Giovanni Paolo II ancorava l’amor di patria al comandamento: “Onora tuo padre e tua madre”. Un pensiero profondo, bellissimo, e ancora tutto da sviluppare.

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“Quando si farà l’Europa unita, i francesi ci entreranno da francesi, i tedeschi da tedeschi e gli italiani da europei”. La battuta di Indro Montanelli è la perfetta illustrazione dell’europeismo delle élite progressiste che hanno dominato in Italia in questi decenni.

Le quali – oltre all’idea di Patria – delegittimano addirittura la difesa dell’interesse nazionale che invece le classi politiche degli altri Paesi difendono vigorosamente.

Giustamente Ernesto Galli della Loggia, sul “Corriere della sera”, ha lamentato la cancellazione dell’identità nazionale che abbiamo subìtosempre più convinti a sproposito della presunta assoluta inattualità dell’idea di nazione (si provino gli illustri membri dell’Ispi o dell’Aspen a organizzare un seminario su tale inattualità a Parigi o a Berlino: si provino, si provino)”.

Spesso si “scomunica” il patriottismo sovrapponendolo al nazionalismo, ma è come confondere il polmone con la polmonite. Hanno caratteristiche e origini ben diverse.

È stato un papa, Giovanni Paolo II, a riproporre nel nostro tempo il valore del patriottismo, insegnando ad amare le patrie terrene come prefigurazione della patria celeste (e questo orizzonte trascendente è un antidoto ai nazionalismi). Continua

Leone XIII fu Papa dal 1878 al 1903 (…). Parliamo di un grande Papa, che è stato un ottimo Pontefice, dotato di saggezza, senso della realtà, consapevolezza del momento storico, prudenza e coraggio.

Ebbene il fatto misterioso di cui parliamo gli accadde il 13 ottobre 1884. Quel giorno, assistendo a una seconda messa di ringraziamento «a un tratto lo si vide drizzare energicamente il capo, poi fissare qualche cosa al di sopra del capo del celebrante. guardava fisso, senza batter palpebra, ma con un senso di terrore e di meraviglia, cambiando colore e lineamenti».

Dicono i testimoni che «finalmente, come rivenendo in sé, dando un leggero, ma energico tocco di mano, si alza. Lo si vede avviarsi verso il suo studio privato. I familiari lo seguono con premura e ansiosi. gli dicono sommessamente: “Santo Padre, non si sente bene? Ha bisogno di qualcosa?”. risponde: “Niente, niente”. dopo una mezz’ora fa chiamare il Segretario della congregazione dei riti e, porgendogli un foglio, gli ingiunge di farlo stampare e di farlo pervenire a tutti gli ordinari del mondo».

Si trattava della famosa preghiera a san Michele Arcangelo, protettore della Chiesa, che da allora fu fatta recitare alla fine della Santa Messa in tutte le chiese del mondo: era una lunga invocazione al capo delle milizie celesti perché incatenasse Satana all’inferno impedendogli di dilagare nel mondo contro la Chiesa e le anime (questa preghiera fu inopinatamente cancellata dopo il Concilio).

Degno di nota il fatto che Benedetto XVI abbia voluto far fare una statua in onore di san Michele Arcangelo da collocare nei giardini vaticani, a protezione della piccola città del Papa (…).

Ma per quale motivo Leone XIII scrisse quella preghiera? E cosa gli era successo durante la messa? Cosa aveva visto e sentito?

Il Papa disse che si trattava del futuro della Chiesa. In effetti Leone XIII ebbe la visione dei demoni che si addensavano sul Vaticano e sulla basilica di San Pietro che – assalita dalle forze infernali – tremava paurosamente.

Il Papa udì un misterioso e agghiacciante dialogo nel quale Satana sfidava il Signore affermando che se avesse avuto mano libera avrebbe distrutto la sua Chiesa in cento anni.

Si può cogliere in questa «sfida» apocalittica il disprezzo di sempre che Lucifero ha verso gli uomini che accusa davanti al Creatore di essere al servizio suo, di Satana, e non figli di Dio.

