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	<title>lo Straniero &#187; Dino Boffo</title>
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	<description>Il blog di Antonio Socci</description>
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		<title>Storia di Shazia, 12 anni, cristiana</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 15:05:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nessuno a Hollywood le dedicherà un film (che pure sarebbe da Oscar), nessuno scrittore la immortalerà in un romanzo, nessun giornale occidentale – che dedica pagine e pagine al burqa in Francia – ha sollevato clamore. Perché i cristiani sono tornati come al tempo di san Paolo: “siamo diventati la spazzatura del mondo, il rifiuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nessuno a Hollywood le dedicherà un film (che pure sarebbe da Oscar), nessuno scrittore la immortalerà in un romanzo, nessun giornale occidentale – che dedica pagine e pagine al burqa in Francia – ha sollevato clamore.</p>
<p>Perché i cristiani sono tornati come al tempo di san Paolo: “siamo diventati la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti”. Dunque la triste storia di Shazia Bashir, 12 anni, cristiana, non può far notizia.<span id="more-1199"></span>Come non fa notizia che proprio i cristiani siano il gruppo umano più perseguitato del pianeta. Nemmeno i credenti lo sanno e si fanno semmai bersagliare dalle accuse opposte.</p>
<p>L’Avvenire di Dino Boffo aveva mostrato una certa sensibilità per il dramma dei cristiani oppressi, in decine di paesi del mondo (250 milioni di cristiani ogni giorno a rischio e migliaia di vittime ogni anno): era un forte incentivo ad aprire gli occhi. Ma di recente Boffo è stato ingiustamente indotto alle dimissioni dopo un’assurda polemica.</p>
<p>Detto questo la storia di questa ragazzina cristiana, Shazia Bashir, non si può tacere. Oltretutto è solo la punta dell’iceberg.</p>
<p>L’ha fatta emergere dal silenzio, una settimana fa, l’agenzia missionaria Asianews (del Pontificio istituto missioni estere), che fa un lavoro eccezionale, ma come una voce che grida nel deserto. Ha lanciato la notizia così, dal Pakistan: “Lahore, domestica cristiana 12enne torturata e uccisa”. L’agenzia riferisce che viene accusato il padrone musulmano: “La giovane lavorava presso la famiglia di un potente avvocato della città, dove era soggetta a violenze sessuali, fisiche e psicologiche. La morte della ragazza ha scatenato le proteste della comunità cristiana, che chiede giustizia. Attivista per i diritti umani: il 99 per cento delle giovani cristiane che lavorano per musulmani sono vittime di violenze e abusi”.</p>
<p>Vedremo se e come le autorità arriveranno a individuare e punire il o i colpevoli. Ma non ci si possono fare illusioni sulla tutela dei cristiani in un paese come il Pakistan.</p>
<p>L’agenzia Asianews aggiunge: “ ‘I genitori di Shazia non hanno potuto vedere la figlia’ denuncia Razia Bibi, 44 anni, zia della vittima. La 12enne è morta il 22 gennaio scorso in ospedale a causa delle ferite subite. Sohail Johnson, (attivista per i diritti umani, nda) conferma che il cadavere presentava i segni delle torture in 12 punti diversi del corpo ed è stata ricoverata ‘con la mandibola fratturata’. In un primo momento la famiglia dell’avvocato ha proposto un risarcimento di 250 dollari ai genitori per non sporgere denuncia; poi si sono dati alla fuga. La polizia li ha arrestati dietro pressioni del governo federale”.</p>
<p>Il giorno dopo la morte di Shazia i cristiani hanno manifestato di fronte agli uffici dell’Assemblea provinciale del Punjab. “L’associazione dei legali di Lahore, invece, si è schierata a difesa del potente avvocato musulmano. La minoranza cristiana” scrive ancora Asianews “esprime dubbi sull’indipendenza e l’efficacia delle indagini avviate dalla polizia”.</p>
