Continua l’attivismo politico di Bergoglio. Mentre questo articolo andava in stampa, il vescovo argentino ha ricevuto il leader della Cgil Maurizio Landini  e i due – scrive “Repubblica” – “hanno condiviso i rischi di derive autoritarie”. Curiosa condivisione fra il leader del sindacato storicamente legato alla storia del Pci e il monarca assoluto di uno stato teocratico  (lo Stato Vaticano) che sarebbe tenuto a rispettare lo Stato italiano (che è uno stato democratico)  e a non interferire nella sua politica. 

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Lo sfrenato attivismo di papa Bergoglio e dei vertici episcopali (la Cei), nella campagna elettorale delle europee, aveva – com’è noto – un solo obiettivo: sconfiggere la Lega di Salvini.

Memorabili due titoli del Fatto quotidiano: “Il papa è la vera opposizione a Matteo Salvini” e “Cei: ‘Votate tutti tranne Salvini’ ”.

In particolare dal Vaticano e dalla Cei si è cercato di convogliare i voti dei cattolici sul PD, su Leu, su “Più Europa” di Emma Bonino  (per la coincidenza di idee su UE, migranti e altro) e pure sul M5S  da quando Di Maio decise di fare campagna elettorale contro Salvini (un cardinale aveva confidato al “Fatto” che in Vaticano ormai “i Cinque Stelle sono di casa”).

Com’è noto l’appoggio bergogliano ha portato questi partiti alla sconfitta (i cattolici hanno in gran parte votato Lega).

Ma è significativo che proprio da questi stessi partiti, appoggiati alle elezioni da Bergoglio e dalla Cei, partiti che hanno posizioni molto laiciste sui temi etici, provengano i parlamentari che adesso hanno presentato una mozione al Senato in cui si propone di dare un colpo durissimo alla Chiesa Cattolica. Continua

“Servire i poveri è nel Vangelo, non è comunismo”, ha detto ieri papa Bergoglio per rispondere ai suoi critici. Dimenticando di dire che il comunismo è stato il peggior nemico dei poveri. E dimenticando che nel Vangelo c’è scritto che anzitutto bisogna servire Dio.

Gesù non vara un partito, non si occupa di elezioni e di politica, ma del Regno dei Cieli. Dei poveri Cristo parla in modo diametralmente opposto a Marx e Lenin, che non a caso detestavano il cristianesimo. Il magistero bergogliano è confusionario e genera confusione.

Secondo una ricerca della Doxa negli ultimi cinque anni, che corrispondono al pontificato di Francesco, il numero di fedeli cattolici in Italia è crollato di quasi otto punti percentuali (il 7,7 per cento). Continua

Incurante dell’ennesima, cocente, sconfitta elettorale (o forse proprio per questo), con rabbiosa ostinazione, papa Bergoglio prosegue la sua campagna elettorale, come leader politico della Sinistra mondiale.

Infatti continua a ripetere le sue invettive in perfetta sintonia con tale parte politica. I siti di tutti i giornali ieri titolavano: “Il Papa in Romania: ‘Non cedere alle seduzioni di una cultura dell’odio’ ”.

Espressione volutamente vaga, tipica di chi lancia il sasso nascondendo la mano, però sapendo che – trattandosi di una parola d’ordine della Sinistra – verrà poi interpretata come accusa contro chi si oppone a un’emigrazione di massa e incontrollata (contro i Salvini, i Trump eccetera).

Ecco infatti cos’ha detto: c’è “un senso dilagante di paura che, spesso fomentato ad arte, porta ad atteggiamenti di chiusura e di odio. Abbiamo bisogno di aiutarci a non cedere alle seduzioni di una ‘cultura dell’odio’ “. Continua

Ormai sembrail bacio della morte. Tutto quello che Bergoglio tocca va in rovina. Nella Chiesa anzitutto (ed è evidente a tutti). Ma anche nella politica, che poi è la vera ossessione del gesuita argentino.

Alle presidenziali americane  si lanciò contro Trump (e a favore della Clinton) e Trump trionfò, mentre Hillary sprofondò. La stessa cosa è accaduta nelle presidenziali della sua Argentina e in quelle del Brasile. Due sconfitte brucianti per i candidati sostenuti da lui.

Eguale disastro alle consultazioni in Colombia. Fece fare poi opposizione alla Brexit e sappiamo come è finita. Ormai si dovrebbe sfuggirel’appoggio di Bergoglio come una condanna sicura.

In Italia ilPd  dal 2013 ha seguito Bergoglio nella sua linea migrazionista. Così il Vaticano nel 2016 appoggiò il referendum costituzionale di Renzi  e fu un tale disastro  che il governo dello stesso Renzi crollò. Poi, alle elezioni del 2018, la chiesa bergogliana sostenne il Pd contro Lega e centrodestra e il Pd uscì a pezzi, precipitando al minimo storico, con le dimissioni di Renzi dalla segreteria.

Alle elezioni europee del 2019, per fermare Salvini, il Vaticano ha instaurato un collegamento con il M5S, che è ultralaicista, ma a Bergoglio non importa: a lui interessava che Di Maio bombardasse quotidianamente Salvini. E Di Maio lo ha fatto. Un cardinaleaveva confidato al “Fatto quotidiano” che in Vaticano “i Cinque Stelle sono di casa”. Ebbene, anche per il M5S quello di Bergoglio è stato il bacio della morte: crollo e voti dimezzati.

Così queste elezioni europee ci hanno consegnato un vincitore, Matteo Salvini, e due sconfitti assoluti: il M5S e Giorgio Mario Bergoglio. E’ evidente a tutti perché Bergoglio, dimenticandosi il sacro ministero del Vicario di Cristo, in queste settimane si è buttato anima e corpo nella mischia politica lanciandosi in una campagna elettorale sfrenata contro Salvini. Continua

Si può criticare Matteo Salvini come tutti i politici. Ma oggi siamo davanti a una demonizzazione della persona mai vista prima. Salvini sembra l’ossessione collettiva delle élite. E’ una fissazione, specie sui media. Il partito della demonizzazione pare tarantolato dalla volontà di azzopparlo e scongiurare la vittoria della Lega.

Però quello che più sconcerta è che tale “partito della demonizzazione” (in certi casi si può parlare di “partito dell’odio” ) abbia individuato il suo leader morale e politico in un vescovo che dovrebbe occuparsi delle cose del Cielo, un vescovo che non è neanche italiano ed è a capo di uno Stato straniero, ovvero Giorgio Mario Bergoglio. Continua

Sul sito della Treccani è finito il micidiale soprannome che Beppe Grillo affibbiò a Mario MontiRigor Montis . L’“uomo del rigore” europeo-teutonico applicò all’Italia le ricette di Bruxelles e fu una mazzata pazzesca per il Paese.

