<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>lo Straniero</title>
	<atom:link href="http://www.antoniosocci.com/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.antoniosocci.com</link>
	<description>Il blog di Antonio Socci</description>
	<lastBuildDate>Sun, 19 May 2013 07:42:10 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.5.1</generator>
		<item>
		<title>LA GEMMA DI KIKO ARGUELLO</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2013/05/la-gemma-di-kiko-arguello/</link>
		<comments>http://www.antoniosocci.com/2013/05/la-gemma-di-kiko-arguello/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 19 May 2013 07:42:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Cammino Neocatecumenale]]></category>
		<category><![CDATA[Kiko Arguello]]></category>
		<category><![CDATA[raduno dei movimenti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antoniosocci.com/?p=1762</guid>
		<description><![CDATA[Le giornate di ieri e di oggi del Papa con i movimenti colpiscono i media soprattutto per il fiume immenso di persone che arriva in Piazza San Pietro. I movimenti nati nella Chiesa sono ormai come bei rami frondosi della grande quercia che abbraccia tutte le miserie umane. Ma la cosa più rivelatrice è scoprire [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Le giornate di ieri e di oggi del Papa con i movimenti colpiscono i media soprattutto per il fiume immenso di persone che arriva in Piazza San Pietro.</p>
<p>I movimenti nati nella Chiesa sono ormai come bei rami frondosi della grande quercia che abbraccia tutte le miserie umane.<span id="more-1762"></span></p>
<p>Ma la cosa più rivelatrice è scoprire quella piccola “gemma d’aprile” da cui nascono questi rami. Perché nell’inizio è contenuta l’essenza di una cosa.</p>
<p>E senza il rinnovarsi di quella piccola gemma – come diceva Péguy – tutto il grande albero non sarebbe che legna secca. Da ardere.</p>
<p>Su queste colonne di recente ho raccontato la vicenda di Chiara Amirante e di Nuovi Orizzonti. Altre volte ho parlato di don Luigi Giussani e di Comunione e liberazione. In diverse occasioni ho ripercorso dall’inizio le apparizioni di Medjugorje riferendo dell’immenso popolo che da lì è nato.</p>
<p>Anche all’inizio di uno dei movimenti più grandi e vitali di oggi, il Cammino Neocatecumenale, c’è lo stesso “segreto”, la piccola gemma.</p>
<p>Tutto nasce sempre nel silenzio di un cuore umano affascinato da Cristo, trasformato e riempito delle sue grazie dallo Spirito Santo (è ciò che si chiama carisma).</p>
<p>Non c’erano finora libri che ripercorressero la storia del Cammino, ma nelle scorse settimane è uscito un preziosissimo memoriale dove è lo stesso Kiko Arguello, il fondatore, a raccontarla.</p>
<p>Quello di Kiko è un nome che alle cronache dei giornali forse dice poco (perché l’uomo non frequenta salotti), ma è invece molto importante per la Chiesa e per la vita del suo immenso popolo.</p>
<p>Kiko dunque racconta cosa gli è accaduto, come è stato sorpreso da Gesù e “chiamato”: il suo bel libro, “Kerigma”, è stato tradotto dalla San Paolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL SUCCESSO E IL VUOTO</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Francisco, detto Kiko, nasce a Léon, in Spagna, il 9 gennaio 1939, in una famiglia dell’alta borghesia. Dotato di buone doti artistiche da giovane frequenta l’Accademia di Belle Arti a Madrid. E naturalmente si trova immerso nel clima culturale delle élite del tempo che avevano i loro riferimenti esistenziali in autori come Sartre e Camus.</p>
<p>“Ho provato a vivere così, ma presto mi sono reso conto che, quando la vita diventa insopportabile, c’è solo un’uscita: suicidarsi. Dicono che ogni secondo si uccide una persona nel mondo”.</p>
<p>Nonostante la pittura lo avesse portato al successo, Kiko ricorda che ogni mattina si alzava con queste domande: “Vivere, perché? Per guadagnare soldi? Per essere felice? Perché? Avevo già soldi, già avevo fama, e non ero felice; ero come morto dentro. Ho capito subito che, se continuavo così, mi sarei ucciso”.</p>
<p>Ma, annota, “in questo cielo chiuso, Dio ha avuto pietà di me”. Infatti, nonostante il nichilismo respirato dovunque, “qualcosa dentro di me non era d’accordo che tutto fosse assurdo: la bellezza, l’arte, l’acqua, i fiori, gli alberi… Qualcosa non quadrava”.</p>
<p>Insomma “per me non era indifferente se Dio c’è o non c’è; era una questione di vita o di morte”.</p>
<p>Così “in un momento tragico della mia esistenza, entrai nella mia stanza, chiusi la porta e gridai a Dio: Se esisti, vieni, aiutami, perché avanti a me ho la morte!”.</p>
<p>Era una “discesa” nel baratro che Dio aveva permesso “per farmi umile”, spiega Kiko, “per farmi capace di gridare, di chiedere aiuto. E in quel momento avvenne un incontro”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’INCONTRO</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non c’è qui lo spazio per seguire, passo dopo passo, il cammino di Kiko. L’amicizia con i “Cursillos de Cristianidad” lo aiuta a liberarsi da “tanti pregiudizi che avevo contro la Chiesa” e che “venivano dai miei amici marxisti”.</p>
<p>Che contestava con un argomento molto acuto: “volete creare un paradiso comunista in cui ci sia giustizia per tutti. Ma se non date una risposta a tutta la storia, nel fondo siete dei borghesi”.</p>
<p>Chi darà giustizia – per esempio – alla massa di schiavi schiacciati come bestie per millenni? “E’ assurdo” obiettava Kiko “che per alcuni ci sia giustizia e per altri no”. Se non c’è un’altra vita e una giustizia suprema e totale per tutti non può esserci nessuna giustizia.</p>
<p>Poi Kiko fa l’esperienza del deserto e dell’adorazione con i Piccoli Fratelli di De Foucauld. Infine un episodio. Un giorno di Natale, in una casa facoltosa, trova la donna di servizio a piangere.</p>
<p>Lei gli racconta il suo dramma, un marito violento e alcolizzato, orrori vari, la vita in un quartiere spaventoso. Da qual momento Kiko scopre “una sofferenza umana inaudita… Ho capito che c’è una presenza di Cristo in coloro che soffrono, soprattutto nella sofferenza degli innocenti”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA BARACCA</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Così il giovane artista, ricco e famoso, lascia tutto e va a vivere fra i poveri. In baracche terrificanti. E lì, alla periferia estrema di Madrid, in “una piccola valle piena di grotte, dove c’erano zingari, ‘quinquis’, barboni, clochard, mendicanti, vecchie prostitute…una zona orribile”, proprio lì nasce il Cammino neocatecumenale, una delle realtà più straordinarie della Chiesa di oggi.</p>
<p>Ma, attenzione, Kiko andò lì solo per condividere quella povertà, per amore di Gesù, non andò affatto lì per fare qualche opera sociale, né per fondare un movimento ecclesiale. Neanche ci pensava.</p>
<p>Anzi, era refrattario ogni volta che – all’inizio – qualcuno di quei poveracci a cui raccontava di Cristo voleva che parlasse in pubblico, a tutti.</p>
<p>Kiko all’inizio non voleva saperne, “ma il Signore mi ha obbligato, in quell’ambiente” a catechizzare “perché volevano che parlassi loro di Gesù Cristo”.</p>
<p>Questa è una caratteristica di ogni movimento ai suoi inizi. Non è un progetto umano, non nasce per la volontà di un uomo. E’ sempre Cristo che si rende presente con potenza attraverso la povera umanità di un uomo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LE LACRIME DEL VESCOVO</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli aneddoti che Kiko racconta su questo periodo sono freschi, a volte drammatici e struggenti, a volte divertenti. Un giorno arriva la polizia, vuole sgomberare le baracche. Per una serie di circostanze viene chiamato lì pure l’arcivescovo di Madrid, monsignor Morcillo, e “scopre” Kiko, vede dove e come vive, quello che fa. E si commuove profondamente.</p>
<p>Gli dice: “Kiko, io non sono cristiano. Guarda, da oggi il mio palazzo episcopale è sempre aperto per te”.</p>
<p>Siamo attorno al 1965-66. E’ appena finito il Concilio. La predicazione di Kiko comincia a diffondersi a Madrid. Poi valica i confini. Dopo il ’68 arrivano dall’Italia quelli delle comunità di base, affascinati da ciò che hanno sentito di lui. Ma quando Kiko, barba lunga e giacca verde alla Che Guevara, arriva a Roma, “lì, in un’assemblea, tutta di giovani di sinistra, ho detto che Lenin e Che Guevara erano falsi profeti e ho parlato di Cristo che non resiste al male, gettando a terra tutte le loro idee. Sono rimasti di stucco”.</p>
<p>Poi alcuni lo hanno portato a “una messa beat” e alla fine gli hanno chiesto: “che te ne sembra?”. Risposta fulminante: “Non si rinnova la Chiesa con le chitarre”. “No? E con cosa?”. Risposta: “Con il Mistero Pasquale, con il kerigma”.</p>
<p>Il kerigma, che è il cuore dell’annuncio di Kiko, è la notizia – data con la forza dello Spirito Santo &#8211; di Dio fatto uomo, morto per noi e risorto. E’ iniziata così un’avventura straordinaria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>VERSO IL MONDO</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oggi a Roma il Cammino è presente in cento parrocchie e ci sono circa 500 comunità. Il movimento ormai vive in cento nazioni del mondo. Tantissime sono le famiglie del Cammino che partono per la missione ai quattro angoli della Terra.</p>
<p>“Il Signore” dice Kiko “ci ha ispirato che dobbiamo preparare 20 mila sacerdoti per la Cina”. Di recente, in un grande incontro, ha invitato i giovani presenti a offrirsi per l’evangelizzazione di quel Paese “dove ci sono un miliardo e 300 milioni di persone che non conoscono Cristo… si sono alzati e sono venuti verso il palco circa 5.000 giovani. Non sapevamo dove metterli. Era un fiume enorme di ragazzi… E dopo si sono alzate circa 3.000 ragazze”.</p>
<p>La Sacra Scrittura annuncia che “il Signore compie meraviglie”. Ma tutto comincia sempre attraverso il semplice “sì”, personale, intimo, che una creatura gli dice. Nel silenzio del mondo. Così la Chiesa rinasce e attraversa i millenni e abbraccia i continenti riempiendoli della luce del Salvatore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Antonio Socci</p>
<p>Ps  Faccio sommessamente notare che stamani per i giornali italiani (con rarissime eccezioni) l&#8217;incontro di 300 mila persone dei movimenti con il papa in Piazza San Pietro, non è una notizia degna della prima pagina&#8230;.<br />
C&#8217;è d ridere o da piangere per questo sistema mediatico?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da “Libero”, 19 maggio 2013</p>
<p>Vedoi Facebook: “Antonio Socci pagina ufficiale”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.antoniosocci.com/2013/05/la-gemma-di-kiko-arguello/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>813 CRISTIANI DECAPITATI, UNO DOPO L’ALTRO, PERCHE’ NON VOLLERO RINNEGARE GESU’</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2013/05/813-cristiani-decapitati-uno-dopo-laltro-perche-non-vollero-rinnegare-gesu/</link>
		<comments>http://www.antoniosocci.com/2013/05/813-cristiani-decapitati-uno-dopo-laltro-perche-non-vollero-rinnegare-gesu/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 16 May 2013 07:29:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Martiri di Otranto]]></category>
		<category><![CDATA[patriottismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antoniosocci.com/?p=1760</guid>
