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	<title>lo Straniero &#187; Comunione e liberazione</title>
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	<description>Il blog di Antonio Socci</description>
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		<title>Insisto: bisogna rispondere al Papa e ai vescovi che chiamano all&#8217;impegno (e anche alla nostra vocazione di cristiani, come c&#8217;insegna la nostra storia)</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2011/06/insisto-bisogna-rispondere-al-papa-e-ai-vescovi-che-chiamano-allimpegno-e-anche-alla-nostra-vocazione-di-cristiani-come-cinsegna-la-nostra-storia/</link>
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		<pubDate>Sun, 12 Jun 2011 08:12:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’appello del Papa e del presidente dei vescovi italiani ai cattolici per l’impegno in politica (in tutte le sue accezioni sociali, culturali e civili) è insistente e accorato.   Possibile che associazioni, parrocchie e movimenti lo lascino cadere nell’indifferenza? Possibile che si disperda un secolo di storia del movimento cattolico che ha letteralmente salvato la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’appello del Papa e del presidente dei vescovi italiani ai cattolici per l’impegno in politica (in tutte le sue accezioni sociali, culturali e civili) è insistente e accorato.  </p>
<p>Possibile che associazioni, parrocchie e movimenti lo lascino cadere nell’indifferenza?<span id="more-1368"></span></p>
<p>Possibile che si disperda un secolo di storia del movimento cattolico che ha letteralmente salvato la libertà in Italia, ha ricostruito il Paese, la sua coesione sociale e l’ha reso uno dei più prosperi e civili del mondo?</p>
<p>Eppure anche oggi ci sarebbe bisogno di buona politica e buone classe dirigenti: la Germania è tornata ad essere la locomotiva dell’Europa, il paese leader, grazie al governo cristiano-democratico (che l’aveva anche portata alla riunificazione).</p>
<p>Da noi la Dc non c’è più, ma i cattolici sì.</p>
<p>A volte sembra quasi che manchi loro la coscienza di una storia. <strong>Mi sono chiesto, per esempio, perché nessuno si sia indignato quando – nel programma cult di quest’anno, davanti a dieci milioni di persone – Fazio e Saviano hanno avuto la faccia di presentare, come i depositari dei “valori” del futuro, il (post) fascista e il (post) comunista</strong>.</p>
<p>Al di là di Fini e Bersani – che, poverini, non hanno nemmeno le spalle per portare quelle terribili storie – <strong><span style="text-decoration: underline;">le due ideologie che hanno devastato questo Paese meritano il marchio d’infamia</span></strong>, non possono certo essere proposte come il positivo della storia italiana.</p>
<p>Eppure tale condanna morale oggi sembra toccare invece a chi ha salvato e ricostruito questo Paese.</p>
<p>Sembra che un certo De Gasperi sia stato del tutto dimenticato. Pure nelle celebrazioni del 150° anniversario dell’Italia unita nessuno ha ricordato che si deve a lui (e all’impegno dei cattolici del 18 aprile 1948, in primis Pio XII e Luigi Gedda) se l’Italia è rimasta, dal dopoguerra, un Paese libero, indipendente e unito. Tutto questo è stato censurato e rimosso.</p>
<p><strong>Ma la colpa è anzitutto di noi cattolici che forse, negli ultimi anni, ci siamo ritirati nelle sacrestie, che abbiamo cancellato una memoria e una presenza sociale e che – come dimostrano anche le recenti elezioni e il referendum &#8211; rischiamo di tornare alla subalternità degli anni Settanta, quando il mondo cristiano, frantumato, disperso e impaurito, era succube di ogni vento di dottrina, come ebbe a dire il cardinale Ratzinger</strong>.</p>
<p>Eppure proprio lo stesso Ratzinger, da Papa, ha pronunciato parole chiare. La sua chiamata all’impegno – per i credenti &#8211; è stata accorata.</p>
<p>Cito solo uno dei suoi ultimi discorsi, quello del 7 maggio, ad Aquileia:</p>
<p><strong><em>“Raccomando anche a voi, come alle altre Chiese che sono in Italia, l’impegno a suscitare una nuova generazione di uomini e donne capaci di assumersi responsabilità dirette nei vari ambiti del sociale, in modo particolare in quello politico. </em></strong></p>
<p><strong><em>Esso ha più che mai bisogno di vedere persone, soprattutto giovani, capaci di edificare una ‘vita buona’ a favore e al servizio di tutti. </em></strong></p>
<p><strong><em>A questo impegno infatti non possono sottrarsi i cristiani, che sono certo pellegrini verso il Cielo, ma che già vivono quaggiù un anticipo di eternità”.</em></strong></p>
<p>Il cardinale Bagnasco, presidente della Cei, il 23 maggio, nella sua prolusione all’assemblea dei vescovi italiani, ha ribadito:</p>
<p><strong><em>“La politica che ha oggi visibilità è, non raramente, inguardabile, ridotta a litigio perenne, come una recita scontata e – se si può dire – noiosa. </em></strong></p>
