Ieri lezione di teologia morale. Repubblica ha “spiegato” ai cattolici come devono guardare all’immigrazione di massa. Ma il giusto pensiero cristiano, di fronte alle dimensioni odierne del fenomeno, sarà quello dei vescovi africani o quello del salotto di Repubblica?

I bersagli del giornale sono CL e Giorgia Meloni che, al Meeting di Rimini, ha menzionato un uomo di Dio come il card. Robert Sarah: «Ci interessa codificare e difendere il diritto a non dover emigrare» ha detto la premier citando così una frase dei Papi «perché è assolutamente vero ciò che ci ricorda un grande uomo di Chiesa come il Cardinal Robert Sarah, quando dice che chi ritiene le migrazioni necessarie e indispensabili compie, di fatto, un atto egoistico. “Se i giovani lasciano la loro terra e il loro popolo – si chiede Sarah -, rincorrendo la promessa di una vita migliore, che ne sarà della storia, della cultura, dell’esistenza del Paese che hanno abbandonato?”. Per questo l’Italia, con questo Governo, ha svolto un ruolo che io considero decisivo percambiare l’approccio europeo nei confronti di questa sfida».

L’idea della premier, oltre al controllo delle frontiere che azzeri le partenze e i naufragi dei migranti, è il Piano Mattei per l’Africa: «a differenza di altri attori non abbiamo secondi fini, non ci interessa sfruttare il Continente africano… Ci interessa che l’Africa prosperi assieme a noi processando le sue risorse, coltivando i suoi campi, dando lavoro e una prospettiva alle sue energie migliori, potendo contare su governi stabili e società dinamiche. Abbiamo lavorato per delineare questo approccio nuovo, che stiamo declinando attraverso il Piano Mattei per l’Africa, la strategia che l’Italia sta portando avanti insieme alle Nazioni africane per favorire investimenti di qualità e grandi progetti in campo infrastrutturale, energetico, produttivo e soprattutto di valorizzazione del capitale umano. La formazione e l’educazione sono due costanti dei progetti che abbiamo lanciato, dal grande Centro di formazione e innovazione in ambito agricolo, che nascerà in Algeria, fino all’impegno che stiamo portando avanti con la Fondazione AVSI in Costa d’Avorio per raggiungere oltre 800 scuole primarie e circa 200 mila bambini e ragazzi che vivono nei contesti più difficili».

È invece preferibile subire, come in passato, l’immigrazione di massa che arricchisce i trafficanti e moltiplica i naufragi, con i drammatici problemi di sicurezza e ordine pubblico che essa causa nelle nostre città?

Il card. Sarah, da africano, è la voce dei vescovi africani: «Tutti i migranti che arrivano in Europa sono senza un soldo, senza lavoro, senza dignità… La Chiesa non può cooperare con questa nuova forma di schiavitù diventata migrazioni di massa. Se l’Occidente continua in questo modo fatale, c’è un grande rischio che, a causa della mancanza di nascite, sparisca, invaso dagli stranieri, proprio come Roma è stata invasa dai barbari».

Ed ancora: «Questo attuale desiderio di globalizzare il mondo sopprimendo le nazioni, le specificità, è pura follia. Il popolo ebraico dovette andare in esilio, ma Dio lo riportò nel suo paese. Cristo dovette fuggire da Erode in Egitto, ma tornò nel suo paese alla morte di Erode. Tutti devono vivere nel loro paese. Come un albero, ognuno ha il suo suolo, il suo ambiente in cui fiorisce perfettamente. È meglio aiutare le persone a prosperare nella loro cultura piuttosto che incoraggiarle a venire in Europa in uno stato di degrado. È una falsa esegesi usare la Parola di Dio per valorizzare la migrazione».

I vescovi africani ci fanno capire che il fenomeno in corso non è fisiologico, ma patologico e, ingrassando le mafie, impoverisce i Paesi di origine e destabilizza quelli di arrivo. Con l’enorme problema della massiccia (e non integrata) immigrazione musulmana.

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Antonio Socci

Da “Libero”, 30 agosto 2025