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	<title>lo Straniero &#187; Corano</title>
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	<description>Il blog di Antonio Socci</description>
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		<title>Salvata Sakineh, ma lapidato il Medioevo</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 19:57:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’è un diritto all’ignoranza, ma per la povera gente che non ha potuto studiare, non per i premi Nobel, né per i “maestri del pensiero” che pontificano dalle prime pagine dei giornali prendendo topiche imbarazzanti. Non si può far la guerra al pregiudizio usando i pregiudizi (più sciocchi), non si può combattere l’oscurantismo esibendo la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C’è un diritto all’ignoranza, ma per la povera gente che non ha potuto studiare, non per i premi Nobel, né per i “maestri del pensiero” che pontificano dalle prime pagine dei giornali prendendo topiche imbarazzanti.<span id="more-1256"></span></p>
<p>Non si può far la guerra al pregiudizio usando i pregiudizi (più sciocchi), non si può combattere l’oscurantismo esibendo la più crassa ignoranza.</p>
<p>Tanto meno per una causa nobile come la salvezza definitiva della povera Sakineh, la ragazza iraniana dallo sguardo dolce e triste, di cui ieri è stata sospesa la lapidazione.</p>
<p>A cosa mi riferisco? Alla prima pagina della Repubblica di ieri. Che, sotto il titolo “L’appello dei Nobel ‘Salvate Sakineh’ ” riportava, in caratteri grandi, questo testuale virgolettato: “Fermiamo l’orrore sul corpo di quella donna. La lapidazione è medievale, una punizione che non esiste nel Corano”.</p>
<p><strong>Assurdità</strong></p>
<p>Mi sono stropicciato gli occhi e ho riletto: “la lapidazione è medievale”. Sotto questa colossale baggianata, riprodotta fra virgolette e in caratteri grandi, la Repubblica ha riportato i nomi dei Premi Nobel Shirin Ebadi, Luc Montagnier, Rita Levi Montalcini, Harald Zur Hausen, Claude Cohen-Tannoudji e Gerhard Ertl.</p>
<p>Ma dall’articolo si evince che la frase è dell’avvocatessa iraniana, premio Nobel per la Pace, Shirin Ebadi che ha testualmente detto: “La lapidazione è una forma di punizione medievale che non esiste sul Corano”.</p>
<p>Lasciamo perdere la seconda parte della frase (“una punizione che non esiste nel Corano”), anche se sospetto che i mullah di Teheran conoscano ciò che dicono il Corano e gli altri testi normativi dell’Islam meglio di noi.</p>
<p>La cosa che mi ha fatto sobbalzare è quell’altra, perché è platealmente falsa: “la lapidazione è medievale”. Non so se la Ebadi intendeva parlare del “Medioevo islamico”, ne dubito perché altrimenti avrebbe dovuto dirlo.</p>
<p>In ogni caso, siccome la Repubblica non esce in Iran, ma in Italia, siccome ha scritto Medioevo tout-court (senza l’aggettivo islamico), siccome questa è la definizione dell’epoca cristiana data dall’Illuminismo e siccome è tipico della cultura europea post-illuminista attribuire al Medioevo cristiano ogni turpitudine, è naturale intendere il “proclama” che ieri stava sulla prima pagina di Repubblica come un anatema contro il Medioevo per antonomasia, il nostro Medioevo.</p>
<p>E allora qui c’è da trasecolare. Quando mai nel Medioevo si sono lapidate le presunte donne adultere? Per scrupolo professionale ho voluto consultare un medievista a 24 carati come Franco Cardini che, ovviamente, ha negato che nel Medioevo i cristiani lapidassero le donne ritenute adultere.</p>
