Anticipo qui un capitolo del mio libro “Avventurieri dell’eterno” (Rizzoli), da oggi in libreria

Ci sono volti, fra i cristiani, che in maniera straordinaria fanno trasparire la luce del Risorto e quindi la luce del Paradiso.

Sono stato colpito, per esempio, dal «mistero» di una foto (la stessa che si può vedere sulla copertina del libro) che mi è capitata tra le mani tempo fa.

Chi è quel giovane scarmigliato, biondo e barbuto? Cosa significa quel suo sorriso sereno, quello sguardo fermo e limpido?

Forse è un attore o un artista, anzi, probabilmente dalla camicia malconcia siamo romanticamente indotti a pensare che possa essere un guerrigliero o un avventuriero o un esploratore.

È una di quelle foto che sembrano immortalare un giovane eroe, un po’ come quella celebre di Che Guevara, perché, si sa, «gli eroi son tutti giovani e belli»…

In effetti lui è un eroe, un audace avventuriero: cominciamo col dire che era spagnolo si chiamava Martín Martínez Pascual e – quando fu scattata questa istantanea – aveva venticinque anni.

Un altro «dettaglio»: era un prete cattolico che fu catturato dai miliziani repubblicani: non aveva nessuna colpa, se non quella di essere un sacerdote.

Il 18 agosto 1936 fu fucilato e la foto è stata scattata pochi istanti prima dell’esecuzione. Questo è l’aspetto affascinante…

Fu uno dei tantissimi martiri. La carneficina perpetrata dalle forze repubblicane in Spagna negli anni Trenta, ai danni della Chiesa, fu di inusitata ferocia. Quell’odio non era motivato né dalla guerra civile – che scoppiò successivamente – né dall’obiettivo politico di instaurare un regime analogo a quello sovietico. Era un odio satanico, ebbe a dire il papa.

Mentre il 70 per cento delle chiese subirono devastazioni e profanazioni (a volte la distruzione totale), in odio alla fede cristiana furono catturati e massacrati senza alcun motivo, solo per l’appartenenza alla Chiesa, migliaia di inermi, preti, suore, religiosi, catechisti, famiglie cattoliche ed esponenti cristiani impegnati nelle parrocchie e nella società.

Solo in anni recenti la Chiesa stessa ha potuto capire l’enormità di quello che accadde in Spagna negli anni Trenta.

Giovanni Paolo II, in diverse riprese, beatificò 460 vittime di quella persecuzione, fra questi padre Martín, il 1° ottobre 1995. Fra il 2005 e il 2011 poi Benedetto XVI ne beatificò più di cinquecento. E altri 522 sono stati beatificati a Tarragona il 13 ottobre 2013 sotto il pontificato di Francesco.

Tuttavia si calcola che siano state circa diecimila le persone che furono martirizzate in odio alla fede e uno dei maggiori storici di quel periodo, monsignor Vicente Cárcel Ortí, ha spiegato bene (in un’interviusta a Tempi) le caratteristiche di questa tragedia:

“Non si tratta di eroi, ma di persone normali che vivevano una fede per cui valeva la pena dare la vita. E fu una sorpresa anche per la Chiesa: molti pensavano che la fede popolare degli spagnoli fosse insufficiente, folcloristica e sentimentale. Invece, davanti alla prova, emerse la sua forza semplice e cristallina, prima snobbata dagli intellettuali. La cosa impressionante è che in ogni città, senza conoscersi né mettersi d’accordo, morirono tutti allo stesso modo: invitati ad abiurare in cambio della vita, rifiutarono e morirono pregando per i loro assassini e urlando: ‘Viva Cristo Re’. Come accadeva anche in Messico o in Germania davanti alle SS di Hitler. Leggendo tutte le carte dei processi non si trova un solo caso di tradimento. Questo è miracoloso perché non è scontato che uno che ha fede non ceda o non tradisca”.

Ma torniamo a fissare lo sguardo su una di queste storie, appunto quella di padre Martín, il giovane della foto. Era nato l’11 novembre 1910, entrò in seminario e fu ordinato presbitero il 15 giugno 1935. Nel 1934 era entrato nella Società di sacerdoti operai diocesani del Sacro Cuore di Valdealgorfa (Teruel), nella diocesi di Saragozza.

Inviato al Collegio di San José, allo scatenarsi della persecuzione anticristiana padre Martín dovette entrare in clandestinità. Quando apprese che suo padre era stato catturato si presentò ai persecutori, sapendo bene cosa lo aspettava, e fu subito arrestato.

Insieme ad altri cinque sacerdoti e nove laici (catechisti e militanti cattolici) fu portato dai miliziani verso il cimitero del villaggio dove furono tutti messi in fila, di spalle, per la fucilazione. Solo Martín volle stare di fronte ai suoi carnefici guardandoli negli occhi.

Gli chiesero se prima di morire voleva fare qualche dichiarazione. Lui disse: «Voglio solo darvi la mia benedizione, in modo che Dio non consideri la pazzia che state per fare».

Il fotografo tedesco Hans Gutmann, più noto come Juan Guzmán (1911-1982), che era presente lì, con i miliziani, fece le sue istantanee proprio in quei drammatici momenti. Subito dopo puntarono i fucili su Martín e lui, appena prima della raffica, gridò: «Viva Cristo Re!».

Avrebbe potuto abiurare e salvare la sua giovane vita. Ma nemmeno per un attimo prese in considerazione questa possibilità.

Al contrario sembrava felice di poter rendere testimonianza a Gesù con la sua stessa vita, in segno di amore a Lui che dette la sua vita per salvare tutti.

Ma in quella foto c’è qualcosa di più, infatti il suo volto è sereno, i suoi occhi luminosi, il suo atteggiamento è fermo e pacato, la postura delle braccia esprime forza e poi quel sorriso straordinario, non ostentato, non beffardo, ma pieno di candore evangelico. Quasi lascia senza fiato perché fa trasparire una certezza vittoriosa.

Il mistero di questa foto sta proprio qui: è il volto di un venticinquenne pochi istanti prima della sua fucilazione. Com’è possibile che non mostri alcuna traccia di nervosismo o di odio, nessuna paura della fucilazione e della morte? Perché non ha nessun terrore?

Quegli occhi, quel sorriso sono già illuminati da ciò che lo aspetta di lì a qualche secondo. La vita vera, la realtà vera lo aspetta. E – a guardare il suo volto – deve essere bellissima.

I martiri spagnoli come padre Martín sono solo una piccola parte di quell’immane fiume di sangue cristiano che è stato versato nel XX secolo e si continua a versare nel XXI. In tutte le latitudini, sotto tutti i regimi e tutte le ideologie.

È la più grande persecuzione di tutta la storia cristiana e mostra come la Chiesa è stata chiamata a rivivere la Passione del Salvatore, in modo speciale, proprio nel nostro tempo.

Cosa che dà ai nostri anni un connotato apocalittico e mostra al mondo questa Chiesa dei martiri come il primo segno e la più chiara testimonianza dell’eternità.

 

Antonio Socci (da “Avventurieri dell’eterno”, Rizzoli)

 

 

Print Friendly