<p><strong><em>È il dramma del vaniloquio, dentro – come siamo – alla spirale dell’invettiva che non prevede assunzioni di responsabilità. </em></strong></p>
<p><strong><em>La gente è stanca di vivere nella rissa e si sta disamorando sempre di più… </em></strong></p>
<p><strong><em>La nostra opzione di fondo, anche per il conforto dei ripetuti appelli del Papa resta quella di preparare una generazione nuova di cittadini che abbiano la freschezza e l’entusiasmo di votarsi al bene comune, quale criterio di ogni pratica collettiva. Più che un utopismo di maniera, serve una concezione della politica come ‘complessa arte di equilibrio tra ideali e interessi’ (Benedetto XVI, 21 maggio 2010), concezione che per questo, cioè per il suo saper evitare degenerazioni ciniche, si fa intelligenza amorosa della realtà e cambiamento positivo della stessa”. </em></strong></p>
<p>Bagnasco ha poi aggiunto:</p>
<p><strong><em>“Quale che sia l’ambito in cui si collocano − professionale, associativo, cooperativistico, sociale, mediatico, sindacale, partitico, istituzionale… − queste persone avvertono il dovere di una cittadinanza coscienziosa, partecipe, dedita all’interesse generale. </em></strong></p>
<p><strong><em>Affinché l’Italia goda di una nuova generazione di politici cattolici, la Chiesa si sta impegnando a formare aree giovanili non estranee alla dimensione ideale ed etica, per essere presenza morale non condizionabile”.</em></strong></p>
<p>Alla conclusione dell’assemblea dei vescovi, il Papa, presiedendo la preghiera di affidamento dell’Italia alla Madonna, ha ripreso il tema (tanto gli sta a cuore) e ha affermato:</p>
<p><strong><em>“Incoraggiate le iniziative di formazione ispirate alla dottrina sociale della Chiesa, affinché chi è chiamato a responsabilità politiche e amministrative non rimanga vittima della tentazione di sfruttare la propria posizione per interessi personali o per sete di potere. </em></strong></p>
<p><strong><em>Sostenete la vasta rete di aggregazioni e di associazioni che promuovono opere di carattere culturale, sociale e caritativo”.</em></strong></p>
<p>Perché questo pressante appello sembra cadere nel vuoto? Eppure è reso urgente dalla situazione del Paese, da una crisi economica e sociale che sembra diventare drammatica, dalla confusione di una classe politica che appare spesso inadeguata.</p>
<p>Cerchiamo di capire allora cosa significhi in concreto questo appello della Chiesa.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Certamente esso non significa cercare individualmente una candidatura (ovvero una poltrona) mettendosi il distintivo di “cattolico”.</span></strong></p>
<p>Tanto è vero che da Vendola a Forza nuova, il panorama politico è pieno di singoli politici che si dicono cattolici e che si contrappongono gli uni agli altri, con contenuti antitetici. No.</p>
<p><strong>L’impegno dei cattolici è sempre fiorito da un “noi”, da un’appartenenza ecclesiale e da realtà di popolo che vivono la dottrina sociale della Chiesa.</strong></p>
<p>Nella storia del cattolicesimo del Novecento il punto di partenza è sempre stato anzitutto l’educazione alla fede, che si riceve nelle parrocchie, nei movimenti, nelle associazioni e che – se è autentica &#8211; spinge a dare giudizi culturali, a fare iniziative sociali, educative e caritative, a proporre una concezione della città e del Paese in cui si vive.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">I cattolici arrivano alla politica insieme, non individualmente, attraverso realtà prepolitiche dove – fra l’altro – si impara uno sguardo cristiano sulla realtà, si rende la dottrina sociale della Chiesa un giudizio sul presente e si comincia ad assumersi delle responsabilità pubbliche, vivendole come servizio.</span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Così è stato dagli anni Settanta il Movimento popolare</span></strong> che raggruppava non solo ciellini, ma persone provenienti da altre realtà cattoliche come Azione cattolica, Cisl, Acli, cooperative bianche. Per certi versi è stato un tentativo che ha anticipato il pontificato di Giovanni Paolo II. Oggi la situazione è simile a quella degli anni Settanta e quell’esperienza merita di essere ripensata e ripresa.</p>
<p>Nei giorni scorsi, su “Tempi”, ho lanciato (anzitutto ai miei amici di CL) <strong><span style="text-decoration: underline;">l’idea di riprendere il cammino del Movimento popolare</span></strong>, proprio perché mi pare che possa essere la via giusta per cominciare a realizzare quanto ci chiede la Chiesa.</p>
<p>Oltre alla risposta cordiale di Formigoni – che del Mp fu uno dei fondatori – <strong>ho ricevuto centinaia e centinaia di mail e telefonate entusiastiche di persone comuni, padri, madri, insegnanti, intellettuali, studenti, imprenditori. </strong></p>
