In un Paese come l’Italia, anestetizzato e abbindolato dalla propaganda e dalla disinformazione, non si è ancora capito in quale baratro ci hanno portato. E – per quanto possa sembrare incredibile – non lo hanno capito nemmeno quelli che ci hanno trascinato quaggiù. Intendo la classe politica.

Infatti, alla vigilia della corsa elettorale, sui giornali si leggono annunci di programmi mirabolanti che stanno per essere sfornati dai diversi schieramenti: dal taglio delle tasse alle pensioni, dal reddito di cittadinanza ai finanziamenti allo stato sociale, dai fondi per la scuola a quelli per lottare contro la disoccupazione fino al ritorno del famoso Articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

Bene. C’è solo un problema: le chiavi e il portafoglio di casa nostra sono ormai in mano ad altri. In Italia non governano più gli italiani.

In maniera molto chiara – quasi brutale – lo ha fatto presente ieri Sergio Fabbrini in un inciso del suo editoriale pubblicato dal “Sole 24 ore”, dove si legge: “I politici italiani continuano a pensare come se fossero all’interno di uno stato sovrano indipendente”. Continua

Forse è il clima pre-elettorale che induce alla propaganda. Fatto sta che in questi giorni il premier Gentiloni sprizza ottimismo da tutti i pori. Sembra che veda brioche dappertutto come la regina Maria Antonietta.

A lui e allo stato maggiore del Pd sfugge il paese reale, che “non ha pane”, cioè fa fatica sui beni essenziali. Non vedono il vero stato di salute dell’Italia. Anzi – per restare in tema – si può dire che sfugge loro anche lo stato di salute degli italiani.

Perché quello della sanità è davvero uno dei “termometri” (è il caso di dirlo) più indicativi della crisi e della decadenza sociale in cui questo Paese sta precipitando da anni.

Secondo la prima edizione dell’“Osservatorio sul bilancio di welfare delle famiglie italiane” presentato nei giorni scorsi da Mbs Consulting, questi anni di forzata austerità europea sono andati a gravare sui servizi fondamentali della vita della gente inducendo il 36,1% delle famiglie a rinunciare ad almeno una prestazione essenziale (un dato che sale addirittura al 56,5% per le fasce sociali più deboli).

E’ soprattutto l’assistenza agli anziani e ai non autosufficienti che è stata penalizzata del 76,2%, ma anche le cure sanitarie (36,7% di rinuncia ad almeno un intervento, che per i più svantaggiati è il 58,9%).

Uno degli indicatori più inquietanti del naufragio di questi anni è proprio quello relativo alle cure sanitarie perché mette in gioco i beni vitali e la distruzione dello stato sociale: quando si arriva ad avere una massa di migliaia e migliaia di persone che – una volta che si ammalano – non hanno i soldi per curarsi e comprare medicine, nemmeno per un semplice mal di denti, si sta davvero scivolando verso il Terzo Mondo. Continua

Non dico che sia scoppiata la pace, ma quantomeno lo Stato islamico è sconfitto e sta ormai per essere sepolto fra Siria e Iraq.

Inoltre la Siria intravede all’orizzonte una possibile normalizzazione che mette fine a una guerra terrificante e ad essere sconfitta da questo esito è la passata amministrazione Usa, quella di Obama e della Clinton che avevano sostenuto la guerra ad Assad.

Sebbene non sia affatto finito il terrorismo islamico nel mondo, dell’eliminazione del Califfato, con i suoi crimini disumani, non si può che rallegrarsi (oltretutto questo dovrebbe anche ridurre i flussi migratori verso l’Europa).

Gli addetti ai “livori” dei giornali italiani sono troppo impegnati, da due anni, a spargere odio e veleni contro Trump e contro Putin per accorgersi che – nel frattempo – il presidente americano e quello russo, insieme con il leader cinese Xi, stanno cercando di dare una sistemata a un pianeta dissestato, allontanando e fermando altre guerre e conflitti. Continua

E’ cambiato il vento. D’improvviso la mano invisibile dei padroni del pensiero ha capovolto il pollice su internet e sui i social.

Lorsignori del mainstream hanno deciso che la Rete – fino a ieri simbolo delle magnifiche sorti e progressive dell’umanità – è diventata la terribile minaccia che incombe su di noi, “il lato oscuro della forza” che può distruggerci.

Addirittura Sean Parker, inventore di Napster, uno che fu tra i primi collaboratori di Mark Zuckerberg a Facebook, spara a zero sui social media: “approfittano delle vulnerabilità della psicologia umana” producendo dipendenza dalla rete e “Dio solo sa cosa sta facendo alla mente dei bimbi”.

Ci va pesante: “si sta sfruttando una vulnerabilità della psicologia umana. I creatori, gli inventori, come me, Mark, Kevin Systrom di Instagram, lo capivamo perfettamente. Ma l’abbiamo fatto lo stesso”.

Non è il primo. Da un anno a questa parte nei Palazzi del potere soffia quest’aria qua. E’ tutto un bau bau, tutto un puntare l’indice sulla rete, tutto un fare piani di guerra. Lo si vede sui media. D’improvviso sono apparsi nuovi bersagli polemici e vengono ripetute nuove parole d’ordine. Basta passare in rassegna i giornali. Continua

Ma come, fanno tutti finta di niente? Cento anni dopo la rivoluzione russa ormai russa pure la sinistra. E quell’Italia “dell’Est” che ci credette e che per anni ha frantumato i cocomeri di tutti col verbo marxista, facendone l’unico pensiero ammesso, non ha nulla da dichiarare.

