“Hegel osserva da qualche parte che tutti i grandi avvenimenti e i grandi personaggi della storia universale si presentano, per così dire, due volte. Ha dimenticato di aggiungere: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa”.

Questa è la celebre battuta di Karl Marx (suggeritagli da Engels) nel “Diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte”. Ma questa stessa parabola si può applicare anche al comunismo: la prima volta realizzatosi come tragedia, la seconda – almeno in Italia (che fu la sede del più grosso Pc d’occidente) – come farsa.

E’ il film che è andato in scena da noi dal 1990 ad oggi quando – cambiati d’abito in fretta e furia per il crollo dei regimi dell’Est – i comunisti italiani si sono presentati – in un baleno – come gli “affidabilissimi” gestori della globalizzazione finanziaria clintoniana (che passava attraverso l’euro e l’Unione Europea): l’estrema e più dura incarnazione del turbocapitalismo, quello che Giulio Tremonti ha ribattezzato “mercatismo”. Continua

Durante la conferenza stampa aerea di ritorno dal Bangladesh, il 2 dicembre, (vedi QUI e il Post Scriptum di Sandro Magister QUI ) la giornalista francese Etienne Loraillère ha posto questa domanda a Bergoglio: “Qual è la sua priorità: evangelizzare o dialogare per la pace?”.
La risposta di Bergoglio – dopo una sequela di assurdità inconcepibili – alla fine arriva in questi termini inauditi:
“La sua domanda: cosa è prioritario, la pace o la conversione? Ma quando si vive con testimonianza e rispetto, si fa la pace. La pace incomincia a rompersi in questo campo quando incomincia il proselitismo, e ci sono tanti tipi di proselitismo, ma questo non è evangelico”.
In pratica Bergoglio sostiene che annunciare il Vangelo (fare proselitismo) crea divisione e il senso della presenza dei cristiani nel mondo è dialogare, “fare la pace”. MA LA CHIESA NON E’ L’ONU. ESISTE PER ANNUNCIARE GESU’ CRISTO A TUTTI GLI UOMINI.
Come ha osservato Riccardo Cascioli ( QUI ) questa risposta di Bergoglio rende sostanzialmente inutili (se non dannose) le missioni e i missionari e di fatto delegittima i tanti martiri cattolici che ci sono stati nella storia (i quali, evidentemente, hanno fatto l’errore di anteporre l’annuncio di Cristo all’andare d’accordo con tutti)
Una risposta del genere, che poi è perfettamente in linea col comportamento di Bergoglio che di fatto sconsiglia le conversioni, pone una questione molto più grande e grave .
MI CHIEDO SE QUESTA SIA LA RISPOSTA DI UN PAPA… IL MANDATO APOSTOLICO DI GESU’ E’ UN ALTRO ED E’ MOLTO CHIARO:

Continua

Era il febbraio 2016. Papa Bergoglio si trovava sul volo di ritorno dal Messico e – nella solita conferenza stampa aerea – gli fu chiesto cosa pensava della legge sulle unioni civili che era in discussione nel nostro Parlamento. Rispose: “Io non so come stanno le cose nel Parlamento: il Papa non si immischia nella politica italiana”.

In quella stessa circostanza però Bergoglio s’immischiò nella politica americana attaccando Trump per aver proposto di fare il muro contro l’immigrazione al confine col Messico.

Del resto se si parla di migranti s’immischia pure nella politica italiana. A parole Bergoglio, quel 18 febbraio 2016, affermò: il Papa non può mettersi nella politica concreta, interna di un Paese: questo non è il ruolo del Papa”.

Però in pratica egli interviene pesantemente e pretende che l’Italia faccia la legge sullo ius soli.

BOMBARDAMENTO

Ecco qualche titolo di giornale degli ultimi mesi.

“Messaggio di papa Francesco: sì allo ius soli e allo ius culturae” (Repubblica, 21 agosto); “Migranti, Papa Francesco: ‘la nazionalità va riconosciuta alla nascita’ ” (Rai news 21 agosto); “Papa Francesco: “Immigrati, i politici che fomentano la paura seminano violenza razzista” (Libero, 24 novembre). Papa Francesco torna a chiedere lo ius soli, serve una legge più attinente al contesto sociale” (Il Messaggero, 27 settembre). Continua

Ha fatto clamore il caso della scuola siciliana dove sono state rimosse le immagini della Madonna e di Gesù Cristo – ed è stata cancellata la preghiera del mattino – in nome della laicità della scuola. E’ la legge.

Però, per lo stesso motivo, si dovrebbero bandire dalla scuola pubblica tutti gli indottrinamenti ideologici, di ogni genere (che purtroppo ci sono).

