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	<title>lo Straniero &#187; comunismo</title>
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	<description>Il blog di Antonio Socci</description>
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		<title>L’Europa ha rifiutato le “radici cristiane” e ora è sotto la dittatura simil-sovietica del “politically correct”, dominata da una tecnocrazia antidemocratica e (economicamente) fallimentare</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 08:17:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Eravamo da sempre il Paese più europeista. Fino a un anno fa. In dodici mesi la fiducia degli italiani nell’Unione europea è precipitata. Secondo l’ultimo rilevamento dell’Ipsos ha perso addirittura 21 punti percentuali (passando dal 74 per cento al 53). Un crollo che dovrebbe far riflettere i politici e soprattutto le tecnocrazie europee a cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eravamo da sempre il Paese più europeista. Fino a un anno fa. In dodici mesi <strong><span style="text-decoration: underline;">la fiducia degli italiani nell’Unione europea è precipitata. Secondo l’ultimo rilevamento dell’Ipsos ha perso addirittura 21 punti percentuali</span></strong> (passando dal 74 per cento al 53).<span id="more-1468"></span><!--more--></p>
<p>Un crollo che dovrebbe far riflettere i politici e soprattutto le tecnocrazie europee a cui gli italiani sono sempre più ostili. <strong></strong></p>
<p>Anche perché il crollo della fiducia degli italiani non è un fatto emotivo passeggero, né uno stato d’animo superficiale. Al contrario. Il loro europeismo era a prova di bomba.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">UN ESPERIMENTO FOLLE</span></strong></p>
<p>Hanno accettato di fare sacrifici per entrare nella moneta unica, hanno accettato perfino di farsi spennare da un cambio lira/euro estremamente penalizzante e poi hanno subito – senza fiatare &#8211; il sostanziale raddoppio di tutti i prezzi con l’inizio dell’euro (un impoverimento di massa).</p>
<p>La loro fiducia è crollata solo davanti alla scoperta che la sospirata “moneta unica” – che tanto ci era costata &#8211; realizzata in quel modo (senza una banca centrale e un governo come referenti ultimi) era una trovata assurda e fallimentare di tecnocrazie incompetenti e arroganti.</p>
<p>Grazie a questo incredibile esperimento, l’Italia – un Paese solvibilissimo e che ha la sesta economia del pianeta – sta ora rischiando il fallimento (del tutto ingiustificato visti i suoi fondamentali).</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Quello che gli italiani ignorano è che tale disastro era stato previsto. E pure che la china antidemocratica che l’Ue sta imboccando da venti anni a questa parte era evidente ed era stata denunciata.  </span></strong></p>
<p>L’affievolimento della democrazia e dei diritti individuali, la dittatura del “politically correct”, è qualcosa a cui purtroppo facciamo meno caso – come si vede in queste settimane in Italia – ma è perfino <strong><span style="text-decoration: underline;">più grave del fallimento politico ed economico</span></strong> della Ue.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">UNA VOCE PROFETICA</span></strong></p>
<p>Una delle voci nel deserto che videro in anticipo è quella di un eroico dissidente russo, <strong><span style="text-decoration: underline;">Vladimir Bukovsky, uno così temerario e indomabile che già a venti anni era inviso al regime comunista sovietico il quale lo rinchiuse nei manicomi politici e nel gulag, torturandolo</span></strong> (infine – pur di disfarsene – lo cacciò via nel 1976 in cambio della liberazione in Cile del leader comunista Luis Corvalan).</p>
<p>Ebbene, Bukovsky, in una conferenza nell’ottobre del 2000, riportata di recente su “Italia oggi”, se n’era uscito con affermazioni che sembrarono allora esagerate, che forse lo sono, ma che – alla luce degli ultimi eventi &#8211; rischiano di essere semplicemente profetiche.</p>
<p>Non mi riferisco solo a eventi come il commissariamento dell’Italia e della Grecia e il tentato commissariamento (in corso) dell’Ungheria, ma anche alle cessioni di sovranità dei diversi stati mai sottoposte ai referendum popolari o alle “bocciature” di tali cessioni (nei referendum o nei parlamenti) che sono state sostanzialmente ignorate.</p>
<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">“</span></em></strong><strong><em><span style="text-decoration: underline;">Per quasi 50 anni” </span></em></strong>disse Bukovsky<strong><em><span style="text-decoration: underline;"> “abbiamo vissuto un grande pericolo sotto dell&#8217;Unione Sovietica, un paese aggressore che voleva imporre il suo modello politico a tutto il mondo. Diverse volte nella mia vita ho visto per puro miracolo sventare il sogno dell&#8217;Urss. Poi abbiamo visto la bestia contorcersi e morire davanti ai nostri occhi. Ma invece di esserne felici, siamo andati a crearci un altro mostro. Questo nuovo mostro è straordinariamente simile a quello che abbiamo appena seppellito”. </span></em></strong></p>
<p>Si riferiva all’Unione europea. Argomentava:</p>
<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">“Chi governava l&#8217;Urss? Quindici persone, non elette, che si sceglievano fra di loro. Chi governa l&#8217;Ue? Venti persone non elette che si scelgono fra di loro”.</span></em></strong></p>
<p>Bisogna riconoscere che oggi abbiamo addirittura governi non eletti (come quello italiano) con un programma dettato dalla Bce.</p>
<p>Diceva ancora Bukovsky:</p>
<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">“Come fu creata l&#8217;Urss? Soprattutto con la forza militare, ma anche costringendo le repubbliche a unirsi con la minaccia finanziaria, facendo loro paura economicamente. Come si sta creando l&#8217;Ue? Costringendo le repubbliche a unirsi con la minaccia finanziaria, facendo loro paura economicamente. Per la politica ufficiale dell&#8217;Urss le nazioni non esistevano, esistevano solo i ‘cittadini sovietici’. L&#8217;Ue non vuole le nazioni, vuole solo i cosiddetti ‘europei’. In teoria, ogni repubblica dell&#8217;Urss aveva il diritto di secessione. In pratica, non esisteva alcuna procedura che consentisse di uscirne. Nessuno ha mai detto che non si può uscire dall&#8217;Europa. Ma se qualcuno dovesse cercare di uscirne, troverà che non è prevista nessuna procedura”. </span></em></strong></p>
<p>Bukovsky arrivava fino a giudizi pesantissimi, sicuramente esagerati, ma chi ha subito ciò che lui ha subito in difesa della libertà di coscienza ha tutto il diritto di essere ipersensibile a ogni violazione della libertà di pensiero e dei diritti individuali:</p>
<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">“L&#8217;Urss aveva i gulag. L&#8217;Ue” </span></em></strong>aggiungeva Bukovsky<strong><em><span style="text-decoration: underline;"> “non ha dei gulag che si vedono, non c&#8217;è una persecuzione tangibile. Ma nonostante l&#8217;ideologia della sinistra di oggi sia ‘soft’, l&#8217;effetto è lo stesso: ci sono i gulag intellettuali. Gli oppositori sono completamente isolati e marchiati come degli intoccabili sociali. Sono messi a tacere, gli si impedisce di pubblicare, di fare carriera universitaria ecc. Questo è il loro modo di trattare con i dissidenti”.</span></em></strong><strong><em><span style="text-decoration: underline;">  </span></em></strong></p>
<p>Un’esagerazione certamente, ma è la sua stessa vicenda personale a far riflettere sulla libertà del pensiero e della cultura in Europa occidentale.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">DITTATURA POLITICALLY CORRECT</span></strong></p>
<p>Quanti in Italia conoscono Vladimir Bukovsky, il leggendario dissidente, l’eroico difensore della libertà di coscienza?</p>
<p>Eravamo pochissimi isolati che nei primi anni Settanta ne seguivamo le peripezie (nei manicomi politici e nei lager): i miei coetanei – specie quelli che oggi pontificano dai giornali come giornalisti, opinionisti e intellettuali – avevano come loro mito i vari Mao, Fidel Castro e perfino Stalin.</p>
<p>Oggi molti di loro – dopo essersi autoassolti – impartiscono lezioni di liberaldemocrazia dai mass media, ma senza mai aver fatto un vero “mea culpa”, infatti continuano a cantare in coro. E continuano ad avere in gran dispetto le voci libere come Bukovsky.</p>
<p>Il motivo semplice. Perché mette sotto accusa le élite culturali europee (e anche quelle politiche). Perché è un uomo che – dopo aver sfidato il Kgb e la cappa di piombo del regime sovietico – ha sfidato la cappa di piombo del conformismo “politically correct” occidentale.</p>
<p>E’ uno che nei suoi libri scrive: <strong><span style="text-decoration: underline;">“Il comunismo è una malattia della cultura e dell’intelletto… Le élite occidentali penso non capissero l’universalità di quel male, la sua natura internazionale e quindi il carattere universale della sua pericolosità”.</span></strong></p>
<p>La sua ha continuato ad essere una voce scomoda e isolata perché – dopo il crollo delle feroci nomenclature comuniste – non ha chiesto vendetta, ma ha pure rifiutato che si autoassolvessero e restassero al potere.</p>
<p>Ha scritto in un suo libro: <strong><span style="text-decoration: underline;">“Noi siamo pronti a perdonare i colpevoli, ma loro non devono assolversi da sé”.</span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">E’ chiaro perché uno così, in un paese come l’Italia, è sconosciuto e continua ad essere una voce silenziata</span></strong>. Infatti quante volte è stato fatto parlare in tv o sui giornali italiani?</p>
<p>Parla in Gran Bretagna, in America… Ma in Italia è una voce silenziata. Quali case editrici hanno pubblicato i suoi libri? Prendiamo il volume che ha scritto, dopo il crollo dell’Urss, quando poté tornare a Mosca e pubblicare i documenti degli archivi del Cremlino: chi ha tradotto quel libro in Italia? La piccolissima editrice Spirali.</p>
<p>Infatti “Gli archivi segreti di Mosca” è pressoché sconosciuto e ben pochi ne han parlato sui giornali. Eppure riguardava anche noi italiani.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">ALLARME</span></strong></p>
<p>Voci profetiche come quella di Bukovsky devono far riflettere soprattutto in un Paese come il nostro dove ha sempre scarseggiato la sensibilità per i diritti dell’individuo e ha sempre abbondato il conformismo culturale, la prevaricazione delle nomenklature e quella dello stato.<strong></strong></p>
