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	<title>lo Straniero &#187; Ruini</title>
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	<description>Il blog di Antonio Socci</description>
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		<title>Confusione da Todi</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Oct 2011 07:49:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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		<category><![CDATA[Chiesa italiana]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Corriere della sera è stato folgorato sulla via di Bagnasco? O è il salotto radicalbancario milanese che sta provando ad annettersi il mondo cattolico in vista del riassetto dei poteri post-berlusconiano? Partiamo da due fatti singolari. Primo. Lo spropositato rilievo che il giornale di via Solferino sta dando al gruppetto che si riunirà a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Corriere della sera è stato folgorato sulla via di Bagnasco? O è il salotto radicalbancario milanese che sta provando ad annettersi il mondo cattolico in vista del riassetto dei poteri post-berlusconiano?<span id="more-1423"></span></p>
<p>Partiamo da due fatti singolari.</p>
<p>Primo. Lo spropositato rilievo che il giornale di via Solferino sta dando al gruppetto che si riunirà a Todi lunedì 17 ottobre. Secondo: il fatto che a “catechizzare” i cattolici di Todi siano stati chiamati proprio il direttore del “Corriere” Ferruccio de Bortoli e il primo editorialista Ernesto Galli della Loggia.</p>
<p>Conosco entrambi e li stimo, sono persone intelligenti, ma appartengono a un’altra storia. Come se non bastasse è stato invitato ad intervenire pure Corrado Passera, di Banca Intesa, che del “Corriere” è editore.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Con tutto il rispetto: che “c’azzeccano” col mondo cattolico?</span></strong>  Sono diventati i nuovi “dottori della Chiesa” oppure ciò che sta accadendo a Todi è il segno del ritorno alla <strong><span style="text-decoration: underline;">subalternità culturale dei cattolici</span></strong>?</p>
<p>Sarebbe una subalternità (ai salotti corriereschi) analoga a quella che negli anni Settanta i caporali cattolici ebbero verso la Sinistra marxista, che solo il travolgente pontificato di papa Wojtyla, insieme a pochi movimenti cattolici, poté spazzare via.</p>
<p>L’ipotesi della subalternità spiega perché il “Corriere” da giorni dedica paginate su paginate all’ “evento” Todi a cui partecipano 110 persone in tutto. Anche ieri due intere pagine, dicasi due! Che si aggiungono alle paginate delle settimane scorse. Mai visto nulla di simile.</p>
<p>Perché <strong><span style="text-decoration: underline;">il “Corriere” di norma se ne infischia della cristianità e della fede, spesso le avversa, perfino quando muovono due milioni di giovani all’incontro col Papa o quando si portano dietro – convincendolo &#8211; il 75 per cento dell’elettorato italiano (come accadde nel referendum del 2005) o quando riempiono la capitale col “family day”</span></strong>.</p>
<p>Il “Corriere” è un quotidiano marcatamente laicista. Ci scrive anche un intellettuale ufficialmente cattolico (per così dire ratzingeriano), Vittorio Messori. Ma è pressoché un’eccezione.</p>
<p>E questo fa riflettere visto che in Italia si definisce “cattolico” più del 90 per cento della popolazione e i “non credenti” sono dimezzati dal 12 al 6 per cento fra il 1980 e il 2000 (vedi  Loredana Sciolla, “La sfida dei valori”, Il Mulino).</p>
<p>Negli ultimi mesi se non erro il cattolico Messori ha firmato un solo articolo in prima pagina: sulla necessità di tornare al “lei” e al “voi” al posto del “tu”.</p>
<p>Questione effettivamente di scottante attualità sia per la Chiesa che per il mondo, specialmente in mesi come questi in cui sta scoppiando tutto.</p>
<p>Con ciò si capisce qual è di norma l’attenzione del “Corriere” al pensiero cattolico e al popolo cattolico.</p>
<p>In compenso <strong><span style="text-decoration: underline;">lo stesso “Corriere” si è trasformato in giornale militante, con una sola voce monolitica, nelle battaglie radicali che avevano come avversari i cattolici, a cominciare dal referendum sulla legge 40</span></strong>.</p>
<p>Ultimamente ha perfino sparato in prima pagina <strong><span style="text-decoration: underline;">un’articolessa che sposava la tesi dei radicali sul presunto “regime fiscale agevolato” della Chiesa</span></strong>, sostenendo che la stessa Chiesa dovrebbe fare una “rinuncia unilaterale” di tali supposti privilegi.</p>
