Quando Massimo D’Alema – da premier italiano – incontrò Giovanni Paolo II, nel 1999, il papa gli disse: “Ho combattuto tutta la vita contro il comunismo, ma ora che il comunismo è caduto mi domando chi difenderà i poveri”. Wojtyla sapeva bene che di certo non sarebbero stati i comunisti (anche se post o ex).

Costoro infatti – comunque trasformati o riciclati – amano tanto i poveri da moltiplicarli ogni volta che vanno al potere. Lo dimostra la storia dei paesi dell’Est e pure la nostra degli ultimi 25 anni. Con una sola (apparente) eccezione: la Cina (dirò alla fine perché apparente).

Così D’Alema ora torna in campo con un libro e un’ennesima trasformazione: ora simpatizza per la Cina di Xi Jinping. È un ritorno al rosso antico da compagno D’AleMao? Il titolo del suo libro è proprio una frase di Mao: “Grande è la confusione sotto il cielo” (Donzelli). Continua

E ora tutti a invocare il caldo per sconfiggere il virus (con tanti saluti a Greta e alla paura del riscaldamento globale). Ora tutti con mascherine e guanti (e viva la plastica delle attrezzature sanitarie).

Ora tutti a ripetere “io resto a casa” dopo aver professato il nomadismo globale e aver fatto gli aperitivi progressisti con “Milano non si ferma” per combattere il panico (cit. Zingaretti). Ora tutti in allarme dopo aver dato dell’“allarmista” che “fomenta la paura” al “cattivo” Salvini che chiedeva da gennaio chiusura delle frontiere e controlli a tappeto per chi arrivava dalla Cina.

Ora tutti a lanciare fulmini e saette pure su chi passeggia da solo nel parco dopo che per settimane hanno declamato “abbraccia un cinese” contro la paura e contro il terrorismo psicologico (l’emergenza era il razzismo anticinese). Continua

Suscita molta ilarità  la rilettura dei giornali italiani di questi mesi che inneggiavano alle manifestazioni londinesi contro la Brexit. Secondo la maggior parte dei nostri quotidiani e dei nostri politici di Sinistra, era evidente che i britannici non volevano (più) uscire dall’Unione europea.

Il 23 marzo  celebravano trionfalmente “un milione in piazza contro la Brexit”  (titolo del Corriere della sera). La settimana dopo “Avvenire”  titolava: “Inglesi sull’orlo di una crisi di Brexit: ‘Restiamo nell’Ue e basta’”. Continua

Vedendo l’ossessione della Sinistra per Salvini, in questi mesi, sembra di tornare indietro nel tempo. Quante volte abbiamo già visto questo triste film, questa sorta di caccia (politica) all’uomo nero  da parte dei “sinceri democratici”, questa fanatica mostrificazione, questo assalto collettivo  al Nemico dell’umanità?

La Sinistra in Italia è sempre stata così, da decenni: una fabbrica di odio, di intolleranza e demonizzazione. Con tanti “addetti ai livori”  a supportarla sui media.

Ci sono intere biblioteche che documentano questa storia, dagli anni del dopoguerra a quelli recenti: fiumi di odio  tracimanti contro tutti coloro che venivano individuati come nemici perché osavano opporsi alla sua egemonia (in certi momenti storici, in cui i gruppi più settari inseguivano la rivoluzione, com’è noto, non è mancata nemmeno la violenza fisica).

I maggiori avversari della Sinistra hanno subito lunghe campagne di odio, sono stati demonizzati, ossessivamente attaccati, dileggiati  e “asfaltati”. Con il coro – ovvio – di molti media e delle piazze.

Si sperava che con il crollo (nella vergogna) del comunismo  la nostra Sinistra, che per anni aveva sostenuto regimi disumani, facesse una severa autocritica e cambiasse anche il suo modo di far politica.

Invece ha solo rovesciato la giacca, il giorno dopo il crollo del Muro ha annunciato che non c’erano più comunisti (anzi, nessuno ricordava di esserlo stato) e ha continuato a imperversare esattamente con gli stessi metodi: con la stessa pratica della demonizzazione dell’avversario. Accompagnata dai salotti radicl-chic e cattoprogressisti.

Così negli anni duemila è toccato a Berlusconi, appena entrato in politica. E oggi è esattamente il film che stiamo vedendo contro Salvini e – più di recente – contro Giorgia Meloni  da quando il suo consenso è cresciuto (si è già guadagnata la copertina dell’Espresso di questa settimana).

