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	<title>lo Straniero &#187; Giuliano Ferrara</title>
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	<description>Il blog di Antonio Socci</description>
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		<title>Giuliano Ferrara e&#8230; Gesù (lettera aperta a un amico)</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Mar 2011 15:05:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Chiesa Cattolica]]></category>
		<category><![CDATA[Giuliano Ferrara]]></category>

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		<description><![CDATA[Caro Giuliano, cosa sta succedendo? Ieri sulla terza pagina del Foglio è uscito un lungo articolo firmato, per esteso, “Giuliano Ferrara”, fatto insolito, che evidentemente voleva sottolineare un tuo personale coinvolgimento. In effetti si trattava di una tua polemica – come sempre rispettosa e intelligente, ma pur sempre polemica – con la Chiesa per la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Giuliano,</p>
<p>cosa sta succedendo? Ieri sulla terza pagina del Foglio è uscito un lungo articolo firmato, per esteso, “Giuliano Ferrara”, fatto insolito, che evidentemente voleva sottolineare un tuo personale coinvolgimento.<span id="more-1319"></span></p>
<p>In effetti si trattava di una tua polemica – come sempre rispettosa e intelligente, ma pur sempre polemica – con la Chiesa per la “rimozione del vescovo di Orvieto” che veniva dopo una serie di altri articoli su quella vicenda, dolorosa per la Chiesa e anche tragica per alcuni suoi figli, che il tuo giornale ha pubblicato in bella evidenza in questi giorni.</p>
<p>Nessun altro giornale ha ritenuto di dare tanto spazio a questo caso. E’ evidente dunque la tua volontà di tenere il punto e i riflettori accesi su Orvieto.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Io credo che il motivo travalichi di molto il caso di Orvieto.</span></strong></p>
<p>A proposito del quale, con tutta la simpatia che ho per monsignor Scanavino e pur con tutta la comprensione per le sue ragioni e la sua buona fede, mi riesce difficile capire come un vescovo che professa obbedienza al Papa e che in nome di questa obbedienza rassegna le dimissioni, possa un minuto dopo convocare una conferenza stampa e dare il via alle polemiche pubbliche.</p>
<p>Egualmente non capisco come tu, Giuliano, possa pensare di discutere pubblicamente su un giornale questioni così delicate e anche intime (nella parte relativa alle ordinazioni sacerdotali) che la Chiesa ha cura di valutare e giudicare con estrema discrezione e riservatezza, proprio per rispetto alle persone e consapevole che il bene delle anime è la sua legge suprema.</p>
<p>Naturalmente errori di decisione sui casi particolari, da parte ecclesiastica, possono essere sempre possibili. Ma lasciami dire che ritengo la Chiesa più esperta sull’umano di te e di me. E anche molto più informata di noi sull’estrema complessità di queste vicende particolari.</p>
<p>Da duemila anni fa il suo mestiere di madre e di maestra e una madre sa essere più materna – anche nella correzione di un vescovo – di quanto lo siamo noi (esterni) nell’accondiscendenza.</p>
<p>D’altra parte mi pare curioso che – mentre il mondo sta letteralmente esplodendo, sia socialmente che fisicamente – il migliore dei nostri intellettuali, firmi un lungo articolo per discutere le dimissioni del vescovo di Orvieto o le regole di ammissione al sacerdozio della Chiesa cattolica.</p>
<p>Le quali richiederebbero oltretutto una competenza approfondita del diritto canonico e un’esperienza pastorale consolidata, che – per quanto ne so – tu, come me, non hai.</p>
<p>E’ vero però che le tue riflessioni, Giuliano, sono sempre molto belle e acute e anche stavolta il tuo affettuoso invito alla Chiesa a non subire la pressione e il ricatto psicologico del mondo fa seriamente riflettere.</p>
<p>Non è un caso se il papa in persona, nella sede ufficiale del convegno ecclesiale della Chiesa italiana, ha avuto per te parole di così grande stima e considerazione.</p>