<p>D’altra parte guardando bene nei contenuti lo spropositato spazio del Corriere ai convegnisti di Todi si scorge facilmente la pretesa egemonica (definire cioè da via Solferino chi sono i cattolici e cosa devono pensare).</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ieri – per esempio – un articolo di quelle due pagine presentava come intellettuale cattolico Vito Mancuso. </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Sarebbe come se avesse presentato Marco Pannella in qualità di teologo cattolico. O Fausto Bertinotti come simbolo del pensiero liberista e Antonio Martino come intellettuale marxista</span></strong>.</p>
<p>Poi c’era un articolo di aria fritta firmato da Natale Forlani che è addirittura il portavoce di Todi. Chi è questo Carneade? Viene dalla terza fila del sindacato.</p>
<p>Io non ricordo di averlo mai visto nel mondo cattolico, specialmente in trincea. Come sia diventato “generale cattolico” è un mistero.</p>
<p>Appartiene a quel mondo Cisl che non ha mai speso una parola per le battaglie cattoliche (a differenza della Cgil che ci combatteva contro). Come Raffaele Bonanni che tirerà le fila del convegno di Todi: sindacalisti che pretendono ancora di mandare la gente in pensione a 58 anni.</p>
<p>Sarebbero loro il futuro dell’Italia o rappresentano il più disastroso dei passati? Molto meglio Savino Pezzotta che almeno ha una sua storia cattolica.</p>
<p>Un altro Carneade, lontano dalle battaglie dove fischiano le pallottole, è l’altro nome interpellato dal Corriere, lo storico Agostino Giovagnoli, studioso del <strong><span style="text-decoration: underline;">“modernismo”</span></strong> d’inizio Novecento che giudica un movimento di rinnovamento della Chiesa, quando <strong><span style="text-decoration: underline;">il santo papa Pio X lo definì “la sintesi di tutte le eresie”</span></strong>.</p>
<p>Entrambi sul “Corriere” hanno definito la presenza dei cattolici negli ultimi vent’anni come <strong><span style="text-decoration: underline;">“marginale” e “senza incisività”</span></strong>. Ma probabilmente sono solo <strong><span style="text-decoration: underline;">definizioni autobiografiche</span></strong>, perché il mondo cattolico guidato dal cardinal Ruini invece è stato incisivo e centrale come neanche all’epoca della Dc.</p>
<p>Forse perfino troppo.</p>
<p>E lo sanno bene proprio lorsignori del “Corriere” che nel 2005 capeggiavano il partito del referendum sulla legge 40 e che furono letteralmente stracciati dal mondo cattolico guidato da Ruini. Perché solo questo mondo combatté quella battaglia, con alcuni laici illuminati, e convinse il 75 per cento degli elettori.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Un evento storico che – 25 anni dopo i referendum su divorzio e aborto, (grazie a un pontificato come quello wojtyliano, grazie ai movimenti e al cardinal Ruini) &#8211; ribaltava il paradigma sociologico della scristianizzazione del Paese. </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ma un evento storico che il “Corriere”, incassata la disfatta, ha del tutto rimosso, evitando di rifletterci e di riconoscere che non aveva capito l’evoluzione del Paese.  </span></strong></p>
<p>Io che non sono mai stato della cerchia di Ruini e che ho sempre avuto delle riserve sul protagonismo politico della gerarchia, trovo sconcertante che non si riconosca l’eccezionale peso che grazie a Ruini le istanze cattoliche hanno avuto in questi ultimi anni (penso anche alla legge sulle Dat, su cui Bagnasco ha saggiamente tenuto la rotta giusta).</p>
<p>Non mi stupisce che sia il “Corriere” (essendo stato battuto da Ruini) a teorizzare la marginalità dei cattolici, <strong><span style="text-decoration: underline;">mi stupisce che siano i promotori di Todi e che la loro tesi sia ripresa e rilanciata (è accaduto ieri, proprio con Forlani) perfino sulla prima pagina di “Avvenire” che del ruinismo – al tempo di Dino Boffo, mente politica illuminata dalla fede – è stato il vittorioso vessillo</span></strong>.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Così come mi stupisce che i “valori non negoziabili” siano praticamente spariti di colpo dall’orizzonte della Cei e di Todi</span></strong>, dopo aver avuto l’esclusiva per quindici anni.</p>
<p>Si può benissimo decidere che oggi le priorità sono altre, più generali, ma si ha il dovere di dirlo chiaramente e di motivarlo con un giudizio che abbia una seria dignità culturale e indichi una diversa prospettiva politica.</p>
<p>Altrimenti si dà l’impressione di archiviare il ruinismo con superficiale tatticismo, <strong><span style="text-decoration: underline;">cercando solo nuove sponde di potere e un personale protagonismo in politica</span></strong>.</p>
