Ovidio ci fa un baffo. Il tempo delle metamorfosi – veloci e continue – è il nostro. Specialmente nel mondo che si definisce progressista (qualunque cosa voglia dire). Ormai tutti possono diventare tutto, in una transizione senza fine e senza approdi solidi.

Il testacoda identitario più surreale, quasi tragicomico, lo ha segnalato nei giorni scorsi Leonardo Panetta, giornalista di Mediaset, che ha illustrato, con un tweet e un video, un fenomeno stupefacente: “Alla Università della California, occupata dai manifestanti pro-Palestina, studenti progressisti fino all’altro ieri atei-gender fluid e così via si uniscono alla preghiera dei compagni di religione islamica. Nemmeno Houellebecq in Sottomissione aveva immaginato una scena così”. Continua

Com’è noto – ne ho scritto più volte – il pittore che ebbe l’incarico di disegnare la bandiera europea si ispirò alla corona della Madonna. Questa è la spiegazione dell’immagine che illustra questo articolo, dove spiego la necessità per l’Europa di ritrovare le sue radici cristiane.

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“Il vero problema è che a Bruxelles, avendo selezionato una classe dirigente e un funzionariato solo su base ideologica, non sono in grado di vedere la realtà del loro fallimento, e non realizzano di avere portato un Continente a sbattere. Hanno responsabilità enormi. Che dovrebbero fare paura. E non sanno più cosa fare, se non alzare sempre più la posta”.

Così il professor Alessandro Mangia, ordinario di Diritto costituzionale all’Università Cattolica, in una recente intervista al Sussidiario in cui ha demolito anche l’operazione-autocandidatura di Draghi (“Draghi è uno dei massimi responsabili delle politiche deflattive che hanno distrutto benessere e Stato sociale dai tempi della Grecia. Adesso dice ciò che tutte le persone di buon senso sapevano, ossia che politiche procicliche in tempi di crisi alimentano la crisi”). Continua

Il governo Meloni si trova a gestire un Pnrr voluto e progettato da altri (il governo Conte 2 giallorosso e il governo Draghi) e afferma di voler ricavare il meglio da un piano che appare pieno di falle e problemi.

Così da settimane il “partito mediatico”, il Pd e il M5S bombardano l’attuale esecutivo accusandolo di avere dubbi sul “messianico” Pnrr, di volerlo cambiare e di avere componenti – la Lega – che consigliano di spendere solo ciò che serve davvero. Continua

Il probabile (futuro) segretario del Pd, Stefano Bonaccini, nei giorni scorsi ha fatto questa considerazione:

“Giorgia Meloni non è una fascista. E’ una persona certamente capace. Ha idee molto lontane e diverse dalle mie. Dovrà dimostrare di essere all’altezza di guidare un governo come quello italiano. Sono pochi mesi che è partita. Io, anche quando critichiamo, dico a tutti: usiamo misura nelle critiche perché sono appena arrivati. Noi siamo stati al governo quasi ininterrottamente per un decennio. Il problema è che (quelli di centrodestra, nda) ti dicono: ma perché non le avete fatte voi (le cose che dite oggi, nda)?” Continua

Stando a ciò che ha scritto Matteo Renzi nel suo libro – secondo l’anticipazione di ieri del “Corriere della sera” – il PD dovrebbe chiedere scusa agli italiani, al Centrodestra e al M5S.

Infatti qual è stato il ritornello di Enrico Letta e del suo partito dal 20 luglio, per tutta la campagna elettorale?

Hanno ripetuto di continuo che il Centrodestra e il M5S sono irresponsabili perché hanno fatto precipitare il Paese nel baratro della crisi di governo e delle elezioni anticipate mentre viviamo una situazione nazionale e internazionale tragica.

Centrodestra e M5S sono stati accusati dal Pd di aver mandato a casa Draghi tradendo così l’Italia e gli interessi degli italiani, per meschini interessi di bottega partitica.

Ma in realtà le cose sono andate in modo opposto, come racconta Renzi, uno dei protagonisti che ha vissuto in prima persona le ore convulse del 20 luglio che hanno portato allo scioglimento anticipato delle Camere.

