Siamo al terzo inverno di pandemia e, in questa tempesta mondiale che fa migliaia di morti e grandi danni economici, fino a destabilizzare le istituzioni democratiche, nessuno parla più del suo luogo di origine, la Cina.

La pandemia ci è già costata quanto una guerra persa, in termini di vite umane e di ricchezza distrutta, e ancora non si capisce quando e come ne usciremo.

Ma della misteriosa origine del virus, degli errori e delle bugie delle autorità comuniste nella prima fase – quando la pandemia poteva ancora essere contenuta e il regime perseguitò chi lanciò l’allarme – sembra che tutti abbiano paura di parlare, perché la Cina è una superpotenza molto suscettibile e il “partito cinese” allunga la sua influentissima ombra sulle società occidentali (basti vedere l’isolamento internazionale del Dalai Lama). Continua

CENTENARIO

È passato anche il centenario della fondazione del Partito Comunista Italiano e sembra che nessuno se ne sia accorto. Di quel partito che fu il più forte Pc d’occidente, che raccolse l’adesione appassionata di milioni di militanti, di quel partito che aveva avanzato la pretesa di essere l’Italia migliore, sembra non rimanga nulla. Dissolto.

Per questo centenario è uscito il libro sentimentale di Fabrizio Rondolino, “Il nostro Pci. 1921-1991 un racconto per immagini” (Rizzoli) e quello di Mario Pendinelli e Marcello Sordi, “Quando c’erano i comunisti” (Marsilio). Continua

“Salviamo il Natale”. Anche quest’anno si ripropone lo stesso slogan, tuttavia con molto meno allarme giacché il 28 novembre dell’anno scorsoavevamo 686 morti e 26.323 nuovi casi di contagio, erano ricoverati con sintomi 33.299 pazienti e c’erano nelle terapie intensive 3.762 malati più gravi.

Invece quest’anno il 28 novembre abbiamo avuto 47 morti (contro 686 dell’anno scorso), 12.932 nuovi casi (con più del doppio di tamponi fatti) e abbiamo 4.964 ricoverati nei reparti ordinari e 638 persone in terapia intensiva.

Quindi la narrazione novax secondo cui – ripetendo l’appello “salviamo il Natale” – siamo alle solite e non è cambiato niente, risulta del tutto destituita di fondamento. La situazione è enormemente diversa.

Quest’anno parliamo di “salvare il Natale” perché la pandemia accerchia le frontiere del nostro paese che però è fra quelli in migliori condizioni.

In particolare parliamo di “salvare il Natale” a causa della variante Omicron su cui tuttavia non giungono – al momento – le notizie apocalittiche che inizialmente temevamo. Continua

L’elezione del nuovo presidente della Repubblica è un appuntamento che – nelle cronache dei giornali – sembra un gioco a nascondino o un banale Risiko (per qualcuno un “rosico”). I partiti non sanno dove sbattere la testa.

In questa nebbia fitta di chiacchiere però ha fatto irruzione finalmente un pensiero, una riflessione geopolitica che fa capire almeno la vera posta in gioco nella partita del Colle.

Il piccolo e denso libro di Giulio Sapelli e Lodovico Festa – “due sovranisti molto chic” li ha definiti Giuliano Ferrara – ha un titolo perentorio: Draghi o il caos. La grande disgregazione: l’Italia ha una via d’uscita?” (Guerini e Associati). Continua

PAPA (E) RE

Milena Gabanelli e Andrea Ducci, sul Corriere della sera (24/11), hanno raccontato una vicenda molto interessante: “Il tesoro dei Savoia nascosto in Bankitalia”.

Il sottotitolo spiega meglio di cosa si tratta: “Lo scrigno con 6.732 brillanti e duemila perle fu consegnato da Umberto II a Luigi Einaudi all’indomani del referendum, 75 anni fa. Vale 300 milioni di euro, ma oggi a chi appartiene?”.

Proprio a quella vicenda storica ha dedicato tre capitoletti Vittorio Messori nel suo nuovo libro “La luce e le tenebre. Riflessioni fra storia, ideologie e apologetica (Sugarco).

Nel volume, che fa parte della messoriana collana “Vivaio” ed è un’altra straordinaria miniera di notizie storiche, l’autore fa riferimento alle memorie del marchese Alfredo Solaro del Borgo, che fu amministratore di Umberto II e che fu mandato in Vaticano perché il giovane ex sovrano e i suoi familiari, “visto il sequestro cui erano sottoposti i suoi beni”, quando nel 1946 dovettero partire per l’esilio, “risultavano privi di denaro”. Continua

Nel discorso di venerdì alla Leopolda, Matteo Renzi ha parlato dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica: “sarà la priorità assoluta” ha detto “cercheremo un profilo riformista, europeista, che sia contro il sovranismo”.

