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DAL ’68 AD OGGI: COME SI INGANNANO E SI MANIPOLANO I GIOVANI

Il filosofo francese Alain Finkielkraut, nel libro “L’identità infelice” (Guanda), racconta il suo maggio ’68: “Sono nato a Parigi il 30 giugno 1949. Nel maggio del ’68 stavo concludendo, presso il liceo Henri-IV, il mio anno di khâgne, propedeutico al concorso di ammissione all’École normale supérieure. Mi ero trasferito in campagna per preparare l’esame con un amico… Fui dunque preso alla sprovvista dagli eventi, quando irruppero senza preavviso… li seguii fin da subito con l’orecchio incollato alla radio”.

E fu come il divampare di un contagio: “Non volevo e non potevo restare in disparte. Rientrato a Parigi dopo i primi scontri fra studenti e polizia, vissi in pieno quel momento di grazia”.

LEONE XIV OPERATO AL GEMELLI. DIETRO LA CRONACA C’È UN MISTERO (CHE RIMANDA ANCHE A FATIMA)

La serenità del Papa, che da uomo di Dio sa affidarsi totalmente a Lui, contrasta con le preoccupazioni che sono sorte sulla sua salute. Repubblica ieri scriveva: “la sensazione che si respira è che da oggi il Pontificato è entrato in una fase nuova, e con una notevole dose di incertezza”.

Domande comprensibili su cui però non ci inoltriamo. Piuttosto segnalo dei dettagli che fanno riflettere o almeno incuriosiscono. C’è una strana analogia fra questo primo ricovero al Gemelli di Leone XIV e il primo ricovero di Giovanni Paolo II avvenuto, fra le stesse mura, quarantacinque anni fa, per i colpi di Ali Agca.

NAPOLEONE, 200 ANNI FA, SPIEGÒ, CON ARGOMENTI RAZIONALI E REALISTI, PERCHÉ LA CHIESA CATTOLICA NON SAREBBE STATA MAI ANNIENTATA

“Così inizia un’Odissea. Il ritorno alla patria del sacro”. Lo scriveva Michel Maffesoli, importante intellettuale laico d’oltralpe, nel 2020, in La nostalgia del sacro. Il ritorno della religione nelle società postmoderne (Armando).

Tuttavia, nel viaggio di Leone XIV in Francia, fra 25 e 28 settembre, la straordinaria risposta dei francesi ha sorpreso tutti, a cominciare dai vescovi.

GLI ERRORI DI BENIGNI SU SAN FRANCESCO

Abbiamo espresso i nostri dubbi, domenica, sulla decisione della Rai di celebrare san Francesco, nell’800° anniversario della morte, con il solito monologo in prima serata di Roberto Benigni. Dopo averlo ascoltato il dubbio si è fatto certezza.

Non a caso Gerry Scotti, su Canale 5, con la Ruota della fortuna, ha clamorosamente battuto Benigni su Rai 1 (il 25,7% di share contro il 20,2%). Fra l’altro abbiamo appreso un dettaglio dal Corriere della sera: “‘Serata evento’ dice la Rai, ma in realtà lo spettacolo (Francesco, il Cantico) era già andato in onda quattro anni fa su Paramount+, che certo non ha la platea della Rai, ma altrettanto certo non è un inedito”.

POVERO FRANCESCO! CI MANCAVA BENIGNI A FARNE UN LEADER DEL CAMPO LARGO, ECOLOGISTA, FEMMINISTA, ECUMENISTA E PROGRESSISTA. IL VERO SANTO DI ASSISI ERA TUTT’ALTRO: UN INTEGRALISTA CATTOLICO. OGGI SAREBBE ACCUSATO DI ESSERE DIVISIVO E TROPPO FONDAMENTALISTA  

Finalmente, con il 4 ottobre, si concluderanno (si spera) le celebrazioni per gli 800 anni dalla morte di San Francesco e lasceranno in pace il poverello di Assisi che è stato tirato per il saio dappertutto in questi mesi.

Era un mistico e cercava Dio servendo e lavando i lebbrosi o nel silenzio eremitico della Verna: lì lo si può ritrovare o nella clausura di San Damiano, dove tutto cominciò, o in un confessionale della Porziuncola, più che in convegni, eventi, libri e conferenze, talora fiera delle banalità e falò delle vanità.

Qualcosa di diverso era possibile? Sì. La Rai, che è la prima industria culturale del Paese, avrebbe potuto alzare il livello, ne avrebbe la capacità come nessun altro e lo dimostra la sua storia straordinaria.

