Il Capo del governo non manca di autostima, ma difetta nell’autocritica. Forse direbbe che non ha posto in garage per un’altra “auto”, ma in questo momento gli sarebbe più utile la seconda, perché ha i freni per fermarsi e il volante per sterzare.

Infatti chi ha una responsabilità di guida (di un Governo, come di un’Azienda) non può eludere la realtà: deve verificare dove sta andando e fare un realistico bilancio per capire se la strada intrapresa è quella giusta o è sbagliata.

Nel nostro caso lo impongono i dati dell’emergenza Covid. Da tre mesi il governo ha di nuovo chiuso l’Italia – danneggiando le attività economiche e limitando la libertà dei cittadini – ma lo scopo dichiarato non è stato raggiunto, infatti ci avevano promesso un Natale in libertà e invece siamo sempre più reclusi. Continua

I parametri vitali del governo Conte bis ieri indicavano “decesso”, a voler prendere per buone le parole di Ettore Rosato, vicepresidente della Camera e coordinatore nazionale di “Italia Viva”, che ha dichiarato: “A oggi non c’è più la fiducia tra la maggioranza e il premier”.

Infatti un tempo, dopo un’esternazione simile di un importante esponente di un partito di governo, il presidente del Consiglio sarebbe salito al Quirinale a rassegnare le dimissioni.

Ma ormai è totalmente saltata la grammatica istituzionale e politica e sappiamo che parole come quelle di Rosato prospettano, casomai, una trapasso in differita. Infatti i quotidiani da giorni mettono in pagina la cronaca di una morte annunciata che sembrerebbe doversi verificare, definitivamente, dopo il 6 gennaio. In questo caso l’Epifania, che “tutte le feste si porta via”, ci libererebbe pure dei guastafeste (come ieri li ha definiti Vittorio Feltri). Continua

Siamo al primo posto. Ieri perfino il “Corriere della sera” titolava: “Siamo il Paese con più morti in Europa”.

Se dopo dodici mesi di (sostanziali) pieni poteri di questo governo, l’Italia raggiunge un così triste primato, è lecito esigere che l’esecutivo se ne assuma la piena responsabilità?

In realtà loro sono ben lontani dal riconoscersi delle colpe o dall’ammettere errori. Sembra che vivano lontani dalla realtà come i caporioni dei regimi comunisti che magnificavano i trionfali risultati dei piani quinquennali mentre tutto, in concreto, andava in rovina.

Basta ascoltare il compagno Goffredo Bettini, lo stratega di Zingaretti, che dichiara: “in questi mesi abbiamo retto. Abbiamo salvato l’Italia”(Corriere della sera, 10 dicembre). Capito? Si sentono dei benemeriti, degli eroi. Si autocelebrano come salvatori della patria.

Infatti, con il loro governo, l’Italia non ha solo il record europeo dei morti, ma anche quello della devastazione economica: il crollo del Pil, previsto per il 2020, è del 9,9 per cento (siamo penultimi nella UE, seguiti solo dalla Spagna). Altro bel primato.

Sono riusciti – questi “salvatori” al potere – a dilapidare un fiume enorme di denaro, portando il debito pubblico/pil al 160 per cento e il deficit/pil al 10,8 per cento, senza nessun vero effetto positivo sull’economia.

In più, oltre a questa massa di nuovi debiti, ci hanno pure piazzato il cappio al collo del Mes riformato. Se continuiamo con questi “salvatori”, presto saremo al default, alla disoccupazione di massa e alla fame con la “troika” in casa. C’è davvero da star tranquilli… L’Italia si è trovata con il peggior governo della sua storia repubblicana, nel momento più tragico. Continua

Di sicuro “Il Fatto quotidiano” non ha alcuna simpatia per l’opposizione di centrodestra ed anzi è vicino al governo. Ebbene ieri, sopra la testata (dove Marco Travaglio ogni giorno sintetizza in una frase il suo giudizio sulle notizie del giorno), si leggeva: “Sondaggi: Pd e M5S hanno 2 punti sotto le Europee del 2019. Ma, anziché fare autocritica, reclamano il rimpasto. Sicuri che il loro problema sia il governo?”.