<p><strong>Tanti di loro mi hanno detto: era ora, è quello che stavamo aspettando.</strong></p>
<p>Ci sono molti altri argomenti a sostegno di questa proposta e li ho elencati nella mia lettera a “Tempi”.</p>
<p>Ovviamente si può ritenerla sbagliata, ma – se si è cattolici &#8211; si ha il dovere di spiegarne le ragioni e di dire <strong><span style="text-decoration: underline;">in quale altro modo si pensa di rispondere alla “chiamata” della Chiesa</span></strong>.</p>
<p>Perché in questo momento i cattolici mancano all’appello.</p>
<p>Antonio Socci</p>
<p>Da “Libero”, 12 giugno 2011</p>
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		<title>La forza di Gesù (la vita, la morte, quei 7 mila ragazzi e Caterina)</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2011/04/la-forza-di-gesu-la-vita-la-morte-quei-7-mila-ragazzi-e-caterina/</link>
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		<pubDate>Sun, 24 Apr 2011 06:27:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Caterina]]></category>
		<category><![CDATA[Comunione e liberazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Tutti nel mondo, in questi mesi, vedono tumulti, catastrofi e caos. Analisti e media brancolano nel buio. Tutto dà segno di disfacimento. Un invisibile tsunami ci sta travolgendo. Eppure io conosco i segni di una primavera nascosta. Ma bisogna volgere lo sguardo altrove. Bisogna accorgersi di qualcosa che sta accadendo nel silenzio, lontano dai riflettori. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti nel mondo, in questi mesi, vedono tumulti, catastrofi e caos. Analisti e media brancolano nel buio. Tutto dà segno di disfacimento. Un invisibile tsunami ci sta travolgendo.</p>
<p>Eppure io conosco i segni di una primavera nascosta. Ma bisogna volgere lo sguardo altrove. Bisogna accorgersi di qualcosa che sta accadendo nel silenzio, lontano dai riflettori.<span id="more-1349"></span></p>
<p>Come quando stava crollando l’impero romano e sembrava vi fossero solo le rovine e le orde barbariche e i lupi che infestavano ogni luogo: invece qualcuno silenziosamente stava piantando il seme di una nuova civiltà e della città di Dio.</p>
<p>Dunque non guardate dove guardano tutti i media, cioè verso le rovine, perché la novità e la speranza non vengono dalla politica, dall’economia, dagli stati, dagli intellettuali, dagli eserciti o dalle sedicenti rivoluzioni.</p>
<p>La novità vera sembra fragile e silenziosa come le gemme che spuntano a rinnovare la vita di un bosco.</p>
<p>Dice Péguy che quando vedi una gemma ti sembra una cosa tanto piccola e fragile che sembra insignificante confrontata alla grande foresta.</p>
<p>Eppure senza quella gemma tutta quella foresta secca non sarebbe che legna da ardere, non sarebbe che un cimitero. Non avrebbe alcuna speranza.  </p>
<p>E dunque oggi voglio raccontarvi come spunta una gemma nella foresta morta. Una gemma che sfida lo tsunami del tempo, del dolore e della morte.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Un fatto strano</span></strong></p>
<p>Immaginate 7 mila giovani fra i 19 e i 15 anni. E pensateli a Rimini, sulla riva del mare. Di sicuro vi viene in mente un gran baccano.</p>
<p>Invece questa immensa folla di giovani sulla sponda dell’infinito era in un silenzio assoluto e commosso, che lasciava sentire la brezza e il rumore delle onde.</p>
<p>E’ accaduto venerdì scorso, venerdì santo, dalle ore 13 alle 18. Settemila giovani dietro a una croce. Anzi dietro al “più bello fra i figli dell’uomo”, dietro all’Inimmaginabile, dietro all’unico uomo veramente affascinante della storia.</p>
<p>L’unico re, umile e veramente potente. L’unico amico fedele, l’unico che ha pietà di noi uomini.</p>
<p>Non crediate che si tratti di extraterrestri. Sono i nostri figli. Frequentano licei e istituti tecnici. Sono normalissimi ragazzi italiani dell’anno di grazia 2011.</p>
<p>Volti normali, abbigliamento tipico della loro generazione, chi col piercing, chi con la coda di cavallo, chi col bordo delle mutande che spunta sotto i jeans.</p>
<p>Non sono ragazzi che non fanno peccati, anzi sono qui proprio perché – come tutti gli altri &#8211; li fanno: sono venuti per questo, perché sentono il bisogno dell’abbraccio di un Padre buono, che perdona, di un Amico grande, che non tradisce mai e che medica le loro ferite.</p>
<p>Non sono qui perché non s’innamorano: ma, al contrario, sono qui proprio perché s’innamorano e vogliono capire chi e cosa mai potrà colmare questa loro sete d’amore che è più grande del mare, più immensa, più misteriosa e profonda dei suoi fondali.</p>
<p>Il loro raduno – organizzato da Gioventù studentesca (CL) – era cominciato il giovedì santo, alla fiera di Rimini, proprio con <strong>le immagini dello tsunami in Giappone avvolte da una musica che struggeva il cuore</strong>.</p>