<p>Anzi. La celeberrima pagina del Vangelo in cui Gesù salva l’adultera dalla lapidazione, prevista dalla legge ebraica di quel tempo, ha segnato una svolta storica. La pietà e il perdono di Dio irrompono nel mondo e lo ricreano.</p>
<p><strong>Gesù liberatore delle donne</strong></p>
<p>Quella pagina è una pietra miliare perché rappresenta in modo drammatico tutta la novità portata da Gesù rispetto all’antica Legge. E’ una rivoluzione che lui dovrà pagare con la vita.</p>
<p>Gesù mostra al mondo la struggente tenerezza di Dio verso i peccatori, rivela il “Padre misericordioso” che corre incontro al figlio scialacquatore pentito e lo riempie di abbracci e onori.</p>
<p>Gesù pronuncia parole durissime proprio contro quelli che si ritengono “perbene”, contro chi pretende di non essere peccatore, di non aver bisogno di perdono e di aver diritto di lapidare gli altri.</p>
<p>Questi “maestri della legge” vengono da lui chiamati “ipocriti” e “sepolcri imbiancati”. Gesù tuona: “Serpenti, razza di vipere! Come potrete evitare i castighi dell’inferno?” (Matteo 23, 4 e sgg). Gesù dice loro provocatoriamente: “i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel Regno dei cieli” (Mt 21, 31).</p>
<p>Dopo Gesù il mondo non è più lo stesso. Finisce anche l’orrore della schiavitù femminile. Non si uccide più una donna per un suo presunto peccato. Era un orrore che accomunava tutte le civiltà antiche: nella Roma imperiale, patria del diritto, una donna poteva essere ammazzata dal marito o anche dal suocero perfino per motivi futili, come aver bevuto del vino.</p>
<p>Eva Cantarella, nel suo libro “Passato prossimo”, spiega che su una figlia il padre ha diritto di vita o di morte (Ponzio Aufidiano per esempio uccise la figlia innocente quando scoprì che era stata violentata).</p>
<p>E ovviamente il marito può uccidere la moglie in caso di adulterio di lei. Ma non viceversa. Catone diceva: “se sorprendi tua moglie mentre commette adulterio, puoi ucciderla impunemente; se lei sorprende te invece non può toccarti nemmeno con un dito”.</p>
<p>Era pratica sociale accettata la soppressione o l’abbandono delle figlie femmine o anche il cedere la propria moglie come Catone che dette Marzia all’amico Ortensio (anche Ottaviano si fece cedere Livia dal marito).</p>
<p>Con il cristianesimo inizia l’unica, vera e duratura rivoluzione per le donne. E’ con Gesù, letteralmente con la sua venuta, che la donna acquista una dignità che non aveva mai avuto e che, anche giuridicamente, è pari all’uomo. E la più alta fra le creature sarà la Madonna.</p>
<p>Ricordo che perfino Roberto Benigni, nelle sue letture della Commedia dantesca, commentando il XXXIII del Paradiso, che inizia con la celebre preghiera alla Vergine, diceva: “la donna ha cominciato ad avere la possibilità di dire ‘sì’ o ‘no’ da quando Dio stesso ha chiesto a Maria di Nazaret il suo libero sì o no”.</p>
<p>Il medioevo è la prima, grande fioritura della civiltà cristiana ed è finalmente l’epoca della storia in cui non si è più potuto lapidare la donna adultera, né considerare la donna un oggetto su cui esercitare diritto di vita o di morte.</p>
<p>Qualcuno obietterà: ma come, stiamo dandoci da fare per salvare una povera donna dalla barbara lapidazione e tu pianti una grana in difesa del Medioevo. Sì. Perché in definitiva la salvezza delle tante Sakineh sta solo nella novità portata dal cristianesimo. Come è stato per l’Europa.</p>
<p>E’ vero quindi l’esatto contrario di quanto proclamato dalla prima pagina di Repubblica. Proprio il Medioevo segna, nella storia mondiale, la fine di quell’orrore. La Ebadi avrebbe dovuto dire: purtroppo non siamo al Medioevo cristiano.</p>
