della sessualità che a volte ha connotato certi ambienti religiosi, più platonici che cristiani. C’è invece in Tommaso la straordinaria esaltazione del corpo e della sessualità umana.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Il senso del sesso</span></strong></p>
<p>Visto il gran parlare (ossessivo e malato) che si fa di sesso e di corpi, su giornali e tv, vista la tracimazione della questione sessuale nel dibattito pubblico e anche nelle vite private, è veramente interessante leggere queste pagine per sondare fino in fondo che senso abbia il misterioso intrico dei nostri corpi, questa oscura sete di infinito che rende febbrile la carne, questo spasmodico desiderio del piacere che è al tempo stesso un modo per esorcizzare l’invecchiamento e la morte e una ricerca inconsapevole dell’estasi.</p>
<p>Come lo è la droga, che fornisce un’illusione di estasi “liberando” dai limiti e i dolori del corpo.</p>
<p>Noi infatti come sentiamo il corpo? Oscilliamo tra due estremi: da un lato è percepito come una fonte di piacere che diventa perfino ossessiva, totalizzante.</p>
<p>Dall’altra come un limite doloroso, una prigione da cui sfuggire e – in fondo – la fuga rappresentata dalle droghe o dall’alcol, pur diversissima, persegue lo stesso obiettivo cercato dalle religioni orientali.</p>
<p>Invece san Tommaso indica nella rivelazione cristiana la via (l’unica via) della felicità del corpo e dell’anima. Contemporaneamente. Quella felicità piena che sembrerebbe impossibile, quel piacere – anche dei sensi – che non finirà mai.</p>
<p>Ma andiamo con ordine, seguendo le interessanti pagine della rivista dei gesuiti.</p>
<p>Tommaso d’Aquino anzitutto mostra che nello stato originario, la sessualità di Adamo ed Eva – diversamente dalla nostra – era sottoposta alla ragione “il cui ruolo non era affatto quello di reprimere il piacere dei sensi che, al contrario, ne sarebbe risultato addirittura maggiorato”.</p>
<p>Si può fare un paragone per capirci: una persona in condizioni normali, di sobrietà, può gustare e godere di un ottimo vino molto più di un ubriaco che neanche si accorge più della qualità di ciò che beve.</p>
<p>Nel primo caso il piacere è maggiorato, nel secondo caso il consumo è compulsivo, malato e fa star male. E’ questa la conseguenza del peccato originale che ha sottratto il corpo al dominio dell’anima (e l’ha esposto fra l’altro alla malattia e alla morte).</p>
<p>Tommaso afferma peraltro che nell’uomo “l’anima è l’unica forma del corpo” e ciò significa che niente di quel che l’uomo fa è puramente animale, puramente biologico.</p>
<p>Né il mangiare e bere, né l’accoppiamento sessuale. Diversamente dall’animale, che semplicemente esaudisce un bisogno fisico, l’uomo ha dentro una domanda, una mancanza esistenziale, un desiderio di infinito che spiega perché è sempre insoddisfatto e perché nessun “consumo”, nessun possesso, lo appaghi.</p>
<p>La sua è una “fame” assai superiore al bisogno biologico. Infatti nasce dalla testa.</p>
<p>Tommaso trae un’ulteriore conseguenza dalla sua affermazione: la separazione di corpo e anima è “contro natura”. E la loro riunione, con la resurrezione finale, farà sì che godremo molto di più il piacere del Paradiso o soffriremo molto di più le pene dell’inferno, perché percepiremo il piacere o la sofferenza con tutti i nostri cinque sensi.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Il Sommo Piacere</span></strong></p>
<p>Per questo – come scrive san Paolo – il nostro stesso corpo geme nell’attesa della piena redenzione, o del “sommo piacere”, come dice Dante. Infatti parteciperemo con il corpo stesso alla vita di Dio. E’ quello che la teologia ortodossa chiama “divinizzazione”. I padri della Chiesa ripetono: “Dio si è fatto uomo affinché l’uomo diventasse Dio”. Un destino dunque che – per grazia – è superiore addirittura a quello degli angeli.</p>