E poi se fosse riconosciuta davvero la libertà di educazione non sorgerebbero questi problemi: in un Paese dove ci sono varie proposte educative, ognuno può scegliere la scuola che preferisce (anche quella che ha la preghiera del mattino).

Ma in Italia non c’è questa libertà. E si può scommettere che quello siciliano è solo l’antipasto delle polemiche relative al prossimo Natale che ogni anno divampano puntualmente per il presepio, per la messa natalizia e quant’altro.

Fare o non fare il presepio? Offende qualcuno il ricordo della nascita di Gesù a Betlemme?

Perché si fanno quindici giorni di vacanza a scuola? Il presepe nei luoghi pubblici è una rappresentazione religiosa o anzitutto un richiamo culturale alle nostre comuni radici cristiane?

UN EVENTO ENORME

Prima di rispondere a queste domande c’è da segnalare qualcosa che nessuno finora ha notato. Sta accadendo un evento di enorme portata nella Chiesa: è anzitutto lì – non nelle scuole – che viene progressivamente cancellato Gesù Cristo o posto in secondo piano.

L’annuncio dell’Incarnazione di Dio, l’annuncio della salvezza, da cinque anni a questa parte, è stato sostituito da una specie di predicazione sociale o socialista che vede al centro i migranti (possibilmente islamici), insieme alla predicazione ecologista sul riscaldamento globale.

La “sostituzione” è anzitutto quantitativa: l’insistenza ossessiva con cui papa Bergoglio ripropone continuamente i migranti (e l’ecologia) a tutte le ore, tutti i giorni, per Natale, per l’Assunta e per Pasqua, un tempo – nei predecessori – riguardava l’annuncio di Cristo, la vita eterna e la dottrina cattolica. Continua

Mentre ormai ogni giorno ci arrivano notizie surreali – l’ultima è la celebrazione di Lutero sui foglietti della Messa (QUI) – ci si chiede cosa sta accadendo nella Chiesa.

Molti vorrebbero capire che concezione abbia, Bergoglio, della Chiesa, della liturgia, dei sacramenti.

Vorrebbero comprendere quale filo rosso unisca le innovazioni “rivoluzionarie” dell’Amoris laetitia sulla comunione ai divorziati risposati con la celebrazione di Lutero, con il banchetto fatto nella Basilica di san Petronio e con tante altre trovate bergogliane (compreso il fatto che non si inginocchia davanti al tabernacolo e all’Eucaristia)…

Nella “Correzione filiale” dei giorni scorsi si leggeva fra l’altro:

“Santo Padre, ci permetta infine di esprimere anche la nostra meraviglia e dolore per due eventi accaduti nel cuore della Chiesa, i quali similmente manifestano il favore di cui gode l’eresiarca tedesco sotto il Suo pontificato. Il 15 gennaio 2016 è stata concessa la Santa Comunione a un gruppo di luterani finlandesi nel corso della celebrazione di una Santa Messa nella basilica di San Pietro. Il 13 ottobre 2016, Vostra Santità ha presieduto un incontro di cattolici e luterani in Vaticano, nella Sala Nervi, in cui era stata eretta una statua a Martin Lutero”. Continua

Questo articolo non ha fatto in tempo ad uscire che già in mattinata se n’è saputa un’altra: il giornale dei vescovi italiani “Avvenire” ha arruolato come vignettista Sergio Staino, sottolineando che è “non credente” e soprattutto che è TUTTORA direttore dell’Unità, storico giornale del Pci, ed è anche Presidente onorario dell’Uaar (Unione atei e agnostici razionalisti). Quindi ha tutti i titoli per apparire sul giornale della Chiesa italiana, dove, in epoca bergogliana, i credenti sono visti molto male. Vedremo se adesso i vescovi, che hanno i credenti in così gran dispetto, andranno a chiedere l’otto per mille ai compagni e ai “non credenti”.

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La Pubblica (d)istruzione ha oggi una “ministra”, Valeria Fedeli, che ha appena avuto il privilegio di venir rilanciata dai due campioni della società dello spettacolo: Crozza e Bergoglio.

Difficile dire chi dei due abbia avuto la migliore trovata comica. Crozza fa dire alla Fedeli: “Se avessi avuto lo smartphone in classe avrei finito le elementari anche io”.

Bergoglio è stato più corrosivo e divertente: gli ha fatto fare la prefazione a un suo libro intitolato “Imparare ad imparare”.

Per invitare i ragazzi a studiare quale migliore testimonial della Fedeli? Di sicuro i giovani si tufferanno nei libri preferendo diventare un giorno disoccupati piuttosto che rischiare di diventare ministri. O papi.

Perché pure Bergoglio ha avuto problemi con i titoli di studio (teologici). Perciò è diventato papa.

