Le insanabili contraddizioni della Sinistra non riguardano solo le sue leadership politiche, ma anche i suoi intellettuali  e le sue idee di fondo.

Massimo Cacciari e Mario Tronti sono due dei migliori pensatori dell’area post marxista. Ultimamente sono intervenuti – fra l’altro – sulla “questione europea”, che diventerà calda con le prossime elezioni di maggio, e lo hanno fatto entrambi valorizzando un autore, cattolicissimo, che è agli antipodi delle idee circolanti a Sinistra sull’Europa.

Si tratta di Romano Guardini, sacerdote e teologo italiano, ma vissuto in Germania (nato a Verona nel 1885 e morto a Monaco di Baviera nel 1968).

RADICI CRISTIANE

Tronti ha pubblicato un libro-intervista, “Il popolo perduto (Per una critica della sinistra)”, in cui – ad un certo punto – rammenta che “c’è un bellissimo testo di Romano Guardini, ‘Europa, realtà e compito’”.

Dopo averne sintetizzato il contenuto evoca “la mal gestita vicenda della mancata Costituzione europea. Ricordo, tra l’altro, il superficiale dibattito se andavano richiamate nella Carta le radici cristiane d’Europa. Ma il problema non era quello di una certificazione scritta. Il problema era riconoscere da parte di tutti, intimamente, che il sentire comune del cristianesimo, cattolico, protestante, ortodosso che fosse, era un legame spirituale che univa, nondivideva. Forse l’unico che univa e non divideva. Lo aveva capito ed espresso tragicamente papa Ratzinger. Non è con la secolarizzazione che si dà spirito a un’azione. C’è anche una sacralità nell’idea di Europa”.

Bene, ma la Sinistra italiana ha sempre avuto (ed ha tuttora) una politica diametralmente opposta, tutta identificata con quella Unione Europea laicista e tecnocratica che di fatto detesta e combatte le sue radici cristiane e le profonde identità dei popoli. E’ la Sinistra della scristianizzazione.

L’ AUT AUT

Ancora più significativo è il saggio che Massimo Cacciari ha dedicato sempre a Guardini (e alla sua concezione di Europa) su “Vita e Pensiero” (2/2018) intitolato “L’aut aut sull’Europa di Romano Guardini”.

Cacciari spiega che per Guardini il “compito” dell’Europa non è quello di restare“un insieme di nazioni ciascuna in sé rinserrata”, ma neanche il ripetersi del “sogno egemonico” dei grandi Stati europeiche “non potrà condurre che ad altre catastrofie infine al suicidiodella stessa Europa”.

Non appartiene a Guardini – spiega Cacciari – nemmeno l’idea di Europa come un’artificiale forma-Stato: l’Europa “non ha natura pattizia, convenzionale; né può nascere dal ‘contratto’ tra diversi interessi”.

Infine “la missioned’Europa” non consiste nemmeno nella rivendicazione archeologica delle proprie radici (classiche o giudaico-cristiane o illuministe). Ma sta piuttosto in una “decisione”.

Cacciari coglie bene il pensiero originale di Guardini: “Determinante per l’Europa è il Cristo. Qui l’aut-aut di Guardini, che richiede di esser colto in tutta la sua provocatoria radicalità, senza vani annacquamenti. Lo stesso mondo classico non sarebbe concepibilein Europa se non attraverso la mediazione cristiana”.

C’è dunque, in Guardini, molto più della nostalgia per le radici cristiane. Ciò che rende urgente e drammatica la decisione su Cristo – per lui, che aveva vissuto gli anni dei grandi totalitarismi – è il rischiorappresentato dalla possibile saldatura della Scienza e della Tecnica col potere economico e col potere politico

È un’intuizione profetica oggi ancora più vera considerata l’enorme espansione, in questi anni, della Tecnica e del potere economico.

Sia chiaro, Guardini non ha nessuna nostalgia romantica o reazionaria e indica proprio nel cristianesimo la culla del pensiero scientifico e quindi della tecnologia: “Nulla di più falso dell’opinione che il dominio moderno sul mondo nella conoscenza e nella tecnica abbia dovuto essere raggiunto lottando contro il cristianesimo. È vero il contrario (…) L’enorme rischio della scienza e della tecnica moderna (…) è diventato possibile solo sul fondamento di quella indipendenza personale, che il Cristo ha dato all’uomo”.

Ma oggi – sottolinea Cacciari – “la scienza… è intrinsecamente collegata alla Tecnica e perciò al mondo produttivo-economico. L’uomo faustiano ne governa i processi”.