<p>I risorti saranno sempre fisicamente maschi e femmine, infatti Tommaso nega la presunta supremazia del maschio e – diversamente da quanto crede Aristotele &#8211; afferma che la donna non è affatto un uomo mancato, ma è opera di Dio pari all’uomo e la diversità dei loro corpi appartiene al disegno della creazione.</p>
<p>Anzi è un riflesso di quell’unità nella distinzione che connota le persone divine della Trinità.</p>
<p>Quindi la bellezza femminile, come pure la bellezza maschile, saranno parte della beatitudine eterna. Nei beati ci sarà un vero e proprio “splendore corporale”. Una bellezza tanto maggiore quanto più luminosa è l’anima.</p>
<p>Essi potranno vedere la divinità, cioè godere del “Sommo bene”, nei suoi effetti corporali “soprattutto nel corpo di Cristo, poi nel corpo dei beati e finalmente in tutti gli altri corpi”.</p>
<p>Questa “profonda associazione del corpo umano all’eterna beatitudine” è la sua inimmaginabile esaltazione. I risorti, maschi o femmine – dice Tommaso – “si serviranno dei sensi per godere di quelle cose che non ripugnano allo stato di in corruzione”.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Inimmaginabile beatitudine</span></strong></p>
<p>Se qualcuno si poneva la domanda sul Paradiso e sul piacere sessuale, come lo conosciamo quaggiù sulla terra, avrà già trovato la risposta.</p>
<p>Ma &#8211; per chiarire meglio – la rivista gesuita riporta una fulminante pagina del filosofo ebreo-francese (e convertito) Hadjadj: <strong>“Tramite il sesso vogliamo essere sconvolti dall’anima. I genitali erano soltanto il mezzo difettoso di questa penetrazione dell’altro fino all’impenetrabile. </strong></p>
<p><strong>Con la risurrezione, a partire da un’anima che la visione beatifica di Dio fa ricadere sul corpo, è l’intera carne che possiede la penetrabilità fisica dell’altro sesso e l’impenetrabilità spirituale dello sguardo (…). </strong></p>
<p><strong>Inutile quindi unire le parti basse. L’intensità dell’amplesso e l’altezza della parola si sposeranno con questi corpi profondi all’infinito. </strong></p>
<p><strong>Le carni potranno unirsi senza riserve in un bacio di pace, che sarà altresì un inno lacerante al Salvatore”</strong>.</p>
<p>E’ il Paradiso.</p>
<p> </p>
<p>Antonio Socci</p>
<p> </p>
<p>Da “Libero” 7 novembre 2010</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.antoniosocci.com/2010/11/allora-parliano-davvero-di-sesso-e-paradiso/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>40 ragazze, martiri sconosciute a Bologna</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2010/10/40-ragazze-martiri-sconosciute-a-bologna/</link>
		<comments>http://www.antoniosocci.com/2010/10/40-ragazze-martiri-sconosciute-a-bologna/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 03 Oct 2010 08:30:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa bolognese]]></category>
		<category><![CDATA[Martiri]]></category>
		<category><![CDATA[Ospedale Pizzardi]]></category>
		<category><![CDATA[Piccole suore della Sacra famiglia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antoniosocci.com/?p=1264</guid>
		<description><![CDATA[Questa è la storia di quaranta ragazze, fra i 25 e i 35 anni, che hanno consapevolmente accettato di morire – per di più con atroci sofferenze – per poter curare e (letteralmente) servire degli ammalati gravi che neanche conoscevano. Finora questo loro eroismo e il loro martirio, consapevolmente accettato, sono rimasti nell’ombra. Siamo cresciuti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa è la storia di quaranta ragazze, fra i 25 e i 35 anni, che hanno consapevolmente accettato di morire – per di più con atroci sofferenze – per poter curare e (letteralmente) servire degli ammalati gravi che neanche conoscevano. Finora questo loro eroismo e il loro martirio, consapevolmente accettato, sono rimasti nell’ombra.<span id="more-1264"></span></p>
<p>Siamo cresciuti in un’Italia capace di trasformare in divi personaggi senza arte né parte, un’Italia capace di esaltare come eroi dei tipi tremendi (che hanno pure dei morti sulla coscienza).</p>