		<description><![CDATA[Ma noi siamo ancora un popolo? Abbiamo ancora un’identità nazionale, un vero senso di appartenenza? E’ ancora permesso parlare di “identità”? O il solo patriottismo sentito, consentito e vissuto è quello per la “nazionale” per antonomasia, ossia per gli azzurri? L’unico che sui media continua a porre questi interrogativi – solo apparentemente accademici – è [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ma noi siamo ancora un popolo? Abbiamo ancora un’identità nazionale, un vero senso di appartenenza? E’ ancora permesso parlare di “identità”? O il solo patriottismo sentito, consentito e vissuto è quello per la “nazionale” per antonomasia, ossia per gli azzurri?</p>
<p>L’unico che sui media continua a porre questi interrogativi – solo apparentemente accademici – è Ernesto Galli Della Loggia. Lo fa da anni, ma ben pochi sembrano capire quanto profondamente queste domande abbiano a che fare con la situazione attuale del nostro Paese (anche quella economica) e con il suo sognato o sperato “rinascimento”.</p>
<p>Infatti aver dilapidato un patrimonio morale, culturale, civile e religioso è ancor più grave dell’aver dilapidato un patrimonio economico, anzi a ben vedere ne rappresenta l’antefatto, la premessa.</p>
<p>Ho ripensato allo smarrimento della nostra memoria in questi giorni perché mi ha scritto una signora polacca, che si è sposata in Italia e vive qui da vent’anni.</p>
<p>La sua lettera prendeva spunto dalla solenne canonizzazione – domenica scorsa, in Piazza San Pietro, da Roma &#8211; degli 813 abitanti di Otranto, che nel 1480 – per non rinnegare il loro battesimo e per non passare all’Islam, come pretendeva l’invasore musulmano – furono decapitati “in odio alla fede” cristiana uno dopo l’altro (mentre donne e bambini della città pugliese venivano deportati come schiavi).</p>
<p>L’invasione era stata voluta da Maometto II (1430-1481), il sultano che già nel 1453, alla guida di 260 mila turchi, aveva  conquistato Bisanzio, mettendo a ferro e fuoco la “seconda Roma”, quindi spazzando via quella che era stata per più di mille anni la capitale del cristianesimo orientale.</p>
<p>Il passo successivo programmato dal sultano era la conquista della nostra Roma: la basilica di San Pietro era destinata a diventare una moschea come Santa Sofia.</p>
<p>L’invasione dell’Italia cominciava dunque dallo sbarco sulle coste salentine. Ma la resistenza della città di Otranto permise al re di Napoli, Ferdinando, di organizzare le forze e di riconquistare Otranto.</p>
<p>Così il martirio di quella città salvò l’Italia meridionale e la stessa Roma. A quel sacrificio il nostro Paese deve moltissimo.</p>
<p>Alfredo Mantovano, che è salentino e particolarmente affezionato alla memoria dei martiri di Otranto, di cui ha scritto la storia, ha fatto un’osservazione importante:</p>
<p>“Ciò che rende questo straordinario episodio pieno di significato, anche per l’europeo di oggi, è che nella storia della cristianità non sono mai mancate testimonianze di fede e di valori civili, né sono mai mancati gruppi di uomini che hanno affrontato con coraggio prove estreme. Mai però è accaduto un episodio di proporzioni così vaste: un’intera città dapprima combatte come può, e tiene testa per più giorni all’assedio; poi risponde con fermezza alla proposta di abiura. Sul Colle della Minerva, al di fuori del vecchio Primaldo, non emerge alcuna individualità, se è vero che degli altri martiri non si conosce il nome, a riprova del fatto che non sono pochi eroi, bensì è una popolazione intera che affronta la prova”.</p>
<p>La signora polacca mi scrive, nella sua lettera, che non conosceva quell’antica vicenda (prima della canonizzazione di domenica) che l’ha molto colpita. Probabilmente – osserva &#8211; la stragrande maggioranza degli italiani non ne sa nulla e non ne ha mai sentito parlare a scuola.</p>
<p>Poi aggiunge:</p>
<p>“Penso che, se un fatto simile fosse accaduto nel mio paese, anche i ragazzi ne conoscerebbero la  data a memoria, tanto ne sentirebbe parlare durante le lezioni di storia. Un fatto così straordinario e glorioso dovrebbe essere motivo di orgoglio anche patriottico. E’ singolare che gli italiani abbiano dovuto aspettare tre papi stranieri: Giovanni Paolo II per la beatificazione, Benedetto XVI per confermare il fatto di martirio e Francesco per la canonizzazione, per venirne a conoscenza…”.</p>
<p>Certamente il popolo polacco ha un rapporto con la propria storia e la propria identità molto più vivo del nostro. Ed è questo che gli ha permesso di trovare le forze morali per superare tragedie enormi come la simultanea invasione da parte della Germania nazista e dell’Urss, nel 1939, e il tentato annientamento nazista della nazione polacca, a cui poi han fatto seguito 45 anni di dittatura “sovietica”.</p>
<p>Papa Wojtyla ci ha mostrato quanto bella e grande possa essere la memoria viva delle proprie radici nazionali, quante energie spirituali e umane sprigioni. E ci ha fatto capire che avere una forte identità non significa affatto intolleranza verso le identità altrui (il nazionalismo infatti è la caricatura pervertita del vero patriottismo).</p>
<p>Anzi, significa amore e comprensione per le identità degli altri: in mille occasioni Giovanni Paolo II ha mostrato a noi italiani la bellezza e la grandezza della nostra storia. Esortandoci a non dimenticarla e a non tradirla.</p>
<p>Ma il martirio degli abitanti di Otranto testimonia anzitutto la forza della fede cristiana: c’è qualcosa che vale più della vita ed è per questo che vale la pena vivere, è questo che dà senso all’esistenza, al lavorare, all’amare, al soffrire, al gioire.</p>
<p>Infatti quello di Otranto non fu il sacrifico di una pattuglia di soldati ardimentosi o di un pugno di eroi. Ma di un’intera popolazione, della gente più semplice di cui neanche si tramandano i nomi, se si eccettua quello del loro eroico vescovo Stefano Pendinelli e del sarto Antonio Primaldo, colui che parlò a nome di tutti: “Credere tutti in Gesù Cristo, figlio di Dio, ed essere pronti a morire mille volte per lui”.</p>
<p>Secondo le cronache antiche egli si rivolse ai suoi concittadini con queste parole:</p>
<p><b><span style="text-decoration: underline;">“Fratelli</span></b><b></b><b><span style="text-decoration: underline;">miei, sino oggi abbiamo combattuto per defensione della patria e per salvar la</span></b><b></b><b><span style="text-decoration: underline;">vita e per li signori nostri temporali,</span></b><b></b><b><span style="text-decoration: underline;">ora è tempo che combattiamo per salvar</span></b><b></b><b><span style="text-decoration: underline;">l’anime nostre per il nostro Signore,</span></b><b></b><b><span style="text-decoration: underline;">quale essendo morto per noi in croce</span></b><b></b><b><span style="text-decoration: underline;">conviene che noi moriamo per esso,</span></b><b></b><b><span style="text-decoration: underline;">stando saldi e costanti nella fede e con</span></b><b></b><b><span style="text-decoration: underline;">questa morte temporale guadagneremo</span></b><b></b><b><span style="text-decoration: underline;">la vita eterna e la gloria del martirio”. </span></b></p>
<p>Dallo scritto di Mantovano colgo un’altra perla significativa. Giovanni Paolo II, nel 1980, parlando dei martiri di Otranto disse: “i Beati Martiri ci hanno lasciato – e in particolare hanno lasciato a voi – due consegne fondamentali: l’amore alla patria terrena; l’autenticità della fede cristiana. Il cristiano ama la sua patria terrena. L’amore della patria è una virtù cristiana”.</p>
<p>C’è di che riflettere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Antonio Socci</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da “Libero”, 16 maggio 2013</p>
<p>Vedi Facebook: “Antonio Socci pagina ufficiale”</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.antoniosocci.com/2013/05/813-cristiani-decapitati-uno-dopo-laltro-perche-non-vollero-rinnegare-gesu/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>VOCI SU RATZINGER A MEDJUGORJE. IL MIO SOGNO.</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2013/05/voci-su-ratzinger-a-medjugorje-il-mio-sogno/</link>
		<comments>http://www.antoniosocci.com/2013/05/voci-su-ratzinger-a-medjugorje-il-mio-sogno/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 03 May 2013 07:34:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Paolo II]]></category>
		<category><![CDATA[Joseph Ratzinger]]></category>
		<category><![CDATA[Medjugorje]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antoniosocci.com/?p=1757</guid>
		<description><![CDATA[Col ritorno del papa emerito in Vaticano ho fatto una sorta di sogno, uno di quei sogni a occhi aperti che sono talora ispirati da voci e boatos che circolano in diversi ambienti. Ho dunque “sognato” di ricevere la notizia secondo cui Joseph Ratzinger intende recarsi a Medjugorje. Un simile clamoroso evento sarebbe considerato bellissimo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Col ritorno del papa emerito in Vaticano ho fatto una sorta di sogno, uno di quei sogni a occhi aperti che sono talora ispirati da voci e boatos che circolano in diversi ambienti.</p>
<p>Ho dunque “sognato” di ricevere la notizia secondo cui Joseph Ratzinger intende recarsi a Medjugorje.<span id="more-1757"></span></p>
<p>Un simile clamoroso evento sarebbe considerato bellissimo da milioni di pellegrini e devoti della “Regina della pace”. Ma – è ovvio – solleverebbe anche molte opposizioni.</p>
<p>Perché tanto clamore? Anzitutto perché una simile visita potrebbe essere considerata da alcuni come un’implicita approvazione delle apparizioni della Madonna che da trent’anni avvengono nel villaggio della Bosnia Erzegovina.</p>
<p>Già questo susciterebbe alcuni malumori. Tuttavia c’è una risposta che confuta tali obiezioni: Ratzinger infatti non è più il Pontefice in carica e Medjugorje è pur sempre una parrocchia della Chiesa Cattolica, anzi un Santuario mariano, che vede arrivare tantissimi sacerdoti, pellegrini e anche diversi vescovi.</p>
<p>Quindi la visita privata del vescovo emerito di Roma di per sé non significherebbe uno “strappo”. Da Papa non avrebbe potuto farlo con un viaggio ufficiale. Come non poté farlo Giovanni Paolo II. E’ noto che papa Wojtyla credeva all’autenticità delle apparizioni di Medjugorje (lo ha dichiarato più volte, durante colloqui personali, a tanti interlocutori diversi).</p>
<p>Tuttavia – pur desiderandolo – non si è mai recato nel villaggio proprio perché il suo arrivo lì come Papa avrebbe significato una sorta di riconoscimento formale, mentre gli eventi erano (e sono) tuttora in corso.</p>
<p>Un giorno ad alcuni vescovi e sacerdoti da lui ricevuti in udienza, che dopo sarebbero andati in pellegrinaggio a Medjugorje, papa Wojtyla disse: “Medjugorje, Medjugorje. E&#8217; il centro spirituale del mondo”. Tante volte manifestò il suo desiderio di recarvisi.</p>
<p>Ratzinger è sempre stato più cauto su queste apparizioni. Io stesso nell’ottobre 2004 ne parlai a lungo, personalmente, con lui. Mi sembrò che non avesse pregiudizi, ma fosse anche molto attento a valutare tutte le testimonianze e le diverse posizioni (positive e negative) in campo.</p>
<p>Mi parve molto toccato dalle tante conversioni. Ma il suo atteggiamento era improntato a grande cautela.</p>
<p>Proprio per questa prudenza, per questo suo atteggiamento che vuole capire, da papa aveva istituito una commissione di studio su quegli eventi. Commissione che ha lavorato e sta lavorando con molta serietà e attenzione.</p>
<p>Ripensando a queste premesse il “sogno” di un suo eventuale viaggio, se si realizzasse, sorprenderebbe. E si potrebbe interpretare in diversi modi.</p>
<p>Una prima ipotesi: andare a vedere di persona, a verificare con i propri occhi, nel luogo dove – ancor prima dei miracoli – si verificano tantissime conversioni.</p>