<p>Va detto che non stiamo parlando di un paese marginale: il Pakistan ha 180 milioni di abitanti, è addirittura una potenza nucleare e si trova in una posizione geopolitica strategica, fondamentale nella lotta occidentale al terrorismo islamico.</p>
<p>Ma gli Stati Uniti sbagliano profondamente se si illudono di potere vincere quella guerra solo tramite la via militare, in alleanza col regime pakistano.</p>
<p>Anche perché il Pakistan, che dovrebbe essere un pilastro di questa lotta al terrorismo, è uno dei paesi più integralisti, quello dove è stata inventata ed è tuttora in vigore la vergognosa “legge sulla blasfemia” che dà praticamente diritto di vita o di morte sui cristiani o su chi non si riconosca nel credo coranico.</p>
<p>I cristiani lì sono una minoranza ridotta alla miseria, vessata in ogni modo. Le famiglia cristiane sono così povere che per sopravvivere sono costrette a mandare le figlie a lavorare già da bambine e in genere l’unico lavoro che possono fare è quello delle serve presso le ricche famiglia musulmane.</p>
<p>Dove però – scrive Asianews – “sono sovente vittime di abusi e violenze fisiche, sessuali e psicologiche”.</p>
<p>Secondo un’organizzazione per i diritti umani “in alcuni casi i loro padroni le danno in spose a domestici musulmani, obbligandole a convertirsi all’islam”. In sostanza “queste vulnerabili ragazze cristiane non godono di alcuna protezione”.</p>
<p>La Chiesa italiana e il Vaticano si sono spesso (anche in queste ore) pronunciati in difesa degli immigrati. Giustamente. Ma chi si occupa dei poveri cristiani di quei paesi, così poveri da non poter neanche tentare di emigrare?</p>
<p>Ragazzine come Shazia sono costrette a subire una vita infernale per una paga di 12 dollari al mese, a volte neanche corrisposta: perché la Chiesa, tramite le parrocchie, la Caritas o tante altre organizzazioni, non lancia una grande campagna per le “adozioni a distanza” di queste ragazzine cristiane?</p>
<p>Io credo che tantissimi sarebbero disposti a dare 12 dollari al mese, cioè 8 euro al mese, per salvare queste povere fanciulle da un simile inferno. La vita di una fanciulla cristiana di dodici anni vale almeno 8 euro?</p>
<p>Mi chiedo perché gli stessi cattolici, che nei primi secoli onoravano e veneravano le giovani cristiane martirizzate dai pagani, ignorano la sorte terribile e il martirio di tante fanciulle in molti paesi.</p>
<p>Nei primi secoli addirittura i padri della Chiesa scrivevano pagine immortali in onore di queste fanciulle: penso al caso di sant’Agnese, martire a 16 anni. Sant’Ambrogio, san Girolamo e san Damaso esaltarono il suo esempio, la Chiesa la venera da 1700 anni, a lei ha dedicato chiese e memorie liturgiche.</p>
<p>Mentre noi cristiani del XXI secolo neanche conosciamo i nomi dei martiri di oggi. Nel tempo dell’informazione planetaria globale i cattolici stessi ignorano la vastità e la crudeltà dell’odio anticristiano e delle persecuzioni nel mondo.</p>
<p>Così nessuno ha mai pensato di aiutare le povere famiglie cristiane di questi paesi, né di realizzare un qualche osservatorio internazionale o un’agenzia di difesa sul modello dell’ “Anti defamation league” o di Amnesty international.</p>
<p>Non si potrebbe sostenere di più il lavoro di associazioni come “L’Aiuto alla Chiesa che soffre”? Non si potrebbero moltiplicare gli sforzi e le organizzazioni di questo tipo?</p>
