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	<title>lo Straniero &#187; immigrati</title>
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	<description>Il blog di Antonio Socci</description>
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		<title>Per la Littizzetto il premio di Napolitano, per i preti che si fanno in quattro nel servire i più poveri il dileggio&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 2011 10:15:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I cattolici sono indignati con Rai 3. Si sentono bersagliati ingiustamente e si sono stancati di subire in silenzio. Prendo a simbolo un giovane prete, che chiamerò don Gianni, un bravissimo sacerdote che – fra le altre cose, insieme ad altri &#8211; si fa in quattro e dà letteralmente la vita, per aiutare immigrati, emarginati, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I cattolici sono indignati con Rai 3. Si sentono bersagliati ingiustamente e si sono stancati di subire in silenzio.</p>
<p>Prendo a simbolo un giovane prete, che chiamerò don Gianni, un bravissimo sacerdote che – fra le altre cose, insieme ad altri &#8211; si fa in quattro e dà letteralmente la vita, per aiutare immigrati, emarginati, “barboni” e tossicodipendenti.<span id="more-1326"></span></p>
<p>L’ultimo episodio che ha fatto indignare lui e molti altri come lui, è stata <strong><span style="text-decoration: underline;">l’incredibile invettiva contro la Chiesa fatta da Luciana Littizzetto a “Che tempo che fa”</span></strong>, domenica sera (che sta pure su Youtube).</p>
<p>E’ considerato un caso emblematico della tendenza di Rai 3, la rete simbolo dell’Italia ideologica. Il programma è quello di Fabio Fazio, programma cult della sinistra salottiera.</p>
<p>E’ noto che ogni domenica sera la Littizzetto fa le sue concioni  avendo come spalla lo stesso Fazio.</p>
<p>Ebbene domenica, parlando di Lampedusa, a un certo punto – senza che c’entrasse nulla – la Luciana <strong>si è lanciata in un attacco congestionato contro la Chiesa, a proposito dell’arrivo dei clandestini tunisini, e ha urlato ai vescovi “dicano qualcosa su questa questione”</strong>.</p>
<p>I vescovi, a suo parere, stanno sempre a rompere “e adesso stanno zitti… fate qualcosa! Cosa fanno?”.</p>
<p>A me pare che non esista affatto l’obbligo per la Chiesa di farsi carico di tutti i clandestini che vengono dall’Africa.</p>
<p>In ogni caso il quotidiano dei vescovi, Avvenire, ieri ha sommessamente obiettato alla Littizzetto che la Chiesa non ha taciuto affatto e che <strong><span style="text-decoration: underline;">proprio la scorsa settimana il segretario generale della Cei, monsignor Crociata ha convocato una conferenza stampa per informare che 93 diocesi hanno messo a disposizione strutture capaci di ospitare 2500 immigrati, caricando sulla Chiesa tutte le spese</span></strong>.</p>
<p>Ma questa risposta di Avvenire è uscita in ultima pagina, sussurrata e con un tono benevolo, sotto il titolo: “Chissà se Lucianina chiede scusa”.</p>
<p>Fatto sta che <strong><span style="text-decoration: underline;">attacchi come quelli della Littizzetto sono stati visti e ascoltati da milioni di telespettatori e ben pochi avranno letto la documentata risposta di “Avvenire”</span></strong>.</p>
<p>Forse si può e si deve rispondere anche più energicamente. C’è chi vorrebbe pretendere le scuse del direttore di Rai 3 e soprattutto il diritto di replica.</p>
<p>In nome dei tantissimi sacerdoti, suore e cattolici laici che in questo Paese da sempre, 24 ore al giorno, sputano sangue per servire i più poveri ed emarginati e che poi si vedono le Littizzetto e tutta la congrega di intellettualini e giornalisti dei salotti progressisti che, dagli schermi tv, impartiscono loro lezioni di solidarietà.</p>