Il riferimento è al sondaggio pubblicato sabato scorso dal “Corriere della sera” dove in effetti il Pd ha il 2,1 per cento in meno rispetto alle Europee del 2019 e 2,1 per cento in meno ha pure il M5S (il quale retrocede a quarto partito, sorpassato da Fratelli d’Italia).

Questi due partiti sono in calo pure rispetto al mese scorso. Egualmente scende Italia viva e va giù il gradimento per il governo e per il presidente del Consiglio Conte.

Ma quel sondaggio (con la Lega in crescita, come ha sottolineato ieri Pietro Senaldi) è significativo soprattutto perché conferma, per l’ennesima volta, una notizia clamorosa, che tuttavia oggi passa del tutto inosservata in Italia (dove non si considera mai il “popolo sovrano”): ovvero la notizia che quello attualmente al potere, nel nostro Paese, era e resta un governo di minoranza fra gli italiani.

Infatti i partiti di governo (Pd, M5S, Leu e Italia viva) raggiungono più o meno il 41,5 per cento, mentre il centrodestra sfiora (stabilmente, da tempo) il 50 per cento (che alle elezioni significa maggioranza assoluta dei seggi).

Si dirà che i sondaggi lasciano il tempo che trovano e che in Parlamento la coalizione di governo ha la maggioranza che le deriva dalle elezioni politiche del 2018. Ma, se non vogliamo prendere in giro gli elettori, la politica non è la mera aritmetica: sta anzitutto nelle proposte che si fanno al Paese.

In effetti nelle elezioni del 2018 la coalizione che prese più voti fu quella di centrodestra con il 37 per cento: ben 15 punti percentuali più del centrosinistra e 5 più del M5S. Ma il centrodestra non ebbe la possibilità di formare un governo. Continua

Ora anche il povero san Francesco d’Assisi viene trascinato nelle lotte di potere interne al governo giallorosso. Il paradosso è che a “usare” il santo Patrono d’Italia ieri, ad Assisi, è stato quel Giuseppe Conte che è a capo della coalizione di governo più laicista e anticattolica della storia repubblicana: quella che ha fatto insorgere la Cei per la mancata riapertura delle chiese (scrissero che era minacciata la “libertà di culto”) e che ha fatto insorgere la Cei pure per la legge Zan in cui i vescovi vedono “derive liberticide”.

Il Capo del governo – secondo alcuni – sta preparando il terreno a un suo partito che vorrebbe dirsi addirittura d’ispirazione cattolica. Paradosso tipico di un’epoca e di un premier per cui le parole non hanno più nulla a che fare con la realtà.

Peccato che lo smemorato Conte ieri, ad Assisi, sia incorso in una gaffe clamorosa. Per l’operazione che ha in mente infatti ha coniato uno slogan che invece di rimandare a san Francesco evoca involontariamente Licio Gelli: “Piano di rinascita”. Continua

Se qualcuno in futuro scriverà la storia del giornalismo italiano attorno al 2000, certe prime pagine dei quotidiani di ieri meriteranno una menzione nella categoria “stravaganze surreali” (o forse “Socialismo surreale”).

Infatti giovedì è uscita una notizia non proprio irrilevante. Palazzo Chigi ha comunicato: “Il Presidente del Consiglio Conte e i Ministri Bonafede, Di Maio, Gualtieri, Guerini, Lamorgese e Speranza hanno ricevuto una notifica riguardante un avviso ex art. 6, comma 2, legge cost. n. 1/1989 da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma. L’avviso riguarda la trasmissione al Collegio (…) degli atti di un procedimento penale iscritto per i delitti di cui agli artt. 110, 438, 452 e 589, 323, 283, 294 c.p., che origina da varie denunce da parte di soggetti terzi provenienti da varie parti d’Italia”.

Cioè la procura della Repubblica di Roma ha trasmesso al Tribunale dei ministri denunce a carico del premier e di sei ministri per ipotesi di reato che vanno dall’epidemia colposa ai delitti contro la salute pubblica, dall’abuso d’ufficio all’attentato contro la Costituzione e ai delitti contro i diritti politici dei cittadini.

