L’attribuzione del Premio Carlo Magno a papa Bergoglio induce all’ilarità. Sarebbe come attribuire un Premio San Tommaso d’Aquino a Eugenio Scalfari.

Com’era prevedibile il papa argentino – dopo aver cestinato le “radici cristiane dell’Europa” e i “principi non negoziabili” che sono alla base della civiltà europea – ha proclamato il suo unico “principio non negoziabile”: l’immigrazione. E, con essa, l’affondamento dell’Europa.

Del resto – in barba al titolo del premio – la fallimentare Europa tecnocratica e laicista (cioè a guida tedesca e francese) ha, già da tempo, rinnegato Carlo Magno e il Sacro Romano Impero, cioè la cultura cristiana che ha costruito l’Europa dei popoli.

Bergoglio ha invitato a far memoria del passato, ma lui è a digiuno di storia. Infatti ha ripetuto la solita solfa sul dovere di “costruire ponti e abbattere muri”, ignorando che l’Europa è nata letteralmente dalla costruzione di solide mura di confine, difese per millenni con la spada.

MURI PER DIFENDERSI DALL’ISLAM

I Franchi costruirono il primo nucleo del loro regno e del Sacro Romano Impero proprio quando, a Poitiers, nel 732 dC, fecero muro per fermare la prima invasione islamica che dalla Spagna cercava di conquistare l’Europa.

Carlo Martello vinse grazie all’aiuto di Visigoti, Bavari, Alemanni, Sassoni e Gepidi.

Era il primo muro di difesa europea della nascente civiltà che stava prendendo forma nei monasteri benedettini, dove si salvavano e si tramandavano i tesori della cultura greca, giudaico-cristiana e latina e si faceva rinascere il lavoro, l’agricoltura e l’economia.

A parte le battaglie di Carlo Magno sui Pirenei, l’Europa, continuamente saccheggiata da scorrerie saracene, si salvò perché negli altri due, colossali, tentativi di invasione musulmana, gli europei fecero ancora muro e vinsero.

A Lepanto nel 1571 grazie alla flotta della Lega Santa promossa da papa Pio V (a quel tempo i papi difendevano la cristianità dall’islamizzazione, mentre quello odierno vuole abbattere le frontiere e favorire l’invasione).

La terza volta in cui fu scongiurata l’invasione islamica dell’Europa fu nel 1683, sotto le (solide) mura di Vienna.

L’Impero Ottomano aveva già conquistato l’impero romano d’oriente, devastando la millenaria Bisanzio e avanzando, con 140 mila uomini, su per i Balcani fino a Vienna.

Se fossero cadute le sue mura l’Europa sarebbe stata invasa e islamizzata. Ma un esercito cristiano (metà di quello ottomano), guidato dal re polacco Giovanni III Sobiesky e formato da austriaci, polacchi, italiani, franconi, sassoni, svevi e bavaresi, vinse e l’Europa fu salva per la terza volta.

Altrimenti oggi saremmo tutti turchi, come a Bisanzio che è diventata Istanbul. E la Basilica di San Pietro sarebbe una moschea com’è accaduto a Santa Sofia.

A dirla tutta – ma Bergoglio lo ignora – l’Europa è nata, fin dalla sua lontana origine greca, proprio costruendo un muro invalicabile rispetto alla debordante invasione orientale.

MURA CONTRO I PERSIANI

Infatti l’Europa non esiste da sempre. Mentre tutti gli altri continenti sono entità geografiche definite, essa – che è un’appendice dell’Asia – nasce solo da un’identità culturale.

La sua culla sono state piccole città greche come Mileto dove alcuni, a cominciare da Talete (VII secolo aC), presero a riflettere sull’essere, sul Logos (la ragione) e sull’arché (il principio).

L’ethos del pensiero, della ricerca sulla verità e sull’essere, fu il primo germe dell’uomo europeo che poi sbocciò con Socrate e Aristotele.

Ma il bocciolo rischiò di essere subito travolto dall’oriente asiatico. L’Impero persiano – con la sua oscura cultura dei miti, delle inquietanti cosmogonie e delle opprimenti teocrazie – stava per divorarsi tutto l’occidente.

La scintilla della rivolta antipersiana nel 490 aC brillò proprio a Mileto e prima a Maratona, poi alle Termopili, infine a Salamina, pochi valorosi combattenti greci respinsero l’immane potenza persiana.

