Il vero braccio di ferro in corso – in questo ferragosto rovente per il Governo – è fra il “partito straniero” e il partito della sovranità degli italiani.

E’ lo scontro di sempre che continua finché non sarà ridata la parola agli italiani e saranno loro a risolverlo. Ma è appunto per impedire che decidano gli italiani che il “partito straniero” si è mosso in forze (ricordo che, secondo quanto ha scritto Roberto D’Alimonte sul “Sole 24 ore”, il 72 per cento degli italiani vorrebbe il voto anticipato).

Giulio Sapelli, uno dei più lucidi analisti, coltissimo e di vaste conoscenze internazionali, ha fornito in queste ore gli spunti più interessanti per capire cosa sta accadendo.

Sapelli sostiene che “la via maestra sono le urne”. Così sarebbe scongiurato un governo fra Pd e M5S, cioè fra chi ha perso le elezioni politiche  (il Pd, al minimo storico nel 2018) e chi ha perso le elezioni europee (il M5s, dimezzato nel 2019) i quali vogliono solo impedire di governare a chi rappresenta la grande maggioranza degli italiani. Continua

Il clamoroso flop dell’appello di Romano Prodi ad appendere fuori dalle finestre la bandiera europea, il 21 marzo, fa un po’ ridere, ma dovrebbe pure far riflettere. 

Oltretutto era stato rilanciato dai media e soprattutto era stato fatto proprio dal Pd che – per bocca del suo nuovo segretario Zingaretti – aveva twittato: “Chiedo a tutti di aderire e di raccogliere l’appello lanciato da Romano Prodi, di farlo nostro. Noi ci saremo!”.

Loro ci sono stati, infatti, ma con pochi intimi: bandiere europee alle finestre non se ne sono viste da nessuna parte. Solo “Repubblica” ha comicamente parlato di “successo dell’iniziativa”, espressione che in questo caso può avere solo un significato satirico

Del resto il Pd non si è limitato a esporre (in solitario) la bandiera europea sul balcone (e solo quella europea, senza il tricolore), ha pure cancellato la bandiera italiana dai suoi social

Cosa che ha scandalizzato molti, fra cui Giorgia Meloni che ha commentato: “Non contenti delle continue dimostrazioni di sudditanza, il Pd ufficializza la propria anti-italianità eliminando definitivamente il tricolore da Twitter e lasciando solo la bandiera dell’Ue. Ma quanto sono ridicoli?”.

A suo modo è una scelta simbolica assai rivelatrice. Infatti il Pd fa persino peggio del Pci che almeno, nel suo simbolo, dietro la bandiera rossa con falce e martello (che era la bandiera dell’Urss ), aveva mantenuto la bandiera italiana.

La Meloni – e non solo lei – considera dunque il Pd come il referente politico del partito anti-italiano. La cui ideologia viene quotidianamente amplificata e rilanciata su gran parte dei media.

E’ questo che spiega sia l’impopolarità del Pd (con tutta la Sinistra), sia il flop dell’appello prodiano. Un flop che, soprattutto alla vigilia delle elezioni europee, è clamoroso ed emblematico (sebbene taciuto dai media).

Il motivo è semplice: gli italiani hanno capito benissimo, sulla propria pelle, che fregatura sono stati l’euro e l’Unione europea

Perfino un centro studi tedesco di recente ha calcolato che a vent’anni dall’entrata in vigore della moneta unica, la Germania è il paese che ci ha guadagnato di più e l’Italia è il paese che ci ha perso di più (“Nessun altro Paese l’euro ha portato a perdite così elevate di prosperità come in Italia”).

Per la precisione il nostro Paese ha avuto una perdita totale di 4.325 miliardi di Pil ed è di 73.605 eurola perdita economica pro capite degli italiani dal 1999 al 2017.

Al contrario per la Germania si calcola un guadagno di 1.893 miliardi di euro, ovvero 23.116 euro per abitante.

Tutto questo è conseguenza del meccanismo della moneta unica che è un marco svalutato e una lira super valutata ed era stato perfettamente previsto dagli economisti.

