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	<title>lo Straniero &#187; Chiesa</title>
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	<description>Il blog di Antonio Socci</description>
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		<title>La Passione della Chiesa</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 11:41:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Passione della Chiesa, che è in corso, è stata profetizzata per filo e per segno. Qualunque cosa si pensi delle moderne apparizioni della Madonna, i documenti parlano chiaro.  
I due volti simbolo dell’attuale Passione della Chiesa sono il Papa e un povero e umile cristiano del Pakistan, Arshed Masih, 38 anni, che lavorava come autista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Passione della Chiesa, che è in corso, è stata profetizzata per filo e per segno. Qualunque cosa si pensi delle moderne apparizioni della Madonna, i documenti parlano chiaro.  <span id="more-1211"></span></p>
<p>I due volti simbolo dell’attuale Passione della Chiesa sono il Papa e un povero e umile cristiano del Pakistan, Arshed Masih, 38 anni, che lavorava come autista a Rawalpindi.</p>
<p>Davanti a tre poliziotti e alcuni capi religiosi musulmani è stato cosparso di benzina e bruciato vivo perché si rifiutava di rinnegare Cristo e di convertirsi all’Islam.</p>
<p>E quando la moglie Martha, distrutta dal dolore, è andata al commissariato a denunciare l’assassinio del marito, è stata torturata e stuprata dai poliziotti davanti agli occhi atterriti dei figlioletti di 7, 10 e 12 anni.</p>
<p>L’episodio è di questi giorni, ma documenta il continuo, immane martirio di cristiani che nel Novecento è stato perpetrato sotto tutti i regimi, le ideologie e le latitudini.</p>
<p>Uno sociologo di Oxford ha calcolato in 45 milioni i cristiani che hanno perso la vita, in modo diretto o indiretto, a causa della propria fede.</p>
<p>Questo oceano di sangue cristiano era stato profetizzato esplicitamente a Fatima, dalla Madonna. E’ scritto nero su bianco.</p>
<p>Tale martirio resta tuttora sconosciuto ai più. Anzi, ad esso viene aggiunto il martirio morale della Chiesa trascinata sul banco degli accusati e bollata col marchio di infamia.  </p>
<p>Sempre a Fatima la Madonna ha profetizzato la persecuzione del Papa e in una visione di Giacinta (una dei tre pastorelli, beatificata nel 2000), sembra di scorgere un suo linciaggio morale che pare coincidere con ciò che Benedetto XVI si trova a vivere in queste settimane.</p>
<p>Tale visione è descritta nella “terza memoria” di suor Lucia, datata 31 agosto 1941:</p>
<p><em>“Un giorno Giacinta si sedette sulle lastre del pozzo dei miei genitori&#8230; Dopo qualche tempo mi chiama.</em></p>
<p>-        <em>Non hai visto il Santo Padre?</em></p>
<p>-        <em>No !</em></p>
<p>-        <em>Non so com’è stato! Io ho visto il Santo Padre in una casa molto grande, inginocchiato davanti a un tavolo, con la faccia tra le mani, in pianto. Fuori dalla casa c’era molta gente, alcuni tiravano sassi, altri imprecavano e dicevano molte parolacce. Povero Santo Padre! Dobbiamo pregare molto per Lui!”.</em></p>
<p>Sembra la descrizione del linciaggio morale a cui è sottoposto oggi il Papa. E’ in corso infatti una delegittimazione morale della Chiesa di cui non si ricorda uguale, addirittura col tentativo esplicito di trascinare personalmente il Pontefice in giudizio come capo di un’accolita di malfattori.</p>
<p>Va aggiunto che alle persecuzioni contro la Chiesa seguono sempre disgrazie per il mondo. Infatti la visione di Giacinta prosegue così:</p>
<p><em>“Non vedi tante strade, tanti sentieri e campi pieni di persone che piangono di fame e non hanno niente da mangiare? E il Santo Padre in una chiesa, davanti al Cuore Immacolato di Maria, in preghiera? E tanta gente in preghiera con Lui?”.</em></p>
<p>Tutto questo martirio materiale e morale della Chiesa del XX secolo sembra rappresentare una svolta drammatica della sua storia millenaria.</p>
<p>Come è stato rivelato – quando stava iniziando &#8211; a un papa, quel Leone XIII, autore della “Rerum novarum” (la prima enciclica sociale) che traghettò la Chiesa nel Novecento.</p>
<p>Una mattina infatti, il 13 ottobre 1884 (lo stesso giorno dell’apparizione finale di Fatima: 13 ottobre 1917), dopo la celebrazione della Messa, mentre papa Leone XIII era in preghiera, fu visto alzare la testa come se avesse una visione.</p>
<p>Sembrò terrorizzato: gli fu dato di sentire un dialogo, presso il tabernacolo. Una voce orribile, appartenente a Satana, lanciava la sfida a Dio, dicendosi capace di distruggere la Chiesa se solo avesse potuto metterla alla prova (Satana disprezza sempre gli uomini che continuamente accusa. Mentre Dio dà sempre fiducia ai suoi figli).</p>
<p>Sembra sia stata permessa tale prova per circa un secolo.</p>
<p>Quindi papa Leone XIII – quella mattina del 1884 – vide in visione la Basilica di San Pietro assalita dai demoni e scossa fin dalle fondamenta.</p>
<p>La rivelazione al papa coincide con quella alla mistica Anna Katharina Emmerich, che scrisse:</p>
<p><em>“Se non sbaglio sentii che Lucifero sarà liberato e gli verranno tolte le catene, cinquanta o sessant&#8217;anni prima degli anni 2000 dopo Cristo, per un certo tempo. Sentii che altri avvenimenti sarebbero accaduti in tempi determinati, ma che ho dimenticato”.  </em></p>