<p>Don Eugenio Nembrini ha suggellato quelle immagini con una domanda che mette ognuno con le spalle al muro: <strong><span style="text-decoration: underline;">“che cosa sta in piedi nella vita?”</span></strong>.</p>
<p>Tutto infatti è spazzato via dal tempo e dalla morte. Tutto. Anche il potere più formidabile è ridotto in polvere e non resta nulla.</p>
<p>E così sembra che non valga la pena vivere o pare che si possa vivere solo cinicamente.</p>
<p>Ma invece don <strong>Julian Carron</strong> ha esortato questi settemila giovani a non rassegnarsi: <strong>“sentire urgere dentro di sé le esigenze di felicità, di bellezza, di giustizia, di amore, di verità, sentirle vibrare, ribollire in ogni fibra del nostro essere” e “prenderle sul serio è ‘la’ decisione più grande della vita”</strong>.</p>
<p>E’ l’avventura degli audaci: <strong>“per gente viva, libera, capace di volersi veramente bene. Per gente che vuol vivere all’altezza dell’ideale a cui il cuore spinge senza sosta”</strong>.</p>
<p>Ma cosa può restare in piedi e resistere alla distruzione del tempo, del dolore, del male e della morte?</p>
<p>Il motto degli antichi monaci certosini diceva: <strong><span style="text-decoration: underline;">“Stat Crux dum volvitur orbis”</span></strong>. Che vuol dire: solo l’uomo della Croce rimane invincibile, mentre tutto nel mondo passa e tutto crolla.</p>
<p>Resta solo il potere dell’Amore, di “Colui che ha preso sulle sue spalle la croce di ognuno di noi, Colui che ha portato tutte le croci del mondo”, come ha detto don Eugenio.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">“Lascieretelo voi?”</span></strong></p>
<p>L’immensa via crucis dei giovani sfilava in silenzio dietro la croce fra gli alberi del parco Marecchia a Rimini, verso il ponte di Tiberio, fra le note sublimi dello “Stabat mater” di Pergolesi, poi dell’antico canto polifonico “O cor soave/ cor del mio Signore…”.</p>
<p>Un passante, in bicicletta, si è fermato sbalordito e ha chiesto: “ma chi siete? Cosa state facendo?”.</p>
<p>Un ragazzo del “servizio d’ordine” gli ha risposto: “siamo studenti, è venerdì santo: stiamo facendo la Via crucis”. Quell’uomo, commosso, si è messo in ginocchio e ha mormorato: “Dio sia benedetto!”.</p>
<p>Intanto quella fiumana di giovinezza si era fermata a una nuova stazione. Per il lungo cammino qualcuno in fondo si distrae e parlotta.</p>
<p>Ma quando viene letto il vangelo della crocifissione e <strong><span style="text-decoration: underline;">alla fine don Eugenio dice: “Cristo ha dato la vita per noi e muore per noi”, tutti tacciono di colpo e come un’onda silenziosa si inginocchiano commossi. </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Proprio tutti i settemila giovani: sono stati cinque minuti infiniti di silenzio</span></strong> che hanno abbracciato il loro cuore e il mondo, tutti i destini e tutto il tempo, da Adamo al Giudizio universale.</p>
<p>Poi il coro, un meraviglioso coro di ragazzi, ha intonato una laude cinquecentesca a quattro voci che lacera l’anima: “Cristo al morir tendea”.</p>
<p>L’intreccio fantastico delle voci ripete le parole che secondo l’autore Maria ha rivolto agli amici di Gesù: <strong><span style="text-decoration: underline;">“Or, se per trarvi al ciel dà l’alma e ‘l core,/ Lascieretelo voi per altro amore?”</span></strong>.</p>
<p>Prosegue così: <strong><span style="text-decoration: underline;">“ben sa, ben sa che fuggirete/ di gran timore e al fin vi nascondrete/ Ed ei pur come Agnel che tace e muore/ svenerassi per voi d’immenso amore”</span></strong>.</p>
<p>Quel canto si conclude con questa strofa: <strong><span style="text-decoration: underline;">“Dunque diletti miei/ se a dura croce, in man d’iniqui e rei/ dà per salvarvi ‘l sangue e l’alma e ‘l core/ Lascieretelo voi per altro amore?”</span></strong>.</p>
<p>E’ un canto a cui sono personalmente affezionato anche perché è uno dei prediletti della mia Caterina.</p>
<p>Caterina è cresciuta in questa stupenda compagnia che fa ardere i cuori dei giovani per la Bellezza e la Verità. E’ stata educata da gesti così.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Una mano potente</span></strong></p>
<p>E quando uno tsunami violentissimo ha investito la sua giovane vita e tutti pensavano e dicevano che ormai non c’era più niente da fare, che Caterina non c’era più, <strong><span style="text-decoration: underline;">una mano potente l’ha afferrata, quella del Re umile che tante volte lei aveva cantato, e la sua mano benedetta e invincibile l’ha fatta riemergere dall’oceano oscuro del coma. Anzitutto attraverso la voce e i volti di chi l’ama perdutamente.</span></strong></p>
<p>Ora Caterina sta nuotando verso riva: è una traversata defatigante e durissima, ma una grande catena umana la sostiene: quella compagnia che è il volto e la carezza del Nazareno nel mondo.</p>