<p>Ma nessuno, nell’Italia che conta, che parla e scrive, sembra si sia mai accorto di queste giovani donne straordinarie.</p>
<p>Eppure è accaduto tutto alla luce del sole, addirittura in una istituzione pubblica di in una città importante e attenta ai valori civili (e alla “questione femminile”) come Bologna, dove queste ragazze sono vissute e morte fra 1930 e 1960.</p>
<p>A Bologna esiste “Viale Lenin”, la strada dedicata a un tiranno che ha fondato il regime dei Gulag dove sono stati massacrati moltitudini di innocenti inermi, fra cui migliaia di religiosi.  </p>
<p>Ma non esiste alcun ricordo pubblico invece di quelle donne che hanno curato tanti sofferenti dando la loro stessa vita.</p>
<p>Erano religiose, cioè ragazze che avevano rinunciato a se stesse perché innamorate di Gesù Cristo e per suo amore erano diventate silenziosamente capaci di donare ogni loro giornata ai malati e anche di affrontare la morte.</p>
<p>Tutto accadde all’Ospedale Pizzardi di Bologna, oggi Bellaria, aperto nel 1930 per l’assistenza e la cura delle malattie polmonari, in particolari per tubercolotici.</p>
<p>La Tbc era una malattia mortale assai diffusa, soprattutto dopo la Grande guerra, ed era contagiosissima (si contraeva per via aerea, quindi era molto più contagiosa, per esempio, dell’Aids di oggi).</p>
<p>Fino agli anni Cinquanta, quando arrivarono dei farmaci capaci di debellare la malattia e abbatterne enormemente la mortalità.</p>
<p>Ebbene, aprendo l’Ospedale nel 1930  fu richiesta dall’amministrazione degli ospedali di Bologna la presenza delle “Piccole suore della Sacra Famiglia” per assistere come personale infermieristico i circa seicento malati.</p>
<p>Arrivarono subito 55 suore e poi, nel corso degli anni, il loro numero giunse fino a 95, con la qualifica di infermiere diplomate e infermiere generiche (in totale, dal 1930, hanno servito al Pizzardi 574 religiose).</p>
<p>Garantivano assistenza giorno e notte, a continuo contatto con i malati. A quel tempo le suore-infermiere provvedevano a tutto, pure a lavare i pavimenti dei lunghi corridoi, durante il turno della notte.</p>
<p>Erano tutte consapevoli di recarsi in un ambiente ad altissimo rischio. E infatti delle centinaia che hanno accettato  e hanno servito lì, circa 40 hanno contratto la Tbc morendone (32 di loro sono decedute in età compresa fra 25 e 35 anni).</p>
<p>Si trattava di una morte dolorosa e drammatica. Erano giovani suore e oblate.</p>
<p>Nella convenzione che fu stipulata l’amministrazione degli ospedali, considerata la pericolosità della missione, si impegnava, fra l’altro, a “concedere visite mediche” e, in caso di contagio, a “fornire loro i medicinali e in caso di morte un modesto funerale”.</p>
<p>Oltretutto il loro lavoro fu reso molto duro dal fatto che i degenti erano in gran parte giovani e il clima spesso turbolento. Le proteste per il cibo erano all’ordine del giorno, perfino per il fatto che il personale addetto all’igiene dei letti e della biancheria si proteggeva con una mascherina (a quel tempo non esistevano lavatrici ed elettrodomestici).</p>
<p>Negli anni Quaranta e Cinquanta il clima era surriscaldato anche per motivi politici (si formò pure una “Commissione degenti”). Le suore dovevano moltiplicare i loro sforzi per mantenere un clima sereno, mentre soccorrevano i malati in tutte le loro sofferenze.</p>
<p>Il dottor Gaetano Rossini che lì lavorò e le vide all’opera ha lasciato scritto in una memoria conservata negli archivi:</p>
<p><strong>“non meno grave era la emottisi,  specie se soffocante, scioccante non solo per il malato, ma anche per chi doveva assistere e provvedere con gli scarsissimi mezzi disponibili. Terribile a vedersi e molto di più ‘intervenire’. </strong></p>
<p><strong>In quei momenti mi veniva di pensare: ‘oh sante suore, quale amore vi tiene inchiodate a quel letto di sofferenza inesprimibile pur di aiutare, salvare quel ‘prossimo’ che forse in altri momenti era stato poco riguardoso o indisciplinato!. </strong></p>
