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	<title>lo Straniero</title>
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	<description>Il blog di Antonio Socci</description>
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		<title>Chi è quel “signor Méndez” che ha pietà di noi, che ci fa stupire… e che trasforma il bruco deforme della nostra anima in una splendida farfalla ?</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 14:02:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Bonhoeffer]]></category>
		<category><![CDATA[Il circo della farfalla]]></category>
		<category><![CDATA[Joshua Weigel]]></category>
		<category><![CDATA[The Butterfly Circus]]></category>

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		<description><![CDATA[C’è da tempo, in rete, un cortometraggio bellissimo The Butterfly Circus (Il circo della farfalla) diretto da Joshua Weigel. Dura 20 minuti ed è sottotitolato in italiano. E’ struggente. Ve lo consiglio (poi, sotto, vi propongo un’interpretazione). Penso che si sbaglierebbe a credere che questo stupendo film metta a tema la sofferenza della disabilità o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C’è da tempo, in rete, un cortometraggio bellissimo The Butterfly Circus (Il circo della farfalla) diretto da Joshua Weigel. Dura 20 minuti ed è sottotitolato in italiano.</p>
<p>E’ struggente. Ve lo consiglio (poi, sotto, vi propongo un’interpretazione).<span id="more-1493"></span></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/jjOmiLerT7o" frameborder="0" width="460" height="264"></iframe></p>
<p>Penso che si sbaglierebbe a credere che questo stupendo film metta a tema la sofferenza della disabilità o l’emarginazione.</p>
<p>Per me non è un film sui corpi, ma sulle anime e lo suggerisce proprio il “signor Méndez”, direttore del “Circo della farfalla” che presenta alla fine Will come “un’anima coraggiosissima”.</p>
<p>La “deformità” di Will, la sua mutilazione è l’immagine della nostra povera umanità, l’immagine di ciascuno di noi, inchiodato al proprio limite, alla propria incapacità, alla propria disperazione e solitudine, al proprio peccato, ai propri sbagli, al proprio “non essere amato” e quindi vittima impotente di un mondo crudele che trae guadagni dalle sue mostruosità.</p>
<p>La storia infatti si apre proprio sullo spettacolo crudele del mondo, che di questa miseria umana fa spettacolo: “il miglior spettacolo di mostri della città”.</p>
<p>Promesse di soldi, dolore e crudeltà, tristezza. E quei poveretti esposti come animali e crudelmente derisi per le loro deformità…</p>
<p>Il tipaccio che li illustra infine annuncia: “una perversione della natura, un uomo – se così lo si può chiamare – a cui Dio stesso ha voltato le spalle!”.</p>
<p>Ecco, questo è il modo come noi ci vediamo e vediamo gli altri: abbandonati da Dio. E quindi asserviti a chi fa senza scrupoli mercimonio della nostra umanità.</p>
<p>Il pubblico davanti a Will alterna sguardi di orrore, derisione, risolini e crudeltà.</p>
<p>Ma quel giorno, in quel cinico luna park, è arrivato un uomo diverso da tutti.</p>
<p>Il “Signor Méndez” ha uno sguardo diverso su quei poveretti.</p>
<p>Vi fa pensare a Qualcuno?</p>
<p>Ecco la sua compassione, il suo fermare la crudeltà dei ragazzetti, il suo levarsi il cappello davanti a Will, il suo “tu sei magnifico!”, l’immediato perdono per lo sputo del povero disperato che credeva di essere deriso perché lui non si vedeva “magnifico”.</p>
<p>Il “Signor Méndez” è subito pronto a scusarlo e giustificarlo: “non è successo niente. E’ colpa mia. Forse mi sono avvicinato un po’ troppo, giusto amico?”.</p>
<p>Chi è quest’uomo strano, unico? E’ il “signor Méndez”, famoso perché direttore del “Circo della farfalla”, quello che – secondo il mondo &#8211; fa “spettacoli stravaganti”.</p>
<p>E’ considerato “strano”, “stravagante”, perché è diverso dal luna park delle mostruosità.</p>
<p>Will decide di andare col “Circo della farfalla”, dove lo accolgono con calore, ma non gli fanno fare quello che faceva prima perché “da noi non c’è nessun fenomeno da baraccone”.</p>
<p>Il “Signor Méndez” gli dice: “non c’è niente di edificante nell’esporre le imperfezioni di un uomo… noi siamo contenti che tu stia qui con noi e puoi restare finché vuoi, ma io dirigo un altro tipo di spettacolo”</p>
<p>È lo spettacolo della bellezza, dell’armonia, dell’audacia, dell’abilità umana, della grazia. Lo si vede quando in un villaggio triste e decadente arriva la compagnia del “Circo della farfalla”….</p>
<p>Il “Signor Méndez” annuncia: “signori e signore, ragazzi e ragazze, ciò di cui ha bisogno questo mondo è di un po’ di stupore”.</p>
<p>Il “signor Méndez” guarda i suoi artisti incantato e commosso. E sussurra a Will: “splendidi, non è vero? Come si muovono, pieni di forza, colore e grazia. Sono sbalorditivi!”</p>
<p>Poi lo scuote bruscamente. Gli fa capire quanto è crudele e ingiusto ciò che pensa di se stesso e gli dice che anche lui può essere come loro.</p>
<p>Infatti gli svela qual è la vera bellezza dei suoi artisti: sono tutti dei redenti, sono persone che erano state buttate dal mondo come perduti e perdenti. E sono rinate.</p>
<p>Perché il “Circo della farfalla” mostra appunto questo meraviglioso spettacolo: il bruco deforme che diventa bellissima farfalla.</p>
<p>Dice il “Signor Méndez” a Will: “se soltanto tu potessi vedere la bellezza che può nascere dalle ceneri”.</p>
<p>E’ una possibilità anche per Will. Perché la vera bellezza è quella di chi si lascia amare, di chi accetta la misericordia e “rischia” tutto se stesso in questo amore,</p>
<p>L’obiezione di Will: “Ma sono diversi da me” (tipica obiezione di chi si sente più disgraziato e più incapace di tutti gli altri).</p>
<p>Ma il “Signor Méndez” rovescia totalmente le sue categorie di giudizo:</p>
<p>“Sì. Tu un vantaggio ce l’hai: più grande è la lotta e più è glorioso il trionfo”.</p>
<p>E infatti per Will arriva il trionfo. Così il “Signor Méndez”, felice e commosso può annunciare:</p>
<p>“I vostri occhi saranno testimoni, in questo stesso giorno di un’anima coraggiosissima”.</p>
<p>Non più spettatori di una mostruosità, ma testimoni di una gloriosa rinascita e di un’avventura ardimentosa.</p>
<p>Io penso che il “Circo della farfalla” esista in questo mondo. E’ il Regno di Dio che Gesù è venuto a instaurare. E’ lui che davanti alla mostruosità di ogni uomo gli sussurra: “Tu sei magnifico!”.</p>
<p>E gli diventa amico perché il bruco, il verme, diventi la libera e bella farfalla … Gesù non è venuto a incriminare, a giudicare, a puntare il dito (lo fa già il mondo). No. Gesù è venuto pietosamente a guarirci. A farci rinascere.</p>
<p>E chi siamo noi per dire: no, quello non può farcela, quello è uno abbandonato da Dio?</p>
<p>Ecco una bella pagina del grande Dietrich Bonhoeffer:<br />
<em>“Dio non si vergogna della bassezza dell’uomo, vi entra dentro,<br />
sceglie una creatura umana come suo strumento e compie meraviglie lì dove uno meno se le aspetta. </em></p>
<p><em>Dio è vicino alla bassezza, ama ciò che è perduto, ciò che non è considerato, l’insignificante, ciò che è emarginato, debole e affranto; dove gli uomini dicono ‘perduto’, lì Egli dice ‘salvato’; dove gli uomini dicono ‘no!’, lì Egli dice ‘sì’! Dove gli uomini distolgono con indifferenza o altezzosamente il loro sguardo, lì Egli posa il Suo sguardo pieno di un amore ardente incomparabile. (…). </em></p>
<p><em>Dove nella nostra vita siamo finiti in una situazione in cui possiamo solo vergognarci davanti a noi stessi e davanti a Dio, dove pensiamo che anche Dio dovrebbe adesso vergognarsi di noi, dove ci sentiamo lontani da Dio come mai nella vita, lì Egli vuole irrompere nella nostra vita, lì ci fa sentire il Suo approssimarsi, affinché comprendiamo il  miracolo del Suo amore, della Sua vicinanza e della Sua Grazia”</em>.</p>
<p>Questo è il cristianesimo.</p>
<p>Antonio Socci</p>
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		<title>Ecco perché la Chiesa vive di dialogo e misericordia invece di puntare il dito, di lanciare anatemi e di accendere roghi (una pagina formidabile su Gesù: leggetela!!!)</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2012/01/ecco-perche-la-chiesa-vive-di-dialogo-e-misericordia-invece-di-puntare-il-dito-di-lanciare-anatemi-e-di-accendere-roghi-una-pagina-formidabile-su-gesu-leggetela/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 18:59:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Dostoevskij]]></category>
		<category><![CDATA[La leggenda del Grande Inquisitore]]></category>
		<category><![CDATA[Tat’jana Kasatkina]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono rimasto folgorato! Federico Ferraù, del sussidiario.net, ha fatto un’intervista a Tat’jana Kasatkina, studiosa di letteratura russa, tra i maggiori esperti al mondo di Fëdor Dostoevskij. Potete leggerla tutta sul sito del Sussidiario. Ma qui ne trascrivo un brano sulla “leggenda del grande Inquisitore”, perché mi pare di eccezionale bellezza. Domanda &#8211; Gesù (nella “leggenda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono rimasto folgorato! Federico Ferraù, del sussidiario.net, ha fatto un’intervista a Tat’jana Kasatkina, studiosa di letteratura russa, tra i maggiori esperti al mondo di Fëdor Dostoevskij.<span id="more-1488"></span></p>
<p>Potete leggerla tutta sul sito del Sussidiario. Ma qui ne trascrivo un brano sulla “leggenda del grande Inquisitore”, perché mi pare di eccezionale bellezza.</p>
<p><strong>Domanda &#8211; Gesù (nella “leggenda del Grande inquisitore” di Dostoevskij) non dice parola, ma alla fine bacia il vecchio. Qual è la sua lettura di questo artificio finale dello scrittore?</strong></p>
<p><strong> </strong>Risposta &#8211; Qui si commette sempre un errore fondamentale. Perché Cristo <em>non</em> tace: al contrario, dice due sole parole, importantissime: <em>talità kumi</em>, «fanciulla, alzati». Le si può capire solo in relazione all’inizio di questo straordinario capitolo, che ha un andamento circolare.</p>
<p>All’inizio della «Leggenda» Ivan racconta della madre di Gesù, che si getta in ginocchio davanti a Dio implorandolo di perdonare tutti i peccatori senza eccezione. Quando Dio le mostra i piedi e le mani trafitti del Figlio, chiedendole: Come faccio a perdonare i suoi carnefici?, lei ordina a tutti i santi e gli arcangeli di mettersi in ginocchio con lei e di pregare per tutti.</p>