<p>Non  potrebbero i cattolici e il Vaticano, anche in accordo con le organizzazioni cristiane protestanti (questo sarebbe il vero ecumenismo), creare ad esempio un’équipe di avvocati specializzati con la missione di fornire assistenza legale gratuita a livello internazionale, per patrocinare le cause dei cristiani perseguitati in ogni sede giuridica, politica o amministrativa?</p>
<p>Sono domande che personalmente pongo da anni, con articoli, libri e conferenze. Ma non ho mai avuto il barlume di una risposta. Forse perché i molti uffici del Vaticano sono impegnati con tanti altri problemi delicati.</p>
<p>Ma siamo sicuri che la tragedia dei cristiani perseguitati sia una questioncella secondaria?<strong> </strong>Siamo sicuri che non si possa fare di più?</p>
<p>Quando leggo articoli come quello apparso ieri sul Foglio, dove Vittorio Feltri rivela che è stato “un informatore attendibile, direi insospettabile” che, riassume il Foglio, “ha spacciato per vero un documento falso sull’ex direttore di Avvenire Dino Boffo, creando il caso” e portando alle sue dimissioni, e che tutto questo è nato quando – aggiunge Feltri &#8211; “una personalità della chiesa della quale ci si deve fidare istituzionalmente mi ha contattato”, viene da chiedersi con amarezza: veramente ci sono “personalità della chiesa” che si dedicano a questo?</p>
<p>Si deve sperare che si faccia chiarezza assoluta. E che i cattolici dedichino le loro energie ai poveretti che, nel mondo, soffrono a causa della loro fede cristiana e aspettano aiuto.</p>
<p> </p>
<p>Antonio Socci<strong></strong></p>
<p><strong> da Libero, 31 gennaio 2010</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Le galline di Gad &#8220;il buono&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 16:37:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gad Lerner, nel suo blog, prima di occuparsi della fondamentale causa delle sue galline, ha fatto “una modesta proposta ai vescovi italiani”: sostituire Dino Boffo alla direzione di “Avvenire” con “un collega il cui nome evidenzierebbe la loro indisponibilità a sottomettersi di fronte alla prepotenza. Un collega formatosi nel settimanale diocesano torinese ‘Il nostro tempo’; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gad Lerner, nel suo blog, prima di occuparsi della fondamentale causa delle sue galline, ha fatto “una modesta proposta ai vescovi italiani”: sostituire Dino Boffo alla direzione di “Avvenire” <span id="more-1112"></span></p>
<p>con “un collega il cui nome evidenzierebbe la loro indisponibilità a sottomettersi di fronte alla prepotenza. Un collega formatosi nel settimanale diocesano torinese ‘Il nostro tempo’; un collega puntuale e coerente nella pratica religiosa così come nella devozione. Mi riferisco a Marco Travaglio”.</p>
<p>Lanciata (credo a sua insaputa) la candidatura di Travaglio – come un ragazzo tutto casa e chiesa, peraltro devoto a Santoro – per liberare la Chiesa da Berlusconi, è passato a un’altra delle sue crociate riguardante l’oppressione di un pennuto domestico: la gallina.</p>
<p>Dal suo blog c’informa di averne comprate dieci a Casale (con tanto di gallo), per la sua cascina nel Monferrato. L’attento osservatore della vita italiana – e oggi pure dei pollai – ha notato che le bestiole, abituate a stare recluse in uno spazio angusto, impossibilitate a qualsiasi movimento, anche una volta liberate nel suo pollaio stavano schiacciate una sull’altra. E qui è tornata fuori, prepotente, l’acutezza analitica con la passione umanitaria di Gad che le vede “immobili per il terrore”.</p>
<p>Scrive: “mi colpisce la sindrome del prigioniero (sic!). Quel pollaio che a me pare uno spazio vitale minimo, le spaventa per una vastità a loro inconcepibile. Mi auguro che in futuro razzolino pure nel prato, di giorno. A mala pena si affacciano fuori dalla casetta, sempre appiccicate l’una all’altra. Mi hanno spiegato che solo tra qualche giorno riusciranno a vincere la paura e a prendere le misure di una vita più comoda”.</p>
