La carne di maiale  non è solo gustosa cucina, ma anche civiltà italiana, come il vino e il parmigiano. Non a caso “November porc”, che è in corso in Emilia, è la maggiore manifestazione europea dedicata al maiale. Chissà se un giorno sarà “scomunicata” o soppressa per non urtare i musulmani.

Viene da pensarlo dopo che ieri papa Bergoglio, ritenendo di compiacere gli islamici, ha messo al bando il maiale dal pranzo dei poveri in Vaticano. Un’idea analoga ai ridicoli tortellini “demaializzati”  inventati due mesi fa dalla Curia di Bologna, sempre per lo stesso motivo.

Sul “Corriere della sera”, Marco Cremonesi, ieri ha definito quella dei tortellini una “fake news”. Ma è una notizia così certa che sullo stesso “Corriere”, il 3 ottobre scorso, Ernesto Galli della Loggia  le dedicò l’editoriale intitolato: “Una sfida epocale alla Chiesa”. Continua

A un mese dalle elezioni europee il fanatismo UE si trova a fare i conti con un dramma imprevisto: sta sprofondando l’Unione Europea (da non confondersi con l’Europa, che è tutt’altra cosa). Le urne elettorali possono diventare funerarie.

A lungo ci hanno ripetuto che la Ue è il futuro. Ora scoprono, sbalorditi, che sta diventando il passato. Emblematici due editoriali, usciti ieri sulla “Stampa”  e sul “Sole 24 ore”, firmati da due entusiasti cantori della Ue.

Maurizio Molinari, che della “Stampa” è anche direttore, fotografa “L’Europa nella morsa dei rivali”. Spiega che la Ue sta subendo un pesante attacco da un fronte interno e da un fronte esterno. 

Il fronte interno è rappresentato dai soliti sovranisticattivi i quali “cavalcano lo scontento della classe media”, dovuto alla crisi economica e ai migranti. 

Molinari non si chiede perché tutti individuano “nell’Unione Europea il responsabile di ogni male”, altrimenti dovrebbe riconoscere che proprio la politica economica di Maastricht e l’euro sono responsabili dell’impoverimento delle classi medie e del peggioramento della “performance economica” dei paesi Ue rispetto al resto dell’economia mondiale.

Poi l’editorialista spiega che c’è pure il fronte esterno: la Ue viene stritolata dall’“accesa rivalità fra Cina Russia e Stati Uniti”, un processo che sta mettendo “fine alla stagione della globalizzazione  iniziata con il crollo del Muro di Berlino”. Cosicché l’Unione Europea è “il protagonista più debole e vulnerabile di questo momento di veloce trasformazione storica”.

Molinari non dice che così, di fatto, stanno venendo meno tutte le basi geopolitiche della nascita della UE a Maastricht

Infatti l’artificiale follia tecnocratica di Maastricht fu resa possibile nel 1992  dall’appoggio degli Stati Uniti che lanciavano la grande globalizzazione (che doveva trasformare il mondo in un unico mercato), dal disfacimento dell’Urss (con la neonata Federazione russa che arrancava per non annegare) e dalla Cina ammessa nel commercio mondiale perché vista come straordinaria fornace di prodotti a basso costo e domani come grande mercato.

Oggi lo scenario geopolitico è capovolto. La presidenza Trump è contro la UEe fa la guerra dei dazi specie alla Germania per il suo gigantesco surplus nelle esportazioni (come pure alla Cina); la Russia  con Putin è tornata ad essere una forte protagonista e la Cina non è più un paese sottosviluppato da “sfruttare”, ma una gigantesca potenza che è lanciata alla conquista del mondo.

Infine l’asse franco-tedesco su cui era costruita la Ue si è dissolto per le colossali difficoltà interne di Macron, che non riesce più a tenere un Paese in rivolta sociale, e per il progressivo ripiegamento nazionalista della Germania.