<p>Fu dopo quella visione che Leone XIII scrisse la preghiera, per la protezione della Chiesa, a San Michele Arcangelo che si è recitata alla fine della Messa fino al Concilio. Dopo il quale fu abolita e dopo il quale, già nei primi anni Sessanta, Paolo VI annuncerà drammaticamente: “Il fumo di Satana è entrato nel tempio di Dio”.</p>
<p>Di recente il famoso esorcista, padre Gabriele Amorth, ha spiegato che quel fumo di Satana in Vaticano va inteso anche in senso letterale: uomini sotto il potere di Satana che sarebbero presenti nella Chiesa e nel Vaticano stesso.</p>
<p>Che questo attacco demoniaco comprenda anche la caduta di alcuni preti in perversioni come la pedofilia (crimini contro i figli di Dio più innocenti e inermi: i bambini), è stato predetto dalla Madonna – a quanto pare – a La Salette nel 1846 (dove la Vergine preannunciò pure le sofferenze del papa e attentati ai suoi danni).</p>
<p>L’apparizione è riconosciuta dalla Chiesa, ma su questo testo non c’è un giudizio ufficiale: “La Chiesa subirà una crisi spaventosa” avrebbe detto la Madonna, “si vedrà l’abominio nei luoghi santi; nei conventi i fiori della Chiesa saranno putrefatti e il demonio diventerà come il re dei cuori (…) i sacerdoti con la loro cattiva vita sono diventati delle cloache di impurità”.</p>
<p>Dopo 150 anni, nella celebre Via Crucis del 25 marzo 2005, il cardinal Ratzinger constaterà: “quanta sporcizia nella Chiesa”. Con le pesanti parole di quella Via crucis probabilmente Ratzinger e Giovanni Paolo II intesero implicitamente rivelare (per obbedire alla Madonna), i contenuti ancora non pubblicati del “terzo segreto di Fatima”, dello stesso tenore della Salette.</p>
<p>Tutta questa serie di apparizioni della Madonna, che convergono nei contenuti, aveva lo scopo di avvertire che quella attuale è un’epoca eccezionale della storia della Chiesa e che è in corso uno speciale soccorso del Cielo.</p>
<p>Quello che è accaduto e che sta accadendo prova che gli avvertimenti profetici erano autentici e dimostra pure che la Madonna ha la missione speciale di salvare la Chiesa in questa terribile, lunga prova.</p>
<p>Purché la si ascolti. Perché il misfatto peggiore che il ceto ecclesiastico ha compiuto e può compiere è proprio quello di “disprezzare le profezie” e “spegnere lo Spirito”.</p>
<p>Fu perpetrato con le persecuzioni a preti santi, come padre Pio. E fu ripetuto in parte con Fatima, rifiutandosi per decenni di fare la Consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria (per esorcizzare il comunismo), come chiesto dalla Madonna stessa.</p>
<p>Infatti, apparendo a suor Lucia, Gesù nel 1930 previde la persecuzione dei papi proprio a causa di quella sordità.</p>
<p>Adesso il “piano di salvataggio” della Madonna riemerge con le sue apparizioni a Medjugorje (“la prosecuzione di Fatima”, ha detto lei stessa).</p>
<p>Da quando, nel 1981, sono iniziate queste straordinarie apparizioni oltrecortina si è assistito al compiersi di varie profezie (sulla guerra in Jugoslavia), al crollo del comunismo e a un’ondata oceanica di conversioni.</p>
<p>Proprio in questi mesi una commissione vaticana, presieduta dal cardinal Ruini, sta valutando le apparizioni di Medjugorje di cui Giovanni Paolo II era certo ed entusiasta. Dovranno decidere se accogliere questo estremo, formidabile soccorso soprannaturale o rifiutarlo, smentendo papa Wojtyla.</p>
<p>Il ceto clericale, che oggi è al centro della tempesta, dovrebbe considerare con umiltà l’immensità dei frutti e dei segni di queste apparizioni.</p>
<p>E, consapevole dei propri enormi limiti, affidare la Chiesa alla protezione di Maria, l’Immacolata, la sola “senza macchia”.</p>
<p>In caso contrario…</p>
<p> </p>
<p>Antonio Socci</p>
<p>Da “Libero”, 2 aprile 2010</p>
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		<title>La Madonna sconvolge gli intellettuali</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 16:24:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella mentalità moderna, imbevuta di ideologia, quando i fatti disturbano le opinioni, tanto peggio per i fatti. Non a caso sta facendo discutere di più, oggi, sui giornali, il film su Lourdes di Jessica Hausner, nel quale la regista esprime le sue opinioni incerte sui miracoli, di quanto facciano discutere le effettive guarigioni miracolose che lì si verificano.<span id="more-1203"></span></p>
<p>Una delle quali – non ancora riconosciuta perché la Chiesa esige lunghe verifiche medico-scientifiche – è stata resa nota l’agosto scorso.</p>
<p>La signora Antonietta Raco, 50 anni, di Francavilla in Sinni (Potenza), malata da quattro anni di sclerosi laterale amiotrofica (SLA) – una malattia terribile &#8211; è andata in pellegrinaggio a Lourdes sulla carrozzella, dove era ormai immobilizzata, ed è tornata a casa camminando normalmente con le sue gambe.  </p>
<p>Cosa le è accaduto? A Lourdes si era immersa nella piscina dell’acqua di Bernadette e aveva sentito un forte dolore alle gambe e poi una voce di donna che le diceva: “Non avere paura”. Di colpo è guarita. Quella stessa voce è tornata per invitarla a far sapere a suo marito cosa le è successo.</p>
<p>“Non è spiegabile con i mezzi di cui scientificamente dispongo”, così il neurologo Adriano Chiò delle Molinette di Torino, che aveva in cura la signora dal 2006, commentava il caso con i giornali. In effetti nella letteratura scientifica non esiste un caso simile.</p>
