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	<title>lo Straniero &#187; Benedetto XVI</title>
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	<description>Il blog di Antonio Socci</description>
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		<title>Ora si scopre che il Papa nulla sa e nulla ha detto su Castellucci…  (lo avevo scritto!!!!!)</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 18:37:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Tornielli]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[padre Giovanni Cavalcoli]]></category>
		<category><![CDATA[Romeo Castellucci]]></category>
		<category><![CDATA[Sul concetto di volto nel Figlio di Dio]]></category>

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		<description><![CDATA[Il vaticanista Andrea Tornielli ha appena pubblicato un articolo sul sito “Vatican Insider” nel quale ricostruisce il giallo della lettera della Segreteria di Stato vaticana al padre Cavalcoli, lettera privata che è stata diffusa come fosse una bocciatura – da parte del Papa – della pièce teatrale di Castellucci. Tornielli scrive: “Le parole della lettera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il vaticanista Andrea Tornielli ha appena pubblicato un articolo sul sito “Vatican Insider” nel quale ricostruisce il giallo della lettera della Segreteria di Stato vaticana al padre Cavalcoli, lettera privata che è stata diffusa come fosse una bocciatura – da parte del Papa – della pièce teatrale di Castellucci.</p>
<p>Tornielli scrive:<span id="more-1486"></span></p>
<p>“<strong>Le parole della lettera della Segreteria di Stato sono state presentate come un pronunciamento ufficiale della Santa Sede sullo spettacolo e fatte risalire direttamente al Papa</strong>.</p>
<p><strong>In realtà, confermano a Vatican Insider diverse autorevoli fonti vaticane, <span style="text-decoration: underline;">quella a padre Cavalcoli era</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> <strong>una risposta di routine</strong><strong>, scritta dagli uffici senza coinvolgere l’entourage papale: non soltanto non è stato investito della questione direttamente Benedetto XVI, ma nemmeno il Segretario di Stato Tarcisio Bertone o il Sostituto Giovanni Angelo Becciu</strong></span><strong>. Le prime righe della lettera riferite alla pièce teatrale ‘che risulta offensiva nei confronti del Signore nostro Gesù Cristo’ altro non erano che il</strong> <strong>riecheggiare, sunteggiato dall’officiale incaricato della risposta, delle parole scritte dallo stesso Cavalcoli.</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">Non l’espressione di un giudizio meditato da parte della Santa Sede</span>. </strong></p>
<p><strong>Allo stesso modo, il pensiero attribuito al Papa, con l’auspicio che ‘ogni mancanza di rispetto verso Dio, i santi e i simboli religiosi’ possa trovare una ‘reazione ferma e composta’, rappresentava <span style="text-decoration: underline;">un riferimento generico con il quale non si intendeva far pronunciare Benedetto XVI nel merito di questo specifico spettacolo</span>. </strong></p>
<p><strong>La Santa Sede aveva tutti gli strumenti per pronunciarsi, ma la consegna era sempre stata quella di lasciare ai vescovi eventuali iniziative”. </strong></p>
<p>Fin qui Tornielli. E posso dire che, anche prima di questa provvidenziale ricostruzione giornalistica, bastava un po’ di buon senso per capire come stavano le cose.</p>
<p>Nel seguito dell’articolo il vaticanista della Stampa ha ricostruito per filo e per segno l’iter di quella lettera che addirittura ha fatto pensare a molti<strong> “che Papa Ratzinger avesse voluto tirare le orecchie al cardinale ambrosiano per non aver reagito più duramente di fronte al previsto atto blasfemo”. </strong> <strong></strong></p>
<p><strong>Tornielli conclude: “</strong><strong><span style="text-decoration: underline;">L’impressione che si ricava dalla sequenza degli eventi è che il Vaticano sia stato in qualche modo ‘trascinato’ in una vicenda sulla quale non aveva intenzione di pronunciarsi, e che si sia finito così per attribuire direttamente al Papa una stroncatura dell’opera di Castellucci</span></strong>. <strong>Uno spettacolo che negli anni scorsi è stato rappresentato a Roma, cioè nella città in cui Benedetto XVI è vescovo, senza suscitare nessuna polemica, com’è accaduto anche in altre città italiane”.</strong><strong></strong></p>
<p>Mi pare che ce ne sia abbastanza per riflettere da parte di chi aveva reso pubblica questa missiva proponendola come un giudizio del Pontefice e da parte di chi aveva “bevuto” questa cosa credendo di doversi unire alla “fatwa” perché questo sarebbe stato il volere del Papa.</p>
<p>Adesso ci sarebbe da aspettarsi che qualcuno chiedesse scusa… Anche al Papa stesso. O sbaglio?</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Il bilancio della “fatwa” lanciata con enorme clamore contro Castellucci è il seguente</span></strong>:</p>
<p>1)   Una enorme pubblicità allo spettacolo che era già stato rappresentato in molte città italiane senza che nessuno se ne accorgesse: di sicuro Castellucci può ringraziare gli “indignati” cattolici perché ha il teatro pieno e sta su tutti i giornali;</p>
<p>2)  Una figuraccia da parte dei cattolici che sui media sono stati rappresentati come intolleranti e bramosi di censura e di bavaglio</p>
<p>3)  La sensazione di una divisione all’interno della Chiesa e persino fra i vescovi (come se alcuni fossero conniventi con chi tresca con Lucifero e altri fossero i puri paladini della fede….)</p>
<p>4)  Il Papa che è stato “trascinato” in questa faccenda, esponendo così il Magistero laddove nulla è stato detto dal Papa stesso…</p>
<p>5)  Tanti cattolici in buona fede persuasi che testimoniare Cristo consista nel “criminalizzare” la disperazione umana invece di testimoniare con amicizia l’amore sperimentato, la carezza del Nazareno.</p>
<p>Ci sarebbero altre voci in questo disastroso bilancio, ma mi fermo qui. Resta la tristezza….</p>
<p>Infine un chiarimento sulla merda.</p>
<p>Continuo a ricevere per mail la registrazione di una intervista a Castellucci in cui costui, con parole estreme e certo da artista, non da teologo, da uomo in ricerca, non da cristiano, dice il suo desiderio di stabilire un ponte fra l’escatologico e lo scatologico, cioè fra la luce di Dio e la merda della condizione umana.</p>
<p>Molti – avendo scambiato il cristianesimo per un galateo di buone maniere – ne traggono scandalo. Io vorrei far notare che quel ponte non deve costruirlo Castellucci, perché lo ha già fatto Dio con l’Incarnazione.</p>
<p>Meditiamo su quella che la teologia chiama kenosi: non solo l’Onnipotente ha “annientato” se stesso facendosi uomo, cioè carne, fango, ma – come dicevo ieri a Tornielli – <strong><span style="text-decoration: underline;">ha deciso di voler nascere in una stalla, presumibilmente nel mezzo alla merda di animali (non in una profumata casa di benpensanti) e ha deciso di voler morire coperto di sputi e di sangue, macellato come una bestia, come un agnello sacrificale.</span></strong></p>
<p>E’ Lui che ha voluto SPORCARSI con tutto ciò che l’uomo è, con tutta la sua miseria, con tutto il fango della sua condizione, eccetto il peccato!!!!</p>
<p>Se noi ci scandalizziamo della parola “merda”, sostanza che fino a prova contraria fa parte dell’uomo (come il sangue, la carne, il fegato, il cuore e il cervello) ed è stata creata da Dio, significa che abbiamo smesso da tempo di stupirci e di commuoverci per quello che il Signore benedetto ha fatto per noi: <strong><span style="text-decoration: underline;">è Lui che, per folle amore nostro, ha voluto nascere in una stalla merdosa ed è Lui che è morto in quel modo orribile!!!!</span></strong></p>
<p>Forse è il caso che ce ne ricordiamo… e lo contempliamo così! Altrimenti, a furia di ubriacarci di galateo, finiremo per pretendere di coprire perfino i crocifissi perché non sta bene esporre un corpo nudo, oltretutto tutto macellato e in quella posa ignominiosa!!!!!</p>
<p>Ora direi di mettere fine a questa assurda “guerra” <strong><span style="text-decoration: underline;">riconciliandoci</span></strong> proprio nella contemplazione e nello stupore per l’infinita Bellezza di Gesù, che è ancor più travolgente quando si presenta come “Ecce homo”, perché è la Bellezza del Suo Amore…</p>
<p>Antonio Socci</p>
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		<title>La mia risposta sul &#8220;caso Castellucci&#8221; (con un invito ad andare a leggere sul sito della Chiesa francese)</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 12:35:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[Conferenza episcopale francese]]></category>
		<category><![CDATA[monsignor Pascal Wintzer]]></category>
		<category><![CDATA[Romeo Castellucci]]></category>
		<category><![CDATA[Sul concetto di volto nel Figlio di Dio]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono cattolici ragionevoli e seriamente preoccupati che hanno scritto sul “caso Castellucci” e pure che hanno inviato mail a me. Con costoro credo si possa convenire che c’è stato un colossale malinteso: in quella pièce teatrale non c’è nessun lancio di escrementi sacrilego. Secondo me dovrebbe bastare questo a mettere fine alla bagarre. Ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono cattolici ragionevoli e seriamente preoccupati che hanno scritto sul “caso Castellucci” e pure che hanno inviato mail a me. Con costoro credo si possa convenire che c’è stato un colossale malinteso: in quella pièce teatrale non c’è nessun lancio di escrementi sacrilego.</p>
<p>Secondo me dovrebbe bastare questo a mettere fine alla bagarre.<span id="more-1482"></span></p>
<p>Ma ci sono anche alcuni fanatici, che in certi casi sembrano francamente confusi dall’astio, talora dall&#8217;odio, e che mi scrivono insulti (complimenti: che bel cristianesimo!).</p>
<p>Costoro sembrano quasi dispiaciuti dalla scoperta che nella pièce di Castellucci non c&#8217;è nessun lancio di escrementi sull&#8217;immagine di Cristo di Antonello da Messina.</p>
<p>Non se ne danno pace, sembrano smaniare perché quel “lancio” ci sia e siccome hanno bisogno di un Nemico da &#8220;bruciare&#8221; per avere un&#8217;identità (mentre la vera identità cristiana non si fonda su un Nemico, ma su un avvenimento, un avvenimento di misericordia), non riconoscono di essersi sbagliati chiedendo scusa.</p>
<p>Tanto meno tacciono, mettendo fine alla baraonda. No.</p>
<p>Cercano altri pretesti per &#8220;bruciare&#8221; il Nemico, demonizzato addirittura fino a essere chiamato &#8220;satanista&#8221;.</p>
<p>Io credo che sia questa la vera caricatura del cristianesimo. Una caricatura grottesca, mostruosa. Proprio una eventuale corsa dietro ai fondamentalismi di altre religioni – questa sì, davvero – rischierebbe di sporcare il Volto santo di Gesù.</p>
<p>Lo dico come cordiale e fraterno invito alla riflessione anche per quei buoni cattolici che in questi giorni credono, con la loro “indignazione” per Castellucci, di manifestare un sacro zelo verso il Volto del nostro Redentore…</p>
<p>Oltretutto si tratta di un&#8217;operazione che rischia di avere un connotato politico. Quindi attenti alle strumentalizzazioni…</p>
<p>Allora, poiché ci sono varie persone in buona fede che hanno abbracciato questa battaglia (questa fatwa) o che sono disorientate, che ritengono Gesù una loro proprietà (e non capiscono che Egli si dona ad ogni uomo e attrae a sé ogni uomo per un suo cammino personale) vorrei proporre un contributo autorevole di riflessione sul lavoro di Castellucci (cosa che in Italia non è stata fatta da nessuno).</p>
<p>Lo si può trovare – udite udite &#8211; <strong><span style="text-decoration: underline;">sul sito della Chiesa francese</span></strong>. Perché lo spettacolo di Castellucci è andato in scena per la prima volta in Francia e sia il quotidiano cattolico La Croix che Radio Notre Dame (con diversi vescovi) hanno giudicato con molto interesse questa pièce teatrale.</p>
