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	<title>lo Straniero &#187; Bertone</title>
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	<description>Il blog di Antonio Socci</description>
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		<title>&#8220;C&#8217;est Fini !&#8221;: Galli, Mieli e la Chiesa</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Sep 2009 07:28:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Voci insistenti sussurrano: “il Cavaliere è convinto che dietro i discorsi di Fini ci sia Paolo Mieli” (ieri un quotidiano lo ha anche scritto). Ma finora è rimasta in ombra la parte ecclesiastica di questo “progetto”. Provo a svelarla.
Che gli intellettuali della generazione sessantottina abbiano sempre aspirato a “dare la linea”, a etero-dirigere i leader [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Voci insistenti sussurrano: “il Cavaliere è convinto che dietro i discorsi di Fini ci sia Paolo Mieli” (ieri un quotidiano lo ha anche scritto). Ma finora è rimasta in ombra la parte ecclesiastica di questo “progetto”. Provo a svelarla.<span id="more-1115"></span></p>
<p>Che gli intellettuali della generazione sessantottina abbiano sempre aspirato a “dare la linea”, a etero-dirigere i leader politici e il Paese, magari grazie a una corazzata come il Corriere della sera, è risaputo. Ci provarono con Bettino Craxi e andò male perché li liquidò bruscamente come “intellettuali dei miei stivali”. Con Berlusconi il tentativo era impossibile per la sua atavica diffidenza verso quei cenacoli. Con Fini tutto è diverso. La sua ansia di legittimazione e il vuoto culturale che ha alle spalle si presta ad essere riempito (e così legittimato) da queste teste pensanti.</p>
<p>Ecco il senso della campagna di Galli della Loggia e del Corriere sui festeggiamenti per l’Unità d’Italia e sulla mancanza di un vero spirito nazionale nelle classi dirigenti. Costituisce una prima tappezzeria ideologica su cui può essere proiettata l’entrata in scena di Fini come nuovo leader di un centrodestra liberalnazionale (tipo Destra storica), in sostituzione di un Berlusconi che La Repubblica (e ora anche il Corriere) tentano di logorare quotidianamente e infine di affondare.  </p>
<p>Una nuova “Destra storica” – questa di Galli e Fini &#8211; che ha, come la vecchia, un suo spirito ghibellino e Fini lo ha esibito negli ultimi quattro anni. Tanto è vero che l’altro strano editoriale recente di Galli sul Corriere era dedicato – guarda caso &#8211; all’abolizione del Concordato, idea bislacca per cui Galli si è inventato pure un’improbabile legittimazione cattolica, ma che di fatto entusiasma solo i radicali, sempre blanditi da Mieli e oggi tifosi dell’ex leader missino.</p>
<p>Il “trait d’union” intellettuale fra Galli della Loggia e il presidente della Camera pare sia Alessandro Campi, docente all’università di Perugia, collega e amico di Galli nonché “ghost writer” di Fini, forse ideatore pure della sparata che proclamava l’Italia “erede del politeismo” (quello di Nerone).</p>
<p>Ma c’è un altro vuoto che questo circolo intellettuale pensa di riempire per inglobare la Chiesa in quel progetto politico “gallofiniano”: è appunto il vuoto creatosi nella leadership cattolica dopo il pensionamento di Ruini e la defenestrazione di Boffo.</p>
<p>In realtà l’area Mieli-Galli ha avuto un buon rapporto con Ruini, ma per quei temi che riguardano l’identità giudaico-cristiana del’Occidente, per arginare – nel clima dell’11 settembre – quel cattoprogressismo terzomondista che strizza l’occhio all’Islam e detesta Stati Uniti e Israele. Invece il dissenso sui “valori non negoziabili” di Ruini è stato profondo, tanto che il Corriere di Mieli (schieratissimo) fu il vero sconfitto del referendum sulla legge 40 che nel 2005 vide vincitore Ruini.</p>