<p>Il medico ha spiegato:  “Non ho mai osservato una situazione del genere in malati di Sla. La diagnosi era inequivocabile: la signora aveva una forma di Sla a lenta evoluzione. Una malattia che può rallentare e al massimo fermarsi, ma che non crediamo possibile che migliori, perché intacca i neuroni irreversibilmente”.</p>
<p>Invece l’impossibile pare sia accaduto. Di fronte a un’altra guarigione analoga, riguardante Marie Bailly, una ventenne di Bordeaux – che lui  aveva conosciuto e analizzato come medico &#8211; nel 1903, il positivista e scettico Alexis Carrel (1873-1944), poi Premio Nobel per la medicina a soli 39 anni, andando a Lourdes rivide tutte le sue convinzioni e si convertì al cattolicesimo (racconta tutto nel suo memorabile “Viaggio a Lourdes”). Prima era certo che i miracoli non accadessero. Davanti al fatto si arrese. Carrel rispose lealmente a chi lo interrogava: “Bisogna constatare i fatti”.</p>
<p>Ma molti razionalisti preferiscono tapparsi gli occhi e ripararsi dietro i comodi pregiudizi. Emblematico è il caso di un altro importante intellettuale francese di quegli anni, il laico Emile Zola.</p>
<p>Nella Francia positivista di fine Ottocento si faceva un gran parlare di Lourdes e delle straordinarie guarigioni che lì avvenivano, perché mettevano in scacco la cultura dominante che nega il soprannaturale e quindi la possibilità stessa del miracolo.</p>
<p>Lo scrittore dunque decise di recarsi di persona sul posto per smascherare tutto. Era armato di tutti i suoi pregiudizi: “non sono credente, non credo ai miracoli. Ma credo al bisogno del miracolo per l’uomo”. Secondo lui gli uomini hanno “necessità di essere ingannati e consolati”.</p>
<p>Il “caso” vuole che lo scrittore si trovi a viaggiare nello stesso vagone dove sono due ammalate di tubercolosi all’ultimo stadio, Marie Lebranchu e Marie Lemarchand.</p>
<p>Quando dunque il convoglio arriva a Lourdes, nella mattina del 20 agosto 1892, il famoso scrittore conosce bene le loro situazioni di fronte alle quali la medicina ormai aveva alzato le braccia in segno di resa.</p>
<p>Ebbene accadde a lui precisamente ciò poi accadrà a Carrel: a Lourdes lui stesso dovette constatare la guarigione istantanea, definitiva e scientificamente inspiegabile, proprio di quelle due donne.</p>
<p>Alla sua “sfida” il Cielo aveva risposto con dei fatti. Fatti clamorosi e innegabili, impossibili da cancellare o ignorare.</p>
<p>Tanto che Zola, nel suo libro, fu “costretto” a riferirne, ma invece di riconoscere la sconfitta dei suoi pregiudizi, invece di accogliere il dono che aveva ricevuto, la rivelazione di una verità totalmente inattesa e così misericordiosa, nel suo romanzo parla della vicenda “inventando  la morte delle due ‘miracolate’, dopo una breve, illusoria guarigione.</p>
<p>E poiché” ha raccontato Vittorio Messori “una delle due donne risanate, e in modo definitivo, non si rassegnava al falso e protestava sui giornali, Zola andò a trovarla, offrendole denaro perché sparisse da Parigi…”.</p>
<p>E’ una storia emblematica. La cultura laica moderna lancia la “sfida”, ma poi non ha la lealtà di verificare la risposta, cioè i fatti. Naturalmente quel libro di Zola ebbe un gran successo ed è stato ristampato in Italia anche di recente.</p>
<p>“Zola (…) conoscerà un rinnovato successo presso il pubblico della Francia laica, rappresentando Lourdes come la capitale di una gigantesca intossicazione collettiva”, ha scritto domenica scorsa Sergio Luzzatto, sull’inserto culturale del Sole 24 ore.</p>
<p>Il suo articolo era addirittura la copertina. A tutta pagina campeggiava sotto il titolo “Miracoli di fede e scienza”. Questo lungo pezzo di Luzzatto si dilungava proprio a riferire il viaggio a Lourdes di Zola e il successo del suo libro.</p>
<p>Ma purtroppo non vi si accennava minimamente al retroscena suddetto, che poi è un clamoroso infortunio. Anzi, Luzzatto – evidentemente ignaro di questa storia &#8211; accredita il libro di Zola come un “meticoloso dossier” contro quell’ “industria del miracolo” che sarebbe Lourdes.</p>
<p>E’ significativo che sull’infortunio di Zola a Lourdes gravi ancora un simile tabù.  Si rilegge oggi il suo libro come se queste cose non fossero accadute. La pagina del Sole offre anche alcune delle sue pagine dove i cristiani vengono rappresentati come sciocchi creduloni. </p>
<p>Zola, descrivendo le folle che accorrono a Lourdes, sente pure il bisogno di precisare (bontà sua) che “non sono solo dei cretini, degli illetterati, ma ci sono uomini come Lasserre”.</p>
<p>La cosa gli serve per dimostrare che questa “necessità di essere ingannati” dai presunti miracoli riguarda tutti. Ma chi ha veramente ingannato in questa vicenda?</p>
<p>Naturalmente il problema non è Zola, ma una mentalità – ancor oggi dominante – che in nome del realismo nega la realtà, in nome dello scientismo, nega la scienza e in nome del razionalismo nega la ragione.</p>
<p>Diversamente da quanto comunemente si crede, il razionalismo sta alla ragione come la polmonite sta al polmone. Ecco perché uno scrittore pieno di umorismo come Gilbert K. Chesterton, il grande convertito inglese, dirà a proposito delle diverse reazioni ai miracoli: “Chi crede ai miracoli lo fa perché ha delle prove a loro favore. Chi li nega è perché ha una teoria contraria ad essi”.</p>