<p>L’allarme del dissidente russo sull’Europa ci riguarda e ci deve far riflettere. Oggi più che mai. Ma ancora una volta sono poche le voci sensibili all’allarme sulla libertà.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Antonio Socci</p>
<p>Da “Libero”,  15 gennaio 2012</p>
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		<title>Ultime notizie da Fatima: ciò che la Madonna ha fatto (e fa) per noi&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 10:18:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La profezia dei Maya, gli oroscopi…. A milioni vanno dietro a queste favole, specialmente con l’ingresso nel 2012 e complice l’incertezza provocata dalla crisi. Si ignorano invece le profezie vere e documentate. Quali sono? Anzitutto le trecento profezie messianiche dell’Antico Testamento, clamorosamente compiutesi fin nel dettaglio in Gesù di Nazaret. Da allora chi ha fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La profezia dei Maya, gli oroscopi…. A milioni vanno dietro a queste favole, specialmente con l’ingresso nel 2012 e complice l’incertezza provocata dalla crisi. Si ignorano invece le profezie vere e documentate.</p>
<p>Quali sono?<span id="more-1464"></span></p>
<p>Anzitutto le trecento profezie messianiche dell’Antico Testamento, clamorosamente compiutesi fin nel dettaglio in Gesù di Nazaret.</p>
<p>Da allora chi ha fatto profezie che effettivamente si sono storicamente realizzate è, nelle sue diverse apparizioni, la Madonna che non a caso la Chiesa venera come “Regina dei profeti”.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">IL SOLE DI FATIMA</span></strong></p>
<p>Quella più nota e più recente è contenuta nel messaggio dato a Fatima nel luglio 1917. Garantito dal clamoroso prodigio del sole, accaduto il 13 ottobre 1917 davanti a 70 mila persone (fra cui diversi agnostici e atei).</p>
<p>Prodigio documentato sui giornali laici del tempo.</p>
<p>La profezia cominciò ad avverarsi un mese dopo con la rivoluzione bolscevica in Russia, predetta dalla Madonna.</p>
<p>Ora abbiamo una nuova, clamorosa conferma di un altro dettaglio della profezia grazie all’apertura degli archivi di stato britannici per i documenti che hanno superato i trent’anni, quindi quelli relativi al 1981.</p>
<p>E’ una storia che sta venendo alla luce proprio in queste ore (ne ha scritto ieri Enrico Franceschini su Repubblica), ma per capirne la portata e il legame con Fatima bisogna fare un passo indietro.</p>
<p>Nell’apparizione del luglio 1917 la Madonna affidò ai tre bambini un messaggio importantissimo: <strong><span style="text-decoration: underline;">lei sarebbe tornata a chiedere “la consacrazione della Russia” al suo Cuore immacolato, da parte del Papa e dei vescovi, e “la comunione riparatrice dei primi sabati”.</span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Se fosse stata ascoltata questa sua richiesta il mondo avrebbe avuto pace, in caso contrario nessuno avrebbe potuto fermare una seconda guerra mondiale e una diffusione del comunismo nel mondo che avrebbe scatenato persecuzioni contro i cristiani, orrori e guerre.</span></strong></p>
<p>In effetti la Madonna tornò ad apparire a suor Lucia nel 1929 dicendo che quella era l’ora, ma non fu ascoltata. Per questo accadde tutto ciò che aveva predetto.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">WOJTYLA IL GRANDE</span></strong></p>
<p>Nel 1978 divenne papa Giovanni Paolo II. Soprattutto dopo l’attentato del 13 maggio 1981, i cui mandanti stavano ad est, ritenendo di essere stato salvato miracolosamente  proprio dalla Madonna di Fatima di cui, esattamente in quel giorno, si celebrava la festa, decise di riprendere in mano il messaggio di Fatima.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Fin dal 1981 cercò dunque ripetutamente di fare la consacrazione chiesta dalla Madonna, ma lui stesso dovette superare forti opposizioni degli ambienti ecclesiastici.</span></strong></p>
<p>Il Papa comunque la fece – come potè &#8211; il 25 marzo 1984. In quella celebrazione solenne pronunciò una preghiera drammatica e toccante, dove fra l’altro gridava:</p>
<p><strong><em>“Madre degli uomini e dei popoli… dalla fame e dalla guerra, liberaci! Dalla guerra nucleare, da un’autodistruzione incalcolabile, da ogni genere di guerra, liberaci!”.<br />
</em></strong>Anni dopo venni in possesso di una straordinaria intervista di suor Lucia che il 14 ottobre 1993 era stata registrata con la telecamera da un giornalista portoghese (la trasmisi in tv, ad Excalibur).</p>
<p>In essa l’anziana suora, fra le altre cose, faceva questa sorprendente affermazione: <strong><span style="text-decoration: underline;">“La Consacrazione del 1984 ha evitato una guerra atomica che sarebbe accaduta nel 1985”.</span></strong></p>
<p>In effetti la Madonna a Fatima aveva predetto che il comunismo avrebbe scatenato guerre e questa profezia era nota e pubblica da anni.</p>
<p>Ma ero perplesso perché non capivo chi e quando poteva aver fatto sapere a suor Lucia che un conflitto nucleare nel 1985 era stato scongiurato grazie alla Consacrazione del 1984, visto che le apparizioni di Fatima erano avvenute molti anni prima.</p>
<p>La risposta mi venne implicitamente il 17 febbraio 2005, quando aprii Repubblica e vi trovai un’ampia intervista al cardinale Bertone.</p>
<p>Il prelato, che più volte aveva fatto visita alla suora portoghese, rivelò, fra le altre cose, che “Lucia ebbe una visione nel 1984, l’ultima ‘pubblica’ di cui non si è mai parlato, durante la quale la Madonna la ringraziava della consacrazione nel suo nome”.</p>
<p>Evidentemente era in quell’occasione che la veggente aveva avuto la clamorosa “informazione” e da una fonte davvero attendibile e “altolocata”.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">IL GIORNO DELL’ARSENALE</span></strong></p>
<p>Tuttavia, ritenendo che una guerra nucleare non scoppia da un momento all’altro senza motivi storicamente accertabili, scrivendo il libro “Il quarto segreto di Fatima”, andai a cercare le notizie di quei primi anni Ottanta che confermavano o smentivano l’esistenza di una condizione prebellica.</p>
<p>Scoprii che in effetti nei primi anni Ottanta la tensione fra Est e Ovest era stata gravissima e aveva toccato il culmine nel 1983, con la crisi degli euromissili. Al Cremlino si succedevano Breznev, Andropov, Cernenko.</p>
<p>Il sistema economico sovietico era ormai al collasso e la sfida militare imposta da Reagan – secondo i capi comunisti – metteva l’Urss davanti a una sola alternativa: o scatenare subito un attacco militare (inevitabilmente nucleare) all’Europa occidentale, prima di trovarsi in minorità militare sullo scenario europeo, o arrendersi al crollo del regime.</p>
<p>Il Cremlino prese dunque in esame la possibilità di un attacco preventivo all’Occidente. E’ in questa terribile situazione, il momento più drammatico dal dopoguerra, che si situa la solenne consacrazione del Papa.</p>
<p>Ebbene, dopo di essa accadono una serie di eventi del tutto imprevisti che di fatto spazzano via la possibilità concreta di una guerra. Ma perché nel giro di pochi mesi il Cremlino accantona l’ipotesi dell’attacco?</p>
<p>Uno dei fatti che possono aver determinato quella svolta, secondo Alberto Leoni, esperto di storia militare, fu l’ “incidente” che mise fuori uso il potenziale militare sovietico, l’esplosione dell’arsenale di Severomorsk, nel Mare del Nord: “senza quell’apparato missilistico che controllava l’Atlantico” spiegava Leoni “l’Urss non aveva più alcuna speranza di vittoria. Per questo l’opzione militare fu cancellata”.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ebbene, quell’evento accadde due mesi dopo la Consacrazione fatta dal Papa, ma conta soprattutto il giorno: era il 13 maggio 1984, anniversario e festa della Madonna di Fatima e dell’attentato al Papa. </span></strong></p>
<p>A quel punto l’Urss fu costretta a trovare un’altra via: la (disperata) riforma del sistema sovietico. Così, con la morte di Cernenko, pochi mesi dopo la consacrazione fatta dal Papa, fu chiamato al potere, a Mosca, Mihail Gorbacev.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">IL SEGNO DI MARIA</span></strong></p>
<p>L’uomo delle riforme impossibili (che in realtà portò il comunismo alla fine incruenta) firmò con Reagan il fondamentale trattato per la riduzione degli armamenti e l’eliminazione degli euromissili, che allontanava l’apocalisse nucleare – guarda caso &#8211; <strong><span style="text-decoration: underline;">il giorno 8 dicembre del 1987, quando la Chiesa festeggia l’Immacolata Concezione. </span></strong></p>
<p>E’ inevitabile ricordare che proprio la profezia di Fatima si concludeva così: <strong><span style="text-decoration: underline;">“Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà”</span></strong>. Ed è stupefacente trovare sempre il “segno” di Fatima in tutte le date che segnano il progressivo dissolversi del comunismo. Infatti <strong><span style="text-decoration: underline;">l’atto di liquidazione dell’Urss si consumò di nuovo un 8 dicembre</span></strong> (dell’anno 1991) e <strong><span style="text-decoration: underline;">la bandiera rossa con falce e martello fu definitivamente ammainata dal Cremlino il 25 dicembre 1991, Natale del Signore.</span></strong></p>
<p>Di nuovo si poteva constatare l’avverarsi della prima profezia di Maria, quella contenuta nel Magnificat: “Dio abbatte i potenti dai troni e innalza gli umili”.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">ULTIME RIVELAZIONI</span></strong></p>
<p>Se poi qualcuno dubita ancora che, in quei primi anni Ottanta, sia stato scongiurato un conflitto nucleare può utilmente consultare i documenti segreti dell’archivio di stato britannico a cui è stato appena tolto l’embargo.<strong></strong></p>
<p>C’è il piano sovietico di attacco alla Gran Bretagna che prevedeva, fra le altre cose, l’assassinio della Thatcher, perché lei poteva disporre un attacco nucleare all’Urss. Era l’unico modo, osserva Franceschini, con cui Mosca poteva “sperare di vincere un confronto atomico con l’occidente”.</p>
<p>Questo (recente) passato è la lezione di Fatima. E dovrebbe farci capire che per il nostro futuro adesso non serve scrutare il calendario Maya o i tarocchi. Casomai conviene guardare a Medjugorije, che è la prosecuzione di Fatima.</p>
<p>Antonio Socci</p>
<p>Da “Libero”, 3 gennaio 2012</p>