Su questa svolta tedesca ieri rifletteva, desolato, l’altro cantore della UE, Sergio Fabbrini. Il quale, sul “Sole 24 ore” ha elencato una serie di clamorosi gesti della Cdu e della Merkel  (schiaffi alla Francia – a proposito del suo seggio permanente al Consiglio di sicurezza Onu – e mano tesa ai britannici sulla Brexit e a Orban nel Ppe) i quali fanno sospettare che “la Germania abbia smarrito la propria vocazione europeista”.

Fabbrini ritiene che non sia possibile una radicale svolta sovranista, perché – parole sue – “la Germania continua ad essere il Paese che ha più beneficiato della moneta unica, che ha più massimizzato i vantaggi dei mercati aperti”.

Ma questo è stato vero fino ad oggi e Fabbrini non considera il presente: le gravi crepe dell’economia tedesca che si evidenziano negli ultimi brutti dati sulla produzione industriale e ancor più nella “situazione drammatica del settore bancario tedesco” (Nicola Porro) che pure era stato trattato con i guanti di velluto (a differenza di quello italiano).

Dunque, mentre Robert Kagan prospetta un nuovo nazionalismo tedesco, volano gli stracci tra Parigi e Berlino. 

Maurizio Ferrera, nell’editoriale del “Corriere della sera” di ieri, c’informa che Macron “ha lanciato alcune pesanti accuse alla Germania: risponde sempre di no, eppure è il Paese che ha tratto maggiori vantaggi dall’euro. E, soprattutto,persegue un modello di crescita che è ormai chiaramente contrario all’interesse europeo”.

Così l’UE tecnocratica di Maastrcht è in frantumi. Cosa resta?Resterebbe l’Europa delle cattedrali, la vera Europa millenaria, ma, come ha scritto Ernesto Galli della Loggia venerdì sul “Corriere”, è proprio quell’Europa delle identità e delle radici cristiane che le tecnocrazie della Ue hanno rinnegato.

A ritrovare e ricostruire quell’Europa dei popoli potrebbero essere proprio i cattivi sovranisti. Infatti, diversamente da quanto scrive Molinari, il sovranismo  (almeno quello italiano) non vuole affatto “smantellare l’edificio dei Trattati di Roma” (che nel 1957 istituirono la Comunità economica europea), ma semmai smontare il Trattato di Maastricht del 1992, quello a cui si deve l’euro e l’affossamento economico dei paesi europei (a cominciare dall’Italia). Si tratta insomma di tornare alla vera Europa.

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Antonio Socci

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Da “Libero”, 29 aprile 2019

C’è un dettaglio che sorprende nell’intervista di Matteo Salvini con Bruno Vespa. Il vicepremier ha menzionato quattro volte Dio, una volta la Provvidenza e una il Purgatorio.

Un mio amico, vecchio esperto di cattolici e politica, mi dice: “forse solo La Pira e don Sturzo in politica avevano l’istinto, nel loro colloquiare, di riferirsi all’Assoluto con questa naturalezza”. La Pira era un santo e don Sturzo un sacerdote, mentre Salvini si definisce “l’ultimo dei peccatori”, ma nella Chiesa non si fa differenza: tutti sono considerati allo stesso titolo figli di Dio, anche perché tutti siamo peccatori.

Quello che colpisce è la spontaneità popolare del leader leghista nel riferirsi al buon Dio, perché è sintomo di un sincero senso religioso che c’entra intimamente con il far politica e con l’azione di governo. Continua

Una cosa è populista, fascista e xenofoba se la dice (o la fa) Salvini. Mentre diventa giusta, meritoria e lungimirante appena la dice o la fa la Sinistra. Ormai questo è l’andazzo. Lo abbiamo visto con l’emigrazione e il caso Minniti.

Qualcosa di simile potrebbe accadere sui temi dell’identità, della nazione, del sovranismo e dell’Europa.