<p>Sì, perché la Littizzetto non si è limitata a questo assurdo attacco (condito di battute sul cardinal Ruini).</p>
<p>Poi, fra il dileggio e il rimprovero morale, si è addirittura impancata a seria maestra di teologia e ha preteso persino di evocare il “discorso della montagna” – citato del tutto a sproposito – per strillare ai vescovi e alla Chiesa:  “ero nudo e mi avete vestito, ero malato e mi avete visitato, avevo sete e mi avete dato da bere&#8230; Il discorso della montagna lì non vale perché sono al mare?”.</p>
<p>E poi, sempre urlando, ha tuonato: <strong><span style="text-decoration: underline;">“c’è la crisi delle vocazioni, ci sono seminari e conventi vuoti: fate posto e metteteli lì, che secondo me poi sono tutti contenti”</span></strong>.  </p>
<p>Non sarebbe neanche il caso di segnalare che l’ignoranza della Littizzetto è pari alla sua arroganza, perché il “discorso della montagna” sta al capitolo 5 del Vangelo di Matteo, mentre i versetti citati da lei – che non c’entrano niente &#8211; stanno addirittura al capitolo 25 (quelli sul giudizio finale che non piacerebbero proprio alla comica di Rai 3).</p>
<p>Non sarebbe il caso di sottolineare la gaffe se la brutta sinistra che ci ritroviamo in Italia non avesse elevato comici come lei al rango di intellettuali e addirittura di maestri di etica e di civiltà.</p>
<p>Apprendo addirittura (da Internet) che <strong>“il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/22_novembre">22 novembre</a> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/2007">2007</a> Luciana Littizzetto ha ricevuto dal Presidente della Repubblica <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Napolitano">Giorgio Napolitano</a> il prestigioso premio <a title="Vittorio De Sica" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_De_Sica">De Sica</a>, riservato alle personalità più in luce del momento nel mondo dello spettacolo e della cultura”</strong>.</p>
<p>Se queste sono le “personalità della cultura” che vengono premiate addirittura da Napolitano <strong><span style="text-decoration: underline;">è davvero il caso di dire “povera Italia!”</span></strong>.</p>
<p>viene in mente Oscar Wilde: “Chi sa, fa. Chi non sa insegna”.</p>
<p>Chi conosce il Vangelo e lo vive, come il mio amico don Gianni, si fa in quattro per dar da mangiare agli affamati e da bere agli assetati.</p>
<p>Chi invece non lo conosce, pretende di insegnarlo, lautamente pagato per le sue scenette comiche su Rai 3, e si lancia all’attacco dei “preti”.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Visto che sia la Littizzetto che Fazio</span></strong> – il quale ha assistito a questa filippica sugli immigrati senza obiettare, facendo ancora la spalla – <strong><span style="text-decoration: underline;">mi risulta siano ben retribuiti e non vivano affatto nell’indigenza, vorrei sapere, da loro due, di quanti immigrati si fanno personalmente carico. Quanti ne ospitano a casa loro? Quanto danno o sono disposti a dare, dei loro redditi, per accogliere e spesare tunisini, libici e altri clandestini?</span></strong></p>
<p>Considerata l’invettiva della Littizzetto e il suo pretendere che altri (la Chiesa) ospitino gli immigrati a casa loro, non posso credere che lei per prima non faccia altrettanto.</p>
<p>Sarebbe veramente una spudoratezza inaccettabile.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Vorrebbe allora – gentile signora Luciana – mostrarci la sua bella casa piena di tunisini che lei avrà sicuramente ospitato?</span></strong></p>
<p>La Chiesa non ha certo bisogno delle lezioni di “Che tempo che fa” per spalancare le sue braccia a chi non ha niente. Lo fa da duemila anni.</p>
<p>E dà pure per scontato che il mondo non se ne accorga e neanche la ringrazi. <strong><span style="text-decoration: underline;">Ma che addirittura debba essere bersagliata dalle lezioncine è inaccettabile, soprattutto poi se a farle fossero persone che non muovono dito per i più poveri</span></strong>.</p>