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		<title>Uno sfregio a padre Pio</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Sep 2011 08:30:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono milioni ogni anno i pellegrini che si recano a San Giovanni Rotondo. E negli ultimi tempi si trovano davanti a sorprese che lasciano sconcertati, nel nuovo edificio di Renzo Piano dove è stato portato il corpo di san Pio. Per esempio i mosaici (che a me non piacciono) realizzati da Marko Rupnik proprio per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono milioni ogni anno i pellegrini che si recano a San Giovanni Rotondo. E negli ultimi tempi si trovano davanti a sorprese che lasciano sconcertati, nel nuovo edificio di Renzo Piano dove è stato portato il corpo di san Pio.<br />
Per esempio i mosaici (che a me non piacciono) realizzati da Marko Rupnik proprio per il sepolcro del Padre. In tutto il ciclo delle raffigurazioni c’è una testata giornalistica italiana che viene mostrata e di conseguenza viene – per così dire – pubblicizzata.<br />
Una sola: “l’Unità”. E’davvero molto sorprendente perché nel mosaico si vede padre Pio che addirittura benedice una tizia che ha in mano appunto “l’organo del Partito comunista italiano”.<br />
Il messaggio inequivocabile è quello di una benedizione alla stessa “Unità” e all’appartenenza comunista.<br />
O comunque di una sua irrilevanza agli occhi di padre Pio. La didascalia – come vedremo – fornisce proprio questa interpretazione.<br />
Bisogna tenere presente cosa era l’Unità e cosa era il Pci di Togliatti e Stalin ai tempi di padre Pio.<br />
Sulle pagine del giornale comunista ovviamente venivano magnificate quelle dittature dell’Est che martirizzavano la Chiesa. E venivano propalate le tipiche menzogne del comunismo internazionale.<br />
Quando, nel 1953, morì Stalin, uno dei più sanguinari carnefici della storia umana, l’Unità titolò così, a tutta prima pagina: “Stalin è morto. Gloria eterna all’uomo che più di tutti ha fatto per la liberazione e per il progresso dell’umanità. Onore al grande Stalin!”.<br />
L’editoriale dell’Unità era il testo del Comitato centrale del Partito comunista dell’Unione sovietica. Vi si leggeva: “Il nome immortale di Stalin vivrà per sempre nel cuore del popolo sovietico e dell’umanità amante del progresso. Evviva la grande e invincibile dottrina di Marx, Engels, Lenin e Stalin! Evviva il grande Partito Comunista dell’Unione Sovietica!”.<br />
Poi veniva riportato la servile sviolinata di Togliatti, nel 1949, per il compleanno del feroce tiranno. Padre Pio conosceva bene l’orrore e le stomachevoli menzogne del comunismo che aveva imposto l’ateismo di stato con stragi e regimi di terrore.<br />
E’ ben noto che per lui l’adesione al Pci non era un’idea politica da discutere, ma un peccato mortale da confessare davanti a Dio e di cui pentirsi e ravvedersi. Senza se e senza ma.<br />
Come ricordava quel comunista di Cerignola che andò a confessarsi dal padre, nel dopoguerra, e quando terminò l’elenco dei suoi peccati si sentì dire: “E quella tessera che tieni qui, non ti dice niente?”.<br />
Lui rispose: “Oh, Padre è per il lavoro”. “E il lavoro te l&#8217;hanno dato? Hai tradito il Signore tuo Dio e ti sei messo tra i suoi nemici”, tuonò il padre.<br />
Ancora più movimentato fu il caso di un comunista di Prato, l’esplosivo Giovanni Bardazzi che padre Pio nel 1949 cacciò via dal confessionale e che &#8211; per ripicca – andò a un’udienza di Pio XII cominciando a strillare che padre Pio l’aveva cacciato.<br />
Giovanni Bardazzi divenne poi uno dei figli più ardenti di padre Pio e non solo rinnegò la sua militanza comunista, ma andò a cantarle chiare ai suoi ex compagni e poi per anni e anni, ogni settimana, convogliò tanti di loro, un fiume di persone, a San Giovanni Rotondo.<br />
Si può dire che padre Pio sia stato il più straordinario convertitore di militanti comunisti dell’Italia del dopoguerra, perché aveva capito benissimo quello che fior di intellettuali cattolici e laici non capirono: che cioè non era una faccenda politica, ma che si trattava di essere con Gesù Cristo o contro di lui. E il comunismo era ferocemente contro Cristo. Perciò anche contro l’uomo.<br />
Fra le storie di conversione di militanti comunisti, la più sorprendente fu forse quella del medico francese Michel Boyer, un famoso eroe della Resistenza francese.<br />
Una della più commoventi fu quella di Italia Betti, la “pasionaria” dell’Emilia. Durante l’occupazione nazifascista fu membro del CLN di Bologna e la si ricorda, il giorno della liberazione, entrare a Bologna, alla testa delle truppe partigiane, con una bandiera rossa in pugno.<br />
Nel dopoguerra, alla guida di una moto, diffondeva nelle campagne il verbo del partito con grande zelo. L’incontro con padre Pio, nel 1949, capovolge la sua vita.<br />
Nel dicembre lascia Bologna per andare a vivere a San Giovanni Rotondo suscitando grande clamore tra i compagni che cercarono di dissuaderla.<br />
Considerando tutti questi episodi quell’immagine con “l’Unità” al centro risulta del tutto fuorviante.<br />
Ho dunque telefonato a un’importante personalità di San Giovanni Rotondo, che ha voce in capitolo, per capire il motivo di quel mosaico e mi sono sentito rispondere proprio questo: “ma è un’immagine che vuole ricordare le tante conversioni di comunisti avvenute tramite padre Pio, come quella di Italia Betti”.<br />
Sì, ho obiettato, ma in quel mosaico “l’Unità” non giace a terra, come segno di un passato ripudiato e di una conversione, ma sta fra le mani della persona che viene benedetta dal Padre, come una militanza mai abbandonata e legittimata.<br />
Inoltre sotto il mosaico c’è questa incredibile didascalia: “Padre Pio benedice le donne e gli uomini di cultura. Il padre spirituale sa accogliere senza pregiudizi tutti quelli che a lui si rivolgono”.<br />
Non si parla di “conversione”. Anzi, si attribuisce al Padre una “mancanza di pregiudizi” per dare ad intendere che a lui il credo marxista e la militanza comunista non facevano alcun problema.<br />
Il mio interlocutore è parso sorpreso e ha detto che quella didascalia andrà corretta. Non so se sarà corretta, ma di certo non è un incidente. Riflette tutta una mentalità che è esattamente agli antipodi di quella di padre Pio.<br />
Una mentalità per cui è proibito usare sia la parola “comunismo” che la parola “conversione”. Sostituiti da “dialogo” e “senza pregiudizi”.<br />
Lo dimostrano due mosaici lì vicino. Nel primo, a fianco di quello descritto, si vede padre Pio che in bilocazione va a trovare il cardinale Mindszenty carcerato. La didascalia recita: “San Pio porta il pane e il vino al cardinal Mindszenty prigioniero”.<br />
Prigioniero di chi? Dell’anonima sequestri? No. Il primate fu incarcerato dal regime comunista ungherese, ma ovviamente lì non c’è scritto. E ben pochi pellegrini lo ricordano.<br />
L’altro mosaico è il quadro della vita di san Francesco che vorrebbe essere il corrispettivo dell’immagine di padre Pio con la militante comunista: Francesco che durante la crociata va dal Sultano per convertirlo alla fede cristiana.<br />
Convertire non è un verbo “politically correct”. Che san Francesco e padre Pio vivessero letteralmente per salvare anime, quindi per annunciare Cristo a tutti (compresi musulmani, comunisti o massoni) e quindi per convertire tutti a Gesù Cristo, nella mentalità clericale corrente (espressa da Rupnik) sembra assolutamente un tabù. Indicibile.<br />
Infatti nel sito internet del Centro Aletti, di cui è direttore proprio il pittore Rupnik, nella riproduzione dei suoi mosaici, sopra l’immagine di Francesco dal Sultano, si legge questa considerazione: “San Francesco, da uomo libero, non agisce secondo i pregiudizi e affascina persino il sultano con la sua predicazione. E, come dice san Bonaventura, è tornato in Italia triste non perché non abbia convertito il sultano, ma perché questi lo ha persino difeso e Francesco non è potuto diventare martire”.<br />
Dove san Bonaventura lo abbia scritto non è dato sapere. In realtà nella “Legenda Maior” di Bonaventura, al capitolo IX, dove si racconta l’episodio, si legge che Francesco chiede al Sultano “con il tuo popolo di convertirti a Cristo” e di “abbandonare la legge di Maometto per la fede di Cristo”.<br />
E’ lì per questo e lo ripete al Sultano, pronto a subirne ogni conseguenza. San Francesco, come padre Pio, non era “politically correct”.<br />
E’ noto che a Maglie c’è la discussa statua di Aldo Moro con l’Unità sotto il braccio. Ma che in una chiesa, nel sepolcro di un santo, si rappresenti padre Pio che benedice la militante con l’Unità in mano è decisamente troppo.</p>
<p>Antonio Socci</p>
<p>Da “Libero”, 11 settembre 2011</p>
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		<title>Fra gli squali della speculazione e il dragone rosso</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Aug 2011 15:15:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Contrordine compagni, la storia si è voltata indietro: una inversione a u. Dal 1989-1991 si racconta questa favola: il comunismo è sparito dal mondo e trionfa la liberaldemocrazia in tutto il globo. Fine della storia, decretò un politologo americano facilone. Ebbene, venti anni dopo ci si sveglia bruscamente dal sonno: nella realtà la storia si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Contrordine compagni, la storia si è voltata indietro: una inversione a u. Dal 1989-1991 si racconta questa favola: il comunismo è sparito dal mondo e trionfa la liberaldemocrazia in tutto il globo. Fine della storia, decretò un politologo americano facilone.<span id="more-1395"></span></p>
<p>Ebbene, venti anni dopo ci si sveglia bruscamente dal sonno: nella realtà la storia si è rimessa in moto e corre all’indietro.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">I sistemi liberaldemocratici sono alla frutta (in certi casi alla grappa) e trionfa invece la superpotenza cinese: un regime comunista che si appresta a diventare la prima potenza economica mondiale</span></strong>.</p>
<p>Un Paese che col suo miliardo e 300 milioni di abitanti ha il 20 per cento della popolazione mondiale (un essere umano su cinque è cinese).</p>
<p>Una superpotenza che già oggi detiene un pacchetto enorme del debito europeo e americano ed è in condizioni di prendere per le orecchie l’inquilino della Casa Bianca prescrivendogli – come ha fatto nei giorni scorsi &#8211; le misure economiche da assumere e intimandogli pure di fare in fretta.</p>