Dopo che hanno elevato lui al ministero di Pietro chi poteva eccepire sulla nomina della Fedeli a capo del ministero dell’Università? Continua

Stamani è stata pubblicata anche la lettera che 40 studiosi cattolici di tutto il mondo (sono già diventati 62) hanno recapitato a papa Bergoglio lo scorso 11 agosto. “Un passo che non ha eguali nella storia moderna della Chiesa” scrive Sandro Magister “perché è al lontano 1333 che risale l’ultimo precedente analogo, cioè una ‘correzione’ pubblica rivolta al papa per delle eresie da lui sostenute, poi effettivamente rigettate dal papa di allora, Giovanni XXII. Le eresie denunciate dai firmatari della lettera sono sette. E tutte contenute, a loro giudizio, nel capitolo ottavo dell’esortazione apostolica Amoris laetitia”. Vedi QUI , QUI e QUI

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Nessun papa finora aveva osato attribuirsi il nome di san Francesco d’Assisi, l’ “alter Christus”. Bergoglio lo ha fatto.

Ma lui – nel libro intervista appena uscito con Dominique Wolton, “Politique et societé” – come una “excusatio non petita” (perché nessuno glielo aveva chiesto) dice scherzosamente che non è stato un atto di superbia, ma semmai di umiltà, perché avrebbe anche potuto chiamarsi “Gesù II”. Ovviamente sottolinea che sta scherzando (anche Arlecchino si confessò burlando…).

Ma inanella battute sulla presunzione degli argentini (“Sa qual è l’affare migliore? Comprare un argentino per il suo valore e rivenderlo per il valore che lui crede di avere”). Aggiunge che un argentino si suicida gettandosi dalla cima del proprio Ego…

Insomma esibisce molta autoironia sull’Ego degli argentini, così tanta da far capire che lì dev’esserci un problema. Magari un problemone, quello che anni fa tentò – inutilmente – di risolvere la psicoanalista.

Forse il suo è addirittura un modo inconscio per chiedere aiuto. Ma l’uomo sembra ormai prigioniero di quella macchina da guerra che si chiama Ego-latria nella forma di una papolatria planetaria.

Il connotato di questo pontificato è infatti l’enormità delle ambizioni.

Bergoglio sembra voler “rifondare” la Chiesa e quasi proporsi davvero come un “papa Gesù II”, cosa che però significa in qualche modo scalzare il Fondatore vero, Cristo, il quale – conoscendo i suoi polli – aveva avvertito che le sue parole e i suoi comandi restano per sempre e non cambiano col tempo (Mt 24,35). Continua

Stamani quando è andato in edicola questo mio commento su “Libero” è uscito contemporaneamente questo titolo di apertura di “Repubblica”: “INTESA GOVERNO-VATICANO: ‘SI ALLO IUS SOLI ENTRO L’ANNO'”. Che è la conferma di quanto avevo scritto in questo articolo. Ci si chiede – dopo questo titolo di “Repubblica” – dove sono finite tutte le anime belle della sinistra che strillavano contro “l’ingerenza” ogni volta che la Chiesa si pronunciava per la sacralità della vita umana. La laicità dello Stato non è più un valore? E ci si chiede pure se il Bergoglio che fa un tale patto col governo perché venga approvato lo Ius Soli (in barba alle opinioni degli italiani) sia lo stesso Bergoglio che – al tempo della legge sulle unioni civili – spiegava che taceva perché non voleva immischiarsi in politica…

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A giugno scorso la politica italiana ha svoltato ed ha cominciato la volata dell’ultimo chilometro. Da allora tutto quello che accade va letto in chiave pre-elettorale, cioè in vista delle elezioni politiche. Tutto è finalizzato a quell’esame.

Perché è stato decisivo giugno? Perché alle elezioni amministrative parziali l’Italia (ancora una volta) ha mandato al Palazzo un segnale forte e chiaro che si potrebbe riassumere nello slogan di Beppe Grillo del 2007. In sostanza un “Vaffa”.

Infatti il Paese si è rivelato molto diverso da come viene rappresentato sui media e da come lo pensano nel Palazzo della politica dove spesso credono alla loro stessa propaganda.

In sintesi, nei Comuni con più di 15 mila abitanti in cui si è votato il centrosinistra governava in 81 Comuni e – dopo giugno – ne ha ripresi solo 50, il centrodestra da 42 è passato a 54 e i grillini sono passati da 3 a 8 amministrazioni municipali.

