“Forse dovremmo smetterla di dire che la pace è tra i valori della sinistra italiana. Mi pare, al contrario, che la sinistra sia guerrafondaia”.

A emettere questa drastica sentenza è padre Alex Zanotelli, simbolo del pacifismo italiano, in una intervista al “Fatto quotidiano”. Ed ha ragione, perché stavolta più che mai a calzare l’elmetto e suonare la carica è stato proprio il Pd.

Un po’ perché certi post comunisti devono far dimenticare di essere stati comunisti al tempo dell’Urss e dunque si “arruolano” fra i più oltranzisti fanti della Nato (fanti da salotto, ovviamente, non da trincea).

Un po’ perché il segretario Letta punta visibilmente a farsi notare in ambienti Usa come un fidatissimo e acritico paladino e finisce per essere più estremista della leadership americana. Infatti lui per primo, alla Camera, il 25 febbraio, ha invocato l’invio di armi in Ucraina e il Pd, capeggiando il partito della guerra, ha “trascinato” tutti. Con la Ue che ha messo fine alla favola dell’Europa pacifica e pacifista. Continua

Sono la maggioranza nel Paese, ma si sentono trattati come italiani di serie B. Stiamo parlando dell’elettorato di centrodestra, quello a cui non piace la sinistra. Quello che vorrebbe un cambiamento in Italia.

Già alle elezioni autunnali ha manifestato il suo malessere con una forte astensione (un segnale non capito) e potrebbe rifarlo in modo più devastante alle prossime elezioni politiche, non solo per le candidature sbagliate (com’è accaduto in autunno) o per le divisioni fra i leader del centrodestra. Ma anzitutto perché ritiene inutile votare sentendosi trattato come un’Italia di seconda categoria. Continua

Nella partita del Quirinale il centrodestra si è mosso finora in modo trasparente e lineare, mentre l’altra parte sembra una maionese impazzita: tutti contro tutti.

Nel centrodestra si è ipotizzata in modo trasparente e lineare la candidatura di Silvio Berlusconi il quale – dopo le reazioni rancorose e i veti arrivati dalla Sinistra – per evitare spaccature che il Paese oggi non capirebbe, ha deciso di fare un passo indietro “ponendo sempre l’interesse collettivo al di sopra di qualsiasi considerazione personale”, come ha scritto l’ex premier, che ha aggiunto: “l’Italia oggi ha bisogno di unità al di là della distinzione maggioranza-opposizione” per affrontare pandemia ed emergenza economica.

Bisogna riconoscere che questo è senso di responsabilità e senso delle istituzioni e dovrebbe indurre tutti ad abbandonare settarismi e pregiudizi. Invece dal Pd è arrivata una risposta faziosa, in cui non si ravvisa alcun senso delle istituzioni. Continua

In natura ci sono delle costanti come la velocità della luce o – più terra terra – fenomeni naturali ovvi come la neve d’inverno e il caldo d’estate. Deve appartenere a una legge di natura anche il sesto senso del Pd per il potere e bisogna riconoscere alla sua classe dirigente un’abilità davvero straordinaria nel mantenerlo.

Infatti qualunque cosa succeda, in un modo o nell’altro, salta fuori la soluzione che vede il Pd insediarsi al potere. Lo dimostra la storia. Da circa 15 anni il Pd non vince le elezioni, eppure sta (o comunque torna) sempre al potere. Continua

Secondo le cronache dei giorni scorsi Enrico Letta e Giuseppe Conte, per fare un summit riservato, hanno pranzato insieme da “Settimio”. Così si è saputo subito che il tema del colloquio è stato l’ormai prossima elezione del nuovo presidente della Repubblica.

Forse il Pd voleva far sapere che intende “dare le carte”, anche stavolta nell’elezione del presidente. Attorno a quel tavolo Letta ha voluto sondare Conte e il M5S sulla possibile candidatura di Paolo Gentiloni (Pd).

Nessuno ha fatto una riflessione su questo episodio, che annuncia la strategia del Pd sul Quirinale. Ma una riflessione va fatta. Continua

Cosa succede dentro al Pd? Enrico Letta è stato eletto segretario (in pratica all’unanimità) dicendo: Il Governo Draghi è il nostro Governo”.

Ieri lo stratega di Zingaretti, Gianfranco Bettini, gli ha risposto: “io sono contrario alla formula secondo cui ‘il governo Draghi è il mio governo’ e secondo cui il suo programma è il nostro programma”.

Ieri Letta ha dichiarato: “Per noi la priorità è che questo governo duri fino alla fine naturale della legislatura”. Negli stessi minuti Bettini tuonava contro l’idea di “un governo che arrivi fino alla fine della legislatura”.

