Enrico Mentana ha rilanciato sui social la foto di un cinghiale che, sotto la sede della 7, sta con il muso infilato in una montagna di rifiuti che fermentano sulla strada, attorno a un cassonetto. Cronaca quotidiana a Roma.

Roberto Gualtieri è diventato sindaco della capitale nell’ottobre 2021, promettendo di ripulire finalmente la città piena di spazzatura (in polemica con la precedente amministrazione di Virginia Raggi).

Ma le cose non sono cambiate. Ciò che in ogni grande capitale è normale, a Roma pare un’impresa impossibile. Continua

Sul “Corriere della sera”, da un paio di mesi diventato il “Guerriero della sera”, due grandi firme come Paolo Mieli e Angelo Panebianco, elmetto in testa, hanno lanciato, attorno al 24 maggio, l’ideona di un asse Pd-FdI in nome dell’atlantismo bellico, forse ispirati dalla data militaresca: “Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio/ dei primi fanti il ventiquattro maggio;/ l’esercito marciava per raggiunger la frontiera/ per far contro il nemico una barriera…”.

Il “nemico” sarebbe chi non s’infervora per l’invio di armi in Ucraina, ovvero Lega, Forza Italia e M5S, giudicati imbelli panciafichisti, o addirittura putiniani, per aver espresso dubbi sulla strategia bellicista di Biden, Stoltenberg e Draghi. Continua

APOCALITTICI INTEGRATI

Non c’è solo un certo sgangherato millenarismo dei Novax. C’è anche quello ecologista, che è molto mainstream e annuncia continuamente l’apocalisse per il riscaldamento globale che – a sentire la narrazione dominante – sarebbe dovuto alle attività umane.

Una ventina di anni fa Bjørn Lomborg pubblicò un grosso volume per contestare – punto per punto – l’allarmismo verde: “The Skeptical Environmentalist” (“L’ambientalista scettico. Non è vero che la terra è in pericolo”, Mondadori), un best seller che sollevò molte discussioni. Un libro da rileggere.

Nei giorni scorsi Lomborg, sul settimanale “Tempi” (5/12), ha scritto della recente conferenza Onu sul clima di Glasgow ironizzando su questo simposio che si è presentato come la nostra ‘ultima chance’ per contrastare la ‘catastrofe climatica’ e ‘salvare l’umanità’”. Continua

MERCATISMO

La polemica lanciata dal vicesegretario del Pd Giuseppe Provenzano contro il governo Draghi perché – fra gli altri – si avvale di due economisti “liberisti” è surreale per tanti motivi.

Ma ce n’è uno particolare. Il Pd – e ancor prima l’Ulivo – è stato totalmente immerso in quel “pensiero unico” che – come scrive Michael Sandel in “La tirannia del merito” (Feltrinelli) – considera i “meccanismi del mercato” come “i principali strumenti per realizzare il bene pubblico”. Continua

“Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro del comunismo”. E’ il celebre incipit del “Manifesto del partito comunista” scritto da Karl Marx e Friedrich Engels nel 1848.

Lunedì scorso – invecchiato, camuffato e male in arnese – quello spettro si aggirava, affranto e rabbuiato, alla Direzione del Pd. Ed ha buoni motivi per essere preoccupato. Perché di qui a poco potrebbe anche essere rinchiuso definitivamente nell’urna (elettorale e funeraria).

Infatti, al di là delle cronache e dei retroscena di cui si dilettano i giornali, quello che sta accadendo nel Pd – e che a tratti appare risibile – potrebbe avere perfino una sua grandezza storica.

Perché può portare, nel Pd e nel Paese, alla disfatta (e alla sparizione politica) degli ultimi eredi del Pci, che hanno in D’Alema e Bersani i volti-simbolo (costoro rappresentano tutto un mondo di cui fanno parte, per esempio, anche l’Anpi e il sindacato).

La grande disfida sulla manifestazione del 29 ottobre, convocata da Matteo Renzi, se – come pare – sarà per il “sì” al referendum, dovrà mostrare da che parte sta “la piazza” della Sinistra, cioè il popolo del Pd. Quindi rappresenta un rischio altissimo per entrambe le parti in gioco. Continua

C’è una certa borghesia italiana che ha frequentato sia la “Lotta di classe” che il Salotto di classe (spesso allo stesso tempo). Ma che il Salotto continuo abbia prevalso sulla “lotta continua” è reso evidente anche da certi malinconici dettagli della cronaca.

Non a caso ieri Renato Guttuso è tornato sulle prime pagine dei giornali a causa della morte della sua Musa, la contessa Marta Marzotto, mentre non ha fatto notizia – ancorché benedetta da Giorgio Napolitano – l’esposizione (appena conclusasi) di due sue opere importanti a Milano nello spazio delle Gallerie d’Italia, per la mostra “Gramsci. I Quaderni del carcere ed echi in Guttuso”.

Eppure tale mostra esponeva i 33 manoscritti di Antonio Gramsci (dal 1929 al 1935) che Togliatti fece poi pubblicare dall’Einaudi come “Quaderni dal carcere” (in parte erano stati redatti nella clinica di Formia).

I “Quaderni” sono stati fondamentali per l’identità e la politica del Pci e per la storia culturale e politica dell’Italia.

I manoscritti gramsciani – dicevo – sono stati esposti a Milano insieme a due opere di Guttuso, “La battaglia di Ponte dell’Ammiraglio” (1955) e “I funerali di Togliatti” (1972), proprio per sottolineare l’influenza di Gramsci sull’artista siciliano e quanto il politico sardo sia stato decisivo per costruire quell’ “egemonia culturale” del Pci che ancora sopravvive alla sua morte come partito organizzato.

Ugo Sposetti, presidente dell’Associazione Enrico Berlinguer, ha affermato che il pittore “raccoglie l’eredità gramsciana rappresentando nelle sue opere le idee di libertà, di lotta, di riscatto”.

Questa è la versione ufficiale (un po’ vetero-comunista). Però c’è un giallo politico proprio su una delle due opere di Guttuso esposte in questa mostra. Prima di spiegarlo va segnalato il singolare contesto di questa mostra. Continua