<p>È questo il vero inizio della Leggenda, che finisce col bacio di Cristo. Le due parti parlano della stessa cosa: <strong><span style="text-decoration: underline;">del fatto che Cristo non ha nemici</span></strong>. Cristo torna sulla Terra per cercare l’umanità come figlia e come sposa. Perciò, quando dice «fanciulla, alzati» non lo sta dicendo solo alla ragazza che giace davanti a lui, ma a tutta l’umanità e a tutta la Chiesa.</p>
<p><strong>Domanda &#8211; Compreso l’inquisitore?</strong></p>
<p>Risposta &#8211;  Sì, perché <strong><span style="text-decoration: underline;">egli non è solo un avversario</span></strong>, ma anche un membro del corpo di Cristo che è la Chiesa. Anche lui «è» questa fanciulla che Cristo è venuto a risvegliare. Per questo, alla fine, lo bacia.</p>
<p>Il grande inquisitore lotta contro Cristo, ma Cristo non lotta contro il grande inquisitore; <strong><span style="text-decoration: underline;">il bacio vuol dire che Cristo è venuto per adottare i propri nemici, per diventare loro fratello. Noi possiamo essere nemici di Cristo, ma egli non può essere nostro nemico</span></strong>. <strong><span style="text-decoration: underline;">Si può aggiungere: i veri cristiani non hanno nemici; possono combattere solo <em>per</em> qualcosa, mai contro</span></strong>.</p>
<p><strong>Domanda &#8211; Che cosa rappresenta per lei questo testo?</strong></p>
<p>Risposta &#8211; Ha chiarito definitivamente in me una domanda che avevo sul senso della salvezza. Sappiamo che si salverà chi percorrerà la «via stretta», non la «via larga». Ma le spiegazioni che ho sentito per queste espressioni non mi hanno mai soddisfatto, fino a che non ho trovato la risposta nella «Leggenda». Ognuno deve andare a Cristo seguendo la strada che è fatta solo per lui. <strong><span style="text-decoration: underline;">La via larga mi pare quella delle regole comuni, mentre la via stretta è quella che appartiene solo a me come singolo.</span></strong> Nessuno può fare la mia strada, come io non posso fare quella di un altro.</p>
<p><strong>Domanda &#8211; Perché la «Leggenda del grande inquisitore» è sempre attuale?</strong></p>
<p>Risposta &#8211; Perché non siamo ancora compiutamente cristiani.</p>
<p><strong><em></em></strong></p>
<p><strong><em>Mio commento finale:  non vi pare che dobbiamo tutti me</em></strong><strong><em>ditare su queste parole?</em></strong></p>
<p><strong><em>Un grazie a Federico Ferraù e al Sussidiario.net</em></strong></p>
<p>Antonio Socci</p>
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		<title>Ora si scopre che il Papa nulla sa e nulla ha detto su Castellucci…  (lo avevo scritto!!!!!)</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2012/01/ora-si-scopre-che-il-papa-nulla-sa-e-nulla-ha-detto-su-castellucci%e2%80%a6-lo-avevo-scritto/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 18:37:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Tornielli]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[padre Giovanni Cavalcoli]]></category>
		<category><![CDATA[Romeo Castellucci]]></category>
		<category><![CDATA[Sul concetto di volto nel Figlio di Dio]]></category>

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		<description><![CDATA[Il vaticanista Andrea Tornielli ha appena pubblicato un articolo sul sito “Vatican Insider” nel quale ricostruisce il giallo della lettera della Segreteria di Stato vaticana al padre Cavalcoli, lettera privata che è stata diffusa come fosse una bocciatura – da parte del Papa – della pièce teatrale di Castellucci. Tornielli scrive: “Le parole della lettera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il vaticanista Andrea Tornielli ha appena pubblicato un articolo sul sito “Vatican Insider” nel quale ricostruisce il giallo della lettera della Segreteria di Stato vaticana al padre Cavalcoli, lettera privata che è stata diffusa come fosse una bocciatura – da parte del Papa – della pièce teatrale di Castellucci.</p>
<p>Tornielli scrive:<span id="more-1486"></span></p>
<p>“<strong>Le parole della lettera della Segreteria di Stato sono state presentate come un pronunciamento ufficiale della Santa Sede sullo spettacolo e fatte risalire direttamente al Papa</strong>.</p>
<p><strong>In realtà, confermano a Vatican Insider diverse autorevoli fonti vaticane, <span style="text-decoration: underline;">quella a padre Cavalcoli era</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> <strong>una risposta di routine</strong><strong>, scritta dagli uffici senza coinvolgere l’entourage papale: non soltanto non è stato investito della questione direttamente Benedetto XVI, ma nemmeno il Segretario di Stato Tarcisio Bertone o il Sostituto Giovanni Angelo Becciu</strong></span><strong>. Le prime righe della lettera riferite alla pièce teatrale ‘che risulta offensiva nei confronti del Signore nostro Gesù Cristo’ altro non erano che il</strong> <strong>riecheggiare, sunteggiato dall’officiale incaricato della risposta, delle parole scritte dallo stesso Cavalcoli.</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">Non l’espressione di un giudizio meditato da parte della Santa Sede</span>. </strong></p>
<p><strong>Allo stesso modo, il pensiero attribuito al Papa, con l’auspicio che ‘ogni mancanza di rispetto verso Dio, i santi e i simboli religiosi’ possa trovare una ‘reazione ferma e composta’, rappresentava <span style="text-decoration: underline;">un riferimento generico con il quale non si intendeva far pronunciare Benedetto XVI nel merito di questo specifico spettacolo</span>. </strong></p>
<p><strong>La Santa Sede aveva tutti gli strumenti per pronunciarsi, ma la consegna era sempre stata quella di lasciare ai vescovi eventuali iniziative”. </strong></p>
<p>Fin qui Tornielli. E posso dire che, anche prima di questa provvidenziale ricostruzione giornalistica, bastava un po’ di buon senso per capire come stavano le cose.</p>
<p>Nel seguito dell’articolo il vaticanista della Stampa ha ricostruito per filo e per segno l’iter di quella lettera che addirittura ha fatto pensare a molti<strong> “che Papa Ratzinger avesse voluto tirare le orecchie al cardinale ambrosiano per non aver reagito più duramente di fronte al previsto atto blasfemo”. </strong> <strong></strong></p>
<p><strong>Tornielli conclude: “</strong><strong><span style="text-decoration: underline;">L’impressione che si ricava dalla sequenza degli eventi è che il Vaticano sia stato in qualche modo ‘trascinato’ in una vicenda sulla quale non aveva intenzione di pronunciarsi, e che si sia finito così per attribuire direttamente al Papa una stroncatura dell’opera di Castellucci</span></strong>. <strong>Uno spettacolo che negli anni scorsi è stato rappresentato a Roma, cioè nella città in cui Benedetto XVI è vescovo, senza suscitare nessuna polemica, com’è accaduto anche in altre città italiane”.</strong><strong></strong></p>
<p>Mi pare che ce ne sia abbastanza per riflettere da parte di chi aveva reso pubblica questa missiva proponendola come un giudizio del Pontefice e da parte di chi aveva “bevuto” questa cosa credendo di doversi unire alla “fatwa” perché questo sarebbe stato il volere del Papa.</p>
<p>Adesso ci sarebbe da aspettarsi che qualcuno chiedesse scusa… Anche al Papa stesso. O sbaglio?</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Il bilancio della “fatwa” lanciata con enorme clamore contro Castellucci è il seguente</span></strong>:</p>
<p>1)   Una enorme pubblicità allo spettacolo che era già stato rappresentato in molte città italiane senza che nessuno se ne accorgesse: di sicuro Castellucci può ringraziare gli “indignati” cattolici perché ha il teatro pieno e sta su tutti i giornali;</p>
<p>2)  Una figuraccia da parte dei cattolici che sui media sono stati rappresentati come intolleranti e bramosi di censura e di bavaglio</p>
<p>3)  La sensazione di una divisione all’interno della Chiesa e persino fra i vescovi (come se alcuni fossero conniventi con chi tresca con Lucifero e altri fossero i puri paladini della fede….)</p>
<p>4)  Il Papa che è stato “trascinato” in questa faccenda, esponendo così il Magistero laddove nulla è stato detto dal Papa stesso…</p>
<p>5)  Tanti cattolici in buona fede persuasi che testimoniare Cristo consista nel “criminalizzare” la disperazione umana invece di testimoniare con amicizia l’amore sperimentato, la carezza del Nazareno.</p>
<p>Ci sarebbero altre voci in questo disastroso bilancio, ma mi fermo qui. Resta la tristezza….</p>
<p>Infine un chiarimento sulla merda.</p>
<p>Continuo a ricevere per mail la registrazione di una intervista a Castellucci in cui costui, con parole estreme e certo da artista, non da teologo, da uomo in ricerca, non da cristiano, dice il suo desiderio di stabilire un ponte fra l’escatologico e lo scatologico, cioè fra la luce di Dio e la merda della condizione umana.</p>
<p>Molti – avendo scambiato il cristianesimo per un galateo di buone maniere – ne traggono scandalo. Io vorrei far notare che quel ponte non deve costruirlo Castellucci, perché lo ha già fatto Dio con l’Incarnazione.</p>
<p>Meditiamo su quella che la teologia chiama kenosi: non solo l’Onnipotente ha “annientato” se stesso facendosi uomo, cioè carne, fango, ma – come dicevo ieri a Tornielli – <strong><span style="text-decoration: underline;">ha deciso di voler nascere in una stalla, presumibilmente nel mezzo alla merda di animali (non in una profumata casa di benpensanti) e ha deciso di voler morire coperto di sputi e di sangue, macellato come una bestia, come un agnello sacrificale.</span></strong></p>
<p>E’ Lui che ha voluto SPORCARSI con tutto ciò che l’uomo è, con tutta la sua miseria, con tutto il fango della sua condizione, eccetto il peccato!!!!</p>
<p>Se noi ci scandalizziamo della parola “merda”, sostanza che fino a prova contraria fa parte dell’uomo (come il sangue, la carne, il fegato, il cuore e il cervello) ed è stata creata da Dio, significa che abbiamo smesso da tempo di stupirci e di commuoverci per quello che il Signore benedetto ha fatto per noi: <strong><span style="text-decoration: underline;">è Lui che, per folle amore nostro, ha voluto nascere in una stalla merdosa ed è Lui che è morto in quel modo orribile!!!!</span></strong></p>
<p>Forse è il caso che ce ne ricordiamo… e lo contempliamo così! Altrimenti, a furia di ubriacarci di galateo, finiremo per pretendere di coprire perfino i crocifissi perché non sta bene esporre un corpo nudo, oltretutto tutto macellato e in quella posa ignominiosa!!!!!</p>
<p>Ora direi di mettere fine a questa assurda “guerra” <strong><span style="text-decoration: underline;">riconciliandoci</span></strong> proprio nella contemplazione e nello stupore per l’infinita Bellezza di Gesù, che è ancor più travolgente quando si presenta come “Ecce homo”, perché è la Bellezza del Suo Amore…</p>