Crollo del pil a meno 2,5 per cento e lunga recessione, crollo della produzione industriale, crescita della disoccupazione ed esplosione del debito pubblico (il rapporto debito/pil dal 119 per cento schizzò al 126,5 per cento) .

Con questi “successi” alle spalle Monti, pochi giorni fa, dalla Gruber, attaccava Salvini dicendo che “senza ottenere risultati i ducetti perdono voti”.

Appena gliene danno l’occasione il senatore a vita sale in cattedra e – con l’allegra spensieratezza che lo contraddistingue – annuncia all’Italia catastrofi orrende se non si darà ascolto alle sue favolose idee, come, per esempio, una bella tassa patrimoniale per spennare ancora di più i contribuenti. Ma questa è la sua idea di dieci giorni fa.

Nelle ultime ore, improvvisatosi profeta, ha preconizzato addirittura la guerra se alle prossime elezioni europee dovessero vincere i Salvini.

Il tutto per esorcizzare quel leader leghista che – secondo gli illuminati come Monti (e come Bergoglio) – sarebbe colui che alimenta la paura  e che investe sulla paura.

Questa della guerra (mondiale? Nucleare?) sembrerebbe solo una battuta mal riuscita. Ma Monti l’ha argomentata davvero come fosse una cosa seria: se vinceranno i cosiddetti sovranisti “effettivamentecambieranno le politiche europee  e potrà aggregarsi l’unico obiettivo comune dei paesi sovranisti, che è ridurre di molto i poteri e il ruolo della Unione europea . Questo è lo Scenario che considero il più sfavorevole per tutti. Perché supponendo che vadano alla grande ci sarà prima questa riduzione del ruolo della Unione europeae poi quando questo ruolo sarà stato eliminato, distrutto e raso al suolo, tornerà la guerra in Europa “.

Ha proseguito che in questo caso “tutte le bandiere nazionali una volta che saranno state issate per guidare una crociata anti Bruxelles, anti Unione europea” si rivolgeranno “l’una contro l’altra”.

Se volessimo discuterne seriamente potremmo ricordare a Monti che la riduzione dei poteri dell’Unione Europea non è affatto una sciagura. 

Anche se arrivassimo fino all’abolizione del Trattato di Maastricht (magari!) torneremmo alla Comunità economica europea che abbiamo avuto dal Trattato di Roma (1957) fino – appunto – a Maastricht (1992), quella Cee che accompagnò il più splendido periodo di prosperità della nostra storia e che rispettava le sovranità nazionali 

Che poi – nel nostro caso – significa la sovranità proclamata dall’articolo 1 della nostra Costituzione repubblicana (che il trattato di Maastricht contraddice in molti punti fondamentali).

Se ogni popolo torna pienamente sovrano nel suo Stato non significa affatto che farà la guerra agli altri popoli europei: è una baggianata contraddetta dalla storia europea dal 1945 al 1992 .

Ma è contraddetta anche dalla storia precedente, nella quale a scatenare le guerre non furono le nazioni sovrane e democratiche , ma proprio le pretese egemoniche e imperiali che si scatenarono contro la sovranità delle nazioni 

Qui il problema riguarda anzitutto Francia e Germania  infatti sono stati prima Napoleone e poi Hitler a pretendere di “unificare” l’Europa schiacciando con le armi le sovranità nazionali.

Giovanni Paolo II – che da polacco ben conosceva gli imperialismi totalitari – nel discorso all’Onu del 5 ottobre 1995 spiegò che il Secondo conflitto mondiale “venne combattuto proprio a causa di violazioni dei diritti delle nazioni . Molte di esse hanno tremendamente sofferto per la sola ragione di essere considerate ‘altre’. Crimini terribili furono commessi in nome di dottrine infauste, che predicavano l’‘inferiorità’ di alcune nazioni e culture ”.

Giovanni Paolo II, vero padre dell’Europa libera, ha sempre propugnato un’Europa del tutto diversa dalla UE: un’Europa dei popoli dall’Atlantico agli Urali, un’Europa che riconosce le proprie radici cristiane e umanistiche, perché ha un’identità e non vuole diventare l’Eurabia o il dominio della tecnocrazia di Bruxelles .

L’Europa di Monti invece è quella della Bonino e di Bergoglio , è l’Europa della tecnocrazia, del migrazionismo di massa e del politicamente corretto, l’Europa di Maastricht che impoverisce i popoli e ne schiaccia le economie, le identità e le sovranità .

Dicevo che l’Europa di sovranisti, come sono (da noi) Lega e Fratelli d’Italia, sembra invece ispirarsi proprio a Giovanni Paolo II . E’ lui che nel suo storico pellegrinaggio in Polonia, 1979, affermò che “non si può comprendere l’uomo fuori da questa comunità che è la nazione” .  

Per questo incitò i giovani polacchi ad amare la cultura e la storia della propria nazione (“Restate fedeli a questo patrimonio! Conservate e accrescete questo patrimonio, trasmettetelo alle generazioni future”). E parlando alle vittime dei lager nazistiaffermò che “la fedeltà all’identità nazionale possiede anche un valore religioso”.

Nel suo storico discorso all’Onu del 5 ottobre 1995 ricordò che l’Onu  era nata proprio con “l’impegno morale di difendere ogni nazione e cultura da aggressioni ingiuste e violente”. 

Così il Papa mise in guardia dalla globalizzazione  che allora stava sviluppandosi e che, appiattendo tutto, suscitava nei popoli “un bisogno prorompente di identità e di sopravvivenza , una sorta di contrappeso alle tendenze omologanti. E’ un dato che non va sottovalutato, quasi fosse semplice residuo del passato” .

Oggi le parole “nazione” e “patria” vengono demonizzate dagli euristi, ma proprio papa Wojtyla in quell’occasione spiegò che il “termine ‘nazione’ , evoca il ‘nascere’, mentre, additato col termine ‘patria’ (fatherland), richiama la realtà della stessa famiglia” ed è “su questo fondamento antropologico che poggiano anche i ‘diritti delle nazioni’ , che altro non sono se non i ‘diritti umani’ colti a questo specifico livello della vita comunitaria” .

Concluse: “Presupposto degli altri diritti di una nazione è certamente il suo diritto all’esistenza: nessuno, dunque – né uno Stato, né un’altra nazione, né un’organizzazione internazionale – è mai legittimato a ritenere che una singola nazione non sia degna di esistere”.