<p>Come mai le galline si comportano così? A Gad non viene in mente la spiegazione che ci daremmo tutti noi insensibili: cioè che le galline per definizione sono stupide. Si dice infatti: hai un cervello di gallina. Lui, che è per vocazione un filantropo e un liberatore, pensa invece alla “sindrome del prigioniero”.</p>
<p>E subito, senza riflettere sul fatto che potrebbe essere offensivo per gli emigranti essere paragonati a quelle stupide galline, ci elargisce questa profonda meditazione: “Lascio a voi l’esercizio di paragonare il comportamento delle galline con quello degli umani ridotti in condizioni di vita molto peggiori delle nostre. Per esempio coloro che si allontanano, finalmente, dopo avere vinto la paura, dai luoghi oppressivi in cui sono nati. Il trasporto di costoro non avviene in condizioni molto più confortevoli di quello toccato alle mie galline. Ma qualcuno pensa davvero che possano essere fermati da un divieto?”.</p>
<p>Dunque: galline di tutto il mondo unitevi. Gad è il vostro conducator, il liberatore, il vostro ideologo e lìder Maximo. Praticamente non il gallo, ma colui che ne fa le veci. Era partito – in gioventù &#8211; dall’idea di liberare il proletariato dalle sue catene sotto la leadership di quel club di filantropi che fu Lotta Continua.</p>
<p>Considerato che il proletariato non volle saperne di essere salvato da quei liberatori, il club si disperse nei salotti e nelle redazioni. Anche Gad ripiegò sul giornalismo, ma sempre ispirato e filantropico: raccontare gli operai della Fiat, raccontare il profondo Nord, raccontare i derelitti della terra, gli immigrati, i rom. E pure i disoccupati come Romano Prodi.</p>
<p>Ora finisce per parlare e scrivere in ordine: 1) del suo cane, 2) del suo vino (“la mia vigna nuova metà di barbera metà di nebbiolo”); 3) delle zanzare del Monferrato; 4) delle sue galline.</p>
<p>La mutazione bucolica è avvenuta da quando si è dato all’agricoltura. Non nelle vesti di bracciante o mezzadro: ha una casa con vigna nel Monferrato e partecipa a una cantina cooperativa precisando “che di ettari ne abbiamo solo 9, non 23: la nostra è una produzione minuscola”.</p>
<p>Da qui salta fuori il suo commovente reportage sulle sue galline. Che però solleva il sospetto di qualche suo lettore: che Gad abbia acquistato i polli, in realtà, per mangiarseli arrosto dopo averli immortalati come poveri alienati in un articolo? In effetti, per quale altro motivo uno può comprare delle galline?</p>
<p>Forse per mostrarle ad Alessandro Profumo o a Romano Prodi o a Carlo De Benedetti. O per puntare al Nobel per la pace in quanto gran benefattore. C’è infatti il lettore Ypsilon che lo elogia: “Almeno Gad offre agli animali una vita dignitoso e li sottrae all`orrore degli allevamenti intensivi”. Ma c’è pure il lettore secondo cui “Gad allude ai palestinesi, tenuti nel pollaio della striscia di Gaza”.</p>
<p>Tuttavia il sospetto rimane quello dell’arrosto. Perché Gad ha comprato le galline? La sua lettrice Adele spera sia solo per le uova: “Povere galline, prigioniere di una società (che manco si son data) e traumatizzate… Meno male che c’è Karl Lerner che ci disvela le loro catene. Quale palingenesi potrà salvarle? Mi viene un dubbio: Gad non è che poi te le magni, no vero? Ti servono solo per le uova, non è così?”.</p>
<p>Gad, oltre a scrivere per “Vanity Fair” &#8211; la rivista più letta fra gli operai della Thyssenkrupp, gli immigrati dei barconi che puntano a Lampedusa e i rom &#8211; scrive anche per Nigrizia, la rivista più letta nei salotti illuminati. E tutto finisce nel suo blog dove si intrattiene con i lettori. Ma non gliene va bene una e da buon democratico (bisogna riconoscerlo) pubblica tutti i commenti anche quelli irriverenti e sarcastici.</p>