<p>Antonio Socci</p>
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		</item>
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		<title>La mia risposta sul &#8220;caso Castellucci&#8221; (con un invito ad andare a leggere sul sito della Chiesa francese)</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2012/01/la-mia-risposta-sul-caso-castellucci-con-un-invito-ad-andare-a-leggere-sul-sito-della-chiesa-francese/</link>
		<comments>http://www.antoniosocci.com/2012/01/la-mia-risposta-sul-caso-castellucci-con-un-invito-ad-andare-a-leggere-sul-sito-della-chiesa-francese/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 12:35:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[Conferenza episcopale francese]]></category>
		<category><![CDATA[monsignor Pascal Wintzer]]></category>
		<category><![CDATA[Romeo Castellucci]]></category>
		<category><![CDATA[Sul concetto di volto nel Figlio di Dio]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono cattolici ragionevoli e seriamente preoccupati che hanno scritto sul “caso Castellucci” e pure che hanno inviato mail a me. Con costoro credo si possa convenire che c’è stato un colossale malinteso: in quella pièce teatrale non c’è nessun lancio di escrementi sacrilego. Secondo me dovrebbe bastare questo a mettere fine alla bagarre. Ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono cattolici ragionevoli e seriamente preoccupati che hanno scritto sul “caso Castellucci” e pure che hanno inviato mail a me. Con costoro credo si possa convenire che c’è stato un colossale malinteso: in quella pièce teatrale non c’è nessun lancio di escrementi sacrilego.</p>
<p>Secondo me dovrebbe bastare questo a mettere fine alla bagarre.<span id="more-1482"></span></p>
<p>Ma ci sono anche alcuni fanatici, che in certi casi sembrano francamente confusi dall’astio, talora dall&#8217;odio, e che mi scrivono insulti (complimenti: che bel cristianesimo!).</p>
<p>Costoro sembrano quasi dispiaciuti dalla scoperta che nella pièce di Castellucci non c&#8217;è nessun lancio di escrementi sull&#8217;immagine di Cristo di Antonello da Messina.</p>
<p>Non se ne danno pace, sembrano smaniare perché quel “lancio” ci sia e siccome hanno bisogno di un Nemico da &#8220;bruciare&#8221; per avere un&#8217;identità (mentre la vera identità cristiana non si fonda su un Nemico, ma su un avvenimento, un avvenimento di misericordia), non riconoscono di essersi sbagliati chiedendo scusa.</p>
<p>Tanto meno tacciono, mettendo fine alla baraonda. No.</p>
<p>Cercano altri pretesti per &#8220;bruciare&#8221; il Nemico, demonizzato addirittura fino a essere chiamato &#8220;satanista&#8221;.</p>
<p>Io credo che sia questa la vera caricatura del cristianesimo. Una caricatura grottesca, mostruosa. Proprio una eventuale corsa dietro ai fondamentalismi di altre religioni – questa sì, davvero – rischierebbe di sporcare il Volto santo di Gesù.</p>
<p>Lo dico come cordiale e fraterno invito alla riflessione anche per quei buoni cattolici che in questi giorni credono, con la loro “indignazione” per Castellucci, di manifestare un sacro zelo verso il Volto del nostro Redentore…</p>
<p>Oltretutto si tratta di un&#8217;operazione che rischia di avere un connotato politico. Quindi attenti alle strumentalizzazioni…</p>
<p>Allora, poiché ci sono varie persone in buona fede che hanno abbracciato questa battaglia (questa fatwa) o che sono disorientate, che ritengono Gesù una loro proprietà (e non capiscono che Egli si dona ad ogni uomo e attrae a sé ogni uomo per un suo cammino personale) vorrei proporre un contributo autorevole di riflessione sul lavoro di Castellucci (cosa che in Italia non è stata fatta da nessuno).</p>
<p>Lo si può trovare – udite udite &#8211; <strong><span style="text-decoration: underline;">sul sito della Chiesa francese</span></strong>. Perché lo spettacolo di Castellucci è andato in scena per la prima volta in Francia e sia il quotidiano cattolico La Croix che Radio Notre Dame (con diversi vescovi) hanno giudicato con molto interesse questa pièce teatrale.</p>
<p>Di fronte agli attacchi di fanatici, incapaci di rapportarsi alla cultura contemporanea con un giudizio cristiano, <strong><span style="text-decoration: underline;">il vescovo di Poitiers, Monsignor Pascal Wintzer, Presidente dell&#8217;Osservatorio fede e cultura della Conferenza episcopale francese</span></strong>, ha scritto un bel saggio intitolato &#8220;A propos du spectacle de Romeo Castellucci &#8216;Sur le concept du visage du Fils de Dieu&#8217; &#8220;.</p>
<p>Ecco il link</p>
<p><a href="http://www.eglise.catholique.fr/conference-des-eveques-de-france/textes-et-declarations/a-propos-du-spectacle-de-romeo-castellucci-sur-le-concept-du-visage-du-fils-de-dieu--13056.html">http://www.eglise.catholique.fr/conference-des-eveques-de-france/textes-et-declarations/a-propos-du-spectacle-de-romeo-castellucci-sur-le-concept-du-visage-du-fils-de-dieu&#8211;13056.html</a></p>
<p>Come vedete è il sito della &#8220;Eglise catholique&#8221; francese.</p>
<p>Per chi non conosce il francese consiglio di farselo tradurre. Serve a capire e quindi a giudicare.</p>
<p>Il fatto che alcuni “giornalisti cattolici”, invece di andare a cercare qui (nel sito della Chiesa francese che ebbe a che fare con le prime rappresentazioni della pièce di Castellucci) si siano messi a cercare come inquisitori – e rilanciare &#8211; dei brani di Castellucci da interpretare malevolmente, stravolgendone il senso (e senza mai pubblicare i bellissimi testi suoi che avrebbero fatto capire il suo retroterra) la dice lunga sulla mala fede di questa operazione.</p>
<p>Tesa non a cercare la verità, ma a fabbricare il Nemico, il Satana! Un’operazione che potrebbe essere fatta persino sul poema sacro di Dante – dove ci sono bestemmie e c’è pure la “merda” – e addirittura sulla Sacra Scrittura che abbonda di brani “scandalosi” e contiene espressioni blasfeme.</p>
<p>Qui, per chi non saprà tradurre tutto il saggio, mi permetto di mettere in italiano solo un brano di mons. Wintzer e il bellissimo pensiero di papa Benedetto XVI che egli cita.</p>
<p>Il vescovo scrive:</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">“Piuttosto che all’invettiva e alla condanna, è ad un lavoro che noi (cristiani) siamo chiamati, lavoro attraverso cui ciascuno si prende il tempo di comprendere chi è l’altro e cosa intende dire. </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Il dialogo è un lavoro dello spirito e del cuore. Esso è improntato alla modestia. E’ ascolto benevolo. E’ parola che orienta verso il vero e il bello. Ripone la sua gioia nella ricerca condivisa della verità. </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Il dialogo esclude sia la confusione (delle identità, nda), sia il disprezzo dell’altro. Ci invita a uscire dalla semplificazione secondo cui gli artisti sono dei provocatori, dei bestemmiatori. Ci chiama a prenderci il tempo di interrogarli o semplicemente di leggere ciò che dicono delle loro opere. </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Una religione senza cultura diventa una religione senza curiosità e anche senza intelligenza”.</span></strong></p>
<p>E ora vi traduco il brano di Benedetto XVI citato dal vescovo. E&#8217; tratto dal suo discorso agli artisti, riuniti nella Cappella Sistina il 21 novembre 2009:</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">“Una funzione essenziale della vera bellezza, infatti, già evidenziata da Platone, consiste nel comunicare all’uomo una salutare ‘scossa’, che lo fa uscire da se stesso, lo strappa alla rassegnazione, all’accomodamento del quotidiano, lo fa anche soffrire, come un dardo che lo ferisce, ma proprio in questo modo lo ‘risveglia’ aprendogli nuovamente gli occhi del cuore e della mente, mettendogli le ali, sospingendolo verso l’alto. L’espressione di Dostoevskij che sto per citare è senz’altro ardita e paradossale, ma invita a riflettere: </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">‘L’umanità può vivere &#8211; egli dice &#8211; senza la scienza, può vivere senza pane, ma soltanto senza la bellezza non potrebbe più vivere, perché non ci sarebbe più nulla da fare al mondo. Tutto il segreto è qui, tutta la storia è qui’. </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Gli fa eco il pittore Georges Braque: ‘L’arte è fatta per turbare, mentre la scienza rassicura’. La bellezza colpisce, ma proprio così richiama l’uomo al suo destino ultimo, lo rimette in marcia, lo riempie di nuova speranza, gli dona il coraggio di vivere fino in fondo il dono unico dell’esistenza”.</span></strong></p>
<p>Facendo tesoro di questo giudizio del Pontefice io credo – come Giuseppe Frangi – che sia veramente bello che finalmente (grazie alla pièce di Castellucci) sia riportato al centro della scena il Volto di Gesù e il dramma del dolore umano e la sua implorazione davanti al Salvatore del mondo.</p>
<p>Mi pare che quello del vescovo, responsabile della Conferenza episcopale francese per “fede e cultura”, sia l’unico giudizio meditato da parte del Magistero sul lavoro di Castellucci (infatti la lettera del monsignore della Segreteria di Stato, strumentalizzata da certuni, è una lettera di cortesia che cita il Papa solo riguardo a un criterio generale, non al caso specifico. E così pure fa il cardinale Scola).</p>
<p>Spero di aver dato un contributo al chiarimento.</p>
<p>Per quanto riguarda le veglie di preghiera “di riparazione” vanno sempre bene e sono preziose: magari però sarebbe bene “riparare” in riferimento ai nostri peccati (che sporcano il volto di Cristo), prima dei peccati altrui.</p>
<p>Per non essere come gli scribi e i farisei che amavano puntare il dito sugli altri e battere il pugno sul petto altrui anziché sul proprio.</p>
<p>A questa “gente perbene”, “sommi sacerdoti e anziani”, Gesù – scandalizzandoli – diceva: “In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel Regno di Dio” (Mt 21, 31).</p>
<p>Antonio Socci</p>