Mentre, nel consentire questa sfida, da parte del Signore c’è il suo amore appassionato ed eterno che vuole le sue creature liberamente capaci – con la sua grazia – di opporsi al Maligno, vincerlo e ottenere così l’immenso dono della salvezza e della divinizzazione.

E’ per questo – secondo le parole del cardinale Ivan dias a Lourdes nel 2008 – che nell’ultimo secolo Dio ha inviato la Madonna sulla terra con apparizioni tanto straordinarie e profetiche, per avvertire, sostenere e confortare i suoi figli immersi nella grande battaglia.

Dunque Leone XIII non solo scrisse quella preghiera a san Michele Arcangelo facendola recitare, da quel momento in poi, alla fine della messa in tutte le chiese, ma – come sottolineò il cardinale Nasalli Rocca – il Papa «scrisse di sua mano uno speciale esorcismo contenuto nel rituale romano. Questi esorcismi egli raccomandava ai vescovi e ai sa- cerdoti di recitarli spesso nelle loro diocesi e parrocchie. egli lo recitava spessissimo lungo il giorno».

Dunque nella redazione originale di questo misterioso esorcismo in satanam et angelos apostaticos (contro satana e gli angeli apostati), scritto da Leone XIII e inserito obbligatoriamente nel Rituale romanum, si leggeva questa enigmatica formula:

«Ecco la Chiesa, Sposa dell’Agnello Immacolato, saturata di amarezza e abbeverata di veleno da nemici molto astuti; essi hanno posato le loro empie mani su tutto ciò che c’è di più sacro. Laddove fu istituita la sede del beato Pietro e la cattedra della Verità, là hanno posto il trono della loro abominazione nell’empietà; in modo che colpito il pastore, il gregge possa essere disperso».

E’ una formula che sconcerta e per questo, alcuni decenni dopo, sotto il Pontificato di Pio XI, quell’esorcismo venne accorciato e questa fu una delle frasi cancellate. Per prudenza.

Perché poteva essere «male interpretata» come si disse anche di quella parte del Segreto di Fatima che non è mai stata rivelata. Lo sconcerto che suscita la frase tagliata dall’esorcismo è simile al terrore che attanagliava suor Lucia quan- do non riusciva a scrivere quel testo. Avevano qualcosa di terribile in comune?

(…) Sia la visione di Leone XIII, che il Segreto di Fatima e le visioni della Emmerich hanno al centro il Papato. Il dramma del Papato. E stabiliscono che al culmine dello scatenamento di Satana quello sarà l’obiettivo supremo delle forze infernali.

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Il 7 luglio 2014 la rivista argentina «Viva» ha pubblicato un’intervista a papa Bergoglio nella quale egli fornisce un decalogo per vivere felici e in pace.

La cosa è stata rilanciata e amplificata come un distillato di saggezza epocale. Ma è difficile capire cosa ci sia da ammirare nella massima che Bergoglio ha posto come prima regola per la felicità: «Vivi e lascia vivere».

E’ questa la «filosofia di vita» del Papa? E’ per questo che Gesù Cristo ha accettato di subire il supplizio della croce? Si resta perplessi.

C’è chi ha preso tutto molto sul serio (forse troppo) e ha ricordato in proposito una delle visioni della beata Anna Caterina Emmerich (1774-1824) che ebbe molte rivelazioni sul passato e sul futuro della chiesa:

Vidi in una città, una riunione di ecclesiastici, di laici e di donne, che erano seduti insieme a mangiare e a fare scherzi frivoli, e sopra di loro una nuvola nera che scorreva su un piano immerso nell’oscurità. In mezzo a questa nebbia, vidi Satana seduto in una forma orribile e, intorno a lui tanti accompagnatori per quante persone c’erano nella riunione che si teneva sotto. Tutti questi spiriti malvagi erano continuamente in movimento e occupati a spingere il male in questa riunione di persone. Parlavano loro all’orecchio e agivano su di esse in tutti i modi possibili.