<p>Un nuovo orizzonte per questi circoli intellettuali e per Fini si apre con la fine dell’epoca Ruini. C’è un antefatto. Quando Bertone è diventato segretario di Stato vaticano ha reclamato il diritto di gestire in prima persona, dal Vaticano, il rapporto della Chiesa con la politica italiana, fino ad allora tenuto in esclusiva dal cardinale Ruini. Si è creato un certo conflitto con la Cei e alla fine ha vinto Bertone grazie al pensionamento di Ruini.</p>
<p>Ma il colpo di grazia è venuto con il “pensionamento” traumatico di Dino Boffo dalla direzione di “Avvenire”, perché Boffo era molto di più del direttore del giornale della Cei. Era lo stratega del ruinismo che puntava a fare dell’Italia il modello del cattolicesimo europeo.</p>
<p>Allora diventa significativo che ad assestare il colpo del ko a Boffo sia stato il direttore dell’Osservatore romano, Gian Maria Vian, parlando quasi come portavoce ufficioso di Bertone, proprio nelle ore successive all’attacco del “Giornale”. Con una intervista al Corriere della sera – pur esprimendo solidarietà umana per l’attacco di Feltri – ha sparato a zero sulla linea di Avvenire.</p>
<p>L’antagonismo fra le due linee si era evidenziata anche sui “valori non negoziabili” durante il caso di Eluana, quando le posizioni della Cei e di Bertone apparvero assai distanti, quanto quelle dell’Osservatore e dell’Avvenire.</p>
<p>In questi giorni altri segnali emergono con chiarezza. Ieri, per esempio, sulla pagina culturale di Avvenire, si poteva leggere che ad un convegno a Milano con Ruini e Galli della Loggia, è intervenuto Vian il quale, commentando le scelte di Ruini dopo la fine della Dc, ha testualmente definito “una sorta di araba fenice il Progetto Culturale di cui ora si incomincia a intravedere qualcosa”.</p>
<p>Qualunque giudizio si dia sul “Progetto Culturale” che ha connotato l’epoca Ruini alla presidenza della Cei, non si era mai visto un direttore dell’Osservatore romano attaccare così, esplicitamente e frontalmente, colui che è stato finora il leader della Chiesa italiana.</p>
<p>E’ solo un episodio? No. Per capire l’ “aria nuova” che tira, anche sui “valori non negoziabili”, basta vedere l’Osservatore del 9 settembre dove è apparso un articolo di Lucetta Scaraffia intitolato “Qual è la vita che difendiamo?”, il cui svolgimento è confuso, ma chiaro nella conclusione, obiettivamente assai critica verso la “cultura della vita” dell’epoca Wojtyla-Ruini.</p>
<p>Citando infatti Ivan Illich, la Scaraffia scrive: “Bisogna riflettere sulla provocazione di Illich: i cattolici devono essere capaci di trasmettere l&#8217;amore per la Vita come è intesa nelle parole di Gesù, una Vita che diventa amore per le creature sofferenti, e non continuare a diffondere e sostenere un concetto biologico astratto che è estraneo alla nostra tradizione, che spesso ci rende ideologici e poco credibili”.</p>
<p>Wojtyla è sistemato. Qualcuno potrebbe credere che – per quanto sia singolare leggere questi argomenti sull’Osservatore – si tratti di idee di una singola editorialista. Sennonché la Scaraffia – che, guarda caso, è pure la moglie di Galli Della Loggia – nell’epoca Vian (talvolta con gaffe e scivoloni) esprime un po’ la linea del giornale, come lo stesso Vian ha fatto capire nell’intervista al Corriere.</p>
<p>Di certo questo “nuovo approccio” è molto più compatibile con le posizioni laiciste di Fini rispetto a quello di Ruini. Infatti, emblematicamente, nel pieno del “caso Boffo”, Fini ha tentato una sortita in campo cattolico – a lui precluso da tempo – e al convegno delle Acli ha parlato, come un politico di centrosinistra, sul tema dei diritti politici degli immigrati. Proprio nei giorni in cui Berlusconi era in crisi con la Chiesa, con l’ambizione di soppiantarlo.</p>