<p>Evidentemente ti ritiene una voce preziosa – oltreché per il mondo &#8211; per la Chiesa e lo sei anche quando hai accenti critici che ci fanno giustamente riflettere autocriticamente.</p>
<p>Lasciami dire però che non credo che il sistema di selezione degli ecclesiastici sia davvero in cima alle tue preoccupazioni.</p>
<p>E se ne hai fatto un caso su cui scendere in campo è perché, da tempo, c’è qualche sofferenza nel tuo rapporto con la Chiesa Cattolica, c’è come una ferita da parte tua, che ti rende inquieto e – rispettosamente e intelligentemente &#8211; polemico.</p>
<p>Lo dimostrano diverse altre cose che hai pubblicato sul Foglio.</p>
<p>Per esempio una paginata di alcuni giovani intellettuali cattolici (antiprogressisti) che ritengono sbagliata la presenza del Papa ad Assisi, nell’anniversario della preghiera di Giovanni Paolo II per la pace (si appellavano al Pontefice perché ci ripensasse).</p>
<p>E più ancora lo dimostra il tuo schierarti contro la cosiddetta legge sul fine vita. Proprio tu che hai fatto battaglie memorabili sul caso di Terry Schiavo e su altri che sono seguiti e che ponevano drammaticamente il problema.</p>
<p>Non mi convince la tua posizione attuale sulla legge in discussione alla Camera, perché tu – che sei così contrario alla cultura eutanasica &#8211; sai benissimo che c’è oggi un vuoto normativo che va colmato da una legge, per non lasciare che siano i magistrati, con le sentenze, a fare giurisprudenza,</p>
<p>Se dunque tu lo sai trovo irrazionale e contraddittoria la tua preferenza per il vuoto legislativo.</p>
<p>Così come mi sembra sbagliata (lo dico con amicizia) la polemica dei firmatari dell’appello al Papa su Assisi perché non coglie il senso dei tempi che viviamo, né la grandezza di un Papa che – non va dimenticato – è il papa del discorso di Ratisbona.</p>
<p>Insomma, tutti i casi sopra elencati di polemica – a mio parere &#8211; non hanno in sé ragioni convincenti. Si ha la sensazione che ci sia dell’altro.</p>
<p>Il dissenso fra te e la Chiesa italiana cominciò forse con la tua scelta di presentare una lista tematica contro l’aborto, alle ultime elezioni.</p>
<p>Tutti apprezzammo il coraggio della sfida, la tua generosità e la nobiltà dell’idea – condividendo in toto i tuoi contenuti – ma sull’opportunità concreta della lista disancorata da qualsiasi coalizione dissentimmo.</p>
<p>E penso che ne avevamo i titoli venendo da una trentennale lotta alla cultura abortista.</p>
<p>C’è chi ritiene che la tua “ruggine” con i vescovi inizi da lì e sia causata da quel fatto. Io ritengo che non sia affatto così. Non sei proprio tu il tipo che fa derivare uno scandalo e una rottura da una diversità di giudizio sia pur dolorosa.</p>
<p><strong>Piuttosto anche quella vicenda fu il segno di una questione ben più grande e decisiva con cui eri alle prese. Io provo a decifrarla</strong>.</p>
<p>La tua ammirazione per la Chiesa, per la solidità della sua dottrina e della sua morale, mi ricorda <strong>un altro romano, come te, che duemila anni fa restò egualmente folgorato: Seneca</strong>.</p>
<p>Per lui fu decisivo l’incontro e l’amicizia con Paolo. Ne restò affascinato. Tutto il suo pensiero morale ne fu profondamente segnato.</p>
<p>Trovò in Paolo una filosofia che finalmente realizzava nella vita ciò che aveva sempre voluto. Ma non capì o non si aprì mai al “segreto” di Paolo, al cuore di quella filosofia, a <strong>ciò che rendeva Paolo un uomo straordinario: ovvero Gesù Cristo</strong>.</p>
<p>Il nostro amato <strong>Gilbert K. Chesterton</strong>, un grande convertito, ha scritto:</p>
<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">“Il cristianesimo è venuto nel mondo prima di tutto per affermare con violenza che l&#8217;uomo doveva guardare non solamente dentro di sé, ma anche fuori, doveva ammirare con stupore ed entusiasmo un divino drappello e un divino capitano. </span></em></strong></p>