Lo storico Ernesto Galli della Loggia, venerdì scorso, con un editoriale sul “Corriere della sera”, ha attaccato “l’ideologia europeista” perché ha “delegittimato alla radice” la moderna idea di nazione (o di stato nazionale) facendone la “responsabile di tutte le sciagure novecentesche”. Continua

Stamani è stata pubblicata anche la lettera che 40 studiosi cattolici di tutto il mondo (sono già diventati 62) hanno recapitato a papa Bergoglio lo scorso 11 agosto. “Un passo che non ha eguali nella storia moderna della Chiesa” scrive Sandro Magister “perché è al lontano 1333 che risale l’ultimo precedente analogo, cioè una ‘correzione’ pubblica rivolta al papa per delle eresie da lui sostenute, poi effettivamente rigettate dal papa di allora, Giovanni XXII. Le eresie denunciate dai firmatari della lettera sono sette. E tutte contenute, a loro giudizio, nel capitolo ottavo dell’esortazione apostolica Amoris laetitia”. Vedi QUI , QUI e QUI

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Nessun papa finora aveva osato attribuirsi il nome di san Francesco d’Assisi, l’ “alter Christus”. Bergoglio lo ha fatto.

Ma lui – nel libro intervista appena uscito con Dominique Wolton, “Politique et societé” – come una “excusatio non petita” (perché nessuno glielo aveva chiesto) dice scherzosamente che non è stato un atto di superbia, ma semmai di umiltà, perché avrebbe anche potuto chiamarsi “Gesù II”. Ovviamente sottolinea che sta scherzando (anche Arlecchino si confessò burlando…).

Ma inanella battute sulla presunzione degli argentini (“Sa qual è l’affare migliore? Comprare un argentino per il suo valore e rivenderlo per il valore che lui crede di avere”). Aggiunge che un argentino si suicida gettandosi dalla cima del proprio Ego…

Insomma esibisce molta autoironia sull’Ego degli argentini, così tanta da far capire che lì dev’esserci un problema. Magari un problemone, quello che anni fa tentò – inutilmente – di risolvere la psicoanalista.

Forse il suo è addirittura un modo inconscio per chiedere aiuto. Ma l’uomo sembra ormai prigioniero di quella macchina da guerra che si chiama Ego-latria nella forma di una papolatria planetaria.

Il connotato di questo pontificato è infatti l’enormità delle ambizioni.

Bergoglio sembra voler “rifondare” la Chiesa e quasi proporsi davvero come un “papa Gesù II”, cosa che però significa in qualche modo scalzare il Fondatore vero, Cristo, il quale – conoscendo i suoi polli – aveva avvertito che le sue parole e i suoi comandi restano per sempre e non cambiano col tempo (Mt 24,35). Continua

L’Italia si trova in una crisi profonda che mette a rischio non solo la sua prosperità, ma ormai la sua stessa sopravvivenza come nazione e come Stato indipendente e sovrano.

Ernesto Galli della Loggia inizia un suo libro appena uscito, “Il tramonto di una nazione. Retroscena della fine”, con queste drammatiche parole: “Sono nato italiano, ma mi viene da chiedermi, a volte, se morirò tale… mi sembra che siano molti gli italiani che sentono ogni giorno crescere dentro di sé una sensazione sempre maggiore di spaesamento e alla fine quasi di estraneità”.

La decadenza generale, la sensazione di essere una nave alla deriva nella tempesta, un vaso di coccio tra vasi di ferro, l’espropriazione di sovranità che l’Italia ha subito (da Unione europea, mercati finanziari e altri poteri internazionali), la crisi economica ormai cronica in cui stanno soffocando il Paese, la prospettiva molto concreta dell’estinzione demografica con la contemporanea invasione migratoria, fanno dubitare fortemente che fra due generazioni ci sia ancora l’Italia.

La prima repubblica è finita, la seconda non è mai cominciata e le attuali leadership – che da anni si dimostrano almeno impotenti di fronte allo sfascio del Paese – risultano inadeguate e spesso dannose.

Anche il centrodestra, che pure sembra avere le idee più sensate, non dispone di una credibile e autorevole ipotesi di leader di governo per guidare la rinascita.

In Italia c’è un vuoto spaventoso di classi dirigenti che nella Sinistra è amplificato dalle idee perniciose che coltivano e dalle politiche fallimentari che realizzano.