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		<title>Un bellissimo articolo di Giuseppe Frangi: &#8220;Perché difendo lo spettacolo di Castellucci (anche senza averlo visto)&#8221;</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2012/01/un-bellissimo-articolo-di-giuseppe-frangi-perche-difendo-lo-spettacolo-di-castellucci-anche-senza-averlo-visto/</link>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 18:03:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non ho visto lo spettacolo di Romeo Castellucci ma ho una grande curiosità e desiderio di andarlo a vedere. Ho curiosità di tornare in quel teatro dove 30 anni fa gli spettacoli stupendi di Testori avevano sollevato molto e per certi versi, analogo, scalpore. E’ lì che avevo imparato come il cristianesimo non si palesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ho visto lo spettacolo di Romeo Castellucci ma ho una grande curiosità e desiderio di andarlo a vedere. Ho curiosità di tornare in quel teatro dove 30 anni fa gli spettacoli stupendi di Testori avevano sollevato molto e per certi versi, analogo, scalpore.<span id="more-1478"></span></p>
<p>E’ lì che avevo imparato come il cristianesimo non si palesi sempre con buone maniere. E che anzi spesso chi lo prende di petto ne rende una testimonianza più vera. E quindi più viva.<br />
Dovessi spiegare perché “Sul concetto di volto nel figlio di Dio” mi interessa (a parte la stima per quel gruppo teatrale, la Societas Raffaello Sanzio), direi innanzitutto questo: <strong><span style="text-decoration: underline;">è uno spettacolo che rimette inaspettatamente il volto di Gesù al centro della scena</span></strong>. E non si tratta di un volto arbitrariamente reinterpretato, ma è il volto “oggettivizzato” dal genio di Antonello, un volto che si è sedimentato nella memoria di ogni cristiano.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">È uno di quei volti che “colpisce per sempre”</span></strong>. Di più: non è un volto di un Gesù di Passione ma è un Gesù Salvatore che domina in dimensioni gigantesche e straordinariamente suggestive tutta la scena.<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">“Io voglio stare di fronte al volto di Gesù” ha infatti detto Castellucci, per dare la chiave dello spettacolo. In una stagione in cui la cultura ha ripulito ogni discorso da quel volto, il tentativo di Castellucci mi interessa quindi a priori. Oggi il rischio non è quello dello scontro con Cristo, ma la sua cancellazione (o sostituzione).</span></strong><br />
Il volto di Gesù non è mai un volto obbligante, tant’è vero che nel corso della storia si è lasciato guardare da occhi diversissimi tra loro, a volte adoranti, a volte pretenziosi, spesso anche ostili.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Non è un volto che determina percorsi predefiniti. È un volto che lascia liberi. Ma il suo porsi come volto è il suo primo modo di irrompere sulla scena della storia. “Questo Cristo interroga come un’immagine vivente e certamente divide e dividerà ancora”, ha detto Romeo Castellucci.</span></strong><br />
Il regista autore si interroga e interroga quel volto sul tema della sua onnipotenza: come si spiega il declino a volte degradante della vita umana (incarnato nella figura del vecchio sfiancato e seminudo sulla scena) di fronte a quel volto che annuncia la salvezza?</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">“Nella figura del figlio attraverso i suoi tentativi di pulire il suo padre malato, si riconosce la lunga storia dei profeti della Bibbia che tentano di risollevare il popolo di Israele smarrito nei suoi peccati”, ha scritto il domenicano Therry Hubert, dopo aver visto lo spettacolo a Parigi</span></strong>.</p>
<p>E da parte sua il regista precisa: “Vorrei solo far combaciare due forme apparentemente lontane: la scatologia (la decadenza del corpo umano) e l’escatologia (il volto di Cristo). Tutto questo in modo degno”. Come tentativo non mi sembra da poco…<br />
La domanda che sta alla base dello spettacolo fa scattare rabbia, rancori, disperazione ma anche a volte sembra trasformarsi in implorazione.</p>
<p>Quel volto non è lontano, è vicino, presente ma resta comunque misterioso: nelle immagini si scorgono anche dei gesti che indicano un istintivo abbandono, quasi un aderire senza pretese.<br />
Alla fine sul volto un velario nero, come un sudario scivola drammaticamente sul volto.</p>
<p>Con una didascalia cupa, da scommessa persa. “Non è il mio pastore”, sancisce l’autore. Non è una “bella” conclusione. Ma da qui a vederne una soluzione blasfema ce ne corre…</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Giuseppe Frangi</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Da http://robedachiodi.associazionetestori.it</strong></p>
<p>Per chi non lo conoscesse Giuseppe Frangi, attualmente direttore di “Vita”, è stato il mio direttore al “Sabato”. Ma di quel giornale, che ha rappresentato una straordinaria ventata di intelligenza cristiana negli anni Ottanta e Novanta, Giuseppe è stato anche la colonna, il cuore e la mente.</p>
<p>La stessa intelligenza cristiana (cioè mente e cuore cristiani) rifulge infatti in questo suo articolo. Dio sa quanto ce n’è bisogno in tempi come questi, in cui se ne vede così poca (di intelligenza cristiana), ma così poca, ma così poca, ma così poca che sembra quasi inesistente….</p>
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		<title>Ma quale blasfemia? Quella di Castellucci, davanti a Gesù, è preghiera!</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 08:47:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[blasfemia]]></category>
		<category><![CDATA[cristianofobia]]></category>
		<category><![CDATA[Don Luigi Giussani]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Testori]]></category>
		<category><![CDATA[Romeo Castellucci]]></category>
		<category><![CDATA[Sul concetto di volto nel Figlio di Dio]]></category>

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		<description><![CDATA[Caro Romeo Castellucci, “L’indicibile dolcezza dello sguardo di Cristo”… Mi ha folgorato questa frase nella lettera che lei ha scritto giorni fa, per spiegare la sua pièce teatrale che è intitolata “Sul concetto di volto nel Figlio di Dio” e che racconta la malattia e il crollo fisico e morale di un vecchio padre. Visto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Romeo Castellucci,</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">“L’indicibile dolcezza dello sguardo di Cristo”</span></strong>… Mi ha folgorato questa frase nella lettera che lei ha scritto giorni fa, per spiegare la sua pièce teatrale che è intitolata “Sul concetto di volto nel Figlio di Dio” e che racconta la malattia e il crollo fisico e morale di un vecchio padre.<span id="more-1475"></span></p>
<p>Visto il tono personale e appassionato della sua lettera, le scrivo non come giornalista o scrittore cattolico, ma anzitutto come padre di Caterina, inchiodata, nel fiore della sua giovinezza, su una croce terribile e più insopportabile della vecchiaia.</p>
<p>Ogni giorno e ogni notte io ripeto il grido drammatico e struggente che anche lei, caro Castellucci, nella sua opera, lancia al Salvatore.</p>
<p>E ogni giorno io mi sorprendo a scoprire nel volto luminoso e bellissimo di mia figlia la risposta viva del Salvatore, l’aurora di un giorno di felicità. Quello che ci sta accadendo – pur nel dolore &#8211; meraviglia me per primo.</p>
<p>Non è un assioma ideologico quello che vorrei testimoniarle, ma è un miracolo, fatto di carne, di occhi, di dolcezza (anche di pianti), che si rinnova ogni mattina.</p>
<p>Mi piacerebbe regalarle il libro sulla cui copertina sta il volto di mia figlia che io immagino di fronte alla gigantografia del volto di Cristo di Antonello da Messina che lei ha riprodotto sulla scena della sua pièce. Perché nella bellezza di lei rifulge la Bellezza che è Lui.</p>
<p>Vorrei parlare con lei della miseria della nostra condizione di uomini e del bisogno che abbiamo di un Salvatore che redima anche la nostra povera carne malata.</p>
<p>Perché mi commuove quell’ “ossessione” di Cristo che traspare dalla sua lettera dove cita il salmo 88: <strong><span style="text-decoration: underline;">“Dio, non nascondermi il tuo volto!”.</span></strong> Che è il mio grido di ogni mattina, di ogni sera e di ogni notte.</p>
<p>Ma il chiasso distratto di cui vivono i mass media mi costringe anche a dar conto di una polemica mediatica sulla sua pièce: una polemica che ha il merito di rivelarci molte cose, sia sui cattolici che sui laici.</p>
<p>Riassumo per i nostri lettori.</p>
<p>Nelle scorse settimane è circolata l’informazione che in una scena di questa pièce vi fosse un sacrilego e derisorio lancio di escrementi contro un grande ritratto di Gesù Cristo.</p>
<p>Siccome siamo purtroppo abituati ad artistucoli mediocri che cercano di farsi pubblicità con trovate blasfeme contro la fede cristiana, alcuni cattolici hanno pensato che questo fosse l’ennesimo caso. E hanno manifestato la propria indignazione.</p>
<p>E’ dunque cominciato il solito teatrino allestito dai media: i cosiddetti “fondamentalisti” che denunciano l’atto sacrilego e i banali, superficiali “laicisti” che gridano allo scandalo per una presunta “censura” fondamentalista.</p>
<p>Nessuno che desideri approfondire e capire di cosa stiamo parlando.  </p>
<p>C’è un’attenuante – secondo me – per i cattolici. Perché ormai da troppo tempo subiscono l’umiliazione e il dileggio di ciò che hanno di più sacro, che è anzitutto il crocifisso e l’amore di Dio (mentre tanti cristiani nel mondo vengono massacrati fisicamente per la loro fede).</p>
<p>Una “cultura laica” che non sa rispettare neanche la sacralità della sofferenza e dell’amore è veramente una fetecchia ridicola e noiosa. Che – lei sì &#8211; opera una continua censura (censura delle vere domande dell’uomo e del suo bisogno di salvezza).</p>
<p>Tuttavia la posizione dei cattolici che protestano rischia di essere  solo reattiva (reazionaria), alla fine funzionale al circo mediatico. Specie in questo caso in cui <strong><span style="text-decoration: underline;">nessuno ha visto la pièce teatrale contestata</span></strong>: si rischia di gettar via – come squallido sberleffo anticristiano – un’opera che invece si interroga ansiosamente sul mistero del dolore e su Gesù e mette in scena un grido al Salvatore molto vicino alla bestemmia (come lo sono certi passi della Bibbia del resto), ma anche alla preghiera.</p>
<p>Castellucci infatti, nella sua lettera, nega con parole indignate che vi sia quel gesto derisorio: <strong><span style="text-decoration: underline;">“Devo denunciare qui le intollerabili menzogne circa il fatto che si getterebbero feci sul ritratto di Gesù. Che idea! Niente di più falso, di cattivo, di tendenzioso. Chi afferma queste cose gravissime risponderà alla propria coscienza di avere offeso –lui si – con questa immagine rivoltante il volto di Gesù”.</span></strong></p>
<p>Non c’è motivo per non credergli. Possiamo dunque prendere atto che c’è stato uno spiacevolissimo malinteso e parlare finalmente dell’opera.</p>