Si possono realizzare forme di aggregazione giuridica tra differenti Stati , ma è necessario – aggiunse – “che ciò avvenga inun clima di vera libertà , garantita dall’esercizio dell’autodeterminazione dei popoli.

Quello che è accaduto dopo Maastricht, con l’Unione Europea, va in direzione opposta. E’ di nuovo una tentazione imperiale, ma realizzata con la moneta anziché con i carri armati

Infatti è costato ai popoli (specialmente all’Italia) quanto una guerra perduta . Proprio i disastrosi risultati del governo Monti – che applicò all’Italia le ricette di Bruxelles – dovrebbero far riflettere.

Antonio Socci

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Da “Libero”, 12 maggio 2019 

 

Ma almeno nella Settimana Santa potrebbero parlarci di Gesù Cristo? O chiediamo troppo al Vaticano e a Bergoglio?

Non so se oltretevere ci siano ancora cattolici (a parte Benedetto XVI e pochi altri), ma in fin dei conti la ragion d’essere della Chiesa è solo questa e la gente comune ha un desiderio infinito di ascoltare uomini di Dio che parlano di Gesù, del senso della vita e dell’eternità. 

Per discettare di clima e ambiente c’è già Greta Thunberg con i suoi seguaci, non c’è bisogno di Bergoglio che, se ci credesse, metterebbe in guardia dalle fiamme dell’Inferno più che dal riscaldamento globale

Possibile che nella Chiesa sia stata completamente spazzata via la Passione di Cristo che si consegna al massacro per amore nostro, che “si svenerà per voi” come recita un antico canto polifonico, e che risorge, sconfiggendo il male e la morte, aprendo così agli uomini la vita eterna? Quante volte sentite Bergoglio parlare di resurrezione, di eternità, di Inferno, Purgatorio e Paradiso?

Da quando è iniziata la sua stravagante epoca sudamericana (alla messa d’inaugurazione parlò di ambiente), Gesù è diventato il Grande Misconosciuto, ma ancora di più il silenzio assoluto ha riguardato la vita eterna e il mistero di Dio.

Gesù viene ancora, saltuariamente, rammentato, ma solo come pretesto per parlare di migranti. A Natale ci hanno raccontato che Gesù era migrante (anche se non è affatto vero), così – invece della nascita del Figlio di Dio – sono stati celebrati i barconi.

Nella Settimana Santa ecco di nuovo il pretesto della Passione di Cristo per parlare – come al solito – di migranti. Il card. Bassetti, bergogliano presidente della Cei, perfino nella liturgia del giovedì santo ha voluto ripetere le solite baggianate farlocche (“I migranti non sono un problema, sono una risorsa”).

Nella Via Crucis del Colosseo, quella con la presenza di Bergoglio, c’informa “Repubblica”, le diverse “meditazioni contestano porti chiusi e lager dei migranti”.

È chiaro che nella Passione di Cristo è compreso tutto il dolore degli uomini, ma anzitutto, almeno di Venerdì Santo, si dovrebbe parlare di lui, perché per parlare di migranti Bergoglio usa già gli altri 364 giorni dell’anno.

Se poi vogliamo proprio parlare di atrocità ci sarebbero le sofferenze dei cristiani perseguitati che però il Vaticano di Bergoglio non ama considerare perché i persecutori sono spesso i regimi dei “fratelli” islamici o quelli comunisti come la Cina che Bergoglio vuole compiacere ad ogni costo (gli ha praticamente consegnato la Chiesa cinese).

Oppure ci sarebbe da parlare dell’attacco alla vita, a cominciare da quella dei “non nati” (molti milioni ogni anno), ma questo non è un tema politicamente corretto, quindi il Vaticano se ne guarda.

D’altronde la questione migranti è del tutto fuori tempo, perché oggi – chi ha a cuore la loro vita – dovrebbe solo rallegrarsi per la fine delle stragi in mare. Tuttavia non lo fa per non riconoscere i meriti del ministro dell’Interno.

La Chiesa africana considera una sciagura  la partenza di tante energie giovani verso l’Europa. Come ha spiegato il card. Robert Sarah, africano: La Chiesa non può collaborare con la nuova forma di schiavismo che è diventata la migrazione di massaSe l’Occidente continua per questa via funesta esiste un grande rischio – a causa della denatalità – che esso scompaia, invaso dagli stranieri, come Roma fu invasa dai barbari. Parlo da africano. Il mio paese è in maggioranza musulmano. Credo di sapere di cosa parlo”.

Il cardinale ha anche aggiunto:Come un albero, ciascuno ha il suo suolo, il suo ambiente in cui può crescere perfettamente. Meglio aiutare le persone a realizzarsi nelle loro culture piuttosto che incoraggiarle a venire in un’Europa in piena decadenza. È una falsa esegesi quella che utilizza la Parola di Dio per valorizzare la migrazione. Dio non ha mai voluto questi strappi”.

Proprio il card. Sarah, grande uomo di Dio, ha spiegato mille volte che la più grande carità verso gli uomini è donare loro Dio, l’annuncio cristiano, ed è questo il compito della Chiesa.

Ma la chiesa progressista ha accantonato Dio e si occupa solo di politica, schiacciata sui temi della Sinistra. Bergoglio è in campagna elettorale permanente

Sui giornali clericali sono spariti i “principi non negoziabili” e la politica “progressista” dilaga. Il giovedì santo, sulla prima pagina di “Avvenire”, giornale della Cei, campeggiava una grande pubblicità dell’ultimo libro del gesuita padre Bartolomeo Sorge (è tornato anche lui in questo revival degli anni Settanta). S’intitola: “Perché il populismo fa male al popolo”.

Capito? Mica spiega che il laicismo  o il relativismo fanno male al popolo, mica ci mette in guardia dal politically correct, mica tuona contro l’islamismo o contro il comunismo  (c’è ancora, nella Cina che sta conquistando il mondo). 

No, il pericolo pubblico è rappresentato dal fantomatico “populismo”. Sono ancora fermi alla copertina di “Famiglia cristiana” con Salvini nei panni del diavolo.

La cancellazione di Dio dalla scena pubblica, di cui ha drammaticamente parlato Benedetto XVI nel suo ultimo intervento, sta avvenendo anzitutto ad opera di coloro che – per mestiere, se non per missione – dovrebbero parlare al mondo di Cristo e dell’eternità.

Lo ha detto con dolore lo stesso papa Benedetto: “Anche noi cristiani e sacerdoti preferiamo non parlare di Dio… Dio è divenuto fatto privato di una minoranza”.

