Come ha scritto Tomaso Montanari, un intellettuale di sinistra, è tragicomico vedere “ex comunisti, operaisti, esponenti di Lotta Continua” che, per far dimenticare il loro passato, oggi sull’Ucraina sono “passati all’occidentalismo fanatico”. Sembrano Luttwak.

La devozione alla Casa Bianca, per alcuni ex, è granitica come ieri quella del Pci verso il Cremlino rosso.

Non pensano all’interesse degli europei (italiani compresi) i quali non vogliono sprofondare in un guerra duratura e nella catastrofe economica. Loro sognano di abbattere Putin (come vorrebbe Biden).

Un esempio? Il Corriere della sera. Da un po’ è diventato “l’Unità del terzo millennio”: vengono infatti dall’Unità sia il direttore, sia i principali editorialisti come Walter Veltroni e Antonio Polito (Paolo Mieli viene addirittura da “Potere operaio”…). Continua

PAPALE PAPALE

La sinistra aveva pensato di aver finalmente trovato il suo leader globale in papa Francesco (come più volte è stato ripetuto). Ora si sta accorgendo che l’interessato non si fa “arruolare” e non sta in nessuno schema ideologico.

Negli ultimi mesi diversi interventi del papa lo hanno dimostrato. Un editoriale di Antonio Polito sul “Corriere della sera” (12/1) lo ha sancito ufficialmente.

Polito cita, per esempio, quanto il papa ha detto nell’Angelus del 26 dicembre: “L’inverno demografico è contro le nostre famiglie, contro la Patria, contro il futuro”.

L’editorialista osserva che “quel riferimento alla Patria contesta l’illusione della accoglienza indiscriminata, e l’idea in fondo un po’ razzista che immagina di poter usare la mano d’opera di un popolo in migrazione, quello africano, per risolvere i problemi di un popolo in declino demografico, quello italiano, in una sorta di nuova ‘società servile’. Ma ancor più significativo è stato il durissimo attacco che il Pontefice ha mosso, davanti ai membri del corpo diplomatico in Vaticano, contro la cosiddetta ‘cancel culture’”. Continua

CONTRADDIZIONE

Antonio Polito, sul “Corriere della sera” (21/9), critica il governatore del Texas, Greg Abbott, che ha preso due decisioni: “la legge che nega il diritto all’aborto dopo la sesta settimana, togliendo alla gestante la libertà di scelta, e l’ordine esecutivo che proibisce l’imposizione del green pass o di qualsiasi obbligo vaccinale, che invece dà al cittadino totale libertà di scelta”.

Secondo Polito le due norme sono clamorosamente contraddittorie: è vero. Ma – precisato che nel primo caso non è un divieto assoluto di aborto, ma solo oltre la sesta settimana – è egualmente contraddittorio anche il contrario: sostenere l’obbligo del Green pass (o l’obbligo vaccinale) e proclamare la libertà di abortire.

Infatti chi si oppone al Green pass e al vaccino rivendica la propria libertà di decidere sul proprio corpo (fra l’altro con slogan simili a quelli del movimento abortista). Quindi pone una questione di libertà.

Ma l’obbligo del Green pass viene giustamente motivato con la necessità di opporsi al contagio collettivo tramite il vaccino o il tampone, in base al principio secondo cui “la tua libertà finisce dove comincia la mia”.

A ben vedere questo principio vale anche nel caso dell’aborto, perché anche lì c’è di mezzo un’altra persona: la libertà assoluta della donna di abortire infatti confligge con i diritti di un’altra vita.

A spiegarlo razionalmente non è stato un qualche bigotto clericale, ma il simbolo della cultura laica italiana, Norberto Bobbio e proprio sul Corriere della sera. Continua

Come si accende la Tv e ci si sintonizza su un talk show il menù è sempre uno e solo quello: Matteo Salvini. Da mesi. Non si parla d’altro.

In molti casi sembra di assistere a “processi in contumacia” dove commentatori e conduttori in gran parte sono schierati, come un tribunale, tutti contro uno, Salvini. Poi apri i giornali ed è, più o meno, la stessa solfa.Una fissazione generale.

Ci sono illustri colleghi – che un tempo abbiamo apprezzato come sagaci e brillanti analisti – i quali ormai non scrivono che di lui. Ne sono così ossessionati – e tanto è il loro livore – che viene da credere che ne siano innamorati pazzi (politicamente parlando), essendo questo tipo di odio una maschera dell’infatuazione, come insegna René Girard. Continua