Umberto Eco, in polemica con Berlusconi, era il 2011, dichiarò che lui apparteneva a quella parte d’Italia che la sera va a letto tardi perché legge Kant.

Oggi fra i lettori appassionati di Kant, che ne fanno un proprio simbolo – a quanto pare – dobbiamo annoverare anche il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il presidente russo Vladimir Putin (che lo ha indicato come suo filosofo di riferimento). Infatti Kant è al centro di una polemica fra i due scoppiata a margine del conflitto in Ucraina. Continua

Davanti all’atroce spettacolo quotidiano di morti e distruzioni, tutti – a cominciare dal presidente ucraino Zelensky – dovremmo chiederci: era evitabile questa catastrofe?

L’interesse supremo dell’Ucraina era quello di scongiurare in tutti i modi una guerra sul suo territorio con una superpotenza nucleare come la Russia. Il fatto che il regime di Putin sia regredito a un brutale dispotismo aggressivo doveva indurre Zelensky a considerare l’invasione come il male peggiore. Doveva far di tutto per evitarla, avendo una grande inferiorità militare.

Nel Vangelo c’è un insegnamento di grande realismo per chi governa: “quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda un’ambasceria per la pace” (Lc 14, 31-32).

Zelenskij poteva evitare così questa tragedia al suo Paese? Forse sì. Sappiamo infatti, dal Wall Street journal, che il 19 febbraio scorso (quando già le truppe russe erano ammassate ai confini), il cancelliere tedesco Scholz ha proposto a Zelensky la possibilità di una de-escalation: la condizione era “rinunciare all’adesione alla Nato” e “dichiarare la neutralità come parte di un più ampio accordo europeo di sicurezza tra l’Occidente e la Russia”. Continua