È un film già visto. La Sinistra cambia poco. Oggi sono tutti ossessionati da Salvini. Lo sognano pure di notte. Ogni loro discorso ruota attorno a Salvini. Sempre. Salvini qua, Salvini là. Ogni sua parola o gesto o selfie dà l’occasione alla Sinistra per scagliare scomuniche e invettive.

Salvini è l’alibi  che permette loro di giustificare qualsiasi loro scelta. Sono stati fino ad agosto nemici acerrimi dei grillini? Se le sono dette di tutti i colori? Hanno idee opposte? Eppure subito sono corsi a farci il governo insieme: per fermare Salvini.

Ma – si obietta loro – avete perso le elezioni, gli italiani vi hanno mandato al minimo storico e i sondaggi dicono che è un governo senza maggioranza nel Paese.

Risposta: non importa, è nostro dovere fermare Salvini, noi salviamo la democrazia governando come minoranza; dobbiamo fare questa indigestione di poltrone perché altrimenti – se facessimo votare gli italiani – vincerebbe Salvini.

Fatto il governo litigano su qualunque cosa, riconoscono loro stessi che un esecutivo così non può andare avanti, che è un disastro per il Paese, però – ti spiegano – dobbiamo tenerlo in vita con l’ossigeno pur di tenere Salvini all’opposizione.

Chiedi loro come possono subire il Mes voluto dalla Germania che sarà un disastro per l’Italia  (come hanno certificato voci autorevoli e indipendenti) e loro ti rispondono: Salvini vuole portarci fuori dall’euro (Gualtieri ha addirittura accusato Salvini di aver fatto sul Mes “una campagna terroristica”).

Chiunque attacchi Salvini ha il loro plauso: fosse pure Francesca Pascale, la compagna di Berlusconi, che ha detto di pensare a “scendere in piazza con le sardine”.

Risposta del capo delle sardine, Mattia Santori: “La Pascale tra noi? Diamo il benvenuto a chiunque si discosti dal sovranismo”. Salvini per loro è il male assoluto  (il diavolo, insinuava una celebre copertina di “Famiglia cristiana”).

Scalfari  ieri è arrivato a scrivere che “Salvini è un dittatore”  che “lascerebbe il posto di padrone del Mediterraneo al presidente di tutte le Russie, Vladimir Putin”, insomma “Salvini sarebbe il suo alto rappresentante nel Mediterraneo” e vorrebbe “un’Italia rappresentante internazionale d’un grande impero straniero”.

C’è da trasecolare. In Italia c’è davvero stato un partito che prendeva ordini dall’Unione Sovietica, ma era il Pci. Scalfari fu anticomunista? Del resto a quel tempo era il Pci che accusava la Dc di De Gasperi di essere “asservita” agli Usa e alla Nato.

A proposito di rovesciamento della frittata: Scalfari – invece dei suoi risibili scenari di fantapolitica – non vede oggi  concretamente un’Italia “asservita” ad altre potenze straniere? Non coglie sudditanza in altri partiti?

Nessuno risponderà. Perché attaccare Salvini è l’imperativo categorico. Salvini ha la colpa di tutto, pure dell’acqua alta a Venezia che c’è da secoli. Per qualunque cosa bisogna puntare il dito su Salvini. Giorni fa si è vista in televisione una “sardina”  attaccare Salvini per il Jobs act. Il realtà il Jobs act lo ha fatto il Pd, ma quel giovanotto attaccava Salvini perché anno scorso, a suo dire, avrebbe dovuto abolirlo. Continua

Il PD si dà all’ittica  celebrando i giovanotti che a Bologna ne puntellano il potere cinquantennale. Giuliano Ferrara  – fan delle Sardine  – ha riconosciuto che il loro è “un movimento spontaneo di fiancheggiamento dell’establishment”.

Vogliono oscurare gli oppositori al regime Pci-Pds-Ds-Pd e così raccolgono l’ovvia gratitudine di Bonaccini. Infatti il Pd sembra dominato ormai solo dal terrore di perdere il potere, a Bologna come a Roma, e tutte le sue scelte sono dettate dall’ansia di barricarsi nel Palazzo, nonostante le disfatte elettorali.