Eppure gli uomini hanno uno struggente bisogno di ritrovare il senso della vita, di vedere una salvezza e guardano alla Chiesa come nei giorni scorsi, commossi, durante l’incendio della grande cattedrale di Notre Dame. 

C’è fame e sete di Dio, ma chi dovrebbe sfamare e dissetare l’umanità è tarantolato dalla politica, dal fanatismo ambientalista e migrazionista e ha dimenticato Dio.

Eppure nulla come il volto di Cristo arriva al cuore. Come scriveva George Bernanos“Verrà un giorno in cui gli uomini non potranno pronunciare il nome di Gesù senza piangere”

Siamo molto vicini a quel giorno.

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Antonio Socci

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Da “Libero”, 20 aprile 2019

A chi si è addormentato con le chiacchiere monotone e “politicamente corrette” delle élite clericali che lisciano il pelo ai salotti delle ideologie dominanti, il nuovo libro del card. Robert Sarah provocherà uno choc.

E’ sulla linea del magistero di Benedetto XVI e di Giovanni Paolo II non solo sui temi dottrinali, ma anche sulle questioni sociali del presente.

Il cardinale africano giganteggia nella Chiesa attuale per la sua autorevolezza, la sua spiritualità, per il suo distacco dalle lotte curiali e per la sua coraggiosa voce di verità.

Del resto già da giovane vescovo in Guinea  entrò in urto col regime socialista, cioè “con Sekou Touré sempre più inferocito contro questo nuovo pastore indomito difensore della fede. Dopo la morte improvvisa del tiranno, nel 1984, scopriranno che Sarah era il primo sulla lista dei nemici”  (Sandro Magister).

Specialmente sul tema dell’emigrazione  lui, africano proveniente da un villaggio poverissimo, è totalmente controcorrente rispetto al clericalismo di sinistra

Mette in guardia dalla “barbarie islamista” (come dalla barbarie materialista), appoggia i paesi di Visegrad che difendono le loro identità nazionali e boccia il Global Compact sulle migrazioni.

Ormai – dice –“ci sono molti paesi che vanno in questa direzione e ciò dovrebbe indurci a riflettere. Tutti i migranti che arrivano in Europa vengono stipati, senza lavoro, senza dignità… È questo ciò che vuole la Chiesa? La Chiesa non può collaborare con la nuova forma di schiavismo che è diventata la migrazione di massaSe l’Occidente continua per questa via funesta esiste un grande rischio – a causa della denatalità – che esso scompaia, invaso dagli stranieri, come Roma fu invasa dai barbari. Parlo da africano. Il mio paese è in maggioranza musulmano. Credo di sapere di cosa parlo”.

Così, in un’intervista a “Valeurs Actuelles” , ha presentato il suo nuovo libro, appena uscito in Francia (in italiano arriverà a fine estate), che s’intitola Le soir approche et déjà le jour baisse” , titolo che richiama il passo del Vangelo sui pellegrini di Emmaus.

E’ un grido d’allarme sulla Chiesa, sull’Europa e sulla sua Africa che ritiene danneggiata dall’ondata migratoria: “C’è una grande illusione che consiste nel far credere alla gente che i confini saranno aboliti. Gli uomini si assumono rischi incredibili. Il prezzo da pagare è pesante. L’Occidente è presentato agli africani come il paradiso terrestre(…). Ma come si può accettare che i paesi siano privati ​​di così tanti loro figli? Come si svilupperanno queste nazioni se così tanti loro lavoratori sceglieranno l’esilio?” 

Il prelato si chiede quali sono le strane organizzazioni “che attraversano l’Africa per spingere i giovani a fuggire promettendo loro una vita migliore in Europa? Perché la morte, la schiavitù e lo sfruttamento sono così spesso il vero risultato dei viaggi dei miei fratelli africani verso un eldorado sognato? Sono disgustato da queste storie. Le filiere mafiose dei trafficanti devono essere sradicatecon la massima fermezza. Ma curiosamente restano del tutto impunite”. 

Non si può far nulla? Il prelato cita “il generale Gomart, ex capo dell’intelligence militare francese”, il quale di recente ha spiegato: “Questa invasione dell’Europa da parte dei migranti è programmata, controllata e accettata […] Niente del traffico migratorio nel Mediterraneo è ignorato dalle autorità francesi, militari e civili”.  

Sarah si dice traumatizzato da quello che è accaduto negli anni scorsi: “La barbarie non può durare più. L’unica soluzione duratura è lo sviluppo economico in Africa. L’Europa non deve diventare la tomba dell’Africa”. Perciò “si deve fare tutto affinché gli uomini possano rimanere nei paesi in cui sono nati”

Così il cardinale si schiera purecontro il Global Compact che invece è sostenuto da Bergoglio: “Questo testo ci promette migrazioni sicure, ordinate e regolari. Ho paura che produrrà esattamente il contrario. Perché i popoli degli Stati che hanno firmato il testo non sono stati consultati? Le élite globaliste hanno paura della risposta della democrazia ai flussi migratori?”.

Sarah ricorda che hanno rifiutato di firmare questo patto paesi come Stati Uniti, Italia, Australia, Polonia e molti altri. 

Poi il cardinale critica il Vaticano che lo appoggia: “sono stupito che la Santa Sede non sia intervenuta per cambiare e completare questo testo, che mi sembra gravemente inadeguato”. 

E boccia le élite europee: “Sembra che le tecnostrutture europee si rallegrino dei flussi migratori o li incoraggino. Esse non ragionano che in termini economici: hanno bisogno di lavoratori che possano essere pagati poco. Esse ignorano l’identità e la cultura di ogni popolo. Basta vedere il disprezzo  che ostentano per il governo polacco”. 

Alla fine di questa strada – avverte Sarah – c’è solo l’autodistruzione. Secondo il cardinale si è approfittato della pur giusta lotta “contro tutte le forme di discriminazione” per imporre l’utopia della “scomparsa delle patrie”. Ma questo “non è un progresso”

Il multiculturalismo non va confuso con la carità universale: “La carità non è un rinnegamento di sé. Essa consiste nell’offrire all’altro ciò che di meglio si ha e quello che si è. Ora, ciò che di meglio l’Europa ha da offrire al mondo è la sua identità, la sua civiltà profondamente irrigata di cristianesimo”. 

Invece, secondo il cardinale, l’attuale globalizzazione “porta a un’omologazione dell’umanità, mira a tagliare all’uomo le sue radici, la sua religione, la sua cultura, la storia, i costumi e gli antenati. Così diventa apolide, senza patria, senza terra. È a casa dappertutto e da nessuna parte”.

