<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>lo Straniero &#187; Rubrica</title>
	<atom:link href="http://www.antoniosocci.com/category/rubrica/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.antoniosocci.com</link>
	<description>Il blog di Antonio Socci</description>
	<lastBuildDate>Wed, 14 Jul 2010 10:09:21 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.5</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Rubrica 88</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2009/07/rubrica-88/</link>
		<comments>http://www.antoniosocci.com/2009/07/rubrica-88/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 17:26:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rubrica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antoniosocci.com/?p=598</guid>
		<description><![CDATA[Santoro e altri martiri
Sul bimestrale dell’Università Cattolica, “Vita e pensiero” (3/2009) interviene Riccardo Iacona, storico reporter di Michele Santoro, oggi autore del programma “Presadiretta” su Rai 3. Titolo dell’articolo: “Cattiva politica e cattiva televisione”. Iacona spiega i temi di cui si occuperà la prossima serie di “Presadiretta”, poi fustiga la politica che sposta l’attenzione su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Santoro e altri martiri</p>
<p>Sul bimestrale dell’Università Cattolica, “Vita e pensiero” (3/2009) interviene Riccardo Iacona, storico reporter di Michele Santoro, oggi autore del programma “Presadiretta” su Rai 3. Titolo dell’articolo: “Cattiva politica e cattiva televisione”. Iacona spiega i temi di cui si occuperà la prossima serie di “Presadiretta”, poi fustiga la politica che sposta l’attenzione su questioni fittizie (per non occuparsi dei problemi veri) e infine attacca il giornalismo che, a suo dire, la supporta: “lo stesso meccanismo di ‘spostamento’ viene fatto dal sistema dell’informazione del nostro Paese, con un’interessante alleanza tra ‘cattiva politica’ e ‘cattiva televisione’, dove di fatto l’una alimenta l’altra e tutt’e due si adoperano fortemente a cancellare la realtà… Vi pare possibile che bisogna aspettare una puntata di Presadiretta o di Report per vedere un reportage su come funziona la scuola?”.</p>
<p>Ma questa “cattiva televisione” chi la fa? Non sono quasi tutti di sinistra? Consideriamo gli approfondimenti dell’anno appena trascorso. Il lunedì avevi Gad Lerner in prima serata sulla 7, il martedì toccava a Floris su Rai3 con Ballarò, il mercoledì c’era Ilaria d’Amico sulla 7, il giovedì era la volta di Santoro, il venerdì vedevamo Riotta del Tg1 e “Mi manda Rai3”. Il sabato e la domenica dilagava a Fabio Fazio e andava in onda l’Annunziata. Quindi Report della Gabanelli e Presadiretta di Iacona. Infine ogni sera sulla 7 c’è “Otto e mezzo” di Lilli Gruber. Mi chiedo di quale “cattiva televisione” parli Iacona se dappertutto ci sono i “buoni” e sempre e solo i “buoni”. Santi e naturalmente martiri.</p>
<p>Vian col vento</p>
<p>Il direttore dell’Osservatore romano, Giovanni Maria Vian ha voluto in prima pagina l’elogio dell’eretico Calvino firmato da Alain Besançon. E su un simile giornale ha destato qualche sorpresa.<br />
Intervistato dalla Stampa (3/7), Vian definisce Calvino “grande umanista”, aggiungendo che “credeva ai dogmi” (a tutti?).<br />
Gli ha risposto lo storico cattolico Franco Cardini lamentando che “i cattolici non sanno la storia”.<br />
Giudizio duro visto che il direttore dell’Osservatore è, appunto, uno storico, come pure Lucetta Scaraffia che è definita dalla Stampa “promotrice di questa operazione”.<br />
Nel merito Cardini spiega che, secondo lui, i riabilitatori cattolici di Calvino “dimenticano le sanguinose guerre e divisioni provocate in Europa e le centinaia di povere donne… che Calvino ha fatto bruciare”. E ancora: “Calvino creò un sistema liberticida, totalitario, un regime radicale e intollerante… Rivalutarlo è pericoloso”.<br />
Secondo Cardini l’operazione è fatta da “neoconvertiti e ferventi insospettabili” nel clima di “distensione verso il mondo protestante”, dopo anni in cui è stata forte l’influenza di “fondamentalisti Usa dell’era Bush”. Dunque “attraverso Calvino si vuol lodare il capitalismo e le sue origini” (riprendendo vecchie e confutate idee weberiane).<br />
Che dire? Cardini fa il dietrologo e ci va giù troppo pesante. Ma le posizioni di certi neoferventi lasciano interdetti quando sono pubblicate dall’Osservatore e molto amplificate da ambienti culturali non cattolici (forse perché l’Osservatore non lo legge nessuno).</p>
<p>E chi se ne frega</p>
<p>“Silvio Muccino scopre l’Africa” (La Stampa, 11/7).<br />
“Gad Lerner non ha più le zanzare in campagna” (Il Foglio 11/7).<br />
“La Arroyo finge di avere l’influenza e si fa rifare il seno” (La Repubblica, 10/7)<br />
“E Bossi annuncia dal palco. ‘Renzo è stato promosso’ ” (Corriere della sera 12/7). P.S. Il Corriere spiega questo titolo informando che “il figlio del Senatur” ha preso la maturità scientifica “dopo tre bocciature”<br />
“Noemi sogna da attrice: vorrei fare il cinepanettone” (Corriere della sera, 4/7)<br />
“Marino: mi candido per vincere” (La Repubblica, 5 /7)<br />
“Carra: la scissione? Non la escludo” (Corriere della sera, 10/7)<br />
“Garden Party a Kensington Palace dai principi di Kent” (Il Foglio 7/7, rubrica “Alta società”).</p>
<p>Fonte: © Libero &#8211; 12 luglio 2009</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.antoniosocci.com/2009/07/rubrica-88/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rubrica 87</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2009/07/rubrica-87-2/</link>
		<comments>http://www.antoniosocci.com/2009/07/rubrica-87-2/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 18:23:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rubrica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antoniosocci.com/2009/07/rubrica-87-2/</guid>
		<description><![CDATA[Auto (gol) 
Il Tg5 di sabato, alle 20 aveva un titolo emblematico, un vero segno dei tempi. Accostava due notizie provenienti, nello stesso giorno, dal mondo dello sport (che poi è un concentrato del nostro tempo e dei suoi veleni).