L’ ANTICRISTO

Cacciari sintetizza il pensiero di Guardini: “la cristianità è la sola forza capace di contenere il prepotente ‘accordo’ tra scienza, tecnica, economia, ‘accordo’ capace di dominare il processo stesso della decisione politica”.

A questo punto Cacciari tratteggia l’inquietante scenario: “il politeismo dei valori proprio delle società secolarizzate potrebbe rappresentare il prologo di un paganesimo ben più pericoloso, un paganesimo che si esprime nel culto di una sola Potenza salvifica – e quando in essa si sposino Tecnica e Potere politico, allora è ‘semplicemente’ l’avvento dell’Anti-Cristo”.

Ecco perché “occorre una ri-conversione alla figura di Cristo per superare la riduzione dell’umanomaterialedella Tecnica” e riportare tutto al suo Fine autentico.

Infatti “soltanto se fondato sulla Rivelazione del Cristo, il Potere, le forme del potere politico, potranno ordinarsi al servizio di quel Fine, e non confondersi con il sistema tecnico-economico”.

Cacciari rilegge Guardini dunque indicando che “soltanto la Cristianità, nella sua stessa forma politica, operante nel mondo” può “affrontare e resistere allo scatenamento delle potenze anti-cristiche immanenti al mondo della Tecnica, ma anche indicare la possibilità reale… di un ‘nuovo tipo umano, dotato di una più profonda spiritualità’ ”.

ILLUSIONE?

Il pensatore veneziano si chiede, a questo punto, se quella di Guardini è una prospettiva illusoria, ma ne sottolinea la natura realistica. Scrive che “occorre che si affermi l’idea cristiana di personae di potere politico”.

Poi conclude: “Improbabile prospettiva? E quale altra opporle? Impossibile, forse? E non è proprio soltanto Dio a potere l’impossibile?”

O forse oggi alle domande di Guardini si risponde con “una sovrana indifferenza”? Cacciari ha saputo andare al cuore del problema, esplicitando le domande fondamentali. 

Ma – come per Tronti – questo apprezzabile “Cacciari pensatore”, non si ritrova nel Cacciari politico e polemistadel quotidiano, tanto meno nella sua Sinistra, che percorre strade opposte a quelle guardiniane.

E LA CHIESA?

Padre Giandomenico Mucci, un autorevole saggista della “Civiltà Cattolica”, nel numero della rivista di marzo, ha colto il valore e la novità dell’intervento di Cacciari. 

Ma si è limitato a sottolineare la “rinnovata riscoperta delle radici cristiane dell’Europa”e la “nostalgia” che traspare in tanti “agnostici tiepidi”.

Non ha tirato le conseguenze politiche, né ha indicato il compitoilluminante che oggi spetterebbe alla Chiesaper aiutare questa riflessione sul cristianesimo e infine, addirittura, il ritorno a Cristo. 

Forse perché l’attuale chiesa bergogliana è agli antipodi della proposta di Guardini, un po’ come la Sinistra, come il Pd, con la cui narrazione – del resto – si confonde l’attuale predicazione papale.

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Antonio Socci

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Da “Libero”, 11 marzo 2019 

“Attacco a Ratzinger”, era il titolo di un libro uscito nel 2010 sull’assedio al grande pontefice. Tre anni dopo Benedetto XVI ha dovuto (?) fare la “rinuncia”. Però una strana rinuncia che non è una rinuncia al munus petrino.
L’attacco al papa è parte dell’attacco finale alla Chiesa Cattolica da parte delle potenze e delle ideologie anticristiane di questo mondo.
Infatti Benedetto XVI – la “pietra scartata” – è il Katechon, in un tempo oscuro e barbaro: lo fa intendere bene questa interessante intervista a Massimo Cacciari (vedi sotto) uscita nei giorni della sua “rinuncia”.
I cattolici oggi più che mai dovrebbero pregare per il Papa. Perché resista e perché il Signore ce lo conservi a lungo, nonostante i suoi attuali 90 anni. SANTO PADRE, AD MULTOS ANNOS    