Perciò il prelato spezza una lancia a favore dei paesi cosiddetti sovranisti: “I paesi, come quelli del gruppo di Visegrád, che si rifiutano di perdersi in questa pazza corsa sono stigmatizzati, a volte persino insultati. La globalizzazione diventa una prescrizione medica obbligatoria. Il mondo-patria è un continuum liquido, uno spazio senza identità, una terra senza storia”.

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Antonio Socci

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Da “Libero”, 7 aprile 2019

Molto si è scritto in questi giorni di Roberto Formigoni, ma si è dimenticato di ricordare la storia da cui è emerso. 

Comunione e Liberazione irrompe sulla scena attorno al 1969, quando la Chiesa stava precipitando in una crisi spaventosa e l’Italia era letteralmentetravolta dall’estremismo ideologico marxista.

Soprattutto nelle scuole, nelle università, nelle fabbriche e nei giornali il pensiero unico veniva imposto con soffocante violenza verbale e anche fisica. Di lì a poco esploderà perfino il terrorismo.

E’ in questo contesto che fiorisce – attorno a don Luigi Giussani– una travolgente esperienza di cattolicesimo vissuto che affascina migliaia di giovani. 

Recentemente, in un volume postumo del card. Giacomo Biffi, è stata pubblicata una sua lettera del 15 dicembre 1977 a una suora carmelitana di clausura dove il monsignore spiegava cosa stava accadendo: 

(quelli di CL) sono ragazzi convinti di avere il diritto di fare un’esperienza di vita associata alla luce della loro fede, nel pieno rispetto dei diritti altrui, che non hanno mai tentato di violare una sola volta. In forza di questo diritto, essi costituiscono all’interno dell’università l’unico gruppo che – con la sua sola esistenza – contesta la cultura egemone che ritiene di essere l’unica. Perciò sono insopportabili, perciò sono picchiati a morte. All’infuori di quello di esistere, non hanno mai compiuto nessuna provocazione; ma è la loro esistenza a essere provocatoria. In una società ormai arresa e impaziente di rendere omaggio al nuovo ‘principe’, sono gli unici” aggiungeva Biffi “a ritenere che la salvezza dell’uomo arrivi da un’altra parte e la sua promozione vada cercata in un’altra direzione. Don Giussani – che non si è mai sognato di occuparsi di politica – da molte settimane vive randagio, dormendo sempre in posti diversi, perché la polizia l’ha avvisato che esiste un progetto preciso di fargli la pelle. Quando gliela faranno, si troverà modo di dimostrare che è stata colpa sua. Del resto, non è CL in gioco, è il fatto cristiano.

Era così vero che – una volta eletto papa Giovanni Paolo II – proprio CL costituì, per il nuovo pontefice, il punto di forza per una rifioritura straordinaria della Chiesa Cattolica.

I ciellini – prima maltrattati dentro il mondo clericale postconciliare che si arrendeva al progressismo – ora avevano piena cittadinanza nella Chiesa e pure la DC attinse a queste inattese e fresche energieFormigoni fu l’emblema di quella rinascitache poi con Forza Italia diventò esperienza di governoin Lombardia.

La cosa che oggi più colpisce è la totale sparizione di CL. Sia il crollo numerico e di presenzafra i giovani, sia la sparizionedal dibattito pubblico dove l’originalità della sua posizione culturale e sociale destava grande interesse anche nel mondo laico (cosa rara per dei cattolici). 

E’ accaduto tutto con la morte di don Giussani nel 2005 e con l’arrivo di don Julian CarronCL ha perso il suo carisma e la sua originalità ed è appassita.

Un fenomeno che fa parte della desertificazione del mondo cattolicocompiutasi in questi anni del pontificato bergogliano, nei quali gli unici segni di vita – le Sentinelle in piedio i Family day– sono stati mal sopportati dal Vaticano.

Papa Bergoglio infatti fin dal 2013 ha voluto la cancellazione della presenza sociale e politica dei cattolici che aveva come simbolo la Cei del card. Ruini

Nel quinquennio del PDil Vaticano non voleva disturbare il manovratore, perché il PD, a cominciare dal governo Letta, aveva deciso di seguire papa Bergoglio nella sua unica vera battaglia politica: le frontiere aperte ai migranti. Così sono arrivati in 600 mila e il Pd si è suicidato.

Una volta andata al governo la Lega di Matteo Salvini, nel2018, Bergoglio ha improvvisamente rovesciato le sue posizionipretendendo che i cattolici tornino in politica con due bandiere: i migrantie l’entusiasmo acritico per l’Unione europea. Paradossalmente chi è più in sintonia col programma del papa argentino è la radicale Emma Bonino.

Invece di occuparsi della rinascita della presenza cattolica nella società e fra i giovani, dove non ce n’è più traccia, papa Bergoglio e la Cei si lanciano in politica dove di cattolici ce ne sono tantissimi.

Basta considerare i vertici dei partiti e delle istituzioni. Sono cattolici sia il presidente della Repubblica Mattarellache la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati

Sono cattolici sia il presidente del Consiglio Conteche i suoi due vice, Matteo Salvini  eLuigi Di Maio. Sono cattolici gli altri due leader del centrodestra, Berlusconi  eMeloni, come è cattolico Matteo Renzi  (e altri leader del Pd).

Forse non ci sono mai stati così tanti cattolici ai vertici della politica come oggi. Dunque tutta la mobilitazione del Vaticano della Cei ha una sola spiegazione: combattere Salvini.

E’ poi curioso che in questo dibattito su cattolici e politica (anche sui giornali laici) non venga mai considerata la vicenda storica della DC a cui l’Italia deve la rinascita oltreché la libertà.

Nel mese scorso molte celebrazioni, sui media, ha avuto don Luigi Sturzo, per i cento anni dalla fondazione del Partito popolare. Ed è curioso che esaltino Sturzo – che era un ultra liberista – anche cattolici che “in teoria” si dicono progressisti (d’altronde, nella pratica, è la sinistra che ha assecondato in questi anni la peggiore globalizzazione mercatista).

Si dimentica invece la Dc e il connotato keynesiano della politica DC, quella che dalla Costituente di La Pira a Fanfani, Moro ed Enrico Mattei, ha messo al centro la “piena occupazione” e – anche attraverso l’intervento dello Stato (si pensi all’Eni) – portò l’Italia, un tempo sottosviluppata, al quarto posto fra le potenze industriali

Paradossalmente oggi questa impostazione di “sinistra keynesiana”, totalmente avversata dalla UE e dal Trattato di Maastricht, è reperibile nella Lega di Salvini(che si avvicina peraltro alle percentuali di consenso della Dc). 