<p>In realtà, come ha spiegato monsignor Negri, <strong><span style="text-decoration: underline;">la vera urgenza per i cattolici oggi è culturale e sociale, non politica</span></strong>. E il sacrosanto appello di Bagnasco e del Papa al laicato cattolico meriterebbe una risposta di popolo, una fioritura di cultura e di opere sociali.</p>
<p>Invece abbiamo <strong><span style="text-decoration: underline;">l’assoluta anomalia di un simposio a porte chiuse, riservato a 110 persone, quasi fosse una setta, una conventicola di carbonari. Numero chiuso e a porte chiuse: se lo scopo era quello di aprirsi al futuro…</span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">A Todi non si vedono statisti come De Gasperi, né intellettuali come Del Noce, Sturzo, La Pira o Dossetti, né organizzatori come Gedda e Fanfani o leader come Mattei. Non c’è il popolo cristiano e non ci sono i santi. Però c’è il Corriere.</span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Dice un folgorante aforisma di Stanislaw Lec: “In principio era il Verbo, alla fine le chiacchiere”.</span></strong></p>
<p>Antonio Socci</p>
<p>Da “Libero”, 16 ottobre 2011</p>
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		<title>&#8220;C&#8217;est Fini !&#8221;: Galli, Mieli e la Chiesa</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Sep 2009 07:28:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Voci insistenti sussurrano: “il Cavaliere è convinto che dietro i discorsi di Fini ci sia Paolo Mieli” (ieri un quotidiano lo ha anche scritto). Ma finora è rimasta in ombra la parte ecclesiastica di questo “progetto”. Provo a svelarla. Che gli intellettuali della generazione sessantottina abbiano sempre aspirato a “dare la linea”, a etero-dirigere i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Voci insistenti sussurrano: “il Cavaliere è convinto che dietro i discorsi di Fini ci sia Paolo Mieli” (ieri un quotidiano lo ha anche scritto). Ma finora è rimasta in ombra la parte ecclesiastica di questo “progetto”. Provo a svelarla.<span id="more-1115"></span></p>
<p>Che gli intellettuali della generazione sessantottina abbiano sempre aspirato a “dare la linea”, a etero-dirigere i leader politici e il Paese, magari grazie a una corazzata come il Corriere della sera, è risaputo. Ci provarono con Bettino Craxi e andò male perché li liquidò bruscamente come “intellettuali dei miei stivali”. Con Berlusconi il tentativo era impossibile per la sua atavica diffidenza verso quei cenacoli. Con Fini tutto è diverso. La sua ansia di legittimazione e il vuoto culturale che ha alle spalle si presta ad essere riempito (e così legittimato) da queste teste pensanti.</p>
<p>Ecco il senso della campagna di Galli della Loggia e del Corriere sui festeggiamenti per l’Unità d’Italia e sulla mancanza di un vero spirito nazionale nelle classi dirigenti. Costituisce una prima tappezzeria ideologica su cui può essere proiettata l’entrata in scena di Fini come nuovo leader di un centrodestra liberalnazionale (tipo Destra storica), in sostituzione di un Berlusconi che La Repubblica (e ora anche il Corriere) tentano di logorare quotidianamente e infine di affondare.  </p>
<p>Una nuova “Destra storica” – questa di Galli e Fini &#8211; che ha, come la vecchia, un suo spirito ghibellino e Fini lo ha esibito negli ultimi quattro anni. Tanto è vero che l’altro strano editoriale recente di Galli sul Corriere era dedicato – guarda caso &#8211; all’abolizione del Concordato, idea bislacca per cui Galli si è inventato pure un’improbabile legittimazione cattolica, ma che di fatto entusiasma solo i radicali, sempre blanditi da Mieli e oggi tifosi dell’ex leader missino.</p>
<p>Il “trait d’union” intellettuale fra Galli della Loggia e il presidente della Camera pare sia Alessandro Campi, docente all’università di Perugia, collega e amico di Galli nonché “ghost writer” di Fini, forse ideatore pure della sparata che proclamava l’Italia “erede del politeismo” (quello di Nerone).</p>
<p>Ma c’è un altro vuoto che questo circolo intellettuale pensa di riempire per inglobare la Chiesa in quel progetto politico “gallofiniano”: è appunto il vuoto creatosi nella leadership cattolica dopo il pensionamento di Ruini e la defenestrazione di Boffo.</p>
<p>In realtà l’area Mieli-Galli ha avuto un buon rapporto con Ruini, ma per quei temi che riguardano l’identità giudaico-cristiana del’Occidente, per arginare – nel clima dell’11 settembre – quel cattoprogressismo terzomondista che strizza l’occhio all’Islam e detesta Stati Uniti e Israele. Invece il dissenso sui “valori non negoziabili” di Ruini è stato profondo, tanto che il Corriere di Mieli (schieratissimo) fu il vero sconfitto del referendum sulla legge 40 che nel 2005 vide vincitore Ruini.</p>