La sua programmazione su San Francesco però lascia perplessi. Perché l’evento speciale pensato per oggi, 4 ottobre, giorno celebrativo finale, è il solito monologo, in prima serata su Rai 1, di Roberto Benigni. Il quale ha già cominciato a buttarla sul ridere (e in politica), anticipando, da Bruno Vespa, che San Francesco “sarebbe stato un ottimo leader del Campo largo”. Una battuta rivelatrice della serata…

LEONE XIV ESALTA LE RADICI CRISTIANE DELL’EUROPA CHE LA SINISTRA DETESTA

Un autogol per eccesso di zelo. È quello di Iacopo Scaramuzzi, vaticanista di Repubblica, che, giovedì 1° ottobre, ha scritto su X: “Nota bene per i distratti: in tutto il discorso sull’Europa che ha pronunciato a Metz, il Papa non ha mai utilizzato l’espressione ‘radici cristiane’”.

Per capire questo tweet bisogna ricordare che il richiamo alle radici giudaico-cristiane dell’Europa era un tema caro a Giovanni Paolo II e a Benedetto XVI, in particolare durante la discussione sulla Costituzione europea, quando l’establishment della Ue si rifiutò di citarle nella bozza di Costituzione (che fortunatamente fu bocciata). È un tema detestato dal mainstream di sinistra che non vuole sentir parlare di identità, soprattutto di identità cristiana.

L’IDENTITÀ DELLA FRANCIA (CON BUONA PACE DI MACRON) É IN QUELLA COMPAGNIA DEI SANTI CHE HA COMMOSSO IL PAPA. HANNO ILLUMINATO PER SECOLI IL CAMMINO DELLA NAZIONE. I POPOLI EUROPEI STANNO RITROVANDO SE STESSI

“La gioia e l’eccitazione a Parigi sono sbalorditive”, scriveva ieri un sito d’informazione. Vedendo le immagini straordinarie che arrivano dalla Francia per il viaggio apostolico di Leone XIV, la veglia di venerdì allo Stadio, con 80 mila giovani, ieri la messa in Place de la Concorde, davanti a 700 mila personeche riempivano tutti gli Champs-Élysées, vengono in mente le parole di Gilbert K. Chesterton: “Il Cristianesimo è stato dichiarato morto infinite volte. Ma, alla fine, è sempre risorto, perché è fondato sulla fede in un Dio che conosce bene la strada per uscire dal sepolcro”.

L’ISLAM NELLA CAPPELLA SISTINA? ECCO LA SOLUZIONE DEL GIALLO…

Un Michelangelo filoislamico o ultraecumenico o criptoislamico? Che per di più emerge nel cuore del Vaticano, in quel Giudizio Universale della Cappella Sistina sotto il quale si eleggono i Papi? Sarebbe clamoroso. Ma è vero?

Chi volesse cavalcare trionfalmente una simile tesi (forse i multiculturalisti o i cattoprogressisti) potrebbe prendere spunto da una pagina del volume La Sistina svelata. Iconografia di un capolavoro (Jaca Book/Musei Vaticani/Libreria Editrice Vaticana 2012) scritto da p. Heinrich W. Pfeiffer S.J., uno studioso che è stato per anni direttore del Corso superiore per i Beni culturali della Chiesa, membro della Commissione Pontificia per i Beni culturali della Chiesa e professore di Storia dell’arte cristiana presso la Pontificia Università Gregoriana.

INTEGRAZIONE È FAR CONOSCERE LA NOSTRA CIVILTÀ. A COMINCIARE DAL CRISTIANESIMO

Inclusività? Integrazione? Ieri la prima pagina di Repubblica recitava: “Scuola, i paletti del Colle”. Ma la scuola, a parte la mera convivenza, in che modo integra le nuove generazioni appartenenti a culture e mentalità molto diverse dalla nostra?

La conoscenza della lingua italiana (alla base del provvedimento del governo sul numero di stranieri per classe) è il requisito primario e indispensabile. Ma poi c’è la sostanza, cioè i contenuti da imparare: la scuola stessa. Che deve far conoscere alle nuove generazioni la nostra cultura e la nostra civiltà perché in un’identità inesistente non si integra nessuno, come ripete il card. Sarah.

UN GUARESCHI POLITICAMENTE CORRETTO? NO, GRAZIE

“Credo che i giovani oggi abbiano bisogno di riscoprire Antonino Guareschi”. Queste le parole che La Stampa attribuisce a Giuseppe Zeno, l’attore che interpreta Guareschi  nel film che andrà in onda domenica su Rai1. Magari riscopriamolo con il suo vero nome che era Giovannino (non Antonino). Questo piccolo infortunio conferma che l’inventore di Don Camillo e Peppone è proprio destinato all’incomprensione.