Negli anni Settanta si era in piena guerra fredda: da una parte il blocco comunista, dall’altra i Paesi liberal-capitalisti. Per evitare una terza guerra mondiale, combattuta da due potenze con grandi arsenali atomici, non dovevano verificarsi scontri diretti e “interferenze” nel campo avverso.

L’Occidente non intervenne nel dominio sovietico, come dimostrano le rivolte anticomuniste nell’est europeo (la Germania Est, l’Ungheria, la Polonia, la Cecoslovacchia) a cui si dovette assistere senza poter fare nulla.

Ma allora com’è stato possibile che nel 1979 un grande Paese come l’Iran, di fondamentale importanza per le sue riserve petrolifere e per la sua posizione geopolitica, decisiva per tutta l’area mediorentale, sia passato di colpo, senza nessun voto libero, dallo schieramento occidentale al fronte anti-occidentale? Continua

In Medio Oriente la storia è politica. Durante la “Guerra dei dodici giorni”, sei mesi fa, alcuni importanti siti istituzionali israeliani hanno lanciato messaggi in persiano, alla popolazione iraniana, in cui ricordavano Ciro il grande, la grande storia dei persiani e l’antica amicizia fra quel popolo e il popolo d’Israele.

Anche nei giorni scorsi, quando si è di nuovo acutizzata la crisi iraniana, Netanyahu è tornato a citare Ciro II di Persia (590-530 a.C.) che fondò l’impero achemenide e liberò gli ebrei deportati dai babilonesi nel 538 a.C. autorizzando il loro ritorno nella loro terra e la ricostruzione del Tempio a Gerusalemme: “Celebriamo un grande re… Re Ciro, che riportò gli ebrei dall’esilio di Babilonia in Giudea, dove fu costruito il Secondo Tempio per il popolo ebraico. Fu un grande re e un grande amico”. Continua

Ieri Antonio Polito, nell’editoriale del Corriere della sera, ha ricordato che “il regime degli ayatollah fu il primo nell’Islam, in tempi moderni, a sollevarsi contro l’Occidente e il Satana americano: quando nel 1979 il popolo iraniano cacciò lo Scià, alle forze progressiste d’Europa parve una nuova ‘rivoluzione d’ottobre’”.

È vero (Polito in quegli anni lavorava all’Unità). Anche per la rivoluzione khomeinista – come per la rivoluzione bolscevica – le “forze progressiste” hanno fatto la cosa sbagliata. Ora quella tirannia sta finendo, come il comunismo, nell’orrore, un esito fallimentare che conferma il parallelismo con i regimi rossi. Continua

Perché Leone XIV ha celebrato i 1700 anni del Concilio di Nicea del 325 come un fatto di grande attualità? Vediamo. Le definizioni dottrinali hanno grandi conseguenze storiche. Lì la Chiesa proclamò Gesù Cristo, “unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli, della stessa sostanza del Padre”.

Poi condannò l’eresia di Ario che, dice il Papa, “negando la divinità di Cristo lo ridusse a un semplice intermediario tra Dio e gli esseri umani, ignorando la realtà dell’Incarnazione”. Continua

Un mio libro del 2018 – quindi molto prima della guerra fra Israele a Hamas, scoppiata il 7 ottobre 2023 – aveva un capitolo intitolato: “L’allarme del mondo ebraico”.

Iniziava così (scusate l’autocitazione): “Dopo gli attentati jihadisti di Barcellona e Cambrils dell’agosto 2017, che hanno causato 14 morti e 130 feriti, il rabbino di Barcellona Meir Bar-Henha ha invitato la comunità ebraica ad andarsene via, riparando in Israele”. Continua

L’Italia dovrebbe finalmente fare i conti con il “caso Fallaci”. È stato rimosso da tempo, ma la realtà si incarica periodicamente di farcene sentire la feritasempre più dolorosa.

Come ha scritto ieri il Direttore Mario Sechi, ventitré anni dopo il drammatico grido di Oriana Fallaci sugli attentati dell’11 settembre 2001, che in forma di libro titolò La rabbia e l’orgoglio, ci troviamo ancora – e sempre più – di fronte all’inquietante realtà dell’Islam. Continua

Sui social ci sono immagini della notte di Capodanno, in piazza del Duomo a Milano, dove si vedono sventolare bandiere della Tunisia e della Palestina e si sentono urla di questo tipo: “Vaffanculo Italia! Polizia di merda!”.

Ovviamente sarebbe sciocco affermare che ciò sia rappresentativo di tutti gli immigrati o anche esagerare l’importanza di situazioni simili nella notte di fine anno. Però è frequente fra i giovani immigrati di seconda generazione – cioè nati qui in Italia – il risentimento verso il Paese che ha ospitato la loro famiglia. Continua

Alain Finkielkraut, uno degli intellettuali più interessanti del nostro tempo, nacque a Parigi (da genitori ebrei polacchi sopravvissuti ad Auschwitz) nel 1949 ed esordì partecipando alla contestazione studentesca del maggio ’68 a Parigi.

Con gli anni prese le distanze dal conformismo progressista. Critico del politicamente corretto, nell’intervista rilasciata alla Stampa (12/11), riflettendo sulle recenti aggressioni di Amsterdam ai tifosi israeliani, fa considerazioni molto pungenti. Continua

La caccia agli ebrei che si è verificata ad Amsterdam deve far riflettere. Non è un caso isolato. Gadi Luzzatto Voghera, direttore della Fondazione Centro di documentazione ebraica contemporanea, dice che “in Olanda dal 7 ottobre i casi di odio verso gli ebrei sono cresciuti dell’800 per cento. Da noi la metà, ma la caccia all’ebreo compiuta da giovani delle comunità arabe l’abbiamo vista anche in Italia, per esempio lo scorso 25 aprile a Milano”.

Certo è orribile che, nel 2024, a ottant’anni dalla shoah, gli ebrei non possano vivere sicuri nei Paesi europei. Ma il problema non riguarda solo loro. Riguarda tutti noi e pure il futuro delle nostre democrazie. Continua

Ieri una pagina di “Libero” accostava giustamente due notizie che avrebbero suscitato la vivace reazione di Oriana Fallaci e che documentano bene l’epoca in cui viviamo.

NEWS DA EURABIA

Il primo titolo era questo: “Le proteste pro-Palestina. Preghiera islamica in ateneo. E i rettori condannano Israele”. Il sottotitolo aggiungeva che “a Torino imam inneggia al jihad contro lo Stato ebraico nell’edificio occupato”. A fianco si leggeva quest’altro titolo: “Padova. Dante a scuola: esentati i musulmani”. Continua