<p>Bisogna però precisare che il confronto non è alla pari. La mentalità dominante è l’ideologia di un establishment che la fa da padrone nell’industria culturale. Non da oggi. Attenzione, non sono io a dirlo.</p>
<p>Luzzatto, che certamente è un laico alquanto lontano dalla Chiesa, nell’articolo sopra citato, a proposito della conversione di Alexis Carrel, seguita al verificarsi di quel miracolo, fa questa considerazione impressionante: “Immaginando che una testimonianza del genere sarebbe bastata a rovinargli la carriera universitaria, Carrel cercò di mantenere segrete sia la sua visita alla città dei miracoli, sia l’apposizione della sua firma nella cartella clinica della donna risanata. Ma le voci circolarono in fretta a Lione come a Parigi, e nel giro di pochi mesi egli si vide costretto a lasciare la Francia per l’America”.</p>
<p>Tale era il clima che Carrel, anche dopo aver preso il Nobel, non si decise a pubblicare il suo “Viaggio a Lourdes”, libro che uscì postumo: “tanto poteva allora, negli ambienti della ricerca internazionale” osserva Luzzatto “l’idea che una fede nella fede fosse incompatibile con la fede nella scienza”.</p>
<p>Non ha dunque ragione il papa, Benedetto XVI, quando parla di “dittatura del relativismo” ?</p>
<p> <strong></strong></p>
<p><strong>Antonio Socci</strong></p>
<p> </p>
<p>Da Libero, 19 febbraio 2010</p>
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		<title>Storia di Shazia, 12 anni, cristiana</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 15:05:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nessuno a Hollywood le dedicherà un film (che pure sarebbe da Oscar), nessuno scrittore la immortalerà in un romanzo, nessun giornale occidentale – che dedica pagine e pagine al burqa in Francia – ha sollevato clamore.
Perché i cristiani sono tornati come al tempo di san Paolo: “siamo diventati la spazzatura del mondo, il rifiuto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nessuno a Hollywood le dedicherà un film (che pure sarebbe da Oscar), nessuno scrittore la immortalerà in un romanzo, nessun giornale occidentale – che dedica pagine e pagine al burqa in Francia – ha sollevato clamore.</p>
<p>Perché i cristiani sono tornati come al tempo di san Paolo: “siamo diventati la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti”. Dunque la triste storia di Shazia Bashir, 12 anni, cristiana, non può far notizia.<span id="more-1199"></span>Come non fa notizia che proprio i cristiani siano il gruppo umano più perseguitato del pianeta. Nemmeno i credenti lo sanno e si fanno semmai bersagliare dalle accuse opposte.</p>
<p>L’Avvenire di Dino Boffo aveva mostrato una certa sensibilità per il dramma dei cristiani oppressi, in decine di paesi del mondo (250 milioni di cristiani ogni giorno a rischio e migliaia di vittime ogni anno): era un forte incentivo ad aprire gli occhi. Ma di recente Boffo è stato ingiustamente indotto alle dimissioni dopo un’assurda polemica.</p>
<p>Detto questo la storia di questa ragazzina cristiana, Shazia Bashir, non si può tacere. Oltretutto è solo la punta dell’iceberg.</p>
<p>L’ha fatta emergere dal silenzio, una settimana fa, l’agenzia missionaria Asianews (del Pontificio istituto missioni estere), che fa un lavoro eccezionale, ma come una voce che grida nel deserto. Ha lanciato la notizia così, dal Pakistan: “Lahore, domestica cristiana 12enne torturata e uccisa”. L’agenzia riferisce che viene accusato il padrone musulmano: “La giovane lavorava presso la famiglia di un potente avvocato della città, dove era soggetta a violenze sessuali, fisiche e psicologiche. La morte della ragazza ha scatenato le proteste della comunità cristiana, che chiede giustizia. Attivista per i diritti umani: il 99 per cento delle giovani cristiane che lavorano per musulmani sono vittime di violenze e abusi”.</p>
<p>Vedremo se e come le autorità arriveranno a individuare e punire il o i colpevoli. Ma non ci si possono fare illusioni sulla tutela dei cristiani in un paese come il Pakistan.</p>
<p>L’agenzia Asianews aggiunge: “ ‘I genitori di Shazia non hanno potuto vedere la figlia’ denuncia Razia Bibi, 44 anni, zia della vittima. La 12enne è morta il 22 gennaio scorso in ospedale a causa delle ferite subite. Sohail Johnson, (attivista per i diritti umani, nda) conferma che il cadavere presentava i segni delle torture in 12 punti diversi del corpo ed è stata ricoverata ‘con la mandibola fratturata’. In un primo momento la famiglia dell’avvocato ha proposto un risarcimento di 250 dollari ai genitori per non sporgere denuncia; poi si sono dati alla fuga. La polizia li ha arrestati dietro pressioni del governo federale”.</p>
<p>Il giorno dopo la morte di Shazia i cristiani hanno manifestato di fronte agli uffici dell’Assemblea provinciale del Punjab. “L’associazione dei legali di Lahore, invece, si è schierata a difesa del potente avvocato musulmano. La minoranza cristiana” scrive ancora Asianews “esprime dubbi sull’indipendenza e l’efficacia delle indagini avviate dalla polizia”.</p>
<p>Va detto che non stiamo parlando di un paese marginale: il Pakistan ha 180 milioni di abitanti, è addirittura una potenza nucleare e si trova in una posizione geopolitica strategica, fondamentale nella lotta occidentale al terrorismo islamico.</p>