<p>Dalla sua faticosa croce Caterina partecipa alla salvezza del mondo. “La Bellezza salverà il mondo”, annunciava Dostoevskij, e lei è parte di questa Bellezza.</p>
<p>Diversi di quei ragazzi presenti a Rimini nei mesi scorsi mi avevano scritto, colpiti e commossi dalla storia di Caterina e dal suo sorriso, dal suo canto, dai suoi amici e dall’amore del suo ragazzo che è più forte della morte e dello tsunami.</p>
<p>Per molti di loro Caterina è diventata una sorta di eroina, ben più ammirabile dei miti e dei mitomani imposti dai media, dalla politica, dai giornali.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ma la forza di Caterina è la stessa che ha portato loro lì a Rimini, che fa fiorire la primavera, che dà senso alla vita, che ha ispirato a Michelangelo la Pietà, che commuove i cuori e muove le galassie. La forza di Colui che ha vinto il mondo e ha vinto la morte</span></strong>.</p>
<p>Antonio Socci</p>
<p>Da “Libero”, 24 aprile 2011</p>
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		<title>Caterina a Loreto&#8230;</title>
		<link>http://www.antoniosocci.com/2010/06/caterina-a-loreto/</link>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 09:59:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La meglio gioventù è in cammino nella notte del nostro tempo. Sabato andrà a Loreto, verso la piccola e povera casa di Maria di Nazaret dove – con l’Annunciazione &#8211; sorse il sole che squarciò le tenebre delle nostre vite. E’ uno spettacolo da non perdersi e i nostri media sicuramente lo perderanno. La bella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La meglio gioventù è in cammino nella notte del nostro tempo. Sabato andrà a Loreto, verso la piccola e povera casa di Maria di Nazaret dove – con l’Annunciazione &#8211; sorse il sole che squarciò le tenebre delle nostre vite.<span id="more-1229"></span></p>
<p>E’ uno spettacolo da non perdersi e i nostri media sicuramente lo perderanno.</p>
<p>La bella gioventù, migliaia di bei volti &#8211; l’anno scorso erano 60 mila (ripeto: sessantamila!) &#8211; in silenzio o in preghiera, sfileranno veloci nella notte fra il 12 e il 13 giugno nelle dolci campagne marchigiane verso l’abbraccio di colei che è eternamente giovane ed eternamente bella e che li aspetta, tutti, uno ad uno.</p>
<p>Sono le campagne di Giacomo Leopardi (Recanati e lì) e tutti questi giovani hanno nel cuore le grandi domande della sua poesia e quella sua nostalgia dell’Infinito. Che si è fatto Uomo.</p>
<p>Mia figlia Caterina ogni anno andava dalla Madre di Cristo, percorrendo nella notte i 32 chilometri che separano Macerata da Loreto, con i suoi amici universitari di Comunione e liberazione.</p>
<p>Quest’anno per la prima volta non ci sarà. Dal 12 settembre – quando il suo cuore si fermò – sta attraversando un’altra notte, ma siamo certi che anche questo cammino finirà in un bel mattino, fra le braccia della Madonna, dove tutti i destini e tutte le strade trovano la loro meta.</p>
<p>Lei che è la grande soccorritrice, la “Salus infirmorum” e che già ha protetto la vita di Caterina, quel 12 settembre, facendo di nuovo battere il suo cuore, la risolleverà.</p>
<p>Il caso vuole, peraltro, che il pellegrinaggio quest’anno si svolga proprio il 12 giugno, a nove mesi esatti dal dramma di Caterina. E che sia un sabato (giorno di Maria), come il 12 settembre, che il pellegrinaggio cominci a quella stessa ora in cui Caterina cadde “morta” in terra, le 20.30 e che sia la festa del Cuore Immacolato di Maria, al quale Caterina era affidata e al quale il Papa ha consacrato la Chiesa e l’intera umanità.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">La consacrazione a Cristo</span></strong></p>
<p>Quante volte, alla fine del lungo cammino, Caterina, a Loreto ha recitato, insieme a migliaia di amici, l’Atto di consacrazione che chiude il pellegrinaggio: l’ “Atto di Consacrazione della nostra vita a Cristo attraverso Maria, perché la Chiesa diventi sorgente di vita nuova per tutti i popoli”.</p>
<p>Ecco la preghiera che viene recitata dai 60 mila giovani:</p>
<p><em><strong>“Maria, tu sei la Madre di Cristo, Madre della Comunione che Tuo Figlio ci dà, come dono sempre nuovo e potente, che è un gusto di vita nuova. Attraverso di Te noi perciò consacriamo tutto noi stessi, tutte le gioie e le sofferenze che Tuo Figlio sceglie per noi e la nostra stessa vita, affinché Tu diventi la Madre della Vita e Cristo doni a tutti gli uomini lo stesso gusto di vita nuova che ha donato a noi, Amen”.</strong></em></p>
<p>Come non pensare che attraverso l’offerta delle loro sofferenze il Signore della storia salvi il mondo e riversi un fiume di benedizioni e di grazia sull’umanità smarrita?</p>
