Una Crociata elettorale. È quella di mons. Mariano Crociata che ieri ha voluto fare, come un politico, il suo appello agli elettori, invitandoli di fatto a votare per i partiti di centrosinistra. Al monsignore non importa se sono partiti anticristiani o se, per esempio, di recente hanno votato per inserire l’aborto nella Carta dei diritti. Gli importa solo che combattano i sovranisti.

Infatti il titolo della sua intervista della Stampa recita: “Monsignor Mariano Crociata: ‘I sovranisti sono un pericolo, l’UE è garanzia per le nazioni’”.

Il vescovo non si occupa di fede, gli interessa solo la politica. Non parla mai di Gesù Cristo, ma professa una fede fanatica in questa UE delle élite, diventata ormai, per molti ecclesiastici, il nuovo vitello d’oro da idolatrare. Per 2000 anni è stato detto che non si può fare a meno di Dio. Oggi Crociata afferma: “Non si può fare a meno della UE”. Quindi la tecnocrazia di Bruxelles al posto di Dio? Continua

Si sono superate le ideologie del Novecento, ma non la loro origine gnostica, descritta da Eric Voegelin nel Mito del mondo nuovo.

Lo gnostico, spiega Voegelin, “è insoddisfatto”, ritiene che la realtà sia uno schifo per la “perversità del mondo”. Lo gnostico crede “che sia possibile salvarsi dal male del mondo” rovesciandolo: “da un mondo cattivo deve emergere un mondo buono”. Questo “atto salvifico” derivato dagli sforzi umani, secondo lui, produrrà “un ordine perfetto di nostra piena soddisfazione” (questo fanatico millenarismo può appartenere anche a potenti istituzioni internazionali: si pensi oggi all’ecologismo). Continua

Tempo fa lessi questa straordinaria pagina di Joseph Ratzinger:

“Il male non è affatto – come reputava Hegel, e Goethe vuole dimostrarci nel Faust – una parte del tutto di cui abbiamo bisogno, bensì la distruzione dell’Essere. Non lo sipuò rappresentare, come fa il Mefistofele del Faust, con le parole: ‘io sono una parte di quella forza che perennemente vuole il male e perennemente crea il bene’. Il bene avrebbe bisogno del male e il male non sarebbe affatto realmente male, bensì proprio una parte necessaria della dialettica del mondo. Con queste filosofia sono state giustificate le stragi del comunismo che era edificato sulla dialettica di Hegel vòlta in prassi politica da Marx. No, il male non appartiene alla ‘dialettica’ dell’Essere, ma lo attacca alla radice” (da “Fede, verità e tolleranza” edizioni Cantagalli). Continua

La riflessione più profonda e interessante sul “caso Benedetto XVI” e sulla sua rinuncia è stata fatta, negli anni scorsi, da intellettuali non cattolici che provenivano dal pensiero marxista come Massimo Cacciari e Mario Tronti, ma anche Giorgio Agamben. Ne ho parlato nel libro “Il dio Mercato, la Chiesa e l’Anticristo” (Rizzoli). I pensieri esposti in questo articolo sono approfonditi anche nel mio libro “Il segreto di Benedetto XVI” (Rizzoli).

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A un anno dalla morte di Benedetto XVI si leggono commenti che esprimono stima e nostalgia. Pochi ricordano la dura ostilità che circondò il suo pontificato. Basti citare il discorso di Ratisbona rivolto all’Islam, la polemica per l’intervento (che poi non fece) all’Università di Roma, il suo insegnamento sui “principi non negoziabili”, la confutazione del cattoprogressismo e del modernismo teologico. Continua

Siamo alla vigilia di un crollo in Russia? Secondo Lucio Caracciolo quello di sabato – la rivolta della Wagner – è un colpo di stato momentaneamente messo in pausa.

Forse per arrivare a una redistribuzione del potere in modo concordato anziché traumatico e cruento. Perché con i colpi di stato, le rivoluzioni e le rivolte non si sa mai cosa può accadere. Non saltano solo le poltrone, ma anche le teste. Continua

Il filosofo Roberto Esposito, su “Repubblica” (9/5), recensisce l’ultimo libro di Massimo Recalcati, “A pugni chiusi. Psicoanalisi del mondo contemporaneo” (Feltrinelli) e scrive: “Se Freud attribuiva il disagio della civiltà alla repressione che questa esercitava sulle pulsioni, oggi i rapporti di forza appaiono rovesciati. Tutt’altro che inibita, è la pulsione a imporsi sugli obblighi collettivi, erodendoli dall’interno. Da qui l’evaporazione della Legge, rappresentata dalla figura del padre e ora rovesciata nella ricerca del godimento immediato. Continua

“Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie”.

La celebre affermazione, che il cardinale Joseph Ratzinger fece in apertura del Conclave del 2005, resta il giudizio più forte e lucido sull’epoca che viviamo. Fotografa l’ideologia egemone in tante istituzioni internazionali, professata dal “partito globale” del “politically correct”. Gli anni trascorsi da quel 2005 hanno confermato le parole del cardinale che, da quel Conclave, sarebbe uscito papa come Benedetto XVI. Continua

Si è discusso molto dell’articolo natalizio di Michela Murgia uscito sulla “Stampa” con il titolo: “I cattolici amano un dio bambino perché rifiutano la complessità”.

Forse al giornale di Massimo Giannini non sanno che un tempo erano i regimi comunisti a scrivere “dio” con la minuscola. C’è un celebre pensiero di Aleksandr Solzenicyn in proposito: “Si può rimpiangere un Regime che scriveva ‘dio’ con la minuscola e ‘Kgb’ maiuscolo?”. Continua

In questi giorni si è tornati a parlare della rinuncia di Benedetto XVI. Il suo segretario personale, Mons. Georg Gänswein, a cui è stato chiesto quando seppe della decisione di Benedetto XVI, ha risposto: “Il Papa me lo ha detto a Castel Gandolfo. Era fine settembre del 2012”.

Il card. Tarcisio Bertone, che era Segretario di Stato, rispondendo a una domanda analoga, ha dichiarato: “Nella primavera del 2012 ha iniziato a parlarmene”, ma fu “durante l’estate” che il Papa prese la decisione definitiva.

Ratzinger stesso lo aveva detto in una intervista a Peter Seewald. Anche per questo alcuni ipotizzavano che la rinuncia fosse soprattutto conseguenza del “caso Vatileaks”, cominciato proprio all’inizio del 2012. Ma Benedetto XVI ha sempre categoricamente smentito.

In effetti la questione è molto più complessa e parte da lontano. Un indizio si può ricavare pure da una vicenda che ho vissuto direttamente. Infatti il 25 settembre 2011, sulla prima pagina di “Libero”, pubblicai un articolo nel quale scrivevo che il Papa stava pensando di dimettersi dopo aver compiuto 85 anni, ovvero dopo l’aprile del 2012 (prima dell’86° compleanno che sarebbe stato il 16 aprile 2013). Continua

È un santo. È un uomo di alta vita spirituale. Lo visito spesso e vengo edificato dal suo sguardo trasparente. Vive in contemplazione… Ammiro la sua lucidità. È un grande uomo”.

Così due settimane fa, prima del peggioramento della salute del papa emerito, Francesco, in una intervista, parlava del predecessore. In effetti il temperamento mite e la bontà di Joseph Ratzinger facevano pensare a quell’“infanzia evangelica” che caratterizza tanti santi. Come pure l’umiltà che lo ha indotto addirittura alla rinuncia del 2013. Continua