<p>A questo punto non stupirà che sempre sull’Osservatore, il 13 agosto scorso, sia apparso un articolo di un intellettuale, di “area Galli”, che fa un monumento a Galli della Loggia stesso per la sua campagna sulle “celebrazioni per l’unità d’Italia” e suona una fanfara risorgimentale un po’ buffa sull’Osservatore, soprattutto laddove dice che “i fattori coesivi della nostra identità” sono “la lingua e il patrimonio letterario”.</p>
<p>Dimenticando la religione che poteva menzionare anche solo citando un risorgimentale cattolico come Manzoni, il quale cantava l’Italia “una d’arme, di lingua, d’altare/ di memorie, di sangue e di cor” (l’altare &#8211; almeno sull’Osservatore – vogliamo mettercelo?).</p>
<p>Tutto questo somiglia alla predisposizione di un retroterra ideologico di un nuovo centrodestra post-berlusconiano (che magari torna a inglobare l’Udc): potrebbe andare da Montezemolo alla Scaraffia, con Casini (Fiat Lucetta invece che Fiat lux). E magari Fini al Quirinale. Un disegno ambizioso. Probabilmente velleitario. Che però spiega bene il senso delle parole di Mieli, l’altroieri, al convegno di Milano, dove ha “consigliato” alla Chiesa di “dedicarsi ai laici in dialogo perché il soccombere di questa posizione provoca danni a tutti”.</p>
<p>Dunque se affonda “Papi”, avremo “Mieli Papa” ?</p>
<p> </p>
<p><strong>Fonte: “L</strong><strong>ibero” © 11 settembre 2009</strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Post scriptum</span></strong></p>
<p><strong>Lasciando da parte, per un momento, le questioni politiche, quello che più conta è la Chiesa. Dove c’è una certezza: Benedetto XVI. Che certo non si fa “influenzare” e il cui magistero  è sempre più luminoso. Penso che i cattolici debbano sentire l’urgenza di pregare per lui, perché Dio lo conservi a lungo alla guida della Chiesa e lo riempia della Sua Sapienza.</strong></p>
<p><strong>A.S.</strong></p>
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		<title>Cosa cambia nella Chiesa e cosa no</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 12:35:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa sta accadendo nella Chiesa italiana? Tanti – specie cattolici – se lo chiedono in questi giorni. Ritengo che si drammatizzino troppo vicende di cronaca come lo scontro tra Feltri e Boffo, il quale, forse, dall’attacco del Giornale potrebbe ricavare addirittura una proroga della sua direzione.
Casomai il segnale di un vero mutamento di stagione ecclesiale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa sta accadendo nella Chiesa italiana? Tanti – specie cattolici – se lo chiedono in questi giorni. Ritengo che si drammatizzino troppo vicende di cronaca come lo scontro tra Feltri e Boffo, il quale, forse, dall’attacco del Giornale potrebbe ricavare addirittura una proroga della sua direzione.<span id="more-1105"></span></p>
<p>Casomai il segnale di un vero mutamento di stagione ecclesiale (e politica) è la circostanziata e reiterata critica del direttore dell’Osservatore romano, Gian Maria Vian (che i giornali ritengono “portavoce” della Segreteria di Stato vaticana) alla linea di Avvenire, il giornale della Cei guidato da Boffo da quindici anni.</p>
<p>Già nel recente passato Vian aveva esplicitato la sua diversità di vedute da Avvenire e su un caso scottante, la vicenda di Eluana Englaro, nella quale il quotidiano di Boffo fu il vero e appassionato paladino della battaglia “pro life” (mentre in Vaticano si scelse una linea più defilata, concorde sui valori, ma non esposta sul caso specifico).</p>