<p>Ma gli Stati Uniti sbagliano profondamente se si illudono di potere vincere quella guerra solo tramite la via militare, in alleanza col regime pakistano.</p>
<p>Anche perché il Pakistan, che dovrebbe essere un pilastro di questa lotta al terrorismo, è uno dei paesi più integralisti, quello dove è stata inventata ed è tuttora in vigore la vergognosa “legge sulla blasfemia” che dà praticamente diritto di vita o di morte sui cristiani o su chi non si riconosca nel credo coranico.</p>
<p>I cristiani lì sono una minoranza ridotta alla miseria, vessata in ogni modo. Le famiglia cristiane sono così povere che per sopravvivere sono costrette a mandare le figlie a lavorare già da bambine e in genere l’unico lavoro che possono fare è quello delle serve presso le ricche famiglia musulmane.</p>
<p>Dove però – scrive Asianews – “sono sovente vittime di abusi e violenze fisiche, sessuali e psicologiche”.</p>
<p>Secondo un’organizzazione per i diritti umani “in alcuni casi i loro padroni le danno in spose a domestici musulmani, obbligandole a convertirsi all’islam”. In sostanza “queste vulnerabili ragazze cristiane non godono di alcuna protezione”.</p>
<p>La Chiesa italiana e il Vaticano si sono spesso (anche in queste ore) pronunciati in difesa degli immigrati. Giustamente. Ma chi si occupa dei poveri cristiani di quei paesi, così poveri da non poter neanche tentare di emigrare?</p>
<p>Ragazzine come Shazia sono costrette a subire una vita infernale per una paga di 12 dollari al mese, a volte neanche corrisposta: perché la Chiesa, tramite le parrocchie, la Caritas o tante altre organizzazioni, non lancia una grande campagna per le “adozioni a distanza” di queste ragazzine cristiane?</p>
<p>Io credo che tantissimi sarebbero disposti a dare 12 dollari al mese, cioè 8 euro al mese, per salvare queste povere fanciulle da un simile inferno. La vita di una fanciulla cristiana di dodici anni vale almeno 8 euro?</p>
<p>Mi chiedo perché gli stessi cattolici, che nei primi secoli onoravano e veneravano le giovani cristiane martirizzate dai pagani, ignorano la sorte terribile e il martirio di tante fanciulle in molti paesi.</p>
<p>Nei primi secoli addirittura i padri della Chiesa scrivevano pagine immortali in onore di queste fanciulle: penso al caso di sant’Agnese, martire a 16 anni. Sant’Ambrogio, san Girolamo e san Damaso esaltarono il suo esempio, la Chiesa la venera da 1700 anni, a lei ha dedicato chiese e memorie liturgiche.</p>
<p>Mentre noi cristiani del XXI secolo neanche conosciamo i nomi dei martiri di oggi. Nel tempo dell’informazione planetaria globale i cattolici stessi ignorano la vastità e la crudeltà dell’odio anticristiano e delle persecuzioni nel mondo.</p>
<p>Così nessuno ha mai pensato di aiutare le povere famiglie cristiane di questi paesi, né di realizzare un qualche osservatorio internazionale o un’agenzia di difesa sul modello dell’ “Anti defamation league” o di Amnesty international.</p>
<p>Non si potrebbe sostenere di più il lavoro di associazioni come “L’Aiuto alla Chiesa che soffre”? Non si potrebbero moltiplicare gli sforzi e le organizzazioni di questo tipo?</p>
<p>Non  potrebbero i cattolici e il Vaticano, anche in accordo con le organizzazioni cristiane protestanti (questo sarebbe il vero ecumenismo), creare ad esempio un’équipe di avvocati specializzati con la missione di fornire assistenza legale gratuita a livello internazionale, per patrocinare le cause dei cristiani perseguitati in ogni sede giuridica, politica o amministrativa?</p>
<p>Sono domande che personalmente pongo da anni, con articoli, libri e conferenze. Ma non ho mai avuto il barlume di una risposta. Forse perché i molti uffici del Vaticano sono impegnati con tanti altri problemi delicati.</p>
<p>Ma siamo sicuri che la tragedia dei cristiani perseguitati sia una questioncella secondaria?<strong> </strong>Siamo sicuri che non si possa fare di più?</p>
<p>Quando leggo articoli come quello apparso ieri sul Foglio, dove Vittorio Feltri rivela che è stato “un informatore attendibile, direi insospettabile” che, riassume il Foglio, “ha spacciato per vero un documento falso sull’ex direttore di Avvenire Dino Boffo, creando il caso” e portando alle sue dimissioni, e che tutto questo è nato quando – aggiunge Feltri &#8211; “una personalità della chiesa della quale ci si deve fidare istituzionalmente mi ha contattato”, viene da chiedersi con amarezza: veramente ci sono “personalità della chiesa” che si dedicano a questo?</p>
<p>Si deve sperare che si faccia chiarezza assoluta. E che i cattolici dedichino le loro energie ai poveretti che, nel mondo, soffrono a causa della loro fede cristiana e aspettano aiuto.</p>
<p> </p>
<p>Antonio Socci<strong></strong></p>
<p><strong> da Libero, 31 gennaio 2010</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Guardare il mondo dal capezzale di Caterina</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 14:07:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Caterina Socci]]></category>
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		<description><![CDATA[Due considerazioni. La prima è sul Vangelo di ieri. Un bravo sacerdote nota (lo riprendo da una mail):
“L’immagine che Gesù dà di sé, paragonandosi a una chioccia, è la più umile e la più bella di tutte. Richiama le parole di Dio del Salmo 91,4: ‘Ti coprirà con le sue penne, sotto le Sue ali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Due considerazioni. La prima è sul Vangelo di ieri. Un bravo sacerdote nota (lo riprendo da una mail):</p>