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Un mese dopo la rinuncia di Benedetto XVI, il filosofo Massimo Cacciari – che è uomo assai accorto sulle cose del mondo (e che proprio al Kathécon aveva appena dedicato un saggio) – rilasciò un’intervista (due giorni prima dell’elezione di Bergoglio) dove, a proposito delle dimissioni di Benedetto XVI, disse queste testuali parole:
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“La forza simbolica della decisione di Ratzinger ci interroga seriamente su questo punto. La Chiesa si è sempre caratterizzata anche per la sua capacità di ‘tenere a freno’, di arrestare – come si legge in San Paolo – l’avanzata delle forze anticristiche. Bisogna quindi chiedersi se la decisione di Ratzinger non sia una lucida dichiarazione di impotenza a reggere una funzione di ‘potere che frena’. Ratzinger dice: continuerò a essere sulla croce, facendo salva la dimensione religiosa rimane. Ma la dimensione del potere che frena dove va a finire?
Simbolo della Chiesa è, assieme, Croce e katéchon ( la figura ben presente nella Seconda Lettera ai Tessalonicesi di San Paolo: potere che frena l’avanzata dell’Anticristo, ndr). Il segno di queste dimissioni, a saperlo vedere in tutta la sua prospettiva, è dunque davvero grandioso. Potremmo ipotizzare che Ratzinger si dimette perché non riesce più a contenere le potenze anticristiche, all’interno della stessa Chiesa. Come diceva Agostino, gli anticristi sono in noi. Questa è una chiave per la decisione di Ratzinger, se vogliamo leggerla in tutta la sua serietà. La sua decisione fa tutt’uno con la crisi del politico, del potere che frena“.
(Da “Vita”, 11 marzo 2013)

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Certamente è una riflessione molto suggestiva e drammatica. Che nel mondo siano scatenate le forze anticristiche mi pare evidente dall’impazzimento generale che – oggi – ci sta portando perfino sull’orlo del baratro di una guerra mondiale. E’ un dato di fatto.

Così come è evidente che – dopo il “dimissionamento” di Benedetto XVI – la Chiesa come Katéchon cioè come “potere che frena” il dilagare delle forze anticristiche, si sia totalmente dissolta. Dando addirittura l’impressione di essersi arruolata come gregaria al carro del Potere anticristiano.

Quanto alle forse anticristiche DENTRO la Chiesa, a causa delle quali Benedetto XVI avrebbe rinunciato, ognuno può fare la sua analisi…

Di sicuro – come dice Cacciari – la scelta di Benedetto XVI e la sua attuale, misteriosa, collocazione come “papa emerito” segnala che viviamo un tempo “grandioso” cioè apocalittico. Chi non l’ha ancora capito fa come quegli spensierati di cui parlava Gesù nel capitolo 17 del Vangelo di san Luca.

Questi ammonimenti di Gesù valgono sempre, per tutti, in ogni tempo in cui si riproduce, in analogia, la vicenda biblica, fino alla manifestazione del Figlio dell’Uomo. MI SEMBRA CHE SI DEBBA PREGARE MOLTO, SOPRATTUTTO PER LA CHIESA E I SUOI PASTORI.

Vengono in mente le parole che Paolo VI, poco prima della morte, confidò a Jean Guitton:

“C’è un grande turbamento in questo momento nel mondo e nella Chiesa, e ciò che è in questione è la fede. Capita ora che mi ripeta la frase oscura di Gesù nel Vangelo di san Luca: ‘Quando il Figlio dell’Uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla terra?’. Capita che escano dei libri in cui la fede è in ritirata su punti importanti, che gli episcopati tacciano, che non si trovino strani questi libri. Rileggo talvolta il Vangelo della fine dei tempi e constato che in questo momento emergono alcuni segni di questa fine. Siamo prossimi alla fine? Questo non lo sapremo mai. Occorre tenersi sempre pronti, ma tutto può durare ancora molto a lungo. Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all’interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia”. 