<p>Di fronte agli attacchi di fanatici, incapaci di rapportarsi alla cultura contemporanea con un giudizio cristiano, <strong><span style="text-decoration: underline;">il vescovo di Poitiers, Monsignor Pascal Wintzer, Presidente dell&#8217;Osservatorio fede e cultura della Conferenza episcopale francese</span></strong>, ha scritto un bel saggio intitolato &#8220;A propos du spectacle de Romeo Castellucci &#8216;Sur le concept du visage du Fils de Dieu&#8217; &#8220;.</p>
<p>Ecco il link</p>
<p><a href="http://www.eglise.catholique.fr/conference-des-eveques-de-france/textes-et-declarations/a-propos-du-spectacle-de-romeo-castellucci-sur-le-concept-du-visage-du-fils-de-dieu--13056.html">http://www.eglise.catholique.fr/conference-des-eveques-de-france/textes-et-declarations/a-propos-du-spectacle-de-romeo-castellucci-sur-le-concept-du-visage-du-fils-de-dieu&#8211;13056.html</a></p>
<p>Come vedete è il sito della &#8220;Eglise catholique&#8221; francese.</p>
<p>Per chi non conosce il francese consiglio di farselo tradurre. Serve a capire e quindi a giudicare.</p>
<p>Il fatto che alcuni “giornalisti cattolici”, invece di andare a cercare qui (nel sito della Chiesa francese che ebbe a che fare con le prime rappresentazioni della pièce di Castellucci) si siano messi a cercare come inquisitori – e rilanciare &#8211; dei brani di Castellucci da interpretare malevolmente, stravolgendone il senso (e senza mai pubblicare i bellissimi testi suoi che avrebbero fatto capire il suo retroterra) la dice lunga sulla mala fede di questa operazione.</p>
<p>Tesa non a cercare la verità, ma a fabbricare il Nemico, il Satana! Un’operazione che potrebbe essere fatta persino sul poema sacro di Dante – dove ci sono bestemmie e c’è pure la “merda” – e addirittura sulla Sacra Scrittura che abbonda di brani “scandalosi” e contiene espressioni blasfeme.</p>
<p>Qui, per chi non saprà tradurre tutto il saggio, mi permetto di mettere in italiano solo un brano di mons. Wintzer e il bellissimo pensiero di papa Benedetto XVI che egli cita.</p>
<p>Il vescovo scrive:</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">“Piuttosto che all’invettiva e alla condanna, è ad un lavoro che noi (cristiani) siamo chiamati, lavoro attraverso cui ciascuno si prende il tempo di comprendere chi è l’altro e cosa intende dire. </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Il dialogo è un lavoro dello spirito e del cuore. Esso è improntato alla modestia. E’ ascolto benevolo. E’ parola che orienta verso il vero e il bello. Ripone la sua gioia nella ricerca condivisa della verità. </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Il dialogo esclude sia la confusione (delle identità, nda), sia il disprezzo dell’altro. Ci invita a uscire dalla semplificazione secondo cui gli artisti sono dei provocatori, dei bestemmiatori. Ci chiama a prenderci il tempo di interrogarli o semplicemente di leggere ciò che dicono delle loro opere. </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Una religione senza cultura diventa una religione senza curiosità e anche senza intelligenza”.</span></strong></p>
<p>E ora vi traduco il brano di Benedetto XVI citato dal vescovo. E&#8217; tratto dal suo discorso agli artisti, riuniti nella Cappella Sistina il 21 novembre 2009:</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">“Una funzione essenziale della vera bellezza, infatti, già evidenziata da Platone, consiste nel comunicare all’uomo una salutare ‘scossa’, che lo fa uscire da se stesso, lo strappa alla rassegnazione, all’accomodamento del quotidiano, lo fa anche soffrire, come un dardo che lo ferisce, ma proprio in questo modo lo ‘risveglia’ aprendogli nuovamente gli occhi del cuore e della mente, mettendogli le ali, sospingendolo verso l’alto. L’espressione di Dostoevskij che sto per citare è senz’altro ardita e paradossale, ma invita a riflettere: </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">‘L’umanità può vivere &#8211; egli dice &#8211; senza la scienza, può vivere senza pane, ma soltanto senza la bellezza non potrebbe più vivere, perché non ci sarebbe più nulla da fare al mondo. Tutto il segreto è qui, tutta la storia è qui’. </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Gli fa eco il pittore Georges Braque: ‘L’arte è fatta per turbare, mentre la scienza rassicura’. La bellezza colpisce, ma proprio così richiama l’uomo al suo destino ultimo, lo rimette in marcia, lo riempie di nuova speranza, gli dona il coraggio di vivere fino in fondo il dono unico dell’esistenza”.</span></strong></p>
<p>Facendo tesoro di questo giudizio del Pontefice io credo – come Giuseppe Frangi – che sia veramente bello che finalmente (grazie alla pièce di Castellucci) sia riportato al centro della scena il Volto di Gesù e il dramma del dolore umano e la sua implorazione davanti al Salvatore del mondo.</p>
<p>Mi pare che quello del vescovo, responsabile della Conferenza episcopale francese per “fede e cultura”, sia l’unico giudizio meditato da parte del Magistero sul lavoro di Castellucci (infatti la lettera del monsignore della Segreteria di Stato, strumentalizzata da certuni, è una lettera di cortesia che cita il Papa solo riguardo a un criterio generale, non al caso specifico. E così pure fa il cardinale Scola).</p>
<p>Spero di aver dato un contributo al chiarimento.</p>
<p>Per quanto riguarda le veglie di preghiera “di riparazione” vanno sempre bene e sono preziose: magari però sarebbe bene “riparare” in riferimento ai nostri peccati (che sporcano il volto di Cristo), prima dei peccati altrui.</p>
<p>Per non essere come gli scribi e i farisei che amavano puntare il dito sugli altri e battere il pugno sul petto altrui anziché sul proprio.</p>
<p>A questa “gente perbene”, “sommi sacerdoti e anziani”, Gesù – scandalizzandoli – diceva: “In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel Regno di Dio” (Mt 21, 31).</p>
<p>Antonio Socci</p>
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		<title>Gesù, Maria, Giuseppe&#8230; &#8220;Non c&#8217;era posto per loro&#8221;&#8230; nella cattedrale</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 09:18:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
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		<category><![CDATA[san Francesco]]></category>
		<category><![CDATA[vescovo di Rieti]]></category>

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		<description><![CDATA[Benedetto XVI, nella messa di mezzanotte di Natale, quest’anno, ha pronunciato un’omelia tutta incentrata su san Francesco per la sua meravigliosa “invenzione” del presepio, a Greccio, nell’anno 1223. Spiegando che quell’umile rappresentazione coglie il cuore del cristianesimo. Incredibilmente, proprio quest’anno, il vescovo di Rieti, che è il vescovo di Greccio – cioè del luogo dove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Benedetto XVI, nella messa di mezzanotte di Natale, quest’anno, ha pronunciato un’omelia tutta incentrata su san Francesco per la sua meravigliosa “invenzione” del presepio, a Greccio, nell’anno 1223. Spiegando che quell’umile rappresentazione coglie il cuore del cristianesimo.</p>
<p>Incredibilmente, proprio quest’anno, il vescovo di Rieti, che è il vescovo di Greccio – cioè del luogo dove Francesco inventò il presepio – ha deciso: <strong><span style="text-decoration: underline;">niente più storico presepio nella cattedrale</span></strong>.<span id="more-1453"></span></p>
<p>Gesù bambino, la Madonna, san Giuseppe, con i pastori e i magi… Come a Betlemme duemila anni fa, “non c’era posto per loro” nella cattedrale di Rieti.</p>
<p>Negli anni scorsi su queste pagine più volte abbiamo criticato certe crociate ideologiche contro il presepio, soprattutto nelle scuole, dovute a professori o presidi imbevuti di “politically correct” che consideravano quella tradizione cristiana una discriminazione verso alunni di religione islamica.</p>
<p>Ma non era mai capitato che fosse un vescovo ad “abolire” il presepio e soprattutto sta facendo clamore – nella rete – il fatto che si tratti proprio del vescovo di Greccio.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">PAROLE SCONCERTANTI</span></strong></p>
<p>Più ancora della decisione in sé, hanno sconcertato le motivazioni che sono state fornite dal settimanale diocesano di Rieti per giustificare la scelta.</p>
<p>La toppa è stata molto peggiore del buco.</p>
<p>Infatti il giornale ha scritto che si tratta di “una scelta di sobrietà” e “un segno tangibile di condivisione”. Condivisione di cosa? Con chi? Il presepio lo fanno tutti. E poi perché “scelta di sobrietà”?</p>
<p>In omaggio al governo Monti, “sobrio” per definizione? <strong><span style="text-decoration: underline;">Siamo a tal punto alla mercé delle mode politiche da svendere il presepio?</span></strong></p>
<p>Allora il papa che anche quest’anno (come tutti i parroci della Chiesa Cattolica) ha fatto allestire il presepio in piazza San Pietro non avrebbe fatto una scelta “sobria” e “di condivisione”?</p>
<p>La Curia reatina sembra considerare il presepio un segno di “edonismo”. Ma ignora – proprio lei &#8211; la storia del presepio? Esso nasce dal santo della povertà come segno di amore al Salvatore da parte dei più poveri e dei più semplici.</p>
<p>L’ineffabile settimanale diocesano reatino sostiene che sarebbe “superficiale” (oltreché “edonista”) chi giudicasse criticamente la cancellazione del presepio.</p>
<p>Dunque la Curia reatina – unica nella cristianità &#8211; avrebbe dato un segno di profondità e di ascesi? Negando il presepio ai fedeli?</p>
<p>Il giornale diocesano dice che dobbiamo “contribuire a recuperare risorse”. Abolendo il presepio? Non sarebbe un risparmio maggiore abolire il giornale diocesano visto che – anche in questo numero – sembra preoccupato soprattutto di difendere le esenzioni dall’Ici della Chiesa?</p>
<p>Il settimanale motiva la “cancellazione” del presepio invitando a “rinunciare a quello che ci sembra necessario per concentrarci su quello che è essenziale”.</p>
<p>Ebbene, la difesa dell’esenzione dell’Ici sarà “necessaria” per la Chiesa, ma davvero non sembra “l’essenziale” della sua missione nella storia. Oppure tutto si è capovolto?</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">GESU’ CACCIATO</span></strong></p>
<p>Un fedele ha scritto: “La Cattedrale senza presepe non è per nulla più sobria, è solo più brutta, e la bruttezza non salverà certo il mondo… se si deve rinunciare ad usare la bellezza per parlare al mondo di Dio, cosa che costituisce l’unica ragione di essere di una cattedrale, allora è la cattedrale ad essere superflua”.</p>
<p>In realtà dal 1997, su direttiva dei vescovi, è stato sfrattato dalle chiese italiane lo stesso Gesù eucaristico (si è infatti imposto di relegare il tabernacolo in qualche sgabuzzino) per cui non c’è da sorprendersi che ora venga sfrattato anche il presepio.</p>
<p>C’è il rischio che quello di Rieti sia solo l’inizio di un altro crollo a catena.</p>
<p>Notevole è un altro sofisma della Curia reatina, secondo cui “l’assenza in questo caso vale più della presenza”.</p>
<p>Un lettore ha ribattuto: “Non ho parole… nemmeno il governo Monti nella manovra pensioni ha avuto il coraggio di usare boutade di questo genere…”.</p>
<p>Del resto se questa “assenza” voleva essere una “provocazione” alla serietà della fede ha risposto a tono Riccardo Cascioli, sul giornale cattolico online La bussola quotidiana: “Chissà che bella provocazione alla nostra fede quella domenica che entrando in chiesa, trovassimo l’avviso: ‘La messa non si celebra per richiamare all’essenziale’. Chissà quante conversioni fulminanti”.<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">SOBRIETA’ E ROTARY</span></strong></p>