Si è scoperto, di nuovo, che in Italia il centrodestra rappresenta la formazione con più consensi. E per il Pd non vale nemmeno invocare la menomazione dovuta alla scissione perché in quei Comuni di solito il centrosinistra si presentava unito. Continua

Proprio poche ore dopo l’uscita nelle edicole di “Libero” con questo editoriale, papa Bergoglio ha fatto la sua consueta conferenza stampa in aereo. Come sempre ne ha dette di cotte e di crude. Ma qui mi interessa riprendere una sola cosa: sembra che abbia ringraziato l’Italia per quello che ha fatto nell’accoglienza dei migranti e pare abbia riconosciuto che un governo deve essere “prudente” e ogni Paese ha diritto a regolare i flussi migratori in base alle sue possibilità.  E’ la conferma – arrivata in tempo reale – che avevamo visto giusto: la sua sfrenata campagna per abbattere le frontiere e permettere un’emigrazione di massa ha avuto un riscontro pessimo nell’opinione pubblica. Così Bergoglio – che ragiona come i politici e cerca anzitutto il consenso – è corso ai ripari con questa tardiva e parziale marcia indietro. Resta però il nefasto messaggio dominante del suo pontificato, che in questi anni  ha influenzato pessimamente i govern italiani, che si sono arresi di fronte all’immigrazione di massa.

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La continua, insistente, ossessiva predicazione di papa Bergoglio a favore dell’emigrazione che esige dall’Italia e dall’Europa di spalancare le frontiere a milioni di migranti, gli ha fatto perdere le simpatie di una grossa fetta di opinione pubblica. Non solo quella più popolare che soffre maggiormente l’irrompere di tante comunità straniere.

Già da tempo sono intervenuti alcuni studiosi laici come Paul Collier, docente di Economia e Politiche pubbliche a Oxford e autore di “Exodus”, lo studio fondamentale sul fenomeno migratorio.

Collier, su Catholic Herald, scrive, con riferimento a Bergoglio, che “le reazioni cristiane di fronte ai rifugiati e alle migrazioni sono caratterizzate da una certa confusione morale, e tutto ciò mentre non riescono ad affrontare le necessità reali”.

Insieme al “cuore” occorre “la ragionevolezza”, altrimenti si fanno danni. Infatti lo studioso ha mostrato che la politica delle porte aperte ha danneggiato proprio i Paesi di provenienza dei migranti, perché li ha privati delle energie migliori per la ricostruzione.

Inoltre danneggia i poveri e i lavoratori dei paesi europei perché lo “stato sociale” non può provvedere a loro e a milioni di stranieri bisognosi che arrivano. Non ci sono le risorse. E Collier afferma che non si ha diritto di definire “razzismo” le preoccupazioni dei nostri poveri.

Le frontiere degli stati nazionali – ha aggiunto Collier in polemica con certi strali bergogliani – “non sono abomini morali”. Sono, come i muri di ogni abitazione per le nostre famiglie, la protezione della vita pacifica di una comunità.

E il diritto di emigrare dal proprio paese non significa che si ha automaticamente diritto di immigrare dove si vuole.

Più sbrigativo e drastico è stato l’economista e scrittore Geminello Alvi secondo cui Bergoglio promuove una immigrazione “scriteriata” per l’abitudine dei gesuiti di fare i “filantropi coi soldi altrui”.

Alvi aggiunge che la predicazione bergogliana è una “disgrazia quotidiana” che ha messo “il cattolicesimo ormai in liquidazione”.

Ma ormai sempre più spesso sono i cattolici a contestare la fissazione politico-teologica di Bergoglio sull’emigrazione.

L’altroieri è stata pubblicata da uno scrittore cattolico francese, Henri de Saint-Bon, esperto di Islam e di Chiese orientali, autore di vari libri, una “Lettera aperta a papa Francesco” che merita di essere considerata attentamente. Continua

Tantissimi cattolici, negli ultimi anni, hanno guardato al card. Carlo Caffarra come una delle poche luci nelle tenebre presenti.

Un sacerdote mi confida che, proprio nei giorni scorsi, è andato da lui a dirgli il suo dolore per il disastro quotidiano che si vive nella Chiesa, riferendogli alcuni fatti.

Il cardinale è scoppiato a piangere e gli ha detto:

“Il Signore non abbandonerà la Sua Chiesa. Gli Apostoli erano dodici e il Signore ricomincerà con pochi. Immagina la sofferenza di S. Atanasio che rimase da solo a difendere la verità per amore di Cristo, della Chiesa e degli uomini. Dobbiamo avere fede, speranza e fortezza”.

Quel sacerdote mi confida: “il cardinale era molto addolorato, ma mi ha trasmesso tanto coraggio e tanto amore per la Chiesa”.

Il riferimento di Caffarra a S. Atanasio rimanda al momento più buio della storia della Chiesa. Quando gli eretici ariani nel IV presero il controllo della Chiesa.

Quasi da sola si levò la voce del vescovo Atanasio a difesa della verità cattolica. Egli fu scomunicato dal papa e subì quattro volte l’esilio. Continua