CONTE IN ROSSO

È nota la telefonata che la cancelliera tedesca Merkel fece, nell’esatte 2019, al vertice Pd perché sostenesse un secondo esecutivo Conte.

Già allora ci si chiese perché la leader tedesca interferisse così per evitare il voto degli italiani e per organizzare un nuovo governo in casa altrui, per di più un governo Pd-M5S-Leu, il governo più “a sinistra”. Che interesse aveva la Germania?

Ora un giornalista non sospettabile di essere contro Conte, come Marco Travaglio, rivela (Il Fatto, 9/6) un ulteriore episodio egualmente stupefacente.

Nei giorni della crisi del Conte 2, nel gennaio 2021, scrive Travaglio, “il capogruppo del Ppe Martin Weber, merkeliano di ferro, chiamava Lorenzo Cesa per spingerlo ad aiutare il Conte-2 con ‘responsabili’ dell’Udc”. Continua

Nel Pd ci sono vedovi inconsolabili del governo Conte 2 e sospettano un complotto dietro la sua caduta: “Conte non è caduto per i suoi errori o ritardi (che in parte ci sono stati) ma per una convergenza di interessi nazionali e internazionali che non lo ritenevano sufficientemente disponibile ad assecondarli e dunque, per loro, inaffidabile”, si legge nel manifesto correntizio di Goffredo Bettini, ideologo di Zingaretti.

Il quale Bettini poi ha ribadito: “Non voglio usare la parola complotto, ma per la caduta del governo presieduto da Giuseppe Conte si è mosso qualcosa di più grande di Matteo Renzi”.

Bettini dimentica che, però, la stessa nascita del governo Conte 2 fu propiziata da due pesanti interventi internazionali: il clamoroso, tweet di Trump a favore di “Giuseppi” (“spero che resti primo ministro”) e la telefonata della Merkel quando stava per saltare la trattativa (“il governo va fatto a ogni costo per fermare i sovranisti”).

Dunque è una meritoria “interdipendenza” e va elogiata quando porta il Pd al potere, ma diventa un’oscura congiura quando va in senso contrario? No. Il mondo non gira attorno alle poltrone del Pd. Continua

Nicola Zingaretti stizzito ribatte su Facebook a Concita De Gregorioperché lo aveva sbertucciato ieri su “Repubblica”. Il suo è uno scivolone emblematico di questo momento politico e del tracollo di “quel che resta del Pci”.

Il flash sarcastico della giornalista (certamente non di destra) prendeva spunto dalla goffa performance del segretario Dem, all’uscita dal colloquio col Capo dello Stato: “E’ tanto una brava persona… però ogni volta che inciampa esita traccheggia, tira fuori dalla tasca un foglietto da leggere, non trova l’uscita e qualcuno deve prenderlo per il gomito – per di qui, segretario – Nicola Zingaretti lascia dietro di sé l’eco malinconica di un vuoto. Come un ologramma, sorride e svanisce”.

Ci manca solo la perfida battuta di Fortebraccio: “Arrivò una berlina, si aprì lo sportello, non scese nessuno: era Cariglia”. Si trattava di una traduzione della battuta attribuita a Winston Churchill: “un taxi vuoto si è fermato davanti al n.10 di Downing Street, e ne è sceso Attlee”.

Zingaretti non è paragonabile ad Attlee, ma a Sinistra ora temono che non sia paragonabile neppure a Cariglia, il quale può sembrare quasi uno statista a confronto con l’odontotecnico romano capitato – per le strane vicende piddine – alla segreteria del partito. Continua

Premetto: stimo molto sia Matteo Salvini che Giorgia Meloni. Sono leader politici generosi e appassionati. Due giovani leader che vogliono bene all’Italia e che hanno dimostrato di essere fra coloro che non cercano poltrone, ma desiderano far risorgere questo nostro Paese.

Tuttavia mi chiedo se adesso hanno imboccato la strada giusta. Si ha il dovere di dire la verità anche quando può dispiacere: io devo confessare che non capisco come stanno affrontando la crisi di governo. Parlo da semplice cittadino, da italiano, da padre di famiglia: sono molto preoccupato.

In questo momento continuare a dire solo “al voto, al voto” è politicamente suicida ed è un disastro per questo nostro disgraziato Paese. Serve solo a restare del tutto ai margini, lasciando gli altri indisturbati a fare i loro giochi: in concreto è un gran regalo a Giuseppe Conte, al Pd e al M5S, ed è un venir meno alle proprie responsabilità. Continua

L’agonia di questo governo si trascina in un’imbarazzante ricerca di transfughi che paralizza tutto, mentre l’Italia è in emergenza sanitaria ed economica. L’obiettivo è un qualche rattoppamento dell’esecutivo. Oggi Eugenio Scalfari su “Repubblica” sostiene che “Conte è appoggiato in questo suo tentativo anche dal presidente della Repubblica”. Ma, per quanto mi risulta, questo non è vero. Il Presidente Mattarella è invece il primo ad essere sconcertato dalla situazione a cui vorrebbe metter fine per dare all’Italia la stabilità di guida di cui ha assoluto bisogno. Ed ecco l’articolo che ho pubblicato stamani su “Libero”.