<p>Parla delle sue galline e lo sospettano di volerle fare arrosto. Scrive su Agnelli (nel 2008) e salta fuori il lettore Attilio Berti che gli ricorda i voli in elicottero (“Si cresce nella vita, si cambia. Da ragazzo Gad lottava assieme a Sofri contro l’imperialismo delle multinazionali. Da uomo adulto girava in elicottero con Agnelli e ostenta una bella amicizia con Profumo. Sempre con la medesima sicurezza di sé”).</p>
<p>Non parla di De Benedetti, nella cui villa sarda è stato fotografato, e di nuovo i suoi lettori lo punzecchiano: “Com’è che ami frequentare ville e non ti ritroviamo mai in mezzo a quelli per i quali porti avanti le tue battaglie di civiltà?”, si chiede pungente “Sean l’Irlandese”. Che prosegue: “Una decina di giorni in un campo rom non pensi che possa essere un atto di riconciliazione tra ciò che professi e ciò che pratichi, che è esattamente l’opposto?”.</p>
<p>Ora qualcuno di questi esigenti lettori potrebbe sbattergli in faccia la contraddizione fra la compassione per le galline e la guerra contro le zanzare. L’ultima vittoriosa battaglia culturale del famoso giornalista infatti è stata quella contro le odiose zanzare che infestano il Monferrato per colpa delle risaie vercellesi.</p>
<p>Le stupide bestiole, che da secoli ammorbano i contadini piemontesi, non hanno pensato che conveniva loro evitare di infastidire un così importante esponente del giornalismo democratico. Se la sono cercata. Gad – memore delle organizzazioni rivoluzionarie sessantottine – ha fondato il club “La libellula” che è “un insetto benemerito che mangia le zanzare”.</p>
<p>Poi ha fatto un tale baccano, ha coinvolto tutti gli enti locali, dal Comune alla Regione (alla cui presidente Mercedes Bresso ha scritto una lettera aperta sulla Stampa), ha preteso tolleranza zero contro l’immigrazione clandestina di zanzare attorno alla sua cascina, che, “hasta la victoria siempre!”, alla fine ce l’ha fatta e sul suo blog ha annunciato:<em> </em><em>“Ha piovuto molto questa primavera in Monferrato… Ma la notizia che cambia la vita agli abitanti e ai turisti di queste meravigliose colline è che le zanzare praticamente non ci sono più… a Vercelli e a Casale Monferrato è finito il coprifuoco, ci stiamo riprendendo l’estate”.</em><em> </em><em> </em></p>
<p><em>Che – bisogna ammetterlo – è un grande trionfo. Stavolta però, chissà perché, diversamente dalle galline, a Gad non è venuto in mente di paragonare la sorta tragica delle povere zanzare a quella terribile degli immigrati. </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Fonte “Libero” © 9 settembre 2009</strong></p>
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		<title>Il boomerang di &#8220;Repubblica&#8221; e &#8220;Giornale&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Sep 2009 06:43:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ezio Mauro e Vittorio Feltri: due autogol? Cominciamo dal primo. Il caso è buffo. Mercoledì scorso Benedetto XVI ha pronunciato parole di così grande attualità che sono finite nei titoli di apertura di tutti i tg, nei siti internet e ieri su tutti i giornali. Proprio perché toccavano i temi più scottanti. Ebbene mi pare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ezio Mauro e Vittorio Feltri: due autogol? Cominciamo dal primo. Il caso è buffo. Mercoledì scorso Benedetto XVI ha pronunciato parole di così grande attualità che sono finite nei titoli di apertura di tutti i tg, nei siti internet e ieri su tutti i giornali. Proprio perché toccavano i temi più scottanti.<span id="more-1109"></span></p>