<p>Oppure – seconda ipotesi – Ratzinger potrebbe voler ringraziare là dove la Madonna ha incessantemente chiesto ai fedeli digiuni e preghiere per i pastori della Chiesa, in primis per i pontefici.</p>
<p>Tuttavia questo potrebbe significare che qualcosa di clamoroso è accaduto. Infatti cosa potrebbe provocare una svolta e una decisione così stupefacente se non un segno soprannaturale inequivocabile che Joseph Ratzinger potrebbe aver ricevuto, cioè una ‘chiamata’ che non si può non ascoltare”?</p>
<p>Riflettendoci mi sono tornate in mente le parole del suo ultimo Angelus da papa, il 24 febbraio 2013, che – alla luce di questo mio “sogno” &#8211; acquisterebbero una risonanza tutta particolare.</p>
<p>Spiegando ai fedeli a cosa si sentiva chiamato, dopo la rinuncia al pontificato, prendendo spunto dal Vangelo di quella domenica, sulla Trasfigurazione, Benedetto XVI disse:</p>
<p><i>“Meditando questo brano del Vangelo, possiamo trarne un insegnamento molto importante. Innanzitutto, il primato della preghiera, senza la quale tutto l’impegno dell’apostolato e della carità si riduce ad attivismo&#8230; Inoltre, la preghiera non è un isolarsi dal mondo e dalle sue contraddizioni, come sul Tabor avrebbe voluto fare Pietro, ma l’orazione riconduce al cammino, all’azione. ‘L’esistenza cristiana – ho scritto nel Messaggio per questa Quaresima – consiste in un continuo salire il monte dell’incontro con Dio, per poi ridiscendere portando l’amore e la forza che ne derivano, in modo da servire i nostri fratelli e sorelle con lo stesso amore di Dio’ (n. 3)”.</i></p>
<p>Poi concluse:</p>
<p><i>“Cari fratelli e sorelle, questa Parola di Dio la sento in modo particolare rivolta a me, in questo momento della mia vita. Il Signore mi chiama a ‘salire sul monte’, a dedicarmi ancora di più alla preghiera e alla meditazione. Ma questo non significa abbandonare la Chiesa, anzi, se Dio mi chiede questo è proprio perché io possa continuare a servirla con la stessa dedizione e lo stesso amore con cui ho cercato di farlo fino ad ora, ma in un modo più adatto alla mia età e alle mie forze. Invochiamo l’intercessione della Vergine Maria: lei ci aiuti tutti a seguire sempre il Signore Gesù, nella preghiera e nella carità operosa”.</i></p>
<p>C’è anzitutto il tema della preghiera, il suo primato, che è pure il cuore del messaggio di Medjugorje. In secondo luogo c’è  quell’espressione “il Signore mi chiama a salire sul monte”, che già fece riflettere quando fu pronunciata.</p>
<p>L’eventuale pellegrinaggio a Medjugorje e la salita del papa emerito sul monte delle apparizioni darebbero un significato ancora più profondo a quelle parole. E farebbero riflettere seriamente tutti sulle apparizioni della “Regina della pace”.</p>
<p>Di certo possiamo dire ciò che pensano i milioni di fedeli che vanno in pellegrinaggio in questo paesino della ex Jugoslavia: la presenza quotidiana della Madonna fra noi da più di trent’anni può avere un solo significato, un soccorso straordinario alla Chiesa per un tempo terribile.</p>
<p>Un soccorso che forse già era stato preannunciato nel 1830 dalla Madonna stessa a santa Caterina Labouré, all’inizio delle grandi apparizioni pubbliche che hanno caratterizzato gli ultimi duecento anni.</p>
<p>Lì a Parigi, a Rue du Bac, disse testualmente: “Il momento verrà, il pericolo sarà grande. Tutto sembrerà perduto. Allora io sarò con voi”.</p>
<p>Non sembra una prefigurazione di questo nostro tempo?</p>
<p>Che si realizzi o meno il mio “sogno” sul viaggio del papa emerito, che si dimostrino fondate o no quelle voci, i fatti di Medjugorje e le parole che lì pronuncia la Vergine sono reali, straordinari, e inducono a meditare su noi stessi, sulla nostra vita e sull’ora presente dell’umanità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Antonio Socci</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da “Libero”, 3 maggio 2013</p>
<p>Facebook: “Antonio Socci pagina ufficiale”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.antoniosocci.com/2013/05/voci-su-ratzinger-a-medjugorje-il-mio-sogno/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>UNO DEI COMPITI DEI CRISTIANI. “DOV’E’ ODIO FAI CHE IO PORTI AMORE…”</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2013/05/uno-dei-compiti-dei-cristiani-dove-odio-fai-che-io-porti-amore/</link>
		<comments>http://www.antoniosocci.com/2013/05/uno-dei-compiti-dei-cristiani-dove-odio-fai-che-io-porti-amore/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 May 2013 09:54:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cattolici e politica]]></category>
		<category><![CDATA[governo Letta]]></category>
		<category><![CDATA[Joseph Ratzinger]]></category>
		<category><![CDATA[laicità]]></category>
		<category><![CDATA[pacificazione]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Francesco]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antoniosocci.com/?p=1755</guid>
		<description><![CDATA[Qual è stato (ed è ancora) il compito principale dei cristiani nell’organizzazione politica del mondo? La domanda non è accademica e c’entra addirittura con la nascita del nuovo governo italiano e col ruolo che in esso hanno i cattolici. La risposta – che forse sorprenderà – è questa: la desacralizzazione del mondo. La sua laicizzazione. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Qual è stato (ed è ancora) il compito principale dei cristiani nell’organizzazione politica del mondo? La domanda non è accademica e c’entra addirittura con la nascita del nuovo governo italiano e col ruolo che in esso hanno i cattolici.<span id="more-1755"></span></p>
<p>La risposta – che forse sorprenderà – è questa: la desacralizzazione del mondo. La sua laicizzazione.</p>
<p>Questa missione è stata iniziata dal popolo d’Israele. C’è un bellissimo saggio di Joseph Ratzinger sulla “Genesi” che sottolinea l’aspetto rivoluzionario del racconto della creazione.</p>
<p>Il cardinale spiega che narrare il sole, la luna e il mondo naturale come creature di un Dio totalmente trascendente, significava desacralizzare il cosmo che invece tutte le religioni sacralizzavano.</p>
<p>Se il sole è semplicemente un astro misuratore del tempo, l’universo è una creazione razionale che l’uomo può conoscere, usare e dominare.</p>
<p>Quindi  &#8211; come Ratzinger spiegò poi in un memorabile discorso a Parigi – la prima conseguenza della rivelazione biblica è la liberazione dalle superstizioni.</p>
<p>Anche da quelle politiche. La desacralizzazione del mondo compiuta dai cristiani infatti ha riguardato pure il potere che &#8211; dice Ratzinger – tutte le religioni pagane sacralizzavano.</p>
<p>Infatti il cristianesimo entra nel mondo romano – che era tollerante verso tutti i culti – essendo denunciato e perseguitato curiosamente come “ateismo”.</p>
<p>Perché?</p>
<p>I cristiani erano leali alle autorità e allo stato, ma si rifiutavano di omaggiare l’imperatore come dio. Infatti Gesù stesso aveva posto i diritti di Dio come limite invalicabile per i diritti di Cesare (“date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”).</p>
<p>Così ha creato lo spazio della libera coscienza individuale (e quanti martiri!), ha portato alla demolizione di assolutismi e teocrazie e in seguito alla svolta costantiniana, che è anzitutto la desacralizzazione dello Stato e l’inizio della vera laicità e della libertà di coscienza.</p>
<p>Poi nel corso dei secoli lo stesso Impero cristiano è stato più volte tentato di riproporsi come assoluto (e di prevaricare la Chiesa stessa), così come il ceto ecclesiastico medesimo è stato tentato dalla teocrazia, ponendosi come potere mondano sacralizzato.</p>
<p>Ma il dramma dell’irriducibile alterità cristiana (“il mio Regno non è di questo mondo”) si è sempre riproposto e ha prevalso, purificando anche la Chiesa. Specie attraverso il formidabile irrompere dei santi.</p>
<p>Talora la Provvidenza – che sa scrivere diritto su righe storte – ha “usato” anche i nemici della Chiesa, scismi o persecuzioni per purificare la Chiesa stessa riportandola alla sua vera natura (essa è “primizia”, anticipo profetico, felice e inerme del Regno “che non è di questo mondo”).</p>
<p>Con la fine della cristianità e l’inizio della modernità gli stati sono tornati all’assolutismo e – nel corso dei secoli XIX e XX la pretesa messianica ha connotato le ideologie totalitarie e i regimi sanguinari che hanno partorito.</p>
<p>Ancora una volta la Chiesa si è trovata – quasi da sola – a combattere contro tutte questi fenomeni che erano una forma di risacralizzazione pagana del potere.</p>
<p>Il paradosso – spiegato di nuovo da Ratzinger in “Chiesa ecumenismo e politica” – è che lo spazio della laicità, cioè di uno Stato e di un potere che non pretendono di rappresentare tutta la speranza umana, ma riconoscono il limite rappresentato dalla coscienza e da Dio, è sempre stato prodotto dalla presenza della Chiesa.</p>
<p>Cosicché più si ha a cuore la laicità della politica e dello Stato, più servirebbe un rapporto intimo e vitale col cristianesimo. E’ paradossale, ma vero.</p>
<p>Infatti il voler recidere totalmente quel legame porta a un laicismo che a sua volta diventa ideologia, “dittatura del relativismo” e tradisce le sue premesse umanistiche.</p>
<p>La deformazione mitologica e sacrale della politica assume forme sempre nuove. Per esempio negli ultimi trent’anni, nel mondo, i contrapposti fondamentalismi religiosi (ma anche laici).</p>
<p>Infine nella vita del nostro Paese è andata in scena una guerra civile permanente che – pur senza le antiche ideologie – ha visto perdurare (su entrambi i fronti) vecchie mentalità: la demonizzazione dell’avversario, la necessità del Nemico apocalittico in politica, la politica come scontro fra Bene assoluto e Male assoluto, la radicale impossibilità del dialogo, dell’accordo, del compromesso come contaminazione demoniaca, l’antipolitica (che è una delle forme della politica) come necessità di sradicamento totale del passato, di disinfestazione, di decontaminazione da un virus.</p>
<p>Chi ha letto Eric Voegelin sa decifrare la natura antica di queste mitologie.</p>
<p>Ebbene, provvidenzialmente nelle ultime settimane qualcosa è accaduto. Sembra affacciarsi una pacificazione storica e non è un caso che a guidare questa “laicizzazione” della politica siano tre giovani politici cattolici (Letta, Alfano e Mauro).</p>
<p>Anche nel dopoguerra era stata una classe dirigente cattolica a salvarci dalle pericolose forme mitologiche della politica.</p>
<p>Ma la domanda è: basta un governo per realizzare una svolta simile? Nella nostra società e nelle élite corrono da anni fiumi di veleno. Gli odiatori, i fanatici e gli apocalittici sono tanti e su ogni fronte.</p>
<p>Chi può pacificare e sminare questa terra?</p>
<p>Proprio i cattolici – facendo tesoro del magistero di Ratzinger e dell’evangelica predicazione di papa Francesco – potrebbero e dovrebbero far dilagare nella società l’antivirus che neutralizza l’odio: il riconoscimento dell’altro, il dialogo, il desiderio di pacificazione, di costruzione comune, con la gradualità e il realismo.</p>
<p>Si può scommettere sui cattolici?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Antonio Socci</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da “Il Foglio”, 1 maggio 2013</p>
<p>Vedi Facebook: “Antonio Socci pagina ufficiale”</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.antoniosocci.com/2013/05/uno-dei-compiti-dei-cristiani-dove-odio-fai-che-io-porti-amore/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>APOLOGIA RATZINGERIANA DEL COMPROMESSO</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2013/04/apologia-ratzingeriana-del-compromesso/</link>
