“Si dovrebbe evitare soprattutto l’impressione che il papa (o l’ufficio in genere) possa solo raccogliere ed esprimere di volta in volta la media statistica della fede viva, per cui non sia possibile una decisione contraria a questi valori statistici medi (i quali sono poi anche problematici nella loro constatabilità).

La fede si norma sui dati oggettivi della Scrittura e del dogma, che in tempi oscuri possono anche spaventosamente scomparire dalla coscienza della (statisticamente) maggior parte della cristianità, senza perdere peraltro in nulla il loro carattere impegnante e vincolante.

In questo caso la parola del papa può e deve senz’altro porsi CONTRO la statistica e CONTRO la potenza di un’opinione, che pretende fortemente di essere la sola valida; e ciò dovrà avvenire con tanta più decisione quanto più chiara sarà (come nel caso ipotizzato) la testimonianza della tradizione.

Al contrario, sarà POSSIBILE E NECESSARIA UNA CRITICA a pronunciamenti papali, nella misura in cui manca a essi la copertura nella Scrittura e nel Credo, nella fede della Chiesa universale .

DOVE NON ESISTE NE’ L’UNANIMITÀ  DELLA CHIESA UNIVERSALE NE’ UNA CHIARA TESTIMONIANZA DELLE FONTI, LA’ NON E’ POSSIBILE UNA DECISIONE IMPEGNANTE E VINCOLANTE; SE ESSA AVVENISSE FORMALMENTE, LE MANCHEREBBERO LE CONDIZIONI INDISPENSABILI E SI DOVREBBE PERCIO’ SOLLEVARE IL PROBLEMA CIRCA LA SUA LEGITTIMITA’ “. 

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Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, “Fede, ragione, verità e amore”, p. 400 (Lindau 2009)

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Il Romano Pontefice è – come tutti i fedeli – SOTTOMESSO ALLA PAROLA DI DIO, ALLA FEDE CATTOLICA ed è GARANTE DELL’OBBEDIENZA DELLA CHIESA e, in questo senso, servus servorum. EGLI NON DECIDE SECONDO IL PROPRIO ARBITRIO, ma dà voce alla volontà del Signore, che parla all’uomo nella Scrittura vissuta ed interpretata dalla Tradizione; in altri termini, la episkopè del Primato ha i limiti che procedono dalla legge divina e dall’inviolabile costituzione divina della Chiesa contenuta nella Rivelazione”

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Joseph Ratzinger, Congregazione per la dottrina della fede, “Il primato del successore di Pietro nel mistero della Chiesa” (1998)

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MIO COMMENTO

Dedico queste due splendide e autorevolissime pagine a tutti quei vescovi e cardinali (e sono tanti) che avvertono il deragliamento drammatico costituito dal documento bergogliano, che sta portando la Chiesa fuori strada, mettendo in pericolo tante anime, ma, al contempo, si chiedono se è lecito e opportuno intervenire dissociandosi da esso.

Ebbene, papa Benedetto XVI ha già risposto ripetutamente, affermando chiaramente – in base alla dottrina cattolica – che “dove non esiste né l’unanimità della Chiesa universale né una chiara testimonianza delle fonti” – ed è sicuramente il caso dell’Amoris laetitia – “là non è possibile una decisione impegnante e vincolante; se essa avvenisse formalmente, le mancherebbero le condizioni indispensabili e si dovrebbe perciò sollevare il problema circa la sua legittimità”.

RIPETO: SI DEVE SOLLEVARE IL PROBLEMA CIRCA LA SUA LEGITTIMITA’ ! QUESTO E’ – PER VESCOVI E CARDINALI – NON UNA POSSIBILITA’, MA UN PRECISO DOVERE!

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