<p>Un mese fa Obama, che si era preso la libertà di ricevere il Dalai Lama, è stato persino costretto ad accoglierlo in una sala secondaria e – se ho letto bene – a farlo poi sgattaiolare da un’uscita secondaria della Casa Bianca per non dispiacere ai “padroni” cinesi che non avevano gradito quell’incontro.</p>
<p>Così come la Cina ha fatto sentire il suo ruggito alle paurose democrazie perfino nell’assegnazione del premio Nobel per la pace al dissidente cinese Liu Xiaobo, tanto da indurre una ventina di “coraggiosi” Paesi a disertare la cerimonia per non dispiacere a Pechino.</p>
<p>Tramonto dell’Occidente e ascesa del Dragone rosso d’oriente. Questo è il titolo del film che sta scorrendo davanti ai nostri occhi.</p>
<p>Il peso politico di condizionamento del regime cinese che si dispiegherà da ora in poi (come già sta accadendo in Asia) è facile a immaginarsi.</p>
<p>Comincia un’era durissima per le democrazie. Anche perché sono minacciate in casa da un altro nemico, che poi ha favorito e alimentato la crescita del dragone: <strong><span style="text-decoration: underline;">un potere finanziario selvaggio, anonimo e privo di vere regole e vincoli, favorito da dispositivi finanziari e tecnologie informatiche devastanti, che è capace di puntare a colossali guadagni speculativi mettendo in ginocchio interi stati</span></strong>.</p>
<p>Un potere al quale nemmeno la superpotenza americana sa far fronte. Anche perché le classi dirigenti occidentali appaiono prone o impotenti davanti a tali poteri.  </p>
<p>La corsa ai guadagni speculativi illimitati – che arriva a scommettere sul fallimento di interi stati &#8211; ha messo in ginocchio le economie occidentali, anche grazie al cattivo governo o a errori di lunga durata delle classi politiche, ma soprattutto ha demolito l’autonomia e la sovranità degli stati e il primato stesso del sistema democratico.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Siamo dunque stritolati da una tenaglia costituita da un lato dai poteri forti della finanza internazionale e della tecnocrazia anonima e dall’altra da un colosso economico e demografico cinese che ha fatto propria la cultura del profitto illimitato pur mantenendo la ferrea dittatura politica del partito comunista</span></strong> (del resto il primato assoluto del fattore economico era già alla base della filosofia marxista).</p>
<p>Entrambe queste potenze manifestano un certo <strong><span style="text-decoration: underline;">disprezzo per la sovranità popolare e per le procedure delle democrazie</span></strong>: lo si è visto con clamorosa evidenza nei giorni scorsi quando, sia le divinità dei “mercati” che il Dragone rosso, hanno espresso irritazione per le “lentezze” delle decisioni dei politici.</p>
<p>E disappunto per l’incapacità delle democrazie di agire tempestivamente nel dissanguamento dei cittadini contribuenti.</p>
<p>La democrazia insomma è diventato un inutile intralcio agli interessi di lorsignori, l’ “internazionale del denaro” e la nuova internazionale rossa con gli occhi a mandorla.</p>
<p>Possiamo dormire sonni tranquilli? A me pare proprio di no.</p>
<p>Del resto – come dicevo – <strong><span style="text-decoration: underline;">il Dragone rosso è stato alimentato e cresciuto proprio dagli smisurati appetiti del “mercatismo” che ha nutrito e ha fatto ingigantire il colosso cinese con una serie incredibile di “regali” politici e commerciali, infischiandosene totalmente del problema dei diritti umani e sociali e travolgendo ciò che una volta era, per ogni Paese, l’ “interesse nazionale”</span></strong>.</p>
<p>L’ingresso di botto (senza tappe e tempi intermedi) della Cina nel WTO, nell’organizzazione del commercio mondiale, l’11 dicembre 2001, è la data simbolo di questa politica.</p>
<p>Che si è replicata mille altre volte (basti ricordare l’accettazione della sottovalutazione della moneta cinese o le clausole protettive della Cina nei trattati internazionali, come quello di Kyoto).</p>
<p>La politica cinica e miope dei governi occidentali che, credendosi furbi, hanno chiamato “realpolitik” il cinismo (“pecunia non olet”), in realtà ha scavato la fossa ai propri paesi.</p>
<p>Quante volte i Clinton e i Prodi hanno spiegato che la Cina “non è un pericolo, ma un’opportunità”. E quanti capitalisti si eccitavano alla vista di una immensa massa di manodopera a basso costo e senza protezioni sociali e senza problemi di politica ambientale (col miraggio di un mercato di un miliardo e mezzo di persone).</p>
<p>Così al regime cinese – senza costose clausole relative ai diritti sociali e umani &#8211; è stato permesso di fare una colossale concorrenza sleale alle economie del mondo democratico.</p>
<p>La supercrescita dell’economia cinese oltretutto è una delle cause del grande aumento dei prezzi delle materie prime che è fra le concause della crisi mondiale.</p>
<p>I dragoni hanno messo in ginocchio l’industria dell’Occidente, appropriandosi enormi quote di mercato e addirittura comprando i titoli del debito Usa perché i dissennati americani consumassero cinese.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Oggi non è l’Occidente che, a rimorchio degli affari, ha contagiato la Cina con la democrazia e i diritti sociali – come teorizzavano i progressisti dell’era Clinton e Prodi – ma al contrario è la Cina che porta l’occidente verso una restrizione della democrazia e delle garanzie sociali.</span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Lenin previde che i capitalisti avrebbero fornito all’Urss la corda con cui impiccarli. In effetti così hanno fatto con la Cina. Ma gli impiccati siamo noi.</span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Oggi vediamo se e quanto avevamo ragione a ostinarci a parlare di comunismo e diritti umani prendendoci per venti anni gli insulti di quei “progressisti” che – trattandoci da dementi – sdottoreggiavano che il comunismo è finito, che attardarsi a parlarne era da fissati, da paranoici, da gentaglia con secondi fini.</span></strong></p>
<p>E’ questa cultura “progressista” che ha permesso ai politici occidentali di non fare i conti con la questione della democrazia e dei diritti umani e sociali in Cina.</p>
<p><strong>Ora siamo serviti. Una dittatura comunista che per ferocia non è seconda a nessun totalitarismo del XX secolo espande la sua egemonia sul mondo e prende per le orecchie perfino il presidente americano.</strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">E’ bene sapere infatti che il regime comunista cinese è di gran lunga il più sanguinario della storia</span></strong>. Basta mettere in fila gli orrori dei suoi sessant’anni di storia. Le vittime si contano – letteralmente &#8211; a centinaia di milioni.</p>
<p>Da quelle fatte per la presa del potere (e la repressione) da parte di Mao, nel 1949, a quelle dell’invasione del Tibet (qualcosa assai simile al genocidio), dal mare di vittime del folle “Grande balzo in avanti”, fino allo scatenamento da parte di Mao della farneticante “rivoluzione culturale”, che fu un immane bagno di sangue, fino dall’imposizione della legge sul figlio unico, con l’aborto obbligatorio di massa, dagli anni Ottanta, arrivando al massacro di Piazza Tien-an-men e alle moderne repressioni col sistema dei Laogai o con le condanne a morte di massa.</p>
<p>Per non dire di una politica estera che ha appoggiato i regimi più sanguinari, da quello cambogiano di Pol Pot e coreano di Kim Il-Sung, fino all’appoggio, dato in questi anni, al feroce regime sudanese che ha permesso a Pechino di accedere al petrolio africano.</p>
<p>Ora davvero la Cina è vicina. Auguri.</p>
<p> Antonio Socci</p>
<p>Da &#8220;Libero&#8221;, 14 agosto 2011</p>
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		<title>Come agnelli portati al macello</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 08:20:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’è un volto di bambina con degli orecchini e un piccolo crocifisso al collo. La fanciulla guarda qualcuno fuori campo, con espressione seria e interrogativa. Sopra la foto si legge: “Perché mi perseguiti?”. Il sottotitolo recita: “Libertà religiosa negata. Luoghi e oppressori, testimoni e vittime”. E’ l’eloquente copertina dell’annuale (e sempre drammatico) rapporto – per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C’è un volto di bambina con degli orecchini e un piccolo crocifisso al collo. La fanciulla guarda qualcuno fuori campo, con espressione seria e interrogativa.</p>
<p>Sopra la foto si legge: “Perché mi perseguiti?”. Il sottotitolo recita: “Libertà religiosa negata. Luoghi e oppressori, testimoni e vittime”.<span id="more-1391"></span></p>
<p>E’ l’eloquente copertina dell’annuale (e sempre drammatico) rapporto – per il 2010 &#8211; dell’associazione “Aiuto alla Chiesa che soffre”. Quest’anno è stato pubblicato in collaborazione con le edizioni Lindau.</p>
<p>E’ un’agghiacciante finestra spalancata su uno scenario pressoché sconosciuto e certamente ignorato dall’opinione pubblica e dai mass media. Ma è questo il mondo in cui viviamo.</p>
<p>Basti dire che il “Pew Forum on Religion e Public Life” di Washington, che ha analizzato la situazione di 198 Paesi, è arrivato alla conclusione che, sul pianeta, oggi, sono circa 5 miliardi gli esseri umani che vedono repressa, negata o limitata la loro libertà di coscienza e di religione.</p>
<p>Si tratta quindi del 70 per cento della popolazione mondiale (oggi quantificata in 6,8 miliardi di persone).</p>
<p>La libertà religiosa, riguardando la coscienza personale, è la più delicata delle libertà e, fatalmente, quando è negata quella sono compromesse anche tutte le altre.</p>
<p>Non a caso Gandhi affermava: “Potete strapparmi gli occhi e non mi ucciderete. Ma se distruggete la mia fede in Dio, io sono morto”.</p>
<p>Si parla ovviamente della libertà di credere come della libertà di non credere. Implicano sempre la coscienza.</p>
<p>Va detto che, purtroppo, talora sono delle religioni che perseguitano altri gruppi religiosi.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Non tutte però sono uguali. Ad esempio la Chiesa Cattolica non perseguita, né reprime alcuna altra religione e anzi si batte per la libertà di tutti, compresa quella dei propri persecutori. E’ contro le persecuzioni e l’oppressione di chiunque.  </span></strong></p>
<p>Eppure va rilevato che <strong><span style="text-decoration: underline;">il cristianesimo è anche la religione più perseguitata del pianeta: a tutte le latitudini, sotto i più diversi regimi </span></strong>(il rapporto cita, in questo caso, come fonte Amnesty International).</p>
