Di tutti i luoghi dove si soffre per la guerra, nel discorso di Natale Bergoglio ha deciso di dare particolare spazio – con toni cupissimi – ad Aleppo che invece, in queste ore, è finalmente nella gioia per la sua definitiva liberazione.

E’ curioso che – parlando di guerre – invece di citare, come esempio di sofferenza dei bambini, i crimini di guerra nello Yemen QUI o il caso di Mosul, dove l’esercito iracheno, con l’appoggio degli Usa, sta ancora cercando di liberare con i bombardamenti la città dai terroristi, abbia voluto citare invece Aleppo, dove, grazie al cielo, la liberazione è già avvenuta (ad opera del governo siriano appoggiato dai russi).

E’ strano, questo atteggiamento di Bergoglio, perché i cristiani siriani e in particolare quelli di Aleppo sono i primi a festeggiare con gioia il Natale finalmente libero dai terroristi e dalla guerra ( vedi  

e anche QUI ).

Ma non c’è da stupirsi perché Bergoglio, in questi mesi, è sempre puntualmente intervenuto, col suo umanitarismo a senso unico, a sostegno implicito della guerra di propaganda della Casa Bianca di Obama. Amplificata e rilanciata dai media occidentali.
Infatti oggi a parlare con toni cupi della liberazione di Aleppo sono solo le lobby guerrafondaie obamiane e clintoniane, che hanno sostenuto i ribelli. Si legga QUI e QUI.

Sarebbe il caso che qualcuno spiegasse a Bergoglio che il suo amico Obama sta finalmente facendo le valigie.

E si spera che Trump metta fine ai suoi disastri.

Resta però la domanda: quante centinaia di migliaia di morti e di profughi ha provocato la sciagurata politica americana in Siria che mirava a rovesciare Assad? Perché l’umanitario Bergoglio non ci parla di questo?

 

Antonio Socci

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