Sono parole che sorprendono in un leader accorto e preparato come Renzi. Infatti il programma politico e ideologico che lui ha delineato non c’entra nulla con la figura del Capo dello Stato e con la sua elezione. Continua

Con “l’amico novax” c’è ormai “un solco incolmabile”. Così lo scrittore Emanuele Trevi sul “Corriere della sera”: “pensano che mostrare il green pass in treno sia un attentato alla Costituzione… cascano le braccia alla sola idea di discutere con loro”. Secondo Trevi “a sorreggerli c’è l’inconfessato sentimento che tanto a vaccinarsi ci abbiano pensato gli altri”.

Giovanni De Luna sulla “Stampa” esprime una sensazione altrettanto forte: “L’irruzione dei novax sulla scena pubblica ha provocato una rottura nella profondità dei legami sociali”. Si è aperto un baratro nei rapporti umani, “a cominciare da quelli tra medico e paziente” che pure – all’inizio della pandemia – erano stati spesso eroici e commoventi.

Perfino la Chiesa, che potrebbe essere la preziosa e materna presenza che porta saggezza e solidarietà, che riconduce al buon senso, ricucendo un tessuto sociale rabbioso e radicalizzato, è, a sua volta, lacerata perché c’è una parte del mondo cattolico che ha fatto sua l’ideologia novax. Continua

CONTRADDIZIONI 1

Nel libro, appena uscito, di Lodovico Festa e Giulio Sapelli, “Draghi o il caos. La grande disgregazione: l’Italia ha una via d’uscita?” (Guerini), a un certo punto si legge:

“Nelle scorse settimane Michel Barnier, pur severo negoziatore della Brexit per conto di Bruxelles e rigido accusatore di Londra perché non accettava ‘la giurisprudenza europea’, da candidato tra i gollisti per la presidenza della Repubblica francese, ha messo in discussione le fondamenta della Corte di Giustizia di Lussemburgo (e questo nel momento in cui sono sotto accusa per non voler accettare la supremazia legislativa di Bruxelles, Polonia e Ungheria), e ha chiarito perché un corpo giudiziario a cui non corrisponde un corpo realmente legislativo espressione del popolo non possa essere una soluzione istituzionale accettabile”.

I due autori osservano che “un approccio un po’ schizofrenico di questo tipo fa intendere drammaticamente come il processo di integrazione continentale sia giunto a un punto critico” e si chiedono “quanto può durare un’acrobatica prassi comunitaria che evita di fare i conti con le contraddizioni di fondo dell’ordine europeo, come ad esempio quelle tra i poteri apertamente rivendicati dalla Corte costituzionale tedesca e la già ricordata richiesta di primazia giuridica da parte della Corte di Bruxelles?” Continua

Ieri don Julian Carron si è dimesso dalla presidenza della Fraternità diComunione e Liberazione. È stata una decisione inattesa perché il Decreto della Santa Sede sulle “Associazioni di fedeli”, dell’11 settembre scorso, dava due anni di tempo (quindi fino al settembre 2023) per rinnovare gli incarichi di governo dei Movimenti.

Tale Decreto stabilisce “un periodo massimo di dieci anni” per questi incarichi e siccome Carron era presidente dalla morte di don Giussani (2005) non poteva più essere rieletto.

La Santa Sede ha voluto definire questi “limiti ai mandati di governo” in tutti i movimenti perché – si legge nella Nota esplicativa vaticana – “la mancanza” di tali limiti “non di rado favorisce, in chi è chiamato a governare, forme di appropriazione del carisma, personalismi, accentramento delle funzioni nonché espressioni di autoreferenzialità”.

Papa Bergoglio, in un recente incontro con i movimenti, ha aggiunto: “cadiamo nella trappola della slealtà quando ci presentiamo agli altri come gli unici interpreti del carisma, gli unici eredi della nostra associazione o movimento”. Continua

Come sta il Centrodestra? Qualche mese fa, su queste colonne, avevamo previsto che le amministrative del 3-4 ottobre – per come venivano affrontate – sarebbero state un disastro per questa coalizione. Era evidente. Ma Cassandra, come al solito, rimase inascoltata e sappiamo come è finita.

Il mestiere dei giornali è anche quello di fare previsioni spiacevoli quando i fatti lasciano intravedere che si è su una strada fallimentare, sebbene non sia gratificante perché in genere si prendono calci.

Secondo uno scrittore americano “Cassandra non prese neppure metà dei calci che meritava”. Dunque in attesa delle pedate supplementari dobbiamo osservare che lo stesso problema delle amministrative oggi si ripropone – per il Centrodestra – con le prossime elezioni politicheche potrebbero anche essere molto vicine, perché a febbraio, dopo l’elezione del presidente della Repubblica, è possibile lo scioglimento anticipato delle Camere. Continua