<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">Il solo piacere che si prova a essere cristiani è quello di non sentirsi soli con la Luce interiore, è quello di riconoscere nettamente un&#8217;altra Luce, splendida come il sole, chiara come la luna”</span></em></strong><em>.</em><em></em></p>
<p>Si può ammirare il cristianesimo come filosofia di vita e come dottrina morale, ma dire “tu” a quel “divino capitano” è il passo decisivo ed esaltante.</p>
<p>Certo, è anche quello più drammatico perché ognuno di noi è “fugitivus cordis sui”.</p>
<p>Infatti il faccia a faccia con Gesù ci fa scoprire noi stessi ed è un dolore finché non ci sentiamo abbracciati e perdonati.</p>
<p>D’altra parte – te lo dico dal di dentro della mia battaglia drammatica accanto a Caterina &#8211; è solo lui il senso della nostra vita, è per lui che siamo fatti, lui è la nostra gioia.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Come sapeva il grande Agostino: “ci hai fatti per Te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te”</span></strong>.</p>
<p>Tu, Giuliano, credi di stare a polemizzare con la Chiesa e così credono anche gli altri. Ma <strong><span style="text-decoration: underline;">in realtà, come Giacobbe che lottò con l’angelo tutta la notte, è con Dio, con l’Uomo-Dio che stai lottando</span></strong>.</p>
<p>E come Giacobbe e come tutti noi che l’abbiamo visto in faccia, porterai il segno di questa lotta (la bellezza di quel volto) nella carne per tutta la vita.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">C’è un solo modo per vincere: assecondare quel fascino che avvertiamo, far vincere il nostro cuore, lasciarsi salvare</span></strong>.</p>
<p> </p>
<p>Antonio Socci</p>
<p> </p>
<p>Da “Libero”, 13 marzo 2011</p>
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		<title>Attaccano il Papa perché segue Gesù</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Jun 2010 14:45:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[cardinale Daneels]]></category>
		<category><![CDATA[Giuliano Ferrara]]></category>
		<category><![CDATA[New York Times]]></category>
		<category><![CDATA[scandalo pedofilia]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno dei più acuti osservatori, leader intellettuale dei cosiddetti ratzingeriani, Giuliano Ferrara, con doverosa autoironia, giorni fa, ha amabilmente rimproverato il pontefice di essere “fuori linea”, sulla storia dei preti pedofili, per (a suo avviso) eccessiva arrendevolezza. Poi il direttore del Foglio è tornato a lanciare l’allarme. Ha scritto infatti che “le autorità ecclesiastiche responsabili e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno dei più acuti osservatori, leader intellettuale dei cosiddetti ratzingeriani, Giuliano Ferrara, con doverosa autoironia, giorni fa, ha amabilmente rimproverato il pontefice di essere “fuori linea”, sulla storia dei preti pedofili, per (a suo avviso) eccessiva arrendevolezza.<span id="more-1233"></span></p>
<p>Poi il direttore del Foglio è tornato a lanciare l’allarme.</p>
<p>Ha scritto infatti che “le autorità ecclesiastiche responsabili e i laici liberali, che dovrebbero avere a cuore la libertà della Chiesa (come pegno generale delle autonomie civili), non vogliono capire che la ‘trasparenza’, cioè la resa senza condizioni alla ossessiva campagna secolarista sulla pedofilia del clero, genera le condizioni per un vulnus simbolico drammatico nel corpo dell’istituzione”.</p>
<p>Ferrara ritiene che dal Belgio sia arrivata la conferma di questa sua tesi. Là infatti sono giunti fino a perquisire la casa del cardinale Daneels, primate emerito accusato “di non aver denunciato per tempo il vescovo di Bruges dimissionario a gennaio con l’accusa di abusi su minori”.</p>
<p>Nelle stesse ore addirittura “le tombe di uno dei padri teologici del Concilio Vaticano II, Léon-Joseph Suenens, e dell’arcivescovo Joseph- Ernest Van Roey, sono state sventrate con il martello pneumatico alla ricerca di chissà quali documenti inquisitori”.</p>
<p>Ferrara ha ragione quando denuncia questi eccessi inauditi, ma non sono d’accordo che essi trovino cittadinanza per l’atteggiamento (a suo avviso) rinunciatario del Pontefice.</p>