In questo quadro si capisce perché, nei giorni scorsi, il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz, a proposito della possibile uscita dell’Italia dall’euro, ha dichiarato: “Se l’Italia esce causa una tragedia in Europa, se rimane la causa in Italia…”.

Ecco perché nella Ue vogliono un’Italia sottomessa e obbediente ai loro interessi che poi sono perlopiù quelli tedeschi. Vogliono un’Italia che accetta di continuare a suicidarsi per gli interessi stranieri. 

Non a caso ieri Manfred Weber, il tedesco che la Merkel ha candidato alla guida della prossima Commissione europea, in una intervista a “Repubblica”, è arrivato a sfoderare un’arroganza da padrone dichiarando testualmente che “le destre nazionaliste vogliono riprendersi sovranità”  ma lui vuole vincere le elezioni europee per scongiurarlo.

Così – ha aggiunto – “i paesi del Nord come la Germania, l’Austria o la Finlandia si devono prendere cura dei ragazzi dell’Europa del Sud”.

La traduzione è semplice: l’Italia, con la leadership della Lega salviniana, intende riprendersi la propria indipendenza e sovranità, per difendere i propri interessi nazionali, ma noi glielo impediremo continuando a tenerla sotto il nostro teutonico stivale.

Alle prossime elezioni europee dunque gli italiani dovranno decidere se dare un futuro di prosperità al nostro Paese, o votare per il bene della Germania  facendoci definitivamente sottomettere come una colonia.

Va anche considerato che, in ogni caso, quell’operazione di palazzo compiuta nel 1992 e chiamata Unione Europea (da non confondersi con la precedente Comunità europea) è ormai al collasso.

Non solo per l’avanzata dei partiti euroscettici (ultima in ordine di tempo la vittoria elettorale in Olanda). Ma anche perché vanno in piazza i popoli che non sopportano più il regime germanico e l’impoverimento che comporta. Anche l’impoverimento di democrazia.

Lo dimostrano le vicissitudini della Brexit da cui emerge che la UE è come il Patto di Varsavia, una “unione” da cui non si può uscire se non pagando un prezzo salatissimo: un luogo da cui non si può uscire ha un solo nome: prigione.

Ma il collasso della UE è dimostrato pure dall’esplosione delle piazze in Francia, qualcosa che rischia di somigliare a una guerra civile.

François Billot de Lochner, in un articolo intitolato “Stiamo andando verso una nuova rivoluzione?”, ha riportato un recente sondaggio” da cui emerge che “il 40% dei francesi è convinto che non saranno possibili cambiamenti nella loro società, senza una rivoluzione!”

Per far capire quanto è clamoroso questo dato, Billot de Lochner spiega che “mai i francesi, dopo la rivoluzione del 1789, si erano mostrati a tal punto rivoluzionari”, tanto è vero che “nella primavera del 1789, alla vigilia della Rivoluzione… gli storici più seri stimano che i rivoluzionari che volevano davvero abbattere la monarchia, erano meno del 5%. Eppure, con meno del 5% di rivoluzionari dichiarati, dal giugno 1789 la Francia fu messa a ferro e fuoco. Quali rischi possono esserci per la nostra società, con una percentuale del 40%?”.

Poi conclude: “Come si poteva immaginare che l’incredibile disprezzo di una piccola casta politico-mediatica verso una larga maggioranza della popolazione francese, in particolare del ceto medio, si sarebbe un giorno tradotta in una reazione violenta, di cui i Gilet gialli sono solo la punta dell’iceberg?”

Chi s’illude di risolvere il problema con la dura repressione, come Macron, o – come Weber – con il potere tecnocratico per rimettere in riga “i ragazzi del Sud Europa” è destinato al fallimento. 

Nessun altro popolo europeo sarà disposto a subire quello che ha sopportato la Grecia. Del resto ci sono tanti segnali (come il recente crollo dell’indice PMI manifatturiero in Germania)  che faranno capire a Berlino che il sistema di Maastricht è al capolinea. Non si può più tirare la corda, perché si spezza. 