Ecco la prima notizia. Un famoso e importante dirigente della Formula 1, il miliardario Bernie Ecclestone, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Auto (gol) </p>
<p>Il Tg5 di sabato, alle 20 aveva un titolo emblematico, un vero segno dei tempi. Accostava due notizie provenienti, nello stesso giorno, dal mondo dello sport (che poi è un concentrato del nostro tempo e dei suoi veleni).<br />
Ecco la prima notizia. Un famoso e importante dirigente della Formula 1, il miliardario Bernie Ecclestone, ha rilasciato dichiarazioni che hanno sconcertato su Hitler e altre cose discutibili sulla democrazia.<br />
Francamente la reazione non è stata quella attesa. Doveva esserci una sollevazione di tutto il mondo dell’automobilismo e dello sport e invece quasi da solo il Congresso mondiale ebraico ha chiesto le sue dimissioni.<br />
L’interessato ha replicato ieri con la solita “precisazione” che parla – com’era prevedibile &#8211; di “grande malinteso” e prova a mettere una toppa di dubbia efficacia: “In quell&#8217;intervista abbiamo parlato di strutture e di come a volte possa essere positivo prendere decisioni senza limitazioni di sorta”. Ha pure aggiunto a proposito di Hitler: “Mi è stato domandato se conoscessi un dittatore e io mi sono limitato a dire che prima dei suoi orribili crimini agì con successo contro la disoccupazione e la crisi economica”. <span id="more-604"></span></p>
<p>Goleada</p>
<p>La seconda notizia, che il tg5 ha legato alla prima, annunciava invece un provvedimento punitivo preso sempre nel mondo dello sport.<br />
Il presidente della Fifa, lo svizzero Blatter, ha mandato un “ammonimento” alla Federcalcio brasiliana dopo la vittoria della nazionale carioca nella finale della Confederations Cup.<br />
Di quale “crimine” si erano macchiati i giocatori? Semplice: a partita conclusa (particolare molto importante) si sono messi in cerchio e abbracciati hanno ringraziato Dio insieme per quel momento di gioia.<br />
La ridicola “ammonizione” della Fifa ha preso spunto dalla segnalazione della federazione danese che si è sentita allarmata per quel terribile gesto di fede.<br />
Con tutte le manifestazioni e i simboli di violenza, intolleranza e fanatismo che si vedono negli stadi, pare che la preghiera cristiana sia quella che merita il pugno di ferro.<br />
Sì, la preghiera cristiana, perché non risulta che sia stata fatta un’analoga segnalazione e sia stato inviato un analogo ammonimento alla nazionale egiziana i cui giocatori platealmente, nella partita con l’Italia, si sono prostrati nel prato per ringraziare Allah.<br />
Questa particolare antipatia per i cristiani è ricorrente in Europa, a tutti i livelli, specie fra le elite.<br />
Il giurista ebreo-americano J. H. Weiler ha definito il clima del nostro continente “cristianofobia” nel libro “Un’Europa cristiana”. Fenomeno che è stato illustrato, nelle sue mille manifestazioni, da George Weigel in “La cattedrale e il cubo” e da Philip Jenkins in “The new Anti-Catholicism”.</p>
<p>Fischi e fiaschi</p>
<p>Naturalmente c’è anche un contributo originale dei giornali.<br />
La Repubblica (4/7), descrivendo la scena della preghiera dei brasiliani, ha scritto. “Fosse stata una preghiera islamica, è il caso di dirlo, apriti cielo. Invece la faccenda è passata quasi sotto silenzio, almeno da noi”.<br />
Risponde Michele Brambilla, sul Giornale (5/7): “davvero stupefacente lo stravolgimento dei fatti e della realtà. Qui, è il caso di dirlo, è accaduto esattamente il contrario di quel che fa intendere Repubblica. Il cielo si è aperto proprio contro la preghiera cristiana dei brasiliani, mentre nessuno, tantomeno la Fifa, ha detto bah per una manifestazione altrettanto plateale e anch’essa trasmessa in mondovisione, cioè la preghiera islamica dei calciatori egiziani”.<br />
I quali non risulta si siano affatto offesi della preghiera dei loro colleghi brasiliani, come i cristiani brasiliani non si sono affatto offesi del ringraziamento ad Allah fatto dagli egiziani.<br />
In pratica siamo di fronte alla solita intolleranza del partito laicista della tolleranza.<br />
L’unico divieto è sempre contro chi si mostra cristiano.</p>
<p>Fonte: © Libero &#8211; 07 luglio 2009</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.antoniosocci.com/2009/07/rubrica-87-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rubrica 86</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2009/06/rubrica-86-2/</link>
		<comments>http://www.antoniosocci.com/2009/06/rubrica-86-2/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2009 18:24:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rubrica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antoniosocci.com/?p=605</guid>
		<description><![CDATA[Sì Martini, sì party
Il cardinal Martini sbandierò al mondo intero che, una volta in pensione, si sarebbe “ritirato” a Gerusalemme. Tanti poterono dirsi ammirati per la profonda spiritualità del prelato, che si dava alla preghiera, al silenzio e alla meditazione.
