Come i profeti biblici e i grandi papi della storia, Benedetto XVI è tanto odiato dai poteri mondani quanto è amato dal semplice popolo cattolico. E ogni volta che, dal suo eremo, fa risuonare la verità, illumina l’oscura situazione attuale dell’umanità e della Chiesa. Attirandosi addosso furibondi attacchi – iniziati specialmente dalla sua elezione – che arrivano allo stravolgimento delle sue parole e al linciaggio morale.

In queste ore infatti ha scatenato polemiche l’anticipazione della biografia di Ratzinger, scritta da Peter Seewald, che sta uscendo in Germania col titolo “Benedetto XVI: Ein Leben” (Benedetto XVI: una vita), libro che apparirà in italiano nell’autunno.

Nel volume il papa emerito risponde ad alcune domande e spiega, per esempio, quella drammatica ed enigmatica frase pronunciata nell’omelia di inizio del suo pontificato: “Pregate per me, perché io non fugga per paura davanti ai lupi”. Continua

Sabato, mentre scrivevo questo articolo, ho letto l’omelia del mattino di Bergoglio, nella quale – secondo diversi commentatori – sovrapponeva Gesù a Conte e – allusivamente – confondeva quelli che abbandonarono Gesù con coloro che vorrebbero sfiduciare Conte. Se è così siamo ormai fuori da ogni serietà.

D’altra parte il fanatismo politico sembra riempire tutto l’orizzonte di Bergoglio e lunedì lo ha indotto perfino a “bombardare” pubblicamente la Cei e la segreteria di Stato vaticana per sostenere Conte in un momento per lui critico.

A proposito della sospensione delle messe, Bergoglio si è attivamente prodigato perché NON VENGANO riprese: Egli appare pronto a svendere Gesù Cristo e il popolo cristiano per i suoi progetti politici che in questo momento hanno come riferimenti Giuseppe Conte (in Italia) e la Cina (nello scenario globale). Il perché è un mistero.

In questo articolo riporto una frase bella e cristiana pronunciata una volta da papa Bergoglio. Per ricordare a lui chi dovrebbe seguire e per ricordare a noi come dovrebbe essere un vero papa. E come non è.

*                                                                       *                                                                     *

Nel corso della pandemia lo slogan “andrà tutto bene” è stato un’efficace espressione consolatoria subito adottata dalla macchina propagandisticagovernativa per rassicurare un paese terrorizzato e per indurre gli italiani a stringersi a colui che “guida e conduce”, suggerendo (anche a suon di multe salate) un’obbediente sottomissione a Giuseppi Churchill.

Naturalmente era uno slogan scioccamente ottimistico e si è rivelato ingannevole, non solo per la dilettantesca incapacità mostrata dal governo. Immaginiamo come può suonare alle orecchie di chi ha perduto o sta perdendo delle persone care o come può apparire beffardo oggi a milioni di persone che per il lockdown hanno perso il lavoro o la propria attività economica. Continua

Sta naufragando rovinosamente il sogno di Giuseppe Conte e dei suoi strateghi: usare l’emergenza Covid-19 per dare, allo sconosciuto avvocato foggiano, un’aura da statista attorno alla quale costruire un nuovo partitodi centrosinista e (pseudo)cattolico.

Anzitutto perché da domenica sera è cambiata l’atmosfera: dilagano il malcontento e la rabbia. Si assiste a una sollevazione generale per l’incompetenza del governo che non ha visione, non ha un piano e, invece di varare la Fase 2, sprofonda nelle sabbie mobili di norme assurde. I danni economici e sociali sono giganteschi e ogni giorno si aggravano.

Ma, in secondo luogo, perché Conte, con il pesante schiaffo dato ai cattolici(ancora niente messe, ma solo funerali e con meno di 15 persone, possibilmente all’aperto), è riuscito a inimicarsi perfino l’unico vero sponsor di cui aveva l’appoggio: la gerarchia cattolica e vaticana (da non confondere col popolo cattolico che vota come vuole e – com’è noto – all’opposto di Bergoglio e della Cei).

Eppure da sempre la Cei – su ordine del papa argentino, mosso dalla precisa intenzione di attaccare la Lega di Salvini – era stata più che collaborativa: servile. Continua

All’Ambasciata americana di via Veneto ieri saranno ammutoliti quando hanno letto ciò che che uno dei leader del M5S, Alessandro Di Battista, ha scritto sul “Fatto quotidiano” sull’abbraccio con la Cina.

In pratica Dibba ha messo a tema un capovolgimento di alleanze internazionali dell’Italia, dallo schieramento occidentale al “rapporto privilegiato con Pechino” nella “terza guerra mondiale” che si sta combattendo e che – parole sue – “la Cina vincerà”.

Siccome i nostri governi da sempre sono definiti anzitutto dalla loro collocazione internazionale, un’affermazione del genere (che non è solo una dichiarazione d’intenti o una sparata a salve) dovrebbe destabilizzarequesto esecutivo, dal momento che il M5S ne è il socio di maggioranza ed esprime addirittura il presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri. Continua

Il 25 marzo al G7 Trump aveva proposto di chiamare il coronavirus “Virus di Wuhan”, per sottolinearne l’origine cinese e per stigmatizzare il comportamento di quel regime. Gli altri stati hanno sdegnosamente rifiutato la proposta.