<p>Intellettuali, comici e giornalisti dei salotti progressisti che spesso schifano l’italiano medio (e anzitutto i cattolici), che stanno sempre sul pulpito, col ditino alzato, a impartire lezioni di morale, di solito non vivono nell’indigenza.</p>
<p>Molti di loro trascorrono le giornate fra gli agi, in belle case e al riparo di cospicui conti in banca. Qualcuno – come si è saputo di recente – si avventura pure in investimenti sbagliati. Temerari.</p>
<p>Io non so come vivano loro la solidarietà. Ma a me personalmente non è mai capitato di trovarne uno che fosse disposto a coinvolgersi in iniziative di solidarietà e di carità verso i più infelici quando le ho proposte loro.</p>
<p>Ce ne saranno, ma io non ne ho mai trovati. Prima di impancarsi a maestri e censori degli altri, non sarebbe il caso che anzitutto testimoniassero ciò che fanno loro personalmente?</p>
<p>Noi cattolici educhiamo i nostri figli alla carità come dimensione vera della vita.</p>
<p>Mio figlio di 14 anni trascorre il sabato mattina con altri coetanei, insieme a don Andrea, a portare generi alimentari a barboni e famiglie indigenti. E a far loro compagnia.</p>
<p>Don Andrea educa i suoi ragazzi portandoli anche con le suore di Madre Teresa che vanno a cercare i clochard, se ne prendono cura, li lavano, li medicano, mi rifocillano.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Io non ho mai visto un solo intellettuale di sinistra lavare un barbone. Invece i preti, le suore e i cattolici che lo fanno sono tantissimi</span></strong>.</p>
<p>Sono persone che fin da giovani hanno deciso di donare totalmente la loro vita, per amore di Gesù Cristo.</p>
<p>rinunciato a una propria famiglia, vivono nella povertà (i preti, titolati con studi ben superiori alla media, vivono con 800 euro al mese) e servono l’umanità per portare a tutti la carezza del Nazareno.</p>
<p>La Chiesa sono questi uomini e queste donne. E’ di questi che straparlano spesso certi intellettuali da salotto.</p>
<p>Non so quanto se ne rendano conto, soddisfatti e compiaciuti come sono di se stessi. <strong><span style="text-decoration: underline;">Non so se sono ancora in grado di provare un po’ di vergogna.</span></strong></p>
<p>Ma so che questa sinistra intellettuale (quella – per capirci – che se la prende con i crocifissi e che sta sempre contro la Chiesa) fa davvero pena, fa tristezza.</p>
<p>Certamente è quanto ci sia di più lontano dai cristiani.  </p>
<p> </p>
<p>Antonio Socci</p>
<p> </p>
<p>Da “Libero”, 7 aprile 2011</p>
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		<title>Le galline di Gad &#8220;il buono&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 16:37:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gad Lerner, nel suo blog, prima di occuparsi della fondamentale causa delle sue galline, ha fatto “una modesta proposta ai vescovi italiani”: sostituire Dino Boffo alla direzione di “Avvenire” con “un collega il cui nome evidenzierebbe la loro indisponibilità a sottomettersi di fronte alla prepotenza. Un collega formatosi nel settimanale diocesano torinese ‘Il nostro tempo’; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gad Lerner, nel suo blog, prima di occuparsi della fondamentale causa delle sue galline, ha fatto “una modesta proposta ai vescovi italiani”: sostituire Dino Boffo alla direzione di “Avvenire” <span id="more-1112"></span></p>
<p>con “un collega il cui nome evidenzierebbe la loro indisponibilità a sottomettersi di fronte alla prepotenza. Un collega formatosi nel settimanale diocesano torinese ‘Il nostro tempo’; un collega puntuale e coerente nella pratica religiosa così come nella devozione. Mi riferisco a Marco Travaglio”.</p>
