NOZIONI

Bisognerebbe tenere a mente certe nozioni di storia e di geografia nel dibattito pubblico e non sempre accade. Per esempio, consideriamo la differenza fra l’Europa e l’Unione Europea.

L’Europa è un continente che va dall’Atlantico agli Urali, come ricordava Giovanni Paolo II sottolineando la sua identità giudaico-cristiana e la sua eredità greco-romana. Comprende 43 Stati più alcuni transcontinentali.

Invece l’Unione Europea comprende 27 Stati che, da qualche decennio, hanno sottoscritto un trattato internazionale.

Molti Paesi non hanno sottoscritto tale Trattato e non sono nella UE, ma fanno parte dell’Europa, da sempre: per esempio Svizzera, Russia, Gran Bretagna (uscita di recente dalla UE), Islanda, Norvegia, Ucraina, Albania, Serbia eccetera.

Ebbene, questa distinzione (fondamentale) talora si perde forse per l’abitudine erronea di chiamare “Europa” quella che invece dovrebbe essere chiamata “Unione Europea” (c’è anche, in tale brutta consuetudine, una certa arroganza politica). Continua

All’inizio si è creduto che il governo Draghi sarebbe stato una meteora. Doveva durare quanto l’emergenza Covid 19 e poi tutto sarebbe tornato come prima. Oggi appare chiaro che in realtà non si tornerà indietro e “l’effetto Draghi” sta già rivoluzionando la politica italiana.

Ad intuirlo – per ora, a quanto pare – sono soprattutto Salvini, Renzi e Berlusconi. Gli altri sembrano ancora baloccarsi con vecchi schemi ideologici (come sovranisti/europeisti, destra/sinistra e via dicendo).

La “novità Draghi” non sarebbe stata possibile senza il ribaltamento del Grande Gioco della politica internazionale dovuto al ciclone Covid e all’arrivo del nuovo presidente alla Casa Bianca.

Di colpo ci siamo trovati con un’Unione Europea che fa il contrario di ciò che per trent’anni ha imposto. E ci siamo trovati con il presidente Biden che (più trumpiano di Trump) lancia addirittura una “nuova guerra fredda” contro la penetrazione della Cina in Europa, Asia, Africa e Mediterraneo, cosa che restituisce centralità all’Italia. Continua

Oggi, nella politica italiana, c’è un paradosso di enorme importanza, ma sembra che nessuno voglia vederlo. E c’è un motivo.

Il paradosso è questo: Donald Trump fu decisivo, nell’agosto 2019, per far nascere in Italia il governo Conte 2 (il famoso tweet su “Giuseppi”).

Con il successivo arrivo alla Casa Bianca di Joe Biden, si è creato il contesto politico internazionale che ha propiziato l’avvento, in Italia, del governo Draghi il quale ha riportato al governo il Centrodestra (quantomeno Lega e Forza Italia).

Non è curioso? Il presidente repubblicano che sembrava più in sintonia con il Centrodestra ha dato un contributo decisivo per la nascita del governo più di sinistra della storia recente, quello giallorosso.

Mentre con il presidente Dem, che è in sintonia con la Sinistra (in realtà ha un rapporto di amicizia soprattutto con Matteo Renzi), torna il Centrodestra in maggioranza. Continua

Nella premessa di Mario Draghi al “Piano nazionale di ripresa e resilienza”, anticipata dal Foglio, si dice che il Covid 19 in Italia ha fatto più danni che in altri Paesi, sia dal punto di vista economico (il Pil crollato dell’8,9%, mentre nell’Ue è calato del 6,2) sia dal punto di vista sanitario (“l’Italia è il Paese che ha subito la maggior perdita di vite nell’Ue”).

Draghi non punta il dito, ma questi due dati sono un’implicita bocciatura del governo precedente. Il premier poi rileva che “la crisi si è abbattuta su un paese già fragile dal punto di vista economico, sociale e ambientale”.

