Siamo al terzo inverno di pandemia e, in questa tempesta mondiale che fa migliaia di morti e grandi danni economici, fino a destabilizzare le istituzioni democratiche, nessuno parla più del suo luogo di origine, la Cina.

La pandemia ci è già costata quanto una guerra persa, in termini di vite umane e di ricchezza distrutta, e ancora non si capisce quando e come ne usciremo.

Ma della misteriosa origine del virus, degli errori e delle bugie delle autorità comuniste nella prima fase – quando la pandemia poteva ancora essere contenuta e il regime perseguitò chi lanciò l’allarme – sembra che tutti abbiano paura di parlare, perché la Cina è una superpotenza molto suscettibile e il “partito cinese” allunga la sua influentissima ombra sulle società occidentali (basti vedere l’isolamento internazionale del Dalai Lama). Continua

Come sta il Centrodestra? Qualche mese fa, su queste colonne, avevamo previsto che le amministrative del 3-4 ottobre – per come venivano affrontate – sarebbero state un disastro per questa coalizione. Era evidente. Ma Cassandra, come al solito, rimase inascoltata e sappiamo come è finita.

Il mestiere dei giornali è anche quello di fare previsioni spiacevoli quando i fatti lasciano intravedere che si è su una strada fallimentare, sebbene non sia gratificante perché in genere si prendono calci.

Secondo uno scrittore americano “Cassandra non prese neppure metà dei calci che meritava”. Dunque in attesa delle pedate supplementari dobbiamo osservare che lo stesso problema delle amministrative oggi si ripropone – per il Centrodestra – con le prossime elezioni politicheche potrebbero anche essere molto vicine, perché a febbraio, dopo l’elezione del presidente della Repubblica, è possibile lo scioglimento anticipato delle Camere. Continua

Secondo le cronache dei giorni scorsi Enrico Letta e Giuseppe Conte, per fare un summit riservato, hanno pranzato insieme da “Settimio”. Così si è saputo subito che il tema del colloquio è stato l’ormai prossima elezione del nuovo presidente della Repubblica.

Forse il Pd voleva far sapere che intende “dare le carte”, anche stavolta nell’elezione del presidente. Attorno a quel tavolo Letta ha voluto sondare Conte e il M5S sulla possibile candidatura di Paolo Gentiloni (Pd).

Nessuno ha fatto una riflessione su questo episodio, che annuncia la strategia del Pd sul Quirinale. Ma una riflessione va fatta. Continua

Il risultato delle elezioni del 3-4 ottobre per il Centrodestra forse non è una Caporetto, ma di sicuro è un fortissimo segnale di allarme.

Prima di vedere le ragioni dell’allarme però va detto che tale risultato, pur avendo anche un significato generale e alcune conseguenze nei palazzi della politica, non può essere proiettato automaticamente, con le sue percentuali, su scala nazionale.

Anzitutto perché le amministrative riflettono sempre uno scenario locale, ma soprattutto perché – là dove si votava – si è presentato ai seggi solo il 54,7 per cento degli aventi diritto. Continua

Nel 2020 l’Italia era nel baratro, veniva considerata uno dei paesi più sfortunati e malconci. Nel 2021 siamo uno dei Paesi più ammirati e stimati.

Nel 2020 fummo i primi in occidente a subire l’impatto mortale del ciclone Covid 19 con tutte le sue conseguenze su un tessuto sociale ed economico già disastrato da una crisi ventennale. Al dramma della pandemia si aggiunsero i molti errori di un governo confuso e inadeguato.

Nel 2021 lo scenario si è ribaltato. Anno nuovo, governo nuovo: rispetto al precedente Conte 2, che rappresentava una minoranza del Paese, l’esecutivo Draghi ne rappresenta la quasi totalità.

Ora, di colpo, l’Italia stupisce in positivo. L’estate delle vittorie sportive (agli Europei di calcio, alle Olimpiadi, alle Paralimpiadi) è stata la metafora di un’Italia ammirata dal mondo intero, che cerca, con energia e coraggio, di scongiurare la ripresa autunnale della pandemia e di agganciare una crescita economica da favola: corriamo verso il 6 per cento di aumento del Pil, siamo fra i migliori, mentre eravamo stati fra i peggiori per il crollo del Pil nel 2020. Continua

Il “selfie dei Promessi sposi” (evocazione letteraria della leader di FdI) che, nei giorni scorsi, a Cernobbio, sul lago di Como, ha immortalato la rinnovata armonia fra Matteo Salvini e Giorgia Meloni, è stato ritenuto da tutti un “serrate i ranghi” in vista delle elezioni amministrative di ottobre. Ma anche in vista di possibili elezioni anticipate a febbraio, nel caso in cui dovesse essere eletto Mario Draghi alla presidenza della Repubblica.