		<comments>http://www.antoniosocci.com/2013/04/apologia-ratzingeriana-del-compromesso/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 27 Apr 2013 15:56:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[compromesso]]></category>
		<category><![CDATA[crisi italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Letta]]></category>
		<category><![CDATA[Joseph Ratzinger]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antoniosocci.com/?p=1753</guid>
		<description><![CDATA[C’è un documento “rivoluzionario” che vale la pena rileggere oggi perché illumina l’attualità politica. Dovrebbero meditarlo tanto i sostenitori del nascente governo Letta, quanto i suoi rabbiosi oppositori. E’ un formidabile elogio filosofico e teologico del compromesso come moralità della politica. Ed è una bocciatura senza appello di massimalismi, utopismi, fondamentalismi, ideologie e giacobinismi di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>C’è un documento “rivoluzionario” che vale la pena rileggere oggi perché illumina l’attualità politica. Dovrebbero meditarlo tanto i sostenitori del nascente governo Letta, quanto i suoi rabbiosi oppositori.<span id="more-1753"></span></p>
<p>E’ un formidabile elogio filosofico e teologico del compromesso come moralità della politica. Ed è una bocciatura senza appello di massimalismi, utopismi, fondamentalismi, ideologie e giacobinismi di tutte le epoche e le latitudini (che possono essere atei o religiosi, di sinistra come di destra).</p>
<p>Questo discorso – particolarmente prezioso in giorni nei quali si confonde, deprecandolo, il compromesso con l’inciucio &#8211; porta la firma dell’allora cardinale Joseph Ratzinger.</p>
<p>Fu pronunciato il 26 novembre 1981, durante una messa per i deputati cattolici del parlamento tedesco nella chiesa di San Winfried a Bonn.</p>
<p>Il testo è stato poi inserito nel libro “Chiesa, ecumenismo e politica” (edizioni paoline) col titolo “Aspetti biblici del tema fede e politica”.</p>
<p>Ratzinger iniziava spiegando che <b><span style="text-decoration: underline;">“lo stato non è la totalità dell’esistenza umana e non abbraccia tutta la speranza umana… questo alleggerisce il peso all’uomo politico e gli apre la strada a una politica razionale”.</span></b></p>
<p>Una simile affermazione – che è tipicamente cristiana perché in epoca precristiana il potere tendeva a divinizzarsi, a porsi come assoluto – è la base della vera laicità. Perché afferma che non ci si deve aspettare la felicità e il Bene Assoluto dalla politica.</p>
<p>“La fede cristiana” aggiungeva il cardinale “ha distrutto il mito dello stato divino, il mito dello stato-paradiso e della società senza dominio o potere. Al suo posto ha invece collocato il realismo della ragione”.</p>
<p>Così la politica è chiamata al buon governo delle cose umane, secondo criteri di realismo, gradualismo e razionalità, nella direzione della libertà e della dignità umana.</p>
<p>Con la consapevole accettazione dell’imperfezione che caratterizza ogni realizzazione terrena.</p>
<p>Invece il desiderio di felicità o di Bene Assoluto che riempie il cuore umano è un desiderio infinito che la politica deve servire, ma che non può appagare.</p>
<p>Si deve cercare altrove.</p>
<p>Ogni volta che la politica è stata investita da un’attesa messianica di palingenesi, di purificazione, di redenzione, di liberazione, ha partorito ideologie e sistemi totalitari che – dopo aver promesso il paradiso in terra &#8211; hanno costruito inferni.</p>
<p>Infatti Ratzinger osservava – in quel discorso – che “quando la fede cristiana, la fede in una speranza superiore all’uomo, decade, insorge il mito dello stato divino, perché l’uomo non può rinunciare alla totalità della speranza”.</p>
<p>Essendo stato il cristianesimo a portare la laicizzazione dello Stato e della politica, poi, con la scristianizzazione, sono rispuntate le ideologie e i totalitarismi.</p>
<p>E tramontate le ideologie sistematiche e totalitarie del Novecento, un’analoga tentazione – di messianismo politico &#8211; continua a permanere oggi nei fondamentalismi, negli utopismi moralisti e giacobini, nei fanatismi manichei che vedono in una parte politica il Bene assoluto e nella parte avversa il Male assoluto.</p>
<p>Ratzinger ha un giudizio netto: “una simile politica, che fa del Regno di Dio un prodotto della politica… è per sua natura politica della schiavitù; è politica mitologica”.</p>
<p>E qui il cardinale sottolinea l’importanza della presenza dei cristiani per proteggere la laicità dello stato dai fanatismi, dai messianismi politici.</p>
<p>Dice: “la fede oppone a questa politica lo sguardo e la misura della ragione cristiana… il rifiuto della speranza che è nella fede è, al tempo stesso, un rifiuto al senso di misura della ragione politica. La rinuncia alle speranze mitiche propria della società non tirannica non è rassegnazione, ma lealtà che mantiene l’uomo nella speranza”.</p>
<p>A questo punto Ratzinger introduce un tema che illumina l’attualità. Oggi infatti in Italia sono sostanzialmente tre politici cattolici, cioè Enrico Letta, Angelino Alfano e Mario Mauro a condurre in porto questa svolta che – se ha successo – può farci uscire dalla guerra civile permanente e portare a una pacificazione storica, a una stagione di ragionevolezza, realismo, bene comune e prosperità.</p>
<p>E anche a un salutare rinnovamento generazionale.</p>
<p>Sono tre giovani politici dai percorsi diversi, ma accomunati dalla fede cattolica e politicamente da un’originaria ispirazione degasperiana .</p>
<p>Anche nel dopoguerra del resto fu la classe politica cattolica, guidata da De Gasperi, a portarci fuori dall’incubo delle ideologie totalitarie e dei loro miti che avevano provocato rovine.</p>
<p>Perché tanto ieri che oggi proprio dei politici cattolici hanno questa funzione storica?</p>
<p>Ratzinger spiega: “Il primo servizio che la fede fa alla politica è la liberazione dell’uomo dall’irrazionalità dei miti politici che sono il vero rischio del nostro tempo”.</p>
<p>Ed ecco la splendida apologia ratzingeriana della razionalità e del compromesso:</p>
<p><b><span style="text-decoration: underline;">“Essere sobri ed attuare ciò che è possibile, e non reclamare con il cuore in fiamme l’impossibile, è sempre stato difficile; la voce della ragione non è mai così forte come il grido irrazionale. Il grido che reclama le grandi cose ha la vibrazione del moralismo; limitarsi al possibile sembra invece una rinuncia alla passione morale, sembra il pragmatismo dei meschini. Ma la verità è che la morale politica consiste precisamente nella resistenza alla seduzione delle grandi parole con cui ci si fa gioco dell’umanità dell’uomo e delle sue possibilità”.</span></b></p>
<p>Ratzinger conclude:</p>
<p><b><span style="text-decoration: underline;">“Non è morale il moralismo dell’avventura, che intende realizzare da sé le cose di Dio. Lo è invece la lealtà che accetta le misure dell’uomo e compie, entro queste misure, l’opera dell’uomo. Non l’assenza di ogni compromesso, ma il compromesso stesso è la vera morale dell’attività politica”.</span></b></p>
<p>Sono considerazioni autorevoli da prendere come bussola. Oggi che, ancora una volta nella storia di questo Paese, proprio dei politici cattolici stanno provando a “smilitarizzare” la politica, a sminarla dai fondamentalismi, a laicizzarla, a mostrare che il compromesso (se non viene svilito) ha una profonda moralità.</p>
<p>Come nel dopoguerra, si trovano a fianco i riformisti, i liberali e i socialisti. Tutti deprecati dai massimalisti.</p>
<p>E’ il caso di portare a compimento questa svolta con un certo orgoglio, non “alla vergognosa”, se conveniamo – con Ratzinger – che è davvero morale il realismo della razionalità e del compromesso, non l’utopismo, né il giacobinismo, né il massimalismo, né l’integralismo.</p>
<p>Dietro alle tentazioni ideologiche che, nelle diverse forme, hanno bisogno del Nemico e pretendono di mettere sulla scena della politica lo scontro fra il Bene Assoluto e il Male assoluto, sta sempre una forma di gnosticismo, come ha spiegato un grande filosofo, Erich Voegelin, autore del “Mito del mondo nuovo”.</p>
<p>Il cristianesimo ci libera da questo pericolo sempre incombente. Ma – ovviamente – “ciò non significa” conclude Ratzinger “che la fede abbia portato un realismo libero da valori, il realismo della statistica e della pura fisica sociale. Al vero realismo dell’uomo appartiene l’umanesimo e all’umanesimo appartiene Dio”.</p>
<p>Un nuovo umanesimo e un nuovo rinascimento potrebbero essere l’orizzonte e l’ambizione di questa pacificazione nazionale. Se non fallisce e non viene sabotata.</p>
<p>Se non diventa un compromesso al ribasso. Se i protagonisti saranno capaci di far fronte alla grandezza della responsabilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Antonio Socci</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da “Libero”, 27 aprile 2013</p>
<p>Facebook: &#8220;Antonio Socci pagina ufficiale&#8221;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.antoniosocci.com/2013/04/apologia-ratzingeriana-del-compromesso/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>LETTERA APERTA A MATTEO RENZI. ERI UNA SPERANZA, PERCHE’ TI STAI METTENDO CONTRO I CATTOLICI?</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2013/04/lettera-aperta-a-matteo-renzi-eri-una-speranza-perche-ti-stai-mettendo-contro-i-cattolici/</link>
		<comments>http://www.antoniosocci.com/2013/04/lettera-aperta-a-matteo-renzi-eri-una-speranza-perche-ti-stai-mettendo-contro-i-cattolici/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 16 Apr 2013 05:45:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[cattolici e politica]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio La Pira]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Renzi]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Francesco]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antoniosocci.com/?p=1750</guid>
		<description><![CDATA[Caro Matteo, come sai, da anni sono un tuo estimatore. Nella campagna per le primarie &#8211; che ho sperato tu vincessi &#8211; ho apprezzato anche uno “stilnovo” che rappresenta una salutare novità per il nostro Paese, troppo dilaniato da odi politici e faziosità. Dunque sono nel novero dei tuoi potenziali elettori. Per questo devo porti [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Matteo,</p>
<p>come sai, da anni sono un tuo estimatore. Nella campagna per le primarie &#8211; che ho sperato tu vincessi &#8211; ho apprezzato anche uno “stilnovo” che rappresenta una salutare novità per il nostro Paese, troppo dilaniato da odi politici e faziosità.<span id="more-1750"></span></p>
<p>Dunque sono nel novero dei tuoi potenziali elettori. Per questo devo porti una domanda relativa a ciò che abbiamo in comune: la fede cattolica e la sua rilevanza sociale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><span style="text-decoration: underline;">FAZIONI</span></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tu ne hai parlato nell’articolo di ieri su “Repubblica”. Hai proclamato: è insopportabile candidarsi al Quirinale “in quanto cattolico”, cioè strumentalizzando la fede religiosa.</p>
<p>Benissimo. Condivido al cento per cento. Ma il fatto che tu corredi questa netta condanna con un solo nome – quello di Franco Marini – immeschinisce la forza del tuo giudizio morale e fa sospettare che pure il tuo orizzonte sia la “politique politicienne”.</p>