Dicono che la rivoluzione d’ottobre va lasciata agli storici. Pur continuando anche oggi a pontificare su tutto e a ritenersi la parte migliore del Paese, la Sinistra “illuminata” sul proprio passato ha spento la luce.

Ma quando si farà una riflessione su questi cento anni da incubo che il comunismo ha regalato al mondo? Siamo stati sommersi nell’orrore come nessun’altra epoca storica e dobbiamo far finta di essere stati su “Scherzi a parte”?

Non dico di rifare la contabilità dei morti come il “Libro nero del comunismo” che finì all’indice pur avendone calcolati “solo” 85 milioni.

Ma almeno ci spieghino come sia stato possibile che tanti pensosi intellettuali si siano fatti paladini del comunismo. Oltretutto senza attenuanti perché già negli anni Trenta era evidente che il regime sovietico era un incubo infernale e dovunque il comunismo replicava l’orrore.

Com’è che generazioni di giovani borghesi, ben scolarizzati e ben pasciuti, si misero a inneggiare a Mao, Stalin, Castro, Che Guevara, ai regimi di Pol Pot e Ho Chi Min? Continua

“Io sono il più forte che tu hai conosciuto, sono il più forte di tutti. Anche se mi batti resto il più forte”. Con tale sicumera Eddie Felson (interpretato da Paul Newman) si rivolge a Minnesota Fats nel film “Lo spaccone”.

E questo – in sintesi – è il messaggio lanciato ieri da Matteo Renzi alla Conferenza del Pd a Portici. Solo che è rimasto quasi l’unico a pensarlo, specialmente dopo la batosta nel referendum del 4 dicembre, che gli è costata la guida del governo, dopo la bocciatura dell’Italicum da parte della Corte Costituzionale, dopo la sconfitta delle amministrative, dopo l’umiliazione del Pd (marginalizzato) nel referendum Lombardo-Veneto e dopo la sberla inflittagli dal governo Gentiloni sulla nomina di Visco a Bankitalia.

L’umore degli italiani gli è alquanto ostile a giudicare dai sondaggi che danno il Pd in picchiata e se alle prossime regionali siciliane il Pd affonderà – come pare probabile – per Renzi si mette malissimo. Si dice che già sia pronta la fronda.

Molti infatti nel suo partito pensano che la sua defenestrazione sarebbe l’unica strada per ricomporre una coalizione di centrosinistra da portare alle elezioni, perché oggi l’ostacolo, l’unico ostacolo, è proprio lui. Continua

“Il più grande pensatore marxista del secondo ‘900”. Così, dedicandogli un’intera pagina, “L’Unità”, il 13 luglio del 2008, commemorava Galvano Della Volpe nel quarantennale della morte.

La casa editrice di area Pci, Editori Riuniti, aveva pubblicato tutta la sua opera nel 1972, in un’elegante edizione in sei volumi. Secondo “L’Unità” egli fu addirittura “il maestro invisibile del Sessantotto”. Peraltro morì proprio in quell’anno fatale.

Oggi – dopo quasi 50 anni – si scopre qualcosa, di quei suoi ultimi giorni, che sorprenderà tutti: se non è una conversione le somiglia assai.

Ad alzare il velo su questo mistero intimo del grande pensatore marxista è la sua stessa nipote, suor Monica Della Volpe, con una toccante testimonianza appena pubblicata sul numero 679 di “Studi Cattolici”, il bel mensile diretto da Cesare Cavalleri.

Suor Monica, oggi Madre Badessa di un monastero trappista (di rigorosa clausura), con tenera ironia traccia una piccola storia familiare per incorniciare il suo prezioso incontro con lo zio filosofo. Continua

“Tra il XII e il XV secolo la Toscana si è ritrovata a essere l’area a maggior intensità finanziaria del globo e, prima di cedere lo scettro a Firenze, la città di Siena, per oltre settantacinque anni, ha occupato il gradino più alto del podio dei principali centri bancari d’Europa”.

Così scrive Alessandro Marzo Magno nel suo “L’invenzione dei soldi. Quando la finanza parlava italiano” (Garzanti).

IERI E OGGI

L’epoca del primato finanziario senese nel mondo rimanda all’antico splendore della ”civitas christiana” medievale, quella che costruisce la Piazza del Campo, la bellissima cattedrale, lo straordinario Ospedale ai piedi del Duomo e che vede fiorire la grande pittura di Duccio e Simone Martini.

Se queste sono “le tenebre del medioevo” sono da preferire ai tempi moderni che si pretendono illuminati e progressivi e hanno prodotto i recentissimi baratri bancari della città toscana.

Nel Trecento avevano molto chiaro cosa significava il buon governo e il cattivo governo e sapevano quali ne sono le ragioni. Tanto che a Siena vollero far affrescare, nel Palazzo pubblico, da Ambrogio Lorenzetti, nel 1338, proprio l’“Allegoria degli effetti del buono e del cattivo governo”. Continua

La condizione iniziale del protagonista della Commedia stupisce. È così moderna, così immediata per noi: l’angoscia, lo smarrimento, la solitudine, il sentirsi “gettati” nel mondo, il buio, la paura, la disperazione, il fallimento, il sentirsi braccati.

Ma sorprende ancor di più quella che Dante indica come la sua personale via di salvezza da questa disperazione, da questo fallimento, individuale e collettivo: un volto di ragazza. Beatrice. Il suo primo, grande amore giovanile.

Com’è possibile che un semplice incontro fra adolescenti sul Lungarno di Firenze, uno sguardo furtivo, uno struggersi del cuore, sia così importante e significativo? Continua