<p>Dei lettori di Rieti ci scrivono mail indignate: <strong><span style="text-decoration: underline;">“il vescovo vuole che teniamo solo l’essenziale e cancelliamo via, per ‘sobrietà’ e ‘solidarietà’, tutto ciò che non è essenziale. Sarà per questo che quest’anno è andato al Rotary Club di Rieti a ricevere il Premio ‘Sabino d’oro’ consistente in una placca d’argento dorato su cui è incisa l’immagine di un Guerriero Sabino stilizzato? Era proprio essenziale per la fede?”.</span></strong></p>
<p>Dal reatino ci segnalano altre iniziative con cui quest’anno la Chiesa di Rieti ha mirato all’ “essenziale”.</p>
<p>Per esempio, durante i festeggiamenti di S. Antonio, conclusi dalla solenne celebrazione del vescovo, segnalano – oltre all’illuminazione delle maggiori vie cittadine (fatta forse per “recuperare risorse”) – l’”essenziale” festa del “Bertoldo show”, lo spettacolo dell’Orchestra Sonia e il Duo <span style="text-decoration: underline;">di</span> Pikke, il fondamentale (per la fede) spettacolo “Pizzica e Taranta” con i tamburellisti di Torrepaduli, il concerto della Rino Gaetano band, quello della banda di Poggio Bustone, l’imperdibile (per il bene delle anime) concerto Erosmania, con Antonella Bucci e il comico Gabriele Cirilli, per non dire della distribuzione della “tradizionale cioccolata calda” che è un tocco di ascesi e di spiritualità.</p>
<p>Il tutto concluso dalla processione solenne col vescovo  seguita, a ruota, dallo spettacolo pirotecnico della ditta pirotecnica Morsani.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">E dopo ciò invocano la “sobrietà” per far fuori il presepe. </span></strong></p>
<p>Si dirà: suvvia, quello della Curia di Rieti è stato uno sbaglio, ma non facciamola lunga, in fondo è solo un presepio. E’ vero.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">MENTALITA’ PROTESTANTE</span></strong></p>
<p>Ma dietro questa scelta in realtà fa capolino una mentalità purtroppo assai diffusa nel mondo ecclesiastico-episcopale, la quale intimamente disprezza la devozione popolare, ritenendola preconciliare e fastidiosamente “materialista”, mentre sarebbe da preferire una presunta purezza della spiritualità incarnata dai discorsi degli “addetti ai lavori” (da qui anche l’ostilità verso santi popolari come padre Pio o verso realtà come Medjugorije).</p>
<p>Ora, a parte la somiglianza di questa mentalità clericale, un po’ iconoclasta, con quella protestante, c’è da dire che il presepio e la venerazione dei santi e della Madonna sono quanto c’è di più cattolico, proprio perché esprimono il desiderio di toccare con mano e vedere il Dio che si fa uomo e che entra nella carne della nostra vita, si prende sulle spalle le nostre sofferenze e le nostre miserie.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">LA LEZIONE DEL PAPA</span></strong></p>
<p>E’ precisamente per questo che il papa, la notte di Natale, ha pronunciato quella poetica meditazione sul presepio di san Francesco a Greccio, dove <strong><span style="text-decoration: underline;">“</span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;">si rese visibile una nuova dimensione del mistero del Natale”</span></strong>.</p>
<p>Francesco di Assisi <strong><span style="text-decoration: underline;">“baciava con grande devozione le immagini del bambinello e balbettava parole di dolcezza alla maniera dei bambini, ci racconta Tommaso da Celano … attraverso di lui e mediante il suo modo di credere” ha aggiunto il papa “è accaduto qualcosa di nuovo: Francesco ha scoperto in una profondità tutta nuova l’umanità di Gesù… Tutto ciò non ha niente di sentimentalismo. Proprio nella nuova esperienza della realtà dell’umanità di Gesù si rivela il grande mistero della fede. Francesco amava Gesù, il bambino, perché in questo essere bambino gli si rese chiara l’umiltà di Dio”.</span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p>Il Papa ha concluso:</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">“</span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;">Proprio l’incontro con l’umiltà di Dio si trasformava in gioia: la sua bontà crea la vera festa. </span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;">Dobbiamo seguire il cammino interiore di san Francesco – il cammino verso quell’estrema semplicità esteriore ed interiore che rende il cuore capace di vedere. .. ed incontrare il Dio che è diverso dai nostri pregiudizi e dalle nostre opinioni: il Dio che si nasconde nell’umiltà di un bimbo appena nato”. </span></strong></p>
<p>Antonio Socci</p>
<p>Da “Libero”, 30 dicembre 2011</p>
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		<title>Anzitutto diciamo la verità: non è in corso una crisi, ma una guerra</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 13:52:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Alleanza cattolica]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[guerra asimmetrica]]></category>
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		<description><![CDATA[“Sembra che una coltre di oscurità sia scesa sul nostro tempo e non permetta di vedere con chiarezza la luce del giorno”, scrive il Papa nel suo messaggio per la giornata mondiale della pace. Ma da dove viene questa tenebra che produce ansia e insicurezza? Cosa esattamente sta accadendo e perché? I saputelli di casa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="text-decoration: underline;">“Sembra che una coltre di oscurità sia scesa sul nostro tempo e non permetta di vedere con chiarezza la luce del giorno”</span></strong>, scrive il Papa nel suo messaggio per la giornata mondiale della pace.<span id="more-1448"></span></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ma da dove viene questa tenebra che produce ansia e insicurezza? Cosa esattamente sta accadendo e perché?</span></strong></p>
<p>I saputelli di casa nostra indicano il nostro “debito pubblico”, ma la risposta è sbagliata (e provinciale) perché era a questi livelli anche dieci anni fa.</p>
<p>Del resto il Giappone ha un debito pubblico che è quasi il doppio del nostro e un’economia che va male eppure non è minacciato da speculazione e default.   </p>
<p>Noi abbiamo le nostre colpe, ma è assai più complesso scoprire perché d’improvviso tutto l’Occidente (anche Francia, Spagna o Germania e Stati Uniti) si trova sull’orlo dell’abisso.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">NON CRISI, MA GUERRA</span></strong></p>
<p>Il primo passo per capire e uscire fuori dalla foresta oscura è dare il giusto nome alla cose. <strong><span style="text-decoration: underline;">Diciamo allora la verità. Quella in cui ci troviamo non è una “crisi”, ma una “guerra”. Passa un’enorme differenza tra le due situazioni.</span></strong></p>
<p>Una “crisi” infatti è come un disastro naturale (terremoto o alluvione) o come la traversata di un deserto: ci fa sentire uniti da un compito comune e fa dire a delle persone in gamba che è addirittura “un’opportunità” (espressione che io però userei sempre con cautela o mai perché ci sono delle vittime).</p>
<p>Ma una “guerra” invece non è “un’opportunità” per nessuna persona perbene (solo loschi potentati bramano guadagnarci, ma di certo nessun uomo che abbia una moralità).</p>
<p>In una guerra ci sono nemici, interessi in conflitto e forti che assalgono deboli. In una guerra è vitale capire chi sta combattendo, per cosa e come. E da che parte stiamo noi.</p>
<p>A me pare che molte persone in gamba (penso al mondo cattolico) siano <strong><span style="text-decoration: underline;">incorse nell’abbaglio di confondere una guerra con una crisi, scambiando lucciole per lanterne</span></strong>, o le cannonate delle artiglierie per i fulmini di un temporale o per i fuochi d’artificio della festa paesana.</p>
<p>Ha colto bene la situazione invece il gruppo di Alleanza Cattolica di Massimo Introvigne che sulla rivista “Cristianità” ha proposto una riflessione molto interessante, partendo proprio dalla nozione di “guerra”.</p>
<p>E’ proprio perché non ci si è ancora resi conto che siamo in guerra – dice Cristianità – che molti, i quali condividono ideali comuni (per esempio cattolico-liberali o ispirati alla dottrina sociale della Chiesa) “rischiano  di dividersi tra loro”: sui “sacrifici”, il “governo dei tecnici”, l’Europa e altro.</p>
<p>Ed è anche per questo che in Italia i vecchi schieramenti politici si frantumano e tutto sta cambiando.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">GUERRA ASIMMETRICA</span></strong></p>
<p>Capiamo allora di che tipo di guerra si tratta. “Cristianità” spiega: <strong><em><span style="text-decoration: underline;">“Almeno dal 2008 è in corso una guerra mondiale più difficile da capire di altre, perché combattuta non su campi di battaglia militari – almeno non principalmente, perché non mancano episodi di questo genere, come la guerra in Libia – ma nelle borse, nelle banche e nel sistema finanziario internazionale. </span></em></strong></p>
<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">Che questa sia una modalità delle moderne guerre dette ‘asimmetriche’, a proposito delle quali la parola ‘guerra’ è usata in senso proprio e non solo metaforico, è stato chiarito dagli stessi ideatori della nozione di ‘guerra asimmetrica’, i colonnelli dell&#8217;esercito della Repubblica Popolare Cinese Qiao Liang e Wang Xiangsui, che nel loro libro ‘</span></em></strong><em><strong><span style="text-decoration: underline;">Guerre senza limiti. L&#8217;arte della guerra asimmetrica tra terrorismo e globalizzazione’, </span></strong></em><strong><em><span style="text-decoration: underline;">talora presentato come ‘la Bibbia dei nuovi conflitti’, oltre all&#8217;esempio del terrorismo citano precisamente quello delle aggressioni attraverso tecniche di tipo finanziario”.</span></em></strong></p>
<p>Anche Mario Monti concorda che il problema comincia nel 2008 con la grande <strong>esplosione dei “subprime” americani (costata 4.100 miliardi di dollari che hanno dissestato l’economia mondiale</strong>).</p>
<p>In una conferenza tenuta alla Luiss nel febbraio scorso affermava che anche in quel caso il disastro “è stato per un problema di regole e soprattutto di ‘enforcement’ delle regole” (cioè di attuazione, esecuzione delle regole) e – proseguiva Monti – “non tanto per carenze nei meccanismi di ‘enforcement’ quanto per il motivo più brutto che può star dietro a questa mancanza”.</p>
<p>Monti indicava l’atteggiamento dell’autorità che doveva sorvegliare i mercati e “le sue genuflessioni di fronte al mondo del grande capitalismo americano in quegli anni&#8230; ma anche abbiamo visto l’asservimento di finalità sociali, come quella di dare l’alloggio in proprietà ad ogni americano. Per cui si sono fatte cose turpi. Nessuno ha osato richiamare al rispetto di certe regole che pure esistevano”.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Anche Monti – a proposito di questa regolazione dei mercati – parla di “conflitto, non armato, ma conflitto”</span></strong>.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Resta da capire se, quanto e come tale regolazione “bellica” di forze finanziarie più potenti degli stati possa essere imposta da tecnocrazie spesso provenienti dallo stesso mondo finanziario e bancario e con procedure che sembrano annacquare sempre più democrazia e sovranità popolare.</span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">PERDENTI E VINCENTI</span></strong></p>
<p>“Cristianità” scrive:</p>
<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">“Dopo che la crisi del 2008, seguita dall&#8217;elezione di un presidente degli Stati Uniti particolarmente inadatto a governarla, ha dimostrato che per la prima volta dopo la fine della Seconda guerra mondiale l&#8217;egemonia statunitense può essere messa in discussione, si è scatenata una guerra asimmetrica di tutti contro tutti per cercare di sostituirla con ‘qualche cos&#8217;altro’, dove i principali contendenti sono la Cina, alcuni Paesi arabi – che si muovono anche secondo una logica di tipo religioso –, e il BRI, sigla riferita a Brasile-Russia-India, Paesi che si considerano le potenze economiche emergenti del futuro e formano il cosiddetto BRIC con la Cina, con cui però hanno interessi non coincidenti”. </span></em></strong></p>