<p>Dovevi evitare di fare nomi oppure farli tutti. Infatti citando solo Marini e non citando Prodi, che è per antonomasia, da decenni, il cattolico che viene candidato alle poltrone della casta, usi un argomento teologico, con tanto di evocazione del papa, per un banale e brutale scazzo fra correnti di partito.</p>
<p>Siccome ti stimo, penso che tu non abbia chiamato in causa il Papa e il Vangelo di domenica, con Gesù e Pietro, semplicemente per azzoppare Marini. Ma hai dato questa impressione. Inoltre resta aperto il problema di fondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><span style="text-decoration: underline;">VENDERE L’ANIMA?</span></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Già nell’aprile 2009, quando sei venuto a Roma a presentare il mio libro “Indagine su Gesù”, ho colto la tua sincera e convinta fede cattolica.</p>
<p>Ma ho pure sentito emergere in me una domanda scottante: per te il cristianesimo c’entra con il tuo impegno politico? Il pensiero cattolico ha qualcosa da dire sulla società e l’Europa di oggi o è totalmente irrilevante e limitato ad un ambito privato e intimistico?</p>
<p>La domanda mi si è riproposta ascoltando i tuoi interventi durante le primarie. Ti ho apprezzato molto, ma restava irrisolto il nodo della tua – per così dire – leggerezza culturale, che qualcuno definisce paraculaggine e che nella pratica può facilmente diventare cinismo politico.</p>
<p>Il dubbio di alcuni amici è che tu sia l’ennesimo politico cattolico che – pur simpatico e giovane – svende la sua fede per conquistare la poltrona di Palazzo Chigi.</p>
<p>Saresti un autolesionista. Il grande Tommaso Moro diceva: “è già un pessimo affare perdere la propria anima per il mondo intero, figuriamoci per la Cornovaglia…”.</p>
<p>Tu mi dirai (spero) che non è questo che vuoi fare. Ma il tuo articolo suscita molti dubbi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><span style="text-decoration: underline;">UNA STORIA</span></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Anzitutto leggendolo sembra che tu non abbia cognizione della ricchezza di pensiero e di presenza sociale e politica dei cattolici che in questo Paese hanno una lunga storia.</p>
<p>Forse per questo sei così sprezzante con un uomo come Marini che ne rappresenta una parte bella, quella dei lavoratori cattolici della Cisl di Giulio Pastore.</p>
<p>Del resto nemmeno citi mai il tuo più illustre predecessore a Palazzo Vecchio, quel Giorgio La Pira che – a parte la sua santità personale – da cattolico ha dato un contributo fondamentale alla Costituzione, specie con quel decisivo articolo 2 che proclama “i diritti inviolabili dell’uomo” e afferma il primato della persona e della società (i corpi intermedi) sullo Stato.</p>
<p>E non è un caso che proprio La Pira nel 1977 ispirò la decisa battaglia dei cattolici in difesa della vita nascente.</p>
<p>La storia del movimento cattolico, Matteo, sembra essere da te totalmente ignorata. Sostituita da affermazioni generiche e sentenze sommarie.</p>
<p>Tu affermi che “i politici che si richiamano alla tradizione cattolica sono spesso propensi a porsi come custodi di una visione etica molto rigida”.</p>
<p>Che vuol dire? A chi ti riferisci con una frase così superficiale?</p>
<p>Di politici cattolici ce n’è una quantità. Da La Pira alla Pivetti, da Scalfaro a Giovanardi, da Andreotti a Leoluca Orlando, da Rosy Bindi a Gasparri, da Prodi a Marini, da Buttiglione a Dossetti, da Di Pietro alla Roccella, da Carniti a Formigoni, da Casini a Ignazio Marino e a Magdi Allam.</p>
<p>Come si può fare di tutta l’erba un fascio? Devo pensare che tu non abbia le conoscenze culturali per distinguere i diversi filoni e le diverse correnti del mondo cattolico?</p>
<p>E poi, dopo quell’approssimativa considerazione, passi a fustigare “i moralisti. Specie quelli senza morale”.</p>
<p>Cioè? A chi alludi? Tu che giustamente dici di prediligere il “parlar chiaro”, tu che condanni le lingue biforcute e le allusioni in politichese, dovresti specificare. Non barricarti dietro accuse fumose.</p>
<p>Poi salti totalmente i piani (distinzione maritainiana) e passi a condannare “chi riduce il cristianesimo a insieme di precetti, norme etiche alle quali cercare di obbedire”.</p>
<p>D’accordo al cento per cento. Sono contento di sentire qui l’eco di un insegnamento che entrambi abbiamo amato e seguito. Ma subito dopo tu aggiungi l’argomento tipico dei politici che non vogliono rischiare il potere per gli ideali.</p>
<p>Dici infatti che non ci sarebbero “norme etiche” da “difendere dalle insidie della contemporaneità” e aggiungi che “larga parte del mondo cattolico” che fa questa battaglia “è a mio giudizio perdente”.</p>
<p>Ahi ahi, caro Matteo. Qui ti tradisci. Che criterio sarebbe l’essere perdenti o vincenti?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><span style="text-decoration: underline;">PERDENTI?</span></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gesù Cristo cosa fu? Un perdente, immagino. Mentre Pilato ed Erode erano vincenti?</p>
<p>E i cristiani perseguitati che il papa Francesco ci ha ricordato domenica scorsa (ma tu questa parte del suo discorso l’hai ignorata) cosa sono? Perdenti?</p>
<p>E i martiri cristiani? Padre Kolbe cosa fu? Un perdente? E i ragazzi della Rosa Bianca che nella Germania degli anni Trenta, per i valori cristiani in cui credevano, si opposero al nazismo pagando con la vita? Anche loro furono dei perdenti?</p>
<p>E Solzenicyn? E Lech Walesa? E Karol Wojtyla? Un altro perdente? E Madre Teresa di Calcutta?</p>
<p>E invece chi barattò quei principi non negoziabili per un posto di potere in questo o quel regime, sotto l’ombra di questa o quella ideologia cosa fu? Un vincente?</p>
<p>Caro Matteo, spero che questo non sia diventato davvero il tuo criterio di giudizio. Altrimenti avresti contro noi cattolici perché noi non possiamo abbandonare i più deboli, i piccoli e i più poveri.</p>
<p>E non avresti certo l’appoggio di papa Francesco su cui tenti di mettere il cappello cercando di contrapporlo ai suoi predecessori.  Non è questa la strada.</p>
<p>Non perché noi cattolici identifichiamo la politica con le “crociate” sulle questioni etiche. Nessuno di noi ha desiderio di un Paese continuamente spaccato su questioni così drammatiche e delicate.</p>
<p>Inoltre sappiamo che il nostro compito primario è l’evangelizzazione, l’annuncio di Gesù Cristo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><span style="text-decoration: underline;">SEGUIRE</span></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma tu dovresti considerare con meno superficialità il magistero costante della Chiesa, da Giovanni Paolo II in avanti, che parla di una “emergenza antropologica” nell’Occidente di oggi.</p>
<p>Perché – restando alla sola Italia &#8211; perfino autorevoli pensatori di area marxista, come Mario Tronti, Giuseppe Vacca e Pietro Barcellona, hanno convenuto con l’allarmata riflessione della Chiesa, al punto da essere stati definiti “marxisti ratzingeriani”.</p>
<p>Inoltre fa parte dell’insegnamento morale della Chiesa anche la sua dottrina sociale che ha più di cento anni e che ha perfettamente azzeccato la previsione del fallimento sia del collettivismo comunista sia del liberismo senza regole, cioè la finanza che divora l’economia reale, i popoli e gli stati.</p>
<p>La più acuta lettura della crisi finanziaria planetaria scoppiata nel 2006 con i subprime è contenuta nell’enciclica di Benedetto XVI “Caritas in veritate”. Ma tu l’hai letta? Hai la consapevolezza di quanto è ricco e importante per il Paese il patrimonio ideale, di pensiero e di presenza sociale dei cattolici?</p>
<p>Se sì, perché lo ignori o lo riduci a caricatura? In tanti ti vediamo come una speranza seria per l’Italia, ma se davvero la tua nuova via è contro il mondo cattolico, come appare dal tuo articolo, vai pure a farti benedire. In tutti i sensi. Con simpatia,</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Antonio Socci</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da “Libero”, 16 aprile 2013</p>
<p>Facebook: “Antonio Socci pagina ufficiale”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.antoniosocci.com/2013/04/lettera-aperta-a-matteo-renzi-eri-una-speranza-perche-ti-stai-mettendo-contro-i-cattolici/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>IL NUOVO PAPA E IL TERZO SEGRETO DI FATIMA</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2013/04/il-nuovo-papa-e-il-terzo-segreto-di-fatima/</link>
		<comments>http://www.antoniosocci.com/2013/04/il-nuovo-papa-e-il-terzo-segreto-di-fatima/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 14 Apr 2013 07:28:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Paolo II]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni XXIII]]></category>
		<category><![CDATA[Il quarto segreto di Fatima]]></category>
		<category><![CDATA[Monsignor Capovilla]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Francesco]]></category>
		<category><![CDATA[Terzo segreto di Fatima]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antoniosocci.com/?p=1748</guid>
		<description><![CDATA[Papa Bergoglio è alle prese col giallo del “quarto segreto” di Fatima, la misteriosa parte della profezia della Madonna che non sarebbe ancora stata pubblicata? Lo si evince da una serie di eventi sorprendenti di questi giorni. &#160; L’EVENTO &#160; Prima di esporli ricordiamo l’antefatto. Nel pieno della Prima guerra mondiale la Madonna appare, il [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Papa Bergoglio è alle prese col giallo del “quarto segreto” di Fatima, la misteriosa parte della profezia della Madonna che non sarebbe ancora stata pubblicata? Lo si evince da una serie di eventi sorprendenti di questi giorni.<span id="more-1748"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><span style="text-decoration: underline;">L’EVENTO</span></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Prima di esporli ricordiamo l’antefatto. Nel pieno della Prima guerra mondiale la Madonna appare, il 13 maggio 1917, a Fatima, in Portogallo, a tre pastorelli: Lucia dos Santos e i due cuginetti Francesco e Giacinta Marto.</p>
<p>L’evento si ripete ogni 13 del mese, fino al 13 ottobre di quell’anno, quando la Madre di Cristo dà il “segno” richiesto – come sfida – dai giornali laici e dai commentatori del tempo: il sole che vortica nel cielo.</p>
<p>Nell’apparizione del 13 luglio la Madonna aveva affidato ai bambini un messaggio per il mondo intero, una grande profezia di ciò che sarebbe accaduto di lì a poco se l’umanità non fosse tornata a Dio: la rivoluzione comunista in Russia, la diffusione del comunismo in tutto il mondo, grandi persecuzioni sulla Chiesa e infine una nuova e più terribile guerra mondiale col genocidio di popoli (si avverò tutto).</p>
<p>La terza parte di quel messaggio del luglio 1917, che – secondo l’indicazione della Madonna &#8211; doveva essere rivelata nel 1960, fu invece secretata nel 1959 da Giovanni XXIII.</p>
<p>Fiorirono così per anni attorno ad essa paure apocalittiche e ipotesi di ogni genere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><span style="text-decoration: underline;">LO SVELAMENTO</span></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel 2000 Giovanni Paolo II decise di rendere pubblico il Terzo Segreto: in quel testo suor Lucia descrisse la visione del “vescovo vestito di bianco”, la sua dolente Via Crucis in una città distrutta, in mezzo ai cadaveri, infine il suo martirio, sul monte della Croce, insieme a tanti vescovi e fedeli.</p>