In realtà lui non aveva detto questo: “Quando mi chiedono il perché io abbia scelto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì Martini, sì party</p>
<p>Il cardinal Martini sbandierò al mondo intero che, una volta in pensione, si sarebbe “ritirato” a Gerusalemme. Tanti poterono dirsi ammirati per la profonda spiritualità del prelato, che si dava alla preghiera, al silenzio e alla meditazione.<br />
In realtà lui non aveva detto questo: “Quando mi chiedono il perché io abbia scelto di vivere a Gerusalemme, rispondo che non lo so. È stato lo Spirito Santo”.<br />
Evidentemente lo Spirito Santo – dopo avergli negato il papato a cui lo avevano candidato i grandi media e averlo condotto lontano da Roma &#8211; non si è più fatto vivo. <span id="more-605"></span></p>
<p>Così il prelato, per ingannare il tempo, si è sintonizzato con il sistema mediatico e da allora sforna un fiume di libri, interviste, conferenze, articoli su quotidiani. Ora ha deciso di tenere, ogni mese, addirittura un’intera pagina di corrispondenza con i lettori del Corriere della sera. Naturalmente dicendo che lo fa controvoglia e confessando “scetticismo”, “imbarazzo e smarrimento” (ma gliel’ha ordinato il medico?).<br />
Smarriti comunque sono pure i cattolici che leggono i suoi scritti dove si ripete quanto sia oscura la fede e quanto sia incomprensibile Dio e quanto sia sensato non credere (infatti Eugenio Scalfari è entusiasta di Martini), e quanto siano ambigue e respingenti le presunte risposte che Dio dà nelle Sacre Scritture e quanto sia discutibile ciò che insegnano la Chiesa e il Papa (di cui il porporato fa il controcanto fin dai tempi di Giovanni Paolo II).</p>
<p>Nell’editoriale di prima pagina con cui presenta la sua lenzuolata (Corriere della sera 28/6), Martini attribuisce a sant’Agostino il parere “che nessuna persona può insegnare alcunché a un’altra”.<br />
Cosa che, detta così, chiuderebbe il discorso per la Chiesa docente. Sennonché il vero pensiero di Agostino è opposto. Indicando “tanti sacerdoti santi ed illustri nell&#8217;esposizione delle divine Scritture, quali Ireneo, Cipriano, Reticio, Olimpio, Ilario, Ambrogio, Gregorio, Innocenzo, Giovanni, Basilio” i quali “hanno difeso contro gli eretici la verità cattolica”, Agostino dice che questi pastori “hanno conservato ciò che hanno trovato nella Chiesa; hanno insegnato ciò che hanno imparato, ed hanno trasmesso ai figli ciò che hanno appreso dai padri”. (Contra Iulianum, 2, X). Che ne pensa Martini? Sarà questo il compito dei pastori?</p>
<p>Una cosa giusta però nell’articolo di presentazione del prelato c’è: “inizio la mia collaborazione con la persuasione che essa deluderà molti”.<br />
In effetti la noia nebbiosa e inconcludente delle risposte (di solito “non risposte”) alle lettere, fa rimpiangere la posta di Donna Letizia.</p>
<p>Prodi party</p>
<p>Più interessante invece è chiedersi come e perché un quotidiano solitamente disinteressato ai temi religiosi, come il Corriere, abbia pensato di riservare ogni mese un’intera pagina (con editoriale in prima) a un prelato.<br />
Cosa bizzarra soprattutto considerando le ripetute dichiarazioni di laicità del giornale. Non solo. Dopo questa lenzuolata domenicale, il giorno successivo, lunedì 29 giugno, il Corriere ha addirittura fatto un’altra mezza pagina di discussione sulle cose scritte da Martini il giorno prima.<br />
A margine, in un trafiletto piccolo della pagina, hanno invece riportato l’importantissimo discorso del papa fatto a chiusura dell’anno paolino. Dove fra l’altro Benedetto XVI demolisce la tronfia presunzione dei cosiddetti “cattolici adulti”, formula coniata da Romano Prodi per dire che se ne infischiava di quanto dicevano i vescovi.<br />
Ma curiosamente il Corriere non ha riportato quella frase del Papa sulla “fede adulta”. Di certo una svista. Del resto non credo che alla proprietà bancaria del Corriere (proprietà “cattolico adulta”) quelle parole del Papa piacciano, come pure il resto del suo magistero. Chissà che l’ “operazione Martini” non sia proprio un tentativo di continuare a farne il contraltare del papa. Un tempo si diceva l’antipapa. Un triste antipapa bazolian-prodiano.</p>
<p>Fonte: © Libero &#8211; 30 giugno 2009</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.antoniosocci.com/2009/06/rubrica-86-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rubrica 85</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2009/06/rubrica-85/</link>
		<comments>http://www.antoniosocci.com/2009/06/rubrica-85/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2009 12:20:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rubrica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antoniosocci.com/?p=122</guid>
		<description><![CDATA[Mosca in Vaticano
E’ appena uscito il volume di Andrea Tornielli, “Paolo VI. L’audacia di un Papa” (Mondadori) che offre un’ampia documentazione sulla figura di Giovanni Battista Montini e sul suo pontificato. Merita l’attenzione e la discussione degli storici. Io, in questa rubrica, segnalo solo alcune perle che mi interessano – diciamo – personalmente.
Anzitutto dalla documentazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mosca in Vaticano</p>
<p>E’ appena uscito il volume di Andrea Tornielli, “Paolo VI. L’audacia di un Papa” (Mondadori) che offre un’ampia documentazione sulla figura di Giovanni Battista Montini e sul suo pontificato. Merita l’attenzione e la discussione degli storici. Io, in questa rubrica, segnalo solo alcune perle che mi interessano – diciamo – personalmente.<span id="more-122"></span><br />
Anzitutto dalla documentazione di Tornielli risulta più che confermato il “fatto” a cui, su queste colonne, ho dedicato una lunga inchiesta, ovvero la mancata condanna esplicita del comunismo al Concilio Vaticano II, conseguente a un preventivo accordo fra alcuni uomini del Vaticano e Mosca (accordo che di fatto ha espropriato il Concilio delle sue prerogative).<br />
Tornielli aggiunge alla documentazione nota una lettera inedita del cardinale Tisserant, del 22 agosto 1962, che conferma tale “accordo” fatto sotto Giovanni XXIII.<br />
Nelle pagine di Tornielli c’è pure la conferma della scorrettezza regolamentare con cui poi, al Concilio, si impedì la votazione della richiesta di condanna del comunismo firmata da oltre 400 Padri conciliari.<br />
Infine l’autore rileva un ultimo fatto: “curiosamente, la circostanza (di questo accordo Roma-Mosca del 1962, di cui c’è traccia esplicita anche in un appunto di Paolo VI, nda) è taciuta o bollata come ‘infondata’ in molte ricostruzioni e nella più completa storia del concilio Vaticano II”. Sarebbe il caso che questi storici dessero serie spiegazioni.</p>
<p>Mea culpa</p>
<p>A cogliere l’enormità del caso è stato il cardinale Biffi in un suo libro recente: “Il comunismo è stato senza dubbio il fenomeno storico più imponente, più duraturo, più straripante del secolo ventesimo; e il Concilio, che pure aveva proposto una costituzione ‘Sulla Chiesa nel mondo contemporaneo’, non ne parla… Il comunismo (ed era la prima volta nella storia delle insipienze umane) aveva praticamente imposto alle popolazioni assoggettate l’ateismo, come una specie di filosofia ufficiale e di paradossale ‘religione di stato’; e il Concilio, che pur si diffonde sul caso degli atei, non ne parla.</p>
<p>Negli stessi anni in cui si svolgeva l’assise ecumenica, le prigioni comuniste erano ancora tutti luoghi di indicibili sofferenze e di umiliazioni inflitte a numerosi ‘testimoni della fede’ (vescovi, presbiteri, laici convinti credenti in Cristo); e il Concilio non ne parla.<br />