<p>Un nuovo orizzonte per questi circoli intellettuali e per Fini si apre con la fine dell’epoca Ruini. C’è un antefatto. Quando Bertone è diventato segretario di Stato vaticano ha reclamato il diritto di gestire in prima persona, dal Vaticano, il rapporto della Chiesa con la politica italiana, fino ad allora tenuto in esclusiva dal cardinale Ruini. Si è creato un certo conflitto con la Cei e alla fine ha vinto Bertone grazie al pensionamento di Ruini.</p>
<p>Ma il colpo di grazia è venuto con il “pensionamento” traumatico di Dino Boffo dalla direzione di “Avvenire”, perché Boffo era molto di più del direttore del giornale della Cei. Era lo stratega del ruinismo che puntava a fare dell’Italia il modello del cattolicesimo europeo.</p>
<p>Allora diventa significativo che ad assestare il colpo del ko a Boffo sia stato il direttore dell’Osservatore romano, Gian Maria Vian, parlando quasi come portavoce ufficioso di Bertone, proprio nelle ore successive all’attacco del “Giornale”. Con una intervista al Corriere della sera – pur esprimendo solidarietà umana per l’attacco di Feltri – ha sparato a zero sulla linea di Avvenire.</p>
<p>L’antagonismo fra le due linee si era evidenziata anche sui “valori non negoziabili” durante il caso di Eluana, quando le posizioni della Cei e di Bertone apparvero assai distanti, quanto quelle dell’Osservatore e dell’Avvenire.</p>
<p>In questi giorni altri segnali emergono con chiarezza. Ieri, per esempio, sulla pagina culturale di Avvenire, si poteva leggere che ad un convegno a Milano con Ruini e Galli della Loggia, è intervenuto Vian il quale, commentando le scelte di Ruini dopo la fine della Dc, ha testualmente definito “una sorta di araba fenice il Progetto Culturale di cui ora si incomincia a intravedere qualcosa”.</p>
<p>Qualunque giudizio si dia sul “Progetto Culturale” che ha connotato l’epoca Ruini alla presidenza della Cei, non si era mai visto un direttore dell’Osservatore romano attaccare così, esplicitamente e frontalmente, colui che è stato finora il leader della Chiesa italiana.</p>
<p>E’ solo un episodio? No. Per capire l’ “aria nuova” che tira, anche sui “valori non negoziabili”, basta vedere l’Osservatore del 9 settembre dove è apparso un articolo di Lucetta Scaraffia intitolato “Qual è la vita che difendiamo?”, il cui svolgimento è confuso, ma chiaro nella conclusione, obiettivamente assai critica verso la “cultura della vita” dell’epoca Wojtyla-Ruini.</p>
<p>Citando infatti Ivan Illich, la Scaraffia scrive: “Bisogna riflettere sulla provocazione di Illich: i cattolici devono essere capaci di trasmettere l&#8217;amore per la Vita come è intesa nelle parole di Gesù, una Vita che diventa amore per le creature sofferenti, e non continuare a diffondere e sostenere un concetto biologico astratto che è estraneo alla nostra tradizione, che spesso ci rende ideologici e poco credibili”.</p>
<p>Wojtyla è sistemato. Qualcuno potrebbe credere che – per quanto sia singolare leggere questi argomenti sull’Osservatore – si tratti di idee di una singola editorialista. Sennonché la Scaraffia – che, guarda caso, è pure la moglie di Galli Della Loggia – nell’epoca Vian (talvolta con gaffe e scivoloni) esprime un po’ la linea del giornale, come lo stesso Vian ha fatto capire nell’intervista al Corriere.</p>
<p>Di certo questo “nuovo approccio” è molto più compatibile con le posizioni laiciste di Fini rispetto a quello di Ruini. Infatti, emblematicamente, nel pieno del “caso Boffo”, Fini ha tentato una sortita in campo cattolico – a lui precluso da tempo – e al convegno delle Acli ha parlato, come un politico di centrosinistra, sul tema dei diritti politici degli immigrati. Proprio nei giorni in cui Berlusconi era in crisi con la Chiesa, con l’ambizione di soppiantarlo.</p>
<p>A questo punto non stupirà che sempre sull’Osservatore, il 13 agosto scorso, sia apparso un articolo di un intellettuale, di “area Galli”, che fa un monumento a Galli della Loggia stesso per la sua campagna sulle “celebrazioni per l’unità d’Italia” e suona una fanfara risorgimentale un po’ buffa sull’Osservatore, soprattutto laddove dice che “i fattori coesivi della nostra identità” sono “la lingua e il patrimonio letterario”.</p>
<p>Dimenticando la religione che poteva menzionare anche solo citando un risorgimentale cattolico come Manzoni, il quale cantava l’Italia “una d’arme, di lingua, d’altare/ di memorie, di sangue e di cor” (l’altare &#8211; almeno sull’Osservatore – vogliamo mettercelo?).</p>