<p>Al contrario, è proprio la limpidissima scelta del papa per la trasparenza e per la pulizia nella Chiesa che fa apparire gli atti dell’inquisizione belga in tutta la loro ingiustificata assurdità.</p>
<p>Peraltro proprio l’accorato schierarsi di Pietro dalla parte delle vittime ha fatto ammutolire le campagne più anticlericali, inducendo anche giornali estremamente polemici come il New York Times a “togliersi il cappello” di fronte al coraggio del Santo Padre.</p>
<p>Il Papa è l’unico che non abbia parlato di complotti, ma anzi che abbia definito una “grazia” questa provvidenziale tempesta mediatica la quale impone una purificazione alla Chiesa.</p>
<p>Bisogna riconoscere che quello che sta dicendo e facendo è così alto e profetico che lo stesso mondo clericale non capisce e fa resistenza. Ratzinger ha spiazzato sia i ratzingeriani che gli avversari.</p>
<p>Ha capovolto il vecchio e sciocco stereotipo del “panzerkardinal”. E ha mostrato a tutti la grandezza e la forza dell’umiltà. Ha fatto vedere cos’è un padre che sa piangere con i suoi figli violati e sofferenti, abbracciandoli a nome del Nazareno.</p>
<p>Ha spiazzato anche l’idea che del suo pontificato si erano fatti Ferrara e tanti altri, secondo cui egli sarebbe il Nemico del relativismo che corrode e dissolve l’Occidente e capeggerebbe una Chiesa virilmente identitaria capace di far ritrovare all’Occidente solide radici ideologiche.</p>
<p>A mio avviso basta aver letto i libri del cardinal Ratzinger e tanto più i testi di papa Ratzinger per capire che era un’idea infondata. Ma il problema non è anzitutto culturale.</p>
<p>Il “fattore” che Ferrara elude (ovviamente ne ha tutto il diritto) e che per Benedetto XVI invece è determinante, totalmente decisivo, non è culturale: si chiama Gesù Cristo. La sua presenza viva.</p>
<p>E’ Lui che spiega tutto, che fa comprendere tutte le scelte di papa Ratzinger, tutto quello che dice e che fa. Senza considerare Lui si rischia di fraintendere completamente questo pontificato.</p>
<p>Perché, infatti, un simpatizzante come Ferrara può arrivare a vedere nella posizione del Papa addirittura una “resa senza condizioni alla ossessiva campagna secolarista sulla pedofilia del clero” ?</p>
<p>Esattamente per questo. Perché per Ferrara la battaglia si combatte al cospetto dell’opinione pubblica ed ha come oggetto la reputazione della Chiesa, mentre per papa Ratzinger si è al cospetto di Gesù Cristo, unico giudice, e il contenuto della discussione è la verità.</p>
<p>Se si toglie di mezzo Gesù Cristo – e mi pare l’idea di Ferrara &#8211; la Chiesa diventa una realtà umana antica e nobilissima, da millenni civilizzatrice, depositaria di valori e identità, e non può farsi processare – per un numero limitatissimo di colpe di suoi esponenti – da un mondo moderno che sprofonda nella depravazione e nell’amoralità.</p>
<p>Ma Benedetto XVI rifiuta radicalmente una simile riduzione. La Chiesa non è la somma dei suoi membri, né dei suoi meriti storici, non è un insieme di antichi e nobili valori umani, né è al mondo per rivendicare la sua reputazione.</p>
<p>La Chiesa è definita soltanto dalla misteriosa presenza di Gesù, presenza vera e operante, fra i suoi. Davanti a Lui, il santo, tutti noi cristiani siamo come panni luridi. E’ Lui e solo Lui che la Chiesa indica, Lui è la salvezza degli uomini, Lui la pace e la felicità. La Chiesa esiste solo per indicare al mondo il suo volto.</p>
<p>Cosicché la Chiesa è l’unica realtà che – diversamente da partiti, da stati, da qualunque altra associazione umana – non ha bisogno di esaltare la propria reputazione, perché, pur avendo al suo interno tanta santità, non predica se stessa, non vuol convincere di aver ragione.</p>
<p>E’ l’innamorata di Lui ed esalta solo Lui.</p>
<p>Infatti la Chiesa è entrata nel mondo con quattro Evangeli nei quali i pilastri della Chiesa stessa, gli apostoli, venivano rappresentati in tutta la loro miseria umana, meschinità e perfino nei loro peccati e crimini.</p>