Altro che i supposti silenzi nei confronti delle criminose aberrazioni del nazismo, che persino alcuni cattolici (anche tra quelli attivi al Concilio) hanno poi rimproverato a Pio XII” (Memorie e digressioni, Cantagalli 2007).</p>
<p>Segreti e segretari</p>
<p>Il libro di Tornielli precisa anche il momento in cui Paolo VI lesse il famoso terzo segreto di Fatima.<br />
In un recente volume del cardinal Bertone si legge che Giovanni XXIII dopo averlo letto nel 1959 “lo rimandò al S. Uffizio”. Quindi “Paolo VI lo lesse il 27 marzo 1965”.<br />
Tornielli mostra che invece papa Montini lo lesse già il 27 giugno 1963, ma trovandolo nell’appartamento pontificio, e lo prova proprio con la testimonianza che monsignor Capovilla ha recapitato al cardinal Bertone per la presentazione del suo libro.<br />
Se papa Roncalli rispedì il testo al S. Uffizio nel 1959, quello che Paolo VI trovò nel 1963 nell’appartamento pontificio che testo era?<br />
Siccome è documentata, da Bertone, anche la lettura che Paolo VI fece del Segreto nel 1965, facendolo prendere proprio dagli archivi del S. Uffizio, molti ritengono che potessero essere due parti diverse del Terzo segreto, che risultano anche da altri elementi.<br />
C’è un’altra ipotesi: che esistessero due copie dello stesso segreto conservate in luoghi diversi. Infine, terza ipotesi, uno dei due potrebbe essere uno scritto di suor Lucia non ritenuto da Roncalli una rivelazione soprannaturale (a distanza di anni si potrebbe dirlo, così chiudendo definitivamente un caso). Possono esserci pure altre spiegazioni a noi ignote? Forse. Ma sono appunto ignote.</p>
<p>Fonte: © Libero &#8211; 23 giugno 2009</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.antoniosocci.com/2009/06/rubrica-85/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rubrica 84</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2009/06/rubrica-84-2/</link>
		<comments>http://www.antoniosocci.com/2009/06/rubrica-84-2/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 19:48:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rubrica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antoniosocci.com/?p=618</guid>
		<description><![CDATA[Mangiare bambini
Nello splendido libro di Francesco Agnoli, “Perché non possiamo essere atei”, trovo riferito “quello che raccontava Karl Marx ai suoi attoniti e creduloni ascoltatori nel 1874 a Londra, allorché a un congresso di lavoratori di lingua tedesca tentò di rivalutare le antiche calunnie rivolte dai romani ai primi martiri cristiani, accusati di praticare il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mangiare bambini</p>
<p>Nello splendido libro di Francesco Agnoli, “Perché non possiamo essere atei”, trovo riferito “quello che raccontava Karl Marx ai suoi attoniti e creduloni ascoltatori nel 1874 a Londra, allorché a un congresso di lavoratori di lingua tedesca tentò di rivalutare le antiche calunnie rivolte dai romani ai primi martiri cristiani, accusati di praticare il cannibalismo, di uccidere bambini e di partecipare a orge immonde.<br />
‘Daumer dimostra – esordì Marx, riferendosi a un autore che avrebbe ritrattato le sue affermazioni per divenire cristiano – che i cristiani massacrarono veramente esseri umani, mangiarono e bevvero carne e sangue umano durante la Comunione. Questo spiega perché i romani, che tolleravano tutte le sette religiose, perseguitarono i cristiani’ ”.<br />
Le stragi di credenti fatte dagli antichi romani però furono quasi un nonnulla a confronto del genocidio di cristiani perpetrato poi nel XX secolo dai regimi comunisti basati proprio sulle teorie Marx. E dire che ancora oggi c’è chi lo rivaluta o continua a prenderlo come faro ideologico… <span id="more-618"></span></p>
<p>Tolleranza</p>
<p>Sulla Repubblica (10/6), nella rubrica di Corrado Augias, è uscita la missiva di una lettrice che racconta un fatto emblematico. Un ragazzo di 13 anni va a scuola (frequenta le medie, in un normale istituto italiano) con una maglietta che la nonna gli ha portato in regalo dal Santuario di Fatima. Sulla T-shirt stava scritto appunto “Fatima”. Sotto erano riprodotti, in scala ridotta, la Madonna coi tre pastorelli.<br />
“L’insegnante di Storia” si legge nella lettera “ha costretto il ragazzo a toglierla (…). Alcuni compagni hanno riferito che la prof aveva inveito contro lo studente chiamandolo ‘bigotto’ e aggiungendo che i ‘cristiani non sanno più pensare con la propria testa, ma ripetono come pappagalli ciò che sentono da quel tedesco vestito di bianco’ ”.<br />
Accade dunque che il padre del ragazzo va dal preside e quando questi ha chiamato l’insegnante si è sentito spiegare che lei “voleva ‘dare una lezione di educazione civica’, che l’Italia è un paese laico, che ‘l’errore è stato fatto da chi fa doni diseducativi per un ragazzo’ ”. Mentre andava avanti tale discussione, riferisce la lettera, “è passato un ragazzo della stessa classe con una T-shirt dove campeggiava un bimbo che mostrava il pugno chiuso dal quale fuoriusciva un solo dito: il medio. Nel retro una scritta irriferibile”. </p>
<p>Originalità</p>
<p>L’attore Pierfrancesco Favino ha dato un’intervista a “First” (maggio 2009). Al giornalista che gli ricordava che aveva già interpretato due volte delle parti come gay, l’attore ha risposto: “Però io vorrei osare di più: una bella parte da checca, da travestito. Il gay intellettuale, genere ‘Saturno contro’, è uno stereotipo come il libanese zoppo…. Avrei voluto che Umberto D. fosse stato omosessuale. Da noi la checca appartiene solo alla commedia, ma coltivo un progetto segreto”.<br />
Udite udite, ecco il progetto segreto di Favino: “Un prete che cambia sesso, diventa prostituta e capisce che quella era la sua modalità di avvicinarsi al sacro. Ho la sceneggiatura pronta”. Ha la sceneggiatura pronta. Presto, presto giriamo il capolavoro….</p>
<p>Trash-missioni </p>
<p>Agostino Saccà è uno dei maggiori esperti di televisione (è lui che, da Direttore generale della Rai, inventò la “lectura Dantis” di Benigni su Rai 1), uno che ha buone letture alle spalle e ha una notevole comprensione della società italiana.<br />
Nello stesso numero di “First” demolisce il fenomeno tv dei reality: “Il linguaggio dei reality è l’iperbole. Prendi situazioni estreme, poi stressi le reazioni. Prima i protagonisti si accarezzano, poi forse scopano, poi metti il gay, il trans, poi il cieco, alla fine dove vai, alla roulette russa con il revolver?<br />
In America le televisioni generaliste sono andate in crisi col reality. La gente diventava pazza, dopo un po’ se ne andava”. Una riflessione da continuare.</p>
<p>Fonte: © Libero &#8211; 16 giugno 2009</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.antoniosocci.com/2009/06/rubrica-84-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rubrica 83</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2009/06/rubrica-83-2/</link>
		<comments>http://www.antoniosocci.com/2009/06/rubrica-83-2/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2009 20:08:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rubrica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antoniosocci.com/?p=645</guid>
		<description><![CDATA[(D)anni passati 
Le élite intellettuali che hanno flirtato con l’ideologia marxista, sono uscite senza alcun serio esame di coscienza da quella ubriacatura. Rari coloro che hanno lealmente guardato in faccia, per esempio, il delirio seguito al ‘68.