<p>E’ stato il Papa, in una sua enciclica, a ricordare che “è grazie a pochi sconosciuti che il mondo vive” e a Fatima – parlando di Giacinta e Francesco – ci ha indicato nella loro offerta di sé e della propria vita, la potentissima arma con cui Dio fa vincere l’amore sul Male che è scatenato nel mondo.</p>
<p>Così, anche se quest’anno a Loreto Caterina non ci sarà fisicamente, sarà portata nel cuore e nelle preghiere da tanti suoi amici che chiederanno alla Vergine di guarirla per farla tornare l’anno prossimo.</p>
<p>E arrivando si accorgeranno che Caterina (come ogni sofferente) c’è, misteriosamente, anche quest’anno, lì fra le braccia della Madonna, con la testa appoggiata al suo cuore….</p>
<p>In tanti ogni anno sono commossi da questo lungo fiume di giovinezza, da questo popolo in cammino.</p>
<p>E tanti, per vie sconosciute a noi, saranno colpiti, vedranno sorgere l’aurora della loro buia vita, grazie al sacrificio di chi si consacra a Cristo attraverso Maria e si offre per la salvezza del mondo. Perché è come offrirsi in riscatto per dei prigionieri, per liberare degli schiavi.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Oasi</span></strong></p>
<p>E’ stupefacente che vi siano luoghi al mondo dove dei giovani sono educati a questo slancio verso l’infinito, dove si innamorano della Bellezza e della Purezza abbracciandoli con la scelta di una vita eroica (l’umile vita quotidiana).</p>
<p>Il pellegrinaggio della tradizione cristiana da secoli esprime questa sapienza antica. Ci fa capire che la vita non è un girovagare senza meta, dove quindi i passi non hanno senso e non hanno valore e la vita è inutile.</p>
<p>No, la vita non è un vagare annoiato nella notte, ma è un camminare lieto e certo, assieme a dei fratelli, verso una casa, verso Casa. E’ un camminare nella notte verso l’alba di un abbraccio di Madre che ti aspetta.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Tradizione che rinasce</span></strong></p>
<p>Questo pellegrinaggio cominciò nel 1978, anno dell’elezione di Giovanni Paolo II, su proposta di don Giancarlo Vecerrica, insegnante di religione, ai suoi studenti.</p>
<p>Don Giancarlo, che era il sacerdote di CL a Macerata, lo propose come gesto di ringraziamento alla Madonna alla fine dell’anno scolastico. Era un’antica tradizione che si era persa nel tempo, soprattutto in quegli anni Settanta.</p>
<p>La prima volta parteciparono in trecento, perlopiù di Macerata. Sembravano già tantissimi. Oggi superano sessantamila, da tutta Italia. E il 19 giugno 1993 il pellegrinaggio ha avuto addirittura la visita di Giovanni Paolo II che, alla partenza del cammino notturno, consegnando la Croce, lasciò ai pellegrini questo compito:</p>
<p><em><strong>“Ora affido a voi, cari giovani, la Croce che vi farà da guida al vostro Pellegrinaggio al santuario di Loreto. Imparate dall’esperienza di questa notte a seguire, anche sulle strade del vostro quotidiano cammino, la Croce di Cristo, nella quale è salvezza, vita e resurrezione”.</strong></em></p>
<p>Da quel giorno quella stessa Croce ogni anno sta in cima al pellegrinaggio che si conclude in un’atmosfera davvero commovente. L’anno scorso Caterina stava proprio dietro la Croce.</p>
<p>Il pellegrinaggio alla casa di Maria, fra i poveri mattoni dove lei ricevette l’annuncio dell’Angelo, dove il Verbo si fece carne e venne ad abitare fra noi, è antichissimo.</p>
<p>Nella parte della casa di Maria rimasta a Nazaret sono stati trovati antichi graffiti di pellegrini dei primi secoli, uno dei quali, sotto il disegno di una barchetta, recita: “Siamo venuti dalla Bella Ragazza”.</p>
<p>In effetti tutti coloro che, nelle apparizioni moderne, da Lourdes a Medjugorje, hanno visto Maria faccia a faccia, concordano nel testimoniare che si tratta di una bellezza sconvolgente, che non ha eguali sulla terra e che perfino le più famose bellezze celebrate dai mass media sembrano misere al confronto.</p>
<p>La bellezza della Vergine e la sua eterna giovinezza (nelle apparizioni è sempre una ragazza sui 18 anni) non ha un significato semplicemente estetico.</p>
<p>Lei, unica con Gesù a essere nella gloria col suo stesso corpo di carne, preannuncia così a noi l’eterna giovinezza a cui siamo destinati con la resurrezione.</p>
<p>Dicevo delle due parti di quella casa di Maria perché a Nazaret c’è ancora la grotta scavata nella roccia che costituiva una parte (è contenuta nella Basilica dell’Annunciazione).</p>
<p>Ma appoggiata alla pietra stava un piccolo locale in muratura che è quello che dal 1294 (dopo che i crociati furono sconfitti e cacciati) si venera a Loreto.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Scienza e miracoli</span></strong></p>
<p>La tradizione dice che fu portata in Italia dagli angeli e si è pensato finora che sotto la leggenda vi fosse in realtà la potente famiglia Angeli – o De Angelis &#8211; che avrebbe organizzato il trafugamento e il trasporto della casupola.</p>
