Ieri papa Bergoglio ha fatto appello a tutti: “Vaccinarsi, con vaccini autorizzati dalle autorità competenti, è un atto di amore… è un modo semplice ma profondo di promuovere il bene comune e di prenderci cura gli uni degli altri, specialmente dei più vulnerabili… E contribuire a far sì che la maggior parte della gente si vaccini è un atto di amore. Amore per sé stessi, amore per familiari e amici, amore per tutti i popoli”.

Questo pronunciamento probabilmente è finalizzato a persuadere i fedeli ancora diffidenti. Ma difficilmente convincerà le opposizioni ideologicheal vaccino di alcune frange cattoliche. Anzi, potrebbe avere l’effetto opposto.

Perché la disastrosa caratteristica di molti cattolici novax è proprio quella di fare di tutta l’erba un fascio, mescolando questioni politiche, sanitarie e religiose in un confuso minestrone, paventando oscuri disegni di una planetaria dittatura biotecnocratica”, di cui tutti i poteri sarebbero in qualche modo complici e di cui i vaccini rappresenterebbero l’aspetto più minaccioso. Continua

Sta passando stranamente sotto silenzio sui media un decreto della Chiesache avrà grosse conseguenze sui movimenti ecclesiali come Comunione e Liberazione, Cammino neocatecumenale, Movimento dei Focolari, Rinnovamento nello Spirito e altri.

Ma in questo caso bisogna riconoscere che papa Bergoglio ha preso davvero una decisione saggia e ispirata a vera paternità.

Il decreto, firmato l’11 giugno dal card. Kevin Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, con l’approvazione del papa, ricordando che “il governo, Continua

Con il Motu proprio “Traditionis custodes”, papa Bergoglio ha spazzato via la liberalizzazione della messa in rito antico di Benedetto XVI che, nel 2007, aveva voluto rispondere alla richiesta di tanti, anche giovani, attirati dall’antica liturgia la quale era stata proibita dopo il Concilio.

Joseph Ratzinger, che pure era un uomo del Concilio Vaticano II, aveva raccontato: “rimasi sbigottito per il divieto del messale antico, dal momento che una cosa simile non si era mai verificata in tutta la storia della liturgia. Si diede l’impressione che questo fosse del tutto normale”. Continua

Cosa sta succedendo nella Chiesa Cattolica? Siamo alla vigilia di un terremoto? Molti segnali inducono a pensarlo e quello arrivato ieri dalle colonne di “Repubblica” – a firma di Alberto Melloni – è davvero clamoroso, perché mostra il duro divorzio di certe aree cattoprogressiste da papa Bergoglio che prima sostenevano entusiasticamente.

Melloni – simbolo della “Scuola di Bologna” e dell’ala “progressista” della Chiesa – inizia la sua requisitoria sottolineando che il cardinale tedesco Marx, nella sua recente lettera di dimissioni, “ha di fatto chiesto le dimissioni del Papa”. Continua

Papa Bergoglio è tornato a mettere in discussione la proprietà privata(che “non è intoccabile”) e a parlare di comunismo. La prima lettura della messa di domenica gliene ha offerto l’occasione e lui ha commentato: “Gli Atti degli Apostoli raccontano che ‘nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune’. Non è comunismo, è cristianesimo allo stato puro”.

In effetti, condividere i propri beni non è affatto comunismo. Quando hanno preso il potere i comunisti hanno condiviso i beni altrui, anzi hanno preteso di abolire la proprietà privata in nome della proprietà statale. Che poi è il dominio del Partito.

Tuttavia è assai discutibile che quella pagina degli “Atti degli apostoli” sia “cristianesimo puro”. Inoltre usare quel passo per discettare di economia e di politica, come fa Bergoglio, è storicamente infondato. Continua

La Santa Sede continua a far notizia per le questioni economiche. Pochi giorni fa il papa, vista la grave crisi finanziaria del Vaticano, ha disposto tagli alle retribuzioni per tutti, pure per i cardinali: lì non ci sono sindacati che protestano e il papa decide come un monarca.

Inoltre ieri, inaugurando l’Anno giudiziario del Tribunale del suo Stato, il pontefice ha ricordato “le iniziative per l’assoluta trasparenza delle attività istituzionali dello Stato vaticano, soprattutto nel campo economico e finanziario”, sottolineando che devono essere sempre “ispirate ai principi fondanti della vita ecclesiale e, al tempo stesso” devono tenere “debito conto dei parametri e delle ‘buone pratiche’ correnti a livello internazionale” cosicché “appaiano esemplari, come si impone a una realtà quale la Chiesa Cattolica”.

Quindi ha chiesto a chi lavora nello Stato Vaticano di aiutare la Chiesa a “dare buon esempio di ciò che insegna nel suo magistero sociale“. Infine ha aggiunto: “Tutti gli operatori in questo settore, e tutti i titolari di incarichi istituzionali tengano dunque una condotta che, mentre denota un fattivo ravvedimento – ove occorra – riguardo al pa ssato, sia anche irreprensibile ed esemplare per il presente e il futuro”.