<p>Lanciata (credo a sua insaputa) la candidatura di Travaglio – come un ragazzo tutto casa e chiesa, peraltro devoto a Santoro – per liberare la Chiesa da Berlusconi, è passato a un’altra delle sue crociate riguardante l’oppressione di un pennuto domestico: la gallina.</p>
<p>Dal suo blog c’informa di averne comprate dieci a Casale (con tanto di gallo), per la sua cascina nel Monferrato. L’attento osservatore della vita italiana – e oggi pure dei pollai – ha notato che le bestiole, abituate a stare recluse in uno spazio angusto, impossibilitate a qualsiasi movimento, anche una volta liberate nel suo pollaio stavano schiacciate una sull’altra. E qui è tornata fuori, prepotente, l’acutezza analitica con la passione umanitaria di Gad che le vede “immobili per il terrore”.</p>
<p>Scrive: “mi colpisce la sindrome del prigioniero (sic!). Quel pollaio che a me pare uno spazio vitale minimo, le spaventa per una vastità a loro inconcepibile. Mi auguro che in futuro razzolino pure nel prato, di giorno. A mala pena si affacciano fuori dalla casetta, sempre appiccicate l’una all’altra. Mi hanno spiegato che solo tra qualche giorno riusciranno a vincere la paura e a prendere le misure di una vita più comoda”.</p>
<p>Come mai le galline si comportano così? A Gad non viene in mente la spiegazione che ci daremmo tutti noi insensibili: cioè che le galline per definizione sono stupide. Si dice infatti: hai un cervello di gallina. Lui, che è per vocazione un filantropo e un liberatore, pensa invece alla “sindrome del prigioniero”.</p>
<p>E subito, senza riflettere sul fatto che potrebbe essere offensivo per gli emigranti essere paragonati a quelle stupide galline, ci elargisce questa profonda meditazione: “Lascio a voi l’esercizio di paragonare il comportamento delle galline con quello degli umani ridotti in condizioni di vita molto peggiori delle nostre. Per esempio coloro che si allontanano, finalmente, dopo avere vinto la paura, dai luoghi oppressivi in cui sono nati. Il trasporto di costoro non avviene in condizioni molto più confortevoli di quello toccato alle mie galline. Ma qualcuno pensa davvero che possano essere fermati da un divieto?”.</p>
<p>Dunque: galline di tutto il mondo unitevi. Gad è il vostro conducator, il liberatore, il vostro ideologo e lìder Maximo. Praticamente non il gallo, ma colui che ne fa le veci. Era partito – in gioventù &#8211; dall’idea di liberare il proletariato dalle sue catene sotto la leadership di quel club di filantropi che fu Lotta Continua.</p>
<p>Considerato che il proletariato non volle saperne di essere salvato da quei liberatori, il club si disperse nei salotti e nelle redazioni. Anche Gad ripiegò sul giornalismo, ma sempre ispirato e filantropico: raccontare gli operai della Fiat, raccontare il profondo Nord, raccontare i derelitti della terra, gli immigrati, i rom. E pure i disoccupati come Romano Prodi.</p>
<p>Ora finisce per parlare e scrivere in ordine: 1) del suo cane, 2) del suo vino (“la mia vigna nuova metà di barbera metà di nebbiolo”); 3) delle zanzare del Monferrato; 4) delle sue galline.</p>
<p>La mutazione bucolica è avvenuta da quando si è dato all’agricoltura. Non nelle vesti di bracciante o mezzadro: ha una casa con vigna nel Monferrato e partecipa a una cantina cooperativa precisando “che di ettari ne abbiamo solo 9, non 23: la nostra è una produzione minuscola”.</p>
<p>Da qui salta fuori il suo commovente reportage sulle sue galline. Che però solleva il sospetto di qualche suo lettore: che Gad abbia acquistato i polli, in realtà, per mangiarseli arrosto dopo averli immortalati come poveri alienati in un articolo? In effetti, per quale altro motivo uno può comprare delle galline?</p>