<p>Secondo la Commissione delle Conferenze episcopali della Comunità europea <strong><span style="text-decoration: underline;">“il 75 per cento delle morti collegate a crimini a sfondo religioso riguarda i cristiani”</span></strong>.</p>
<p>Ma qual è la geografia della repressione della libertà religiosa?</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Anzitutto, anche se spesso lo dimentichiamo, grava ancora sul mondo il retaggio del XX secolo, il secolo delle ideologie, perché circa un miliardo e mezzo di persone vivono sotto regimi comunisti.</span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">E siccome certi intellettuali faziosi e superficiali amano ripetere che è la religione a produrre intolleranza, va sottolineato che nessuno nella storia ha mai fatto l’oceano di vittime e di perseguitati delle ideologie atee del Novecento.</span></strong></p>
<p>Oggi il caso di maggiore importanza è la Cina, il paese più popoloso del mondo, con un miliardo e 300 milioni di abitanti, ormai avviato a diventare la prima potenza economica mondiale e una grande potenza politica e militare globale.</p>
<p>Lì, in quel regime che resta comunista “il diritto alla libertà religiosa non è concesso”. Ma la repressione e le persecuzioni sono particolarmente scatenate contro i cristiani e in particolare contro i cattolici in comunione con il papa.</p>
<p>“Numerosi sono i cristiani arrestati, condotti nei ‘centri di rieducazione’, torturati e condannati a morte”, si legge nel rapporto. E “si tratta indistintamente di sacerdoti, vescovi e fedeli laici”.</p>
<p>Situazione ancora peggiore è quella della Corea del Nord, il mostruoso regime comunista imposto da Kim Il-sung.</p>
<p>In questo colossale lager a cielo aperto, dove lo Stato proclama ufficialmente l’ateismo obbligatorio, i cattolici erano numerosi: nella capitale Pyongyang – prima dell’avvento del comunismo – erano il 30 per cento della popolazione.</p>
<p>Con il comunismo sono spariti tutti, vescovi compresi, ingoiati dalla buia voragine dei lager. Le poche notizie che arrivano da là sono agghiaccianti.</p>
<p>Nel 2009, per esempio, emerse dall’oscurità il nome di una giovane cristiana, la trentatreenne Ri Hyon-ok, che il 16 giugno era stata condannata a morte e giustiziata “per aver messo in circolazione delle Bibbie”.</p>
<p>Un problema di repressione e persecuzione c’è anche nella Cuba di Fidel Castro dove i cristiani sarebbero l’80 per cento della popolazione, ma lo Stato è ufficialmente ateo.</p>
<p>I casi di sofferenza dei cattolici sono tanti. Per quanto riguarda gli ultimi mesi si cercano ancora gli assassini di don Mariano Arroyo Merino che il 13 luglio 2009, all’età di 74 anni, fu ritrovato morto: lo hanno ammanettato, imbavagliato, accoltellato e poi bruciato.  </p>
<p>C’è inoltre la situazione dei cristiani in India dove – su pressione dei nazionalisti indù – i diversi stati “oltre ad approvare le leggi ‘anticonversione’, perseguitano ogni manifestazione pubblica e sociale delle altre religioni”.</p>
<p>Nello stato di Orissa nel 2007 e nel 2008 si è scatenata una “caccia al cristiano” che ha fatto 90 morti ufficiali (perlopiù cristiani) e ha costretto 50 mila persone a fuggire dai propri villaggi.</p>
<p>Sono state distrutte centinaia di case di cristiani e tantissime chiese, nell’indifferenza delle forze dell’ordine (con gli aiuti ricevuti dall’estero i cristiani hanno ricostruito non solo le proprie case, ma anche quelle degli indù).</p>
<p>C’è poi il continente musulmano che è per i cristiani un vero e proprio calvario.</p>
<p>Il Paese che sta diventando l’inferno peggiore per loro è il Pakistan dove – specie per la famigerata legge sulla blasfemia e le varie fatwa lanciate dai tribunali islamici – l’attacco alle minoranze religiose, in particolare ai cristiani, è in drammatica intensificazione (ma gli stessi musulmani sono spesso vittime dei fondamentalisti).</p>
<p>La casistica riferita nel rapporto è terrificante. La storia di Asia Bibi, che è la più conosciuta, è solo una delle tante (e così pure l’uccisione di Shahbaz Bhatti).</p>
<p>La situazione più penosa è quella delle giovani ragazze cristiane che si trovano spesso a subire ogni forma di abuso e di violenza, fino alla morte, nell’indifferenza delle autorità.  </p>
<p>E’ tristemente inutile passare in rassegna gli altri paesi islamici se si considera che in Egitto, che dovrebbe essere il paese islamico più evoluto e il più “occidentale”, quello che ha la più grande (il 12 per cento della popolazione) e la più antica comunità cristiana (radicata lì molto prima dell’arrivo dell’Islam), ebbene in Egitto, il 20 gennaio – si legge nel rapporto &#8211; “il patriarca (cristiano copto) Shenouda III dichiarava che sarebbe auspicabile un giudizio equo sui 1800 assassinii di cristiani e sugli oltre 200 atti di vandalismo perpetrati contro i loro beni, mai giudicati e ancor meno puniti”.</p>
<p>E’ inutile aggiungere altro. Ma qualche flash sulla nostra libera Europa è necessario. Già diversi libri hanno denunciato la deriva anticristiana di certe istituzioni europee, con episodi stupefacenti. Ma consideriamo qui alcuni casi recenti dei due paesi che si propongono come maestri di diritti umani.</p>
<p>“In Francia, nelle scuole” c’informa il rapporto “una legge proibisce il velo alle ragazze musulmane, ai cristiani vieta di portare una croce troppo visibile e ai sikh di portare il turbante”.</p>
<p>Se il velo portato davanti al volto (che non è un simbolo religioso) poneva un problema di ordine pubblico e di dignità delle donne, si vorrebbe sapere cosa c’entra il crocifisso.</p>
<p>In Gran Bretagna poi “una sentenza ha consentito che un’azienda imponesse ai propri dipendenti cristiani di nascondere i simboli della fede sul luogo di lavoro, lasciando però liberi gli appartenenti ad altre religioni di mostrare i loro simboli”.</p>
<p>Aggiungo un episodio emblematico. In questo paese, dove la regina è capo della Chiesa d’Inghilterra (con buona pace dei nostri intellettuali che ritengono il protestantesimo più laico del cattolicesimo), il cancelliere Tony Blair ha dovuto aspettare di perdere la carica prima di formalizzare la sua conversione al cattolicesimo. Non è incredibile?</p>
<p>Antonio Socci</p>
<p>Da “Libero”, 24 luglio 2011</p>
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		<title>SUDAN, GLORIA DI UNA CHIESA CROCIFISSA E MISERIE DELL&#8217;IDEOLOGIA</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jul 2011 06:49:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da oggi il sud del Sudan è finalmente uno stato libero e indipendente (se non verrà strozzato nella culla). Lì è stato perpetrato l’ultimo genocidio del Novecento, ma un genocidio ignorato dai media e dal “partito umanitario” nostrano. Forse perché le vittime non erano “politically correct”, trattandosi di neri cristiani e animisti. Autore di quell’orrore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da oggi il sud del Sudan è finalmente uno stato libero e indipendente (se non verrà strozzato nella culla).</p>
<p>Lì è stato perpetrato <strong><span style="text-decoration: underline;">l’ultimo genocidio del Novecento, ma un genocidio ignorato dai media e dal “partito umanitario” nostrano. Forse perché le vittime non erano “politically correct”, trattandosi di neri cristiani e animisti.<span id="more-1386"></span></span></strong></p>
<p>Autore di quell’orrore è stato il regime arabo- musulmano del nord che ospitò negli anni novanta anche Osama bin Laden  e che, da qualche anno, è in combutta con la Cina comunista interessata al petrolio sudanese.</p>
<p>I media si sono occupati del Sudan solo di recente, quando è scoppiata l’emergenza Darfur, che derivava da un conflitto non religioso (erano tutti musulmani).</p>
<p>Invece per la Jihad – la guerra santa islamica &#8211; che per decenni ha sterminato il Sud cristiano e animista non hanno avuto tempo.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Eppure le cifre sono terrificanti: due milioni di vittime, tre milioni di profughi, migliaia di donne e bambini catturati e venduti come schiavi nel Nord islamico del Paese.  </span></strong></p>
<p>Il regime di Karthoum ha fatto del Sudan – che sarebbe ricchissimo di petrolio e altre risorse – uno dei paesi più poveri della terra (è al 150° posto su 182), un paese dove si vive ancora in capanne di fango, seminudi e si muore come mosche per fame e malaria. Per questo molti fuggono, cercando di arrivare all’Italia e in Europa.</p>
<p>Siccome scrivo e parlo del genocidio sudanese da quindici anni, su giornali e in tv (prendendomi anche qualche insulto), permettetemi di togliermi un po’ di sassolini dalle scarpe.</p>
<p>Perché il “caso Sudan” è un’occasione preziosa per riflettere sulla famosa coscienza “umanitaria” a intermittenza che caratterizza questa sinistra che ci è toccata in sorte e i nostri media che in gran parte vengono culturalmente da lì.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Piazze urlanti</span></strong></p>
<p>C’era una volta il Vietnam. Ricordate? E’ stato il mito fondativo della sinistra sessantottina la quale poi ha riempito giornali e tv continuando l’intossicazione ideologica con altre armi.</p>
<p>Quella del Vietnam è stata la madre di tutte le cause umanitarie della sinistra e conteneva tutte le sue contraddizioni e le sue ipocrisie.</p>
<p>Per anni manifestazioni, cortei, assemblee, articolesse, indignazione a senso unico.</p>
<p>Uno dei famosi inviati, Giorgio Bocca, anni dopo, confessò: “feci dei servizi che piacquero alla sinistra italiana: in parte perché raccontavo la verità sulla formidabile guerriglia vietnamita, in parte perché mi autocensuravo”.</p>
<p>Poi spiega: “la mitizzazione della rivolta vietnamita e la demonizzazione degli americani erano giunte a un tale livello che non era possibile raccontare una verità che avesse però il marchio di informazione Usa”.</p>
<p>Non c’era posto per la verità. E questa era la stampa libera e indipendente.</p>
<p>Finalmente i comunisti del Nord conquistarono il Sud Vietnam e iniziarono dittatura e massacri: di colpo nessuno degli indignati più si curò del Vietnam e di quello che stava capitando ai vietnamiti “liberati” dai comunisti di Ho Chi Min.</p>
<p>Migliaia di quei poveri vietnamiti – a cui avevamo imposto di subire la conquista comunista – fuggirono dal “paradiso marxista” su barche di fortuna. Molti annegarono, altri furono divorati dagli squali. Alcuni furono soccorsi. E cosa dicevano i compagni italiani di quei “boat people”?</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Rossi di vergogna</span></strong></p>