<p>Questa descrizione della situazione ha molti annessi: per esempio l’atteggiamento della Gran Bretagna risente del fatto che la sua prima “industria” è quella finanziaria e i capitali che hanno scelto Londra come loro “patria” sono anzitutto quelli del petrolio arabo. Bisogna tener presente infatti che i protagonisti in campo non sono solo degli interessi nazionali definiti perché vi sono ormai masse di capitali, senza patria e più potenti degli stati, che si muovono su loro logiche di profitto (o anche ideologiche o religiose).</p>
<p>Inoltre ci sono errori degli Stati Uniti e dell’Europa che hanno contribuito grandemente a dar fuoco alle polveri e a rendere l’Europa il vaso di coccio o meglio la preda.</p>
<p>Primo: gli Usa hanno “dopato” la loro economia non solo con le “bolle” speculative, ma anche consentendo alla finanza quell’errata globalizzazione che ha trasformato l’Asia e soprattutto la Cina in produttore a basso costo. Per questo hanno consentito <strong><span style="text-decoration: underline;">quell’ingresso di schianto e senza condizioni della Cina nel Wto che ha messo in ginocchio le nostre produzioni e ha trasformato la Cina oggi nel “padrone” degli Usa</span></strong> (visto che ne detiene una parte significativa del debito pubblico).</p>
<p>Secondo. In Europa, col crollo del comunismo e la riunificazione della Germania, è riesploso lo scontro fra interessi nazionali, si è <strong><span style="text-decoration: underline;">accantonata la cultura cattolica europeista</span></strong> di Adenauer, Schuman e De Gasperi e si è dato il potere a <strong><span style="text-decoration: underline;">una tecnocrazia che ha inventato un’altra Europa, quella della moneta unica</span></strong>, senza una banca centrale come referente finale e senza un governo politico federale.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Così esponendo l’euro e l’Europa – inermi &#8211; agli assalti.</span></strong></p>
<p>In questo scenario “bellico” l’Italia è un vaso di coccio che ha perfino osato andare per conto suo alla ricerca del petrolio libico e del metano russo.</p>
<p>Perciò hanno usato il suo storico debito pubblico (e certi errori della sua classe politica) per punirla e metterla a guinzaglio essendo peraltro <strong><span style="text-decoration: underline;">una preda appetitosa per i tesori che possiede </span></strong>(dal grande risparmio delle famiglie, alle aziende di stato, al patrimonio pubblico in generale) e che molti vogliono spolpare.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">La guerra continua e non è chiaro come si difende l’Italia e chi sta con chi.</span></strong></p>
<p> Antonio Socci</p>
<p>Da “Libero”, 18 dicembre 2011</p>
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		<title>La causa del possibile crollo e perché può salvarci il Papa&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 09:14:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dove sono finiti tutti i mistici dell’euro – economisti, giornalisti, politici, intellettuali &#8211; che dieci anni fa imperversavano su tutti i pulpiti per decantare le virtù taumaturgiche della moneta unica e “le magnifiche sorti e progressive” dell’Italia nell’euro? Sarebbe interessante pure andarsi a rileggere gli scritti dell’attuale premier e dei tecnici che compongono la sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dove sono finiti tutti i mistici dell’euro – economisti, giornalisti, politici, intellettuali &#8211; che dieci anni fa imperversavano su tutti i pulpiti per decantare le virtù taumaturgiche della moneta unica e “le magnifiche sorti e progressive” dell’Italia nell’euro?<span id="more-1440"></span></p>
<p>Sarebbe interessante pure andarsi a rileggere gli scritti dell’attuale premier e dei tecnici che compongono la sua squadra di governo chiamata a evitare il disastro.</p>
<p>Io spero che ce la facciano, ma non ricordo che, a quel tempo, ci abbiano messo in guardia sull’euro. Anzi…</p>
<p>E dov’è finito il centrosinistra dei Ciampi, dei Prodi, dei D’Alema, degli Amato che da anni rivendica come proprio merito storico “l’aver portato l’Italia nell’euro”?</p>
<p>I post-comunisti per far dimenticare di essere stati antieuropei col Pci, quando si doveva essere europeisti, vollero primeggiare nello zelo sulla moneta unica sulla quale invece bisognava essere dubbiosi. Riuscendo così a sbagliare due volte.</p>
<p>D’altra parte la “religione dell’euro” non ammetteva dissidenti. Era un’ortodossia ferrea che rendeva obbligatorio cantare nel coro.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Dogma imposto</span></strong></p>
<p>L’anticonformismo era considerato boicottaggio. Ricordate come venivano trattati da trogloditi o da reazionari provinciali i pochissimi che avevano l’ardire di esprimere dubbi sull’operazione euro?  </p>
<p>Antonio Martino – per esempio &#8211; veniva giudicato un bizzarro mattocchio, un isolato. Il governatore di Bankitalia Antonio Fazio, per i suoi dubbi, era considerato uno che remava contro.</p>
<p>Eppure c’erano fior di paesi europei – come la Gran Bretagna – che nell’euro preferirono non entrare. Quindi i dubbi erano più che fondati. Ma in Italia non avevano neanche diritto di cittadinanza.</p>
<p>Gli italiani non hanno nemmeno potuto esprimersi con un voto. L’euro infatti era un dogma di fede e i dogmi non si discutono.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">I cittadini italiani così hanno dovuto subire senza discutere una serie di stangate finalizzate alla moneta unica, un cambio lira/euro penalizzante, un micidiale raddoppio dei prezzi che li ha impoveriti tutti, la fine della crescita dell’economia nazionale (con annessa disoccupazione giovanile), il ribaltamento dall’attivo al passivo della bilancia dei pagamenti e – come premio per questo bagno di sangue &#8211; adesso addirittura la prospettiva infernale del fallimento (quando invece era stato promesso il paradiso).  </span></strong></p>
<p>Complimenti! Chi dobbiamo ringraziare? E’ vero che l’Italia non è stata virtuosa come doveva e questo è grave. Ma ormai è chiaro che il tema non è il crollo dell’Italia, ma quello dell’Europa dell’euro.</p>
<p>Per questo oggi l’operazione moneta unica, la follia costruttivista di imporre dal nulla una moneta inventata ai nostri popoli, è figlia di nessuno.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Di chi la colpa?</span></strong></p>
<p>Sugli stessi giornali su cui ieri si alzavano inni all’euro, oggi tutti ammettono che è un’assurdità il creare una moneta senza avere dietro uno Stato, senza una banca nazionale, senza un governo federale, con politiche fiscali e monetarie contrapposte e senza nemmeno una lingua comune.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">In effetti i popoli europei hanno una sola cosa in comune, il cristianesimo, ma le élite che hanno creato l’euro hanno visto bene di cancellare ogni riferimento ad esso in quel delirio che è la Costituzione europea: la moneta unica doveva soppiantare superbamente anche Dio, la storia e la cultura.</span></strong></p>
<p>Ma, dicevo, oggi a quanto pare l’euro è figlio di nessuno. Ai pochi audaci che allora chiamavano “neuro” la nuova moneta, prendendosi il disprezzo delle caste dominanti, nessuno riconosce di aver avuto ragione. E nessuno fa autocritica.</p>
<p>Invita a farla, invece, un leale articolo di <strong><span style="text-decoration: underline;">Guido Tabellini, rettore della Bocconi, che sul Sole 24 ore ha scritto: “Bisogna ammettere che abbiamo sbagliato”. </span></strong>Ma i politici che dicono?</p>
<p>D’altronde occorre riconoscere che i politici italiani sono stati solo – come sempre – truppe di complemento. <strong><span style="text-decoration: underline;">La vera causa del disastro euro è il secolare e devastante conflitto fra Francia e Germania per l’egemonia sul continente europeo.</span></strong></p>
<p>Infatti la moneta unica nacque come condizione della Francia di Mitterrand alla Germania di Kohl, per dare l’avallo all’unificazione. Se i tedeschi rinunciavano al marco, i francesi si illudevano di egemonizzare l’area euro.</p>
<p>In realtà i tedeschi posero tali condizioni capestro sulla moneta unica a tutti gli altri paesi che invece di europeizzare la Germania si è germanizzata l’Europa.</p>
<p>Cosicché oggi il leader tedesco <strong><span style="text-decoration: underline;">Volker Kauder può proclamare: “finalmente l’Europa parla tedesco”.</span></strong> E’ un’esultanza miope, che non vede il baratro in cui l’inflessibilità germanica ci sta portando.</p>
<p>E non si venga a dire – come fa la Merkel &#8211; che le virtuose formiche tedesche non vogliono pagare i debiti delle irresponsabili cicale latine.</p>
<p>Perché il rigore del patto di stabilità che i tedeschi pretendono di applicare agli altri (insieme ai francesi) non lo applicano a se stessi: nel 2003 infatti sono stati proprio Germania e Francia a sforare sul disavanzo. Pretendendo che nessuno eccepisse.</p>
<p>Così come la Bundesbank è andata a comprare i bund invenduti alla recente asta, mentre proibisce che la Bce faccia altrettanto. Per gli altri le leggi si applicano, per se stessi si interpretano.</p>
<p>E’ così che l’euro si è risolto in un colossale affare per la Germania e in un disastro per tutti gli altri.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Napoleone e Hitler</span></strong></p>
<p>Il fatto è che l’operazione euro è nata male. E’ nata infatti come ennesimo braccio di ferro fra Francia e Germania, come una prosecuzione della loro guerra con altri mezzi.</p>
<p>E’ da secoli che i due contendenti si combattono. Si potrebbero trovare le radici più antiche addirittura nella divisione del Sacro Romano Impero, col trattato di Verdun dell’843.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ma è soprattutto dal XVI secolo che francesi e germanici si contendono l’impero e inseguono lo stesso ambizioso sogno: trasformare l’Europa in un proprio impero. </span></strong></p>
<p>Nei tempi moderni ci provò Napoleone e poi ci ha riprovato Hitler. L’esito è stato la devastazione dell’Europa in entrambi i casi.</p>
<p>A questo ciclo di guerre durato almeno 400 anni – che chiamerei “le guerre d’irreligione”, perché sono conseguenti alla distruzione della koiné cattolica europea – vollero mettere fine, dopo il 1945, tre statisti, che non a caso erano cattolici praticanti, cioè Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi e Robert Schuman.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">La Chiesa è la salvezza</span></strong></p>
<p>Da loro nacque il pacifico progetto di unificazione europea, che in nome delle radici cristiane del continente, unico vero cemento dei nostri popoli, pose fine alle guerre imperiali franco-tedesche.</p>
<p>L’operazione euro invece va esattamente nella direzione opposta. Nasce dal rinnegamento di questa identità cristiana dell’Europa e segna la ripresa dell’ostilità fra Francia e Germania.</p>
<p>Sembra addirittura una replica della storia. Infatti la guerra della Francia alla Prussia del 1870, paradossalmente portò all’unione della Germania, così la guerra monetaria della Francia al marco, di venti anni fa, ha portato a un’Europa germanizzata. Complimenti ai galletti di Parigi.</p>
<p>Anche oggi come allora la ripresa della guerra franco-tedesca può portare solo alla catastrofe dell’Europa. A meno di un rinsavimento generale sull’orlo dell’abisso.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Forse l’unica voce che oggi potrebbe energicamente richiamare tutte le élite di governo (a partire da quella tedesca) al senso di responsabilità è quella del Papa, vero custode dello spirito europeo</span></strong>.</p>