L’errore è stato pretendere di sostituire la precedente Comunità europea che De Gasperi, Adenauer e Schuman avevano costruito sulle comuni radici culturali cristiane, con una costruzione artificiale che ha sostituito le comuni radici cristiane con il dio-Mercato, che è basata sull’imposizione di una devastante moneta unica e sulla tecnocrazia europea la quale svuota le identità e le sovranità nazionali.

Il politologo Jérôme Fourquet sostiene che in Francia la cancellazione della matrice giudaico-cristiana è all’origine delle profonde divisioni e fratture del Paese. La stessa cosa si può dire per l’Unione Europea.

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Antonio Socci

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Da “Libero”, 24 marzo 2019 

“Guardate che i comunisti di una volta oggi votano Lega”. Queste amare parole di Pier Luigi Bersani non sono una battuta a effetto, sono una constatazione. Basta farsi un giro in Toscana, in Umbria o in Romagna per toccare con mano la realtà. La quale in ogni caso si manifesterà da sola, uscendo fuori dalle urne delle prossime elezioni europee.

Ma lo stato maggiore del PD non ha certo tempo da perdere con le persone comuni, anche perché frequentarle presenta sempre il rischio di venir presi a fischi come è accaduto al segretario Martina a Genova. Continua

Concordo con Vittorio Feltri: la Sinistra è morta. Quella che oggi si definisce “Sinistra” abita ai Parioli e bolla come populisti i poveri delle periferie che un tempo furono la base sociale del Pci.

Per capire quando e perché si è prodotta la sostituzione (o il tradimento) bisogna risalire agli anni Settanta e rileggere due intellettuali eretici: Pier Paolo Pasolini e Augusto del Noce.

Nei giorni scorsi Davide Rondoni, su “Avvenire”, riportava queste parole che attribuiva a Pier Paolo Pasolini, dal discorso (letto dopo la sua morte) per il Congresso del Partito Radicale del 1975: “Io profetizzo l’epoca in cui il nuovo potere utilizzerà le vostre parole libertarie per creare un nuovo potere omologato, per creare una nuova inquisizione, per creare un nuovo conformismo e i suoi chierici saranno chierici di sinistra”. Continua

E’ in corso la demonizzazione di Matteo Salvini. Tutto fa brodo per trasformarlo in una terribile minaccia per la civiltà, come un Gengis Khan redivivo. Perfino il giubbotto del leader leghista secondo “Repubblica” è inquietante e di destra.

Ieri poi Yascha Mounk, sulla prima pagina di “Repubblica”, per la possibile alleanza Lega-M5S ha pacatamente evocato il patto Hitler-Stalin. Un sobrio paragone storico. Manca solo che accostino Salvini a Jack lo Squartatore o a Vlad III principe di Valacchia (in arte Dracula).

Del resto i giornali demonizzano chiunque, in Europa o in America, osi vincere le libere elezioni democratiche senza dire “signorsì!” all’establishment. La cui “polizia del pensiero” da noi è l’intellighentsia salottiera in genere proveniente dalla militanza marxista e rivoluzionaria.

Dopo aver osannato in gioventù regimi stomachevoli come quelli comunisti (senza mai aver fatto autocritica), oggi fa gli esami di affidabilità democratica e di civiltà agli altri. Continua

Invece di celebrare, a Natale, la nascita del Salvatore, da Bruxelles – spodestando il Bambinello – hanno infilato nel presepe una vecchia conoscenza, un borbottante dottor Balanzone, e presentano lui come il salvatore dell’Europa e dell’Italia: Romano Prodi. Ieri sulla prima pagina della “Stampa” veniva lanciato con toni messianici: “ ‘Salviamo l’Europa’, il piano di Prodi”.

La seconda pagina riportava le sue ricette “salvifiche” e la terza pagina una surreale intervista allo stesso Prodi che davvero si immedesima nei panni del salvatore: “questo piano è una prova d’amore” Non fa autocritiche. Critica solo l’attuale establishment europeo per “gli orrendi errori fatti negli anni della crisi” che hanno trasformato l’euro “in fonte di nuove divisioni e disuguaglianze”.

