Se c’è una cosa che unisce la Sinistra e le tecnocrazie (amate dal grande capitale) è l’ostilità verso il ceto medio e il bisogno di punirlo con tasse, balzelli e gabelle di ogni tipo. Naturalmente in nome della giustizia sociale e con la parola d’ordine: “chi ha di più, deve pagare di più”.

Per esempio, ieri su “Repubblica”, Graziano Delrio, capogruppo Pd alla Camera, ha dichiarato che ci vuole “un fisco più equo, che pesi meno sui ceti medio-bassi” e “sia ancor più progressivo”.

Delrio vorrebbe dare a intendere che oggi il fisco è iniquo perché non è abbastanza “progressivo” e pagano troppo “i poveri”, mentre dovrebbero pagare di più “i ricchi” (quelli che il Pd ritiene i ricchi, ovvero il ceto medio). Questa è la narrazione della Sinistra, di solito rilanciata dai media. Continua

Alcuni giornali cercano in vari modi di provocare la Lega e di rappresentarla ora come la “mina vagante” ora come l’anello debole della nuova maggioranza di governo.

Ma è vero l’esatto contrario per chi ha seguito il dibattito parlamentare e osserva l’implosione chiassosa del M5S (con espulsioni e scissione) e quella (meno chiassosa) del Pd di Zingaretti, specialmente con l’uscita di scena di Conte.

E’ evidente infatti l’enorme trauma che il governo Draghi rappresenta per i giallorossi. Così come è evidente la serenità (politica) di Matteo Salvini (a cui si somma quella di Renzi e quella di Berlusconi). Il motivo è semplice.

Il trauma di Pd e M5S non deriva solo dalla perdita del potere reale che avevano in duopolio nel governo Conte bis (e già questo non sarebbe poca cosa). C’è di più. Continua

“L’universo può essere finito e nello stesso tempo fare a meno del bordo… L’idea di Einstein è che lo spazio potrebbe essere una tre-sfera… Questo lavoro [di Einstein del 1917, ndr] inizia la moderna cosmologia, lo studio dell’intero Universo visibile, osservato a scala larghissima. Da qui scaturiranno la scoperta dell’espansione dell’Universo, la teoria del big bang, il problema della nascita dell’Universo ecc”.

Così scrive il fisico teorico Carlo Rovelli, brillante divulgatore scientifico, nel suo libro “La realtà non è come appare”. Ma subito dopo Rovelli fa un’osservazione sorprendente: “Per quanto incredibile possa sembrare, la stessa idea era già stata concepita da un altro genio in tutt’altro universo culturale: Dante Alighieri”. Continua

Certe notizie passano quasi inosservate, ma sono le più rivelatrici. Mi ha colpito una cosa accaduta, nella disattenzione generale, durante le consultazioni di Mario Draghi per formare il nuovo governo.

Così venerdì sera, ascoltando la lista dei ministri, l’ho sintetizzata in questo tweet: “Da padre che vive il (vero e proprio) dramma della disabilità, ringrazio Matteo Salvini perché è stato l’unico che ha portato sul tavolo del premier incaricato la sofferenza di milioni di persone dimenticate da tutti e inascoltate: un ministero per i disabili è una grande cosa”.

Il leader della Lega ha spiegato, in un’intervista a Mentana, che negli incontri con Draghi – oltre all’ovvio e primario obiettivo di spazzar via il flagello Covid – ha portato alla sua attenzione la necessità di “un ministero per le disabilità, perché in Italia ci sono sei milioni di disabili troppo spesso inascoltati, ed (il ministero) è stato creato”.

Salvini ha segnalato anche la necessità di un ministero “ad hoc” per il turismo, “che è il settore che ha sofferto di più in questo anno di crisi e che rappresenta il 13 per cento del Pil”. Continua

Nel disperato annaspare di questi giorni, Nicola Zingaretti – dopo essere stato “smacchiato” pure da “Repubblica” e da Concita De Gregorio – ieri è andato nel programma di Lucia Annunziata e (senza capire che la guerra è finita) ha riproposto la demonizzazione della Lega attribuendole “il progetto politico per cui il nuovo era un attacco alle democrazie occidentali e la morte dell’Europa”.

Cosa che, detta da chi viene dal Pci e guida il partito erede del Pci, da chi ha iniziato la sua segreteria con una clamorosa gaffe sul ruolo positivo che ebbe l’Urss, è quantomeno sorprendente.

Peraltro il suo vice Andrea Orlando, ancora nel 2019, andava – a nome del Pd – a rendere omaggio alla tomba di Togliatti nell’anniversario della morte, quel Togliatti che, con il suo Pci, non fu proprio un paladino delle “democrazie occidentali”, né un sostenitore della Comunità europea (vedi il libro di Luca Cangemi, “Altri confini. Il Pci contro l’europeismo”). Continua

Cosa cambia per l’Italia in Europa (cioè per i nostri interessi nazionali) con un Primo Ministro come Mario Draghi?  

Per comprenderlo bisogna partire dalla geniale battuta di Indro Montanelliche diceva: quando si farà l’Europa unita, i francesi ci entreranno da francesi, i tedeschi da tedeschi e gli italiani da europei.