 

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Ma come e perché siamo arrivati a questo punto? Come e perché ci siamo ritrovati ad essere fra i paesi più devastati del mondo dal Covid (per numero di vittime e crollo economico), mentre il governo dà lo spettacolo avvilente di questi giorni?

Perché questo esecutivo non risponde del suo fallimento, nemmeno in Parlamento, sebbene (come dimostra il formidabile libro di Luca Ricolfi, “La notte delle ninfee”) i suoi disastrosi errori siano palesi?

Come e perché quell’Italia che è stata un tempo la quarta potenza industriale del mondo, oggi depressa e collassata, è ormai un cumulo di rovine? Continua

I nodi del governo stanno venendo al pettine e il nodo principale è “l’anomalia Conte” (come ebbe a dire la renziana Bellanova).

Il 23 maggio 2018 Giuseppe Conte, ricevendo l’incarico di formare l’esecutivo M5S-Lega, disse: “sarà il governo del cambiamento”. Invece nel 2019 ha realizzato il cambiamento del governo restando premier: un presidente del Consiglio che succede a se stesso, capovolgendo la sua maggioranza, è un caso unico nella storia d’Italia.

E’ stato possibile perché Conte non è un politico, uno statista, non si è mai presentato alle elezioni con una bandiera e un programma, non ha (o almeno non ha mai esposto) una sua visione del Paese o del mondo, non ha identità ideologica. Non ha avuto neanche precedenti impegni pubblici e non ha rivestito ruoli istituzionali (come Ciampi o Dini o Monti o Draghi) così da reincarnare la figura del tecnico.

Conte – secondo lo storico Ernesto Galli della Loggia“è un signore assolutamente sconosciuto” che d’improvviso diventa premier, ma che “non rappresenta niente e nessuno”. Fu chiamato proprio perché era la scelta più anonima e la meno ingombrante per Lega e M5S del 2018 (del resto non è neanche iscritto al M5S). Per questo Galli della Loggia lo ha definito “il trionfo dell’anomalia politica italiana, un’anomalia assurda”. Continua

A volte ritornano e – leggendo ieri, sulla “Stampa”, l’ennesima intervista al compagno Goffredo Bettini (stratega di Zingaretti e leader ombra del Pd) – in effetti appariva evidente: è tornato il Pci. Sotto mentite spoglie, ma è tornato.

Nell’aria c’è molto più che la sola operazione nostalgia partita da qualche settimana (con libri, articoli e iniziative varie) in vista del 100° anniversario della fondazione (21 gennaio 1921).

Non mi riferisco neanche all’ideologia, di cui semmai è custode fedele Marco Rizzo, segretario di un altro “Partito Comunista” ridotto ai minimi termini, ma coerente col marxismo-leninismo. Continua

I parametri vitali del governo Conte bis ieri indicavano “decesso”, a voler prendere per buone le parole di Ettore Rosato, vicepresidente della Camera e coordinatore nazionale di “Italia Viva”, che ha dichiarato: “A oggi non c’è più la fiducia tra la maggioranza e il premier”.

Infatti un tempo, dopo un’esternazione simile di un importante esponente di un partito di governo, il presidente del Consiglio sarebbe salito al Quirinale a rassegnare le dimissioni.

Ma ormai è totalmente saltata la grammatica istituzionale e politica e sappiamo che parole come quelle di Rosato prospettano, casomai, una trapasso in differita. Infatti i quotidiani da giorni mettono in pagina la cronaca di una morte annunciata che sembrerebbe doversi verificare, definitivamente, dopo il 6 gennaio. In questo caso l’Epifania, che “tutte le feste si porta via”, ci libererebbe pure dei guastafeste (come ieri li ha definiti Vittorio Feltri). Continua

Nella conferenza stampa di domenica sull’emergenza Covid il presidente del Consiglio Conte è andato contro Pd e Renzi, bocciando solennemente il Mes come operazione inutile e pericolosa: ha detto che “non è una panacea, se prendiamo i fondi dovremmo aumentare le tasse e tagliare la spesa” e “c’è il rischio stigma” che metterebbe in allarme i mercati e in pericolo l’Italia.

Alberto Bagnai (Lega) gli ha riconosciuto “buon senso”. Claudio Velardi – che ha vissuto la Sinistra dal Pci, al Pd, fino a Renzi – ha twittato: “Sulla risposta data sul Mes qualcuno dovrebbe fare cadere il governo domani. Vediamo se hanno le palle di farlo, dopo aver ricevuto schiaffoni in piena faccia”. Continua

“State attenti: la nave ormai è in mano al cuoco di bordo, e le parole che trasmette il megafono del comandante non riguardano più la rotta, ma quel che si mangerà domani.

Søren Kierkegaard, nel libro “Stadi sul cammino della vita”, illustra bene la condizione umana nella modernità in cui è censurata la domanda sul “dove andiamo”. Ma questa memorabile pagina oggi torna utilissima per descrivere la situazione politica italiana nella seconda ondata del Covid 19.

Sembra infatti che – nelle liti fra i partiti di governo e il premier o nello scontro fra regioni e governo – a Palazzo Chigi abbiano perso il controllo della nave la quale sta andando verso una cascata dove si sommano l’emergenza sanitaria e quella economica. Continua