<p>Le cose che Vian ha aggiunto &#8211; nell’intervista di lunedì al Corriere della sera &#8211; in sintesi sono queste: imprudenti ed esagerati sono stati certi attacchi di Avvenire al governo sull’immigrazione clandestina, i rapporti della Santa Sede con il governo sono eccellenti e infine Vian rivendica con orgoglio la scelta di non aver scritto una riga sulle “vicende private di Silvio Berlusconi” (a differenza di Avvenire).</p>
<p>Anzi, Vian segnala che alla Repubblica la quale continuava a tartassare la Chiesa come “connivente” col premier, nei giorni scorsi l’Osservatore ha risposto per le rime con un editoriale di Lucetta Scaraffia (che riprendeva alla lettera gli argomenti di un editoriale di Libero del 30 luglio): “Alla Chiesa” vi si leggeva “si chiede proprio il contrario di quello che è un comportamento morale:  la condanna del peccatore, ma non del peccato. Questo sì sarebbe una prova di nichilismo e di coinvolgimento partigiano in vicende politiche contingenti:  proprio quello che invece Benedetto XVI e il cardinale Bertone cercano di evitare”.</p>
<p>Per la verità non si può dire che Avvenire sia stato, con Boffo, un giornale di opposizione al governo di centrodestra. E’ stato sempre prudente e misurato, anche se sul caso Berlusconi ha infine ceduto a formulare qualche pungente attacco. In politica il giornale della Cei è stato finora palesemente vicino alla linea dell’Udc di cui Boffo e Ruini sponsorizzavano il rientro nell’area di maggioranza,  magari a scapito della Lega (e da qui deriva anche il superattivismo di questi giorni del partito di Bossi per accreditarsi come riferimento affidabilissimo per la Chiesa).</p>
<p>Probabilmente il piano di riserva di Ruini e Boffo – nel caso in cui l’Udc non fosse tornata all’ovile di centrodestra &#8211; era quello di ricompattare un’area di centro fra Casini, Rutelli e la Binetti, spaccando il Pd i cui candidati alla segreteria – Bersani, Franceschini e Marino – sono tutti indigesti alla Chiesa.</p>
<p>Ecco, ciò che sta finendo in questi giorni è la lunga stagione ruiniana della Chiesa italiana. Il prelato emiliano infatti è sulla breccia dal convegno ecclesiale di Loreto del 1982 (e probabilmente proprio grazie a Dino Boffo, allora ai vertici dell’Azione Cattolica con Rosi Bindi). Ruini ha segnato 25 anni di storia della Chiesa italiana e della politica.</p>
<p>Con Tangentopoli e il collasso della Dc la gerarchia episcopale ruiniana cominciò a “giocare” in prima persona in politica facendo prima la scelta dei due forni (in forza del fatto che l’elettorato cattolico, di centro,  rappresentava la “golden share” che permetteva di vincere le elezioni). Quindi – venuto meno ogni dialogo con Prodi e i cattoprogressisti – ha giocato la carta dei “valori non negoziabili” per tenere unita la Chiesa italiana e conseguire vittorie politiche notevoli (come il referendum sulla legge 40 del 2005) che hanno dato la sensazione di un’egemonia culturale cattolica.</p>
<p>Il pensionamento di Ruini dal vicariato di Roma e dalla presidenza della Cei, per raggiunti limiti di età, non ha significato il venir meno della sua influenza, ma ha permesso al nuovo segretario di Stato vaticano, Bertone, di rivendicare apertamente (e prendere sempre più in mano) le redini del rapporto Chiesa-politica in Italia.</p>
<p>La gestione del “caso Berlusconi” sembra un punto di non ritorno. Non che cambino gli orientamenti culturali della Chiesa, che di fatto sono condivisi sia da Bertone che da Ruini, ma c’è un avvicendamento di classe dirigente e un probabile mutamento di approccio: meno esposizione pubblica e meno battaglie culturali sui valori, meno crociate etiche. E il privilegio dato al rapporto diretto con la politica.</p>