E snocciola dei dati che finora erano ripetuti solo dagli eurocritici: “Tra il 1999 e il 2019” scrive Draghi “il pil in Italia è cresciuto in totale del 7,9%. Nello stesso periodo in Germania, Francia e Spagna l’aumento è stato rispettivamente del 30,2, del 32,4 e del 43,6%. Tra il 2005 e il 2019, il numero di persone sotto la soglia di povertà è salita dal 3,3% al 7,7% della popolazione – prima di aumentare ulteriormente nel 2020 fino al 9,4%”. Continua

L’ANTICONFORMISTA

Trasgressivo, irriverente, dissacrante, così viene sempre descritto Roberto Benigni dai media. Un marziano penserebbe quindi che una voce tanto corrosiva e scomoda per il Potere venga emarginata e silenziata.

In effetti l’attore toscano da anni è “perseguitato” da premi e onorificenze di tutti i tipi, a leggere l’elenco stilato da Alessandro Gnocchi (Giornale 16/4). L’anticonformista Benigni, nel corso della sua carriera, ha dovuto sopportare: “dieci lauree e un dottorato honoris causa; tre Oscar; mezza tonnellata di David di Donatello; il Grand Prix della Giuria al Festival di Cannes; un’altra quarantina di riconoscimenti internazionali. E’ anche Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana e può appuntarsi sul petto la Medaglia d’oro ai benemeriti della cultura e dell’arte”.

La stampa svedese ha addirittura ipotizzato il Nobel per la letteratura per le sue letture della Commedia (come se l’avesse scritta lui).

Ora gli è stato inflitto il Leone d’Oro alla carriera della Mostra del Cinema di Venezia. Una vita grama, per lo “scomodo” Benigni, star di tutti i media, di tutte le autorità e i poteri. Una voce coraggiosa fuori dal coro. Continua

Nel Pd ci sono vedovi inconsolabili del governo Conte 2 e sospettano un complotto dietro la sua caduta: “Conte non è caduto per i suoi errori o ritardi (che in parte ci sono stati) ma per una convergenza di interessi nazionali e internazionali che non lo ritenevano sufficientemente disponibile ad assecondarli e dunque, per loro, inaffidabile”, si legge nel manifesto correntizio di Goffredo Bettini, ideologo di Zingaretti.

Il quale Bettini poi ha ribadito: “Non voglio usare la parola complotto, ma per la caduta del governo presieduto da Giuseppe Conte si è mosso qualcosa di più grande di Matteo Renzi”.

Bettini dimentica che, però, la stessa nascita del governo Conte 2 fu propiziata da due pesanti interventi internazionali: il clamoroso, tweet di Trump a favore di “Giuseppi” (“spero che resti primo ministro”) e la telefonata della Merkel quando stava per saltare la trattativa (“il governo va fatto a ogni costo per fermare i sovranisti”).

Dunque è una meritoria “interdipendenza” e va elogiata quando porta il Pd al potere, ma diventa un’oscura congiura quando va in senso contrario? No. Il mondo non gira attorno alle poltrone del Pd. Continua

Nella nota intervista in cui ha attaccato Putin, Biden si è rivolto ai tanti migranti che stanno affluendo al confine fra Messico e Usa invitandoli a tornare a casa: “Non venite. Non lasciate le vostre città”.

Se lo avesse fatto Trump sarebbe scattato il “coro umanitario” che sempre accusa di oltraggio ai diritti umani chi non spalanca le frontiere.

Per Biden (che fu salutato come il presidente che avrebbe aperto le porte ai migranti) nessun coro ostile. Evidentemente perché è Dem: due pesi e due misure. Nel Regno della Faziosità non conta ciò che si dice, conta “chi” lo dice e da che parte sta.

Un cortocircuito peggiore, per i guardiani del “pensiero unico”, è stato causato dalla Cancelliera tedesca Merkel, la quale ha dichiarato che è favorevole a usare tutti i vaccini approvati e – per quanto riguarda quello russo, Sputnikse non si faranno ordini a livello europeo, la Germania si muoverà da sola.