<p>Era stato l’allora monsignor Bertone a istruire la pratica della pubblicazione del Segreto. Ma in quella istruttoria, nella pubblicazione e nell’interpretazione di quel testo molte erano le falle.</p>
<p>Nel mio libro “Il quarto segreto di Fatima”, uscito nel novembre 2006, mostrai le tante contraddizioni e gli indizi che inducevano a pensare che quel terzo segreto fosse incompleto: mancava un testo, di cui si conoscevano alcune caratteristiche, contenente le parole profetiche della Madonna sulla Chiesa e sul mondo di oggi.</p>
<p>Riferivo pure che l’antico segretario di Giovanni XXIII, monsignor Capovilla, testimone diretto degli eventi, in una conversazione con Solideo Paolini aveva accennato proprio all’esistenza di quel testo misterioso.</p>
<p>Nel maggio 2007 Bertone, nel frattempo diventato Segretario di Stato vaticano, uscì con un suo libro-intervista dove ribadiva la versione sua (e non solo sua), senza però dare una sola risposta alle tante domande e ai dubbi.</p>
<p>Qualche giorno dopo partecipò a una trasmissione tv durante la quale – senza contraddittorio – ripeté la sua idea e mostrò le buste aperte nel 2000 e contenenti il terzo segreto.</p>
<p>Questo “coup de théatre”, che avrebbe dovuto confutare ogni dubbio, fu però un autogol. Infatti fu facile osservare che su quelle buste mancava qualcosa che doveva esserci.</p>
<p>Perché monsignor Capovilla aveva riferito, un’intervista di alcuni anni prima, che quando – nel 1959 – papa Roncalli lesse il Terzo segreto e decise di secretarlo, disse allo stesso Capovilla di “richiudere la busta” scrivendoci sopra “non dò nessun giudizio” perché il messaggio “può essere una manifestazione del divino e può non esserlo”.</p>
<p>Ebbene questa scritta, di pugno di Capovilla, nelle buste mostrate in tv non c’era. Perché? Bertone non dette risposta. Evidentemente c’era un’“altra” busta che conteneva la parte controversa.</p>
<p>Di lì a pochi giorni lo stesso Capovilla, interpellato da Paolini, confermò l’esistenza di qualcos’altro: un “allegato”.</p>
<p>Qualcosa che – secondo Capovilla, che faceva suo lo scetticismo di Roncalli – non proveniva dalla Madonna, ma era piuttosto una “riflessione” della suora “sul vescovo vestito di bianco”.</p>
<p>E’ la parte mai rivelata del terzo segreto che – dalle testimonianze dei pochi che la lessero – pare essere esplosiva. Del resto ad aprire nuovi scenari sul terzo segreto è stato lo stesso Benedetto XVI nel maggio 2010.</p>
<p>Il Segretario di Stato infatti aveva ripetuto fino ad allora che esso riguardava l’attentato a Wojtyla del 1981 e si era già tutto realizzato e scriveva polemicamente a pagina 79 del suo volume: “L’accanimento mediatico è quello di non volersi capacitare che la profezia non è aperta sul futuro, è consegnata al passato. Non ci si vuole arrendere all’evidenza”.</p>
<p>Invece papa Benedetto XVI affermò l’esatto opposto: “Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa”.</p>
<p>Disse queste parole nel pieno dello scandalo pedofilia, durante un improvviso pellegrinaggio a Fatima, il 13 maggio 2010, davanti al Santuario.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><span style="text-decoration: underline;">BENEDETTO INDICA IL FUTURO</span></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In quella circostanza egli inserì nella profezia del Terzo segreto proprio lo scandalo della pedofilia, culmine di una drammatica crisi del sacerdozio e della Chiesa.</p>
<p>Ed è evidente che tale scandalo non poteva essere compreso nella visione rivelata nel 2000 (dove non c’è traccia di esso), ma in un’altra parte che è tuttora da pubblicare.</p>
<p>Benedetto XVI disse infatti: “oltre questa grande visione della sofferenza del Papa, che possiamo in prima istanza riferire a Papa <a href="http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/index_it.htm">Giovanni Paolo II</a>, sono indicate realtà del futuro della Chiesa che man mano si sviluppano e si mostrano… e quindi sono sofferenze della Chiesa che si annunciano… Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire in questo messaggio, vi è anche il fatto che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa”.</p>
<p>Come si vede Benedetto XVI evitò di indicare l’attentato del 1981 come “la” realizzazione del terzo segreto e collocò il compimento del Terzo segreto steso negli anni successivi all’attentato del 1981 e nel nostro stesso futuro: “sono realtà del futuro che man mano si sviluppano e si mostrano… sofferenze della Chiesa che si annunciano”.</p>
<p>E’ il contrario di quanto affermato dal Segretario di Stato. Benedetto XVI addirittura fece capire che il “trionfo del Cuore Immacolato di Maria” annunciato a Fatima dalla Madonna stessa, come conclusione della sua profezia, non poteva essere identificato nella mera caduta del comunismo del 1989, ma doveva ancora realizzarsi.</p>
<p>Il Papa infatti nel maggio 2010 disse: “Possano questi sette anni che ci separano dal centenario delle Apparizioni (2017) affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinità”.</p>
<p>Evidentemente per Benedetto XVI stavano per arrivare gli anni decisivi. Questi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><span style="text-decoration: underline;">PAPA FRANCESCO E FATIMA</span></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ed eccoci ad oggi. Papa Ratzinger, ormai 85enne, sente mancargli le forze di fronte alla sfida dei tempi e rinuncia al pontificato l’11 febbraio, festa della Madonna di Lourdes.</p>
<p>Il successore viene eletto il 13 marzo successivo (il giorno 13 del mese richiama la devozione di Fatima). Molti riflettono sulla misteriosa espressione del Terzo segreto: “il vescovo vestito di bianco”. Di cui suor Lucia scriveva: “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”.</p>
<p>Ci si chiede se quelle parole possano riferirsi al papa dimissionario. O al successore che ama definirsi “vescovo di Roma”.</p>
<p>Lo stesso papa Francesco, devoto a Maria (a cui dedica la sua prima uscita), cita Fatima all’Angelus del 17 marzo. Poi una decina di giorni fa un episodio sorprendente. Papa Bergoglio telefona a monsignor Capovilla, ormai novantenne, che vive nella bergamasca. Lo vuole incontrare.</p>
<p>Capovilla aderisce. Questo strano incontro e i suoi contenuti restano tuttora avvolti nel mistero. Perché nel primo mese del suo pontificato il Papa ha sentito il bisogno di vedere riservatamente l’antico segretario di Roncalli? Per quale urgenza?</p>
<p>Infine tre giorni fa, a un mese esatto dalla sua elezione, un annuncio a sorpresa: papa Francesco ha chiesto al patriarca di Lisbona, il cardinale José Policarpo, di consacrare il suo pontificato alla Madonna di Fatima.</p>
<p>Cosa significa? E che dobbiamo aspettarci?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Antonio Socci</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da “Libero”, 14 aprile 2013</p>
<p>Vedi Facebook: “Antonio Socci pagina ufficiale”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.antoniosocci.com/2013/04/il-nuovo-papa-e-il-terzo-segreto-di-fatima/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>IL GENOCIDIO CHE NON VOGLIAMO VEDERE: 400 MILIONI DI ABORTI IN CINA (IMPOSTI DALLA LEGGE DEL FIGLIO UNICO)</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2013/04/il-genocidio-che-non-vogliamo-vedere-400-milioni-di-aborti-in-cina-imposti-dalla-legge-del-figlio-unico/</link>
		<comments>http://www.antoniosocci.com/2013/04/il-genocidio-che-non-vogliamo-vedere-400-milioni-di-aborti-in-cina-imposti-dalla-legge-del-figlio-unico/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 07 Apr 2013 08:49:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[aborto]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[Corea del Nord]]></category>
		<category><![CDATA[legge sul figlio unico]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antoniosocci.com/?p=1744</guid>
		<description><![CDATA[Quella dei regimi comunisti, nel mondo, è una carneficina senza fine, che però continua a lasciare tutti indifferenti. Non sappiamo se il prossimo loro crimine sarà una guerra atomica scatenata in Asia dalla Corea del Nord, come si teme in questi giorni. Ma si sa che l’ultimo orrore è stato perpetrato e quantificato nei giorni [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Quella dei regimi comunisti, nel mondo, è una carneficina senza fine, che però continua a lasciare tutti indifferenti. Non sappiamo se il prossimo loro crimine sarà una guerra atomica scatenata in Asia dalla Corea del Nord, come si teme in questi giorni.<span id="more-1744"></span></p>
<p>Ma si sa che l’ultimo orrore è stato perpetrato e quantificato nei giorni scorsi dal regime cinese, protettore di quello nordcoreano, passando quasi inosservato, sebbene si tratti di un numero di vittime oceanico, senza eguali nella storia.</p>
<p>Due settimane fa il Ministero della Salute di Pechino – con i toni trionfali di chi rivendica un grande successo – ha comunicato che negli ultimi quarant’anni, cioè in pratica da quando è stata imposta la famigerata legge sul figlio unico, sono stati fatti in Cina quasi 400 milioni di aborti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><span style="text-decoration: underline;">RAGIONERIA DELL’ORRORE</span></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il dato diffuso dalle agenzie parla infatti di 336 milioni di aborti (13 milioni nel solo 2012) a cui si dovrebbero sommare – dice l’agenzia Agi China &#8211; “403 milioni di donne sottoposte (spesso con la forza) all&#8217;introduzione di dispositivi anticoncezionali intrauterini” (le spirali in una certa percentuale hanno anch’essi effetti abortivi).</p>
<p>E’ vero che non si riesce nemmeno a focalizzare col pensiero una strage così immane. Infatti, secondo una cinica affermazione attribuita a Stalin, un morto è una tragedia, milioni di morti sono una statistica.</p>
<p>Tuttavia ci troviamo di fronte a una cifra che deve sconvolgere: basti solo pensare che l’intera Seconda guerra mondiale fece 50 milioni di morti (compresi bomba atomica e lager).</p>
<p>Marcello Flores, nel libro “Tutta la violenza di un secolo”, parlando appunto del secolo XX, indica la Seconda guerra mondiale, “con i suoi cinquanta milioni di morti” come “l’evento più distruttivo del XX secolo e forse della storia umana”.</p>
<p><b><span style="text-decoration: underline;">Ebbene con la notizia diffusa dal regime cinese – per numero di vite umane soppresse &#8211; siamo davanti a quasi otto volte la Seconda guerra mondiale.</span></b><b></b></p>
<p><b><span style="text-decoration: underline;">E’ la più colossale strage di vite umane che sia mai stata compiuta da uno Stato. Infatti in questo caso si tratta di un orrore di stato perché non siamo di fronte ad aborti volontari, ma perlopiù imposti per legge dal regime, non di rado con modalità feroci.</span></b></p>
<p><b><span style="text-decoration: underline;"> </span></b></p>
<p><b><span style="text-decoration: underline;">ORRORE QUOTIDIANO</span></b></p>
<p><b><span style="text-decoration: underline;"> </span></b></p>
<p>Con 1500 aborti ogni ora le storie orribili sono all’ordine del giorno. Il mese scorso è trapelata la vicenda di una donna di 33 anni e del marito, che vivono nella provincia orientale dell’Anhui.</p>
<p>Avevano già un figlio, ma lei è rimasta di nuovo incinta. Per il regime questo nuovo bimbo era illegale.</p>
<p>Così i due hanno provato a nascondere la gravidanza, che era già al settimo mese, quando un vicino ha fatto la spia e sono arrivati i funzionari.</p>
