Quando gli eretici ariani, nel IV secolo d.C. presero il controllo pressoché totale della Chiesa, solo la voce di sant’Atanasio si alzava a difesa della verità cattolica e Atanasio fu scomunicato ed esiliato più volte.

Dovette fuggire nel deserto, perché era braccato dall’imperatore ariano. Chi aveva il potere – come l’imperatore Costanzo – gettava fango su Atanasio, denunciando ai quattro venti “la vita di Atanasio, notoriamente malvagia, la sua infaticabile opposizione alla pace nella Chiesa, i suoi intrighi per far nascere la discordia” (Cit. in J. H. Newman, Gli ariani del IV secolo, Jaca Book, Milano 1981, pp. 244-245).
Atanasio DOPO aver salvato la fede cattolica è stato proclamato santo, padre e dottore della Chiesa. Ma PRIMA ha dovuto subire l’isolamento, l’infamia e la persecuzione. E soprattutto quell’accusa, per lui molto dolorosa, di DIVIDERE la Chiesa, di seminare discordia, di non riconoscere l’autorità.

Cionondimeno lui e – in altre circostanze storiche – i grandi santi e padri della Chiesa, non esitarono mai a schierarsi CONTRO L’ERESIA E CONTRO LA MENZOGNA e quando si leggono i loro infuocati scritti (contro gli ariani, contro Pelagio ec) bisogna sempre tener presente che il bersaglio erano altri (presunti) cattolici, spesso importanti ecclesiastici di successo e – nel caso degli ariani – si trattava di dottrine (eretiche) abbracciate pressoché dalla totalità della gerarchia cattolica. Era doloroso per loro dover combattere queste battaglie. Ma prima di tutto – per questi santi – veniva Cristo, non l’unità e la concordia. Prima di tutto la Verità.

La stessa accusa (di dividere) viene usata anche oggi da chi ha il potere e non tollera che venga ricordata la verità e l’autentica della legge di Dio. Secondo costoro bisognerebbe sacrificare la verità sull’altare dell’unità e dell’armonia. Ma ecco una pagina illuminante di Ratzinger:
“L’ho scritto: senz’altro il valore dell’unità è un valore fondamentale del Vangelo. Ma posto questo – e cioè che il Signore è venuto a riunire i dispersi figli di Dio – dice anche: ‘Non sono venuto per dare la pace, ma la spada’. La verità deve comportare questo coraggio di rivelare la menzogna, e di dar così luogo alla verità. Un dialogo nel quale si omette tutto quanto potrebbe eventualmente non essere condiviso dall’altro, non è più un dialogo, non comunica niente. C’è dialogo quando ci si muove verso la verità.”

Insomma, la VERA UNITA’ si può e si deve fondare solo sulla Verità che è Cristo stesso, altrimenti è connivenza, complicità, è roba da politicanti che tradisce la Verità e stabilisce la menzogna.

Per questo Don Giussani sottolinea che ciò che conta, nella vita di un cristiano, non è non sbagliare, ma non mentire. Bisogna sempre riconoscere la verità, anche se è doloroso, anche se questo ti chiede di esporti, anche se per questo ti troverai ad aver contro il mondo intero, anche se ti costerà il disprezzo e l’odio dei più, anche se dovrai pagare un prezzo molto salato:
“Innanzitutto devi essere carica di certezza, di libertà, di volontà di cammino, attraversando tutti gli ostacoli e i tuoi stessi errori-perché l’ostacolo principale sono i nostri errori. Quello che conta nella vita NON E’ NON SBAGLIARE , MA NON RIMANERE MENTITORI. La cosa grave non sono gli sbagli: la cosa grave è la menzogna e la menzogna è non riconoscere la verità. La verità è il destino per cui noi siamo stati fatti. Nel nostro cuore questo destino ha messo la firma, ha già detto che cosa è: amore, giustizia, verità, felicità” (Giussani, Realtá e Giovinezza, la sfida).

Antonio Socci

Print Friendly