<p>Com’è stato osservato pure da nemici della Chiesa, nessuno che abbia voluto fondare una religione o un partito o uno stato, ha mai fatto una cosa simile. Sarebbe stata un’autodelegittimazione assai prossima al suicidio.</p>
<p>Solo la Chiesa ha potuto farlo. Sebbene quegli apostoli, in realtà, siano diventati poi autentici eroi, morendo inermi come martiri.</p>
<p>Solo la Chiesa, sul finire del XX secolo che aveva visto i cristiani vittime (a milioni) di tutti i diversi regimi, a tutte le latitudini, con Giovanni Paolo II ha varcato il millennio non con un atto d’accusa, ma al contrario con un “mea culpa”.</p>
<p>Solo la Chiesa – che pure aveva tutti i diritti di puntare il dito su ideologie e partiti – ha saputo chiedere perdono. Mentre non lo hanno fatto i carnefici. E’ un segno di debolezza e cedevolezza o di (umanamente) inspiegabile forza?</p>
<p>Solo la Chiesa può porre la verità al di sopra dell’interesse di fazione e quindi non averne paura neanche quando è dolorosa e umiliante. Come nel caso dei preti pedofili. Neanche quando fa scandalo: “oportet ut scandala eveniant”, disse Gesù, Signore della storia.</p>
<p>La Chiesa non si difende con la menzogna. Così semmai la si distrugge. Immaginare che Dio abbia bisogno delle nostre menzogne per salvaguardare la sua opera è un sacrilegio.</p>
<p>La Santa Chiesa, spiega il Papa, non è una cosca mafiosa che vive sull’omertà. Le menzogne servono solo ai colpevoli che non vogliono emendarsi o a coloro che vogliono salvaguardare un potere terreno. La Chiesa invece vive della verità. E la verità non fa calcoli di convenienza.</p>
<p>La menzogna rende ricattabili. “La verità vi farà liberi”, ha detto Colui che è la verità fatta carne.</p>
<p>Il mondo dice invece “la verità vi farà deboli”. Ma quello che il mondo non capisce, per il Papa, è che  “la debolezza di Dio è più forte degli uomini”. Duemila anni fa aspettavano un giustiziere, un sovrano forte che avrebbe assoggettato il mondo. Ed è nato un bambino inerme.</p>
<p>Poi, diventato grande, perfino gli apostoli pensavano che Gesù sarebbe diventato re. E lui ha scelto invece il trono della croce e la corona di spine. Perché – ha spiegato Benedetto XVI – ha voluto salvare il mondo non con la forza, ma con l’amore. L’amore è più forte di tutto.</p>
<p>E’ per lui, vittima salvatrice, che il papa ha fatto capire a tutti, anzitutto agli ecclesiastici, che le vittime di preti pedofili non sono avversari, ma sono il volto di Cristo crocifisso.</p>
<p>Sono la Chiesa perseguitata. Mentre i persecutori della Chiesa sono semmai i loro violentatori. Tutto questo è grandioso e commovente. E’ divino.</p>
<p> </p>
<p>Antonio Socci</p>
<p>da Libero 27 giugno 2010</p>
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		<title>Cosa cambia nella Chiesa e cosa no</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 12:35:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa sta accadendo nella Chiesa italiana? Tanti – specie cattolici – se lo chiedono in questi giorni. Ritengo che si drammatizzino troppo vicende di cronaca come lo scontro tra Feltri e Boffo, il quale, forse, dall’attacco del Giornale potrebbe ricavare addirittura una proroga della sua direzione. Casomai il segnale di un vero mutamento di stagione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa sta accadendo nella Chiesa italiana? Tanti – specie cattolici – se lo chiedono in questi giorni. Ritengo che si drammatizzino troppo vicende di cronaca come lo scontro tra Feltri e Boffo, il quale, forse, dall’attacco del Giornale potrebbe ricavare addirittura una proroga della sua direzione.<span id="more-1105"></span></p>
<p>Casomai il segnale di un vero mutamento di stagione ecclesiale (e politica) è la circostanziata e reiterata critica del direttore dell’Osservatore romano, Gian Maria Vian (che i giornali ritengono “portavoce” della Segreteria di Stato vaticana) alla linea di Avvenire, il giornale della Cei guidato da Boffo da quindici anni.</p>