L’attore Michele Placido, intervistato di recente da Magazine (28/5), ha dolorosamente riconosciuto: “Ripensando a quegli anni non riesco a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(D)anni passati </p>
<p>Le élite intellettuali che hanno flirtato con l’ideologia marxista, sono uscite senza alcun serio esame di coscienza da quella ubriacatura. Rari coloro che hanno lealmente guardato in faccia, per esempio, il delirio seguito al ‘68.<br />
L’attore Michele Placido, intervistato di recente da Magazine (28/5), ha dolorosamente riconosciuto: “Ripensando a quegli anni non riesco a capire come potessi pensare certe cose. Non ero l’unico, ma arrivai a simpatizzare con le Br durante il rapimento Moro. Pura follia. E prima ancora i giudizi sulla morte di Pinelli, sull’omicidio Calabresi… gli errori di valutazione di una certa sinistra in quel periodo, visti oggi, sembrano dettati da turbe psichiche collettive”.<br />
Interrogato sul caso Calabresi ha risposto: “A me non dispiacerebbe assistere a una catarsi social-cristiana”.<span id="more-645"></span></p>
<p>Uscita di sicurezza</p>
<p>Il seme di una “catarsi social-cristiana” si vede nel bel pamphlet curato da Stefano Borselli, “Ex comunisti. Addio a Lotta continua” (Rubbettino), una rilettura sincera della propria vicenda generazionale.<br />
Borselli fra l’altro consiglia ai vecchi compagni di andarsi a rivedere le prime annate di “Lotta continua”. Lui l’ha fatto: “è un’operazione dolorosa. Stringe il cuore vedere la quantità di odio che diffondevamo”.<br />
Più avanti scrive: “abbiamo combattuto dalla parte sbagliata.<br />
Il grosso delle idee che ci muovevano ha vinto, in Italia e dovunque. Rivelandosi per quello che era: un aiuto al deserto che cresceva. Abbiamo contribuito all’avanzare del totalitarismo, alla distruzione degli organismi intermedi e delle comunità, dalla famiglia alla scuola”. </p>
<p>Fin troppo drastico, prosegue: “Ci siamo lasciati dietro una generazione di sbandati, cresciuti alla scuola della deresponsabilizzazione, del vittimismo, del rivendicazionismo.<br />
Penso soprattutto a quella che ci è succeduta, che, grazie alle nostre vittorie, ha avuto padri più deboli dei nostri. Uomini e donne incapaci di divenire adulti, di trovarsi, di metter su casa, di accudire ai propri figli e quindi pronti alla manipolazione, al consumo, ai media, a consegnare la propria vita ad ogni tipo di esperto, magistrato, psicoqualcosa, a cadere al primo colpo di gelo della realtà. E ne sono caduti molti”.<br />
Perché non sentiamo queste riflessioni dai capi di quei movimenti i quali, partiti dalle barricate rivoluzionarie, sono oggi arrivati ai posti di comando nei palazzi del potere mediatico, politico, universitario o economico?</p>
<p>Al bando</p>
<p>Quel brillante bastian contrario che è Giampaolo Pansa, da solo, con “Il sangue dei vinti” e i libri successivi, ha fornito alla Sinistra (di cui culturalmente faceva parte) un’occasione eccezionale per riaprire tutti gli armadi del dopoguerra e dare degna sepoltura ai tanti scheletri del passato.<br />
Era l’occasione di una grandiosa catarsi. Ma è successo il contrario: “le sinistre mi hanno messo al bando”, racconta nel suo “Il revisionista”, un libro tutto da leggere e anche da meditare.</p>
<p>Ex voto</p>
<p>Comunisti, radicali e verdi – che gli elettori italiani avevano già messo fuori dal nostro parlamento – dopo il voto del 6-7 giugno sono fuori anche dal Parlamento europeo. E’ un evento storico. Inimmaginabile fino a poco tempo fa.<br />
Non è solo un fenomeno italiano: la micidiale scoppola presa dai socialisti tedeschi e da quelli di Zapatero in Spagna è anch’essa una svolta storica.<br />
Se in Europa vince il Partito popolare europeo, perde l’Europa tecnocratica e quella laicista, politically correct e giacobina.<br />
Ha perso l’Europa denunciata da George Weigel in “La Cattedrale e il cubo”, cioè lo schieramento – per così dire &#8211; anti-raztingeriano.<br />
Mentre in Italia le forze politiche che tradizionalmente hanno mostrato attenzione ai contenuti dell’insegnamento di Benedetto XVI, superano il 50 per cento. Tutto questo vorrà dire qualcosa? Non merita una seria riflessione? E’ una possibile “catarsi social-cristiana”?</p>
<p>Fonte: © Libero &#8211; 09 giugno 2009</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.antoniosocci.com/2009/06/rubrica-83-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rubrica 82</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2009/06/rubrica-82/</link>
		<comments>http://www.antoniosocci.com/2009/06/rubrica-82/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2009 20:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rubrica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antoniosocci.com/?p=627</guid>
		<description><![CDATA[Mussoloni 
Marco Bellocchio, regista di “Vincere”, ha risposto a una domanda del Corriere.Tv sul parallelo, fatto da qualche giornale straniero, fra il ventennio fascista e l’epoca di Berlusconi. Dice Bellocchio: “Non mi sembra. Il paragone Mussolini-Berlusconi è un po’ forzato, però si sente in Italia un’atmosfera molto pesante di conformismo”.
