Il sito ufficiale della Fraternità San Pio X (cioè i lefebvriani) mi attacca. Con tutto quello che sta succedendo nella Chiesa attaccano me. Mi pare interessante (la dice lunga sulle loro priorità).
Non mi sorprende, anche perché da quell’ambiente vennero già i primi fulmini sul mio libro “Non è Francesco”.
Ho sempre ritenuto i lefebvriani l’altra faccia della medaglia dei cattoprogressisti: entrambi interpretano il Concilio Vaticano II come una rottura del cammino della Chiesa.

Entrambi, lefebvriani e cattoprogressisti, hanno in Ratzinger e Wojtyla i loro avversari perché questi due grandi papi e uomini di Dio hanno indicato la vera interpretazione del Concilio, come una riforma nella continuità.

Io sono un convintissimo sostenitore dell’ermeneutica dei due grandi papi, che poi è l’ermeneutica della Chiesa Cattolica. Ritengo cioè che il Concilio Vaticano II sia uno dei tanti Concili della Chiesa, DA LEGGERE DUNQUE DENTRO TUTTA LA SUA TRADIZIONE.

Cosicché anche eventuali punti critici (e pure io ne ho rilevati diversi) o espressioni che si prestano a interpretazioni sbagliate (perché si scelse di scrivere quei testi in uno stile letterario molto bello, ma che è suscettibile di forzature), trovano nel Magistero di sempre della Chiesa la loro giusta lettura e correzione.

I pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno provvidenzialmente corretto le interpretazioni “moderniste” che avevano portato – fra l’altro – anche ai noti e tristissimi abusi liturgici.

In questo senso viva il Concilio che ci è stato fatto conoscere e apprezzare da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI.

I lefebvriani attaccarono il mio libro “Non è Francesco” proprio perché iniziava col capitolo “Viva il Concilio”. E anche oggi mi attaccano per un articolo dove affermo che la tragedia della Chiesa non è stata il Concilio, ma il postConcilio.

A questi signori rispondo con una sola, semplice domanda:

SE LA TRAGEDIA DELLA CHIESA E’ RAPPRESENTATA DAL CONCILIO E DAI DOCUMENTI DEL CONCILIO, COME DICONO LORO, PERCHE’ MONS. LEFEBVRE FIRMO’ TUTTI I DOCUMENTI DEL CONCILIO STESSO?

Si attendono risposte. In genere le risposte, molto imbarazzate, sono di questo tipo: sì, li ha firmati, ma aveva già visto che c’erano dei grossi problemi, che sono poi venuti in piena luce solo qualche tempo dopo. Ma allora non vedete che ho ragione io, cioè che il problema è rappresentato dal postconcilio?

E’ esattamente quello che ci hanno insegnato Joseph Ratzinger e Karol Wojtyla, ovvero che stavano imperversando interpretazioni sbagliate del Concilio, che andavano contro il Magistero di sempre della Chiesa e che si dovevano interpretare e applicare i documenti del Concilio stesso secondo il magistero cattolico.

La strada è quella tracciata da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, non certo da quei lefebvriani che sono più lefebvriani di Lefebvre stesso.

Peraltro quegli ambienti oggi sembrano curiosamente “indulgenti” nei confronti di papa Bergoglio che, diversamente dai predecessori, sta ridando fiato e spazio al cattoprogressismo che voleva usare il Concilio per rompere con la tradizione cattolica e il magistero millenario della Chiesa.

A leggere le cose che scrivono certi lefebvriani sembra che sia Benedetto XVI il loro vero avversario. Perché? Sarebbe interessante capirlo. Con Benedetto XVI la ricucitura con tutta la tradizione era compiuta e la Fraternità San Pio X aveva un’occasione storica per riconciliarsi con tutta la Chiesa.

Oggi costoro dovrebbero fare una dura autocritica per aver rifiutato quella porta aperta che a papa Benedetto era costata attacchi furibondi… Di certo tante persone che sbagliando erano andati con i lefebvriani, grazie a Benedetto XVI tornavano nel seno della Chiesa con tutto il cuore. E’ questo che non perdonano a Ratzinger?

Bergoglio invece sta creando un enorme smarrimento fra i cattolici. Forse qualche lefebvriano pensa così di poter avere intere praterie da conquistare per ampliare l’orticello? Per questo sono così silenti nell’attuale dramma della Chiesa?

Spero non diano prova di tanta miopia. Ma dire oggi – come loro dicono – che “il problema non è Bergoglio”, ma il problema è il Concilio di cui Bergoglio è solo la “conseguenza”, significa di fatto legittimare (direi quasi esaltare involontariamente) quello che sta facendo l’attuale “vescovo di Roma” come frutto perfetto del Concilio Vaticano II. Cosa che non è affatto !!! Tutt’altro!

Con tali tesi i lefebvriani finiscono per rappresentare oggettivamente un prezioso supporto di papa Bergoglio. Complimenti!

Del resto non ci sarebbe nemmeno da stupirsi di un accordo fra la S. Pio X e papa Bergoglio perché non credo che costui richiederebbe loro l’adesione al Vaticano II (ritenendolo superato): non avrebbero divergenze dottrinali come avevano con Benedetto XVI perché a papa Bergoglio della dottrina importa assai poco.

Così, in odio al Vaticano II, i lefebvriani potrebbero finire per legittimare silenziosamente il Concilio Vaticano III che Bergoglio sta realizzando.
Dimmi con chi vai…..

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Antonio Socci

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