Infatti, se ciò accadesse, nel centrodestra si è sicuri che seguirebbe lo scioglimento delle Camere e il voto anticipato. Ma è proprio così? Sarà davvero possibile votare un anno prima della scadenza? Continua

Alle ultime elezioni politiche del 2018 il Centrodestra prese il 37 per cento dei voti. Fu la coalizione più votata, ma non ebbe la possibilità di provare a fare un governo.

Da allora i consensi del Centrodestra sono schizzati in alto e, ormai da tre anni, sono stabilmente vicini al 50 per cento che significa la (molto probabile) conquista della maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento.

Anche l’ultimo sondaggio, uscito ieri su “Repubblica”, lo conferma, assegnando ai tre partiti di Centrodestra un consenso complessivo del 48,1 per cento, mentre il Pd è dato al 19,3 per cento e il M5S al 16,6. Due risultati che, sommati, raggiungono solo il 35,9 per cento, di gran lunga sotto lo schieramento di Centrodestra che sembra, attualmente, inarrivabile. Continua

All’inizio si è creduto che il governo Draghi sarebbe stato una meteora. Doveva durare quanto l’emergenza Covid 19 e poi tutto sarebbe tornato come prima. Oggi appare chiaro che in realtà non si tornerà indietro e “l’effetto Draghi” sta già rivoluzionando la politica italiana.

Ad intuirlo – per ora, a quanto pare – sono soprattutto Salvini, Renzi e Berlusconi. Gli altri sembrano ancora baloccarsi con vecchi schemi ideologici (come sovranisti/europeisti, destra/sinistra e via dicendo).

La “novità Draghi” non sarebbe stata possibile senza il ribaltamento del Grande Gioco della politica internazionale dovuto al ciclone Covid e all’arrivo del nuovo presidente alla Casa Bianca.

Di colpo ci siamo trovati con un’Unione Europea che fa il contrario di ciò che per trent’anni ha imposto. E ci siamo trovati con il presidente Biden che (più trumpiano di Trump) lancia addirittura una “nuova guerra fredda” contro la penetrazione della Cina in Europa, Asia, Africa e Mediterraneo, cosa che restituisce centralità all’Italia. Continua

A cento giorni dalla nascita del governo Draghi, si è dissolta di colpo la cortina fumogena della propaganda ed è apparsa una realtà opposta a quella che, per mesi, i media e il Pd, avevano raccontato:il grosso problema dell’esecutivo non è la Lega, ma il duo Pd-M5S.

A dire il vero, i mal di pancia dentro al Pd, per la defenestrazione del governo Conte e l’arrivo di Draghi, c’erano fin dall’inizio e sono noti da tempo.

Goffredo Bettini, lo stratega di Zingaretti, insinuava: “Non voglio usare la parola complotto, ma per la caduta del governo presieduto da Giuseppe Conte si è mosso qualcosa di più grande di Matteo Renzi”.

Ieri Marcello Sorgi, che conosce bene l’ambiente Pd, scriveva sulla “Stampa” che “il Pd di Zingaretti e Bettini”, dopo la crisi di governo, pur di bloccare Draghi, si è “adoperato fino all’ultimo per convincere Renzi al varo impossibile del Conte-ter”.

Poi, con il cambio di segreteria e l’arrivo di Letta, si è voluta accreditare l’idea che il suo Pd fosse diventato il più convinto sostenitore di Draghi, quasi “il partito di Draghi”. Ora però si rende evidente che è il contrario: Draghi, per i Dem, è un avversario. Continua

Da settimane sui giornali si discute della (vera o presunta) rivalità fra Matteo Salvini e Giorgia Meloni per il primato nel Centrodestra. Ma siamo poi sicuri che si tratti di un scontro reale e che il Centrodestra sia penalizzato da questa naturale competizione fra i due giovani leader?

Anzitutto il fattore umano, anche in politica, conta e nel caso in questione non c’è nessuna ostilità preconcetta o incompatibilità caratteriale fra Giorgia e Matteo. Anzi, pur essendo l’una romana e l’altro milanese (sembrano una perfetta sintesi dell’Italia), condividono una stessa provenienza sociale: quell’appartenenza all’Italia profonda che rende popolari i due giovani leader fra la gente comune, mentre li fa detestare dai salotti che storcono il naso e li trattano con disprezzo. Continua