<p>Posso testimoniarlo in prima persona. A quel tempo frequentavo il liceo a Siena.</p>
<p>Collaboravo con la Caritas per organizzare l’ospitalità in Italia per quei profughi che riuscirono ad arrivare vivi e ricordo bene che distribuendo i volantini in piazza a Siena ci prendevamo gli insulti dei compagni che chiamavano quei profughi “fascisti e reazionari”.</p>
<p>Essendo in fuga dal comunismo, agli occhi loro quei profughi non erano da considerare come oggi consideriamo quelli che arrivano con i barconi a Lampedusa.</p>
<p>Questa era la coscienza umanitaria della sinistra. Che in questi mesi, peraltro, vede i profughi e ne reclama l’accoglienza, ma non vede le cause della loro fuga: per esempio quell’orrida guerra contro la Libia tanto voluta dal compagno-presidente Napolitano.</p>
<p>Anche in questo caso la coscienza umanitaria e pacifista dei compagni è andata in vacanza (bombardiamo pure Tripoli, il pacifismo pensa all’abbronzatura).</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Errori e orrori</span></strong></p>
<p>Torno al Vietnam. L’altro mito gemello del ‘68 fu la Cambogia. Anche quella doveva essere “liberata” dall’okkupazione americana. “I Khmer rossi ci sembravano l’unica via d’uscita dall’incubo della guerra”, scriverà anni dopo Tiziano Terzani in un famoso articolo su “Repubblica” intitolato “Pol Pot, tu non mi piaci più”.</p>
<p>Questo articolo di revisione uscì nel 1985 e ormai già si sapeva tutto del genocidio di due milioni di cambogiani innocenti perpetrato dai Khmer rossi.</p>
<p>Quello che il “grande inviato” avrebbe dovuto fare e non fece era raccontare prima, quando era sul posto, mentre accadevano i fatti, la mostruosità sanguinaria dei guerriglieri comunisti.</p>
<p>Ma sebbene abbia visto, non credette a quei “massacri comunisti”. Sospettò che fossero manipolazioni della Cia. E oggi viene celebrato dal pensiero conformista come un grande giornalista testimone delle atrocità del Novecento.</p>
<p>Chi invece, come il missionario padre Gheddo, denunciò le stragi comuniste in Indocina mentre accadevano, negli anni Settanta, si prese del “reazionario” e “finanziato dalla Cia”. “Nessuno mi credette”, ricorda. E nessuno poi gli ha riconosciuto il coraggio della verità, né ha chiesto scusa.</p>
<p>Nei decenni successivi la “sinistra umanitaria” ha continuato ad alimentare le sue mitologie, sebbene più in sordina. Ma sempre con un’accurata selezione ideologica.</p>
<p>Contro l’invasione sovietica dell’Afghanistan dei primi anni Ottanta – per esempio – non fiatarono (a quel tempo scendevano in piazza per protestare contro gli euromissili americani, risposta a quelli sovietici).</p>
<p>Ma contro la guerra di Bush all’Afghanistan dei talebani e di Bin Laden hanno scatenato il finimondo (ovviamente senza mai chiedere il parere delle donne afghane).<br />
Contro la Cina che massacrava gli studenti  in piazza Tien an men nessuna manifestazione, né indignazione di massa. Così pure sull’oppressione del Tibet. Silenzio anche sui lager cinesi tuttora funzionanti.</p>
<p>Invece è divampata la polemica su Guantanamo e, da anni, la protesta contro Israele che sarebbe reo di opprimere i palestinesi.</p>
<p>Gli “umanitari” indignati infine hanno protestato per anni contro gli Stati Uniti rei di aver posto l’embargo a Cuba (ovviamente senza denunciare la schifosa dittatura comunista di Fidel Castro).</p>
<p>Perciò, con tutte queste “cause umanitarie” che permettevano loro di sentirsi buoni e puri, denunciando come oppressori Stati Uniti e Israele, gli umanitari progressisti di casa nostra non ebbero tempo di accorgersi del genocidio sudanese, cioè della “più lunga guerra del ‘900” (dal 1956 al 2005) nel paese più grande dell’Africa.</p>
<p>Erano tutti distratti e così in Italia nessuno sa qualcosa di quel genocidio che è stato definito dall’africanista Giampaolo Calchi Novati <strong><span style="text-decoration: underline;">“la più dura operazione di islamizzazione forzata del ‘900”</span></strong>.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Solo la voce della Chiesa</span></strong></p>
<p>L’unica voce, inerme e martire, come al solito, è stata quella della Chiesa,<strong><span style="text-decoration: underline;"> una “Chiesa crocifissa”, come l’ha definita Giovanni Paolo II</span></strong>.</p>
<p>Una Chiesa che ha il volto del grande vescovo missionario monsignor Mazzolari, che “comprende in sé una capacità di denuncia del male unita a un’indomita fantasia di bene che ha costruito scuole, ospedali, missioni, chiese, dispensari, vite future di ragazzi un tempo schiavi e poi laureatisi a Oxford”, come scrive <strong><span style="text-decoration: underline;">Lorenzo Fazzini nel bel libro “Un Vangelo per l’Africa”, dedicato a Mazzolari e al Sudan</span></strong>.</p>
<p>Il cristianesimo è arrivato nei regni nubiani addirittura nel VI secolo. Poi ha portato libertà e dignità umana in Sudan, nell’Ottocento, con un grande santo, padre Comboni.  </p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Oggi la Chiesa accompagna questo popolo alla libertà e all’indipendenza. Il cristianesimo si conferma come culla di umanità e come l’unica vera forza liberazione dei popoli. Mentre i nostri intellettuali gli riservano (oggi come ieri) parole sprezzanti… </span></strong></p>
<p>Antonio Socci</p>
<p>Da “Libero”, 10 luglio 2011</p>
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		<title>Un uomo</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Jan 2011 10:40:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per noi cristiani non sono gli ecclesiastici a fare i santi, ma è Dio (la Chiesa semplicemente li riconosce e invita a farsi loro amici). I santi sono anzitutto uomini veri, la cui persona è resa affascinante, autentica, meravigliosa dall’amicizia con Gesù. La loro vita però è un messaggio accorato di Dio a una certa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per noi cristiani non sono gli ecclesiastici a fare i santi, ma è Dio (la Chiesa semplicemente li riconosce e invita a farsi loro amici). I santi sono anzitutto uomini veri, la cui persona è resa affascinante, autentica, meravigliosa dall’amicizia con Gesù.<span id="more-1298"></span></p>
<p>La loro vita però è un messaggio accorato di Dio a una certa generazione, a un’epoca e poi – più ampiamente – anche a tutte le altre.</p>
<p>Allora la beatificazione di Karol Wojtyla impone anzitutto questa domanda: cosa ha voluto dire Dio all’umanità del XX e del XXI secolo mandando un uomo così?</p>
<p>Perché quest’uomo è stato addirittura prefigurato e accompagnato da tanti segni anche soprannaturali ed è stato posto davanti al mondo intero con la sua elezione come Vicario di Cristo e con uno dei pontificati più lunghi della storia?</p>
<p>Secondo me il Cielo ha voluto dirci anzitutto due cose decisive.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Primo messaggio</span></strong></p>
<p>Per capire la prima bisogna tornare a quel 16 ottobre 1978. Il pontificato di Paolo VI – apertosi con le luminose speranze del Concilio – si era concluso, come lui stesso dichiarò amaramente, sotto neri nuvoloni.</p>
<p>La tempesta che aveva colpito la Chiesa era gravissima. Il post-concilio e il Sessantotto furono dirompenti.</p>
<p>Circa 70 mila sacerdoti lasciarono l’abito, la pratica religiosa crollò verticalmente, l’anarchia e la contestazione nel mondo ecclesiastico sostituirono l’obbedienza, i cattolici – come disse Ratzinger – si trovarono portati qua e là da ogni vento di ideologia.</p>
<p>La solitudine dell’anziano papa Montini fu resa ancor più drammatica dall’esplosione della violenza politica e del terrorismo in Italia, un paese dilaniato dai conflitti.</p>
<p>La sensazione generale era che la Chiesa e il papato fossero ormai allo stremo e che il cattolicesimo fosse diventato residuale, una cosa per vecchiette e per bambini.</p>
<p>La sera del 16 ottobre 1978 quando quell’uomo giovane e vigoroso si affacciò col suo sorriso alla terrazza di San Pietro, infrangendo subito tutti i cerimoniali, con la libertà e la serena forza di chi è stato destinato fin dalla nascita a una missione grandiosa, tutti, perfino i più lontani dalla Chiesa, capirono che era accaduto qualcosa di inaudito.</p>
<p>Tutti rimasero a bocca aperta davanti al Papa venuto dall’Est, intuendo che era l’alba sorprendente di un giorno nuovo e che sarebbero accadute cose inimmaginabili. Dio stava “parlando”.</p>
<p>E papa Karol ci ha incantati subito. Ha catturato i cuori soprattutto della mia generazione e di tutte le nuove generazioni che si sarebbero affacciate sulla scena da allora in avanti: finalmente un uomo vero!</p>
<p>Di tutti i personaggi costruiti dai media, o comunque dal potere, chi poteva reggere il confronto? Assolutamente nessuno. E infatti per ventisette anni si sono visti, sulle tv del mondo intero, tutti i potenti dei più diversi stati e regimi che davanti a lui apparivano impacciati e insicuri come scolaretti.</p>
<p>Tutti ne subivano il fascino, tutti (a cominciare da Gorbacev che pare abbia addirittura pianto) si sentivano in soggezione nonostante il calore umano e la cordialità di quell’uomo.</p>
<p>Milioni di giovani sono corsi a incontrarlo ai quattro angoli del pianeta, incantati da un uomo che sentivano finalmente come padre vero, che comprendeva il loro desiderio di felicità, che svelava loro il senso della vita e che lo testimoniava con eroismo, con umanità e con gioia. Incantati dalle sue parole e soprattutto dalla sua persona, dalla sua libertà.</p>
<p>Era totalmente diverso dal cliché clericale, secondo cui i cristiani sono ometti impauriti dalla vita.</p>
<p>Era il papa che a vent’anni era stato operaio, poeta, attore di teatro, “combattente” nella tragedia della sua terra invasa da nazisti e comunisti e devastata; il Papa che poi era stato seminarista clandestino, giovane prete che amava andare in montagna con i suoi studenti e amava sciare e nuotare, il papa che era stato un intrepido vescovo quarantenne che si era opposto agli abusi della tirannia comunista a Cracovia e che poi ha partecipato al Concilio e poi è stato il ciclone che ha abbattuto il moloch planetario del comunismo, con la forza inerme della sua testimonianza, il papa che ha sfiorato più volte il martirio.</p>
<p>Ebbene quest’uomo dalla vita leggendaria, che ha percorso tutti i continenti, era la prova vivente che l’amicizia di Gesù rende più uomini e non meno uomini. Rende più autentici, più liberi, più umani, più ragionevoli, più felici.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Secondo messaggio</span></strong></p>