Preferisce gli applausi delle Sardine alle voci di pensatori autorevoli della Sinistra  che indurrebbero a riflettere. Eppure sono diversi quelli che ne contestano gli errori. Continua

L’Italia è diventata un mercato di sfruttamento coloniale, una sfera di influenza, un dominion, una terra di capitolazioni, tutto fuorché uno Stato indipendente e sovrano . […] la classe dirigente ha precipitato in basso la nazione italiana” (Gramsci)

Questi trent’anni “europei” ci sono costati quanto una guerra perduta come dimostra “la perdita di circa il quaranta per cento del potere d’acquisto del popolo italiano con il transito dalla lira all’euro”  (Fusaro). Continua

Come si accende la Tv e ci si sintonizza su un talk show il menù è sempre uno e solo quello: Matteo Salvini. Da mesi. Non si parla d’altro.

In molti casi sembra di assistere a “processi in contumacia” dove commentatori e conduttori in gran parte sono schierati, come un tribunale, tutti contro uno, Salvini. Poi apri i giornali ed è, più o meno, la stessa solfa.Una fissazione generale.

Ci sono illustri colleghi – che un tempo abbiamo apprezzato come sagaci e brillanti analisti – i quali ormai non scrivono che di lui. Ne sono così ossessionati – e tanto è il loro livore – che viene da credere che ne siano innamorati pazzi (politicamente parlando), essendo questo tipo di odio una maschera dell’infatuazione, come insegna René Girard. Continua

Più che una campagna elettorale, quella delle europee, è stata una campagna militare. Che, come nel 2018, ha visto il monopolio mediatico del partito del “politicamente corretto” (Ppc), il quale è più vasto del centrosinistra, perché va dai tecnocrati euristi ai centri sociali, comprendendo gran parte dei media e del ceto intellettuale (e pure l’attuale gerarchia vaticana).

E’ la nuova religione laica degli “apocalittici e integrati” (per dirla con Eco). Infatti consiste anzitutto in allarmi apocalittici i quali – con il bau bau mediatico – danno ai seguaci la sensazione di essere i salvatori del mondo o almeno danno loro la possibilità di gridare col cuore in fiamme e atteggiarsi come gli unici che hanno una moralità e un pensiero, mentre gli altri (scettici o dissidenti che siano) vengono considerati degli infedeli eretici o nemici dell’umanità.

L’allarme apocalittico ha pure la caratteristica – per la sua apodittica drammaticità – di indurre al fanatismo  ed escludere l’analisi razionale, lo spirito critico e la verifica dei fatti. Non ammette mezze misure o chiaroscuri: conosce solo l’asserzione assoluta. E’ un aut aut morale. Da una parte il Bene, dall’altra il Male. E impone di schierarsi. Basta avanzare un semplice dubbio e si è già catalogati tra le forze delle tenebre.

Ecco allora l’apocalisse climatica imminente che – come la fine del mondo di certe sette millenariste – viene però sempre spostata a data da destinarsi. Continua

Dunque sono ripresi gli sbarchi come ha raccontato venerdì Gianluca Veneziani su queste colonne. Una curiosa coincidenza.

Appena passate le elezioni, come per magia, ricominciano le ondate migratorie che erano praticamente cessate proprio alla vigilia della campagna elettorale. Giusto il tempo di far dimenticare agli elettori italiani l’arrembaggio dei mesi scorsi. Passata la festa gabbato lu santo?

Come la storia dello Ius Soli. Per tutto il 2017 dalla Sinistra e dal mondo clerico-bergogliano appelli e digiuni strappalacrime. Sembrava una questione umanitaria urgentissima, una questione vitale. Chi vi si opponeva veniva fulminato come un troglodita, xenofobo e disumano. Non sentivano ragioni. Continua

Il completo – e anche grottesco – scollamento tra la gente comune e il Palazzo del potere di sinistra, si è reso evidentissimo in queste ore.

Dopo che “Repubblica” ha aperto la prima pagina con l’apocalittico annuncio di un ministro: “Delrio: ‘Il fascismo è tornato, la politica non può più tacere”dieci milioni di italiani (con picchi del 61 per cento di share) si sono placidamente seduti davanti al televisore per guardare Sanremo. Mentre gli altri sceglievano un film o se ne andavano tranquillamente a dormire.

Non uno che abbia preso sul serio il ministro parolaio, non uno – pure fra quelli che si sentono “antifascisti militanti” – che abbia pensato di fare provviste, calzare l’elmetto, prendere lo zaino e “salire in montagna” a difendere la democrazia minacciata dal fascismo.

Perché la gente comune sa bene – come ha scritto ieri Ernesto Galli della Loggia nell’editoriale del “Corriere della sera” – che “in Italia non esiste alcun pericolo fascista. Non c’è alcuna ‘marea nera’ che sale”. Continua