<p><em>“L’immagine che Gesù dà di sé, paragonandosi a una chioccia, è la più umile e la più bella di tutte. Richiama le parole di Dio del Salmo 91,4: ‘Ti coprirà con le sue penne, sotto le Sue ali troverai rifugio’. Esprime la forza della sua tenerezza: l’aquila potente che salva (Dt 32,11) qui si fa chioccia. L’amore materno di Dio è tanto forte da renderlo debole, tanto sapiente da renderlo stolto, fino a dare la vita per noi”.<span id="more-1177"></span></em></p>
<p>Ma noi sappiamo che la “debolezza” di Dio sono i suoi figli, come lo sono per una madre e un padre. E le loro lacrime e le loro implorazioni Gli sciolgono letteralmente il Cuore…</p>
<p>Questo spiega – ed è la seconda considerazione – quanto sono vere le parole del Servo di Dio padre Dolindo Ruotolo:</p>
<p><em>“La preghiera è l’unica forza dell’uomo ed è l’unica debolezza di Dio. L’Onnipotente è vinto dalla preghiera, dona a chi prega, conforta chi prega”. </em></p>
<p>E dice ancora:</p>
<p><em>“l’insistenza della preghiera orienta l’anima a Dio, accresce il senso dell’umiltà, accende l’amore. Se non ti vedi esaudito non cedere alla tentazione di lasciare la preghiera: insisti con profonda umiltà, con vera fede, con forte amore”, “Tu non sei smarrito nella vita perché preghi”.</em></p>
<p>Vi assicuro che Caterina sta letteralmente vivendo per le vostre preghiere…</p>
<p>E’ strano – dovendo continuare a scrivere, a lavorare -  guardare gli eventi del mondo con il pensiero di Caterina…. L’altroieri “Libero” mi ha chiesto una riflessione – a margine del dramma del presidente della Regione Lazio – sul suo desiderio di ritirarsi per un periodo in convento. Ecco qua il mio articolo…</p>
<p> </p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Il solo rifugio, fra le Sue braccia</span></strong></p>
<p> </p>
<p>Con qualche perfidia ieri La Repubblica ha titolato “la giornata da incubo di Piero Marrazzo” con queste parole: “vorrei scappare”. La moglie: “Serve un taglio netto”. Poi, anche su questo giornale, c’è la notizia del giorno: “La corsa all’eremo”.</p>
<p>Tutti i quotidiani hanno strologato su questa “fuga” dell’ex governatore del Lazio all’abbazia benedettina di Montecassino (e sulla ricerca, nel Pd, di un candidato alternativo per la Regione che, guarda caso, vanno a cercare fra le file cattoliche). Nessuno si sorprende che nello smarrimento e nell’angoscia si cerchi rifugio in un monastero.</p>
<p>Nessuno però sembra riflettere su quello che significa la Chiesa per tutti noi, anche per chi si professa laico e magari tuona contro i preti. I giornali sembrano aver paura di guardare in faccia la bellezza e la misericordia della Chiesa.</p>
<p>Temono forse di restarne incantati, affascinati. Questo spiega il loro immotivato anticlericalismo. Sparano a zero sulla Chiesa perché non riescono ad esserne indifferenti, mentre magari tentano di tirarla dalla propria parte. La odiano spesso perché sanno che – se si lasciassero andare – rischierebbero di amarla.</p>
<p>La Repubblica, sempre ieri, infatti, lanciava in prima pagina un logorroico sfogo antipapale di Hans Kung, il quale confonde papa Leone XIII con Leone XII (c’è mezzo secolo di distanza fra i due) e se la prende con papa Benedetto XVI perché perdona e accoglie nella Chiesa come il padre misericordioso del “figliol prodigo”.</p>
<p>Attaccano la Chiesa, ma poi tutti sanno che è il solo luogo del mondo dove loro stessi sempre saranno attesi a braccia aperte, anche nell’ultimo istante della vita, da qualunque parte vengano, chiunque siano, qualunque cosa abbiano fatto (pur continuando sempre – la Chiesa &#8211; a chiamare Bene il Bene e Male il Male, pur non rinunciando mai alla verità).</p>
<p>La Chiesa spalanca le sue braccia perfino ai suoi persecutori (si pensi a Napoleone). E’ davvero, letteralmente, una cosa dell’altro mondo in questo mondo. Perché agisce come Gesù ed è la presenza nella storia di Gesù stesso.</p>
<p>Infatti ogni uomo che sia provato dal dolore o dal bisogno, anche se cresciuto lontano dalla tradizione cristiana – penso a quegli immigrati di altre religioni che arrivano in Italia in condizioni penose – sa che qui c’è sempre un luogo dove tutti possono ricevere una minestra calda e un abbraccio fraterno, senza nulla chiedere, senza nessuna condizione: è la Chiesa.</p>
<p>Tutti sanno che questo è il luogo della misericordia. Perché tutte le desolazioni del mondo, tutte le afflizioni e le solitudini, tutte le miserie del mondo e tutti i miseri (specialmente i peccatori che sono i più poveri), trovano riparo sotto i rami di questa grande quercia, dentro l’abbraccio di questa tenera madre.</p>
<p>Compresa – come vediamo oggi &#8211; la disperazione di un uomo politico che per suoi “errori personali” (come dice lui), errori e debolezze che appartengono a tanti, che purtroppo si respirano nell’aria, si trova in una condizione di “troppa sofferenza” e desidera sparire e così trova rifugio nel silenzio di un chiostro benedettino.</p>
<p>Sì. C’è un luogo del mondo dove sarai sempre accolto.  Come scrive il grande Péguy, parlando di Notre Dame di Chartres, quindi parlando della Madonna, figura perfetta della Chiesa:</p>
<p><em>“il solo asilo nel cavo della vostra mano/ </em></p>
<p><em>E il giardino dove l’anima si schiude”.</em></p>