Così tutto appare rovesciato. Le coordinate destra/sinistra non dicono più nulla. Tutto è cambiato.

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Antonio Socci

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Da “Libero”, 24 febbraio 2019

Ci sono zelanti scribi e turiferari di vario peso che da sei anni si trovano ad applaudire papa Bergoglio anche se, ogni giorno, ne dice di tutti i colori VEDI QUI LE ULTIME:  https://www.lifesitenews.com/news/papal-theologian-never-saw-final-draft-of-human-fraternity-doc-contrary-to-#When:23:49:00Z

E’ una vitaccia la loro, perché devono magnificare continuamente le splendide “vesti”, cioè le gesta, di un sovrano che è palesemente inadeguato (per questo personalmente sento di dover pregare tanto per lui).

E’ un papa sprovvisto di una seria preparazione teologica, troppo desideroso di compiacere i potenti padroni del mondo, clamorosamente privo delle basi culturali minimeoltreché di prudenza, di misericordia evangelicae di “sensus Ecclesiae”.

Costoro lo sanno bene perché da tempo ci sono liberi intelletti che – con dolore – segnalano le cose più stravaganti e inaudite. Ma gli zelanti scribi non cercano di correre ai ripari, diradando i loro elogi al sovrano o invitandolo alla prudenza. No. 

Si avventano su coloro che hanno il torto di amare la verità e di dirla. Così qualche zelante scriba non ha trovato di meglio che mettere sotto il microscopio me, che pure non sono nessuno, per una mia citazione di san Vincenzoche costoro credono (erroneamente) falsa. 

Vedremo dopo di cosa si tratta. Prima devo esprimere la mia divertita sorpresa. Abbiamo infatti un papa che, proprio in fatto di citazioni, manifesta una disinvoltura sconcertante e una fantasia straordinaria, un caso unico nella storia del papato, eppure a questi scribi non interessano le strane citazioni papali. A loro interessa una mia citazione.

Non è curioso? Eppure papa Bergoglio è immensamente più importante di mee le sue citazioni (come vedremo) hanno conseguenze pesanti sulla vita della Chiesa.

Faccio un esempio. Nel mio libro “Non è Francesco”riportavo proprio – fra tante altre cose – il singolare caso di una sua citazioneche (questa sì) sembrerebbe davvero inventata. Ecco cosa scrivevo:

C’è una citazione prediletta da papa Bergoglio. La ripropone di continuo. La prima volta da Papa citò questa frase subito dopo l’elezione, durante il discorso ai cardinali nella sala clementina: 
“Egli, il Paraclito, è il supremo protagonista di ogni iniziativa e manifestazione di fede. … Io ricordo quel Padre della Chiesa che lo definiva così: «Ipse harmonia est». Il Paraclito che dà a ciascuno di noi carismi diversi, ci unisce in questa comunità di Chiesa”. 
Dopo di allora ha citato quel «Padre della Chiesa» e la frase «Ipse harmonia est», riferita allo Spirito Santo, una miriade di volte. Per esempio il 19 maggio 2013 (omelia di Pentecoste, nella messa con i movimenti ecclesiali) o il 4 ottobre 2013, ad Assisi, nella cattedrale di San Rufino, parlando ai religiosi. Ma già la citava da cardinale, come si vede nell’intervista rilasciata a «30 Giorni» nel 2007.
C’è solo un problema: che non esiste un Padre della Chiesa che abbia detto quella frase.Pure in Vaticano, dove sistemano tutti i discorsi papali per la pubblicazione sugli «Acta Apostolicae Sedis», non l’hanno trovato e quindi la frase compare senza attribuzione
Tuttavia, nessuno glielo dice, quindi Bergoglio continua a citare quel – non meglio identificato – «Padre della Chiesa». 
Avrei taciuto volentieri anch’io se alla fine quella citazione improbabile, durante l’incontro di Caserta del 28 luglio 2014 con il pastore pentecostale Giovanni Traettino, non fosse diventata la base «teologica» della nuova visione ecumenicache Bergoglio vuole dare alla Chiesa. 
Infatti ha detto: «La Chiesa è una nella diversità. E, per usare una parola bella di un evangelico che io amo tanto, una “diversità riconciliata” dallo Spirito Santo. [Perché] Lui fa entrambe le cose: fa la diversità dei carismi e poi fa l’armonia dei carismi. Per questo i primi teologi della Chiesa, i primi padri – parlo del secolo III o IV – dicevano: “Lo Spirito Santo, Lui è l’armonia”, perché Lui fa questa unità armonica nella diversità».
Considerato che nessun Padre della Chiesa ha mai pronunciato quella frase, sembra un po’ debole una teologia ecumenica fondata su di essa che – addirittura – spazza via la Dominus Iesus, la quale ha dietro di sé tutta la solidità della teologia cattolica. 

Ho scritto queste cose nel libro del 2014. Evidentemente la citazione fantasma – ripetuta di continuo – creava un certo imbarazzo in Vaticano. Così, nel 2017 (ci sono voluti tre anni), hanno cercato (maldestramente) di metterci una toppa e un articolo dell’Osservatore romano attribuisce quella “citazione” a Basilio di Cesarea.

Solo che il passo che citano di san Basilio non contiene affatto questa espressione. Eccolo qua: 

«Se dunque lodano Dio tutti i suoi angeli, se lo lodano tutte le sue potenze, questo avviene per il concorso dello Spirito. Se accanto a lui stanno migliaia di migliaia di angeli e infinite miriadi di ministri è nella potenza dello Spirito che essi compiono irreprensibilmente il loro ufficio. Tutta quell’armonia sovraceleste e indicibile (pàsan oun ten hyperourànion ekèinen kài àrreton harmonìan) nel servizio di Dio e nel mutuo accordo delle potenze sovracosmiche non potrebbe conservarsi senza che le presiedesse lo Spirito».

L’Osservatore romano, con evidente imbarazzo, commenta: “L’aforisma latino ‘ipse harmonia est’ non può e non vuole essere, proprio in quanto tale, una traduzione letterale del passo in questione”.

In effetti quella frase “citata” da Bergoglio non c’è proprionon c’è per nulla, né come traduzione letterale, né, in senso lato, come sintesi concettuale. 