<p>Ebbene mi pare che La Repubblica (come l’Unità) abbia totalmente “bucato” la notizia. Per quanto abbia cercato ieri non sono riuscito a trovare un titolino e nemmeno una riga. Silenzio plumbeo. Il fatto è ancor più singolare se si pensa che sempre ieri, nella stessa apertura di prima pagina, Repubblica titolava su quanto aveva dichiarato padre Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana (“Il Vaticano: Feltri crea il caos”).</p>
<p>La Repubblica ha fatto due intere pagine, con un articolo su queste dichiarazioni,  accompagnato da un’intervista al cardinale Saraiva Martins e da un pezzo sulle dichiarazioni di monsignor Fisichella. Ma delle parole pronunciate dal Papa – a meno che non le abbiano ben nascoste &#8211; non c’era traccia.</p>
<p>Qualche maligno potrebbe pensare che abbiano così censurato o silenziato il Pontefice, ma forse alla Repubblica pensano che quell’uomo vestito di bianco sia un signor nessuno in confronto a padre Lombardi (che certo è il primo a trovare grottesca una scelta simile).</p>
<p>Ezio Mauro e colleghi non erano stati informati che Benedetto XVI è il Papa? Eppure due giorni prima – quando si è trattato di spararlo in apertura di prima pagina (“A Boffo la solidarietà del Papa”) – avevano mostrato di averne avuto cognizione. Ma poi l’hanno subito dimenticato.</p>
<p>Ed è un vero peccato perché casualmente quel discorso del Papa – che tutti hanno riferito – conteneva proprio la risposta solenne a Ezio Mauro e a Repubblica. Infatti da mesi e mesi Repubblica pretendeva di avere dalla Chiesa una parola di condanna sul “caso Berlusconi”.</p>
<p>Pur avendo sempre sparato a zero sugli interventi pubblici della Chiesa, in nome della laicità dello Stato, da aprile Repubblica ha bombardato sul Vaticano, esigendo un anatema contro il peccatore (perché al giornale di Mauro e Scalfari – dove libertariamente si ritiene che non esistano peccati – si giudica che però esista un peccatore, uno solo: lui. E va “lapidato” moralmente).</p>
<p>Che costoro fossero totalmente fuori strada quando pretendevano che la Chiesa si prestasse a scomunicare il premier (o chiunque altro) in quanto “peccatore”, ho provato a spiegarlo su queste colonne il 30 luglio scorso. Quel giorno, ricordando che peccatori siamo tutti (compresi gli immacolati editorialisti di Repubblica), ho scritto: “da duemila anni la Chiesa, seguendo il comportamento e il  comandamento di Gesù, condanna con nettezza e decisione il peccato, ma, a braccia spalancate, chiama a sé e accoglie il peccatore e fa festa per il suo ritorno. Ora Repubblica vuole spazzar via quanto Gesù ha comandato per esigere la condanna del peccatore (uno solo: Berlusconi) e l’accoglienza del peccato”.</p>
<p>Hanno continuato su questa strada. Così mercoledì è stato lo stesso Benedetto XVI, con un discorso bellissimo e con la sua autorevolezza, a spiegare a tutti, tramite le parole dell’abate di Cluny, che “Dio persegue le colpe e tuttavia protegge i peccatori”. E’ stato un discorso di eccezionale intensità, un abbraccio di misericordia sulla nostra condizione di poveri uomini.</p>
<p>Una grande esortazione ad accogliere la tenerezza e il perdono di Dio per tutti. E inevitabilmente rappresenta la risposta più autorevole e solenne allo strattonamento indebito di Repubblica e degli altri giornali di sinistra che andava avanti da quattro mesi.</p>
<p>Così alla Repubblica (e all’Unità) qualcuno deve aver deciso che – essendo sgradita quella risposta – era meglio far finta che non fosse pervenuta. Il papa non doveva far notizia. E si è usato, per l’apertura della prima pagina, padre Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, per una sua breve precisazione riferita a Feltri.</p>