Di certo il conformismo è sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mussoloni </p>
<p>Marco Bellocchio, regista di “Vincere”, ha risposto a una domanda del Corriere.Tv sul parallelo, fatto da qualche giornale straniero, fra il ventennio fascista e l’epoca di Berlusconi. Dice Bellocchio: “Non mi sembra. Il paragone Mussolini-Berlusconi è un po’ forzato, però si sente in Italia un’atmosfera molto pesante di conformismo”.</p>
<p>Di certo il conformismo è sempre in agguato ed è da temere o da ridicolizzare quando diventa sciocco servilismo (in qualsiasi schieramento), ma – a leggere la stampa in questi giorni – occorre davvero molta fantasia per vedervi conformismo berlusconiano. Semmai sembra si sia tornati all’antiberlusconismo degli anni Novanta.<br />
Inoltre Bellocchio dimentica il vero, soffocante conformismo che da decenni domina la cultura (cinematografia compresa): il conformismo di sinistra.<br />
Il regista ne ha notizia? E cos’ha fatto lui, nei decenni, per combattere questo autentico “regime” ideologico? <span id="more-627"></span></p>
<p>Il coro</p>
<p>Giampaolo Pansa, nel suo ultimo libro, “Il revisionista”, rievoca un esempio di quel conformismo nel capitolo “I firmaioli”. Ricordando la “campagna di odio senza precedenti” contro il commissario Luigi Calabresi, spiega che essa “ebbe una bandiera del disonore: il manifesto contro di lui firmato da ottocento eccellenze”.<br />
In effetti quel testo, pubblicato dall’Espresso il 13 giugno 1971, fu un “documento in cui il commissario Luigi Calabresi veniva definito un ‘commissario torturatore’ e il ‘responsabile della fine di Pinelli’ ” e fu firmato da ottocento intellettuali.<br />
Ottocento! Pressoché tutti quelli che contavano.</p>
<p>Eccone alcuni: Norberto Bobbio, Federico Fellini, Bernardo Bertolucci, Pier Paolo Pasolini, Mario Soldati, Cesare Zavattini, Luigi Comencini, Carlo Lizzani, Gillo Pontecorvo, Nanni Loy, Vito Laterza, Eugenio Scalfari, Giorgio Bocca, Furio Colombo, Paolo Mieli, Carlo Rossella, Camilla Cederna, Tiziano Terzani, Andrea Barbato, Umberto Eco, Bruno Zevi, Franco Basaglia, Giulio Einaudi, Inge Feltrinelli, Gae Aulenti, Paolo Portoghesi, Renato Guttuso, Alberto Moravia, Toni Negri, Gian Carlo Pajetta, Umberto Terracini, Giorgio Amendola, Paolo Spriano, Giulio Carlo Argan, Lucio Villari, Margherita Hack, Fernanda Pivano, Luigi Nono, Dario Fo, Ugo Gregoretti, Paolo e Vittorio Taviani, Nello Ajello, Giuseppe Turani, Dacia Maraini, Natalino Sapegno, Alberto Bevilacqua.<br />
E sono solo alcuni… Molti di loro, si è capito in seguito, neanche conoscevano bene i termini della questione. Ma firmando si accodarono a un clima che Pansa condanna con parole durissime.</p>
<p>Anticonformismo</p>
<p>L’elenco è a pagina 126 del famoso libro di Michele Brambilla, “L’eskimo in redazione” (edizione Oscar saggi Mondadori 1998).<br />
Fra quegli 800 firmatari c’è pure, toh… il regista Marco Bellocchio. Proprio lui. In oceanica compagnia. Perché non fare una riflessione sul micidiale conformismo di quegli anni?<br />
Brambilla commenta: “Non è difficile, leggendo questi nomi, immaginare come fossero monopolizzati in quegli anni la letteratura, l’arte, l’insegnamento della storia e della filosofia, il giornalismo e gli spettacoli”.<br />
Eppure era possibile sottrarvisi, anche stando a sinistra. Pansa fu tra i pochissimi che si rifiutò di firmare sebbene “incalzato da colleghi”.<br />
In quegli anni, ricorda, “tirava un’aria pessima a Milano. Un’aria che puzzava di faziosità spietata, di furibondo partito preso… se non ti accodavi alla maggioranza dei giornalisti che aggrediva Calabresi, qualche prezzo eri costretto a pagarlo”.<br />
Non è questo il conformismo che ha ammorbato la vita culturale italiana e che ancora perdura?</p>
<p>Mortadella </p>
<p>Un aneddoto del mitico ‘68. L’ha raccontato Michele Placido (Magazine, 28/5). Era in corso l’occupazione dell’Accademia di arte drammatica. In assemblea “un giorno” riferisce Placido “proposi una pausa per un panino con la mortadella. Gianmaria Volonté mi fece cacciare: ‘Fate tacere quel fascista’ ”. Era questa “la meglio gioventù”?</p>
<p>Fonte: © Libero &#8211; 02 giugno 2009</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.antoniosocci.com/2009/06/rubrica-82/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rubrica 81</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2009/05/rubrica-81/</link>
		<comments>http://www.antoniosocci.com/2009/05/rubrica-81/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 26 May 2009 20:01:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rubrica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antoniosocci.com/?p=631</guid>
		<description><![CDATA[Pudici? 
L’Unità, 25 maggio, pagina 3. Titolo: “Intervista a Enrico Letta: ‘Smettiamola di essere pudici e inchiodiamolo’ ”. Pudici? Forse ci sono dei “buci” nel dizionario dell’Unità, oltre a quelli della memoria… 
Bagno di pudore 
Grandi buchi anche nella memoria Sessantottina, buchi molto comodi, dove si può nascondere la tenebra di una storia per inventarsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pudici? </p>
<p>L’Unità, 25 maggio, pagina 3. Titolo: “Intervista a Enrico Letta: ‘Smettiamola di essere pudici e inchiodiamolo’ ”. Pudici? Forse ci sono dei “buci” nel dizionario dell’Unità, oltre a quelli della memoria… </p>
<p>Bagno di pudore </p>
<p>Grandi buchi anche nella memoria Sessantottina, buchi molto comodi, dove si può nascondere la tenebra di una storia per inventarsi una verginità politico-generazionale.<br />
Consideriamo, per esempio, l’affermazione di Gad Lerner riportata da Aldo Cazzullo (Corriere della sera, 15/5): “Lotta continua non c’entrava proprio niente con la violenza dei Settanta”.<br />
Affermazione a dir poco azzardata, che non è sfuggita a Giampiero Mughini, autore del libro “Gli anni della peggio gioventù. L’omicidio Calabresi e la tragedia di una generazione”. Il quale Mughini replica: “quelli di Lc nel 1972 nella violenza e nella sua apologia c’erano dentro fino al collo, ne erano ebbri”. <span id="more-631"></span></p>
<p>Buchi nella pellicola </p>
<p>Chi allora c’era e fa una leale e dolorosa rivisitazione di quella storia, è Stefano Borselli autore del libro “Ex comunisti. Addio a Lotta continua” (Rubbettino), più volte citato da Mughini.<br />
Borselli, oggi molto lontano da quei miti giovanili e da quell’ubriacatura rivoluzionaria, ha un sito internet “Il Covile” tutto da visitare e da leggere attentamente.<br />
Sabato sera è stato intervistato da Mizar, il più bel programma culturale della Tv (purtroppo nascosto nei palinsesti notturni della Rai) e ha fatto dichiarazioni coraggiose.<br />
Di quell’intervista qui vorrei segnalare una chicca, per dire dell’immensa “rimozione” che l’establishment intellettuale italico ha operato su quegli anni.<br />
Afferma con sicurezza Borselli che nel film “La meglio gioventù”, vincitore a Cannes 2003 (prestigiosa sezione “Un certain regard”) e anche altrove, esaltato come affresco di quella generazione, non c’è mai – dicasi mai – la parola “comunismo”. Eppure tutta la pubblicistica, le riviste, i volantini, il linguaggio, la mitologia, i libri di quella generazione ne erano pieni. Niente, il comunismo è sparito dalla storia. </p>
<p>Barbapapà , Pansa e Bocca </p>
<p>Straordinario nell’indagare sui buchi neri della storia patria, Giampaolo Pansa ha appena sfornato un altro libro, “Il revisionista”, tutto da gustare. E’ pieno di personaggi noti e di fatti inediti. Ne cito qualcuno.<br />