<p>Tutto questo somiglia alla predisposizione di un retroterra ideologico di un nuovo centrodestra post-berlusconiano (che magari torna a inglobare l’Udc): potrebbe andare da Montezemolo alla Scaraffia, con Casini (Fiat Lucetta invece che Fiat lux). E magari Fini al Quirinale. Un disegno ambizioso. Probabilmente velleitario. Che però spiega bene il senso delle parole di Mieli, l’altroieri, al convegno di Milano, dove ha “consigliato” alla Chiesa di “dedicarsi ai laici in dialogo perché il soccombere di questa posizione provoca danni a tutti”.</p>
<p>Dunque se affonda “Papi”, avremo “Mieli Papa” ?</p>
<p> </p>
<p><strong>Fonte: “L</strong><strong>ibero” © 11 settembre 2009</strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Post scriptum</span></strong></p>
<p><strong>Lasciando da parte, per un momento, le questioni politiche, quello che più conta è la Chiesa. Dove c’è una certezza: Benedetto XVI. Che certo non si fa “influenzare” e il cui magistero  è sempre più luminoso. Penso che i cattolici debbano sentire l’urgenza di pregare per lui, perché Dio lo conservi a lungo alla guida della Chiesa e lo riempia della Sua Sapienza.</strong></p>
<p><strong>A.S.</strong></p>
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		<title>Il boomerang di &#8220;Repubblica&#8221; e &#8220;Giornale&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Sep 2009 06:43:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ezio Mauro e Vittorio Feltri: due autogol? Cominciamo dal primo. Il caso è buffo. Mercoledì scorso Benedetto XVI ha pronunciato parole di così grande attualità che sono finite nei titoli di apertura di tutti i tg, nei siti internet e ieri su tutti i giornali. Proprio perché toccavano i temi più scottanti. Ebbene mi pare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ezio Mauro e Vittorio Feltri: due autogol? Cominciamo dal primo. Il caso è buffo. Mercoledì scorso Benedetto XVI ha pronunciato parole di così grande attualità che sono finite nei titoli di apertura di tutti i tg, nei siti internet e ieri su tutti i giornali. Proprio perché toccavano i temi più scottanti.<span id="more-1109"></span></p>
<p>Ebbene mi pare che La Repubblica (come l’Unità) abbia totalmente “bucato” la notizia. Per quanto abbia cercato ieri non sono riuscito a trovare un titolino e nemmeno una riga. Silenzio plumbeo. Il fatto è ancor più singolare se si pensa che sempre ieri, nella stessa apertura di prima pagina, Repubblica titolava su quanto aveva dichiarato padre Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana (“Il Vaticano: Feltri crea il caos”).</p>
<p>La Repubblica ha fatto due intere pagine, con un articolo su queste dichiarazioni,  accompagnato da un’intervista al cardinale Saraiva Martins e da un pezzo sulle dichiarazioni di monsignor Fisichella. Ma delle parole pronunciate dal Papa – a meno che non le abbiano ben nascoste &#8211; non c’era traccia.</p>
<p>Qualche maligno potrebbe pensare che abbiano così censurato o silenziato il Pontefice, ma forse alla Repubblica pensano che quell’uomo vestito di bianco sia un signor nessuno in confronto a padre Lombardi (che certo è il primo a trovare grottesca una scelta simile).</p>
<p>Ezio Mauro e colleghi non erano stati informati che Benedetto XVI è il Papa? Eppure due giorni prima – quando si è trattato di spararlo in apertura di prima pagina (“A Boffo la solidarietà del Papa”) – avevano mostrato di averne avuto cognizione. Ma poi l’hanno subito dimenticato.</p>
<p>Ed è un vero peccato perché casualmente quel discorso del Papa – che tutti hanno riferito – conteneva proprio la risposta solenne a Ezio Mauro e a Repubblica. Infatti da mesi e mesi Repubblica pretendeva di avere dalla Chiesa una parola di condanna sul “caso Berlusconi”.</p>
<p>Pur avendo sempre sparato a zero sugli interventi pubblici della Chiesa, in nome della laicità dello Stato, da aprile Repubblica ha bombardato sul Vaticano, esigendo un anatema contro il peccatore (perché al giornale di Mauro e Scalfari – dove libertariamente si ritiene che non esistano peccati – si giudica che però esista un peccatore, uno solo: lui. E va “lapidato” moralmente).</p>
<p>Che costoro fossero totalmente fuori strada quando pretendevano che la Chiesa si prestasse a scomunicare il premier (o chiunque altro) in quanto “peccatore”, ho provato a spiegarlo su queste colonne il 30 luglio scorso. Quel giorno, ricordando che peccatori siamo tutti (compresi gli immacolati editorialisti di Repubblica), ho scritto: “da duemila anni la Chiesa, seguendo il comportamento e il  comandamento di Gesù, condanna con nettezza e decisione il peccato, ma, a braccia spalancate, chiama a sé e accoglie il peccatore e fa festa per il suo ritorno. Ora Repubblica vuole spazzar via quanto Gesù ha comandato per esigere la condanna del peccatore (uno solo: Berlusconi) e l’accoglienza del peccato”.</p>