<p>Forse per mostrarle ad Alessandro Profumo o a Romano Prodi o a Carlo De Benedetti. O per puntare al Nobel per la pace in quanto gran benefattore. C’è infatti il lettore Ypsilon che lo elogia: “Almeno Gad offre agli animali una vita dignitoso e li sottrae all`orrore degli allevamenti intensivi”. Ma c’è pure il lettore secondo cui “Gad allude ai palestinesi, tenuti nel pollaio della striscia di Gaza”.</p>
<p>Tuttavia il sospetto rimane quello dell’arrosto. Perché Gad ha comprato le galline? La sua lettrice Adele spera sia solo per le uova: “Povere galline, prigioniere di una società (che manco si son data) e traumatizzate… Meno male che c’è Karl Lerner che ci disvela le loro catene. Quale palingenesi potrà salvarle? Mi viene un dubbio: Gad non è che poi te le magni, no vero? Ti servono solo per le uova, non è così?”.</p>
<p>Gad, oltre a scrivere per “Vanity Fair” &#8211; la rivista più letta fra gli operai della Thyssenkrupp, gli immigrati dei barconi che puntano a Lampedusa e i rom &#8211; scrive anche per Nigrizia, la rivista più letta nei salotti illuminati. E tutto finisce nel suo blog dove si intrattiene con i lettori. Ma non gliene va bene una e da buon democratico (bisogna riconoscerlo) pubblica tutti i commenti anche quelli irriverenti e sarcastici.</p>
<p>Parla delle sue galline e lo sospettano di volerle fare arrosto. Scrive su Agnelli (nel 2008) e salta fuori il lettore Attilio Berti che gli ricorda i voli in elicottero (“Si cresce nella vita, si cambia. Da ragazzo Gad lottava assieme a Sofri contro l’imperialismo delle multinazionali. Da uomo adulto girava in elicottero con Agnelli e ostenta una bella amicizia con Profumo. Sempre con la medesima sicurezza di sé”).</p>
<p>Non parla di De Benedetti, nella cui villa sarda è stato fotografato, e di nuovo i suoi lettori lo punzecchiano: “Com’è che ami frequentare ville e non ti ritroviamo mai in mezzo a quelli per i quali porti avanti le tue battaglie di civiltà?”, si chiede pungente “Sean l’Irlandese”. Che prosegue: “Una decina di giorni in un campo rom non pensi che possa essere un atto di riconciliazione tra ciò che professi e ciò che pratichi, che è esattamente l’opposto?”.</p>
<p>Ora qualcuno di questi esigenti lettori potrebbe sbattergli in faccia la contraddizione fra la compassione per le galline e la guerra contro le zanzare. L’ultima vittoriosa battaglia culturale del famoso giornalista infatti è stata quella contro le odiose zanzare che infestano il Monferrato per colpa delle risaie vercellesi.</p>
<p>Le stupide bestiole, che da secoli ammorbano i contadini piemontesi, non hanno pensato che conveniva loro evitare di infastidire un così importante esponente del giornalismo democratico. Se la sono cercata. Gad – memore delle organizzazioni rivoluzionarie sessantottine – ha fondato il club “La libellula” che è “un insetto benemerito che mangia le zanzare”.</p>
<p>Poi ha fatto un tale baccano, ha coinvolto tutti gli enti locali, dal Comune alla Regione (alla cui presidente Mercedes Bresso ha scritto una lettera aperta sulla Stampa), ha preteso tolleranza zero contro l’immigrazione clandestina di zanzare attorno alla sua cascina, che, “hasta la victoria siempre!”, alla fine ce l’ha fatta e sul suo blog ha annunciato:<em> </em><em>“Ha piovuto molto questa primavera in Monferrato… Ma la notizia che cambia la vita agli abitanti e ai turisti di queste meravigliose colline è che le zanzare praticamente non ci sono più… a Vercelli e a Casale Monferrato è finito il coprifuoco, ci stiamo riprendendo l’estate”.</em><em> </em><em> </em></p>
<p><em>Che – bisogna ammetterlo – è un grande trionfo. Stavolta però, chissà perché, diversamente dalle galline, a Gad non è venuto in mente di paragonare la sorta tragica delle povere zanzare a quella terribile degli immigrati. </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Fonte “Libero” © 9 settembre 2009</strong></p>
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