Oggi è uscito il mio libro, “La casa dei giovani eroi”. Qui la bellissima recensione di Benedetto Frigerio (che ringrazio). Qua sotto l’anticipazione del capitolo su Annalena Tonelli apparsa su “Libero”.

*                     *                          *                       *                        *                  *                   *                    *

Una grande sorpresa è stata per me scoprire (…) che fra i primi a far conoscere da noi questo straordinario cammino di riabilitazione (il metodo Doman) fu una persona dal cuore davvero grande (…).

Il nome di Annalena Tonelli non dirà nulla al grande pubblico. (…) Ma la sua storia è eccezionale e credo proprio che la Chiesa la farà santa.

Annalena nacque a Forlì nel 1943. Fin da giovane fu una cattolica molto impegnata: mentre studiava, lavorava per i più poveri della sua città, ma col cuore al mondo intero, fondando il Comitato per la lotta contro la fame nel mondo.

A Forlì si occupò degli emarginati nei quartieri più abbandonati, dei bambini con handicap e degli orfani.

La sua vocazione missionaria era nata in lei addirittura da piccola. Così infatti l’ha raccontata: «Scelsi di essere per gli altri: i poveri, i sofferenti, gli abbandonati, i non amati, che ero bambina e così sono stata e confido di continuare a essere fino alla fine della mia vita. Volevo seguire solo Gesù Cristo. Null’altro mi interessava così fortemente: Cristo e i poveri in Cristo. Per Lui feci una scelta di povertà radicale».

Da giovane ragazza cattolica, a Forlì, negli anni Sessanta, era un vulcano di iniziative, soprattutto – come ho detto – nelle opere di carità e di assistenza.

Va ricordato che la sua era la generazione del ’68, ma mentre gran parte dei suoi coetanei pretendeva di cambiare il mondo con le ideologie (di solito aberranti), con le chiacchiere e spesso con la violenza, lei, appena laureata – a pieni voti – in Giurisprudenza nel 1969, perseguiva il sogno di partire, come missionaria laica, per il Terzo Mondo per donare tutta la propria vita, silenziosamente, per i più poveri e derelitti.

Non si pensi però a una persona che è tutta presa dall’attivismo sociale. Fin da giovane per lei «la preghiera, l’adorazione del Santissimo – a cui dedica ore, frequentando varie chiese della città – sono il segreto di quella inesauribile, lucidissima energia» (Fagiolo D’Attilia- Zanini, Annalena Tonelli. Un amore più forte di ogni odio, San Paolo).

Questo sarà il suo segreto sempre, fino all’ultimo dei suoi giorni.

Nonostante l’opposizione della famiglia nel 1969 riesce a imbarcarsi e va a Nairobi, in Kenya, come insegnante d’inglese nelle scuole dei Missionari della Consolata.

«Partii decisa a “gridare il Vangelo con la vita” sulla scia di Charles de Foucauld che aveva infiammato la mia esistenza». Continua

Questo libro nasce da una «scoperta» per me davvero scioccante: in duemila anni di storia della Chiesa, mai, veramente mai, si è avuta una tale concentrazione di apparizioni mariane e una tale concentrazione di profezie che – tutte convergenti, le une e le altre – indicano il nostro tempo come un tempo di svolta quasi apocalittica.

Non è mai accaduto prima. Inoltre si tratta di un avvertimento profetico che trova conferma nel magistero della Chiesa.

Le apparizioni mariane a cui mi riferisco iniziano a Parigi nel 1830, in Rue du Bac, e arrivano a quelle di Kibeho, in Ruanda, pochi anni fa. Parlo quindi di casi il cui carattere soprannaturale è stato riconosciuto dalla Chiesa cattolica. E così pure i mistici che cito sono esclusivamente mistici cattolici, spesso già beati o santi (non ovviamente sedicenti veggenti di oggi o di ieri).

Infine – come ho detto – è il magistero stesso della Chiesa che dà clamorose conferme sui tempi che viviamo. I grandi papi del Novecento hanno avuto consapevolezza di ciò che stava accadendo e di ciò che ci aspettava. E ci hanno avvertito.

Già il venerabile Pio XII affermava nel 1951:

“Oggi quasi tutta l’umanità va rapidamente dividendosi in due schiere opposte, con Cristo o contro Cristo. Il genere umano al presente attraversa una formidabile crisi che si risolverà in salvezza con Cristo o in funestissime rovine”.

E il beato Paolo VI , nel 1967, proprio a Fatima, nel corso del pellegrinaggio al santuario portoghese, pronunciò queste parole:

“Noi diciamo: ‘il mondo è in pericolo’. Perciò noi siamo venuti ai piedi della Regina della Pace a domandarle come dono, che solo Dio può dare, la pace. […] Uomini, pensate alla gravità e alla grandezza di quest’ora, che può essere decisiva per la storia della presente e della futura generazione”.