Sono parole sacrosante, quelle che ci si aspetta da un papa, ma ci si chiede a chi si rivolga l’invito al ravvedimento.

Gli otto anni di questo pontificato sono stati una sequela di nomine, polemiche, dimissioni, esclusioni e defenestrazioni (non ricordo autocritiche). A molti osservatori è sembrato il tutti contro tutti. Spesso non si sono capite le colpe specifiche imputate a qualche silurato. Nessuno è mai riuscito a raccapezzarsi. La trasparenza non è stata granché. Continua

La cosa più “irriverente”, sul viaggio in Iraq del pontefice argentino, l’ha scritta Dagospia in uno dei suoi titoli notoriamente scanzonati, ma spesso efficaci: “Andare a cercarsi le rogne. Non c’è stato verso di far capire a papa Francesco che forse era il caso di rinunciare al viaggio in Iraq”.

Sotto il titolo era riprodotto l’articolo di Gian Guido Vecchi, pubblicato dal “Corriere della sera”, dove si sottolineavano due dati importanti.

Il primo notissimo: tutti sanno che l’Iraq è in assoluto una delle aree più pericolose del globo, perché è ancora instabile e vi imperversano organizzazioni terroristiche (“il 21 gennaio, a Baghdad, due islamisti si sono fatti esplodere nel mercato e hanno ucciso 32 persone. Il 15 febbraio” ricorda Vecchi “sono stati lanciati tre razzi sull’aeroporto di Erbil, a Nord, nel Kurdistan iracheno, dove il Papa atterrerà con un volo interno domenica”).

L’altro dato è meno noto, ma altrettanto drammatico: anche in Iraq si è scatenato il Covid, i casi sono in forte aumento e proprio in questi giorni il Paese è in lockdown. Dunque era proprio il caso di andare là adesso? Continua

L’altroieri l’Huffington post ha titolato: “Nel suk per Conte si muovono pure i cardinali”. L’articolo parlava del grande impegno dei prelati per indurre parlamentari “centristi” a puntellare le traballanti poltrone del governo Conte (attivismo non proprio attinente i compiti della Chiesa e che pare sia stato respinto dall’Udc).

Ammesso e non concesso che si possa prescindere dalla laicità dello Stato, che un tempo la Sinistra invocava per imbavagliare la Chiesa su temi etici e che qui viene tranquillamente messa sotto i piedi, due questioni sconcertano.

La prima: il fatto che cardinali e vescovi si preoccupino del possibile crollo delle poltrone ministeriali, mentre il Paese crolla dal punto di vista economico-sanitario. Dopo un anno di pieni poteri del governo Conte siamo fra i peggiori paesi del G20 per numero di morti e disastro economico: un risultato tanto catastrofico che l’esecutivo, con un minimo di sensibilità, avrebbe dovuto dimettersi di sua iniziativa per fallimento. Continua

Il presepe allestito quest’anno in piazza San Pietro fa discutere. Non pochi, del popolo cristiano, lo trovano “brutto”, intendendo dire, con ciò, che in un presepio con quelle figurazioni stravaganti (o extraterrestri) c’è qualcosa che non va.

Si dirà che è un giudizio soggettivo. Ma “vox populi, vox Dei”. Sostenere – da parte vaticana – che ognuno ha i suoi gusti, non è una risposta accettabile, in questo caso, perché non siamo in una galleria di arte moderna o a una mostra d’avanguardia.

Non si discute il valore artigianale dei manufatti e l’abilità degli autori (che si può ben riconoscere), ma la scelta del Vaticano. Il presepio della piazza San Pietro è in un contesto religioso, ha lo scopo di richiamare la venerazione dei fedeli per la nascita del Redentore, dunque deve rispondere a un codice liturgico, deve stare in una tradizione iconografica cristiana che per secoli – da Giotto ai popolari presepi napoletani – ha sempre reso riconoscibile, al popolo, il racconto evangelico del Natale di Gesù. E in questo caso non è affatto chiaro. Continua

A 96 anni Eugenio Scalfari continua ad elargire all’umanità le sue perle di saggezza. E pare che voglia proseguire a lungo perché si preoccupa per il sole che fra 5 miliardi di anni si spegnerà.

Infatti, spaziando dalla filosofia alla letteratura, dalla politica alla teologia, gli capita spesso di concludere con l’allarme perché “il Sole – la nostra stella portante – sta invecchiando” e, anche se “ci vorranno millenni per vedere un sole ombroso”, lui, Scalfari, è preoccupato. Evidentemente prevede di esser presente allo spiacevole evento e già riflette sul da farsi.

Ieri però ha evitato il solito finale sul sole e, dopo aver scritto del rapporto fra Benedetto XVI e papa Bergoglio, a sorpresa, ha concluso così: “Questo è il futuro, e non ci dimentichiamo le particelle elementari che ruotano intorno al principe di Salina. Speriamo bene”. Continua