La mistica descrive la preoccupante situazione spirituale di queste persone e aggiunge:

Gli ecclesiastici erano di quelli che avevano come principio: «Vivi e lascia vivere. Nella nostra epoca non bisogna restare da parte, né essere misantropi, bisogna gioire con chi gioisce».

Francamente non scomoderei la Emmerich per quella banale (e infelice) battuta. Però colpisce che in tutto il decalogo del Papa per vivere felici, abbastanza terra terra («procedi con calma», «preserva il tempo libero», «rispetta il pensiero degli altri senza proselitismo»), sia completamente assente Dio.

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Anna Caterina Emmerich è una monaca agostiniana tedesca nata nel 1774 e morta nel 1824. Giovanni Paolo II l’ha beatificata il 3 ottobre 2004 parlando delle sue straordinarie grazie mistiche e il riferimento era – in particolare – alla sua descrizione della passione di Cristo.

La Emmerich è nota, fra l’altro, per la sua visione della casa della Madonna e dell’apostolo Giovanni a Efeso, visione che nel XX secolo ha permesso il ritrovamento archeologico di quell’importante sito.

Molte altre sue visioni però – raccolte e trascritte da Clemens Brentano – riguardavano la chiesa in epoche diverse, sia del passato sia del futuro.

Ce ne sono alcune, finora quasi sconosciute, che sono tornate di grande attualità da quando la chiesa di Roma si trova con due Papi in Vaticano, fatto assolutamente inedito in tutta la sua lunga storia.

Dopo il marzo 2013, brani di queste visioni sono stati pubblicate in un breve articoletto del «Foglio» che poi, nei suoi contenuti, è stato rilanciato su molti siti internet critici verso Bergoglio.

C’è anche un riferimento temporale il quale, stando a quell’articolo, confermerebbe che si tratta proprio di una profezia sul nostro tempo.

Infatti la Emmerich parla di un’epoca futura (rispetto a lei) in cui sarà stata riformata la liturgia cattolica: «La Messa era breve. Il Vangelo di san Giovanni non veniva letto alla fine».

In effetti fra il 1967 e il 1969 è stata fatta una riforma liturgica che contiene proprio queste innovazioni, insieme ad altre. Quindi alcune di quelle visioni della Emmerich potrebbero riguardare il periodo storico successivo al 1969.

Non solo. C’è un altro «dettaglio» temporale importantissimo che la mistica tedesca ci fornisce: «Se non sbaglio sentii che Lucifero sarà liberato e gli verranno tolte le catene, cinquanta o sessant’anni prima degli anni 2000 dopo Cristo, per un certo tempo».

Questa è una rivelazione importantissima perché la si ritrova, negli stessi termini, nella terribile visione che ebbe papa Leone XIII a fine Ottocento e – più recentemente – nei messaggi della Madonna di Medjugorje. E in tutti e tre i casi è il preannuncio di un tempo di prova durissima per la chiesa che comincia nella seconda metà del XX secolo. Ma andiamo avanti.

In particolare nelle visioni profetiche della Emmerich – secondo l’articolista del «Foglio» – c’è «un tempo futuro di coesistenza di due Papi».

Ecco la citazione della Emmerich relativa alla visione del 13 maggio (sic!) 1820:

Vidi anche il rapporto tra i due Papi … Vidi quanto sarebbero state nefaste le conseguenze di questa falsa chiesa. L’ho veduta aumentare di dimensioni; eretici di ogni tipo venivano nella città [di Roma]. Il clero locale diventava tiepido, e vidi una grande oscurità. Continua

C’è un altro «dettaglio» temporale importantissimo che la mistica tedesca (la Beata Anna Caterina Emmerich) ci fornisce: «Se non sbaglio sentii che Lucifero sarà liberato e gli verranno tolte le catene, cinquanta o sessant’anni prima degli anni 2000 dopo Cristo, per un certo tempo».

Questa è una rivelazione importantissima perché la si ritrova, negli stessi termini, nella terribile visione che ebbe papa Leone XIII a fine ottocento (…).

Leone XIII, fu Papa dal 1878 al 1903 (…). Ebbene il fatto misterioso di cui parliamo gli accadde il 13 ottobre 1884. Continua