Ieri è uscita l’anticipazione dell’edizione aggiornata del suo libro, “Il mostro”, in cui l’ex segretario del Pd ricostruisce le sue mosse dopo che il M5S prese le distanze dal governo.

Prima iniziativa. Renzi avvicina Giorgetti: “Giancarlo, sai meglio di me che sarà un autunno complicato. Se mandiamo a casa Draghi per chiunque governerà sarà peggio. Anche per voi”.

Gli chiede dunque di convincere Salvini: “Se dice davvero di sì al Draghi bis, io provo a convincere il Pd”. Salvini non è entusiasta, ma dice sì al Draghi bis “la Lega c’è. E se c’è la Lega” scrive Renzi “Forza Italia non può che starci”. Continua

Giorgia Meloni prepara i suoi primi viaggi. Si parla di Washington, forse Kyiv e poi il G20. Ma la data che dovrà tenere d’occhio è anzitutto quella delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, l’8 novembre.

Infatti è probabile che dopo quel voto cambi l’atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti della guerra in Ucraina (soprattutto se Biden e i Democratici faranno naufragio nelle urne).

Come ha rilevato Eugenio Mazzarella, in un editoriale su “Avvenire”, oltreoceano si comincia a capire che – di fronte allo spettro sempre più minaccioso di una guerra mondiale e nucleare – “è tempo di offrirgli (a Putin, ndr) una via d’uscita, non per lui, ma per la Russia. Dopo Kissinger, in America, dove ci sono meno ‘atlantisti’ duri e puri che da noi” ha sottolineato Mazzarella “anche Obama ha fatto notare i rischi della corda tesa su cui sta ballando l’Amministrazione Biden, già suo vice. E ha formulato espliciti inviti a ‘concessioni’ su Crimea e Donbass che tolgano ogni alibi a Putin per farlo sedere a un tavolo di pace. Il che non significa abbandonare Zelensky, ma fargli intendere che non può interpretare il sostegno dell’Occidente come avallo a ogni intransigenza e al rifiuto di chiudere la guerra”.

Alla base di questo ragionamento, che esprime la posizione del giornale della Cei, c’è la convinzione che nessuno può “vincere” questa guerra. Possiamo solo perderla tutti. A proposito di “Avvenire” e della Chiesa, inizia la settimana delle manifestazioni per la pace: in particolare quella del 5 novembre. Continua

“L’Italia e i governi non possono più essere una appendice della Nato, una segreteria distaccata del suo generale Jens Stoltenberg che per quello che mi riguarda sta dando prove di grande ottusità politica”.

Se qualche leader del centrodestra avesse pronunciato parole simili nelle settimane scorse, sarebbe stato immediatamente assalito dal Pd e dalla stampa e messo all’indice come “antioccidentale” e sospetto “putiniano”.

Per molto meno – cioè per aver espresso dubbi sull’efficacia delle sanzioni (gli stessi dubbi dell’Economist) – Matteo Salvini è stato messo al rogo mediatico come un pericoloso eretico.

Ma le parole sopra riportate sono state pronunciate nelle ultime ore, da uno dei più importanti governatori del Pd, Vincenzo De Luca, che addirittura è in corsa per la segreteria del Pd e dunque nessuno eccepisce. Nessuno scomunica.

Alla “Stampa” De Luca ha aggiunto che è in preparazione “per fine mese una grande manifestazione a Napoli” per “reintrodurre la parola pacenel dibattito politico”. Ha spiegato: “Se è una soluzione la via militare del conflitto, siamo alla pazzia”, occorre arrivare al “cessate il fuoco” e comunque “non ci si può trovare in un’economia di guerra senza che i cittadini siano informati”. Continua

Pietrangelo Buttafuoco dice che Giorgia Meloni appartiene alla “Generazione Tolkien”, i ragazzi degli anni ‘90 cresciuti a “pane e Tolkien”: il riferimento è al grande scrittore cattolico inglese che ha creato la trilogia del “Signore degli Anelli” e che – spiega Paolo Gulisano“era culturalmente conservatore: condannò pubblicamente il sistema sovietico, ma anche l’americanismo. Era antimperialista”.