<p>L’autogol fatto da Repubblica nel trattare così la Chiesa (e nel prendersi la bocciatura del Papa) è il segno dell’esito alla fine fallimentare di tutta la sua lunga campagna contro il premier. Non essendo riuscita a ottenere le dimissioni di Berlusconi, potrebbe finire col vedere le dimissioni autunnali di Ezio Mauro.</p>
<p>Ma, sull’altro fronte, la sparata del Giornale di Feltri si sta dimostrando disastrosa per i rapporti del governo con la Chiesa e i cattolici. E i danni finiscono per essere pagati da Berlusconi e dal centrodestra.</p>
<p>Primo, perché l’attacco a Boffo è stato scatenato proprio alla vigilia dell’incontro del premier col segretario di Stato vaticano, provocando l’annullamento dell’incontro (un fatto inedito e pesante).</p>
<p>In secondo luogo perché il caso che ne è nato ha costretto alle dimissioni non un “moralizzatore” che aveva sparato sul premier, ma l’esatto contrario. Dino Boffo, come direttore di Avvenire, ha resistito per mesi alle pressioni della stampa laica e del mondo cattolico di sinistra, che pretendevano di leggere sull’Avvenire un pesante anatema su Berlusconi, magari con la richiesta delle sue dimissioni (cosa che sarebbe stata dirompente per il governo).</p>
<p>Boffo alla fine è intervenuto, ma in maniera molto sobria e in penultima pagina, rispondendo a dei lettori. Era un modo per dare un contentino ai vescovi più antiberlusconiani, ma senza accodarsi alla campagna di Repubblica e senza permettere che fosse strumentalizzata la Chiesa per abbattere il premier. Obiettivamente il centrodestra non ha proprio da lamentarsi dell’Avvenire dell’epoca Boffo.</p>
<p>Invece, evidentemente, aveva di che lamentarsi la manina anonima che tre mesi fa ha spedito ai vescovi quel dossier su Boffo con quella cartellina senza firma (poi finiti sulla prima pagina del Giornale). Mi pare ovvio che quella manina anonima non doveva avere in gran simpatia né Boffo, né Ruini. Sapeva che bombardando Boffo picconava il pilastro del ruinismo.</p>
<p>Chiunque conosca un po’ la Chiesa italiana sa bene che si deve a Ruini il posizionamento dei cattolici sui “valori non negoziabili” e lo scivolamento nell’insignificanza del cattoprogressismo. E si deve ancora a Ruini la sintonia che da anni si registra fra la Chiesa e il centrodestra su tanti temi di interesse ecclesiale e sociale.</p>
<p>Senza Ruini certamente buona parte dei vescovi – culturalmente subalterni ai salotti di Repubblica &#8211; torneranno a far emergere posizioni “progressiste”, martiniane, comunque molto più simpatizzanti per il centrosinistra. Ora non credo che il mondo di sinistra, laico e cattolico, vesta a lutto per la fine del ruinismo e per le dimissioni di Boffo (nonostante ciò che viene scritto in questi giorni).</p>
<p>Probabilmente ci saranno addirittura festeggiamenti. Più preoccupato dovrebbe essere il centrodestra. Perché nel mondo cattolico questo incidente è sembrato un incomprensibile attacco alla Chiesa da parte del centrodestra (cosa che non è).</p>
<p>Inoltre, se pure è possibile che alla direzione di Avvenire possa andare un giornalista di valore che continui a fare un giornale autorevole (e pure che eviti sbandamenti cattoprogressisti) per la Cei e la Chiesa italiana le cose si fanno abbastanza confuse. E potrebbero riservare brutte sorprese al centrodestra.</p>
<p>Il Giornale ne ha ricavato pubblicità (e per la verità anche pubblicità negativa), ma il centrodestra cosa ci ha guadagnato? Il Giornale potrà cantare “Vittorio”, ma il centrodestra non può cantare “vittoria”: ora dovrà contare i danni e valutare le macerie.</p>
<p> </p>
<p>Fonte: Libero © 4 settembre 2009</p>
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