E’ una crisi più grave di quella che la Francia visse a metà degli anni Cinquanta e che – col tramonto della Quarta Repubblica – portò al governo il generale Charles De Gaulle che varò la Quinta Repubblica (con una nuova Costituzione che tagliò – fin troppo – le unghie ai partiti). Continua

Finalmente si alzano altre voci a denunciare il naufragio in corso della nave chiamata “Italia”. Almeno per una volta non solo noi, famigerati “populisti”, ma perfino il “Corriere della sera” si accorge che questo Paese – che era già alla deriva – sta andando a picco. Va in malora.

Lo dimostrano anzitutto la Caporetto quotidiana delle nostre frontiere violate (ieri 5.000 nuovi arrivati) e i dati dell’economia come il debito pubblico che aumenta (a maggio nuovo record, 2.279 miliardi di euro), come i 4,7 milioni di italiani che vivono in povertà assoluta (8,4 milioni in povertà relativa), la pressione fiscale che soffoca la ripresa, la disoccupazione giovanile a livelli tragici e il pil che boccheggia.

Ma il “Corriere” di ieri – grazie alla penna di Ernesto Galli della Loggia – rappresenta il disastro da un altro punto di vista: la vita quotidiana degli italiani.

Iniziando la sua lucida diagnosi, Galli si chiede quale immagine di sé stia dando l’Italia in questi mesi estivi. Ed ecco la sua desolata risposta: “quella di un Paese in cui il governo e con lui tutti i pubblici poteri appaiono sul punto di perdere il controllo del territorio”.

Poi stila un triste elenco di fatti e fenomeni di questa estate italiana: “decine di incendiari spinti da interessi criminali mettono tranquillamente a fuoco vastissime zone della Penisola”, senza che nessuno di loro venga individuato e arrestato.

Periferie (“soffocanti e orribili”) della grandi città con i servizi “al collasso”, dove al crepuscolo scatta una sorta di coprifuoco, dove i mezzi pubblici diventano luoghi pericolosi o dove interi caseggiati o quartieri sono “nelle mani di bande di malavitosi abituati a farla da padroni”. Continua

L’Italia, con l’Europa, si dibatte in un’impotenza e un’angoscia molto più profonde e gravi della stessa crisi economica.

Certo, questa crisi da noi sembra senza via d’uscita (aumenta la povertà, la disoccupazione giovanile è devastante, il sistema bancario trema) e si aggiunge all’aggressione del terrorismo, all’esplosione politica della Ue e alla marea migratoria.

Tuttavia è sempre più forte la convinzione che all’origine di tutto questo ci sia una crisi di civiltà. Che nasce da una disfatta spirituale, da una perdita di radici culturali e di identità religiosa.

L’altroieri un intellettuale laico e liberale come Ernesto Galli della Loggia lo scriveva nell’editoriale del Corriere della sera.

ELITE ANTICRISTIANE

Fra le cause di questa disfatta indicava la “delegittimazione ideologico-culturale” del Cristianesimo e “più in generale” del “nesso religione-società” (insieme ad altri fattori relativi alla decadenza dello Stato).

Questa, sostiene Galli, “è stata per gran parte l’opera di élite superficialmente progressiste, di debolissima cultura storica e politica, succubi delle mode, le quali hanno così creato un vuoto culturale e sociale enorme”. Continua

L’appello lanciato dalle pagine del “Mulino” da tre importanti intellettuali, lo storico Ernesto Galli Della Loggia, il filosofo Roberto Esposito e il letterato Alberto Asor Rosa, meriterebbe una grande discussione. Anche da parte delle élite politiche.

Se non altro per la singolarità di una denuncia-documento che lega insieme personalità così diverse per orientamento culturale e politico. Continua

Quella iniziata in Francia da Hollande è una sceneggiata che abbiamo già visto – ed è finita malissimo – con Zapatero in Spagna. E  probabilmente sarà il futuro prossimo dell’Italia se vincerà la Sinistra.

I leader socialisti si trovano incapaci di far fronte all’enormità dei problemi dell’epoca della globalizzazione e alla crisi economica finanziaria. Continua