Nel recente libro della Meloni c’è un ricordo divertito della sua giovanile passione tolkeniana: “Di recente ho rivisto un’agghiacciante foto di me vestita da Sam Gamgee, uno degli hobbit del Signore degli Anelli di Tolkien. Del resto, del libro Sam è sempre stato il mio personaggio preferito. Non ha la regalità di Aragorn, la magia di Gandalf, la forza di Gimli o la velocità di Legolas. È solo un hobbit, nella vita fa il giardiniere. Eppure, senza di lui Frodo non avrebbe mai compiuto la missione. Sa che non saranno le sue gesta a essere cantate in futuro, ma non è per la gloria che rischia tutto. ‘Sono le piccole mani a cambiare il mondo’ dice Tolkien”. Continua

Fra i meriti misconosciuti di Salvini c’è anche quello di aver traghettato la Lega dal velleitario nordismo (talora con tentazioni secessioniste) a una Lega nazionale, la quale riconosce che lo sviluppo del Sud è anche interesse del Nord e quindi siamo sulla stessa barca. I giornali, sempre prodighi di veleni sul segretario leghista, non gli riconoscono questo merito politico e oggi sponsorizzano quei “nordisti” che vorrebbero riportare la Lega al passato. Ma non sarebbe un bene per l’Italia. Comunque la si pensi.

NB Il sottoscritto all’epoca era convinto, come la maggior parte degli osservatori, della positività del governo Draghi (lo documentano i miei articoli). Oggi il mio giudizio è molto diverso. Mi sbagliavo.

 

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Ieri Matteo Salvini ha spiegato che la Lega ha elettoralmente pagato la partecipazione al governo Draghi con Pd e M5S. Le cose effettivamente stanno così e lo documenta la “Supermedia dei sondaggi politici” realizzata il 28 gennaio 2021 da Youtrend. Che fa capire anche molte altre cose. Vediamole.

Il 26 gennaio 2021 – per mano di Renzi – cade il Conte 2 formato da Pd e M5S. La Supermedia di Youtrend del 28 gennaio (due giorni dopo) mostra che il Centrodestra è al 49 per cento, molti punti sopra al centrosinistra (in qualunque sua versione). Quindi se si fossero sciolte le Camere, come sarebbe stato normale, avrebbe vinto le elezioni.

Ma naturalmente le Camere non furono sciolte: c’è sempre qualche emergenza in Italia che lo “vieta”. In quel caso fu proclamata la necessità di organizzare la vaccinazione e di completare il Pnrr. Continua

Guardi i siti economici e rabbrividisci: “Crollano le aspettative economiche tedesche ed europee. Futuro molto fosco”. Sfogli “Il Sole 24 ore” e ritrovi gli stessi scenari riferiti alle politiche monetarie della Fed e alla recessione incombente: “Borse sull’orlo del precipizio, rendimenti obbligazionari in fibrillazione e dollaro sul punto di sferrare un colpo da knock-out alle altre divise mondiali”.

Se poi si considera il conto della guerra in Ucraina pagato dall’Italia c’è da mettersi le mani nei capelli: a giugno, dopo quattro mesi, è stato calcolato in 70 miliardi fra mancate esportazioni e boom dell’inflazione, con la previsione di 180 miliardi a fine anno.

Lo stato dell’economia dopo diciotto mesi di esecutivo guidato da Mario Draghi (fra tracollo del Pil e del surplus commerciale, esplosione dell’inflazione e debito) è disastroso, con un sistema industriale che, per i prezzi dell’energia, rischia il naufragio (se si fermano le filiere produttive il costo sarà incalcolabile) e milioni di famiglie che si ritrovano in un’economia di guerra.

Se la nostra bolletta nel 2019 ammontava a 17 miliardi, quest’anno arriverà a 100 miliardi (solo come bolletta elettrica, senza considerare il gas). Gli addetti ai lavori dicono che così il “sistema Italia” non può reggere. Continua