<p>Hanno continuato su questa strada. Così mercoledì è stato lo stesso Benedetto XVI, con un discorso bellissimo e con la sua autorevolezza, a spiegare a tutti, tramite le parole dell’abate di Cluny, che “Dio persegue le colpe e tuttavia protegge i peccatori”. E’ stato un discorso di eccezionale intensità, un abbraccio di misericordia sulla nostra condizione di poveri uomini.</p>
<p>Una grande esortazione ad accogliere la tenerezza e il perdono di Dio per tutti. E inevitabilmente rappresenta la risposta più autorevole e solenne allo strattonamento indebito di Repubblica e degli altri giornali di sinistra che andava avanti da quattro mesi.</p>
<p>Così alla Repubblica (e all’Unità) qualcuno deve aver deciso che – essendo sgradita quella risposta – era meglio far finta che non fosse pervenuta. Il papa non doveva far notizia. E si è usato, per l’apertura della prima pagina, padre Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, per una sua breve precisazione riferita a Feltri.</p>
<p>L’autogol fatto da Repubblica nel trattare così la Chiesa (e nel prendersi la bocciatura del Papa) è il segno dell’esito alla fine fallimentare di tutta la sua lunga campagna contro il premier. Non essendo riuscita a ottenere le dimissioni di Berlusconi, potrebbe finire col vedere le dimissioni autunnali di Ezio Mauro.</p>
<p>Ma, sull’altro fronte, la sparata del Giornale di Feltri si sta dimostrando disastrosa per i rapporti del governo con la Chiesa e i cattolici. E i danni finiscono per essere pagati da Berlusconi e dal centrodestra.</p>
<p>Primo, perché l’attacco a Boffo è stato scatenato proprio alla vigilia dell’incontro del premier col segretario di Stato vaticano, provocando l’annullamento dell’incontro (un fatto inedito e pesante).</p>
<p>In secondo luogo perché il caso che ne è nato ha costretto alle dimissioni non un “moralizzatore” che aveva sparato sul premier, ma l’esatto contrario. Dino Boffo, come direttore di Avvenire, ha resistito per mesi alle pressioni della stampa laica e del mondo cattolico di sinistra, che pretendevano di leggere sull’Avvenire un pesante anatema su Berlusconi, magari con la richiesta delle sue dimissioni (cosa che sarebbe stata dirompente per il governo).</p>
<p>Boffo alla fine è intervenuto, ma in maniera molto sobria e in penultima pagina, rispondendo a dei lettori. Era un modo per dare un contentino ai vescovi più antiberlusconiani, ma senza accodarsi alla campagna di Repubblica e senza permettere che fosse strumentalizzata la Chiesa per abbattere il premier. Obiettivamente il centrodestra non ha proprio da lamentarsi dell’Avvenire dell’epoca Boffo.</p>
<p>Invece, evidentemente, aveva di che lamentarsi la manina anonima che tre mesi fa ha spedito ai vescovi quel dossier su Boffo con quella cartellina senza firma (poi finiti sulla prima pagina del Giornale). Mi pare ovvio che quella manina anonima non doveva avere in gran simpatia né Boffo, né Ruini. Sapeva che bombardando Boffo picconava il pilastro del ruinismo.</p>
<p>Chiunque conosca un po’ la Chiesa italiana sa bene che si deve a Ruini il posizionamento dei cattolici sui “valori non negoziabili” e lo scivolamento nell’insignificanza del cattoprogressismo. E si deve ancora a Ruini la sintonia che da anni si registra fra la Chiesa e il centrodestra su tanti temi di interesse ecclesiale e sociale.</p>
<p>Senza Ruini certamente buona parte dei vescovi – culturalmente subalterni ai salotti di Repubblica &#8211; torneranno a far emergere posizioni “progressiste”, martiniane, comunque molto più simpatizzanti per il centrosinistra. Ora non credo che il mondo di sinistra, laico e cattolico, vesta a lutto per la fine del ruinismo e per le dimissioni di Boffo (nonostante ciò che viene scritto in questi giorni).</p>
<p>Probabilmente ci saranno addirittura festeggiamenti. Più preoccupato dovrebbe essere il centrodestra. Perché nel mondo cattolico questo incidente è sembrato un incomprensibile attacco alla Chiesa da parte del centrodestra (cosa che non è).</p>
<p>Inoltre, se pure è possibile che alla direzione di Avvenire possa andare un giornalista di valore che continui a fare un giornale autorevole (e pure che eviti sbandamenti cattoprogressisti) per la Cei e la Chiesa italiana le cose si fanno abbastanza confuse. E potrebbero riservare brutte sorprese al centrodestra.</p>