<p>La sua intelligenza cristiana della storia ci può salvare perché il papa è un tedesco che ha meditato sulla tragedia in cui la Germania ha trascinato l’Europa nel 1939.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Benedetto XVI sa bene e insegna da anni che a produrre il nazismo non fu l’inflazione della repubblica di Weimar, come pensano la Merkel e la Bundesbank, ma fu una malattia spirituale e culturale che aveva radici più antiche e perverse. </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">E’ da quelle che occorre guardarsi, non dall’inflazione. Oggi la solidarietà fra tutti i paesi è la salvezza dell’Europa.</span></strong></p>
<p>Il grande Adenauer diceva: <strong><span style="text-decoration: underline;">“Signore, tu che hai posto un limite all’intelligenza dell’uomo, ponilo anche alla sua idiozia”.</span></strong> Vale per tutti.</p>
<p>Antonio Socci</p>
<p>Da “Libero”, 27 novembre 2011</p>
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		<title>Dimissioni del Papa 2. Le ragioni della sua sofferenza e ciò che bisogna fare</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 06:43:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[dimissioni papa]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ stato un po’ comico. A “smentire” le voci che ho riferito nel mio articolo di domenica – secondo cui Benedetto XVI non scarta l’idea delle dimissioni allo scoccare dei suoi 85 anni – non è stato l’interessato (l’unico, in realtà, che avrebbe potuto smentire, rassicurandoci tutti). Ma certi vaticanisti, del tutto ignari delle intenzioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ stato un po’ comico. A “smentire” le voci che ho riferito nel mio articolo di domenica – secondo cui Benedetto XVI non scarta l’idea delle dimissioni allo scoccare dei suoi 85 anni – non è stato l’interessato (l’unico, in realtà, che avrebbe potuto smentire, rassicurandoci tutti).<span id="more-1418"></span></p>
<p>Ma certi vaticanisti, del tutto ignari delle intenzioni del Papa, però tanto scottati dal “buco” che hanno preso (come si dice in gergo giornalistico) da reagire con stizza.</p>
<p>L’unico che aveva titoli per parlare era padre Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, che ovviamente non poteva certo confermare la voce che avevo riportato: quella del papa per adesso è solo una sua ipotesi di lavoro, se venisse ufficializzata sarebbe già come dare le dimissioni, significherebbe scatenare un terremoto.</p>
<p>Tuttavia, serio e leale com’è, padre Lombardi ha dato una risposta che in realtà lascia aperte tutte le ipotesi: “Se lo dice Socci bisogna chiedere a lui dove ha preso queste informazioni&#8230; Quello che sappiamo tutti &#8211; ha aggiunto &#8211; è ciò che il Papa stesso ha scritto nel libro-intervista ‘Luce del mondo’. Non ho altre informazioni”.</p>
<p>E infatti nel mio articolo si citavano proprio le cose che Ratzinger diceva in quel libro per spiegare le ragioni delle dimissioni di un papa.</p>
<p>Del resto il fratello del Pontefice, don Georg Ratzinger, in un’intervista di pochi giorni fa a un sito internet inglese, ha dichiarato che le dimissioni rientrano nel novero delle possibilità considerate dal suo fratello Papa, qualora si presentino le circostanze.</p>
<p>Ed è noto che il Pontefice ha un rapporto di grande confidenza col fratello.</p>
<p>Si è creduto di “smentire” l’ipotesi papale delle dimissioni perché Benedetto XVI ha chiesto ai fedeli preghiere per svolgere il suo ministero, ma questa è tutt’altro che una smentita.</p>
<p>Si è infine indicato il vigore mostrato nei giorni della visita in Germania come se questo bastasse a cancellare ciò che il Santo Padre ha dichiarato a Peter Seewald, quando ha detto di accorgersi che “le forze vanno diminuendo”, perché 83 anni pesano (ed era il 2010).</p>
<p>Io penso e spero in realtà che Benedetto XVI possa essere uno di quei pontefici che si credevano di transizione, per l’età avanzata, e che invece hanno governato a lungo e meravigliosamente la Chiesa. Come Leone XIII.</p>
<p>Dunque tutti speriamo che il vigore da lui dimostrato nelle recenti visite in Spagna e Germania – dove ha letteralmente fatto innamorare la gente (come accadde in Inghilterra) – sia un ottimo segno.</p>
<p>Ma la sua “stanchezza” – per quanto siamo riusciti a sapere – attualmente non ha motivazioni fisiche (in questo il suo affidamento a Dio sembra per lui una fonte di energia).</p>
<p>No, la “stanchezza” deriva piuttosto dalle amarezze e dalle sofferenze che gli provocano coloro che più di tutti dovrebbero seguirlo, obbedirgli e aiutarlo. E questo tipo di stress, in un uomo sensibile e buono com’è papa Benedetto, è peggiore dello stress fisico.</p>
<p>Certo, il mondo clericale è, per sua natura, sempre prodigo di ossequi verso il regnante pontefice, salvo disobbedire subito dopo o talvolta addirittura remare contro.</p>
<p>E’ stato proprio questo Papa a denunciare il “clericalismo” come una peste della Chiesa. Più di una volta su queste colonne ho segnalato come Benedetto XVI, un Papa straordinario per tempi straordinari, un Papa sempre più amato dalla gente comune, mano a mano che impara a conoscerlo, risulti poi snobbato e boicottato da tanto mondo ecclesiastico.</p>
<p>Il Papa non è stato seguito e anzi è stato boicottato nella sua fondamentale e storica riforma liturgica, sia quando ha firmato il Motu proprio sull’antico messale, sia quando esorta al ritorno alla tradizione nelle celebrazioni ordinarie.</p>
<p>Il Papa non sembra sia stato seguito davvero, fino in fondo, nel suo appassionato appello alla purificazione della Chiesa e all’umiltà dopo lo scandalo della pedofilia (quasi con fastidio molti hanno subito la sua accorata insistenza).</p>
<p>Il Papa non viene affatto seguito in quella che ha indicato come la sua preoccupazione maggiore, cioè la difesa della storicità dell’avvenimento cristiano: i suoi due libri sui Vangeli sono stati declassati a omiletica e nei seminari e nelle università clericali si continuano a insegnare cose che sanno di vecchio razionalismo.</p>
<p>Nella Chiesa e nel mondo cattolico nessuno sembra davvero riprendere e valorizzare i grandi discorsi del Papa, come quello recente al Bundestag o quello di Ratisbona. Né le sue encicliche.</p>
<p>Infine non si segue il Papa nel suo appello a tornare alla fede, come l’unico vero tesoro della Chiesa, tornare all’essenzialità della vita e alla testimonianza cristiana.</p>
<p>Le incrostazioni di potere, l’attaccamento a beni economici e mondani non pare cosa rara, mentre la passione per Gesù Cristo, perché tutti gli uomini possano incontrarlo e lasciarsi amare, non è così diffusa nel mondo ecclesiastico. C’è semmai, spesso, la sudditanza culturale alle mode e alle ideologie dominanti.</p>
<p>E’ stato il papa stesso, domenica, con un altro memorabile discorso, a spiegare la ragione della sua stanchezza, che potrebbe portarlo alle dimissioni: la mondanizzazione della Chiesa. </p>
<p>I suoi sono stati accenti da vero profeta. Ha denunciato: <strong>“A causa delle pretese e dei condizionamenti del mondo la testimonianza viene ripetutamente offuscata”</strong>.</p>
<p>Invece la Chiesa “per compiere la sua missione” e “per corrispondere al suo vero compito, deve sempre di nuovo fare lo sforzo di <strong><span style="text-decoration: underline;">distaccarsi dalla mondanità del mondo</span></strong>. Con ciò essa segue le parole di Gesù&#8230; In un certo senso, <strong><span style="text-decoration: underline;">la storia viene in aiuto alla Chiesa attraverso le diverse epoche di secolarizzazione, che hanno contribuito in modo essenziale alla sua purificazione e riforma interiore</span></strong>”.</p>
<p>Sì, avete letto bene. Il Papa sembra addirittura giudicare provvidenziali certe “persecuzioni” laiche moderne: “<strong><span style="text-decoration: underline;">Le secolarizzazioni infatti – fossero esse l’espropriazione di beni della Chiesa o la cancellazione di privilegi o cose simili – significarono ogni volta una profonda liberazione della Chiesa da forme di mondanità: essa si spogliava, per così dire, della sua ricchezza terrena e tornava ad abbracciare pienamente la sua povertà terrena</span></strong>. Con ciò, la Chiesa condivideva il destino della tribù di Levi che, secondo l’affermazione dell’Antico Testamento, era la sola tribù in Israele che non possedeva un patrimonio terreno, ma, come parte di eredità, aveva preso in sorte esclusivamente Dio stesso, la sua parola e i suoi segni”.  </p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Questo è un Papa rivoluzionario e la sua è una grande rivoluzione evangelica</span></strong>.</p>
<p>La stessa dei grandi santi: “Gli esempi storici” ha aggiunto “mostrano che la testimonianza missionaria di una Chiesa ‘demondanizzata’ emerge in modo più chiaro… La Chiesa si apre al mondo, non per ottenere l’adesione degli uomini per un’istituzione con le proprie pretese di potere, bensì per farli rientrare in se stessi e così condurli a colui del quale ogni persona può dire con Agostino: egli è più intimo a me di me stesso”.</p>
<p>Infine: <strong><span style="text-decoration: underline;">“Non si tratta qui di trovare una nuova tattica per rilanciare la Chiesa. Si tratta piuttosto di deporre tutto ciò che è soltanto tattica e di cercare la piena sincerità”</span></strong>.</p>
<p>E’ <strong><span style="text-decoration: underline;">“l’ora di togliere coraggiosamente ciò che vi è di mondano nella Chiesa”</span></strong>. E questo “non vuol dire ritirarsi dal mondo”. Al contrario vuol dire essere un vivissimo segno di carità, soprattutto per i sofferenti e l’umanità che cerca.</p>
<p>Quella a cui chiama papa Benedetto è, per la Chiesa, la più grande delle riforme, l’unica vera: la conversione. Lo ha fatto finora con una formidabile passione evangelica, con sapienza e bontà.</p>
<p>Se dovesse rendersi conto che ciononostante l’impresa si fa improba (per questo ha detto che l’avversario “è dentro” la Chiesa) arriverà a ripetere ciò che disse nella Sistina, mentre lo stavano votando: “Signore, disponi di persone più giovani”.</p>
<p>Le dimissioni per lui sarebbero un gesto di amore alla Chiesa e di umiltà. Ma per noi sarebbero una sciagura.</p>
<p>Antonio Socci</p>
<p>Da “Libero”, 27 settembre 2011</p>
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		<title>Dimissioni del Papa&#8230; Preghiamo che Dio ce lo conservi a lungo</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 07:36:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[dimissioni papa]]></category>

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		<description><![CDATA[Per ora è una voce (un’ipotesi personale di Joseph Ratzinger) e spero che non diventi mai una notizia. Ma poiché circola nelle più importanti stanze del Vaticano merita molta attenzione. In breve: il Papa non scarta la possibilità di dimettersi allo scoccare dei suoi 85 anni, ovvero nell’aprile del prossimo anno. Che Ratzinger ritenga possibile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per ora è una voce (un’ipotesi personale di Joseph Ratzinger) e spero che non diventi mai una notizia. Ma poiché circola nelle più importanti stanze del Vaticano merita molta attenzione.</p>
<p>In breve: il Papa non scarta la possibilità di dimettersi allo scoccare dei suoi 85 anni, ovvero nell’aprile del prossimo anno.<span id="more-1415"></span></p>
<p>Che Ratzinger ritenga possibile questa scelta è noto almeno dal 2002, quando si dovette studiare l’eventualità con l’aggravarsi della malattia di Giovanni Paolo II.</p>
<p>Ma Ratzinger è tornato sull’argomento anche da Papa. Nel libro intervista “Luce del mondo”, uscito nel 2010, interpellato dal giornalista Peter Seewald, ha dichiarato: “Quando un Papa giunge alla chiara consapevolezza di non essere più in grado fisicamente, psicologicamente e mentalmente di svolgere l’incarico affidatogli, allora ha il diritto ed in alcune circostanze anche il dovere di dimettersi”.</p>
<p>Oggi papa Benedetto sembra veramente in forma, eppure si pone il problema della sua età e delle sue energie: “a volte sono preoccupato” ha confidato a Seewald “e mi chiedo se riuscirò a reggere il tutto anche solo dal punto di vista fisico”.</p>