<p>Ovviamente non è che il Medioevo sia stato pieno solo di santi: gli uomini continuavano a essere peccatori e barbari. Ma si era invertito il corso della storia che andava verso la sopraffazione e la violenza sistematica sui deboli, i vecchi, i malati, i bambini e le donne. Il Medioevo avrà avuto i suoi difetti, ma non lapidava le donne.</p>
<p>Umberto Eco, che è una firma autorevole di Repubblica ed è un appassionato di quell’epoca potrebbe spiegarlo in un attimo alla redazione di quel giornale. Perché è incredibile che il quotidiano più diffuso, un giornale importante come Repubblica cada in questo colossale errore.</p>
<p><strong>Pregiudizi</strong></p>
<p>Come può accadere? Mi dice Cardini: “perché sui media ci sono cose di cui si può parlare male impunemente: il Medioevo è una di queste. E lo si fa per parlar male del cristianesimo su cui tutti si sentono in diritto di sputare”.</p>
<p>C’è un meraviglioso libro della medievista francese Régine Pernoud, pubblicato da Bompiani, “Medioevo. Un secolare pregiudizio”, che demolisce proprio i tanti luoghi comuni calunniosi che dal Settecento sono stati ingiustamente diffusi sul Medioevo. Basati su falsità e ignoranza.</p>
<p>L’ignoranza, il preconcetto nutrito di luoghi comuni, la scarsa conoscenza della storia sono tutti ingredienti di quel, più ampio, planetario pregiudizio anticristiano, anzi “pregiudizio anticattolico”, che il sociologo Philip Jenkins, in un suo libro, ha definito “l’unico pregiudizio ammesso”.</p>
<p>In effetti l’epoca del “politically correct”, che ha messo al bando tutti i pregiudizi basati sull’appartenenza etnica, religiosa, sessuale o sociale, ammette solo quello contro la Chiesa cattolica.</p>
<p>Sulla Chiesa e sui cattolici di oggi e di ieri si possono impunemente sparare sentenze di condanna morale e culturale, immotivate e ingiuste.</p>
<p> </p>
<p>Antonio Socci</p>
<p>Da “Libero” 9 settembre 2010</p>
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		<title>La Madre di Dio e il Palio di Siena</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 14:52:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Siena sta accadendo qualcosa di grave, dal punto di vista spirituale e simbolico, perpetrato dall’establishment cittadino, (post) comunista, con l’avallo dell’arcivescovo. Qualcosa che avrebbe fatto insorgere Oriana Fallaci, ben più della Moschea di Colle val d’Elsa, e che dovrebbe far indignare tutti i cristiani e tutti coloro che hanno un minimo di consapevolezza culturale. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Siena sta accadendo qualcosa di grave, dal punto di vista spirituale e simbolico, perpetrato dall’establishment cittadino, (post) comunista, con l’avallo dell’arcivescovo.<span id="more-1237"></span></p>
<p>Qualcosa che avrebbe fatto insorgere Oriana Fallaci, ben più della Moschea di Colle val d’Elsa, e che dovrebbe far indignare tutti i cristiani e tutti coloro che hanno un minimo di consapevolezza culturale.</p>
<p>Prima che dalla Torre del Mangia – o magari dal campanile del Duomo &#8211; facciano cantare un muezzin, si devono sapere alcune cose: il Palio, l’antica corsa di cavalli delle contrade in Piazza del Campo, è una festa religiosa, una festa mariana.</p>
<p>Infatti quello del 2 luglio è da sempre dedicato alla Madonna di Provenzano, il santuario cittadino che conserva un’antica icona miracolosa della Vergine. Mentre il Palio di agosto, che si corre il 16 di quel mese, nasce e da sempre è dedicato alla Madonna Assunta che si celebra il giorno prima.</p>