<p>Naturalmente io non so come e quanto la pièce teatrale riesca a dar forma artistica alle cose bellissime che lei, Castellucci scrive nella sua lettera.</p>
<p>Potrebbe pure non essere all’altezza. Anche un’intuizione geniale potrebbe poi avere una formulazione artistica mediocre o brutta o incomprensibile. O peggio ancora intellettualistica, “mancusiana”. Per questo mi piacerebbe vedere lo spettacolo.</p>
<p>Di certo c’è che i cristiani non possono essere indifferenti a questa ossessione di Cristo che permea la cultura moderna. Come dice mons. Negri, se la Chiesa non parla di questo, di cosa parla?</p>
<p>Saper cogliere il bisogno del Salvatore anche nel grido disperato di un artista è stato il genio di don Giussani, che non a caso ha fatto scoprire il cristianesimo a una generazione che non lo conosceva partendo da Leopardi, il poeta che – secondo le classificazioni ideologiche che ci imprigionano – dovrebbe essere ritenuto “ateo, sensista e materialista”.</p>
<p>Mentre per don Giussani esprimeva nel modo più potente le domande vere dell’uomo e l’intuizione profetica dell’incarnazione del Salvatore. E don Giussani accanto a Leopardi citava Pavese, Camus e pure Pasolini.</p>
<p>Oltretutto proprio il teatro Parenti – dove andrà in scena la pièce di Castellucci – è stato il teatro di Giovanni Testori, un grandissimo scrittore e drammaturgo la cui conversione è passata prima attraverso la disperazione e la bestemmia.</p>
<p>E non a caso anche lui – uno dei pochi intellettuali italiani liberi e veri, non prigionieri di una maschera &#8211; è approdato all’incontro con don Giussani.</p>
<p>Pure Testori per tutta la vita fu ossessionato da Cristo e in una sua poesia, ripensando al tempo della sua lontananza dalla fede, scriveva, rivolto al Salvatore: “T’ho amato con pietà/ Con furia T’ho adorato./ T’ho violato, sconciato,/ bestemmiato./ Tutto puoi dire di me/ Tranne che T’ho evitato”.</p>
<p>Mi auguro che la sua opera, caro Castellucci, ricordi il paesaggio testoriano, turgido di vita, di luce e tenebre, come i dipinti di Caravaggio. E non cada nel frigido e fasullo intellettualismo “mancusiano”, che tradirebbe la sua intuizione originaria.</p>
<p>La sua lettera, a dire il vero, fa ben sperare. Vorrei riprenderne qualche passo per i lettori. Lei scrive:</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">“Questo spettacolo è una riflessione sul decadimento della bellezza, sul mistero della fine… Per questo spettacolo ho scelto il dipinto di Antonello a causa dello sguardo di Gesù che è in grado di fissare direttamente negli occhi ciascuno spettatore con una dolcezza indicibile. Lo spettatore guarda lo svolgersi della scena ma è a sua volta continuamente guardato dal volto. Il Figlio dell’uomo, messo a nudo dagli uomini, mette a nudo noi, ora”. </span></strong></p>
<p>E ancora: <strong><span style="text-decoration: underline;">“Questo spettacolo mostra, nel suo finale, dell’inchiostro nero di china che emana dal ritratto del Cristo come da una sorgente. E’ tutto l’inchiostro delle sacre scritture, qui pare sciogliersi di colpo, rivelando un’icona ulteriore: un luogo vuoto fatto per noi, che ci interroga come una domanda”.</span></strong></p>
<p>Alla fine infatti <strong><span style="text-decoration: underline;">“la tela del dipinto si lacera” e appare “una scritta di luce: ‘<em>Tu sei il mio pastore’.</em> E’ la celebre frase del salmo 23. Ma ecco che si può intravedere un’altra piccola parola che si insinua tra le altre, dipinta e quasi inintelligibile: un ‘non’, in modo tale che l’intera frase si possa leggere nel seguente modo: Tu ‘<em>non’</em> sei il mio pastore. La frase di Davide si trasforma così per un attimo nel dubbio. Tu sei o non sei il mio Pastore?”.</span></strong></p>
<p>E questa è preghiera. Significa: Signore, sono disperato, salvami! Spargi il tuo sangue per guarire anche me!</p>
<p>Antonio Socci</p>
<p>Da “Libero”, 20 gennaio 2012</p>
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		<item>
		<title>L’Europa ha rifiutato le “radici cristiane” e ora è sotto la dittatura simil-sovietica del “politically correct”, dominata da una tecnocrazia antidemocratica e (economicamente) fallimentare</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2012/01/l%e2%80%99europa-ha-rifiutato-le-%e2%80%9cradici-cristiane%e2%80%9d-e-ora-e-sotto-la-dittatura-simil-sovietica-del-%e2%80%9cpolitically-correct%e2%80%9d-dominata-da-una-tecnocrazia-antidemocratica-e/</link>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 08:17:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Eravamo da sempre il Paese più europeista. Fino a un anno fa. In dodici mesi la fiducia degli italiani nell’Unione europea è precipitata. Secondo l’ultimo rilevamento dell’Ipsos ha perso addirittura 21 punti percentuali (passando dal 74 per cento al 53). Un crollo che dovrebbe far riflettere i politici e soprattutto le tecnocrazie europee a cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eravamo da sempre il Paese più europeista. Fino a un anno fa. In dodici mesi <strong><span style="text-decoration: underline;">la fiducia degli italiani nell’Unione europea è precipitata. Secondo l’ultimo rilevamento dell’Ipsos ha perso addirittura 21 punti percentuali</span></strong> (passando dal 74 per cento al 53).<span id="more-1468"></span><!--more--></p>
<p>Un crollo che dovrebbe far riflettere i politici e soprattutto le tecnocrazie europee a cui gli italiani sono sempre più ostili. <strong></strong></p>
<p>Anche perché il crollo della fiducia degli italiani non è un fatto emotivo passeggero, né uno stato d’animo superficiale. Al contrario. Il loro europeismo era a prova di bomba.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">UN ESPERIMENTO FOLLE</span></strong></p>
<p>Hanno accettato di fare sacrifici per entrare nella moneta unica, hanno accettato perfino di farsi spennare da un cambio lira/euro estremamente penalizzante e poi hanno subito – senza fiatare &#8211; il sostanziale raddoppio di tutti i prezzi con l’inizio dell’euro (un impoverimento di massa).</p>
<p>La loro fiducia è crollata solo davanti alla scoperta che la sospirata “moneta unica” – che tanto ci era costata &#8211; realizzata in quel modo (senza una banca centrale e un governo come referenti ultimi) era una trovata assurda e fallimentare di tecnocrazie incompetenti e arroganti.</p>
<p>Grazie a questo incredibile esperimento, l’Italia – un Paese solvibilissimo e che ha la sesta economia del pianeta – sta ora rischiando il fallimento (del tutto ingiustificato visti i suoi fondamentali).</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Quello che gli italiani ignorano è che tale disastro era stato previsto. E pure che la china antidemocratica che l’Ue sta imboccando da venti anni a questa parte era evidente ed era stata denunciata.  </span></strong></p>
<p>L’affievolimento della democrazia e dei diritti individuali, la dittatura del “politically correct”, è qualcosa a cui purtroppo facciamo meno caso – come si vede in queste settimane in Italia – ma è perfino <strong><span style="text-decoration: underline;">più grave del fallimento politico ed economico</span></strong> della Ue.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">UNA VOCE PROFETICA</span></strong></p>
<p>Una delle voci nel deserto che videro in anticipo è quella di un eroico dissidente russo, <strong><span style="text-decoration: underline;">Vladimir Bukovsky, uno così temerario e indomabile che già a venti anni era inviso al regime comunista sovietico il quale lo rinchiuse nei manicomi politici e nel gulag, torturandolo</span></strong> (infine – pur di disfarsene – lo cacciò via nel 1976 in cambio della liberazione in Cile del leader comunista Luis Corvalan).</p>
<p>Ebbene, Bukovsky, in una conferenza nell’ottobre del 2000, riportata di recente su “Italia oggi”, se n’era uscito con affermazioni che sembrarono allora esagerate, che forse lo sono, ma che – alla luce degli ultimi eventi &#8211; rischiano di essere semplicemente profetiche.</p>
<p>Non mi riferisco solo a eventi come il commissariamento dell’Italia e della Grecia e il tentato commissariamento (in corso) dell’Ungheria, ma anche alle cessioni di sovranità dei diversi stati mai sottoposte ai referendum popolari o alle “bocciature” di tali cessioni (nei referendum o nei parlamenti) che sono state sostanzialmente ignorate.</p>
<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">“</span></em></strong><strong><em><span style="text-decoration: underline;">Per quasi 50 anni” </span></em></strong>disse Bukovsky<strong><em><span style="text-decoration: underline;"> “abbiamo vissuto un grande pericolo sotto dell&#8217;Unione Sovietica, un paese aggressore che voleva imporre il suo modello politico a tutto il mondo. Diverse volte nella mia vita ho visto per puro miracolo sventare il sogno dell&#8217;Urss. Poi abbiamo visto la bestia contorcersi e morire davanti ai nostri occhi. Ma invece di esserne felici, siamo andati a crearci un altro mostro. Questo nuovo mostro è straordinariamente simile a quello che abbiamo appena seppellito”. </span></em></strong></p>
<p>Si riferiva all’Unione europea. Argomentava:</p>
<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">“Chi governava l&#8217;Urss? Quindici persone, non elette, che si sceglievano fra di loro. Chi governa l&#8217;Ue? Venti persone non elette che si scelgono fra di loro”.</span></em></strong></p>
<p>Bisogna riconoscere che oggi abbiamo addirittura governi non eletti (come quello italiano) con un programma dettato dalla Bce.</p>
<p>Diceva ancora Bukovsky:</p>
<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">“Come fu creata l&#8217;Urss? Soprattutto con la forza militare, ma anche costringendo le repubbliche a unirsi con la minaccia finanziaria, facendo loro paura economicamente. Come si sta creando l&#8217;Ue? Costringendo le repubbliche a unirsi con la minaccia finanziaria, facendo loro paura economicamente. Per la politica ufficiale dell&#8217;Urss le nazioni non esistevano, esistevano solo i ‘cittadini sovietici’. L&#8217;Ue non vuole le nazioni, vuole solo i cosiddetti ‘europei’. In teoria, ogni repubblica dell&#8217;Urss aveva il diritto di secessione. In pratica, non esisteva alcuna procedura che consentisse di uscirne. Nessuno ha mai detto che non si può uscire dall&#8217;Europa. Ma se qualcuno dovesse cercare di uscirne, troverà che non è prevista nessuna procedura”. </span></em></strong></p>