<p>Con l’enorme mole di lavoro che sta facendo per la Chiesa e l’immenso carico di responsabilità spirituale che porta, il Papa ha affermato nel 2010 di sentire tutto il peso dei suoi 83 anni: “confido nel fatto che il buon Dio mi dà la forza di cui ho bisogno per fare quello che è necessario. Però mi accorgo anche che le forze vanno diminuendo”.</p>
<p>Egli sa di essere “ai limiti dell&#8217;umanamente possibile a quell’età”.</p>
<p>E’ in questo contesto che è nata in lui l’ipotesi (per ora solo un’ipotesi) di cogliere il passaggio degli 85 anni per passare la mano. Tuttavia lui stesso aveva dichiarato un problema morale.</p>
<p>A Seewald infatti – che l’aveva interpellato durante la terribile tempesta legata allo scandalo della pedofilia – il papa aveva spiegato:</p>
<p><em>“Quando il pericolo è grande non si può scappare. Ecco perché questo sicuramente non è il momento di dimettersi. E’ proprio in momenti come questo che bisogna resistere e superare la situazione difficile. Ci si può dimettere in un momento di serenità, o quando semplicemente non ce la si fa più. Ma non si può scappare proprio nel momento del pericolo e dire. ‘se ne occupi un altro’ ”.</em></p>
<p>Oggi quella terribile tempesta, che Benedetto XVI ha definito “la peggiore persecuzione”, ormai sembra sia stata superata dalla Chiesa proprio grazie alla guida limpida e santa di questo pontefice che ha saputo chiedere perdono e insegnare umanità e umiltà (a Malta, un rappresentante delle vittime di abusi, Joseph Magro, dopo l’incontro col Santo Padre, ha dichiarato: “Il Papa ha pianto insieme a me, pur non avendo alcuna colpa per ciò che mi è accaduto”).</p>
<p>Tuttavia il momento della Chiesa è sempre duro e c’è un accanimento particolare proprio nei confronti di questo pontefice. Il filosofo ebreo francese Bernard Henri Lévy ha denunciato che tutte le volte in cui si parla di Papa Ratzinger “la discussione è dominata da pregiudizi, da insincerità fino alla più completa disinformazione”.</p>
<p>Quanto più si conosce questo uomo di Dio come un padre mite, sapiente, umano, tanto più sembra scatenarsi la corsa a demonizzarlo o umiliarlo.</p>
<p>Basta scorrere le cronache delle ultime settimane: il 13 settembre c’è chi addirittura vuole trascinarlo davanti al tribunale dell’Aja con la surreale accusa di “crimini contro l’umanità”, intanto dalla Germania arrivavano voci ostili al viaggio pontificio, il 20 settembre Umberto Eco lancia la sua ridicola bocciatura del papa come teologo sostenendo che perfino “uno studente della scuola dell’obbligo” argomenterebbe meglio di lui.</p>
<p>In questi giorni in Germania è stato accolto da varie manifestazioni ostili e secondo un sondaggio due terzi dei cattolici tedeschi (allo sbando per decenni di guida progressista della chiesa teutonica) hanno definito “per niente o poco importante” per sé la visita del Papa.</p>
<p>Mentre cento parlamentari si sono assentati polemicamente quando lui doveva parlare al Bundestag.</p>
<p>Tanta intolleranza e tanti pregiudizi risultano ancor più immotivati vista l’ammirazione generale che poi ha suscitato il discorso del Pontefice al parlamento tedesco (è sempre così: anche con il viaggio in Gran Bretagna i gelidi inglesi finirono con l’innamorarsi di questo Pontefice sapiente e umile).</p>
<p>Giuliano Ferrara – che è uomo colto e consapevole – dopo il discorso al Bundestag ha manifestato il suo entusiasmo, ha pubblicato per intero il testo sul “Foglio”, ha aggiunto un suo filosofico commento dove si è definito “ratzingeriano” e <strong><span style="text-decoration: underline;">– pur da non credente – è arrivato ad affermare: “Solo un Papa ci può salvare”</span></strong>.</p>
<p>Ferrara che negli ultimi tempi (secondo me sbagliando) temeva che il grande papa Ratzinger (“il nostro amato Papa”) si fosse impaurito (per le virulente reazioni) dopo il discorso di Ratisbona e che lo vedeva “immerso nelle acque della sola fede”, da dove il Pontefice “invitava a pregare e a espiare le colpe personali e della chiesa”, dedito alla ricostruzione interiore della fede dei cristiani, ha ritrovato colui che considera l’unico vero, grande leader dell’umanità in questo frangente storico:</p>
<p><em>“nello splendido discorso tenuto al Bundestag, il Parlamento della sua patria” ha scritto Ferrara, “è riemerso in chiara, mite e fulgidissima luce &#8211; la luce dell’intelligenza e della ragione &#8211; quel formidabile professor Ratzinger che fu eletto alla guida della chiesa di Roma su una piattaforma di lotta intellettuale ed etica alla deriva relativista e nichilista dell’occidente moderno. Che solo un Papa può salvare. </em><em>Benedetto ha sorpreso tutti. Niente afflato pastorale minimalista, niente catechesi ordinaria, e invece un energico, nitido e straordinario richiamo alla sostanza di ciò che è politico, pubblico, e alla questione filosofico-giuridica di come si possa fare la cosa giusta, condurre una vita giusta, reggere governi e stati giusti, fare leggi giuste in un mondo che non dipende più dalla tradizione, dall’autorevolezza intrinseca della fede, ma dalla democrazia maggioritaria”.  </em></p>
<p>E’ stata – aggiunge Ferrara &#8211; <em>“una grande lezione filosofica, storica e teologica sui fondamenti, anzi sulla fondazione politica, della nostra cultura e della nostra idea di libertà, di umanità, di natura e di ragione. </em><em>I giganti usano parole semplici e concetti alla portata di tutti, non sono esoterici, parlano al centro forte e realista dell’intelligenza umana. E così ha fatto il Papa (…). Non è un discorso intercettabile dalle polemiche e dai sofismi. </em><em>Se siamo liberi, se siamo in un mondo laico, se siamo padroni del nostro destino è perché siamo cristiani.  Il cristianesimo non ha imposto come legge la Rivelazione, non è la sharia, non è uno spazio mitico per litigiosi dei. Alla base dei diritti umani, delle conquiste dell’Illuminismo, dell’idea stessa moderna di coscienza, sta la scelta cristiana e cattolica in favore del diritto di natura e della legge di ragione”</em>.</p>
<p>Ferrara lo spiega benissimo. Ma è davanti agli occhi di tutti la grandezza e l’umiltà di quest’uomo di Dio, che voleva lavorare per il Regno di Dio con lo studio e i libri, che non voleva essere nominato vescovo, né prefetto dell’ex S. Uffizio, che da lì aveva provato due volte a dimettersi e che – mentre lo stavano eleggendo Papa, nella Sistina – pregava così: “Signore, non farmi questo”.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Il popolo cristiano – come mostrano i due milioni di giovani accorsi a Madrid in agosto – sa che questo Papa arriva al cuore e all’intelligenza come nessun altro e le menti più limpide della cultura laica sanno che oggi Benedetto XVI è il solo faro dell’umanità in un frangente molto buio. Tutti speriamo che non ci abbandoni nella tempesta, che non lasci mai il suo ministero di padre di tutti. </span></strong></p>
<p>Perché non tutti i papi sono uguali. San Vincenzo di Lérins diceva che “Dio alcuni papi li dona, altri li tollera, altri ancora li infligge”. Benedetto XVI è un dono a cui non possiamo rinunciare.</p>
<p>Antonio Socci</p>
<p>Da “Libero”, 25 settembre 2011</p>
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		<title>Stanno estromettendo Gesù dalle chiese</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Sep 2011 08:12:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Un giorno, conversando con amici, Ratzinger (ancora cardinale) se ne uscì con una battuta: “Per me una conferma della divinità della fede viene dal fatto che sopravvive a qualche milione di omelie ogni domenica”.<span id="more-1401"></span></p>
<p>Se ne sentono infatti di tutti i colori. Non c’è solo il prete che – è notizia di ieri – in una basilica della Brianza diffonde una preghiera islamica in cui si inneggia ad Allah.</p>
<p>Ci sono quelli che consigliano la lettura di Mancuso o Augias… E si trovano “installazioni” di arte contemporanea nelle cattedrali che fanno accapponare la pelle.</p>
<p>D’altra parte pure i cardinali di Milano hanno dato sfogo alla “creatività”.</p>
<p>Leggo dal sito di Sandro Magister<strong>: “</strong>Nel 2005, l&#8217;11 maggio, per introdurre un ciclo dedicato al libro di Giobbe è stato chiamato a parlare in Duomo il professor Massimo Cacciari: oltre che sindaco di Venezia, filosofo ‘non credente’ come altri che in anni precedenti avevano preso parte a incontri promossi dal cardinale Martini col titolo, appunto, di ‘Cattedra dei non credenti’. Cacciari ha tessuto l&#8217;elogio del vivere senza fede e senza certezze”.</p>
<p>Insomma nelle chiese si può trovare di tutto. Tranne la centralità di Gesù Cristo.</p>
<p>Infatti – nella disattenzione generale – i vescovi italiani hanno estromesso dalle chiese (o almeno vistosamente allontanato dall’altare centrale e accantonato in qualche angolo) proprio Colui che ne sarebbe il legittimo “proprietario”, cioè il Figlio di Dio, presente nel Santissimo Sacramento.</p>
<p>Non sembri una banale battuta. Al Congresso eucaristico nazionale che si sta aprendo ad Ancona dovrebbero considerare gli effetti devastanti prodotti dall’incredibile documento della Commissione Episcopale per la liturgia del 1996 che è il vademecum in base al quale sono state progettate le nuove chiese italiane e i relativi tabernacoli, o sono state “ripensate” le chiese più antiche.</p>
<p>Non si capisce quale sia lo statuto teologico di cui gode una Commissione della Cei (a mio avviso nessuno). Ma la cosa singolare è questa: che nell’ambiente ecclesiastico &#8211; a partire da seminari e facoltà teologiche &#8211; trovi legioni di teologi pronti (senza alcuna ragione seria) a mettere in discussione i Vangeli (nella loro attendibilità storica) e le parole del Papa, ma se si tratta di testi partoriti dalle loro sapienti meningi, e firmati da qualche commissione episcopale, ti dicono che quelli devono essere considerati sacri e intoccabili.</p>
<p>Dunque in quel testo del 1996, fra le altre cose discutibili, si “consiglia vivamente” di collocare il tabernacolo non solo lontano dall’altare su cui si celebra, ma pure dalla cosiddetta area presbiterale. Relegandolo “in un luogo a parte”.</p>
<p>Le motivazioni – come sempre – sono apparentemente “devote”. Si dice infatti che il tabernacolo potrebbe distrarre dalla celebrazione eucaristica.</p>
<p>Motivazione ridicola e – nella sua enfasi sull’evento celebrativo a discapito della presenza nel tabernacolo &#8211; anche pericolosamente somigliante alle tesi di Lutero.</p>
<p>L’effetto inaudito di queste norme è il seguente: nelle chiese si assiste da qualche anno a un accantonamento progressivo del tabernacolo, cioè del luogo più importante della chiesa, quello in cui è presente il Signore.</p>
<p>Prima lo si è collocato in un posto defilato (una colonna o un altare laterale), quindi in una cappella, parzialmente visibile. Alla fine probabilmente sarà del tutto estromesso dalle chiese.</p>
<p>Come risulta essere nell’incredibile edificio di San Giovanni Rotondo in cui è stato portato il corpo di san Pio.</p>
<p>L’edificio, progettato da Renzo Piano, non ha inginocchiatoi e la figura centrale e incombente è l’enorme e spaventoso drago rosso dell’apocalisse rappresentato trionfante nell’immensa vetrata: ebbene il tabernacolo lì non c’è.</p>
<p>Non so a chi sia venuto in mente questo progressivo occultamento dei tabernacoli nelle chiese (che avrebbe fatto inorridire padre Pio). Esso non corrisponde affatto all’insegnamento del Concilio Vaticano II, visto che l’istruzione post-conciliare “Inter Oecumenici” del 1964 affermava che il luogo ordinario del tabernacolo deve essere l’altare maggiore.</p>
<p>E non piace nemmeno al Papa come si vede nell’Esortazione post sinodale “Sacramentum Caritatis” dove egli sottolinea il legame strettissimo che deve esserci fra celebrazione eucaristica e adorazione.</p>
<p>Sottolineatura emersa dall’XI Sinodo dei Vescovi dell’ottobre 2005 che ha richiesto la centralità ed eminenza del tabernacolo.</p>