A pagina 267 si ricorda il 1989, quando “Scalfari e Caracciolo vendettero a Carlo De Benedetti le loro azioni del gruppo Espresso-Repubblica. E diventarono miliardari. L’Ingegnere” ricorda Pansa “gli suggerì di costituire un fondo di solidarietà per i giornalisti del quotidiano e del settimanale. Così avrebbero potuto aiutare i colleghi in difficoltà e le loro famiglie, utilizzando una quota microscopica dei tanti denari ricevuti. Ma entrambi rifiutarono il consiglio di De Benedetti. Per tirchieria o perché non ritenevano che tra i loro compiti ci fosse anche la beneficienza”.<br />
Pansa racconta quindi il clima che si creò a Repubblica dopo la vendita. Pure “il carisma” di Scalfari ne risentì e “lo si vide alla fine di quell’anno, quando Silvio Berlusconi scatenò la guerra di Segrate, per la conquista della Mondadori e di ‘Repubblica’. Una parte dei giornalisti, con Bocca in testa, si schierò con il Cavaliere, suscitando l’ira stupefatta di Eugenio”. Stupefacente, no? </p>
<p>Eco della stampa </p>
<p>Pansa rivela poi, a pagina 359, un retroscena sul 1994, quando L’Espresso di Claudio Rinaldi fece precedere l’entrata in campo di Berlusconi da decine di copertine che lo bombardavano (ancor più feroci dopo la fondazione di Forza Italia).<br />
Fra i critici di questa demonizzazione, svela Pansa, ci fu una grande firma del settimanale come Umberto Eco che, incontrando Rinaldi a casa sua, “gli elencò i nostri errori”. E “anche Indro Montanelli, che voleva bene a Claudio, ci rimproverò. Disse: ‘sono riusciti a fare di Berlusconi il protagonista della politica italiana’ ”. E continuano con la demonizzazione.</p>
<p>Fonte: © Libero &#8211; 26 maggio 2009</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.antoniosocci.com/2009/05/rubrica-81/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rubrica 80</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2009/05/rubrica-80/</link>
		<comments>http://www.antoniosocci.com/2009/05/rubrica-80/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 19 May 2009 20:03:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rubrica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antoniosocci.com/?p=635</guid>
		<description><![CDATA[Quasi morto
Mai lo scrittore Antonio Debenedetti, Premio Strega nel 1991, poteva immaginare questa celebrità e visibilità: interviste ai tg delle 20, prima pagina del Corriere e articoli su tutti i quotidiani per diversi giorni. Cos’ha fatto di tanto clamoroso? Non è morto.
Tu puoi lavorare una vita, studiare, scrivere libri e il mondo sembra non accorgersi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quasi morto</p>
<p>Mai lo scrittore Antonio Debenedetti, Premio Strega nel 1991, poteva immaginare questa celebrità e visibilità: interviste ai tg delle 20, prima pagina del Corriere e articoli su tutti i quotidiani per diversi giorni. Cos’ha fatto di tanto clamoroso? Non è morto.<br />
Tu puoi lavorare una vita, studiare, scrivere libri e il mondo sembra non accorgersi di te (mica sei una velina o un tronista).<br />
Poi una sera un’agenzia diffonde la notizia fasulla del tuo decesso e diventi una celebrità, ti arrivano “più telefonate che dopo la vittoria d’un grande premio letterario” (Corriere della sera, 18/5). E vai con le interviste, vai con le spiegazioni e con le rassicurazioni a tutti che però, in fondo, par di capire, davanti alla smentita, mostrano quasi disappunto perché quella dei media è, per la gente, la vera realtà e il fatto che uno si ostini a protestarsi ancora vivo – quando è stata data la notizia del trapasso e quasi “ci hanno fatto la bocca” &#8211; è percepito, alla fine, come un capriccio fastidioso, un disturbo, una stravaganza, un inutile rinvio.<span id="more-635"></span></p>
<p>Morto anch’io</p>
<p>Mark Twain lesse sul New York Times il coccodrillo che lo riguardava e telefonò al quotidiano precisando: “La notizia della mia morte è alquanto esagerata”.<br />
La battuta passò alla storia. Ci sono diversi altri precedenti. La falsa notizia del trapasso ha “colpito” pure Moravia ed Hemingway. Insomma alla fine è uno status symbol, il segno che sei qualcuno. E magari adesso faranno un pensierino a entrare in questo club esclusivo pure certi “morti di fama” (come li chiama D’Agostino), sempre a caccia di riflettori, pur di rimediare un quarto d’ora di celebrità. Anche perché i giornali (per alleggerire le loro responsabilità) dicono che questi “incidenti” hanno effetti scaramantici: allungano la vita. </p>
<p>Manconi esiste</p>
<p>Ci sono poi dei drammi umani, come quello capitato a Luigi Manconi che – attestano fonti ben informate – esiste davvero, da diversi anni e si agita molto per dimostrarlo, seppure con scarso successo.<br />
Infatti, infierisce Aldo Grasso (Corriere della sera, 16/5), al “Fiorello show” di giovedì 14 maggio, il suddetto Fiorello ha riconosciuto fra il pubblico l’attore Lorenzo Ciompi e quando costui con galanteria ha segnalato, accanto a sé, Bianca Berlinguer, il cantante-conduttore si è messo a far battute pettegole (e sbagliate), finché – a dissolvere l’equivoco &#8211; sull’altro lato della giornalista non si è appalesato il vero marito, appunto Luigi Manconi, che però Fiorello non ha riconosciuto.<br />
Che trauma. La “botta di anonimato” chiosa Grasso deve essere stata una “tragedia” per Manconi, perché il “ragazzo è vanitoso anzichenò e poi ha un passato mica da ridere”.<br />
Il curriculum in effetti è lungo: Lotta continua, la sociologia, portavoce dei Verdi, perfino “sottosegretario nel governo Prodi” (anche questo!), collaboratore di Andrea Barbato e di Gad Lerner, “grande amico di Sofri e Fabio Fazio”, commentatore sui giornali. Ultimamente ha pure scritto un libro, “Un’anima per il Pd”, come a ribadire che Manconi è vivo e lotta insieme a noi. Ma tutto invano. Almeno stando al perfido titolo che il Corriere ha dato al corsivo di Grasso: “Fiorello non riconosce il signor Berlinguer”. </p>
<p>Vota Antonio</p>
<p>Pure la vecchia notizia diffusa da Nietzsche (“Dio è morto”), come quella su Debenedetti, si è dimostrata imprudente. Poco tempestivo, secondo alcuni intellettuali, è stato anche l’annuncio della morte di Marx.<br />
Ma il decesso del congiuntivo è sicurissimo. E, dopo Aldo Biscardi, l’ha sancito un pensatore altrettanto sublime, Antonio Di Pietro, star della Fiera del libro di Torino, quando ha tuonato: “Spero che le due sinistre si ritrovano (sic!) sulla via di Damasco” (La Stampa, 18/5).<br />
Tutto questo, ripeto, alla Fiera del libro, fra gli applausi dell’Italia colta che ha portato in trionfo la nuova star degli intellettuali italiani.</p>
<p>Fonte: © Libero &#8211; 19 maggio 2009</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.antoniosocci.com/2009/05/rubrica-80/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rubrica 79</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2009/05/rubrica-79/</link>
		<comments>http://www.antoniosocci.com/2009/05/rubrica-79/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 12 May 2009 20:05:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rubrica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antoniosocci.com/?p=639</guid>
		<description><![CDATA[Ghibellini 
Lo ha rifatto. Eugenio Scalfari ha ripreso la sua tradizionale attività pedagogica nei confronti dei lettori, che consiste nel disseminare errori nei suoi articoli per sondare l’attenzione e l’erudizione di chi compulsa i suoi scritti.