<p>Quando – dentro la tormenta della vita – si prende la via della Chiesa e si entra nella sua pace e si accetta il suo perdono, ci si sente lavati, purificati e perfino rifatti: si rinasce nuove creature. E’ il solo luogo del mondo dove si è amati così come si è. E dove si è perdonati di tutto. E difesi sempre.</p>
<p>Noi cristiani siamo tutti dei perdonati. Come Jean Valjean, il galeotto protagonista dei “Miserabili”, viene difeso dal vescovo di Digne, monsignor Myrel, per il furto commesso ai suoi stessi danni.</p>
<p>La Chiesa, come la Madonna, difende sempre i peccatori (non il peccato, ma i peccatori) e così li purifica e dona loro il tesoro più grande: il perdono di Dio, la carezza del Nazareno.</p>
<p>Péguy scrive ancora:</p>
<p><em>“Noi ci siamo lavati da una così grande amarezza,/ </em></p>
<p><em>Stella del mare e degli scogli,/ </em></p>
<p><em>Noi ci siamo lavati da una così bassa schiuma,/ </em></p>
<p><em>Stella della barca e delle reti./ </em></p>
<p><em>Abbiamo lavato le nostre teste infelici/ </em></p>
<p><em>da un tal mucchio di sporcizia e di ragionamenti…/ </em></p>
<p><em>Ce ne han dette tante, o regina degli apostoli,/ </em></p>
<p><em>Abbiamo perso il gusto per i discorsi./ </em></p>
<p><em>Non abbiamo più altari se non i vostri,/ </em></p>
<p><em>Non sappiamo nient’altro che una preghiera semplice”.</em></p>
<p>Quando un uomo arriva ad aver nausea dei discorsi del mondo e a non sapere “nient’altro che una preghiera semplice”, in ginocchio davanti alla “fanciulla di Nazaret”, significa che è già in salvo.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Antonio Socci</strong></p>
<p> </p>
<p> Da “Libero”, 29 ottobre 2009</p>
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		<title>Le galline di Gad &#8220;il buono&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 16:37:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Avvenire]]></category>
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		<category><![CDATA[Marco Travaglio]]></category>
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		<description><![CDATA[Gad Lerner, nel suo blog, prima di occuparsi della fondamentale causa delle sue galline, ha fatto “una modesta proposta ai vescovi italiani”: sostituire Dino Boffo alla direzione di “Avvenire” 
con “un collega il cui nome evidenzierebbe la loro indisponibilità a sottomettersi di fronte alla prepotenza. Un collega formatosi nel settimanale diocesano torinese ‘Il nostro tempo’; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gad Lerner, nel suo blog, prima di occuparsi della fondamentale causa delle sue galline, ha fatto “una modesta proposta ai vescovi italiani”: sostituire Dino Boffo alla direzione di “Avvenire” <span id="more-1112"></span></p>
<p>con “un collega il cui nome evidenzierebbe la loro indisponibilità a sottomettersi di fronte alla prepotenza. Un collega formatosi nel settimanale diocesano torinese ‘Il nostro tempo’; un collega puntuale e coerente nella pratica religiosa così come nella devozione. Mi riferisco a Marco Travaglio”.</p>
<p>Lanciata (credo a sua insaputa) la candidatura di Travaglio – come un ragazzo tutto casa e chiesa, peraltro devoto a Santoro – per liberare la Chiesa da Berlusconi, è passato a un’altra delle sue crociate riguardante l’oppressione di un pennuto domestico: la gallina.</p>
<p>Dal suo blog c’informa di averne comprate dieci a Casale (con tanto di gallo), per la sua cascina nel Monferrato. L’attento osservatore della vita italiana – e oggi pure dei pollai – ha notato che le bestiole, abituate a stare recluse in uno spazio angusto, impossibilitate a qualsiasi movimento, anche una volta liberate nel suo pollaio stavano schiacciate una sull’altra. E qui è tornata fuori, prepotente, l’acutezza analitica con la passione umanitaria di Gad che le vede “immobili per il terrore”.</p>
<p>Scrive: “mi colpisce la sindrome del prigioniero (sic!). Quel pollaio che a me pare uno spazio vitale minimo, le spaventa per una vastità a loro inconcepibile. Mi auguro che in futuro razzolino pure nel prato, di giorno. A mala pena si affacciano fuori dalla casetta, sempre appiccicate l’una all’altra. Mi hanno spiegato che solo tra qualche giorno riusciranno a vincere la paura e a prendere le misure di una vita più comoda”.</p>
<p>Come mai le galline si comportano così? A Gad non viene in mente la spiegazione che ci daremmo tutti noi insensibili: cioè che le galline per definizione sono stupide. Si dice infatti: hai un cervello di gallina. Lui, che è per vocazione un filantropo e un liberatore, pensa invece alla “sindrome del prigioniero”.</p>
<p>E subito, senza riflettere sul fatto che potrebbe essere offensivo per gli emigranti essere paragonati a quelle stupide galline, ci elargisce questa profonda meditazione: “Lascio a voi l’esercizio di paragonare il comportamento delle galline con quello degli umani ridotti in condizioni di vita molto peggiori delle nostre. Per esempio coloro che si allontanano, finalmente, dopo avere vinto la paura, dai luoghi oppressivi in cui sono nati. Il trasporto di costoro non avviene in condizioni molto più confortevoli di quello toccato alle mie galline. Ma qualcuno pensa davvero che possano essere fermati da un divieto?”.</p>