<p>Per far vivere il bambino il regime pretendeva una multa salatissima che i genitori non erano in grado di pagare così venerdì 22 marzo la donna è stata presa a forza e su ordine delle autorità è stata fatta un’iniezione letale al bambino nel suo grembo.</p>
<p>Il piccolo era totalmente formato e – se non fosse stato soppresso con quell’iniezione &#8211; poteva già nascere vivo. Il padre disperato ha fatto una foto al corpo del piccino e l’ha postata su internet facendo grande impressione.</p>
<p>Anche la giovane Feng Jianmei, nella regione dello Shanxi, era al settimo mese di gravidanza. Si era opposta ai funzionari del Family planning arrivati mentre era sola in casa (il marito era a lavoro).</p>
<p>Così fu picchiata e trascinata su un veicolo. Costretta ad abortire poi si trovò il piccolo corpo del figlio nel letto vicino.</p>
<p>Sono storie da un mare di orrore. Chai Ling, coraggiosa voce del dissenso, ha denunciato: <strong><span style="text-decoration: underline;">“E’ il più grande crimine contro l’umanità attualmente in atto, lo sventramento segreto e inumano di madri e figli, un Olocausto infinito che va avanti da trent’anni”.</span></strong><b> </b><b> </b></p>
<p>La caratteristica orripilante della tragedia cinese è proprio l’obbligatorietà degli aborti. Questo fra l’altro dovrebbe trovarci tutti unanimi nella condanna.</p>
<p><b><span style="text-decoration: underline;"> </span></b></p>
<p><b><span style="text-decoration: underline;">MIOPIA E INDIFFERENZA</span></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Perché pure i radicali – che hanno sull’aborto le loro idee – si trovano a condannare l’aborto imposto dal regime alle donne cinesi (ricordo di aver sentito Massimo Bordin su Radio radicale). Ma dunque perché, di fronte alle cifre oggi emerse, nessuno denuncia quest’immane carneficina?</p>
<p>Oltretutto la disumanità del regime che sbandiera questa “statistica” come un successo è pure miope perché la voragine demografica che si è così prodotta sta provocando e provocherà in futuro una destabilizzazione, anche economica, oltreché negli equilibri sociali, dalle conseguenze incalcolabili (peraltro, siccome si è trattato perlopiù di un femminicidio, oggi in Cina c’è un eccesso di quasi 40 milioni di maschi e si ricorre a una “importazione” di donne dai paese vicini).</p>
<p>Quello che più colpisce – a distanza di alcuni giorni dalla diffusione della notizia – è l’assoluta indifferenza del mondo.</p>
<p>La Cina sta marciando a tappe forzate verso il traguardo di prima potenza mondiale e nessuno si permette di eccepire di fronte all’orrore.</p>
<p>L’Onu che – con la sua Commissione dei diritti umani &#8211; solo due mesi fa ha condannato Israele per gli insediamenti in Cisgiordania invitando la comunità internazionale a valutare perfino sanzioni economiche e politiche contro Gerusalemme, ha forse proferito parola su quei 330 milioni di vite umane soppresse dal regime cinese? No, niente.</p>
<p>E l’Europa dove magari si solleva un caso contro il governo dell’Ungheria in cui non è stata fatta alcuna strage? E i paesi europei, così sensibili ai diritti umani da scatenare addirittura una guerra contro la Libia di Gheddafi che ha portato al rovesciamento del regime?</p>
<p>E un uomo di principi umanitari e di fede cattolica come Romano Prodi – che è stato presidente della Commissione europea e oggi rappresenta l’Onu in Africa – ha forse alzato la sua voce indignata contro una simile tragedia di Stato?</p>
<p>Non ce ne siamo accorti. Eppure Prodi ha rapporti storici con la Cina, come pochi altri leader occidentale (è anche professore alla Ceibs &#8211; “China Europe International Business School” &#8211; a Shanghai).</p>
<p>Nel sito internet di Prodi c’è il resoconto del suo ultimo viaggio a Pechino, nel gennaio scorso, durante il quale, secondo Radio Cina Internazionale, “il membro dell’Ufficio politico del Comitato centrale del PCC Li Yuanchao ha positivamente valutato le relazioni sino-italiane e sino-europee&#8230; Dal canto suo, Prodi ha altamente apprezzato gli enormi risultati dello sviluppo acquisiti dal PCC alla guida del popolo cinese. Egli ha aggiunto che i vari ambienti italiani guardano con attenzione al rafforzamento delle relazioni con la Cina, e continueranno ad impegnarsi per promuovere lo sviluppo dei rapporti fra Italia e Cina e fra Europa e Cina&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><span style="text-decoration: underline;">APPELLO</span></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dunque Prodi ha “altamente apprezzato” gli “enormi risultati” conseguiti dal Partito comunista cinese. Ma non si potrebbe far sapere ai compagni cinesi che quella legge di cui menano vanto ha provocato un orrore incommensurabile e inaccettabile?</p>
<p>Non si potrebbe sommessamente osservare che un genocidio di 336 milioni di vite umane innocenti è il più vasto crimine della storia che sia stato commesso da uno Stato?</p>
<p>Il presidente Prodi, che da sempre professa saldi principi democratici, la difesa rigorosa dei diritti umani e ha una visione della società improntata a forti valori morali, non ritiene che una simile carneficina meriti almeno una parola di protesta?</p>
<p>E così l’Unione europea e Obama che si prendono i premi Nobel per la pace, ma non si sognano nemmeno di inviare al regime cinese un vagito delle loro diplomazie.</p>
<p>Il cosiddetto mondo democratico digerisce tranquillamente, nella più completa indifferenza, l’orrore. Come l’opinione pubblica: lo facciamo continuando a rappresentarci come anime pure, progressiste e piene di ideali umanitari.</p>
<p>L’antico silenzio degli intellettuali e dei media sui crimini del comunismo si somma oggi alla tranquilla accettazione della Cina comunista come nuovo potere planetario, con genocidi annessi.</p>
<p>Cosa diranno di noi i posteri?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Antonio Socci</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da “Libero”, 7 aprile 2013</p>
<p>Vedi Facebook: “Antonio Socci pagina ufficiale”</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.antoniosocci.com/2013/04/il-genocidio-che-non-vogliamo-vedere-400-milioni-di-aborti-in-cina-imposti-dalla-legge-del-figlio-unico/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>JANNACCI, IL PAPA, LA CRISI ITALIANA E&#8230; LA CAREZZA DI GESU&#8217;</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2013/04/jannacci-il-papa-la-crisi-italiana-e-la-carezza-di-gesu/</link>
		<comments>http://www.antoniosocci.com/2013/04/jannacci-il-papa-la-crisi-italiana-e-la-carezza-di-gesu/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 01 Apr 2013 14:44:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Jannacci]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Francesco]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antoniosocci.com/?p=1742</guid>
		<description><![CDATA[L’Europa sembra senza bussola e l’Italia una maionese impazzita, come si è visto in questa settimana della passione di Cristo, che è stata anche un tormento civile per la nostra gente. Nonostante la saggezza del Capo dello Stato, purtroppo è sempre una “serva Italia…/ nave senza nocchiere in gran tempesta,/ non donna di province, ma [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L’Europa sembra senza bussola e l’Italia una maionese impazzita, come si è visto in questa settimana della passione di Cristo, che è stata anche un tormento civile per la nostra gente.</p>
<p>Nonostante la saggezza del Capo dello Stato, purtroppo è sempre una “serva Italia…/ nave senza nocchiere in gran tempesta,/ non donna di province, ma bordello!”.<span id="more-1742"></span></p>
<p>Nessuno infatti sa alzare lo sguardo al di sopra delle proprie ambizioni, dei propri interessi di bottega, delle rivalse o delle più assurde pretese. Mentre il Paese è sull’orlo nel baratro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><span style="text-decoration: underline;">SBERLE E CAREZZE</span></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Verrebbe da invocare Qualcuno che prendesse a sberle tutti. Ma non un padrone (Dio ci scampi), piuttosto un padre, un salvatore vero.</p>
<p>Verrebbe da dirlo proprio con le stesse parole che usò un artista singolare, Enzo Jannacci, qualche tempo fa, in una memorabile intervista.</p>
<p>Il cantante – che nella vita era anche un medico &#8211; disse:</p>
<p><b><span style="text-decoration: underline;">“In questi ultimi anni la figura del Cristo è diventata per me fondamentale: è il pensiero della sua fine in croce a rendermi impossibile anche solo l’idea di aiutare qualcuno a morire. Se il Nazareno tornasse ci prenderebbe a sberle tutti quanti. Ce lo meritiamo, eccome, però avremmo così tanto bisogno di una sua carezza”.</span></b></p>
<p>Ecco. Anche quando tutti noi meriteremmo di essere presi a sberle (perché tutti facciamo i nostri grossi errori) il nostro cuore, nel profondo, desidera un abbraccio che perdona e resuscita, cerca la carezza del Nazareno, perché sa che questa – come hanno ripetuto Benedetto XVI e papa Francesco &#8211; è la giustizia di Dio: la sua stessa Croce.</p>
<p>Paga Lui. Per tutti. Si prende Lui tutte le sberle (e non solo…).</p>
<p>E davanti a ciascuno di noi, anche il più peccatore, colpevole e cattivo, è venuto a inginocchiarsi, a lavargli i piedi (come a quel tempo facevano gli schiavi) e addirittura a baciargli i piedi. Anche a Giuda ha lavato e baciato i piedi.</p>
<p>Questo è quel Gesù che commuoveva Jannacci e stupisce noi.</p>
<p>Perché vuole salvare tutti, proprio tutti. Vuole tutti redenti e felici. Vuole perdonare tutto, come ha ricordato nel primo Angelus il nuovo pontefice.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><span style="text-decoration: underline;">SENTIRSI AMATI</span></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per un singolare caso (ma il Caso – com’è noto – è il vestito che Dio indossa quando vuole restare in incognito) Jannacci – da tanto tempo malato – è morto, è andato in Cielo, proprio l’altroieri, lo stesso venerdì santo in cui si fa memoria della crocifissione e morte di Gesù.</p>
<p>E – sempre per lo stesso Caso – è morto proprio all’indomani di un evento che ha colpito tanta gente, durante il quale papa Francesco ha inconsapevolmente risposto al desidero di Jannacci addirittura con le sue stesse parole.</p>
<p>Com’è noto il papa ha voluto celebrare il giovedì santo in un carcere minorile di Roma. Lì, facendo memoria del gesto di Gesù verso gli apostoli, ha lavato e baciato i piedi a dodici, fra ragazzi e ragazze, che sono reclusi per vari reati.</p>
<p>Giovani con grossi problemi che hanno fatto già i loro errori. E’ quell’umanità ferita che Jannacci aveva cantato.</p>
<p>A quei ragazzi stupiti e commossi papa Francesco, guardandoli con tenerezza, ha voluto far sapere che Gesù ama follemente ciascuno di loro e, per spiegare quel rito, ha testualmente pronunciato queste parole:</p>
<p><b><span style="text-decoration: underline;">“pensate che questo segno è una carezza di Gesù, perché Gesù è venuto proprio per questo, per servire, per aiutarci”.</span></b></p>
<p>Una carezza del Nazareno… Lo stato d’animo di quei giovani, destinatari di una tale predilezione, è stato espresso da uno dei dodici, un diciassettenne croato, che vedendo l’anziano Vicario di Cristo che si inginocchiava con fatica davanti a lui per lavargli e baciargli i piedi, ha pianto e poi ha detto: “Per la prima volta mi sono sentito amato, la mia fede debole si è rafforzata”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><span style="text-decoration: underline;">STRANI GIORNI</span></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questi giorni si è prodotta una singolare situazione per noi italiani che abbiamo assistito, in contemporanea, a due storie così diverse: da una parte quella intricata e avvilente della politica, che fa temere per il nostro futuro in un’Europa dissennata; dall’altra parte i gesti luminosi, i segni, le parole del nuovo papa (e del papa emerito) nei giorni della quaresima e della settimana di Passione che porta finalmente alla Pasqua.</p>