E’ una dichiarazione clamorosa, anche perché “consente” ad ogni paese di fare da sé con i vaccini, ma una coltre di imbarazzo l’ha sepolta. Perché? Continua

Enrico Letta può stare sereno. Chi viene eletto segretario del Pd (sempre all’unanimità) è in una botte di ferro. Come Attilio Regolo.

I piddini infatti sono fantastici. Tutti per Bersani contro Renzi. Poi tutti per Renzi contro Bersani e contro Letta. Ora tutti per Letta contro Renzi (magari per riprendersi Bersani). E sono sempre gli stessi.

Fratelli coltelli, ma uniti dal potere, come dice Cacciari. Così hanno avuto sempre meno voti e sempre più potere.

Ieri Letta ci ha spiegato che se il Pd è stato continuamente al governo, per anni, anche quando ha perso, lo ha fatto per noi, per impedire agli italiani di cacciarsi nei guai. I piddini si sono sacrificati eroicamente per il nostro bene: volevano tanto andare all’opposizione, ma sono stati costretti a inchiodarsi alle poltrone ministeriali dal loro altruismo.

Ma ora basta, dice Letta. Il PD non deve più sacrificarsi, né essere costretto a fare indigestione di poltrone. Lo ha detto davvero. Ecco le sue parole: “Noi non dobbiamo essere la Protezione civile della politica, cioè il partito che è costretto ad andare al potere perché se no gli altri sbandano. Perché se lo facciamo diventiamo il partito del potere”. Così ha invitato il PD a non aver paura di “andare all’opposizione”. Continua

Nicola Zingaretti si è dimesso dalla segreteria del Pd scrivendo: Mi vergogno che nel Pd da 20 giorni si parli solo di poltrone e primarie, quando in Italia sta esplodendo la terza ondata del Covid, c’è il problema del lavoro, degli investimenti e la necessità di ricostruire una speranza”.

Da 20 giorni? A Zingaretti – che peraltro di poltrone ne aveva due – qualcuno ha sarcasticamente risposto: “Di cos’altro hanno mai parlato?”.

Ma al Segretario dimissionario, secondo cui parlare di poltrone uccideva il partito, aveva già dato una terribile risposta preventiva anche il filosofo della Sinistra, Massimo Cacciari: “Il Pd non è un partito, è un insieme di avanzi di partito il cui unico collante è il potere. Deve resistere al governo per esistere. Infatti dove non sono al governo, come in alcune regioni del Nord, vivono uno smottamento completo, hanno zero base sociale. Se salta l’alleanza con i 5stelle loro che fanno? Non hanno strategia, non hanno anima”. Continua

Per giorni i quotidiani hanno strologato sulla presunta “conversione europeista” troppo improvvisata della Lega ritenendo Salvini un destabilizzatore nella nuova maggioranza.

Noi invece su queste colonne scrivemmo che era vero il contrario e ad esplodere sarebbero stati piuttosto M5S e Pd. Infatti è quello che sta accadendo (e la deflagrazione è appena agli inizi)

La Lega anche nei sondaggi va bene, è compatta e ora sui giornali si cominciano a leggere articoli come quello del politologo Pietro Ignazi che ieri, sulla prima pagina di “Domani” (titolo: “La relazione speciale del governo con la Lega”), ha messo in fila una serie di fatti dai quali desume che “il baricentro” del governo “si è inclinato verso destra”.

Lui, come politologo, pare molto inclinato verso sinistra e più che commentare sembra rosicare, specie quando elenca i “tasselli di un rapporto privilegiato con i leghisti”.

Ma, concludendo, Ignazi descrive la realtà che oggi è sotto gli occhi di tutti: “Di fronte a Pd e a Cinque stelle ancora tramortiti per il naufragio del governo Conte e in preda a convulsioni interne, berlusconiani e leghisti si muovono con il passo dei vincitori. La politica ha già ripreso il suo posto. E ha i colori verde e azzurro”. Continua