“Scoppiava nella via/ la bomba proletaria e illuminava l’aria/ la fiaccola dell’anarchia…”. Sulle note della Locomotiva Francesco Guccini ha fatto cantare generazioni di compagni. Che lo hanno giustamente celebrato, anche alla sua morte recente, come un simbolo del loro mondo Quella canzone rievocava i primi anni del Novecento, quando a sinistra stavano i lavoratori e a destra i borghesi.
Invece oggi, come ha spiegato giorni fa Stefano Bonaccini, presidente del Pd, “chi sta peggio economicamente” non vota più a sinistra, ma a destra.Mentre a sinistra si trova la borghesia radical chic dei salotti, ci sono i benestanti della Ztl che leggono Repubblica, l’intellettuale (progressista), il professore (luogocomunista), il grosso editore (illuminato), l’attore (engagé), lo scrittore politicamente corretto, il giornalista “democratico e antifascista”, il cantante, specialmente se cantautore (a proposito: ieri il Corriere della sera, in un articolo sul suo testamento, scriveva che il patrimonio di Guccini è “stimato fra i 6 e i 10 milioni di euro”: è il giusto e ricco frutto di un’intensa e valida attività artistica). Insomma, a sinistra trovi coloro che stanno economicamente bene, anche molto bene.
Poi Bonaccini, in quella sua analisi, aggiunge che il voto a destra, oltreché da chi sta peggio, arriva in maniera maggioritaria da “chi ha poco studiato”. In effetti le analisi sociologiche lo confermano. Ma, attenzione, sbaglierebbe chi interpretasse questo dato con il classismo tipico di certi intellettuali secondo i quali votano a destra gli ignoranti perché si fanno ingannare dalla propaganda.
Non è affatto così. Anzi, un grande studioso, Jacques Ellul, nella sua famosa opera Propaganda, uno studio di quasi 500 pagine, dice cose molto diverse. Sorprendenti.
L’uomo che sta economicamente male, o è addirittura in miseria, “non può essere oggetto di propaganda, tenuto in pugno, canalizzato, orientato”. È solo con l’uomo benestante che “la propaganda avanzata può funzionare”.
Il povero giudica in base alle sue condizioni materiali: per esempio, se il suo quartiere è invaso da immigrati ed è diventato invivibile non lo accetta.
Invece il benestante, che non prova sulla sua pelle i guai dell’immigrazione, giudica in base a schemi ideologici che lo fanno sentire illuminato, tollerante e cosmopolita: “la propaganda” scrive Ellul “è fatta per l’individuo dotato di un certo livello di vita”. E “affinché possa ricevere la propaganda, l’individuo deve aver raggiunto un minimo di cultura”.
Anzi, più la propaganda è informata e fondata su dati, più attecchisce fra chi si ritiene colto: “L’intellettuale è più facilmente afferrato da quel tipo di propaganda” perché gli dà l’illusione di “conservare il proprio libero arbitrio”.
La propaganda “dà spiegazioni semplici, globali” e con slogan e luoghi comuni crea conformismo e un illusorio senso di appartenenza. Secondo Ellul “risponde al bisogno di condividere, al bisogno di comunità, alla necessità di fondersi in un gruppo, di adottare un’ideologia collettiva che arresti la solitudine. È una vera e propria terapia alla solitudine”.
Non solo. Per esempio “con il cinema permette allo spettatore di valorizzarsi attraverso la proiezione nella figura dell’eroe”, inoltre “parla al mio buon senso, alla mia passione, provoca la mia collera e la mia indignazione. Risveglia il mio sentimento di giustizia o il mio desiderio di libertà. Mi fa sentire una passione violenta che mi porta fuori dal grigiore quotidiano”.
Infine – scrive Ellul – “la propaganda viene a rispondere su larga scala alla necessità di sfogarsi” e all’uomo, che nasconde i suoi sentimenti peggiori, “offre un oggetto d’odio (perché ogni propaganda è centrata su un nemico)”. Non più “un odio vergognoso e malvagio che deve essere nascosto, ma un odio legittimo, che è giusto provare”. Perché ci si sente il Bene e si considera il nemico come il Male.
Ellul, che parla delle diverse ideologie e dei vari sistemi politici, fa riflettere sul presente? Giudicate voi.
Antonio Socci
Da “Libero”, 12 settembre 2026