<p>La seconda cosa che il Cielo ci ha detto mi pare la seguente: quest’uomo è il santo della Chiesa del silenzio, della Chiesa dei martiri, del secolo in cui si è perpetrato il più grande macello di cristiani in duemila anni di storia.</p>
<p>Egli appare anzitutto come il sigillo di Dio sull’età del comunismo. Sul secolo che ha visto consumarsi l’esperimento criminal-politico più vasto, duraturo e sanguinario della storia per l’eliminazione di Dio e della Chiesa dal mondo.</p>
<p>Giovanni Paolo II che sale agli onori degli altari dimostra che si realizza la profezia della più grande profetessa di tutti i tempi, Maria di Nazaret, quando proclamò: “Dio abbatte i potenti dai troni e innalza gli umili”.</p>
<p>Con la glorificazione di quest’uomo, che ha conosciuto sulla sua pelle il totalitarismo nazista e quello comunista e che ha rischiato il martirio per mano degli uni e degli altri, la Chiesa – in qualche modo – glorifica milioni e milioni di martiri del nostro secolo che sono stati massacrati nei Gulag, nei lager e in mille altri modi e il cui nome è scritto nei cieli, ma resta ignoto sulla terra.</p>
<p>Soprattutto quei martiri del comunismo che la Chiesa stessa – prima di Wojtyla – si vergognava di nominare, di celebrare e di indicare alla venerazione del popolo, per soggezione verso la prepotenza ideologica del comunismo mondiale.</p>
<p>La stessa soggezione che indusse qualche sventato ecclesiastico a evitare, al Concilio, con metodi scorretti, la condanna del comunismo, richiesta dai vescovi dell’Est europeo.</p>
<p>E’ evidente infatti che il comunismo per la Chiesa è stato una tragedia di natura teologica, come hanno dimostrato fior di pensatori, a cominciare da Augusto Del Noce. Del resto tutti i pontefici ne hanno denunciato la natura satanica e soprattutto lo ha fatto la Madonna a Fatima.</p>
<p>Il suo pontificato stesso, trascorso sotto il segno di Maria, è stato il capolavoro della Madonna che lo ha accompagnato da Medjugorije con le più lunghe apparizioni pubbliche di tutti i tempi.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Gratitudine</span></strong></p>
<p>Giovanni Paolo II è stato infatti il Papa che ha re-insegnato alla cristianità la grandezza, la bellezza e la potenza della Madonna.</p>
<p>E questo è stato decisivo per la Polonia (che si riprese la sua libertà, ai cantieri di Danzica, inalberando l’icona della Madonna di Chestokowa) e grazie alla Polonia per tutto l’Est europeo e per il mondo.</p>
<p>Dunque bisogna prendere esempio da Giovanni Paolo il Grande, dal suo coraggio che gli faceva gridare a nome delle vittime davanti a tutti i tiranni.</p>
<p>E bisogna affermare a chiare note – senza timidezze – che oggi viene beatificato il Papa che &#8211; dopo aver denunciato la natura satanica del comunismo – con la forza della fede lo ha abbattuto.</p>
<p>Anche per questo è un santo a cui tutta l’umanità deve essere grata. Perché – come ho dimostrato, carte alla mano, nel mio libro (in queste poche righe sarebbe impossibile) – abbattendo il comunismo, per una via miracolosamente pacifica, egli ha probabilmente scongiurato una nuova (e stavolta fatale) guerra mondiale.</p>
<p>Attraverso di lui la Madonna ha salvato l’umanità da una autodistruzione che sarebbe stata definitiva.</p>
<p> </p>
<p>Antonio Socci</p>
<p> </p>
<p>Da “Libero”, 15 gennaio 2011</p>
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		<title>Mio padre minatore e Napolitano</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 10:42:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category>
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		<description><![CDATA[Napolitano come autorità morale della nazione? Non mi piace l’idea che viene prospettata sempre più spesso da giornali e sondaggi e vagheggiata implicitamente pure dal cardinal Bagnasco, a proposito della vicenda di Melfi.     Napolitano è un funzionario dello Stato, il primo in quanto presidente della Repubblica. Mi auguro che faccia quel rispettabile mestiere in modo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Napolitano come autorità morale della nazione? Non mi piace l’idea che viene prospettata sempre più spesso da giornali e sondaggi e vagheggiata implicitamente pure dal cardinal Bagnasco, a proposito della vicenda di Melfi.    <span id="more-1254"></span></p>
<p>Napolitano è un funzionario dello Stato, il primo in quanto presidente della Repubblica. Mi auguro che faccia quel rispettabile mestiere in modo super partes, come un notaio, non come lo sta facendo adesso, vistosamente impegnato a tessere delle sue politiche (per esempio verso la Lega) con modi ovattati e furbi che ricordano la sua precedente vita nel Pci di Togliatti.</p>
<p>Riconosco che certe volte si è mostrato super partes e non mi pare che sia, dal punto di vista caratteriale, livoroso e ampolloso come il pessimo predecessore Scalfaro. A differenza di costui, Napolitano, essendo ateo, non si ritiene il padreterno. E’ già qualcosa.</p>
<p>Ma quanto a “padri della patria” e autorità morali, se permettete, guardo altrove. A Napolitano personalmente preferisco il suo opposto speculare: mio padre, Silvano, che ha passato tutta la vita a “combattere i Napolitano”.</p>
<p>I due hanno fatto una vita antitetica. Sono nati entrambi nel 1925. Napolitano in una famiglia benestante che lo ha fatto studiare, mio padre in una famiglia di minatori, che a nove anni gli ha fatto lasciare le elementari e lo ha mandato a guadagnarsi il pane.</p>
<p>Nel 1938-39, a 14 anni, Napolitano fu iscritto al liceo classico Umberto I di Napoli e mio padre alle miniere di carbone di Castellina in Chianti.</p>
<p>Nel 1942 Napolitano entrava all’università, facoltà di Giurisprudenza, e mio padre, desideroso di studiare, usava il poco tempo fuori della miniera leggendo  i libri datigli dal parroco del paese.</p>
<p>In questi anni di guerra Napolitano si iscrive al Guf, il Gruppo universitario fascista, collaborando col settimanale “IX Maggio”. Mentre mio padre approfondisce la sua fede cattolica e comincia a detestare la barbarie della guerra, l’ingiustizia che vede attorno a sé e le dittature.</p>
<p>Nel 1945 Napolitano aderisce al Partito Comunista italiano e mio padre prende contatto con la Democrazia cristiana. Nel 1947 Napolitano si laurea e partecipa alle epiche elezioni del 1948, a Napoli, come dirigente del Pci di cui Togliatti è il “commissario” e Stalin il padrone indiscusso.</p>
<p>Mio padre vive quelle elezioni – decisive per il futuro e la libertà dell’Italia &#8211; facendo campagna elettorale per la Dc nella terra più rossa d’Italia, prendendosi insulti e minacce (che per fortuna rimangono tali dal momento che a vincere è la Dc).</p>
<p>Nel 1953 Napolitano viene eletto deputato del Pci e come tutti i dirigenti comunisti che non hanno mai lavorato un giorno in una fabbrica, in un campo o in una miniera pretende di rappresentare i lavoratori italiani e di parlare a nome loro.</p>
<p>Nello stesso anno mio padre, che lavoratore lo era, in un incidente di miniera subisce l’amputazione di una mano e rischia di morire dissanguato (salvato solo dal gelo della notte invernale che ghiacciò il sangue e lo fermò).</p>
<p>In quel 1953 morì Stalin. Il più sanguinario e longevo dei tiranni aveva soggiogato con i carri armati metà Europa e minacciava pure l’Italia, ma il Pci lo faceva venerare alle masse come il più grande benefattore dell’umanità.</p>
<p>Il giorno dopo la sua morte, infatti, il 6 marzo 1953, “l’Unità” uscì con questa monumentale prima pagina: “Stalin è morto. Gloria eterna all’uomo che più di tutti ha fatto per la liberazione e per il progresso dell’umanità”.</p>
<p>Seguivano pagine e pagine di encomi adoranti. Mio padre che già nel 1950 era riuscito a procurarsi una copia di “Buio a mezzogiorno” di Arthur Koestler, cercava di spiegare la verità su questo bestiale tiranno a tanti suoi compagni di lavoro, imbrogliati dalla propaganda del Pci, partito complice di Stalin e propalatore in Occidente dalle sue stomachevoli menzogne.</p>
<p>Fior di intellettuali e politici che in quei decenni avevano tutti i mezzi per riconoscere cos’era il comunismo e denunciarne gli abomini  (anche perché si recavano in Urss) si rifiutarono di farlo, continuando a prendersi gioco di milioni di lavoratori, a farsi beffe della loro povertà, dei loro sogni, nutrendoli di odio e di un’ideologia violenta che rubava loro perfino l’anima: la fede in Dio.<strong></strong></p>
<p>Nel 1956 i carri armati sovietici schiacciarono nel sangue il moto di libertà dell’Ungheria. Il Pci e l’Unità applaudirono i cingolati del tiranno e condannarono gli operai che chiedevano pane e libertà come “controrivoluzionari”, “teppisti” e “spregevoli provocatori”.</p>
<p>Napolitano – che era appena diventato membro del Comitato centrale del Pci per volere di Togliatti – mentre i cannoni sovietici sparavano fece questa solenne e memorabile dichiarazione: “L&#8217;intervento sovietico ha non solo contribuito a impedire che l&#8217;Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione, ma alla pace nel mondo”.</p>
<p>Passano gli anni e Napolitano diventa uno dei leader più importanti del Pci, mentre l’Urss delle mummie di Breznev continua a soffocare la libertà dovunque, dalla Polonia alla Cecoslovacchia, dal Sud est asiatico all’Africa, all’Afghanistan.</p>
<p>Mio padre, che alla mia nascita era disoccupato per la chiusura delle miniere ed era passato a fare un altro lavoro operaio, dedicherà molte energie alla militanza politica (nella Dc contro il Pci), alla militanza sindacale e alle opere di solidarietà cattoliche, ma anche alla letteratura e alla pittura.</p>
<p>Da lui, negli anni Settanta, a 14 anni, ho imparato i fondamentali della politica. E quello che fa un uomo degno di questo nome. Scoppia il caso Solzenicyn e leggo un suo pamphlet “Vivere senza menzogna” e poi “Arcipelago Gulag”. Mio padre me lo indica come un uomo vero.</p>
<p>Al liceo che frequento, pieno di figli di papà di estrema sinistra, lo chiamano invece “fascista”. Per il Pci è un reazionario.  Napolitano sull’Unità definisce “aberranti” i giudizi politici del dissidente russo e spiega che esiliarlo era la “soluzione migliore”.</p>
<p>Di errore in errore il Pci di Napolitano continua a professarsi comunista fino a farsi crollare il Muro di Berlino in testa nel 1989. In un Paese normale quando quell’orrore  è sprofondato nella vergogna e il Pci ha dovuto frettolosamente cambiar nome e casacca, tutta la vecchia classe dirigente che aveva condiviso con Togliatti e Longo la complicità con Stalin e l’Urss, avrebbe dovuto scegliere la via dei giardinetti e della pensione. Anche per l’età ormai avanzata.</p>