La sua proposta è mandare Draghi al Quirinale e poi andare alle urnecon un’alleanza di ferro Pd-M5S-Leu. L’idea di Letta invece è la riconferma di Mattarella. Un bello scontro. Continua

Era il 29 giugno quando Beppe Grillo pronunciò il suo durissimo giudizio su Giuseppe Conte: “non può risolvere i problemi perché non ha né visione politica, né capacità manageriali. Non ha esperienza di organizzazioni, né capacità di innovazione”.

Due settimane dopo è arrivato il “patto della spigola” che però non ha cancellato quelle parole, le ha solo messe nel congelatore.

Al momento, Conte – per prendere il controllo completo del M5S – non può permettersi di mostrarsi risentito con Grillo, perché domina un altro e più importante risentimento: quello verso Draghi (reo di aver preso il suo posto a Palazzo Chigi) e verso Renzi (reo di averlo sfiduciato).

Del resto pochi credono alla “pace di Bibbona”. Come riferisce Emilio Pucci sul “Messaggero”, un big grillino dice: “Il fondatore M5s non si farà mettere all’angolo, è evidente che lo sta mandando avanti per poi farlo bruciare”. Continua

Che fine hanno fatto i cattolici del Pd? La domanda s’impone ora che – protagonista di tutte le battaglie più laiciste – il Pd è entrato in guerra aperta contro il Vaticano e soprattutto contro il Vaticano di papa Francesco.

Cioè contro quel Papa che Letta diceva di considerare un punto di riferimento e che – in fondo – oggi chiede solo correzioni al Ddl Zan a difesa della libertà di tutti gli italiani. È una situazione nuova per il Pd.

Nel partito che doveva unire due anime opposte, quella comunista del Pci e quella “cattolico democratica” della Sinistra diccì, non c’è più traccia di cultura cattolica. E non si vede al suo interno neanche quella cultura liberale e socialista che rifiuta indottrinamenti, bavagli, dogmi e pedagogie di Stato.

C’è solo quella (post) comunista diventata radical-chic. Tutto il Pd ormai professa l’ideologia soffocante del “politicamente corretto”. Continua

A cento giorni dalla nascita del governo Draghi, si è dissolta di colpo la cortina fumogena della propaganda ed è apparsa una realtà opposta a quella che, per mesi, i media e il Pd, avevano raccontato:il grosso problema dell’esecutivo non è la Lega, ma il duo Pd-M5S.

A dire il vero, i mal di pancia dentro al Pd, per la defenestrazione del governo Conte e l’arrivo di Draghi, c’erano fin dall’inizio e sono noti da tempo.

Goffredo Bettini, lo stratega di Zingaretti, insinuava: “Non voglio usare la parola complotto, ma per la caduta del governo presieduto da Giuseppe Conte si è mosso qualcosa di più grande di Matteo Renzi”.

Ieri Marcello Sorgi, che conosce bene l’ambiente Pd, scriveva sulla “Stampa” che “il Pd di Zingaretti e Bettini”, dopo la crisi di governo, pur di bloccare Draghi, si è “adoperato fino all’ultimo per convincere Renzi al varo impossibile del Conte-ter”.

Poi, con il cambio di segreteria e l’arrivo di Letta, si è voluta accreditare l’idea che il suo Pd fosse diventato il più convinto sostenitore di Draghi, quasi “il partito di Draghi”. Ora però si rende evidente che è il contrario: Draghi, per i Dem, è un avversario. Continua

Lo aveva preannunciato a marzo, nel discorso di “insediamento” alla leadership del Pd. Enrico Letta disse che si candidava alla segreteria, ma avvertì che non c’era bisogno di “un nuovo segretario, ma di un partito nuovo”.

I più vecchi dirigenti del Pci avranno avuto un sussulto, perché “partito nuovo” fu proprio la storica formula con cui Togliatti, nel 1944, costruì il suo Pci. E paragonare Togliatti e Letta lascia quantomeno perplessi.

Ora finalmente si capisce cos’è, o cosa dovrebbe essere, questo partito “di Letta e di governo” (per parafrasare Berlinguer): il nuovo segretario vuole un partito che diventi finalmente simpatico agli italiani. Vasto programma.

Francesco Merlo, che evoca il liscio di Raoul Casadei (“Tu sei la mia/ simpatia…”), come fosse il nuovo testo ideologico del Pd, è problematico: “E’ difficile dire cosa sia la simpatia in politica. Enrico Letta vuole imporla ‘a tutti i costi’. Con l’‘empatia’ e il ‘volersi bene’ sarà la nuova grammatica della sinistra di cui Letta non sopporta più ‘l’antipatia’”. Continua