Ovviamente ieri “Libero”, come pochissime testate non allineate, ha aperto la prima pagina su questo. Se avessimo un governo di centrodestra tutti i quotidiani lo avrebbero fatto con grande clamore, anche perché, comunque la si giudichi nel merito, è una notizia importante. Continua

C’è una vittima illustre del Covid, la più illustre, eppure è passata inosservata: Dio. Non poteva esser “fatto fuori” dal Covid, ma è stato cancellato dagli uomini a motivo (o con il pretesto) del Covid. Non si tratta solo di ciò che è avvenuto nei mesi del lockdown – una sorta di blackout della Chiesa – che è stato clamoroso e non ha precedenti in duemila anni di storia.

La cancellazione di Dio è stata anche più radicale. Fa discutere in questi giorni la “Pontificia Accademia per la vita”, al cui vertice papa Bergoglioha voluto mons. Vincenzo Paglia, della Comunità di S. Egidio.

L’Accademia ha appena emanato un documento dal titolo altisonante, “L’Humana communitas nell’era della pandemia: riflessioni inattuali sulla rinascita della vita”. Un testo di 29.128 caratteri dove non si trovano mai (proprio mai) le parole Dio, Gesù Cristo, fede e religione. C’è cinque volte la parola “salute”, ma non c’è mai la parola “salvezza”. Continua

Se davvero con Giuseppe Conte l’Italia sarà sbattuta fuori dal G7, come ipotizzano certe indiscrezioni di stampa, sarà una catastrofe e non solo d’immagine. Il nome di Giuseppi resterà per sempre legato a questo declassamento storico.

Tuttavia, anche senza un tale schianto, nessuno – pure a sinistra – ritiene che questo premier e il suo governo siano in grado di gestire la crisi economica e sociale che si prospetta in Italia e tanto meno la ricostruzione del Paese.

Il richiamo alla “mancata concretezza” che è arrivato agli “Stati generali”contiani, in modi diversi, dal governatore Visco e dal presidente Mattarella, è un segnale chiaro e si può tradurre così: sapete fare solo spot e propaganda. Continua

Il professor Walter Ricciardi, dell’Organizzazione mondiale della sanità, ha ben descritto in QUESTA intervista gli errori compiuti dal governo: “Paghiamo il fatto di non aver messo in quarantena da subito gli sbarcati dalla Cina. Abbiamo chiuso i voli, una decisione che non ha base scientifica, e questo non ci ha permesso di tracciare gli arrivi, perché a quel punto si è potuto fare scalo e arrivare da altre località”. 

Detto questo, ecco cosa è successo.

 

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Ma in che mani siamo? E’ doveroso chiederselo dal momento che ci dicevano di stare tranquilli, con sicumera, e invece di colpo siamo precipitati nell’incubo dell’epidemia, diventando in un giorno il paese d’Europa più contagiato. Possibile che nessuno spieghi il perché e nessuno sui giornali se lo chieda? E’ chiaro che qualcosa non ha funzionato. Continua

Ci sono tanti motivi che spiegano il sorprendente voto dell’Umbria, ma il principale è rappresentato dagli indicatori sociali negativi : ricchezza individuale e collettiva, produzione industriale, crollo del Pil della regione di 14 punti percentuali (in 17 anni) rispetto alla media nazionale che è già di per sé disastrosa.

Il tasso di disoccupazione è più che raddoppiato in 10 anni e la disoccupazione giovanile è al 31,1% con una notevole fuga di ragazzi fuori regione per cercare lavoro. Il 17% degli abitanti è al livello di povertà.

A questo quadro si aggiungono l’inchiesta della magistratura sulla sanità e quel senso di abbandono che provano le popolazioni colpite dal terremoto, che si ripercuote nello stato d’animo generale (la vox populi ripete che la Sinistra si prodiga per gli immigrati, non per i terremotati italiani).

In Umbria sono palpabili la de-industrializzazione, il declino e lo scivolamento verso Sud, ma anche lo smarrimento sociale. Il voto umbro è sintomo di forte disagio e di rabbia.

Se nel nostro Paese, fino ad oggi, ci si limita a gridare la protesta con il voto, e per ora non ci sono i gilet gialli nelle piazze, è solo perché  – come mostra Luca Ricolfi nel suo ultimo libro “La società signorile di massa” – fa ancora da ammortizzatore il cosiddetto “welfare familiare”: due terzi della popolazione continuano a mantenere il loro tenore di vita grazie ai risparmi accumulati  (finanziari e immobiliari) dalle due precedenti generazioni. Continua