Ma, per Prodi, l’euro in sé non si tocca, è il Bene assoluto. Certo, “Bruxelles porta grandi responsabilità”, ma, a sentire lui, “la rovina” dell’Europa non sono coloro che hanno voluto e gestito questa Unione Europea, con i risultati disastrosi che sappiamo: “i populisti sono la rovina”. Quali populisti, perché e come non lo spiega. Sventola una vaga e tenebrosa Spectre per spaventare il popolino, ma non fornisce ragioni.

Prodi, che è uno degli apprendisti stregoni che hanno voluto e guidato questa Unione e ci hanno portato nella situazione che sappiamo, tira fuori un’altra minaccia iettatoria: “senza un aggancio all’Europa noi scompariamo dalla faccia della terra” (nientemeno), come se dovessero sganciare sulla penisola cento bombe nucleari (la Gran Bretagna è uscita dalla Ue e non risulta che sia scomparsa dalla faccia della terra).

Poi ripete la sua solita solfa di sempre: “l’euro è il nostro futuro”. Una battuta propagandistica che vent’anni fa poteva ancora incantare, ma che ripetuta oggi – mentre l’euro è il devastante passato e il tragico presente – rasenta il teatro dell’assurdo.

RISPOSTA IMMEDIATA

Proprio in queste ore è uscita anche un’analisi dell’Ufficio studi della Cgia da cui emerge che in Italia la crescita economica, la media annua, negli ultimi 17 anni, è sostanzialmente zero (lo 0,15 per cento, in pratica zero). Un paese bloccato. La produzione industriale rispetto al 2000 è crollata di 19,1 punti percentuali. Peggio di tutti in Europa.

Il disastro è cominciato proprio da quando è entrata in circolazione la moneta unica, l’euro, e non si tratta affatto di un caso. Continua

La decisione di Matteo Renzi di bloccare nuove sanzioni della Ue alla Russia ha spiazzato tutti ed è una mossa coraggiosa che potrà avere conseguenze importanti. Difficile dire se c’è dietro una strategia, una visione anche geopolitica oppure se è frutto di istinto, di improvvisazione tattica.

Il premier ha disorientato certi suoi fan “ultra-atlantisti” di casa nostra e ha irritato May, Merkel e Hollande che invece spingevano in direzione di nuove (e controproducenti) sanzioni, seguendo la politica aggressiva verso la Russia del duo Obama/Clinton.

Matteo ha sorpreso anche perché era di ritorno proprio dal viaggio negli Stati Uniti, dove era stato accolto con grandi onori ed era stata declamata ai quattro venti la coincidenza di vedute tra lui e Obama. Eppure, il giorno dopo, ha bloccato le nuove sanzioni alla Russia pur sapendo che la priorità dell’attuale presidente americano è proprio la “guerra” a Putin. Continua

“Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro del comunismo”. E’ il celebre incipit del “Manifesto del partito comunista” scritto da Karl Marx e Friedrich Engels nel 1848.

Lunedì scorso – invecchiato, camuffato e male in arnese – quello spettro si aggirava, affranto e rabbuiato, alla Direzione del Pd. Ed ha buoni motivi per essere preoccupato. Perché di qui a poco potrebbe anche essere rinchiuso definitivamente nell’urna (elettorale e funeraria).

Infatti, al di là delle cronache e dei retroscena di cui si dilettano i giornali, quello che sta accadendo nel Pd – e che a tratti appare risibile – potrebbe avere perfino una sua grandezza storica.

Perché può portare, nel Pd e nel Paese, alla disfatta (e alla sparizione politica) degli ultimi eredi del Pci, che hanno in D’Alema e Bersani i volti-simbolo (costoro rappresentano tutto un mondo di cui fanno parte, per esempio, anche l’Anpi e il sindacato).

La grande disfida sulla manifestazione del 29 ottobre, convocata da Matteo Renzi, se – come pare – sarà per il “sì” al referendum, dovrà mostrare da che parte sta “la piazza” della Sinistra, cioè il popolo del Pd. Quindi rappresenta un rischio altissimo per entrambe le parti in gioco. Continua