<p>Bukovsky arrivava fino a giudizi pesantissimi, sicuramente esagerati, ma chi ha subito ciò che lui ha subito in difesa della libertà di coscienza ha tutto il diritto di essere ipersensibile a ogni violazione della libertà di pensiero e dei diritti individuali:</p>
<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">“L&#8217;Urss aveva i gulag. L&#8217;Ue” </span></em></strong>aggiungeva Bukovsky<strong><em><span style="text-decoration: underline;"> “non ha dei gulag che si vedono, non c&#8217;è una persecuzione tangibile. Ma nonostante l&#8217;ideologia della sinistra di oggi sia ‘soft’, l&#8217;effetto è lo stesso: ci sono i gulag intellettuali. Gli oppositori sono completamente isolati e marchiati come degli intoccabili sociali. Sono messi a tacere, gli si impedisce di pubblicare, di fare carriera universitaria ecc. Questo è il loro modo di trattare con i dissidenti”.</span></em></strong><strong><em><span style="text-decoration: underline;">  </span></em></strong></p>
<p>Un’esagerazione certamente, ma è la sua stessa vicenda personale a far riflettere sulla libertà del pensiero e della cultura in Europa occidentale.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">DITTATURA POLITICALLY CORRECT</span></strong></p>
<p>Quanti in Italia conoscono Vladimir Bukovsky, il leggendario dissidente, l’eroico difensore della libertà di coscienza?</p>
<p>Eravamo pochissimi isolati che nei primi anni Settanta ne seguivamo le peripezie (nei manicomi politici e nei lager): i miei coetanei – specie quelli che oggi pontificano dai giornali come giornalisti, opinionisti e intellettuali – avevano come loro mito i vari Mao, Fidel Castro e perfino Stalin.</p>
<p>Oggi molti di loro – dopo essersi autoassolti – impartiscono lezioni di liberaldemocrazia dai mass media, ma senza mai aver fatto un vero “mea culpa”, infatti continuano a cantare in coro. E continuano ad avere in gran dispetto le voci libere come Bukovsky.</p>
<p>Il motivo semplice. Perché mette sotto accusa le élite culturali europee (e anche quelle politiche). Perché è un uomo che – dopo aver sfidato il Kgb e la cappa di piombo del regime sovietico – ha sfidato la cappa di piombo del conformismo “politically correct” occidentale.</p>
<p>E’ uno che nei suoi libri scrive: <strong><span style="text-decoration: underline;">“Il comunismo è una malattia della cultura e dell’intelletto… Le élite occidentali penso non capissero l’universalità di quel male, la sua natura internazionale e quindi il carattere universale della sua pericolosità”.</span></strong></p>
<p>La sua ha continuato ad essere una voce scomoda e isolata perché – dopo il crollo delle feroci nomenclature comuniste – non ha chiesto vendetta, ma ha pure rifiutato che si autoassolvessero e restassero al potere.</p>
<p>Ha scritto in un suo libro: <strong><span style="text-decoration: underline;">“Noi siamo pronti a perdonare i colpevoli, ma loro non devono assolversi da sé”.</span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">E’ chiaro perché uno così, in un paese come l’Italia, è sconosciuto e continua ad essere una voce silenziata</span></strong>. Infatti quante volte è stato fatto parlare in tv o sui giornali italiani?</p>
<p>Parla in Gran Bretagna, in America… Ma in Italia è una voce silenziata. Quali case editrici hanno pubblicato i suoi libri? Prendiamo il volume che ha scritto, dopo il crollo dell’Urss, quando poté tornare a Mosca e pubblicare i documenti degli archivi del Cremlino: chi ha tradotto quel libro in Italia? La piccolissima editrice Spirali.</p>
<p>Infatti “Gli archivi segreti di Mosca” è pressoché sconosciuto e ben pochi ne han parlato sui giornali. Eppure riguardava anche noi italiani.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">ALLARME</span></strong></p>
<p>Voci profetiche come quella di Bukovsky devono far riflettere soprattutto in un Paese come il nostro dove ha sempre scarseggiato la sensibilità per i diritti dell’individuo e ha sempre abbondato il conformismo culturale, la prevaricazione delle nomenklature e quella dello stato.<strong></strong></p>
<p>L’allarme del dissidente russo sull’Europa ci riguarda e ci deve far riflettere. Oggi più che mai. Ma ancora una volta sono poche le voci sensibili all’allarme sulla libertà.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Antonio Socci</p>
<p>Da “Libero”,  15 gennaio 2012</p>
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		<title>Altro che Ungheria! In pericolo è la NOSTRA libertà !!!</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 18:45:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non mi piace (e mi preoccupa) l’andazzo del governo di Victor Orban, in Ungheria: penso che il Partito popolare europeo (di cui Orban è vicepresidente) dovrebbe discuterne subito.</p>
<p>Ma vedendo che Corriere della sera e Repubblica già lanciano la crociata contro il governo di Budapest, eletto da una maggioranza di due terzi, mi chiedo: siamo sicuri che noi italiani possiamo permetterci il lusso di dare lezioni all’Ungheria?</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">COMPAGNO NAPOLITANO<span id="more-1466"></span></span></strong></p>
<p>Temo che gli ungheresi possano dirci: cari signori italiani che volete insegnarci il liberalismo, voi avete eletto presidente della Repubblica, dunque simbolo morale di tutta la vostra nazione, e tutti i giorni incensate sui giornali (a cominciare da Corriere, Repubblica e Stampa), un uomo politico che fu dirigente del Partito comunista di Togliatti e di Stalin.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">L’on. Napolitano, nel 1956, quando i carri armati sovietici schiacciarono nel sangue il nostro popolo che chiedeva libertà, si pronunciò così: “L’intervento sovietico ha non solo contribuito a impedire che l’Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione ma alla pace nel mondo”.</span></strong></p>
<p>Quell’invasione (“per la pace”) massacrò 2700 ungheresi, oltre alla libertà e all’indipendenza di quel Paese. Congelando un’evoluzione che poteva iniziare allora e non nell’89.</p>
<p>Noi replicheremo che Napolitano ha poi riconosciuto l’errore.</p>
<p>Ci mancherebbe! Volete che quarant’anni dopo, a comunismo crollato – ci diranno gli ungheresi &#8211; esaltasse ancora l’invasione?</p>
<p>Ma il passato conta e non può essere cancellato. Specie se uno non si ritira in pensione, ma diventa presidente della Repubblica. E specie se volete dar lezioni di libertà a noi.</p>
<p>D’altra parte, bisogna ammettere che se si legge l’ “autobiografia politica” di Napolitano intitolata “Dal Pci al socialismo europeo” (Laterza), uscita nel 2005, alla vigilia della sua elezione al Quirinale, la “revisione” sui fatti ungheresi sembra ancora il dibattito interno al Pci: dà ragione ad Antonio Giolitti e a Di Vittorio, riconosce che avevano ragione i dirigenti comunisti ungheresi che si opposero ai carri armati e furono spazzati via, ma non dà ragione agli anticomunisti.</p>
<p>Ed evita di fare i conti con tutta la verità storica.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">RIVELAZIONI SU TOGLIATTI</span></strong></p>
<p>Per esempio. Si era sempre scritto che il Pci avesse “solo” (sic!) applaudito sull’Unità i cingolati del tiranno e condannato gli operai che chiedevano pane e libertà come “controrivoluzionari”, “teppisti” e “spregevoli provocatori”.</p>
<p>Ma Togliatti non fece solo questo.  Lo si è scoperto alla fine del 1992, quando il presidente russo Eltsin consegnò al presidente ungherese i documenti riguardanti l’invasione dell’Ungheria che erano custoditi negli archivi segreti dell’ex Urss.</p>
<p>Da quella documentazione si è scoperto che il 30 ottobre 1956 il presidium del comitato centrale sovietico – in linea con la destalinizzazione di Kruscev &#8211; aveva deciso all’unanimità di evitare l’intervento armato in Ungheria. Invece il giorno dopo capovolse tutto e decise di “restaurare l’ordine in Ungheria”.</p>
<p>A cosa fu dovuta questa retromarcia?</p>
<p>Si è ipotizzato che a modificare la prima decisione sovietica – scrivono Zaslavskj ed Aga-Rossi &#8211; “contribuirono le prese di posizione di alcuni rappresentanti del blocco comunista a favore di un intervento. A questo proposito rimane da approfondire il ruolo avuto dal telegramma di Togliatti” dove costui “definì gli avvenimenti ungheresi ‘la rivolta controrivoluzionaria’ e sollecitò il governo sovietico a prendere una posizione chiara, per evitare che assumessero una ‘direzione reazionaria’ ”.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Questa è appunto la scoperta: una lettera (dura con gli ungheresi) di Togliatti spedita urgentemente, per telegramma, a Mosca proprio quel 30 ottobre tramite l’ambasciata sovietica.</span></strong></p>
<p>Togliatti – essendo stato così vicino a Stalin – aveva allora un grosso peso nel mondo comunista internazionale, infatti <strong><span style="text-decoration: underline;">“all’interno dell’Unione Sovietica la sua lettera fu utilizzata dall’apparato di propaganda per giustificare l’intervento” (Zaslavskj).</span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Dunque oggi si può dire che il ruolo del leader del Pci non fu solo quello di lodare i carri armati che invasero l’Ungheria</span></strong> per “sbarrare la strada al terrore bianco e schiacciare il fascismo nell’uovo”.</p>
<p>Di tutto questo Victor Zaslavskj ha scritto in due volumi del 1997 e del 2004, ma Napolitano nel suo libro del 2005 non ne fa alcuna menzione. E continua a sostenere che l’errore del Pci fu solo “la giustificazione del sanguinoso intervento”.  </p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">E’ ANCORA COMUNISTA?</span></strong></p>
<p>Del resto tutta la revisione di Napolitano appare indulgente e “continuista”. Mai una vera rottura.</p>
<p>Pur essendo approdato, come dice il titolo del libro, al “socialismo europeo”, <strong><span style="text-decoration: underline;">da nessuna parte egli scrive che avevano ragione gli anticomunisti</span></strong> (come il cardinale Mindszenty o come Luigi Gedda e Pio XII).</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Non mi pare che scriva che fosse immorale e ingiustificabile sostenere le disumane tirannie comuniste e propagarne le stomachevoli menzogne.  </span></strong></p>