Perché Basilio (che peraltro scrive in greco e non in latino) parlava del canto di lode a Dio degli angeli nei Cieli, mentre Bergoglio parla, confusamente, di carismi nella Chiesa oltretutto alludendo alle confessioni protestanti (come se i cori angelici e i seguaci di Lutero fossero la stessa cosa e come se fosse stato lo Spirito Santo a suscitare lo scisma protestante…).

Ognuno può trarre le sue conclusioni. Ma gli scribi bergogliani dovrebbero rispondere al quesito: è una citazione vera o inventata?

Non solo. Anche facendo il taglia e cuci a una citazione si può far dire a un autore l’opposto di quello che lui effettivamente afferma.

Prendiamo proprio san Vincenzo di Lérins(di cui parleremo dopo): Papa Bergoglio più volte cita il celebre passo sullo sviluppo del dogma del “Commonitorium”, ma non lo cita per intero, fa un taglia e cucida cui – guarda caso – restano escluse proprio le frasi che contraddicono la sua idea.

Per esempio, nel discorso al Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione cita questo passo affermando:

“D’altronde, come già ricordava san Vincenzo di Lérins: «Forse qualcuno dice: dunque nella Chiesa di Cristo non vi sarà mai nessun progresso della religione? Ci sarà certamente, ed enorme. Infatti, chi sarà quell’uomo così maldisposto, così avverso a Dio da tentare di impedirlo?» (Commonitorium, 23.1: PL 50)”. (…)
Questa legge del progresso secondo la felice formula di san Vincenzo da Lérins: «annis consolidetur, dilatetur tempore, sublimetur aetate» (Commonitorium, 23.9: PL 50), appartiene alla peculiare condizione della verità rivelata nel suo essere trasmessa dalla Chiesa, e non significa affatto un cambiamento di dottrina”.

Anche nell’intervista a padre Antonio Spadaro per “Civiltà Cattolica”, Bergoglio cita una frase tratta da quel passo di san Vincenzo di Lérins:

“Anche il dogma della religione cristiana deve seguire queste leggi. Progredisce, consolidandosi con gli anni, sviluppandosi col tempo, approfondendosi con l’età”.

Poi Bergoglio prosegue:

“San Vincenzo di Lérins fa il paragone tra lo sviluppo biologico dell’uomo e la trasmissione da un’epoca all’altra del ‘depositum fidei’, che cresce e si consolida con il passar del tempo. Ecco, la comprensione dell’uomo muta col tempo, e così anche la coscienza dell’uomo si approfondisce”.

Adesso leggiamo quel brano integrale del “Commonitorium” segnalando in neretto le parti omesse da Bergoglio:

Qualcuno forse potrà domandarsi: non vi sarà mai alcun progresso della religione nella Chiesa di Cristo?Vi sarà certamente e anche molto grande.
Chi infatti può esser talmente nemico degli uomini e ostile a Dio da volerlo impedire?
Bisognerà tuttavia stare bene attenti che si tratti di un vero progresso della fede e non di un cambiamento.Il vero progresso avviene mediante lo sviluppo interno.Il cambiamento invece si ha quando una dottrina si trasforma in un’altra.
È necessario dunque che, con il progredire dei tempi, crescano e progrediscano quanto più possibile la comprensione, la scienza e la sapienza così dei singoli come di tutti, tanto di uno solo, quanto di tutta la Chiesa.
Devono però rimanere sempre uguali il genere della dottrina, la dottrina stessa, il suo significato e il suo contenuto.
La religione delle anime segue la stessa legge che regola la vita dei corpi.
Questi infatti, pur crescendo e sviluppandosi con l’andare degli anni, rimangono i medesimi di prima.

E’ evidente che il taglia e cuci bergoglianoal “Commonitorium” fa dire a san Vincenzo di Lérins una cosa molto diversa da quanto lui davvero afferma. Anzi, più che diversa, gli fa dire una cosa antitetica.

Egualmente sconcertantisono altre citazioni bergogliane contenute addirittura nei suoi documenti ufficiali. Penso ad esempio a un testo come l’Amoris laetitia che ha un impatto devastante nella pastorale della Chiesa.

In quel testo le citazioni vengono disinvoltamente “trattate” e usate proprio per giustificare la nuova dottrina bergogliana in materia di unioni.

E’ il caso della citazione di un paragrafo della Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II, dove si omette il seguito (nello stesso paragrafo), perché contradice la tesi che si vuol sostenere, e che poi rifluisce nella più sconcertantenota 329in cui Bergoglio cita poche parole della “Gaudium et spes” (n. 51)per applicare in modo fuorviante,a coppie divorziate o risposate civilmente, quello che il documento del Concilio applica alle sole coppie validamente sposate. Facendo dire così alla “Gaudium et spes” un’enormità che è totalmente opposta al suo vero contenuto.

Sandro Magister così ha sintetizzato la disinvolta operazione bergogliana:

In effetti nella nota 329 della “Amoris lætitia” papa Francesco rivolge ai divorziati risposati che hanno scelto di convivere non più da adulteri ma “come fratello e sorella”, e quindi con la possibilità di fare la comunione, un esplicito rimprovero: quello di recare un possibile danno alla nuova famiglia, poiché – parole letterali – “se mancano alcune espressioni di intimità, ‘non è raro che la fedeltà sia messa in pericolo e possa venir compromesso il bene dei figli'”. Questo con tanto di citazione – in realtà ritagliata da tutt’altro contesto – della costituzione conciliare “Gaudium et spes”. E, peggio, col sottinteso che fanno meglio gli altri a condurre una piena vita da coniugi anche in seconde nozze civili, magari facendo anche la comunione”.

Un altro caso clamoroso è la citazione a sproposito di san Tommaso d’Aquino (cap. 304) per fargli dire l’opposto di quello che il grande teologo insegnava. Come è stato scritto, è un modo di “valorizzare l’adulterio citando (male) san Tommaso” VEDI QUI:

http://www.lanuovabq.it/it/valorizzare-ladulterio-citando-male-san-tommaso

Tutto questo sembra davvero sconcertante, ma non interessa i nostri studiosi clericali che si applicano con accanimento a me.  

Eppure una mia citazione non cambia nulla, mentre le tante citazione disinvolte di Bergoglio cambiano la dottrina e l’insegnamento della Chiesa.

Comunque è a me che costoro rivolgono le loro attenzioni critiche. E – dopo tanto studio – è arrivato finalmente il “formidabile” colpo: insinuano che io abbia inventato una citazione.

Ora, mi corre l’obbligo di ringraziare sinceramentequesti zelanti scribi clericali, sia per l’importanza che mi attribuiscono (decisamente esagerata); sia per l’ingrato lavoro che si sono accollati.