<p>Del resto le contrade si formano precisamente nel medioevo come “popoli”, cioè attorno alle chiese parrocchiali della città e – come scrivono due senesi doc – è fortissimo “questo legame indissolubile fra il Palio e la fede cattolica (la processione dei Ceri e dei Censi, la festa dei tabernacoli, la benedizione del cavallo, le feste patronali delle contrade…..)”.</p>
<p>La devozione alla Madonna ha dato forma alla storia (anche civile) di Siena. Alla Madonna Assunta è dedicato il Duomo, ma anche “il campanone”, che è il simbolo della libertà comunale.</p>
<p>La grande facciata della cattedrale, definita una Summa di marmo, è una rappresentazione della storia umana che ha al centro la figura esile e dolcissima di Maria di Nazaret. E l’antica repubblica senese batteva moneta con la scritta “Sena Civitas Virginis”.</p>
<p>La Madonna – un po’ come in Polonia – era il simbolo stesso della libertà cittadina. Per questo “La Maestà”, cioè la Madonna in trono, è l’immensa tavola di Duccio, dipinta nel 1311, che stava sull’altare centrale della Cattedrale.</p>
<p>E per questo, negli stessi anni, l’altro grande pittore della città, Simone Martini, fu chiamato a dipingere un altro grande affresco della “Maestà” per la Sala principale del Palazzo pubblico.</p>
<p>Perfino il celebre affresco del Buongoverno del Lorenzetti, in filigrana, è un inno alla regalità di Maria.</p>
<p>Alla Madonna è dedicato pure il grande e antichissimo ospedale, “Santa Maria della scala”, fondato nel X secolo dai canonici della Cattedrale.</p>
<p>Ai piedi della “Madonna del voto” furono deposte le chiavi della città quando Siena, alla vigilia della battaglia di Montaperti, fu sul punto di essere assalita e distrutta: era il riconoscimento della sua regalità e non a caso il Palio di questo 2 luglio celebra proprio il 750° anniversario dell’evento.</p>
<p>Perché da allora sempre, nel corso dei secoli, il popolo di Siena è ricorso a Lei per la protezione da pestilenze, terremoti, guerre e ogni altra calamità.</p>
<p>La sua materna protezione – simboleggiata dal suo mantello – è stata rappresentata, nel corso dei secoli perfino sulle tavole dei libri contabili del Comune (le Biccherne), così come la stessa Piazza del Campo ha la forma del mantello della Vergine, in cui Ella accoglie i suoi figli, il popolo senese.</p>
<p>Per tutte queste ragioni da secoli si tramandano rigidissime norme iconografiche che devono essere rispettate nel dipingere ogni Palio che poi viene esposto in Cattedrale e nella Basilica di Provenzano e benedetto dal vescovo durante una solenne liturgia.</p>
<p>Queste regole prescrivono anzitutto che la tela debba avere al suo apice la Madre di Dio che veglia sulla città e governa, maternamente, la sua storia.</p>
<p>In passato il Comune – che assegna l’investitura al pittore – ha chiamato a dipingere il Palio celebri artisti come Guttuso, Sassu, Botero, Vespignani. Quest’anno il compito è stato affidato a un “pittore musulmano”.</p>
<p>Sia chiaro, non è questo il problema, checché ne dicano i leghisti. Fra l’altro sarebbe interessante sapere se sia sempre stato musulmano perché in un’intervista ha sorprendentemente detto: “ho scoperto la spiritualità dell’islam proprio in Italia”. E prima?</p>
<p>Casomai il fatto emblematico è un altro: questo pittore, Alì Hassoun, è libanese. Bisogna sapere che il Libano è l’unico Paese storicamente cristiano del Medio Oriente ed ha subito per secoli l’oppressione musulmana.</p>
<p>Con la seconda guerra mondiale, conquistata l’indipendenza, proprio perché Paese cristiano ha avuto un regime democratico (rarissimo in Medio oriente).</p>
<p>Ma 30 anni fa il Libano è stato militarmente invaso e soggiogato dalla Siria, nell’indifferenza dell’Occidente. E tantissimi libanesi sono dovuti scappare, esuli, perché cristiani.</p>