<p>Anzi. Si legge talora <strong><span style="text-decoration: underline;">una sorprendete apologia del Pci degli anni Quaranta</span></strong>, proprio il periodo di Stalin. Ci si aspettava che almeno nel 2005 Napolitano riconoscesse l’enorme merito storico della Dc, di avere letteralmente salvato la libertà e l’indipendenza dell’Italia dalla minaccia (anche militare) comunista.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">E invece scrive testualmente che “dopo le elezioni del 18 aprile 1948, la Democrazia cristiana (…) intraprese coi suoi alleati di governo una politica che risultò oscurantista e perfino liberticida rispetto ai valori della laicità dello Stato, ai diritti costituzionali dell’opposizione, alle espressioni culturali e artistiche non gradite”.</span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Poi sottolinea quanto fosse “persuasiva la strategia di opposizione del Pci” elogiando “il successo di una vigorosa e ben motivata azione politica del Pci, che lo qualificò come partito difensore della Costituzione repubblicana e della libertà della cultura, e che fu certamente benefica per il paese, per la democrazia italiana” (pagg. 16-17). </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Dunque il Pci di Togliatti e di Stalin fu il salvatore della democrazia e della libertà, mentre la Dc di De Gasperi fu “liberticida” e “oscurantista”. Scritto nel 2005, alla vigilia dell’elezione al Colle. </span></strong></p>
<p>Vogliamo oggi dar lezioni all’Ungheria?</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">NOI NON SIAMO PIU’ LIBERI</span></strong></p>
<p>Bisognerebbe essere stati sempre liberaldemocratici e anticomunisti, come pure antifascisti (teniamo conto che questo Orban fu un oppositore del regime comunista ungherese). Ma in Italia pochi lo sono stati.</p>
<p>Fa bene il “Corriere” ad attaccare Orban  perché “la nuova Carta rende retroattivamente ‘responsabili dei crimini comunisti’ commessi fino al 1989 i dirigenti dell’attuale partito socialista (ex comunista)”, ma noi siamo stati sempre netti nella condanna del comunismo, senza amnesie e reticenze?</p>
<p>E’ sacrosanto criticare le decisioni del governo ungherese se limitano la libertà di stampa o altre libertà o i diritti delle minoranze. Ma perché condannare il riferimento a Dio nella Costituzione (“Dio benedica gli ungheresi”), un motto uguale a quello delle istituzioni americane o inglesi?</p>
<p>Il Corriere pone fra i capi di imputazione il fatto che la nuova Costituzione “stabilisce che l’embrione è un essere umano sin dall’inizio”.</p>
<p>E’ forse un crimine? Li condanniamo dall’alto di milioni di aborti legalizzati in Europa? Magari mentre digeriamo senza proteste la legge sugli aborti forzati in Cina che fa milioni di vittime?</p>
<p>Repubblica imputa a Orban di aver varato “una legge che toglie autonomia alla banca centrale, sfidando Bce e Fmi”. Ma la sovranità spetta ai popoli o a Bce e Fmi?</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Siamo più liberi e liberali noi italiani che abbiamo consegnato la nostra sovranità a un ente privato come la Bce o alla Bundesbank, facendoci dettare da loro il programma di governo e il nuovo governo? </span></strong></p>
<p>Siamo più liberi noi, ormai costretti a lavorare gratis per lo stato fino ad agosto e a consegnare alle banche i nostri stipendi, senza più neanche il diritto di prelevare liberamente i nostri soldi dovendo giustificare prima allo stato come intendiamo spenderli? Sarebbe questa la libertà che vogliamo insegnare all’Ungheria?</p>
<p>Antonio Socci</p>
<p>Da “Libero”, 5 gennaio 2012</p>
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		<title>Ultime notizie da Fatima: ciò che la Madonna ha fatto (e fa) per noi&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 10:18:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Terzo Segreto]]></category>

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		<description><![CDATA[La profezia dei Maya, gli oroscopi…. A milioni vanno dietro a queste favole, specialmente con l’ingresso nel 2012 e complice l’incertezza provocata dalla crisi. Si ignorano invece le profezie vere e documentate. Quali sono? Anzitutto le trecento profezie messianiche dell’Antico Testamento, clamorosamente compiutesi fin nel dettaglio in Gesù di Nazaret. Da allora chi ha fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La profezia dei Maya, gli oroscopi…. A milioni vanno dietro a queste favole, specialmente con l’ingresso nel 2012 e complice l’incertezza provocata dalla crisi. Si ignorano invece le profezie vere e documentate.</p>
<p>Quali sono?<span id="more-1464"></span></p>
<p>Anzitutto le trecento profezie messianiche dell’Antico Testamento, clamorosamente compiutesi fin nel dettaglio in Gesù di Nazaret.</p>
<p>Da allora chi ha fatto profezie che effettivamente si sono storicamente realizzate è, nelle sue diverse apparizioni, la Madonna che non a caso la Chiesa venera come “Regina dei profeti”.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">IL SOLE DI FATIMA</span></strong></p>
<p>Quella più nota e più recente è contenuta nel messaggio dato a Fatima nel luglio 1917. Garantito dal clamoroso prodigio del sole, accaduto il 13 ottobre 1917 davanti a 70 mila persone (fra cui diversi agnostici e atei).</p>
<p>Prodigio documentato sui giornali laici del tempo.</p>
<p>La profezia cominciò ad avverarsi un mese dopo con la rivoluzione bolscevica in Russia, predetta dalla Madonna.</p>
<p>Ora abbiamo una nuova, clamorosa conferma di un altro dettaglio della profezia grazie all’apertura degli archivi di stato britannici per i documenti che hanno superato i trent’anni, quindi quelli relativi al 1981.</p>
<p>E’ una storia che sta venendo alla luce proprio in queste ore (ne ha scritto ieri Enrico Franceschini su Repubblica), ma per capirne la portata e il legame con Fatima bisogna fare un passo indietro.</p>
<p>Nell’apparizione del luglio 1917 la Madonna affidò ai tre bambini un messaggio importantissimo: <strong><span style="text-decoration: underline;">lei sarebbe tornata a chiedere “la consacrazione della Russia” al suo Cuore immacolato, da parte del Papa e dei vescovi, e “la comunione riparatrice dei primi sabati”.</span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Se fosse stata ascoltata questa sua richiesta il mondo avrebbe avuto pace, in caso contrario nessuno avrebbe potuto fermare una seconda guerra mondiale e una diffusione del comunismo nel mondo che avrebbe scatenato persecuzioni contro i cristiani, orrori e guerre.</span></strong></p>
<p>In effetti la Madonna tornò ad apparire a suor Lucia nel 1929 dicendo che quella era l’ora, ma non fu ascoltata. Per questo accadde tutto ciò che aveva predetto.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">WOJTYLA IL GRANDE</span></strong></p>
<p>Nel 1978 divenne papa Giovanni Paolo II. Soprattutto dopo l’attentato del 13 maggio 1981, i cui mandanti stavano ad est, ritenendo di essere stato salvato miracolosamente  proprio dalla Madonna di Fatima di cui, esattamente in quel giorno, si celebrava la festa, decise di riprendere in mano il messaggio di Fatima.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Fin dal 1981 cercò dunque ripetutamente di fare la consacrazione chiesta dalla Madonna, ma lui stesso dovette superare forti opposizioni degli ambienti ecclesiastici.</span></strong></p>
<p>Il Papa comunque la fece – come potè &#8211; il 25 marzo 1984. In quella celebrazione solenne pronunciò una preghiera drammatica e toccante, dove fra l’altro gridava:</p>
<p><strong><em>“Madre degli uomini e dei popoli… dalla fame e dalla guerra, liberaci! Dalla guerra nucleare, da un’autodistruzione incalcolabile, da ogni genere di guerra, liberaci!”.<br />
</em></strong>Anni dopo venni in possesso di una straordinaria intervista di suor Lucia che il 14 ottobre 1993 era stata registrata con la telecamera da un giornalista portoghese (la trasmisi in tv, ad Excalibur).</p>
<p>In essa l’anziana suora, fra le altre cose, faceva questa sorprendente affermazione: <strong><span style="text-decoration: underline;">“La Consacrazione del 1984 ha evitato una guerra atomica che sarebbe accaduta nel 1985”.</span></strong></p>
<p>In effetti la Madonna a Fatima aveva predetto che il comunismo avrebbe scatenato guerre e questa profezia era nota e pubblica da anni.</p>
<p>Ma ero perplesso perché non capivo chi e quando poteva aver fatto sapere a suor Lucia che un conflitto nucleare nel 1985 era stato scongiurato grazie alla Consacrazione del 1984, visto che le apparizioni di Fatima erano avvenute molti anni prima.</p>
<p>La risposta mi venne implicitamente il 17 febbraio 2005, quando aprii Repubblica e vi trovai un’ampia intervista al cardinale Bertone.</p>
<p>Il prelato, che più volte aveva fatto visita alla suora portoghese, rivelò, fra le altre cose, che “Lucia ebbe una visione nel 1984, l’ultima ‘pubblica’ di cui non si è mai parlato, durante la quale la Madonna la ringraziava della consacrazione nel suo nome”.</p>
<p>Evidentemente era in quell’occasione che la veggente aveva avuto la clamorosa “informazione” e da una fonte davvero attendibile e “altolocata”.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">IL GIORNO DELL’ARSENALE</span></strong></p>
<p>Tuttavia, ritenendo che una guerra nucleare non scoppia da un momento all’altro senza motivi storicamente accertabili, scrivendo il libro “Il quarto segreto di Fatima”, andai a cercare le notizie di quei primi anni Ottanta che confermavano o smentivano l’esistenza di una condizione prebellica.</p>
<p>Scoprii che in effetti nei primi anni Ottanta la tensione fra Est e Ovest era stata gravissima e aveva toccato il culmine nel 1983, con la crisi degli euromissili. Al Cremlino si succedevano Breznev, Andropov, Cernenko.</p>
<p>Il sistema economico sovietico era ormai al collasso e la sfida militare imposta da Reagan – secondo i capi comunisti – metteva l’Urss davanti a una sola alternativa: o scatenare subito un attacco militare (inevitabilmente nucleare) all’Europa occidentale, prima di trovarsi in minorità militare sullo scenario europeo, o arrendersi al crollo del regime.</p>
<p>Il Cremlino prese dunque in esame la possibilità di un attacco preventivo all’Occidente. E’ in questa terribile situazione, il momento più drammatico dal dopoguerra, che si situa la solenne consacrazione del Papa.</p>
<p>Ebbene, dopo di essa accadono una serie di eventi del tutto imprevisti che di fatto spazzano via la possibilità concreta di una guerra. Ma perché nel giro di pochi mesi il Cremlino accantona l’ipotesi dell’attacco?</p>
<p>Uno dei fatti che possono aver determinato quella svolta, secondo Alberto Leoni, esperto di storia militare, fu l’ “incidente” che mise fuori uso il potenziale militare sovietico, l’esplosione dell’arsenale di Severomorsk, nel Mare del Nord: “senza quell’apparato missilistico che controllava l’Atlantico” spiegava Leoni “l’Urss non aveva più alcuna speranza di vittoria. Per questo l’opzione militare fu cancellata”.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ebbene, quell’evento accadde due mesi dopo la Consacrazione fatta dal Papa, ma conta soprattutto il giorno: era il 13 maggio 1984, anniversario e festa della Madonna di Fatima e dell’attentato al Papa. </span></strong></p>