Continua

Un mese dopo la rinuncia di Benedetto XVI, il filosofo Massimo Cacciari – che è uomo assai accorto sulle cose del mondo (e che proprio al Kathécon aveva appena dedicato un saggio) – rilasciò un’intervista (due giorni prima dell’elezione di Bergoglio) dove, a proposito delle dimissioni di Benedetto XVI, disse queste testuali parole:
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“La forza simbolica della decisione di Ratzinger ci interroga seriamente su questo punto. La Chiesa si è sempre caratterizzata anche per la sua capacità di ‘tenere a freno’, di arrestare – come si legge in San Paolo – l’avanzata delle forze anticristiche. Bisogna quindi chiedersi se la decisione di Ratzinger non sia una lucida dichiarazione di impotenza a reggere una funzione di ‘potere che frena’. Ratzinger dice: continuerò a essere sulla croce, facendo salva la dimensione religiosa rimane. Ma la dimensione del potere che frena dove va a finire?
Simbolo della Chiesa è, assieme, Croce e katéchon ( la figura ben presente nella Seconda Lettera ai Tessalonicesi di San Paolo: potere che frena l’avanzata dell’Anticristo, ndr). Il segno di queste dimissioni, a saperlo vedere in tutta la sua prospettiva, è dunque davvero grandioso.
Potremmo ipotizzare che Ratzinger si dimette perché non riesce più a contenere le potenze anticristiche, all’interno della stessa Chiesa. Come diceva Agostino, gli anticristi sono in noi. Questa è una chiave per la decisione di Ratzinger, se vogliamo leggerla in tutta la sua serietà. La sua decisione fa tutt’uno con la crisi del politico, del potere che frena“.
(Da “Vita”, 11 marzo 2013)

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Certamente è una riflessione molto suggestiva e drammatica. Che nel mondo siano scatenate le forze anticristiche mi pare evidente dall’impazzimento generale che – oggi – ci sta portando perfino sull’orlo del baratro di una guerra mondiale. E’ un dato di fatto.

Così come è evidente che – dopo il “dimissionamento” di Benedetto XVI – la Chiesa come Katéchon cioè come “potere che frena” il dilagare delle forze anticristiche, si sia totalmente dissolta. Dando addirittura l’impressione di essersi arruolata come gregaria al carro del Potere anticristiano.

Quanto alle forse anticristiche DENTRO la Chiesa, a causa delle quali Benedetto XVI avrebbe rinunciato, ognuno può fare la sua analisi…

Di sicuro – come dice Cacciari – la scelta di Benedetto XVI e la sua attuale, misteriosa, collocazione come “papa emerito” segnala che viviamo un tempo “grandioso” cioè apocalittico. Chi non l’ha ancora capito fa come quegli spensierati di cui parlava Gesù nel capitolo 17 del Vangelo di san Luca: “E come avvenne ai tempi di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’ uomo: si mangiava, si beveva, si prendeva moglie e si prendeva marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’ arca. Poi venne il diluvio e li spazzò via tutti. Lo stesso avvenne ai tempi di Lot: la gente mangiava e beveva, comprava e vendeva, piantava e costruiva. Ma nel giorno in cui Lot uscì da Sodoma, venne dal cielo fuoco e zolfo e li distrusse tutti”.

Questi ammonimenti di Gesù valgono sempre, per tutti, in ogni tempo in cui si riproduce, in analogia, la vicenda biblica, fino alla manifestazione del Figlio dell’Uomo. MI SEMBRA CHE SI DEBBA PREGARE MOLTO, SOPRATTUTTO PER LA CHIESA E I SUOI PASTORI.

Vengono in mente le parole che Paolo VI, poco prima della morte, confidò a Jean Guitton:

“C’è un grande turbamento in questo momento nel mondo e nella Chiesa, e ciò che è in questione è la fede. Capita ora che mi ripeta la frase oscura di Gesù nel Vangelo di san Luca: ‘Quando il Figlio dell’Uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla terra?’. Capita che escano dei libri in cui la fede è in ritirata su punti importanti, che gli episcopati tacciano, che non si trovino strani questi libri. Rileggo talvolta il Vangelo della fine dei tempi e constato che in questo momento emergono alcuni segni di questa fine. Siamo prossimi alla fine? Questo non lo sapremo mai. Occorre tenersi sempre pronti, ma tutto può durare ancora molto a lungo. Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all’interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia”. 

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Nei giorni scorsi è scoppiata una guerra sul Natale nelle scuole. Ma il problema non è il presepe, è l’ignoranza e il dominio del “secondo me”.

Carlo Giovanardi ha giustamente ricordato un fatto dimenticato da tutti: “Il 25 dicembre, Natale, è una festività cattolica di precetto come tale riconosciuta dallo Stato anche agli effetti civili sin dal tempo dell’Unità d’Italia (decreto 17 ottobre 1860, n. 5342)”.

Faccio presente che il governo del Regno d’Italia a quel tempo era fatto di politici che erano in guerra con la Chiesa e una guerra molto dura, dopo le leggi Siccardi e quelle sulla soppressione degli ordini religiosi: uno scontro che portò anche alle scomuniche.

Eppure quella legge riconosceva la festa del Natale, la nascita dell’Uomo-Dio, come festa dello stato laico risorgimentale. Continua