A parte la Casa Bianca, nessuno – fra i governanti occidentali e le autorità sanitarie o religiose – ha osato puntare il dito sul regime cinese per le sue gravi responsabilità nell’epidemia che sta sconvolgendo il mondo. Tutti timidi con Pechino o servili e sottomessi.

Se si pensa che, secondo indiscrezioni, Bergoglio starebbe progettando una visita in Cina proprio a Wuhan, in segno di solidarietà con Pechino (a Wuhan, non a Bergamo o a Brescia), si capisce quanto il Vaticano stesso sia ormai “cinesizzato” (del resto ha già consegnato al regime il controllo della Chiesa di quel Paese). Ed è noto che Bergoglio e il Segretario di Stato Parolin sono legatissimi a Giuseppe Conte, premier di un governo anch’esso molto amico della Cina.

Tuttavia nei giorni scorsi almeno una voce libera si è finalmente alzata per dire la verità su questa pandemia che sta facendo migliaia di morti e sta rovinandoci, distruggendo le nostre economie. Continua

Questo pontificato è iniziato con lo slogan “chiesa in uscita” e ora papa e cardinali si sono letteralmente barricati in Vaticano (pure l’Angelus è andato in streaming) per la fifa del coronavirus. Si dicevano rivoluzionari e si sono svelati tanti pavidi don Abbondio.

Niente più ponti, ma muri e molto alti, invalicabili, dietro i quali papa, cardinali e monsignori si possono nascondere.

La grande ipocrisia della “chiesa progressista” si svela anche così. Bergoglio diceva che i pastori devono prendere l’odore delle pecore, ma lui e i pastori se la sono data a gambe e ora stanno ben alla larga dalle pecore e dal loro alito (solo certi parroci restano in trincea). Continua

Papa Bergoglio ha una spiccata antipatia verso l’Italia e gli italiani e sembra crescere con gli anni. In questi giorni si è manifestata in un modo sconcertante.

Infatti, ieri all’Angelus, Bergoglio non ha detto parola sul dramma che sta vivendo il nostro Paese, che si è trovato di colpo al centro della tragedia mondiale del coronavirus, con settimane che si annunciano micidiali e con la prospettiva di ricadute economiche catastrofiche (qualche economista sostiene perfino che proprio la crisi italiana potrebbe innescare una grave crisi mondiale). Continua

La vicenda del coronavirus ci dà diverse lezioni. La prima dovrebbe impararla il regime comunista cinese. Ad impartirla è stato – secoli fa – il grande Blaise Pascal in un suo pensiero sull’estrema fragilità del potere umano che pur si considera onnipotente.

Scriveva Pascal: “Cromwell stava per devastare tutta la cristianità: la famiglia reale sarebbe stata perduta, mentre la famiglia di lui sarebbe stata per sempre potente, se un granellino di sabbia non gli si fosse ficcato nell’uretere. Roma stessa stava per tremare di fronte a lui; ma appena quella pietruzza si è andata a conficcare là, egli è morto, la sua famiglia è decaduta, tutto è tornato in pace e il re è stato rimesso sul trono”.

La riflessione pascaliana sottolinea le minuscole dimensioni di quel granellino di sabbia, capace però di abbattere i sogni di gloria di un despota che si riteneva avesse il mondo ai suoi piedi. Una considerazione analoga si può applicare alla Cina comunista, un totalitarismo che si è imposto e consolidato, nei decenni, facendo milioni di vittime. Continua

Dopo sette anni perfino i giornaloni – con la “defenestrazione” di mons. Gaenswein da parte di Bergoglio – si sono accorti che nella Chiesa cattolica ci sono due papi. Forse ce ne vorranno altri sette perché spieghino cosa significa.

Ieri il “Corriere della sera” titolava una pagina di Massimo Franco con queste parole: “Così finisce l’era dei ‘due Papi’ ”. L’articolo riferisce la versione di Bergoglio (che già era stata fornita agli altri giornali) sugli ultimi eventi.

La corte “argentina” fa sapere che mons. Gaenswein è stato sollevato dall’incarico di Prefetto della Casa pontificia perché non ha evitato – come segretario di Benedetto XVI – che il papa emerito venisse “presentato furbescamente” come co-autore del libro con il card. Sarah in difesa del celibato ecclesiastico. Continua

A volte la realtà riesce a bucare il muro di propaganda e fake news, dissolvendo perfino i fumi della sbornia propagandistica sull’Emilia Romagna.

FATTI E MISFATTI

La mina vagante Carlo Calenda, essendo ai margini – per criticare il papocchio governativo di agosto fra Pd e M5S – questa verità dei fatti l’ha svelata così in un tweet: “Dal 29 agosto 2019 a oggi il blocco di Centrosinistra è passato dal 46,5% al 34,3%. Il blocco Lega-FdI-FI dal 45,6% al 50,5%. Mi pare un’operazione riuscitissima” ha concluso ironicamente.

E a chi gli ha obiettato che comunque il Pd ha il potere e comanda (sia pure a dispetto degli italiani), sottintendendo che il centrodestra ce l’ha in saccoccia, Calenda ha replicato: “spero sia una battuta. Questi sono i dati perché hanno fatto il Governo! Che peraltro sta governando pessimamente. Quando (il centrodestra) sarà al 60% continueremo a dire ‘che bello li abbiamo tenuti fuori dal Governo’?”. Continua