<p>Basterà per tornare sulla retta via? Nient’affatto. Come dimostra il comportamento – a volte di aperta contestazione al Papa – tenuto da certi vescovi quando il suo famoso “Motu proprio” ha restaurato la libertà di celebrare anche con l’antico messale.</p>
<p>Purtroppo le idee sbagliate dei liturgisti “creativi” continueranno a prevalere sul papa, sul Concilio e sul Sinodo (forse faranno strada anche altre balordaggini come la “prima comunione” a 13 anni). Fa da corollario a questa estromissione di Gesù eucaristico dalle chiese, la stupefacente pratica del biglietto di ingresso istituito perfino per alcune Cattedrali. Degradate così a musei. </p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">La protestantizzazione o la museizzazione delle chiese è un fenomeno dagli effetti spaventosi per la Chiesa Cattolica. Si dovrebbero prendere subito provvedimenti. </span></strong></p>
<p>Per capire cosa era – e cosa dovrebbe essere – una chiesa cattolica voglio ricordare la storia di due persone significative.</p>
<p>La prima è <strong><span style="text-decoration: underline;">Edith Stein</span></strong>, una donna straordinaria, filosofa agnostica, di famiglia ebrea, che divenne cattolica, si fece suora carmelitana ed è morta nel lager nazista di Auschwitz.</p>
<p>E’ stata proclamata santa da Giovanni Paolo II nel 1998 e nell’anno successivo compatrona d’Europa.</p>
<p>La Stein ha raccontato che un primo episodio che la portò verso la conversione accadde nel 1917 quando lei, giovinetta, vide una popolana, con la cesta della spesa, entrare nel Duomo di Francoforte e fermarsi per una preghiera:</p>
<p><em>“Ciò fu per me qualcosa di completamente nuovo. Nelle sinagoghe e nelle chiese protestanti, che ho frequentato, i credenti si recano alle funzioni. Qui però entrò una persona nella chiesa deserta, come se si recasse ad un intimo colloquio. Non ho mai potuto dimenticare l&#8217;accaduto”. </em></p>
<p>Lì infatti c’era Gesù eucaristico.</p>
<p>Un altro caso riguarda il famoso intellettuale francese <strong><span style="text-decoration: underline;">André Frossard</span></strong>. Era il figlio del segretario del Partito comunista francese.</p>
<p>Era ateo, aveva vent’anni e quel giorno aveva un appuntamento con una ragazza. L’amico con cui stava camminando, essendo cattolico, gli chiese di aspettarlo qualche istante mentre entrava in una chiesa.</p>
<p>Dopo alcuni minuti Frossard decise di andare a chiamarlo perché aveva fretta di incontrare “la nuova fiamma”. Lo scrittore sottolinea che lui non aveva proprio nessuno dei tormenti religiosi che hanno tanti altri.</p>
<p>Per loro, giovani comunisti, la religione era un vecchio rottame della storia e Dio un problema “risolto in senso negativo da due o tre secoli”.</p>
<p>Eppure quando entrò in quella chiesa era in corso un’adorazione eucaristica e, racconta, <em>“è allora che è accaduto l&#8217;imprevedibile”</em>.</p>
<p>Dice:</p>
<p><em>“il ragazzo che ero allora </em><em>non ha dimenticato lo stupore che si impadronì di lui quando, dal fondo di quella cappella, priva di particolare bellezza, vide sorgere all&#8217;improvviso davanti a sé un mondo, un altro mondo di splendore insopportabile, di densità pazzesca, la cui luce rivelava e nascondeva a un tempo la presenza di Dio, di quel Dio, di cui, un istante prima, avrebbe giurato che mai era esistito se non nell&#8217;immaginazione degli uomini; nello stesso tempo era sommerso da un&#8217;onda, da cui dilagavano insieme gioia e dolcezza, un flutto la cui potenza spezzava il cuore e di cui mai ha perso il ricordo”</em>.</p>
<p>La sua vita ne fu capovolta. <em>“Insisto. Fu un&#8217;esperienza oggettiva, fu quasi un esperimento di fisica”</em>, ha scritto. Frossard è diventato il più celebre giornalista cattolico. In una chiesa di oggi non avrebbe incontrato il Verbo fatto carne, ma le chiacchiere di carta.</p>
<p><strong>Antonio Socci</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Da Libero, 3 settembre 2011</p>
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		<title>Si può essere &#8220;cattolici democratici&#8221; senza essere più cattolici?</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jul 2011 10:40:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vito Mancuso è un tipo minuto dall’aria dimessa e stropicciata. E’ uno dei figli spirituali del cardinal Martini e oggi è approdato a scrivere per Repubblica. Commentando la nomina del cardinale Scola a Milano, ha spiegato che “la questione è politica” (curioso modo di considerare la Chiesa): siccome la Curia di Milano è stata per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Vito Mancuso è un tipo minuto dall’aria dimessa e stropicciata. E’ uno dei figli spirituali del cardinal Martini e oggi è approdato a scrivere per Repubblica.<span id="more-1379"></span></em></p>
<p><em>Commentando la nomina del cardinale Scola a Milano, ha spiegato che “la questione è politica” (curioso modo di considerare la Chiesa): siccome la Curia di Milano è stata per trent’anni nell’orbita di Martini e della sua corrente, secondo Mancuso tale doveva restare. </em></p>
<p><em>Invece con Scola il “cattolicesimo democratico” avrebbe subito – a suo dire &#8211; “un’umiliazione pesante” perché avrebbe perso “l’unico punto di riferimento nazionale”.</em></p>
<p><em>Benedetto XVI – afferma l’intellettuale di Repubblica – scegliendo Scola ha scelto di “contrastare frontalmente” quella linea “cattolico democratica”. </em></p>
<p><em>In pratica, se così stessero le cose, dovremmo concludere che il papa ha deciso di restituire a Milano il cattolicesimo tout court, senza aggettivi. E ci sarebbe solo da rallegrarsene. </em></p>
<p><em>Ma la chicca dell’articolo di Mancuso è un’altra, quella dove si apprende che egli è il confidente segreto dello Spirito Santo. Scrive infatti: “non so se questo sia davvero il volere dello Spirito Santo che ha sempre amato il pluralismo”.</em></p>
<p><em>Evidentemente lo Spirito Santo ha detto a Mancuso che preferiva Ravasi. </em></p>
<p><em>La singolare idea del cattolicesimo che ha Mancuso è stata bocciata duramente, mesi fa, da Civiltà Cattolica e da Vincenzo Vitale nel libro “Volti dell’ateismo”. </em></p>
<p><em>Quelle pagine mostrano che Mancuso sarà anche all’interno del “cattolicesimo democratico”, ma – visti tutti i dogmi di fede che nega &#8211; sta al di fuori del cattolicesimo.</em></p>
<p><em>Me ne dispiace molto. Ho avuto occasione di incontrare Mancuso di recente e voglio raccontare l’episodio. </em></p>
<p><em>Ho </em>accettato l’invito al programma di Corrado Augias in onda su Rai 3 verso mezzogiorno per un’intervista sul mio libro appena uscito, “La guerra contro Gesù”.</p>
<p>Sapevo che il salotto di Augias non è affatto neutro e che il conduttore, pure lui giornalista di Repubblica, è animato da forti sentimenti anticattolici (che scatenano ricorrenti proteste su “Avvenire”).</p>
<p>Io stesso, nel mio libro, lo pizzicavo su alcune assurdità da lui scritte a proposito di cristianesimo (pure durante la trasmissione ho dovuto contestargli un’altra castroneria).</p>
<p>Dunque non mi sono stupito quando i curatori del programma mi hanno informato che in studio era stato chiamato pure Vito Mancuso.</p>
<p>Mi ha divertito che Augias avesse voluto “un rinforzo”. Sinceramente – lo dico senza protervia – la cosa non mi ha affatto impensierito.</p>
<p>Ma non era finita. Augias – per sentirsi ancora più al sicuro &#8211; ha deciso di procedere così: lui poneva una domanda, solitamente molto dura con la Chiesa, spesso una requisitoria.</p>
<p>Io ero chiamato a rispondere e Mancuso poi era invitato a replicare alla mia risposta. Cosicché avevano sempre la prima e l’ultima parola. Ha fatto sistematicamente così.  </p>
<p>Così ho dovuto digerire delle assurdità che facevano veramente venire l’orticaria: sentir ripetere per l’ennesima volta, dopo il secolo dei genocidi perpetrati dalle ideologie atee, che “il monoteismo” (genericamente inteso) sarebbe fonte di intolleranza è veramente insopportabile.</p>
<p>Certo, la prassi adottata da Augias non è un esempio di conduzione seria e ‘super partes’. Ma in fondo mi aspettavo cose del genere (quando non si hanno argomenti si ricorre ai mezzucci). Però le sorprese non erano finite.</p>
<p>Ho infatti scoperto lì, direttamente in trasmissione, che – insieme al mio – il conduttore aveva deciso di parlare anche di un altro libro (di Matthew Fox, “In principio era la gioia”), pubblicato in una collana curata da Mancuso stesso. Ovviamente un libro contro la dottrina cattolica.</p>
<p>Un’altra scorrettezza perché – non essendo stato informato, come era doveroso fare &#8211; mi sono trovato a dover discutere di un testo che non conoscevo, mentre Mancuso sapeva in anticipo che si sarebbe trattato del mio libro.</p>
<p>Il volume di Fox peraltro serviva ad Augias solo ad alimentare la polemica anticattolica, perché – ho scoperto in seguito – era già stato presentato in quella trasmissione.</p>
<p>Mi sono detto: ma quanto sono insicuri dei propri argomenti se devono ricorrere a questi miseri sistemi? Perché sono così impauriti da un confronto libero e paritario?</p>
<p>Naturalmente io ho detto comunque alcune cose e – stando alla quantità di mail che ho ricevuto – credo di averlo fatto anche in maniera efficace.</p>
<p>Ma adesso devo dirvi ciò che mi ha sconcertato.</p>
<p>Il volume di Fox si scaglia contro la dottrina del peccato originale, come se questa realtà fosse stata torvamente inventata dalla Chiesa per colpevolizzare gli uomini.</p>
<p>E Mancuso ha proclamato le stesse idee nei suoi libri e in quella trasmissione.</p>
<p>Interpellato in proposito io ho osservato semplicemente che il peccato originale è un fatto così evidente, tangibile, che chiunque può constatarlo nella sua esperienza quotidiana, tanto è vero che poeti non credenti come Charles Baudelaire e Giacomo Leopardi hanno descritto benissimo questa condizione decaduta dell’uomo, desideroso di felicità, ma strutturalmente incapace di conquistarla.</p>
<p>La nostra umanità è inquinata dal dolore, dal male e dalla morte. E’ un fatto, una realtà che tutti – in ogni istante – ci troviamo amaramente a constatare.</p>
<p>Ciò dimostra – ho concluso – che non è per nulla la Chiesa ad aver “inventato” il peccato originale, ma – al contrario – è lei l’unica ad aver dato una spiegazione della nostra condizione: la sua dottrina del peccato originale infatti fornisce l’unica ragione esauriente del guazzabuglio disperante in cui l’uomo, dalla sua nascita, si trova “gettato”.</p>
<p>Non solo. La Chiesa non si limita a rivelare all’uomo le cause di questa condizione, comunque misteriosa, ma annuncia e propone Gesù, il salvatore, l’unico che questa condizione può redimere, che può capovolgere il segno mortifero dell’esistenza e cambiare radicalmente il nostro destino infelice. Donando la felicità.</p>
<p>A questo punto è intervenuto Mancuso che ha cominciato una sua requisitoria: il peccato originale – a suo dire &#8211; è stato inventato nel V secolo da S. Agostino e nel 418, al Concilio di Cartagine, la Chiesa ha reso dogma il pensiero di Agostino.</p>
<p>Incredulo per questa assurdità ho obiettato che la dottrina del peccato originale c’è già in san Paolo, cioè all’origine del cristianesimo.</p>
<p>Mancuso lo ha negato dicendo testualmente che in san Paolo vi sarebbe soltanto il parallelismo fra Adamo e Cristo. Non sapevo se mettermi a ridere o a piangere. Possibile che un semplice giornalista come me debba svelare a uno che si fa presentare come “teologo” (e addirittura “teologo cattolico”) che San Paolo ha scritto, all’incirca nell’anno 58, la fondamentale Epistola ai Romani e che nel capitolo quinto di tale Epistola si trova già espressa nel dettaglio la dottrina del peccato originale?</p>
<p>Non contento di quella topica Mancuso negava che il peccato originale fosse una condizione dell’uomo e insisteva nel dire che la Chiesa imputava agli uomini un peccato non commesso.</p>
