È passato poco più di un anno, ma tutti fingono di aver dimenticato cosa accadde fra l’autunno 2018 e la primavera 2019. Ricordate?

Il Giornale Unico del Partito Conformista Italiano (Pci), con l’establishment Ue, già dal settembre 2018 cominciò a sparare a zero perché il Def del governo gialloverde per il 2019 – su impulso della Lega – prevedeva un rapporto deficit/pil al 2,4%.

Era giustificato quell’allarme apocalittico? No, era infondato. Infatti i precedenti governi Pd, con Padoan all’Economia, nei loro Def, avevano previsto il rapporto deficit/Pil all’1,4% nel 2016 e nella realtà si era poi attestato al 2,5. Lo avevano previsto all’1,8% nel 2017 e poi era andato al 2,3%. Continua

Nel 1996, quasi 25 anni fa, Alberto Pasolini Zanelli pubblicò un prezioso pamphlet dal titolo “Il genocidio dimenticato (la Cina da Mao a Deng)”, edito da Ideazione.

Vittorio Feltri, nella sua prefazione (entusiasta del talento dell’autore), confessava che – a differenza di tanti innamorati del regime di Pechino – lui non aveva nessuna voglia di oltrepassare la Grande Muraglia, “e dunque” – scriveva testualmente – “addio Cina, che sarà anche vicina, ma spererei non esagerasse e non ci contagiasse”.

Alla fine siamo stati affondati proprio da un “contagio” arrivato dalla Cina. Ora ci ritroviamo un Paese ribaltato dalla pandemia, con migliaia di morti, con un’economia allo sfascio come nel dopoguerra, con una democrazia boccheggiante e perfino impediti nella nostra libertà di movimento personale e nei nostri rapporti umani. Tutto il mondo è in questa stessa situazione, ma l’Italia è fra i Paesi che stanno peggio. Continua

“Fino a ieri eravamo inebriati dall’eliminazione delle distanze. La fluidità, la mobilità, l’ubiquità, avevano sostituito i vecchi modi di abitare e pensare la Terra”, ha detto il filosofo Alain Finkielkraut a “Le Figaro”, riflettendo sul Covid-19.

“Lo sradicamento” ha aggiunto “sarebbe diventato la legge universale del mondo umano”. Poi è arrivato un virus e tutto sembra ribaltato, prevale la distanza: “il gesto fraterno ora è il gesto barriera… Riscopriamo la virtù delle frontiere”.

A un certo punto il pensatore francese fa una citazione di Charles Péguy, così torna alla memoria il primo incontro (mio e di tanti lettori italiani) con Finkielkraut. Continua

Il 25 marzo al G7 Trump aveva proposto di chiamare il coronavirus “Virus di Wuhan”, per sottolinearne l’origine cinese e per stigmatizzare il comportamento di quel regime. Gli altri stati hanno sdegnosamente rifiutato la proposta.

A parte la Casa Bianca, nessuno – fra i governanti occidentali e le autorità sanitarie o religiose – ha osato puntare il dito sul regime cinese per le sue gravi responsabilità nell’epidemia che sta sconvolgendo il mondo. Tutti timidi con Pechino o servili e sottomessi.

Se si pensa che, secondo indiscrezioni, Bergoglio starebbe progettando una visita in Cina proprio a Wuhan, in segno di solidarietà con Pechino (a Wuhan, non a Bergamo o a Brescia), si capisce quanto il Vaticano stesso sia ormai “cinesizzato” (del resto ha già consegnato al regime il controllo della Chiesa di quel Paese). Ed è noto che Bergoglio e il Segretario di Stato Parolin sono legatissimi a Giuseppe Conte, premier di un governo anch’esso molto amico della Cina.

Tuttavia nei giorni scorsi almeno una voce libera si è finalmente alzata per dire la verità su questa pandemia che sta facendo migliaia di morti e sta rovinandoci, distruggendo le nostre economie. Continua