“Quid est veritas?” (che cos’è la verità?). L’esclamazione scettica di Pilato rivolta a Gesù, mentre lo interrogava (Gv 18:38), restò senza risposta verbale perché il governatore romano non aspettava nessuna risposta: stava solo ironizzando su quanto aveva appena detto l’uomo di Nazaret (“per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità”).

Forse nulla come la domanda di Pilato rappresenta e descrive quegli uomini disincantati e un po’ disperati del XXI secolo che siamo noi. Anche noi abbiamo domande, ma non ci aspettiamo risposte, né le cerchiamo. Siamo disinteressati perché riteniamo pregiudizialmente che nessuno abbia “la” risposta. Pensiamo che la verità non esista perché ognuno ha la sua e se la racconta come vuole.

Quell’uomo di Nazaret, per quanto affascinante e nobile (così appariva allo stesso Pilato che ne era colpito), aveva avanzato una pretesa inaudita: “Io sono la verità”. Anzi di più: “io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14:6). Continua

Nei giorni scorsi è scoppiata una guerra sul Natale nelle scuole. Ma il problema non è il presepe, è l’ignoranza e il dominio del “secondo me”.

Carlo Giovanardi ha giustamente ricordato un fatto dimenticato da tutti: “Il 25 dicembre, Natale, è una festività cattolica di precetto come tale riconosciuta dallo Stato anche agli effetti civili sin dal tempo dell’Unità d’Italia (decreto 17 ottobre 1860, n. 5342)”.

Faccio presente che il governo del Regno d’Italia a quel tempo era fatto di politici che erano in guerra con la Chiesa e una guerra molto dura, dopo le leggi Siccardi e quelle sulla soppressione degli ordini religiosi: uno scontro che portò anche alle scomuniche.

Eppure quella legge riconosceva la festa del Natale, la nascita dell’Uomo-Dio, come festa dello stato laico risorgimentale. Continua