Grazie a questo muro umano poté fiorire il primo germe d’Europa, poi esaltato da Roma, dalla civiltà giuridica del suo impero mediterraneo e infine abbracciato e reso fecondo dall’annuncio cristiano arrivato, ad Atene e Roma, con gli apostoli Pietro e Paolo che provenivano da Gerusalemme. Questa è l’Europa.

Solo da una città che ha solide mura e chiara identità si possono costruire ponti.

Infatti questa cristianità europea poi portò la speranza cristiana dell’immortalità in tutti i continenti e insieme portò la libertà, la dignità umana e la razionalità. La quale ha partorito la tecnologia, la scienza e il benessere economico.

IL MALE

Ma dal rinnegamento di queste radici è nato anche il male, cioè i totalitarismi che hanno insanguinato l’Europa e il mondo del Novecento.

Sulle loro macerie, però, dal 1945, la pace, la prosperità e l’unità europea sono tornate grazie a statisti cattolici come Schuman, De Gasperi e Adenauer che riportarono i loro popoli alle radici cristiane (tutti e tre hanno la causa di beatificazione in corso o in via di apertura).

Dopo la caduta del Muro di Berlino dell’89 ha invece prevalso una tecnocrazia europea laicista che di nuovo ha spazzato via quelle radici sostituendole con la moneta unica e con politiche devastanti.

I grandi pontefici, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, hanno lanciato l’allarme contro questa deriva nichilista e tecnocratica, una vera “dittatura del relativismo” che rischia di partorire nuovi mostri.

Se l’Europa avesse voluto ritrovare le sue radici e con esse l’energia di rinascere, li avrebbe ascoltati.

Ma non l’ha fatto. Infatti nessun premio Carlo Magno è stato dato a Benedetto XVI, che è stato un vero gigante del pensiero europeo (basterebbe il suo storico discorso di Ratisbona).

L’oligarchia progressista tedesca (a partire dai vescovi teutonici) detestava Ratzinger.

LE TENEBRE DI BERGOGLIO

Oggi che l’Europa è allo sbando, in crisi, invecchiata, ha reciso le sue radici, viene invasa ed è affossata da una tecnocrazia fallimentare, il Premio è stato giustamente assegnato al simbolo perfetto dello smarrimento spirituale dell’Europa: l’argentino Bergoglio, il paladino dell’invasione, colui che più spinge per l’affondamento dell’antica Europa (sono stati Jean-Claude Juncker e Martin Schulz a motivare questa assegnazione).

E non a caso Bergoglio, nel suo discorso, ha chiesto all’Europa di spalancare le frontiere alla marea migratoria esaltando proprio quel “multiculturalismo” che di solito è una maschera del relativismo, spesso dell’odio anticristiano e soprattutto è la porta spalancata all’islamizzazione.

Infatti Benedetto XVI, nel suo dialogo con Marcello Pera intitolato “Senza radici. Europa, relativismo, cristianesimo, islam” dice:

La multiculturalità, che viene continuamente e con passione incoraggiata e favorita, è talvolta soprattutto abbandono e rinnegamento di ciò che è proprio, fuga dalle cose proprie”.

E’ questa rinuncia alla sua identità e ai suoi valori che ha fatto invecchiare l’Europa e la rende un fragile vaso di coccio oggi nella competizione internazionale.

Ratzinger spiegava:

C’è qui un odio di sé dell’Occidente che è strano e che si può considerare solo come qualcosa di patologico; l’Occidente tenta sì, in maniera lodevole, di aprirsi pieno di comprensione a valori esterni, ma non ama più se stesso; della sua storia vede oramai soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro. L’Europa ha bisogno di una nuova – certamente critica e umile – accettazione di se stessa, se vuole davvero sopravvivere”.

Benedetto è stato spazzato via. Oggi il cuore stesso d’Europa, Bruxelles, è più islamico che cristiano, l’Europa è “disarmata” come una “terra di nessuno” dove chiunque può sbarcare (come dice il recente rapporto dell’Europol) e, in barba alle dichiarazioni buoniste, l’Ue si arrende addirittura alla Turchia pur di fermare temporaneamente l’invasione.

Miope autolesionismo. Un’Europa in mano a queste assurde tecnocrazie e senza solide radici cristiane non ha alcun futuro.

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Antonio Socci

Da “Libero”, 7 maggio 2016

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