<p>Tuttavia gli studi tecnici sulla struttura e i materiali della casa, che confermano la compatibilità con una provenienza mediorientale e con l’epoca di Gesù, ultimamente hanno evidenziato che la casetta, che non ha fondamenta ed è appoggiata su una pubblica via, sopra un arbusto, mai sarebbe stata smontata e rimontata e alcuni dettagli della sua comparsa in quel luogo non sono compatibili con un trasporto umano per nave.</p>
<p>In fondo gli angeli esistono…</p>
<p>Quel che conta è che lì, fra poverissime mura, cambiò la storia dell’umanità e la vita di tutti. E lì sorge il sole.</p>
<p>  </p>
<p><strong>Antonio Socci</strong></p>
<p>da “Libero”, 5 giugno 2010</p>
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		<title>Accadde a Rimini (ma nessuno ve l&#8217;ha detto)</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Aug 2009 16:30:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari detestabili colleghi, editorialisti, intellettuali, direttori, inviati dei giornali: andate a quel paese. Capalbio, Cortina, Todi o dove volete voi. Siete snob e noiosi, pretenziosi e incolti (almeno sulla religione), imbevuti di ideologia e pregiudizi, provinciali, narcisisti (quasi come me), rinchiusi nel pasoliniano Palazzo dove non vedete che voi stessi e vi rispecchiate in quelli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari detestabili colleghi, editorialisti, intellettuali, direttori, inviati dei giornali: andate a quel paese. Capalbio, Cortina, Todi o dove volete voi. <span id="more-1101"></span></p>
<p>Siete snob e noiosi, pretenziosi e incolti (almeno sulla religione), imbevuti di ideologia e pregiudizi, provinciali, narcisisti (quasi come me), rinchiusi nel pasoliniano Palazzo dove non vedete che voi stessi e vi rispecchiate in quelli come voi, dove non parlate che di politica e non pensate che politicamente perché siete ancora sotto le macerie del Sessantotto: andate a quel paese e restateci.</p>
<p>Tanto da lì potrete continuare ad ammorbare le pagine dei giornali dove il caso politico dell’estate è frugare nelle mutande del premier e dove il caso culturale è lo scazzo Scarpa-Scurati che la gente normale – se perdesse tempo a leggerne le cronache &#8211; liquiderebbe con un sonoro “ecchisenefrega”.</p>
<p>Meriterebbero tutti (meriteremmo tutti), giornalisti, cervelloni, politici, editorialisti, un grande calcio in culo? Enzo Jannacci che al Meeting di Rimini ha portato la sua commozione e la sua vita nuda, con una sincerità rara (uno dei pochi casi simili che ricordo è quello di Giovanni Testori), Jannacci che dice, con la sua disarmante inermità fanciullesca “amo Gesù”, ecco Jannacci sente che se Lui scendesse dalla croce dovrebbe prenderci tutti “a calci in culo”, che lo meriteremmo.</p>
<p>Ma Enzo in realtà è rimasto commosso dalla “carezza del Nazareno”. Dal fatto che Lui continua a far sentire a noi cazzoni immemori il calore della sua misericordia, della sua amicizia e la vertigine della sua bellezza.</p>
<p>Allora, cari colleghi, amici e nemici, se voleste alzare lo sguardo dal panorama gratificante del vostro ombelico, se – hai visto mai &#8211; aveste ancora una qualche curiosità nella ricerca della Verità (ma c’è qualcuno che la cerca?) o – chissà – se qualcuno sentisse agra la ferità della Bellezza e il fascino e il dolore della vita, vi prego, passate un giorno nella cittadella del Meeting, in questa cattedrale della giovinezza: l’assolutamente altro da voi.</p>
<p>Guardate, ascoltate, riflettete, leggete. Andate in quel villaggio sui generis che è in questi giorni la Fiera di Rimini. Ascoltate le storie, le testimonianze, guardate quelle facce giovani e luminose: potreste sentire la carezza del Nazareno anche voi. E non la dimentichereste più.</p>
<p>O forse qualcuno di voi potrebbe porsi una domanda. Almeno una – voi che siete nati “già saputi” – magari di sapore sociologico come quelle che voi prediligete: dov’è oggi nel mondo un avvenimento culturale che richiama 700 mila presenze, che è tenuto in piedi – come quest’anno – da 3058 volontari (che lavorano qui gratis e a proprie spese) più altri 700 che hanno costruito il Meeting prima (sono venuti a dare una mano perfino dei terremotati dell’Aquila, colpiti da ragazzi del movimento di CL che erano andati in Abruzzo ad aiutare)?</p>
<p>Dov’è una “cosa” simile che propone 116 incontri, 26 spettacoli, 8 mostre, che ascolta 299 relatori, che ha ospitato le maggiori personalità della scena mondiale (in questi 30 anni tutti, da Lech Walesa a Ionesco, da Tony Blair a Madre Teresa, da Giovanni Paolo II e Ratzinger a Tarkowskij, da Helmuth Kohl al Dalai Lama, da Von Balthasar a Renzo de Felice, da Carreras a Marta Graham, dai vertici dell’Onu, ai leader di tanti popoli a cominciare da Israele, Palestina)?</p>