<p><strong>Le Suore non tenevano davvero conto del rischio personale o interesse umano alcuno; quante di loro riposano nel cimitero di Castelletto perché avevano contratto la malattia nell’adempimento del loro servizio”.</strong></p>
<p>Quale amore, si chiede il dottor Rossini? Suor Arcangela Casarotti risponde: <strong>“Le suore inviate al ‘Pizzardi’ di Bologna avevano ben scolpito nella mente l’insegnamento dei Fondatori: ‘Se nei casi di epidemia… fosse necessario mettere in pericolo anche la vita, io mi immagino che anche al presente, com’è successo in altri tempi, le Suore del nostro istituto andrebbero a gara per offrirsi vittime della carità. Memori delle parole del Divino Maestro: Non v’è maggior carità che di dare la vita per i propri fratelli’ ”.</strong></p>
<p>Le suore aiutavano centinaia di malati, perlopiù giovani, non solo nelle loro sofferenze fisiche, ma anche in quelle morali. Li aiutavano a non lasciarsi andare alla disperazione di una malattia gravissima e di una degenza molto lunga (talora vi furono suicidi).</p>
<p>Suor Arcangela sulla rivista dell’ordine ha pubblicato qualche memoria dei malati di allora. Liliana per esempio scrive:</p>
<p><strong>“Ho passato tre anni molto belli al Pizzardi pur essendo lontano dalla famiglia perché ero ammalata. Le suore con noi malati avevano un rapporto molto familiare. Esse cercavano in ogni modo di aiutarci a mangiare e di alleviare le sofferenze. Quante volte le ho viste piangere di nascosto per le condizioni gravi dei malati! Io credo che la medicina fece molto per curarmi, ma molto contribuirono anche le parole di conforto e di incoraggiamento delle suore nei momenti più tristi”.</strong></p>
<p>Fra i malati vi furono suore che testimoniarono l’ardore di quel loro Amore fino all’incredibile. Come suor Maria Rosa Pellesi, Francescana Missionaria di Cristo, che trascorse 27 anni in sanatorio di cui 24 proprio al Pizzardi, morta in fama di santità e oggi dichiarata “Serva di Dio”.</p>
<p>Dice il dottor Rossini: <strong>“fu, a mio modo di vedere, un miracolo vivente perché non aveva un organo sano, la tubercolosi aveva devastato il suo corpo. Svolse la sua missione in offerta a Dio per il bene di tutti gli uomini”.</strong></p>
<p>La eroiche suore del Pizzardi appartengono all’ordine fondato da don Giuseppe Nascimbeni e da suor Maria Domenica Mantovani (entrambi beati), sono le Piccole Suore della Sacra Famiglia. che negli ospedali bolognesi hanno svolto un lavoro eccezionale e tuttora gestiscono la “Casa di Cura Madre Toniolo”.</p>
<p>Nessuno ha raccontato al mondo la storia delle suore martiri del Pizzardi e ne ha celebrato la grandezza. Di loro ho trovato qualche notizie solo in pubblicazioni dell’ordine e qualche rapido cenno in volumi celebrativi, a ristretta diffusione.  </p>
<p>Forse perché, essendo suore, appartenevano – secondo i nostri criteri mondani &#8211; a una categoria umana di serie B? O a una categoria che è tenuta a sacrificare la propria vita per noi?  </p>
<p>A volte, a considerare come il mondo tratta i cristiani, viene in mente la frase di san Paolo: “Siamo la spazzatura del mondo”.</p>
<p>Probabilmente anche in altre città e altri ospedali vi sono state simili storie di eroica carità cristiana che aspettano di essere conosciute.</p>
<p>Perché la presenza della suore e più ampiamente la presenza della Chiesa accanto ai sofferenti, per portare loro la carezza del Nazareno e per alleviare i loro dolori, è una storia immensa e tuttora misconosciuta.</p>
<p>Eppure parla, anzi grida più di tante parole. Annuncia al mondo quello che ogni essere umano cerca e aspetta: un amore incondizionato, gratuito e totale. Come dice una nota preghiera: “Tutta la terra desidera il Tuo volto”.</p>
<p> </p>
<p>Antonio Socci</p>
<p> </p>
<p>Da “Libero”, 3 ottobre 2010</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.antoniosocci.com/2010/10/40-ragazze-martiri-sconosciute-a-bologna/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

