Sabato scorso “Repubblica” apriva la sua prima pagina con i dati di un clamoroso sondaggio Demos. Il titolo era questo: “Pd e M5S ai minimi. Il 70 per cento è contro il voto”. Poi il sottotitolo: “Sodaggio: Gentiloni batte l’ex premier, salgono le destre”.

Tutta questa titolazione del giornale – anche a pagina 2 e 3 – dava molte notizie di grande interesse, ma evitando di esplicitare quella che – a mio avviso – è la più sorprendente di tutte. Prima di spiegare qual è voglio sottolineare le notizie esplicite.

IL CROLLO

Prima notizia. Il Pd e il M5S sono nel pallone. Infatti, stando a questo sondaggio, da dicembre a febbraio crollano al loro minimo, sotto la soglia simbolica del 30 per cento: il Pd passa dal 30,2 per cento al 29,5 e i grillini dal 28,4 per cento al 26,6.

Il calo del Pd si spiega con la crisi in cui il partito è precipitato (e si dibatte da due mesi) dopo la batosta referendaria di Renzi.

Anche il calo dei grillini corrisponde alla perdita di credibilità del M5S per la cronaca quotidiana di assurdità e fallimenti dell’amministrazione romana.

La crisi del Pd è tale che circa 6 su 10 danno addirittura per sicura la scissione.

La seconda notizia riguarda la percentuale di italiani che si esprime contro il voto subito: circa il 70 per cento richiede una legge elettorale omogenea fra Camera e Senato (dentro il Pd questa percentuale è addirittura del 91 per cento).

Terza notizia: nel voto ai leader, da dicembre a febbraio, si constata il crollo di Renzi (passato da 44 al 36 per cento di gradimento). L’ex premier era già stato sorpassato da Gentiloni (e questo né naturale: sic transit gloria mundi), ma ora è superato anche da Giorgia Meloni (che passa dal 33 al 38 per cento).

Evidentemente la sgangherata reazione del giovane di Rignano alla sconfitta del referendum ha messo a nudo la sua mancanza di statura politica e gli italiani hanno potuto valutarla pienamente.

Sono tutti dati clamorosi, ma c’è un’altra notizia che la titolazione di “Repubblica” non mette in rilievo e che è la più clamorosa.

LA NOTIZIA NASCOSTA

Riguarda i partiti del centrodestra. Infatti nello stesso lasso di tempo, dicembre-febbraio, Forza Italia passa dal 12,7 al 13,2 per cento, la Lega dal 13,2 al 13,4 e Fratelli d’Italia dal 4,4 al 5,2.

Sì, avete capito bene: aumentano tutti e tre. Ma soprattutto la loro somma raggiunge il 31,8 per cento che è la maggioranza relativa. Un risultato che – letto in contemporanea con il crollo degli altri due schieramenti – è ancor più significativo.

La notizia è veramente straordinaria perché i generali del centrodestra sono spariti da tempo, mentre il popolo, l’esercito di centrodestra mostra di esserci sempre.

Di solito nella politica italiana si vedono generali senza truppe e senza popolo. Col centrodestra accade l’opposto: ancora una volta questo elettorato fa sapere di essere vivo, di essere molto consistente nel Paese e di poter raggiungere addirittura la maggioranza relativa.

Arrivò questo segnale di vita anche dalle amministrative e si tratta di un segnale politico impressionante perché da anni il centrodestra (inteso come leadership) – nelle cronache politiche – è scomparso dai radar, è quasi del tutto assente dal teatro politico o è presente solo in rappresentanza di singole formazioni, senza alcuna tensione unitaria e senza nessuna strategia di aggregazione.

Il fatto che in Italia ci sia sempre un elettorato che vota centrodestra dimostra che c’è un radicamento profondo. Ma ci sono anche motivi contingenti, come il caso Mps o la marea migratoria incontrollata o il fallimento politico del Pd che invece di risolvere la crisi l’aggrava sempre di più (significativo il record di disoccupazione giovanile).

Spesso – agli occhi degli elettori – la realtà s’incarica di dare ragione postuma al centrodestra, per esempio sulla necessità di fermare o arginare l’immigrazione: dopo anni di anatemi dall’Europa e dalla Sinistra, oggi sia la Ue che il governo Pd hanno capovolto le loro posizioni e dicono di voler alzare muri.

Evidentemente la gente ricorda e prende nota. Questa realtà sociale è un capitale politico ed elettorale enorme.

Ma c’è ancora una leadership intenzionata a rappresentare questa Italia, a sintonizzarsi col Paese e costruire su questo blocco sociale un’alleanza e una seria proposta politica?

DA DOVE RIPARTIRE

Ammesso e non concesso che tale classe dirigente ci sia e che voglia tornare ad unirsi, la domanda che dovrebbe porsi è questa: da dove si riparte? Qual è il punto su cui si può ricostruire un’alleanza e una proposta politica?

Di certo non sui personalismi e sui protagonismi che finora hanno frantumato il centrodestra. E nemmeno sulle questioni secondarie come la legge elettorale.

L’unico punto di partenza possibile è la realtà che in questo momento storico ruota attorno a una questione centrale: il naufragio dell’Unione europea e dell’euro.

Anzitutto il naufragio già avvenuto per l’Italia in questi anni trascorsi che al nostro Paese sono costati quanto una guerra perduta. Ma si tratta ora di affrontare anche e soprattutto il naufragio prossimo venturo che già si avverte perfino dalle parole della Merkel sull’Europa a due velocità.

L’aereo europeo ha due modi per tornare a terra: planare o precipitare. Nel secondo caso si subiscono gli eventi e si pagano costi salatissimi.

L’atterraggio è invece un’operazione che va guidata con competenza, anche definendo quale dev’essere il punto d’arrivo (per esempio una Confederazione – come quella proposta da Tremonti – che veda il ritorno degli stati nazionali?).

Un nuovo centrodestra dovrebbe elaborare un Italexit, un dettagliato e percorribile progetto di uscita dalla moneta unica – con modalità definite – su cui raccogliere il consenso di tutti i diversi partiti della coalizione e su cui cercare interlocutori e alleati in Europa.

L’Italexit è necessario anche a chi oggi non vuole uscire dall’euro (come alcuni di Forza Italia), perché è molto probabile che l’euro comunque esploda e quindi sarebbe irresponsabile – in vista di un evento del genere – non avere un’idea delle sue implicazioni e un progetto che eviti di venire travolti dagli interessi degli altri.

Dei tre schieramenti in campo in Italia, non possiamo aspettarci un simile progetto né dai grillini, né dal Pd (che è il “partito dell’euro”).

Solo il centrodestra può elaborare un simile progetto e garantire al Paese una via d’uscita. Quindi la leadership di centrodestra – per quanto dispersa e divisa – deve capire che ha oggi una grande responsabilità davanti al Paese.

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Antonio Socci

Da “Libero”, 6 febbraio 2017

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