<p>La risposta è semplice: non esiste nulla di paragonabile in nessuna parte del mondo. E ancor più eclatante e sorprendente è il fatto che una cosa simile non sia nata da qualche potentato finanziario, politico o culturale o da importanti istituzioni. Ma che sia nato tutto da un gruppo di giovani appassionati alla Bellezza e alla Verità dopo aver conosciuto un prete speciale, don Luigi Giussani. Affascinati dal suo sguardo in cui avvertirono “la carezza del Nazareno” sui loro cuori giovani.  </p>
<p>E’ sorprendente, considerata la condizione di assedio, bombardamento e annichilimento sistematico della cultura cattolica in questi 50 anni, spesso ad opera di quegli stessi intellettuali cattolici che avrebbero dovuto esprimerla. Considerato che i potentati mediatici continuamente stravolgono il cattolicesimo e hanno trasformato in un “teologo cattolico” perfino Vito Mancuso, che non è né l’uno né l’altro, e si fanno raccontare il cristianesimo da Corrado Augias (che sarebbe come farsi spiegare la relatività di Einstein da Jovanotti).</p>
<p>Ho seguito le cronache dei giornali dal Meeting: sempre più scarne, riguardano sempre e solo le dichiarazioni di questo o quel politico o economista. Gli inviati a Rimini stanno barricati in sala stampa, impermeabili a quello che sta accadendo attorno a loro (i giornali si fanno così oggi). Solo a caccia dei politici. Quando qualcosa “buca” il muro dell’indifferenza – che so, la conversione di Jannacci – la si annega nel Banal grande di ritorno.</p>
<p>Per tutta l’estate Repubblica ha sparato editoriali sulla Chiesa dalla prima pagina impegnando le sue firme di punta: Ezio Mauro (il direttore), Eugenio Scalfari, Adriano Sofri, Adriano Prosperi. I quali – per ottenere un anatema su Berlusconi &#8211; hanno spiegato a noi, al Papa e ai vescovi cose è il cristianesimo. Ce ne fosse uno che è andato a Rimini a farselo spiegare da chi lo vive, da missionari e testimoni che, sotto “le tende” della Fiera, raccontano storie struggenti e bellissime.</p>
<p>E fanno percepire come “la carezza del Nazareno” – oggi, ora – sta avvolgendo e sconvolgendo la vita di milioni di persone, dal Sudamerica alla Siberia, dal Sudan alla Cina fino ai Rione Sanità di Napoli e al carcere di Padova.</p>
<p>Immaginate in pieno agosto 15 mila (dicasi quindicimila!!!) persone assiepate ad ascoltare un professore di filosofia sconosciuto ai giornali, Carmine Di Martino a parlare di Cartesio e della nozione di conoscenza in don Giussani, di Kant e di sant’Agostino che solleva la grande domanda: “Quid enim fortius desiderat anima quam veritatem?” (che cosa infatti desidera l’uomo più potentemente della verità?).</p>
<p>Quindicimila persone, perlopiù giovani, sotto il sole riminese, quindicimila pioppi che in quel momento sentono soffiare fra le loro fronde una grande ventata e ognuno pensa a sé, al mistero che è per se medesimo, pensa al volto che ama, all’avventura della sua vita. E anche il mare blu e il cielo azzurro vibrano…</p>
<p>E’ una cosa dell’altro mondo quella che si vede qui. Una cosa dell’altro mondo in questo mondo. Lasciatelo dire a me che, in un paio di occasioni, negli anni passati, ho criticato certe scelte del Meeting: si può ben discutere e avere opinioni diverse, ma restare indifferenti non si può se si ama appena un po’ la nostra comune umanità.</p>
<p>E pensate ai ventimila che, martedì scorso, hanno affollato la Fiera per ascoltare Julian Carròn e hanno sentito il brivido nel cuore per la storia di Paolo di Tarso a cui la “carezza del Nazareno” è arrivata come un ciclone e che poi questo ciclone ha fatto irrompere in tutto il mondo di allora arrivando fino a Roma dove ha stupito e commosso perfino gli intellettuali del tempo come Seneca.</p>
<p>Una folla immensa di ventimila giovani e meno giovani ha ascoltato Carròn: attentissimi, pensosi, stupiti, commossi. Ma – per dire – sul Corriere della sera ieri l’articolo più ampio era dedicato a ben altra manifestazione cattolica. Udite udite: il “Premio Giovanni Paolo II” assegnato a Roberto Calderoli a Scafati, nell’agro nocerino (provincia di Salerno), dall’associazione “Continente uomo” promossa dal consigliere comunale dell’Idv, Espedito De Marino.</p>
<p>Volete mettere… Non c’è confronto fra questa fondamentale manifestazione di Scafati e il Meeting. Il Corrierone, che da mesi, per la penna di Ernesto Galli Della Loggia, lamenta l’incultura e la rozzezza dei politici e delle classi dirigenti, ci mostra così con quale ampiezza di orizzonti e profondità culturale il più diffuso quotidiano del Paese racconta l’Italia. Complimenti.</p>
<p>Mi dispiace per voi, per l’aria asfittica che respirate nel Palazzo. Ma in terra di Romagna in questi giorni scorre buon vino e  soffia una bell’aria fresca. Come una carezza.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Fonte Libero © 28 agosto 2009</strong></p>
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