<p>Ormai da decenni i cristiani libanesi, che hanno subito pesanti persecuzioni, sono costretti a vivere sotto il “padrone” siriano.</p>
<p>Dunque ad Alì Hassoun il Comune – governato sempre dai comunisti – ha fatto dipingere il Palio. E lui ha rappresentato la Madonna con una corona dove stanno una croce, la mezzaluna islamica e la stella di David.</p>
<p>Un sincretismo che strizza l’occhio al più banale “politically correct”, ma che è un pugno nello stomaco per chi sa quanti cristiani sono stati massacrati dai turchi all’insegna della mezzaluna (e quanti sono oggi perseguitati).</p>
<p>Non solo. Attorno al volto della Madonna, Alì ha scritto in arabo “Sura di Maria”, in riferimento alla sura 19 del Corano dove ella è celebrata come madre di Gesù, che l’Islam ritiene un profeta, ma nega categoricamente che fosse Figlio di Dio, Dio fatto uomo (per l’Islam questa è la più grande bestemmia).</p>
<p>Cosicché abbiamo una icona che dovrebbe essere cristiana e celebrare la Madre di Dio, nella quale invece si celebra la Maria del Corano in cui è negata la divinità di Gesù, il fondamento del cristianesimo.</p>
<p>Come se non bastasse la figura centrale e grande del Palio è un presunto san Giorgio, che in realtà è un guerriero saraceno (somigliante al pittore), con la kefiah araba, che trafigge un drago, il quale rappresenta – dice Alì &#8211; “un demone”.</p>
<p>Qualunque musulmano lo interpreta come l’Islam che trionfa sull’infedele e sul grande Satana.</p>
<p>Qualche cristiano ha scritto all’arcivescovo, monsignor Buoncristiani al quale tutti questi simboli non danno alcun fastidio. Nemmeno l’arabo del Corano: mica è il latino della messa tridentina che al vescovo di Siena fa venire l’orticaria.</p>
<p>Alessandra Pepi e Giampaolo Bianchi, dicevo, gli hanno scritto:</p>
<p><em><strong>“Come cristiani, molto prima ancora che come senesi e contradaioli, questo palio ci offende e ci pare una vera bestemmia… la supplichiamo di non permettere che questo dipinto entri nella Casa del Signore. </strong></em></p>
<p><em><strong>Lei solo ha l’autorità e la responsabilità della Chiesa di Santa Maria in Provenzano. Lei solo ha la responsabilità dei gesti liturgici che compie a nome di tutti i Suoi fedeli… La preghiamo: non benedica un’immagine che non è cristiana, una Madonna solo madre di un profeta!”.</strong></em></p>
<p>Il caso vuole, peraltro, che proprio nella Basilica di Provenzano siano state esposte per secoli le insegne e le armi conquistate ai Turchi nella battaglia di Lepanto, come ex voto alla Madonna per aver salvato l’Europa intera dall’invasione turca e dall’islamizzazione.</p>
<p>Nessuno fra i cristiani vuole rievocare guerre. Ma evitare una profanazione sì.</p>
<p>Se è scontato che se ne infischino i comunisti, i quali non credono più a niente e, avendo visto crollare nell’orrore la loro ideologia, cercano di umiliare i cristiani “usando” i musulmani, non è accettabile che se ne infischi un vescovo.</p>
<p>Rievocando le lettere di santa Caterina al Papa, Alessandra e Giampaolo gli scrivono: “ ‘sia uomo virile e non timoroso’&#8230; Noi ci crediamo o no, che Maria sia la Madre di Dio? O è diventato solo un modo di dire?”.</p>
<p>Forse per certi vescovi è solo un modo di dire… Ed è la conferma di quanto ha detto il Papa l’altroieri: “il pericolo più grave” non sono le persecuzioni, perché “il danno maggiore” la Chiesa “lo subisce da ciò che inquina la fede”. Dall’interno. Urge una messa di riparazione.</p>
<p> </p>
<p>Antonio Socci</p>
<p> da Libero, 1 luglio 2010</p>
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