<p>Dunque: galline di tutto il mondo unitevi. Gad è il vostro conducator, il liberatore, il vostro ideologo e lìder Maximo. Praticamente non il gallo, ma colui che ne fa le veci. Era partito – in gioventù &#8211; dall’idea di liberare il proletariato dalle sue catene sotto la leadership di quel club di filantropi che fu Lotta Continua.</p>
<p>Considerato che il proletariato non volle saperne di essere salvato da quei liberatori, il club si disperse nei salotti e nelle redazioni. Anche Gad ripiegò sul giornalismo, ma sempre ispirato e filantropico: raccontare gli operai della Fiat, raccontare il profondo Nord, raccontare i derelitti della terra, gli immigrati, i rom. E pure i disoccupati come Romano Prodi.</p>
<p>Ora finisce per parlare e scrivere in ordine: 1) del suo cane, 2) del suo vino (“la mia vigna nuova metà di barbera metà di nebbiolo”); 3) delle zanzare del Monferrato; 4) delle sue galline.</p>
<p>La mutazione bucolica è avvenuta da quando si è dato all’agricoltura. Non nelle vesti di bracciante o mezzadro: ha una casa con vigna nel Monferrato e partecipa a una cantina cooperativa precisando “che di ettari ne abbiamo solo 9, non 23: la nostra è una produzione minuscola”.</p>
<p>Da qui salta fuori il suo commovente reportage sulle sue galline. Che però solleva il sospetto di qualche suo lettore: che Gad abbia acquistato i polli, in realtà, per mangiarseli arrosto dopo averli immortalati come poveri alienati in un articolo? In effetti, per quale altro motivo uno può comprare delle galline?</p>
<p>Forse per mostrarle ad Alessandro Profumo o a Romano Prodi o a Carlo De Benedetti. O per puntare al Nobel per la pace in quanto gran benefattore. C’è infatti il lettore Ypsilon che lo elogia: “Almeno Gad offre agli animali una vita dignitoso e li sottrae all`orrore degli allevamenti intensivi”. Ma c’è pure il lettore secondo cui “Gad allude ai palestinesi, tenuti nel pollaio della striscia di Gaza”.</p>
<p>Tuttavia il sospetto rimane quello dell’arrosto. Perché Gad ha comprato le galline? La sua lettrice Adele spera sia solo per le uova: “Povere galline, prigioniere di una società (che manco si son data) e traumatizzate… Meno male che c’è Karl Lerner che ci disvela le loro catene. Quale palingenesi potrà salvarle? Mi viene un dubbio: Gad non è che poi te le magni, no vero? Ti servono solo per le uova, non è così?”.</p>
<p>Gad, oltre a scrivere per “Vanity Fair” &#8211; la rivista più letta fra gli operai della Thyssenkrupp, gli immigrati dei barconi che puntano a Lampedusa e i rom &#8211; scrive anche per Nigrizia, la rivista più letta nei salotti illuminati. E tutto finisce nel suo blog dove si intrattiene con i lettori. Ma non gliene va bene una e da buon democratico (bisogna riconoscerlo) pubblica tutti i commenti anche quelli irriverenti e sarcastici.</p>
<p>Parla delle sue galline e lo sospettano di volerle fare arrosto. Scrive su Agnelli (nel 2008) e salta fuori il lettore Attilio Berti che gli ricorda i voli in elicottero (“Si cresce nella vita, si cambia. Da ragazzo Gad lottava assieme a Sofri contro l’imperialismo delle multinazionali. Da uomo adulto girava in elicottero con Agnelli e ostenta una bella amicizia con Profumo. Sempre con la medesima sicurezza di sé”).</p>
<p>Non parla di De Benedetti, nella cui villa sarda è stato fotografato, e di nuovo i suoi lettori lo punzecchiano: “Com’è che ami frequentare ville e non ti ritroviamo mai in mezzo a quelli per i quali porti avanti le tue battaglie di civiltà?”, si chiede pungente “Sean l’Irlandese”. Che prosegue: “Una decina di giorni in un campo rom non pensi che possa essere un atto di riconciliazione tra ciò che professi e ciò che pratichi, che è esattamente l’opposto?”.</p>
<p>Ora qualcuno di questi esigenti lettori potrebbe sbattergli in faccia la contraddizione fra la compassione per le galline e la guerra contro le zanzare. L’ultima vittoriosa battaglia culturale del famoso giornalista infatti è stata quella contro le odiose zanzare che infestano il Monferrato per colpa delle risaie vercellesi.</p>
<p>Le stupide bestiole, che da secoli ammorbano i contadini piemontesi, non hanno pensato che conveniva loro evitare di infastidire un così importante esponente del giornalismo democratico. Se la sono cercata. Gad – memore delle organizzazioni rivoluzionarie sessantottine – ha fondato il club “La libellula” che è “un insetto benemerito che mangia le zanzare”.</p>
<p>Poi ha fatto un tale baccano, ha coinvolto tutti gli enti locali, dal Comune alla Regione (alla cui presidente Mercedes Bresso ha scritto una lettera aperta sulla Stampa), ha preteso tolleranza zero contro l’immigrazione clandestina di zanzare attorno alla sua cascina, che, “hasta la victoria siempre!”, alla fine ce l’ha fatta e sul suo blog ha annunciato:<em> </em><em>“Ha piovuto molto questa primavera in Monferrato… Ma la notizia che cambia la vita agli abitanti e ai turisti di queste meravigliose colline è che le zanzare praticamente non ci sono più… a Vercelli e a Casale Monferrato è finito il coprifuoco, ci stiamo riprendendo l’estate”.</em><em> </em><em> </em></p>
<p><em>Che – bisogna ammetterlo – è un grande trionfo. Stavolta però, chissà perché, diversamente dalle galline, a Gad non è venuto in mente di paragonare la sorta tragica delle povere zanzare a quella terribile degli immigrati. </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Fonte “Libero” © 9 settembre 2009</strong></p>
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