<p>Il Giornale ne ha ricavato pubblicità (e per la verità anche pubblicità negativa), ma il centrodestra cosa ci ha guadagnato? Il Giornale potrà cantare “Vittorio”, ma il centrodestra non può cantare “vittoria”: ora dovrà contare i danni e valutare le macerie.</p>
<p> </p>
<p>Fonte: Libero © 4 settembre 2009</p>
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		<title>Cosa cambia nella Chiesa e cosa no</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 12:35:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.socci</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa sta accadendo nella Chiesa italiana? Tanti – specie cattolici – se lo chiedono in questi giorni. Ritengo che si drammatizzino troppo vicende di cronaca come lo scontro tra Feltri e Boffo, il quale, forse, dall’attacco del Giornale potrebbe ricavare addirittura una proroga della sua direzione.<span id="more-1105"></span></p>
<p>Casomai il segnale di un vero mutamento di stagione ecclesiale (e politica) è la circostanziata e reiterata critica del direttore dell’Osservatore romano, Gian Maria Vian (che i giornali ritengono “portavoce” della Segreteria di Stato vaticana) alla linea di Avvenire, il giornale della Cei guidato da Boffo da quindici anni.</p>
<p>Già nel recente passato Vian aveva esplicitato la sua diversità di vedute da Avvenire e su un caso scottante, la vicenda di Eluana Englaro, nella quale il quotidiano di Boffo fu il vero e appassionato paladino della battaglia “pro life” (mentre in Vaticano si scelse una linea più defilata, concorde sui valori, ma non esposta sul caso specifico).</p>
<p>Le cose che Vian ha aggiunto &#8211; nell’intervista di lunedì al Corriere della sera &#8211; in sintesi sono queste: imprudenti ed esagerati sono stati certi attacchi di Avvenire al governo sull’immigrazione clandestina, i rapporti della Santa Sede con il governo sono eccellenti e infine Vian rivendica con orgoglio la scelta di non aver scritto una riga sulle “vicende private di Silvio Berlusconi” (a differenza di Avvenire).</p>
<p>Anzi, Vian segnala che alla Repubblica la quale continuava a tartassare la Chiesa come “connivente” col premier, nei giorni scorsi l’Osservatore ha risposto per le rime con un editoriale di Lucetta Scaraffia (che riprendeva alla lettera gli argomenti di un editoriale di Libero del 30 luglio): “Alla Chiesa” vi si leggeva “si chiede proprio il contrario di quello che è un comportamento morale:  la condanna del peccatore, ma non del peccato. Questo sì sarebbe una prova di nichilismo e di coinvolgimento partigiano in vicende politiche contingenti:  proprio quello che invece Benedetto XVI e il cardinale Bertone cercano di evitare”.</p>
<p>Per la verità non si può dire che Avvenire sia stato, con Boffo, un giornale di opposizione al governo di centrodestra. E’ stato sempre prudente e misurato, anche se sul caso Berlusconi ha infine ceduto a formulare qualche pungente attacco. In politica il giornale della Cei è stato finora palesemente vicino alla linea dell’Udc di cui Boffo e Ruini sponsorizzavano il rientro nell’area di maggioranza,  magari a scapito della Lega (e da qui deriva anche il superattivismo di questi giorni del partito di Bossi per accreditarsi come riferimento affidabilissimo per la Chiesa).</p>
<p>Probabilmente il piano di riserva di Ruini e Boffo – nel caso in cui l’Udc non fosse tornata all’ovile di centrodestra &#8211; era quello di ricompattare un’area di centro fra Casini, Rutelli e la Binetti, spaccando il Pd i cui candidati alla segreteria – Bersani, Franceschini e Marino – sono tutti indigesti alla Chiesa.</p>
<p>Ecco, ciò che sta finendo in questi giorni è la lunga stagione ruiniana della Chiesa italiana. Il prelato emiliano infatti è sulla breccia dal convegno ecclesiale di Loreto del 1982 (e probabilmente proprio grazie a Dino Boffo, allora ai vertici dell’Azione Cattolica con Rosi Bindi). Ruini ha segnato 25 anni di storia della Chiesa italiana e della politica.</p>
<p>Con Tangentopoli e il collasso della Dc la gerarchia episcopale ruiniana cominciò a “giocare” in prima persona in politica facendo prima la scelta dei due forni (in forza del fatto che l’elettorato cattolico, di centro,  rappresentava la “golden share” che permetteva di vincere le elezioni). Quindi – venuto meno ogni dialogo con Prodi e i cattoprogressisti – ha giocato la carta dei “valori non negoziabili” per tenere unita la Chiesa italiana e conseguire vittorie politiche notevoli (come il referendum sulla legge 40 del 2005) che hanno dato la sensazione di un’egemonia culturale cattolica.</p>