<p>Questo scenario potrebbe far rialzare la testa, dentro la Cei, all’episcopato progressista, martiniano (da Tettamanzi a Paglia). Ma per il Vaticano è inevitabile constatare che ormai l’unico interlocutore possibile in questo momento è il centrodestra. Il centrosinistra è nel caos totale e oltretutto lì prevale ormai una rancorosa mentalità laicista. Sono così disorientati che, anche nell’artiglieria mediatica, oggi Repubblica fa del dottor Boffo un proprio simbolo dimenticando di averlo bersagliato per settimane a causa del presunto silenzio della Chiesa su Berlusconi e dimenticando che è stato proprio l’Avvenire di Boffo a guidare certe battaglie sui valori – la legge 40, il referendum del 2005 e appunto il caso Englaro – in cui il fronte laicista è stato un avversario furibondo.</p>
<p>La “gestione Ruini” della Chiesa italiana ha permesso di occultare la secolarizzazione in corso, ma anche di intercettare la nuova domanda di religiosità e di riferimenti morali della nostra società. Ha rischiato il clericalismo (cioè il rapporto tropo stretto Chiesa/potere mondano), senza far crescere una generazione di cattolici che diventasse una forza popolare e scatenando una dura risposta anticlericale.</p>
<p>Ma ha reso la Chiesa italiana una lobby importante che ha fatto dell’Italia un caso unico in Europa di apertura della politica alle radici cristiane e ai grandi valori etici. Ruini – in forza del grande carisma di papa Wojtyla e di Ratzinger – ha cercato e trovato interlocutori fra gli intellettuali laici, come Giuliano Ferrara, Paolo Mieli, Ernesto Galli della Loggia. Ma con esiti confusi (come nel caso del mancato sostegno alla lista pro-life di Ferrara) o controversi nei contenuti: Ruini – per dire &#8211; ha appena dato alle stampe un libro con lo stesso Galli della Loggia che proprio domenica scorsa, in un editoriale sul Corriere della sera, ha messo in discussione il Concordato.</p>
<p>Peraltro è singolare che Gian Maria Vian e Lucetta Scaraffia – oggi simboli dell’Osservatore romano di Bertone – vengano proprio dall’area di Galli della Loggia e di Ruini. Restano aperte dunque tante domande. In sostanza, finita una stagione – che ha avuto attivi e passivi &#8211; non è chiaro qual è quella che comincia.</p>
<p>Anche se quando si parla della Chiesa bisogna sempre tener presente che non è un partito e oltre ai rapporti di forza umani c’è in azione un mistero che fa accedere cose impreviste e spalanca orizzonti sorprendenti.</p>
<p>Nella storia della Chiesa è sempre stato così. E – nella concezione cattolica &#8211; gli uomini di Chiesa, con le loro diverse responsabilità, sono importanti proprio nella misura in cui possono favorire o ostacolare ciò che quel Divino Capitano fa accadere per il suo popolo. In questo senso Benedetto XVI rappresenta una vera e luminosa garanzia per i credenti.</p>
<p>Da Libero © 2 settembre 2009</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Post scriptum</span></strong></p>
<p>Nell’udienza di mercoledì 2 settembre, il Papa, parlando di S. Oddone, ha pronunciato delle frasi che i mass media hanno interpretato di grande attualità. In particolare questa frase: <strong>“Dio persegue le colpe e tuttavia protegge i peccatori”</strong>.</p>
<p>Mi rallegra molto che ora tutti comprendano cosa è il cristianesimo. E cosa rimarrà sempre. In un mio editoriale del 30 luglio scorso (qui nel sito: “Perché Repubblica strattona la Chiesa”), polemizzando con La Repubblica che pretendeva dalla Chiesa la condanna del peccatore (uno solo: Berlusconi) e non del peccato, scrivevo: “da duemila anni la Chiesa, seguendo il comportamento e il  comandamento di Gesù, <strong>condanna con nettezza e decisione il peccato, ma, a braccia spalancate, chiama a sé e accoglie il peccatore </strong>e fa festa per il suo ritorno”.</p>
<p>Ora lo ha spiegato qualcuno molto più autorevole di me. Spero che tutti lo capiscano.</p>
<p>                                                               A.S.</p>
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