Infatti in questi sei anni (oltre a qualche centinaio di articoli) ho scritto tre libridedicati al “caso Bergoglio/Benedetto XVI”, cioè: “Non è Francesco”(Mondadori), “La profezia finale” (Rizzoli) e “Il segreto di Benedetto XVI” (Rizzoli).

Se consideriamo pure il capitolo che ho dedicato a Bergoglio in “Traditi, sottomessi, invasi”, siamo quasi a 800 pagine complessive(senza contare qualche centinaio di miei articoli).

In circa 800 pagine che ho pubblicato, dense di tantissime citazioni, con riferimenti bibliografici e note, pensavo sinceramente di poter incorrere in diversi errori e imprecisioni, cosa più che normale e scontata.

Invece i miei zelanti scribi non sono riusciti a trovare nient’altro che un banale errore di nome, cioè una citazione di san Vincenzo Pallotti che io ho erroneamente attribuito a un altro san Vincenzo (cioè san Vincenzo di Lérins).

Mi dispiace che abbiano faticato così tanto, per trovare così poco. Sicuramente se si applicano di più potranno trovare altri miei errori e li ringrazierò se me li segnaleranno, come già li ringrazio per questa segnalazione.

In ogni caso aver attribuito a san Vincenzo di Lérins una frase di san Vincenzo Pallotti non mi sembra una cosa da perderci il sonno. 

E’ vero, loro l’hanno sbandieratacome se avessero scoperto chissà quale misfatto e addirittura hanno titolato “Una citazione inventata da Antonio Socci?”. Avevano l’aria di chi finalmente ha preso in castagna  questo giornalista che critica papa Bergoglio.

Ma era il loro stesso articolo a smentire l’insinuazione malevola contenuta nel titolo, infatti il loro articolo riportava una fonte autorevole della citazione del Pallotti che è l’introduzione al volume, curato da Giovanni Cittadini, “Pio IX, Lettere” (vol. I, Laurenziana, Roma), pubblicato nel 1990

Se cercano meglio potranno trovare pure altre fonti. A me basta prendere atto che questi affannati scribi si contraddicono da soli, smentendo nel loro stesso articolo ciò che insinuano nel titolo

La citazione originale di san Vincenzo Pallottiè questa: “Alcuni papi Iddio li vuole, alcuni li permette, altri li tollera”. Quella che mi era stata riportata e trasmessa diceva: “Alcuni papi Iddio li dona, altri li tollera, altri li infligge”.

Come si vede c’è una difformità lessicale sul verbo “infliggere”, ma non c’è una sostanziale differenza concettuale, anzi: mi sembra molto migliore e più corretta la versione di Cittadini, perché fa capire che Dio non ha nessuna parte (nemmeno come intento punitivo) nell’elezione dei cattivi papi (non ce li “infligge” Lui, ma gli uomini che li eleggono)

Dunque adotto volentieri la prima versione che mi è più utileper far capire il cuore del problema. Ringrazio i miei critici per la segnalazione, perché così rafforzano il concetto che volevo esprimere.

Oltretutto aver riportato la seconda versione in miei scritti del 2011 esclude del tutto che sia stata modificata deliberatamente quella parola di san Vincenzo Pallotti contro l’attuale pontificato, perché nel 2011 Bergoglio stava a Buenos Aires e regnava Benedetto XVI. 

Del resto – ripeto – se nel 2014, riprendendo quella stessa citazione del 2011, avessi avuto quell’intenzione “antibergogliana” sarebbe stato per me più efficace e utilecitare la prima versione.

In ogni caso si tratta di in una citazione che veniva fatta discorsivamente(infatti non aveva un rimando bibliografico  in nota), per esprimere un concetto che dovrebbe essere noto a tutti i cattolici.

L’importante, al di là delle diverse sfumature linguistiche, è proprio il concetto espresso da quel santo, che è lo stesso in entrambe le versioni. Ma i miei zelanti inquisitori si guardano bene dall’andare alla sostanza ed evitano di riflettere su quella frase di san Vincenzo.

Si fermano a criticare il dito, perché serve ad attaccare polemicamente il proprietario del dito, ma – per un animo che ha a cuore la Chiesa – è molto più importante guardare la luna che quel dito indica.

Quella espressa nella frase di san Vincenzo è una concezione perfettamente cattolica che dovrebbe mettere in guardia dal rischio, oggi devastante, della papolatria.  

Infatti lo stesso identico concettoè stato espresso dall’allora cardinale Ratzinger, in una dichiarazione riportata da “Avvenire”, nel 1997.

Il mio critico – tal Marcotullio – definisce “famigerata dichiarazione” quella del futuro Benedetto XVI. Io invece seguo questo grande teologo e papa che tuttora è fra noi il grande maestro della fede. 

Dunque Ratzinger, con la sua nota chiarezza, alla domanda se è lo Spirito Santo il responsabile dell’elezione di ogni papa, dette testualmente questa risposta:

Non direi così, nel senso che sia lo Spirito Santo a sceglierlo. Direi che lo Spirito Santo non prende esattamente il controllo della questione, ma piuttosto da quel buon educatore che è, ci lascia molto spazio, molta libertà, senza pienamente abbandonarci. Così che il ruolo dello Spirito dovrebbe essere inteso in un senso molto più elastico, non che egli detti il candidato per il quale uno debba votare. Probabilmente l’unica sicurezza che egli offre è che la cosa non possa essere totalmente rovinata. Ci sono troppi esempi di Papi che evidentemente lo Spirito Santo non avrebbe scelto.

In effetti la storia della Chiesa offre molti esempi di papi indegni (anche senza ricordare i papi che Dante mette all’Inferno). Così Ratzinger conferma proprio quanto affermato da san Vincenzo.

Si possono usare parole diverse, si può argomentare con uno stile diverso, ma resta la stessa concezione cattolica dei papi.

Per questo la Chiesa, durante i Conclavi, chiede ai fedeli di pregare affinché i cardinali eleggano il candidato che è nel cuore di Dio: proprio perché è possibile che eleggano qualcuno che non è adeguato al pontificato o che sarebbe pernicioso e magari è spinto da lobby e poteri di questo mondo.

In questo ultimo caso, lo Spirito Santo – diceva il card. Ratzinger – garantisce solo che costui non possa distruggere del tutto la Chiesa, anche se può fare danni immensi.

C’è di che riflettere… Facciamolo dunque con serenità e senza paraocchi, cari amici scribi. Riflettiamo con la pace di Cristo nel cuore.

Antonio Socci