<p>Già nel recente passato Vian aveva esplicitato la sua diversità di vedute da Avvenire e su un caso scottante, la vicenda di Eluana Englaro, nella quale il quotidiano di Boffo fu il vero e appassionato paladino della battaglia “pro life” (mentre in Vaticano si scelse una linea più defilata, concorde sui valori, ma non esposta sul caso specifico).</p>
<p>Le cose che Vian ha aggiunto &#8211; nell’intervista di lunedì al Corriere della sera &#8211; in sintesi sono queste: imprudenti ed esagerati sono stati certi attacchi di Avvenire al governo sull’immigrazione clandestina, i rapporti della Santa Sede con il governo sono eccellenti e infine Vian rivendica con orgoglio la scelta di non aver scritto una riga sulle “vicende private di Silvio Berlusconi” (a differenza di Avvenire).</p>
<p>Anzi, Vian segnala che alla Repubblica la quale continuava a tartassare la Chiesa come “connivente” col premier, nei giorni scorsi l’Osservatore ha risposto per le rime con un editoriale di Lucetta Scaraffia (che riprendeva alla lettera gli argomenti di un editoriale di Libero del 30 luglio): “Alla Chiesa” vi si leggeva “si chiede proprio il contrario di quello che è un comportamento morale:  la condanna del peccatore, ma non del peccato. Questo sì sarebbe una prova di nichilismo e di coinvolgimento partigiano in vicende politiche contingenti:  proprio quello che invece Benedetto XVI e il cardinale Bertone cercano di evitare”.</p>
<p>Per la verità non si può dire che Avvenire sia stato, con Boffo, un giornale di opposizione al governo di centrodestra. E’ stato sempre prudente e misurato, anche se sul caso Berlusconi ha infine ceduto a formulare qualche pungente attacco. In politica il giornale della Cei è stato finora palesemente vicino alla linea dell’Udc di cui Boffo e Ruini sponsorizzavano il rientro nell’area di maggioranza,  magari a scapito della Lega (e da qui deriva anche il superattivismo di questi giorni del partito di Bossi per accreditarsi come riferimento affidabilissimo per la Chiesa).</p>
<p>Probabilmente il piano di riserva di Ruini e Boffo – nel caso in cui l’Udc non fosse tornata all’ovile di centrodestra &#8211; era quello di ricompattare un’area di centro fra Casini, Rutelli e la Binetti, spaccando il Pd i cui candidati alla segreteria – Bersani, Franceschini e Marino – sono tutti indigesti alla Chiesa.</p>
<p>Ecco, ciò che sta finendo in questi giorni è la lunga stagione ruiniana della Chiesa italiana. Il prelato emiliano infatti è sulla breccia dal convegno ecclesiale di Loreto del 1982 (e probabilmente proprio grazie a Dino Boffo, allora ai vertici dell’Azione Cattolica con Rosi Bindi). Ruini ha segnato 25 anni di storia della Chiesa italiana e della politica.</p>
<p>Con Tangentopoli e il collasso della Dc la gerarchia episcopale ruiniana cominciò a “giocare” in prima persona in politica facendo prima la scelta dei due forni (in forza del fatto che l’elettorato cattolico, di centro,  rappresentava la “golden share” che permetteva di vincere le elezioni). Quindi – venuto meno ogni dialogo con Prodi e i cattoprogressisti – ha giocato la carta dei “valori non negoziabili” per tenere unita la Chiesa italiana e conseguire vittorie politiche notevoli (come il referendum sulla legge 40 del 2005) che hanno dato la sensazione di un’egemonia culturale cattolica.</p>
<p>Il pensionamento di Ruini dal vicariato di Roma e dalla presidenza della Cei, per raggiunti limiti di età, non ha significato il venir meno della sua influenza, ma ha permesso al nuovo segretario di Stato vaticano, Bertone, di rivendicare apertamente (e prendere sempre più in mano) le redini del rapporto Chiesa-politica in Italia.</p>
<p>La gestione del “caso Berlusconi” sembra un punto di non ritorno. Non che cambino gli orientamenti culturali della Chiesa, che di fatto sono condivisi sia da Bertone che da Ruini, ma c’è un avvicendamento di classe dirigente e un probabile mutamento di approccio: meno esposizione pubblica e meno battaglie culturali sui valori, meno crociate etiche. E il privilegio dato al rapporto diretto con la politica.</p>