<p>A quel punto l’Urss fu costretta a trovare un’altra via: la (disperata) riforma del sistema sovietico. Così, con la morte di Cernenko, pochi mesi dopo la consacrazione fatta dal Papa, fu chiamato al potere, a Mosca, Mihail Gorbacev.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">IL SEGNO DI MARIA</span></strong></p>
<p>L’uomo delle riforme impossibili (che in realtà portò il comunismo alla fine incruenta) firmò con Reagan il fondamentale trattato per la riduzione degli armamenti e l’eliminazione degli euromissili, che allontanava l’apocalisse nucleare – guarda caso &#8211; <strong><span style="text-decoration: underline;">il giorno 8 dicembre del 1987, quando la Chiesa festeggia l’Immacolata Concezione. </span></strong></p>
<p>E’ inevitabile ricordare che proprio la profezia di Fatima si concludeva così: <strong><span style="text-decoration: underline;">“Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà”</span></strong>. Ed è stupefacente trovare sempre il “segno” di Fatima in tutte le date che segnano il progressivo dissolversi del comunismo. Infatti <strong><span style="text-decoration: underline;">l’atto di liquidazione dell’Urss si consumò di nuovo un 8 dicembre</span></strong> (dell’anno 1991) e <strong><span style="text-decoration: underline;">la bandiera rossa con falce e martello fu definitivamente ammainata dal Cremlino il 25 dicembre 1991, Natale del Signore.</span></strong></p>
<p>Di nuovo si poteva constatare l’avverarsi della prima profezia di Maria, quella contenuta nel Magnificat: “Dio abbatte i potenti dai troni e innalza gli umili”.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">ULTIME RIVELAZIONI</span></strong></p>
<p>Se poi qualcuno dubita ancora che, in quei primi anni Ottanta, sia stato scongiurato un conflitto nucleare può utilmente consultare i documenti segreti dell’archivio di stato britannico a cui è stato appena tolto l’embargo.<strong></strong></p>
<p>C’è il piano sovietico di attacco alla Gran Bretagna che prevedeva, fra le altre cose, l’assassinio della Thatcher, perché lei poteva disporre un attacco nucleare all’Urss. Era l’unico modo, osserva Franceschini, con cui Mosca poteva “sperare di vincere un confronto atomico con l’occidente”.</p>
<p>Questo (recente) passato è la lezione di Fatima. E dovrebbe farci capire che per il nostro futuro adesso non serve scrutare il calendario Maya o i tarocchi. Casomai conviene guardare a Medjugorije, che è la prosecuzione di Fatima.</p>
<p>Antonio Socci</p>
<p>Da “Libero”, 3 gennaio 2012</p>
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		<title>Il premio 2011 a due vescovi cinesi, martiri e “illustri sconosciuti” (da “Asianews” uno straordinario articolo di padre Bernardo Cervellera)</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 21:16:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
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		<category><![CDATA[padre Bernardo Cervellera]]></category>
		<category><![CDATA[persecuzioni contro i cristiani]]></category>
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		<description><![CDATA[Mons. Giacomo Su Zhimin, 80anni, ha subito finora 40 di prigionia; mons. Cosma Shi Enxiang, 90 anni, ha passato 51 anni in carcere. Di loro nessuno parla e il governo cinese dice che “non sa dove essi siano”. Si teme che vengano uccisi sotto tortura, come è avvenuto per altri vescovi. Il Vaticano dovrebbe chiedere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">Mons. Giacomo Su Zhimin, 80anni, ha subito finora 40 di prigionia; mons. Cosma Shi Enxiang, 90 anni, ha passato 51 anni in carcere. Di loro nessuno parla e il governo cinese dice che “non sa dove essi siano”. Si teme che vengano uccisi sotto tortura, come è avvenuto per altri vescovi. Il Vaticano dovrebbe chiedere la loro liberazione come condizione per ogni dialogo. Una campagna a loro favore per il 2012.<span id="more-1462"></span></span></em></strong><strong><em><span style="text-decoration: underline;"><br />
</span></em></strong><br />
<a href="http://www.asianews.it/files/img/CINA_(f)_1230_-_Vescovi.jpg"></a><a href="http://www.asianews.it/files/img/CINA_(f)_1230_-_Vescovi.jpg"></a>Roma (AsiaNews) – Alla fine dell’anno molte riviste e siti web stilano una classifica dei personaggi più famosi del 2011, che si sono distinti in qualche opera o hanno determinato l’informazione mondiale.</p>
<p>Di solito sono personaggi della politica, della cultura, o un movimento intero, come è quest’anno per la rivista americana Time, che ha consacrato a “personaggio” (collettivo) del 2011 i giovani della “primavera araba” e a tutti i dimostranti del mondo.</p>
<p>Noi di <em>AsiaNews</em> vogliamo fare una scelta controcorrente: dare un premio a chi non è mai stato citato dai media, chi non ha avuto alcun riconoscimento pubblico, chi è dimenticato nonostante anni di lotta per la verità, la dignità e la giustizia: insomma un premio “all’illustre sconosciuto”.<br />
Come Time, anche noi vogliamo dedicare un premio “collettivo”, a due grandi sconosciuti: due vescovi cinesi della comunità sotterranea che da decenni sono stati rapiti dalla polizia e dei quali nessuno sa più nulla.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Il primo è mons. Giacomo Su Zhimin, quasi 80 anni, vescovo di Baoding (Hebei), arrestato dalla polizia l’8 ottobre 1997. </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Da allora nessuno conosce né l’accusa che ha causato l’arresto, né se vi sia stato un processo, né il suo luogo di detenzione. </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Nel novembre 2003 è stato per caso scoperto in cura in un ospedale di Pechino, circondato da poliziotti della pubblica sicurezza. Dopo una breve e frettolosa visita dei parenti, la polizia lo ha fatto scomparire ancora fino ad oggi.</span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
</span></strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Il secondo è mons. Cosma Shi Enxiang, di 90 anni, vescovo di Yixian (Hebei), arrestato il 13 aprile 2001. Di lui non si sa davvero nulla, anche se i suoi parenti e fedeli continuano a domandare alla polizia almeno qualche notizia.</span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;"></p>
<p></span></strong>Essi meritano di essere ricordati accanto a famosi personaggi della dissidenza come il premio Nobel Liu Xiaobo o il grande Bao Tong perché come loro – e da molto più tempo – combattono per la libertà dell’individuo e per la loro fede.</p>
<p>In qualche modo essi sono i profeti della dissidenza: primi a subire persecuzione; primi a subire arresti e condanne; primi a lanciare appelli alla comunità internazionale; i primi ad essere dimenticati.<br />
Prima dell’ultimo arresto, mons. Su Zhimin ha passato a fasi alterne almeno 26 anni in carcere o ai lavori forzati, bollato come “controrivoluzionario” solo perché , fin dagli anni ’50, si è sempre rifiutato di aderire all’Associazione patriottica, che vuole edificare una chiesa nazionale staccata dal papa.</p>
<p>Nel ’96 – da un luogo nascosto perché ricercato – era riuscito a diffondere una lettera aperta al governo cinese perché rispettasse i diritti umani e la libertà religiosa del popolo. In tutto ha già speso 40 anni in cattività.</p>
<p>Mons. Shi Enxiang è stato incarcerato ancora più a lungo: dal 1957 fino al 1980, costretto ai lavori forzati agricoli nell’Heilongjiang, fino a fare il minatore nelle miniere di carbone dello Shanxi.</p>
<p>È arrestato ancora per tre anni nel 1983, poi subisce tre anni di arresti domiciliari.</p>
<p>Nell’89 – alla costituzione della Conferenza episcopale dei vescovi sotterranei – viene ancora arrestato e rilasciato solo nel ’93, fino al suo ultimo arresto nel 2001. In tutto egli ha passato già 51 anni in prigione.<br />
Mentre in Cina crescono le rivolte sociali per la giustizia e la dignità degli operai e dei contadini, vale la pena ricordare questi campioni perché essi hanno lottato come loro e prima di loro per la verità, senza mai imbracciare le armi, spesso da soli, senza il conforto dei network di Facebook o di Twitter.<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Vale la pena ricordarli anche perché c’è il timore che il regime cinese li faccia morire sotto le torture, come in passato è avvenuto per altri vescovi cinesi imprigionati (mons. Giuseppe Fan Xueyan nel ’92; mons. Giovanni Gao Kexian nel 2006; mons. Giovanni Han Dingxian nel 2007).</span></strong><br />
Allo stesso tempo, vale la pena ricordarli per mostrare quanto è ridicolo il governo di Pechino, che davanti a richieste di personalità politiche internazionale sulla sorte dei due vescovi, si nasconde rispondendo: “Non sappiamo”: dovremmo credere che il governo con un gigantesco apparato poliziesco, una superba rete spionistica e di controllo capillare sulla sua popolazione, ignora dove si trovino questi due anziani vescovi, che la cultura cinese imporrebbe di rispettare e onorare?<br />
Il “non sappiamo” è anche la risposta che il Vaticano riceve quando – in incontri privatissimi con qualche burocrate cinese – osa levare la questione sui due prelati scomparsi.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Così, per il timore che la loro sorte peggiori, i loro nomi non vengono mai citati nemmeno nelle preghiere per i perseguitati.</span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
</span></strong>La dolcezza vaticana, mostrata finora nel dialogo con le autorità cinesi, non è riuscita ancora a liberare questi vescovi, né le decine di sacerdoti sotterranei che languono nei laogai (lager) cinesi.<br />
Il nostro augurio per la Commissione vaticana sulla Chiesa in Cina è che essa ponga la loro liberazione come condizione per far ripartire qualunque dialogo.</p>
<p>E la nostra richiesta a chiunque, cristiani e non, è ricordarsi di questi due anziani campioni della fede, della verità, della dignità dell’uomo.</p>
<p>A loro indiscutibilmente va il nostro premio e soprattutto la nostra gratitudine. Per questo vogliamo iniziare il 2012 con una campagna a loro favore.</p>
<p><strong>Bernardo Cervellera</strong></p>
<p>Direttore di “Asianews”, agenzia del Pontificio istituto missioni estere</p>
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