<p>In teoria si direbbe che le due storie non c’entrano niente l’una con l’altra. Invece nella realtà tutti abbiamo percepito che c’entrano eccome.</p>
<p>La risonanza che ha avuto nel cuore e nella mente di tutti quella parola ripetuta dal Santo Padre, “misericordia”, lo dimostra. Misericordia significa anche superare odi reciproci, fazioni, vendette, rivalse, vuol dire ricominciare.</p>
<p>E poi il continuo richiamo al “servire” soprattutto rivolto a chi ha responsabilità pubbliche.</p>
<p>Con le parole e con i gesti il Papa e la Chiesa, in questi giorni, hanno parlato al cuore della nostra gente.</p>
<p>E, oltre a toccare le corde profonde della vita personale, oltre a medicare tante ferite che ciascuno si porta dentro, ci hanno fatto intuire come sarebbe grande e fonte di benessere per tutti ritrovarsi e riconoscersi finalmente come popolo e bandire gli odi e costruire il futuro comune.</p>
<p>E’ stato addirittura il presidente della Repubblica a cogliere e sottolineare l’intreccio suggestivo fra le tenebre della nostra vita civile e la luce della nostra storia cristiana.</p>
<p>Pur da laico Napolitano ha firmato un messaggio di auguri al Papa per nulla formale dove ha testualmente detto:</p>
<p><b>“Le festività pasquali ricorrono quest&#8217;anno in un momento particolarmente impegnativo per l&#8217;Italia&#8230; Esse ci invitano a dare ascolto al condiviso anelito di pace, di giustizia e di solidarietà e a trovare la forza e coesione necessarie per raccogliere il messaggio cristiano e universale di rinascita e di speranza che questa fausta ricorrenza porta con sé e diffonde al mondo”.  </b></p>
<p>Tutt’altro che parole di circostanza. A Pasqua perfino la morte è stata sconfitta. Significa che rinascere è possibile, come abbiamo già fatto in tante circostanze, per esempio dopo la devastante guerra mondiale.</p>
<p>Ma bisogna prendere come bussola le parole che papa Francesco ci ripete, a cominciare da quelle che ha detto ai giovani del carcere minorile di Casal del Marmo: “dobbiamo aiutarci gli uni con gli altri… Non lasciamoci rubare la speranza”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Antonio Socci</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da “Libero”, 31 marzo 2013</p>
<p>Vedi Facebook, “Antonio Socci pagina ufficiale”</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.antoniosocci.com/2013/04/jannacci-il-papa-la-crisi-italiana-e-la-carezza-di-gesu/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>INCONTRO DI CASTEL GANDOLFO: QUELLO CHE I MEDIA NON VEDONO</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2013/03/incontro-di-castel-gandolfo-quello-che-i-media-non-vedono/</link>
		<comments>http://www.antoniosocci.com/2013/03/incontro-di-castel-gandolfo-quello-che-i-media-non-vedono/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 24 Mar 2013 09:01:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Francesco]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antoniosocci.com/?p=1737</guid>
		<description><![CDATA[Non è cosa di tutti i giorni vedere due papi conversare, pregare e pranzare fraternamente assieme. Anzi, è decisamente un evento unico, anche se solo uno dei due è il pontefice in carica (l’altro lo è stato ed ora è emerito). Ma soprattutto non è consueto vedere un’unità così profonda ed è quasi impossibile trovare [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Non è cosa di tutti i giorni vedere due papi conversare, pregare e pranzare fraternamente assieme. Anzi, è decisamente un evento unico, anche se solo uno dei due è il pontefice in carica (l’altro lo è stato ed ora è emerito).<span id="more-1737"></span></p>
<p>Ma soprattutto non è consueto vedere un’unità così profonda ed è quasi impossibile trovare due uomini che – chiamati a un altissimo ministero – hanno vissuto e vivono questa responsabilità concependosi davvero come “servi” e mettendo se stessi totalmente in secondo piano rispetto a Colui che amano, a cui la Chiesa appartiene (“la Chiesa non è nostra, ma è di Cristo”: è una delle ultime frasi che ci ha lasciato papa Benedetto spiegando la sua rinuncia).</p>
<p>Tuttavia è prevedibile che l’avvenimento di Castel Gandolfo fra Benedetto XVI e papa Francesco rinfocolerà le chiacchiere dei media e lo strologamento su presunti dossier segreti – non è il caso di dire “papelli” – che sarebbero stati consegnati dall’uno all’altro (anche se c’è una smentita ufficiale).</p>
<p>Sui media ben pochi coglieranno la dimensione spirituale di due uomini di Dio che vivono questa particolarissima vicenda. E preferiranno tuffarsi piuttosto sul contorno: le questioni curiali, il rapporto della commissione di tre cardinali sui retroscena di Vatileaks, la coabitazione in Vaticano, le nomine….</p>
<p>I media sono così. Cristiani assolutamente no. Ma clericali sì (e tanto). Sono ostili (di solito) al cattolicesimo e alla Chiesa, ma vanno matti per la Curia e per le chiacchiere di e sulla Curia.</p>
<p>Lo ha dimostrato in queste settimane l’oceanica quantità di articoli e pagine e trasmissioni dedicate alle dimissioni di Benedetto XVI, all’elezione del suo successore e a tutti i presunti retroscena e a ogni immaginabile insinuazione o pettegolezzo o banalità spacciata per scoop.</p>
<p>Tutto questo fiume d’inchiostro non significa attenzione alla Chiesa. Infatti i media sono pressoché indifferenti a ciò che i papi insegnano e vivono, ai contenuti spirituali veri, e soprattutto a quello straordinario mondo sommerso, fuori dai riflettori, che sono le comunità cristiane, dove quell’insegnamento è accolto, dove si sperimenta la fede e l’amicizia di Gesù Cristo spesso in una quotidiana dimensione di santità.</p>
<p>Sono le curie che interessano ai media, non i cristiani (e neanche i santi). Come diceva Charles Péguy le “curie clericali” e le “curie anticlericali” si trovano sempre accomunati dal loro orizzonte, che infine è un orizzonte politico e di potere.</p>
<p>Paradossalmente fra coloro che si possono definire “non clericali” ci sono proprio Joseph Ratzinger e Jorge M. Bergoglio.</p>
<p>Tutta la loro vita dimostra un profondo e assoluto disinteresse per le curie, per il potere, per i ruoli. E il loro desiderio di “servire” la salvezza e la felicità di tutti gli uomini.</p>
<p>Nelle luminose catechesi e omelie di Benedetto XVI c’è – espresso meravigliosamente – il “segreto” di questi due uomini di Dio.</p>
<p>Ricordo due flash degli ultimi mesi: “non porre l’io al posto di Dio” (è esattamente quello che ripete papa Bergoglio quando denuncia la “mondanità” dentro la Chiesa e l’autoreferenzialtà).</p>
<p>E poi il discorso di Benedetto XVI per la festa dell’Immacolata, nel dicembre scorso. Rileggere oggi quelle sue parole è sorprendente, perché sembrano la più perfetta interpretazione di tutti i gesti che in questi giorni ha compiuto papa Francesco commuovendo il mondo.</p>
<p>Papa Benedetto – pensando a Maria, la più umile e la più alta delle creature – pose al centro dell’attenzione proprio i poveri di Dio, tutti coloro che sono nella prova o ai margini della società o si sentono inascoltati e irrilevanti nella storia perché non stanno sotto i riflettori dei media.</p>
<p>Il Santo Padre sottolineò che <b><span style="text-decoration: underline;">“</span></b><b><span style="text-decoration: underline;">quel momento decisivo per il destino dell’umanità, il momento in cui Dio si fece uomo, è avvolto da un grande silenzio. L’incontro tra il messaggero divino e la Vergine Immacolata passa del tutto inosservato: nessuno sa, nessuno ne parla. E’ un avvenimento che, se accadesse ai nostri tempi, non lascerebbe traccia nei giornali e nelle riviste, perché è un mistero che accade nel silenzio. Ciò che è veramente grande passa spesso inosservato”. </span></b></p>
<p>Poi aggiunse:</p>
<p><b><span style="text-decoration: underline;">“</span></b><b><span style="text-decoration: underline;">la salvezza del mondo non è opera dell’uomo – della scienza, della tecnica, dell’ideologia – ma viene dalla Grazia… Maria è chiamata la ‘piena di grazia’ (<i>Lc</i> 1,28) e con questa sua identità ci ricorda il primato di Dio nella nostra vita e nella storia del mondo, ci ricorda che la potenza d’amore di Dio è più forte del male”. </span></b></p>
<p>Papa Benedetto aggiunse un’altra perla, che coincide con l’Angelus di papa Francesco su Dio che perdona tutto e perdona sempre:</p>
<p><b>“Maria ci dice che, per quanto l’uomo possa cadere in basso, non è mai troppo in basso per Dio, il quale è disceso fino agli inferi… per quanto il nostro cuore sia sviato”, aggiunse Ratzinger, “Dio è sempre più grande del nostro cuore (<i>1 Gv</i> 3,20). Il soffio mite della Grazia può disperdere le nubi più nere, può rendere la vita bella e ricca di significato anche nelle situazioni più disumane”.</b></p>
<p>Il giorno dopo – era una domenica – all’Angelus papa Benedetto tornò a parlare del “vero grande avvenimento, la nascita di Cristo, che i contemporanei non noteranno neppure”. E disse: <b><span style="text-decoration: underline;">“Per Dio i grandi della storia fanno da cornice ai piccoli!”.  </span></b></p>
<p>Sembra quasi che papa Francesco voglia mostrare ogni giorno quanto è vero quello che papa Benedetto ha annunciato all’umanità.</p>
<p>Del resto papa Francesco, parlando ai diplomatici, pochi giorni fa, ha richiamato esplicitamente la condanna della “dittatura del relativismo” fatta dal predecessore (ed è significativo che molte cronache dei giornali non lo abbiano sottolineato).</p>
<p>Appare dunque evidente l’unità profonda di questi due uomini. Peraltro anche le esortazioni di papa Francesco trovano un esempio meraviglioso nella vita di Benedetto.</p>
<p>La stessa sua rinuncia al pontificato mostra un distacco veramente francescano dalla cose terrene, è l’esempio di umiltà che si può indicare e seguire se si ascolta l’invito di papa Francesco a fuggire la “mondanità spirituale”.</p>
<p>Infatti entrambi questi uomini di Dio hanno individuato nella figura del santo di Assisi la via per la Chiesa di un futuro luminoso. Ratzinger in un libro di molti anni fa scrisse:</p>
<p><b><span style="text-decoration: underline;">“Nella Chiesa del tempo ultimo si imporrà il modo di vivere di san Francesco che, in qualità di ‘simplex’ e ‘illitteratus’, sapeva di Dio più cose di tutti i dotti del suo tempo poiché egli lo amava di più”.</span></b></p>
<p>Ed ecco infatti il pontificato di papa Francesco.</p>
<p>Due uomini con storie e temperamenti diversi quanto un pianoforte è diverso da un violino, ma suonano proprio la stessa bellissima opera e l’una voce insieme all’altra creano un’armonia perfetta, che incanta.</p>
<p>Come l’icona della “Madonna dell’umiltà” che il papa ha donato a Ratzinger e che abbraccia insieme questi due figli, prediletti testimoni di Cristo e suoi Vicari nel nostro tempo.<i></i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Antonio Socci</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da “Libero”, 24 marzo 2013</p>
<p>Vedi Facebook: “Antonio Socci pagina ufficiale”</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.antoniosocci.com/2013/03/incontro-di-castel-gandolfo-quello-che-i-media-non-vedono/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