<p>Mi è stato facile invitare Mancuso a leggere almeno il Catechismo della Chiesa Cattolica dove sta scritto a chiare lettere che il peccato originale è stato da noi “contratto”, ma non “commesso” e che è “condizione di nascita e non atto personale” (n. 76).</p>
<p>Sapevo peraltro che Mancuso nega una quantità di altri dogmi della Chiesa. E’ capace di scrivere una cosa del genere: “non c’è alcuna esigenza di credere nella sua (di Gesù, nda) risurrezione dai morti per essere salvi”.</p>
<p>Vitale, dopo un’accurata disamina di queste mancusate, conclude che egli, negando “diversi dogmi fondamentali per la fede” come “peccato originale, immacolata concezione, immortalità dell’anima, eternità dell’inferno, si colloca volontariamente non solo al di fuori della teologia, ma anche al di fuori della dottrina cattolica e della Chiesa”.</p>
<p>Io, dopo l’articolo di Mancuso su Milano, mi limito a domandarmi solo se si possa essere “cattolici democratici” senza essere cattolici. Chissà che ne pensa il cardinal Martini.</p>
<p>Antonio Socci</p>
<p>Da “Libero”, 3 luglio 2011</p>
<p><strong>Post scriptum:</strong></p>
<p>Mancuso ha testualmente scritto:</p>
<p><em>“Oggi non c’è più nessuno così tra i vescovi delle principali diocesi italiane, ai cattolici progressisti di questo paese è stata tolta anche l’ultima possibilità di avere un punto di riferimento nella gerarchia, e <span style="text-decoration: underline;">non so se questo sia davvero il volere dello Spirito Santo che ha sempre amato il pluralismo visto che di Vangeli ne ha ispirati quattro, e non uno solo</span>”.</em></p>
<p>Mi chiedo: esiste forse un vangelo “cattolico democratico” o “progressista”. E quale sarebbe dei quattro?</p>
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		<title>Insisto: bisogna rispondere al Papa e ai vescovi che chiamano all&#8217;impegno (e anche alla nostra vocazione di cristiani, come c&#8217;insegna la nostra storia)</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2011/06/insisto-bisogna-rispondere-al-papa-e-ai-vescovi-che-chiamano-allimpegno-e-anche-alla-nostra-vocazione-di-cristiani-come-cinsegna-la-nostra-storia/</link>
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		<pubDate>Sun, 12 Jun 2011 08:12:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[Cardinale Bagnasco]]></category>
		<category><![CDATA[Comunione e liberazione]]></category>
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		<description><![CDATA[L’appello del Papa e del presidente dei vescovi italiani ai cattolici per l’impegno in politica (in tutte le sue accezioni sociali, culturali e civili) è insistente e accorato.   Possibile che associazioni, parrocchie e movimenti lo lascino cadere nell’indifferenza? Possibile che si disperda un secolo di storia del movimento cattolico che ha letteralmente salvato la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’appello del Papa e del presidente dei vescovi italiani ai cattolici per l’impegno in politica (in tutte le sue accezioni sociali, culturali e civili) è insistente e accorato.  </p>
<p>Possibile che associazioni, parrocchie e movimenti lo lascino cadere nell’indifferenza?<span id="more-1368"></span></p>
<p>Possibile che si disperda un secolo di storia del movimento cattolico che ha letteralmente salvato la libertà in Italia, ha ricostruito il Paese, la sua coesione sociale e l’ha reso uno dei più prosperi e civili del mondo?</p>
<p>Eppure anche oggi ci sarebbe bisogno di buona politica e buone classe dirigenti: la Germania è tornata ad essere la locomotiva dell’Europa, il paese leader, grazie al governo cristiano-democratico (che l’aveva anche portata alla riunificazione).</p>
<p>Da noi la Dc non c’è più, ma i cattolici sì.</p>
<p>A volte sembra quasi che manchi loro la coscienza di una storia. <strong>Mi sono chiesto, per esempio, perché nessuno si sia indignato quando – nel programma cult di quest’anno, davanti a dieci milioni di persone – Fazio e Saviano hanno avuto la faccia di presentare, come i depositari dei “valori” del futuro, il (post) fascista e il (post) comunista</strong>.</p>
<p>Al di là di Fini e Bersani – che, poverini, non hanno nemmeno le spalle per portare quelle terribili storie – <strong><span style="text-decoration: underline;">le due ideologie che hanno devastato questo Paese meritano il marchio d’infamia</span></strong>, non possono certo essere proposte come il positivo della storia italiana.</p>
<p>Eppure tale condanna morale oggi sembra toccare invece a chi ha salvato e ricostruito questo Paese.</p>
<p>Sembra che un certo De Gasperi sia stato del tutto dimenticato. Pure nelle celebrazioni del 150° anniversario dell’Italia unita nessuno ha ricordato che si deve a lui (e all’impegno dei cattolici del 18 aprile 1948, in primis Pio XII e Luigi Gedda) se l’Italia è rimasta, dal dopoguerra, un Paese libero, indipendente e unito. Tutto questo è stato censurato e rimosso.</p>
<p><strong>Ma la colpa è anzitutto di noi cattolici che forse, negli ultimi anni, ci siamo ritirati nelle sacrestie, che abbiamo cancellato una memoria e una presenza sociale e che – come dimostrano anche le recenti elezioni e il referendum &#8211; rischiamo di tornare alla subalternità degli anni Settanta, quando il mondo cristiano, frantumato, disperso e impaurito, era succube di ogni vento di dottrina, come ebbe a dire il cardinale Ratzinger</strong>.</p>
<p>Eppure proprio lo stesso Ratzinger, da Papa, ha pronunciato parole chiare. La sua chiamata all’impegno – per i credenti &#8211; è stata accorata.</p>
<p>Cito solo uno dei suoi ultimi discorsi, quello del 7 maggio, ad Aquileia:</p>
<p><strong><em>“Raccomando anche a voi, come alle altre Chiese che sono in Italia, l’impegno a suscitare una nuova generazione di uomini e donne capaci di assumersi responsabilità dirette nei vari ambiti del sociale, in modo particolare in quello politico. </em></strong></p>
<p><strong><em>Esso ha più che mai bisogno di vedere persone, soprattutto giovani, capaci di edificare una ‘vita buona’ a favore e al servizio di tutti. </em></strong></p>
<p><strong><em>A questo impegno infatti non possono sottrarsi i cristiani, che sono certo pellegrini verso il Cielo, ma che già vivono quaggiù un anticipo di eternità”.</em></strong></p>
<p>Il cardinale Bagnasco, presidente della Cei, il 23 maggio, nella sua prolusione all’assemblea dei vescovi italiani, ha ribadito:</p>
<p><strong><em>“La politica che ha oggi visibilità è, non raramente, inguardabile, ridotta a litigio perenne, come una recita scontata e – se si può dire – noiosa. </em></strong></p>
<p><strong><em>È il dramma del vaniloquio, dentro – come siamo – alla spirale dell’invettiva che non prevede assunzioni di responsabilità. </em></strong></p>
<p><strong><em>La gente è stanca di vivere nella rissa e si sta disamorando sempre di più… </em></strong></p>
<p><strong><em>La nostra opzione di fondo, anche per il conforto dei ripetuti appelli del Papa resta quella di preparare una generazione nuova di cittadini che abbiano la freschezza e l’entusiasmo di votarsi al bene comune, quale criterio di ogni pratica collettiva. Più che un utopismo di maniera, serve una concezione della politica come ‘complessa arte di equilibrio tra ideali e interessi’ (Benedetto XVI, 21 maggio 2010), concezione che per questo, cioè per il suo saper evitare degenerazioni ciniche, si fa intelligenza amorosa della realtà e cambiamento positivo della stessa”. </em></strong></p>
<p>Bagnasco ha poi aggiunto:</p>
<p><strong><em>“Quale che sia l’ambito in cui si collocano − professionale, associativo, cooperativistico, sociale, mediatico, sindacale, partitico, istituzionale… − queste persone avvertono il dovere di una cittadinanza coscienziosa, partecipe, dedita all’interesse generale. </em></strong></p>
<p><strong><em>Affinché l’Italia goda di una nuova generazione di politici cattolici, la Chiesa si sta impegnando a formare aree giovanili non estranee alla dimensione ideale ed etica, per essere presenza morale non condizionabile”.</em></strong></p>
<p>Alla conclusione dell’assemblea dei vescovi, il Papa, presiedendo la preghiera di affidamento dell’Italia alla Madonna, ha ripreso il tema (tanto gli sta a cuore) e ha affermato:</p>
<p><strong><em>“Incoraggiate le iniziative di formazione ispirate alla dottrina sociale della Chiesa, affinché chi è chiamato a responsabilità politiche e amministrative non rimanga vittima della tentazione di sfruttare la propria posizione per interessi personali o per sete di potere. </em></strong></p>
<p><strong><em>Sostenete la vasta rete di aggregazioni e di associazioni che promuovono opere di carattere culturale, sociale e caritativo”.</em></strong></p>
<p>Perché questo pressante appello sembra cadere nel vuoto? Eppure è reso urgente dalla situazione del Paese, da una crisi economica e sociale che sembra diventare drammatica, dalla confusione di una classe politica che appare spesso inadeguata.</p>
<p>Cerchiamo di capire allora cosa significhi in concreto questo appello della Chiesa.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Certamente esso non significa cercare individualmente una candidatura (ovvero una poltrona) mettendosi il distintivo di “cattolico”.</span></strong></p>
<p>Tanto è vero che da Vendola a Forza nuova, il panorama politico è pieno di singoli politici che si dicono cattolici e che si contrappongono gli uni agli altri, con contenuti antitetici. No.</p>
<p><strong>L’impegno dei cattolici è sempre fiorito da un “noi”, da un’appartenenza ecclesiale e da realtà di popolo che vivono la dottrina sociale della Chiesa.</strong></p>
<p>Nella storia del cattolicesimo del Novecento il punto di partenza è sempre stato anzitutto l’educazione alla fede, che si riceve nelle parrocchie, nei movimenti, nelle associazioni e che – se è autentica &#8211; spinge a dare giudizi culturali, a fare iniziative sociali, educative e caritative, a proporre una concezione della città e del Paese in cui si vive.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">I cattolici arrivano alla politica insieme, non individualmente, attraverso realtà prepolitiche dove – fra l’altro – si impara uno sguardo cristiano sulla realtà, si rende la dottrina sociale della Chiesa un giudizio sul presente e si comincia ad assumersi delle responsabilità pubbliche, vivendole come servizio.</span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Così è stato dagli anni Settanta il Movimento popolare</span></strong> che raggruppava non solo ciellini, ma persone provenienti da altre realtà cattoliche come Azione cattolica, Cisl, Acli, cooperative bianche. Per certi versi è stato un tentativo che ha anticipato il pontificato di Giovanni Paolo II. Oggi la situazione è simile a quella degli anni Settanta e quell’esperienza merita di essere ripensata e ripresa.</p>
<p>Nei giorni scorsi, su “Tempi”, ho lanciato (anzitutto ai miei amici di CL) <strong><span style="text-decoration: underline;">l’idea di riprendere il cammino del Movimento popolare</span></strong>, proprio perché mi pare che possa essere la via giusta per cominciare a realizzare quanto ci chiede la Chiesa.</p>
<p>Oltre alla risposta cordiale di Formigoni – che del Mp fu uno dei fondatori – <strong>ho ricevuto centinaia e centinaia di mail e telefonate entusiastiche di persone comuni, padri, madri, insegnanti, intellettuali, studenti, imprenditori. </strong></p>
<p><strong>Tanti di loro mi hanno detto: era ora, è quello che stavamo aspettando.</strong></p>
<p>Ci sono molti altri argomenti a sostegno di questa proposta e li ho elencati nella mia lettera a “Tempi”.</p>
<p>Ovviamente si può ritenerla sbagliata, ma – se si è cattolici &#8211; si ha il dovere di spiegarne le ragioni e di dire <strong><span style="text-decoration: underline;">in quale altro modo si pensa di rispondere alla “chiamata” della Chiesa</span></strong>.</p>
<p>Perché in questo momento i cattolici mancano all’appello.</p>
<p>Antonio Socci</p>
<p>Da “Libero”, 12 giugno 2011</p>
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