<p>Questo scenario potrebbe far rialzare la testa, dentro la Cei, all’episcopato progressista, martiniano (da Tettamanzi a Paglia). Ma per il Vaticano è inevitabile constatare che ormai l’unico interlocutore possibile in questo momento è il centrodestra. Il centrosinistra è nel caos totale e oltretutto lì prevale ormai una rancorosa mentalità laicista. Sono così disorientati che, anche nell’artiglieria mediatica, oggi Repubblica fa del dottor Boffo un proprio simbolo dimenticando di averlo bersagliato per settimane a causa del presunto silenzio della Chiesa su Berlusconi e dimenticando che è stato proprio l’Avvenire di Boffo a guidare certe battaglie sui valori – la legge 40, il referendum del 2005 e appunto il caso Englaro – in cui il fronte laicista è stato un avversario furibondo.</p>
<p>La “gestione Ruini” della Chiesa italiana ha permesso di occultare la secolarizzazione in corso, ma anche di intercettare la nuova domanda di religiosità e di riferimenti morali della nostra società. Ha rischiato il clericalismo (cioè il rapporto tropo stretto Chiesa/potere mondano), senza far crescere una generazione di cattolici che diventasse una forza popolare e scatenando una dura risposta anticlericale.</p>
<p>Ma ha reso la Chiesa italiana una lobby importante che ha fatto dell’Italia un caso unico in Europa di apertura della politica alle radici cristiane e ai grandi valori etici. Ruini – in forza del grande carisma di papa Wojtyla e di Ratzinger – ha cercato e trovato interlocutori fra gli intellettuali laici, come Giuliano Ferrara, Paolo Mieli, Ernesto Galli della Loggia. Ma con esiti confusi (come nel caso del mancato sostegno alla lista pro-life di Ferrara) o controversi nei contenuti: Ruini – per dire &#8211; ha appena dato alle stampe un libro con lo stesso Galli della Loggia che proprio domenica scorsa, in un editoriale sul Corriere della sera, ha messo in discussione il Concordato.</p>
<p>Peraltro è singolare che Gian Maria Vian e Lucetta Scaraffia – oggi simboli dell’Osservatore romano di Bertone – vengano proprio dall’area di Galli della Loggia e di Ruini. Restano aperte dunque tante domande. In sostanza, finita una stagione – che ha avuto attivi e passivi &#8211; non è chiaro qual è quella che comincia.</p>
<p>Anche se quando si parla della Chiesa bisogna sempre tener presente che non è un partito e oltre ai rapporti di forza umani c’è in azione un mistero che fa accedere cose impreviste e spalanca orizzonti sorprendenti.</p>
<p>Nella storia della Chiesa è sempre stato così. E – nella concezione cattolica &#8211; gli uomini di Chiesa, con le loro diverse responsabilità, sono importanti proprio nella misura in cui possono favorire o ostacolare ciò che quel Divino Capitano fa accadere per il suo popolo. In questo senso Benedetto XVI rappresenta una vera e luminosa garanzia per i credenti.</p>
<p>Da Libero © 2 settembre 2009</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Post scriptum</span></strong></p>
<p>Nell’udienza di mercoledì 2 settembre, il Papa, parlando di S. Oddone, ha pronunciato delle frasi che i mass media hanno interpretato di grande attualità. In particolare questa frase: <strong>“Dio persegue le colpe e tuttavia protegge i peccatori”</strong>.</p>
<p>Mi rallegra molto che ora tutti comprendano cosa è il cristianesimo. E cosa rimarrà sempre. In un mio editoriale del 30 luglio scorso (qui nel sito: “Perché Repubblica strattona la Chiesa”), polemizzando con La Repubblica che pretendeva dalla Chiesa la condanna del peccatore (uno solo: Berlusconi) e non del peccato, scrivevo: “da duemila anni la Chiesa, seguendo il comportamento e il  comandamento di Gesù, <strong>condanna con nettezza e decisione il peccato, ma, a braccia spalancate, chiama a sé e accoglie il peccatore </strong>e fa festa per il suo ritorno”.</p>
<p>Ora lo ha spiegato qualcuno molto più autorevole di me. Spero che tutti lo capiscano.</p>
<p>                                                               A.S.</p>
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