Poi, lo stesso Paolo VI, nel 1977, verso la fine del suo pontificato, confidò all’amico Jean Guitton:

“C’è un grande turbamento in questo momento nel mondo e nella Chiesa, e ciò che è in questione è la fede. Capita ora che mi ripeta la frase oscura di Gesù nel Vangelo di san Luca: «Quando il Figlio dell’uomo tornerà, troverà ancora la fede sopra la terra?». […] Rileggo talvolta il Vangelo della fine dei tempi e constato che in questo momento emergono alcuni segni di questa fine. Siamo prossimi alla fine? Questo non lo sapremo mai. Occorre tenersi sempre pronti, ma tutto può durare ancora molto a lungo. Ciò che mi colpisce quando considero il mondo cattolico, è che all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non-cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all’interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia”.

E san Karol Wojtyla, alla vigilia del suo pontificato:

“Ci troviamo oggi di fronte al più grande combattimento che l’umanità abbia mai visto. Non penso che la comunità cristiana l’abbia compreso totalmente. Siamo oggi davanti alla lotta finale tra la Chiesa e l’Anti-Chiesa, tra il Vangelo e l’Anti-Vangelo”.

Infine Benedetto XVI, parlando al corpo diplomatico, nel 2010, disse:

“Il nostro futuro e il destino del nostro pianeta sono in pericolo”.

Da dove nasce questo concorde giudizio del magistero sul tempo che stiamo vivendo?

Certamente dalla lettura dei segni dei tempi alla luce della fede: è un discernimento – il loro – particolarmente acuto perché illuminato dallo Spirito Santo, sia per il fatto che si tratta di pontefici, sia perché sono tutti uomini di grande spiritualità la cui santità è stata solennemente riconosciuta (o è in via di riconoscimento) dalla Chiesa.

Sicuramente questa profetica lettura della realtà viene anche dalle rivelazioni private dei mistici e dalle moderne apparizioni della Madonna, di cui nessuno di loro fu ignaro (anche se sappiamo che tali messaggi vanno considerati con prudenza e senza fanatismi).

Ma proviene anche dalla stessa rivelazione pubblica delle Sacre Scritture e dall’insegnamento dei padri. C’è infatti una profezia, assolutamente certa, che va creduta per fede, quindi superiore alle rivelazioni pri- vate (che possono anche essere dubbie o errate), perché è basata sulla Bibbia.

Si può leggere infatti nello stesso Catechismo della Chiesa Cattolica voluto da Giovanni Paolo II e dal cardinal Ratzinger, in attuazione del Concilio Vaticano II, quindi fa parte della dottrina cattolica. Ecco cosa insegna il Catechismo al numero 675:

“Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il «Mistero di iniquità» sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell’Anti-Cristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l’uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne.”

È importantissimo questo passo del Catechismo perché mostra – con certezza – che la Chiesa non è incamminata verso un trionfo terreno, ma verso questo suo Getsemani, verso il suo venerdì santo, verso l’eclissi del sabato santo.

Anche il mondo vivrà questo oscuramento della verità nel segno della tragedia. Sarà una prova terribile. Ma siamo stati avvertiti potentemente.

Su questo cerco di riflettere, nella Seconda parte di questo libro, con una lettera aperta a papa Francesco il quale ci ha ripetutamente avvertiti che oggi noi siamo entrati in una sorta di «Terza guerra mondiale».

Quelli che viviamo sono tempi dolorosi, ma anche gloriosi. In cui siamo chiamati a riconoscere Cristo, che è la verità e l’unica salvezza, e a testimoniarlo. E forse, come per Ninive, ascoltare i profeti e convertirsi potrebbe ancora salvare la città dalla sua rovina.

Continua

Anticipo qui un capitolo del mio libro “Avventurieri dell’eterno” (Rizzoli), da oggi in libreria

Continua

Caro Francesco Guccini,

già a 16 anni amavo le tue canzoni (e il tuo poetare “di-vino”) e mi fa un po’ ridere scoprire che ti sei messo a parlare di me in tv, perché in fondo mi penso sempre come il figlio di un minatore delle colline senesi.

Tu nel ’74 eri già un mito (disgraziatamente di sinistra) quando io imparavo la fede cattolica e il disgusto del comunismo da mio padre che era un fiero militante democristiano, che aveva rischiato grosso prima con i rastrellamenti dei tedeschi, poi con le elezioni del 1948 ed era scampato in miniera agli scoppi di grisù (lui ebbe “solo” una mano tranciata). Continua

Si dicono “cattolici aperti”, moderni e progressisti e poi riesumano l’Indice, il famigerato Index librorum prohibitorum. Più che indignare fa ridere la decisione delle Paoline di mettere al bando dai loro scaffali il mio libro “Non è Francesco”.

Ma la loro è una decisione prevedibile: il mio libro è cattolico, apostolico, romano e loro, evidentemente, con roba del genere non vogliono avere a che fare. Continua

Immaginate di aver proposto un incontro a Roberto Saviano per parlargli della vita, della morte e di Dio, del dolore e della speranza e per fargli conoscere giovani pieni di fede, eroicamente in lotta con la malattia e vittoriosi. Continua