La simpatica iniziativa era stata notata da tempo, da vari osservatori. Però l’editoriale di domenica (La Repubblica, 10/5) dovrebbe essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ghibellini </p>
<p>Lo ha rifatto. Eugenio Scalfari ha ripreso la sua tradizionale attività pedagogica nei confronti dei lettori, che consiste nel disseminare errori nei suoi articoli per sondare l’attenzione e l’erudizione di chi compulsa i suoi scritti.<br />
La simpatica iniziativa era stata notata da tempo, da vari osservatori. Però l’editoriale di domenica (La Repubblica, 10/5) dovrebbe essere considerato “fuori concorso”. Sì, perché lì è troppo facile rintracciare lo sfondone.<br />
Lo storico direttore infatti polemizza con la Chiesa per il caso Berlusconi, cita Cossiga che cita sant’Ambrogio e poi conclude: “Se è per questo, Dante disse assai di peggio. Era ghibellino e non si faceva certo intimidire”.<br />
Suvvia, anche uno scolaretto di quinta elementare sa che Dante era guelfo (proprio per questo, fra l’altro, è significativa la sua avversione a Bonifacio VIII). <span id="more-639"></span><br />
Era addirittura parte della classe dirigente guelfa di Firenze (guelfo bianco, per la precisione). Come può pensare, Scalfari, che i lettori di Repubblica, che costituiscono il famoso “ceto medio riflessivo” di Paul Ginsborg, non posseggano nozioni così elementari? Come potrebbe pretendere, la Repubblica, di rappresentare l’Italia migliore, quella colta e di larghe vedute? </p>
<p>Tarocchi</p>
<p>Una pagina del Giornale (11/5) esalta l’attività del Cicap elencando i suoi presunti successi. Fra l’altro sotto una foto della satuetta della Madonna di Civitavecchia, con le lacrime di sangue, si legge questa didascalia: “Madonne piangenti. Tutte le ‘madonne piangenti’ esaminate hanno rivelato manipolazioni, fori, pompette…”.<br />
In realtà non risulta affatto che il Cicap abbia “svelato” presunti artifici relativi alla lacrimazione di quella Madonnina nel 1995.<br />
La statuetta è di gesso pieno, è stata analizzata in laboratorio e non contiene alcun trucco o cavità che possano spiegare le lacrime di sangue, le quali sono state viste sgorgare spontaneamente e scorrere ben 14 volte, da più di 40 testimoni diversi, senza alcun intervento umano.<br />
C’è infine una sentenza della magistratura che, dopo accurate indagini, riconosce che non vi erano “congegni truffaldini” nella statua.<br />
Sentenza che addirittura apre – ed è un unicum – al soprannaturale come possibile spiegazione del fenomeno. Possibile che al Giornale lo si ignori. Ma perché allora scrivere senza documentarsi?</p>
<p>Compagni</p>
<p>Se la prende con la Madonnina di Civitavecchia pure Adriano Sofri che sulla Repubblica (7/5), accostandola a padre Pio, afferma: “sono stati trent’anni di storia medievale”. In evidente senso dispregiativo.<br />
Possibile che Sofri – che pure deve aver letto qualche libro &#8211; abbia un’idea tanto rozza e superficiale del medioevo e del cattolicesimo?<br />
Eppure gli basterebbe girare per la Toscana, in cui vive: paragoni le creazioni del “buio” medioevo con le “realizzazioni” delle amministrazioni progressiste degli ultimi 30 anni. Poi ci faccia sapere.<br />
Infine, considerando questi tre decenni, dovremmo liquidare come barbarie preistorica la Madonnina di Civitavecchia (con padre Pio) o piuttosto la fanatica violenza dell’ideologia che ha funestato l’Italia spingendosi in tanti casi fino all’omicidio? Che ne dice il professor Sofri?</p>
<p>Sprezzo del ridicolo</p>
<p>Sofri faceva quelle considerazioni nella recensione al libro del suo amico Enrico Deaglio “Patria”, che sobriamente egli paragona al Tacito degli Annali (così poco? Perché tanta modestia?).<br />
Guarda caso Deaglio parla anche del “caso Sofri”. Come? Magazine (7/5) del Corriere della sera, propagandando questo volume, ne fa un riassunto, anno per anno. Al 1988 troviamo (toh!) la foto di Sofri e questa didascalia: “Un articolo di Sciascia. Si celebra il ventennale del ’68 con arresti e un’uccisione”. Gli arresti di Sofri e compagni sarebbero stati fatti per celebrare il ventennale del ’68? O Magazine si sbaglia o ha riassunto bene il libro. Allora sarebbe uno scoop del nuovo Tacito della storiografia italiana.</p>
<p>Fonte: © Libero &#8211; 12 maggio 2009</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.antoniosocci.com/2009/05/rubrica-79/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