<p>Il pensionamento di Ruini dal vicariato di Roma e dalla presidenza della Cei, per raggiunti limiti di età, non ha significato il venir meno della sua influenza, ma ha permesso al nuovo segretario di Stato vaticano, Bertone, di rivendicare apertamente (e prendere sempre più in mano) le redini del rapporto Chiesa-politica in Italia.</p>
<p>La gestione del “caso Berlusconi” sembra un punto di non ritorno. Non che cambino gli orientamenti culturali della Chiesa, che di fatto sono condivisi sia da Bertone che da Ruini, ma c’è un avvicendamento di classe dirigente e un probabile mutamento di approccio: meno esposizione pubblica e meno battaglie culturali sui valori, meno crociate etiche. E il privilegio dato al rapporto diretto con la politica.</p>
<p>Questo scenario potrebbe far rialzare la testa, dentro la Cei, all’episcopato progressista, martiniano (da Tettamanzi a Paglia). Ma per il Vaticano è inevitabile constatare che ormai l’unico interlocutore possibile in questo momento è il centrodestra. Il centrosinistra è nel caos totale e oltretutto lì prevale ormai una rancorosa mentalità laicista. Sono così disorientati che, anche nell’artiglieria mediatica, oggi Repubblica fa del dottor Boffo un proprio simbolo dimenticando di averlo bersagliato per settimane a causa del presunto silenzio della Chiesa su Berlusconi e dimenticando che è stato proprio l’Avvenire di Boffo a guidare certe battaglie sui valori – la legge 40, il referendum del 2005 e appunto il caso Englaro – in cui il fronte laicista è stato un avversario furibondo.</p>
<p>La “gestione Ruini” della Chiesa italiana ha permesso di occultare la secolarizzazione in corso, ma anche di intercettare la nuova domanda di religiosità e di riferimenti morali della nostra società. Ha rischiato il clericalismo (cioè il rapporto tropo stretto Chiesa/potere mondano), senza far crescere una generazione di cattolici che diventasse una forza popolare e scatenando una dura risposta anticlericale.</p>
<p>Ma ha reso la Chiesa italiana una lobby importante che ha fatto dell’Italia un caso unico in Europa di apertura della politica alle radici cristiane e ai grandi valori etici. Ruini – in forza del grande carisma di papa Wojtyla e di Ratzinger – ha cercato e trovato interlocutori fra gli intellettuali laici, come Giuliano Ferrara, Paolo Mieli, Ernesto Galli della Loggia. Ma con esiti confusi (come nel caso del mancato sostegno alla lista pro-life di Ferrara) o controversi nei contenuti: Ruini – per dire &#8211; ha appena dato alle stampe un libro con lo stesso Galli della Loggia che proprio domenica scorsa, in un editoriale sul Corriere della sera, ha messo in discussione il Concordato.</p>
<p>Peraltro è singolare che Gian Maria Vian e Lucetta Scaraffia – oggi simboli dell’Osservatore romano di Bertone – vengano proprio dall’area di Galli della Loggia e di Ruini. Restano aperte dunque tante domande. In sostanza, finita una stagione – che ha avuto attivi e passivi &#8211; non è chiaro qual è quella che comincia.</p>
<p>Anche se quando si parla della Chiesa bisogna sempre tener presente che non è un partito e oltre ai rapporti di forza umani c’è in azione un mistero che fa accedere cose impreviste e spalanca orizzonti sorprendenti.</p>
<p>Nella storia della Chiesa è sempre stato così. E – nella concezione cattolica &#8211; gli uomini di Chiesa, con le loro diverse responsabilità, sono importanti proprio nella misura in cui possono favorire o ostacolare ciò che quel Divino Capitano fa accadere per il suo popolo. In questo senso Benedetto XVI rappresenta una vera e luminosa garanzia per i credenti.</p>
<p>Da Libero © 2 settembre 2009</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Post scriptum</span></strong></p>
<p>Nell’udienza di mercoledì 2 settembre, il Papa, parlando di S. Oddone, ha pronunciato delle frasi che i mass media hanno interpretato di grande attualità. In particolare questa frase: <strong>“Dio persegue le colpe e tuttavia protegge i peccatori”</strong>.</p>
<p>Mi rallegra molto che ora tutti comprendano cosa è il cristianesimo. E cosa rimarrà sempre. In un mio editoriale del 30 luglio scorso (qui nel sito: “Perché Repubblica strattona la Chiesa”), polemizzando con La Repubblica che pretendeva dalla Chiesa la condanna del peccatore (uno solo: Berlusconi) e non del peccato, scrivevo: “da duemila anni la Chiesa, seguendo il comportamento e il  comandamento di Gesù, <strong>condanna con nettezza e decisione il peccato, ma, a braccia spalancate, chiama a sé e accoglie il peccatore </strong>e fa festa per il suo ritorno”.</p>
<p>Ora lo ha spiegato qualcuno molto più autorevole di me. Spero che tutti lo capiscano.</p>
<p>                                                               A.S.</p>
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