Le parole di Montanelli fotografavano perfettamente quella che sarebbe stata la stagione di Prodi e Ciampi, per dire i due nomi simbolo dell’europeismo ingenuo, retorico ed entusiasta degli anni Novanta e Duemila. Era l’europeismo italico che vedeva l’Unione Europea come un felice prolungamento di “Giochi senza frontiere”, sulle note dell’Inno alla gioia, mentre gli altri Paesi sgomitavano per far prevalere i loro interessi nazionali. Ci è costato salato: anni di collasso economico. Continua

Ieri Ilario Lombardo, sulla “Stampa”, ha ricostruito i retroscena di un possibile governo guidato da Mario Draghi. Parla di telefonate all’ex Governatore della Bce dal Quirinale e da politici come Matteo Renzi e cita due novità: una disponibilità di Draghi e una disponibilità della Lega ad un appoggio esterno, perché questa sarebbe la condizione che il banchiere avrebbe posto per avere una maggioranza abbastanza solida.

Se questo scenario è vero (e lo si deve anche al filo di comunicazione tenuto in questi mesi da Giancarlo Giorgetti per la Lega), bisogna riconoscere che Draghi dà prova di realismo e di intelligenza politica: tiene infatti presente che la Lega è il partito di maggioranza relativa (alle europee ha preso il 34% dei voti) e non si governa senza il consenso del Paese, dove Matteo Salvini è un leader politico dal larghissimo seguito.

Inoltre la Lega è connessa in modo speciale a quel Nord produttivo che è la locomotiva economica del Paese e anche questo è decisivo per chi deve ricostruire un’Italia devastata.

Un tale approccio – già di per sé – rappresenterebbe un salto di qualità nella politica italiana che finora è stata dilaniata dagli odi ideologici delle tifoserie, fomentati soprattutto dal settarismo della Sinistra. Inizierebbe una stagione nuova in cui si mettono al primo posto gli interessi della nazione, non quelli della fazione. Continua

Nicola Zingaretti stizzito ribatte su Facebook a Concita De Gregorioperché lo aveva sbertucciato ieri su “Repubblica”. Il suo è uno scivolone emblematico di questo momento politico e del tracollo di “quel che resta del Pci”.

Il flash sarcastico della giornalista (certamente non di destra) prendeva spunto dalla goffa performance del segretario Dem, all’uscita dal colloquio col Capo dello Stato: “E’ tanto una brava persona… però ogni volta che inciampa esita traccheggia, tira fuori dalla tasca un foglietto da leggere, non trova l’uscita e qualcuno deve prenderlo per il gomito – per di qui, segretario – Nicola Zingaretti lascia dietro di sé l’eco malinconica di un vuoto. Come un ologramma, sorride e svanisce”.

Ci manca solo la perfida battuta di Fortebraccio: “Arrivò una berlina, si aprì lo sportello, non scese nessuno: era Cariglia”. Si trattava di una traduzione della battuta attribuita a Winston Churchill: “un taxi vuoto si è fermato davanti al n.10 di Downing Street, e ne è sceso Attlee”.

Zingaretti non è paragonabile ad Attlee, ma a Sinistra ora temono che non sia paragonabile neppure a Cariglia, il quale può sembrare quasi uno statista a confronto con l’odontotecnico romano capitato – per le strane vicende piddine – alla segreteria del partito. Continua

Premetto: stimo molto sia Matteo Salvini che Giorgia Meloni. Sono leader politici generosi e appassionati. Due giovani leader che vogliono bene all’Italia e che hanno dimostrato di essere fra coloro che non cercano poltrone, ma desiderano far risorgere questo nostro Paese.

Tuttavia mi chiedo se adesso hanno imboccato la strada giusta. Si ha il dovere di dire la verità anche quando può dispiacere: io devo confessare che non capisco come stanno affrontando la crisi di governo. Parlo da semplice cittadino, da italiano, da padre di famiglia: sono molto preoccupato.

In questo momento continuare a dire solo “al voto, al voto” è politicamente suicida ed è un disastro per questo nostro disgraziato Paese. Serve solo a restare del tutto ai margini, lasciando gli altri indisturbati a fare i loro giochi: in concreto è un gran regalo a Giuseppe Conte, al Pd e al M5S, ed è un venir meno alle proprie responsabilità. Continua

In questi tempi di pensiero uniforme e preconfezionato, sui media e nella rete, quindi nelle relazioni sociali, sembra tornata di grande attualità la canzone di Giorgio Gaber, “Il conformista”.

E’ la perfetta rappresentazione del mondo dei semicolti e dei cosiddetti intellettuali di oggi, seguiti e imitati pedissequamente da greggi che pascolano sui social e nei media:

Il conformista

è uno che di solito sta sempre dalla parte giusta

ha tutte le risposte belle chiare dentro la sua testa

è un concentrato di opinioni

E quando ha voglia di pensare pensa per sentito dire

forse da buon opportunista

si adegua senza farci caso

e vive nel suo paradiso”.

Ovviamente “il conformista” che un tempo fu “fascista” poi è diventato “marxista-leninista/ e dopo un po’ non so perché mi son trovato Americanista” (il testo dice: cattocomunista, ma lui cantando dice “americanista”).

Ma soprattutto – dice Gaber, facendo una carrellata degli ultimi decenni – è stato “un po’ sessantottista”, da qualche tempo “è ambientalista”, per un po’ è stato “come un po’ tutti socialista”, ma in sintesi oggi è “progressista,/ al tempo stesso liberista antirazzista” e pure “animalista” (non più “assistenzialista”). E naturalmente è “ottimista europeista”, “femminista” e “pacifista”. Continua