Roberto Calasso, fondatore e simbolo della casa editrice Adelphi, ci ha lasciato un libro intitolato “Sotto gli occhi dell’Agnello” (Adelphi). Le recensioni di questo volumetto citano questa frase come il distillato del suo pensiero: “Gesù è il migliore, anche se molto gli manca”.

A qualcuno – leggendola – è venuta in mente la memorabile battuta dell’umorista Walter Fontana: “Era un bambino presuntuoso e saccente. Quando la maestra di prima elementare gli chiese: ‘Ma tu credi in Dio?’, lui rispose: ‘Be’, credere è una parola grossaDiciamo che lo stimo’”. Continua

“Etere o catetere, questo è il problema”. L’irriverente calembour amletico di Roberto d’Agostino non sarà mai un titolo del sofisticato catalogo Adelphi. Nemmeno “Parmenide o Parmalat”. Eppure il pittoresco Dago c’entra (almeno a sentire lui) con il celebrato editore che è morto giovedì scorso.

E va bene, Roberto Calasso avrà pure “inseguito gli dèi” come scrive Antonio Gnoli. Avrà anche avuto col passato un rapporto “simile a quello di Hölderlincon la madre-Ellade”, come dice Massimo Cacciari, e avrà pure voluto “Heidegger, quello di Volpi…l’Heidegger dell’Aristotele riletto alla luce della fenomenologia”, ma come la mettiamo con D’Agostino e “Quelli della notte” di Renzo Arbore? Continua