<p>In Italia accade il contrario. Avendo sbagliato tutto, per tutta la sua vita politica, Napolitano diventa Presidente della Camera nel 1992, ministro dell’Interno con Prodi, senatore a vita nel 2005 grazie a Ciampi e nel 2006 addirittura Presidente della Repubblica italiana.</p>
<p>Mio padre muore nel 2007, in una casa modesta, a causa della miniera che gli ha riempito i polmoni di polvere di carbone che, a distanza di decenni, lo porta a non poter più respirare.</p>
<p>Mio padre fa parte di quegli uomini a cui si deve la nostra libertà e il nostro benessere, ma la loro morte – come scriveva Eliot – non viene segnalata dai giornali.</p>
<p>Gli onori invece vanno a coloro che vengono da quel comunismo che per anni ha minacciato la nostra libertà. Sono questo tipo di uomini a essere considerati autorità morali e padri della nazione.</p>
<p>L’Italia ha avuto il più forte e pericoloso Pc d’Occidente, che è stato una delle grandi sciagure della nostra storia. Ma ancora oggi sembra non si possa dire.</p>
<p>Napolitano è il primo Capo dello Stato proveniente dal Pci. E l’Italia è l’unico Paese dell’Occidente ad aver fatto una scelta simile. Del resto assai contrastata. Infatti fu eletto da metà parlamento, che rappresentava una minoranza degli italiani.</p>
<p>All’inizio sembrò tenerlo presente e guadagnò consenso tenendosi super partes. Oggi assai meno. Il protagonismo politico di Napolitano si fa sempre più evidente. E arrivano anche sermoni moraleggianti e richiami da padre della Patria.</p>
<p>Vorrei dirgli: no grazie, ce li risparmi. Abbiamo altri padri.</p>
<p> </p>
<p>Antonio Socci</p>
<p> da &#8220;Libero&#8221; 4 settembre 2010</p>
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		<title>Quei muri appesi ai Crocefissi…</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 21:41:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gesù è stato giudicato – duemila anni fa &#8211; dalle varie magistrature del suo tempo. E sappiamo cosa decise la “giustizia” di allora. Oggi la Corte europea di Strasburgo ha emesso una sentenza secondo cui lasciare esposta nelle scuole la raffigurazione di quell’Innocente massacrato dalla “giustizia umana” viola la libertà religiosa. E’ stato notato che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gesù è stato giudicato – duemila anni fa &#8211; dalle varie magistrature del suo tempo. E sappiamo cosa decise la “giustizia” di allora.</p>
<p>Oggi la Corte europea di Strasburgo ha emesso una sentenza secondo cui lasciare esposta nelle scuole la raffigurazione di quell’Innocente massacrato dalla “giustizia umana” viola la libertà religiosa.<span id="more-1179"></span></p>
<p>E’ stato notato che semmai il crocifisso ricorda a tutti che cosa è la giustizia umana e cosa è il potere ed è quindi un grande simbolo di laicità (sì, proprio laicità) e di libertà (viene da chiedersi se gli antichi giudici di Gesù sarebbero contenti o scontenti che una sentenza di oggi cancelli l’immagine di quel loro “errore giudiziario” o meglio di quella loro orrenda ingiustizia).</p>
<p>Ma discutiamo pacatamente le ragioni della sentenza di oggi: il crocifisso nelle aule, dicono i giudici, costituisce “una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni” e una violazione alla “libertà di religione degli alunni”.</p>
<p>Per quanto riguarda la prima ragione obietto che quel diritto dei genitori è piuttosto leso da legislazioni stataliste che non riconoscono la libertà di educazione e che magari usano la scuola pubblica per indottrinamenti ideologici.</p>
<p>La seconda ragione è ancor più assurda. Il crocifisso sul muro non impone niente a nessuno, ma è il simbolo della nostra storia. Una sentenza simile va bocciata anzitutto per mancanza di senso storico, cioè di consapevolezza culturale, questione dirimente visto che si parla di scuole. Pare ignara di cosa sia la storia e la cultura del nostro popolo.</p>
<p>Per coerenza i giudici dovrebbero far cancellare anche le feste scolastiche di Natale (due settimane) e di Pasqua (una settimana), perché violerebbero la libertà religiosa.</p>
<p>Stando a questa sentenza, l’esistenza stessa della nostra tradizione bimillenaria e la fede del nostro popolo (che al 90 per cento sceglie volontariamente l’ora di religione cattolica) sono di per sé un “attentato” alla libertà altrui.</p>
<p>I giudici di Strasburgo dovrebbero esigere la cancellazione dai programmi scolastici di gran parte della storia dell’arte e dell’architettura, di fondamenti della letteratura come Dante (su cui peraltro si basa la lingua italiana: cancellata anche questa?) o Manzoni, di gran parte del programma di storia, di interi repertori di musica classica e di tanta parte del programma di filosofia.</p>
<p>Infatti tutta la nostra cultura è così intrisa di cristianesimo che doverla studiare a scuola dovrebbe essere considerato – stando a quei giudici &#8211; un attentato alla libertà religiosa. In lingua ebraica le lettere della parola “italia” significano “isola della rugiada divina”: vogliamo cancellare anche il nome della nostra patria per non offendere gli atei? E l’Inno nazionale che richiama a Dio?</p>
<p>Perfino lo stradario delle nostre città (Piazza del Duomo, via San Giacomo, piazza San Francesco) va stravolto? Addirittura l’aspetto (che tanto amiamo) delle vigne e delle colline umbre e toscane – come spiegava Franco Rodano – è dovuto alla storia cristiana e ad un certo senso cattolico del lavoro della terra: vogliamo cancellare anche quelle?</p>
<p>Ma non solo. Come suggerisce Alfredo Mantovano, “se un crocifisso in un’aula di scuola è causa di turbamento e di discriminazione, ancora di più il Duomo che ‘incombe’ su Milano o la Santa Casa di Loreto, che tutti vedono dall’autostrada Bologna-Taranto: la Corte europea dei diritti dell’uomo disporrà l’abbattimento di entrambi?”</p>
<p>Signori giudici, si deve disporre un vasto piano di demolizioni, di cui peraltro dovrebbero far parte pure gli ospedali e le università (a cominciare da quella di Oxford) perlopiù nati proprio dal seno della Chiesa?</p>
<p>Infine (spazzata via la Magna Charta, san Tommaso e la grande Scuola di Salamanca) si dovrebbero demolire pure la democrazia e gli stessi diritti dell’uomo (a cominciare dalla Corte di Strasburgo) letteralmente partoriti e legittimati (con il diritto internazionale) dal pensiero teologico cattolico e dalla storia cristiana?</p>
<p>La stessa Costituzione italiana – fondata sulle nozioni di “persona umana” e di “corpi intermedi” (le comunità che stanno fra individui e Stato) &#8211; è intrisa di pensiero cattolico. Cancelliamo anche quella come un attentato alla libertà di chi non è cattolico?</p>
<p>E l’Europa? L’esistenza stessa dell’Europa si deve alla storia cristiana, se non altro perché senza il Papa  e i re cristiani prima sui Pirenei, poi a Lepanto e a Vienna, l’Europa sarebbe stata spazzata via diventando un califfato islamico.</p>
<p>Direte che esagero a legare al crocifisso tutto questo. Ma c’è una controprova storica. Infatti sono stati i due mostri del Novecento – nazismo e comunismo &#8211; a tentare anzitutto di spazzare via i crocifissi dalle aule scolastiche e dalla storia europea.</p>
<p>Odiavano l’innocente Figlio di Dio massacrato sulla croce, furono sanguinari persecutori della Chiesa e del popolo ebraico (i due popoli di Gesù) che martirizzarono in ogni modo e furono nemici assoluti (e devastatori) della democrazia e dei diritti dell’uomo (oltreché della cultura cristiana dell’Europa e della civiltà).</p>
<p>Il nazismo appena salito al potere scatenò la cosiddetta “guerra dei crocefissi” con la quale tentò di far togliere dalle mura delle scuole germaniche l’immagine di Gesù crocifisso.</p>
<p>Non sopportavano quell’ebreo, il figlio di Maria, e volevano soppiantare la croce del Figlio di Dio, con quella uncinata, il simbolo esoterico dei loro dèi del sangue e della forza. Lo stesso fece il comunismo che tentò di sradicare Cristo dalla storia stessa.</p>
<p>Se le moderne istituzioni democratiche europee si fondano sulla sconfitta dei totalitarismi del Novecento, non spetterebbe anche alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo considerare che la tragedia del Novecento è stata provocata da ideologie che odiavano il crocifisso (e tentarono di sradicarlo) e che i loro milioni di vittime si ritrovano significate proprio dal Crocifisso?</p>
<p>Non a caso è stata una scrittrice ebrea, Natalia Ginzburg, a prendere le difese del crocifisso quando – negli anni Ottanta – vi fu un altro tentativo di cancellarlo dalle aule: “Non togliete quel crocifisso” fu il titolo del suo articolo.</p>
<p>Scriveva:</p>
<p><em>“il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. E’ l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell&#8217;uguaglianza fra gli uomini fino allora assente. La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? (…) Dicono che da un crocifisso appeso al muro, in classe, possono sentirsi offesi gli scolari ebrei. Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato, e non è forse morto nel martirio, come è accaduto a milioni di ebrei nei lager? Il crocifisso è il segno del dolore umano”.</em></p>
<p>La Ginzburg proseguiva:</p>
<p><em>“Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. Il crocifisso<strong> </strong>fa parte della storia del mondo… prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà fra gli uomini&#8230; A me sembra un bene che i ragazzi, i bambini, lo sappiano fin dai banchi della scuola”.</em></p>
<p>Con tutto il rispetto auspichiamo che pure i giudici lo apprendano. “Il crocifisso fa parte della storia del mondo”, scrive la Ginzburg.</p>
<p>Infine il crocifisso è il più grande esorcismo contro il Male. Infatti non è il crocifisso ad aver bisogno di stare sui nostri muri, ma il contrario. Come dice un verso di una canzone di Gianna Nannini: “Questi muri appesi ai crocifissi…”. Letteralmente crolla tutto senza di lui, tutti noi siamo in pericolo.</p>
<p>Per questo potranno cancellarlo dai muri e alla fine – come accade in Arabia Saudita – potranno proibirci anche di portarne il simbolo al collo, ma nessuno può impedirci di portarlo nel cuore. E questa è la scelta intima di ognuno. La più importante.</p>
<p> </p>
<p><strong>Antonio Socci</strong></p>
<p>Da Libero, 4 novembre 2009</p>
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