TUTTI CONTRO TRUMP. PROPRIO COME FECERO CON REAGAN.  CHE PERO’ SALVO’ L’OCCIDENTE, COME STA CERCANDO DI FARE TRUMP

Un pericolo pubblico si aggira per il mondo. La Cina comunista che dilaga – oltreché in Europa e Asia – perfino in Africa, Sudamerica e punta all’Artico (oltreché su Taiwan e il Pacifico)? La Russia di Putin che sta devastando l’Ucraina e ha 5 mila testate nucleari? L’Iran khomeinista che spara sui manifestanti? Il terrorismo islamista? Macché!

Il Nemico ha il ciuffo biondo e la bandiera a stelle e strisce. È lui il terrore delle élite europee. È lui che allarma. Tutti i Buoni gli danno addosso! Al rogo il Cattivo!

L’assalto a Donald Trump, a cui si assiste in questi giorni da parte dei media e dei politici europei, impressiona per l’accanimento corale, l’irrazionalità, la mancanza di visione geopolitica, la dilettantesca reattività di certe cancellerie europee, con ovvi autogol (fra le poche eccezioni: Giorgia Meloni).

COME I DEM USA (E GLI EUROPEI) LASCIARONO L’IRAN A KHOMEINI. UNA CATASTROFE STORICA CHE ORA TRUMP SI TROVA A DOVER RIMEDIARE

Negli anni Settanta si era in piena guerra fredda: da una parte il blocco comunista, dall’altra i Paesi liberal-capitalisti. Per evitare una terza guerra mondiale, combattuta da due potenze con grandi arsenali atomici, non dovevano verificarsi scontri diretti e “interferenze” nel campo avverso.

L’Occidente non intervenne nel dominio sovietico, come dimostrano le rivolte anticomuniste nell’est europeo (la Germania Est, l’Ungheria, la Polonia, la Cecoslovacchia) a cui si dovette assistere senza poter fare nulla.

Ma allora com’è stato possibile che nel 1979 un grande Paese come l’Iran, di fondamentale importanza per le sue riserve petrolifere e per la sua posizione geopolitica, decisiva per tutta l’area mediorentale, sia passato di colpo, senza nessun voto libero, dallo schieramento occidentale al fronte anti-occidentale?

CIRO IL GRANDE CONTRO IL REGIME DI TERRORE DEGLI AYATOLLAH

In Medio Oriente la storia è politica. Durante la “Guerra dei dodici giorni”, sei mesi fa, alcuni importanti siti istituzionali israeliani hanno lanciato messaggi in persiano, alla popolazione iraniana, in cui ricordavano Ciro il grande, la grande storia dei persiani e l’antica amicizia fra quel popolo e il popolo d’Israele.

Anche nei giorni scorsi, quando si è di nuovo acutizzata la crisi iraniana, Netanyahu è tornato a citare Ciro II di Persia (590-530 a.C.) che fondò l’impero achemenide e liberò gli ebrei deportati dai babilonesi nel 538 a.C. autorizzando il loro ritorno nella loro terra e la ricostruzione del Tempio a Gerusalemme: “Celebriamo un grande re… Re Ciro, che riportò gli ebrei dall’esilio di Babilonia in Giudea, dove fu costruito il Secondo Tempio per il popolo ebraico. Fu un grande re e un grande amico”.

COMUNISTI E KHOMEINISTI IERI E OGGI

Ieri Antonio Polito, nell’editoriale del Corriere della sera, ha ricordato che “il regime degli ayatollah fu il primo nell’Islam, in tempi moderni, a sollevarsi contro l’Occidente e il Satana americano: quando nel 1979 il popolo iraniano cacciò lo Scià, alle forze progressiste d’Europa parve una nuova ‘rivoluzione d’ottobre’”.

È vero (Polito in quegli anni lavorava all’Unità). Anche per la rivoluzione khomeinista – come per la rivoluzione bolscevica – le “forze progressiste” hanno fatto la cosa sbagliata. Ora quella tirannia sta finendo, come il comunismo, nell’orrore, un esito fallimentare che conferma il parallelismo con i regimi rossi.

GLI INTELLETTUALI EUROPEI CONTRO LA FALSA EUROPA (COME TRUMP)

Oggi, sui media, il partito conformista sembra sorpreso dall’accelerazione che Donald Trump ha impresso alla politica internazionale e a quella statunitense (per la necessità di recuperare il tempo perduto dai suoi predecessori, durante il quale i nemici dell’Occidente hanno conquistato molto terreno).

Ma i “sorpresi” sono gli stessi che hanno snobbato il documento sulla strategia di sicurezza nazionale della Casa Bianca, dove erano tracciate proprio le linee della politica dell’Amministrazione. Particolarmente ostile è stata la loro reazione per le tre pagine che il documento americano ha dedicato all’Europa, liquidate come un rozzo sintomo di antieuropeismo.

LA GROENLANDIA E’ L’ULTIMO CASO DI COLONIALISMO EUROPEO. E NELLA UE DIFENDONO IL COLONIALISMO DANESE, MA GLI ABITANTI VOGLIONO L’INDIPENDENZA

La Groenlandia è l’ultimo grande caso di colonialismo europeo nel continente americano. È significativo che nel 2026, nel 250° anniversario della Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti, Washington dichiari di non gradire la sovranità danese sulla Groenlandia.

Ed è singolare che, pur di andare contro Trump e contro gli Usa, ora – nell’Europa progressista (dove saltuariamente s’innamorano del “diritto internazionale”) – si giustifichi e si difenda questo residuo di colonialismo.

VENEZUELA (E NON SOLO). IL PIANO DI TRUMP PER FAR RINASCERE L’OCCIDENTE

Il blitz americano contro il regime di Nicolas Maduro è stato duramente attaccato da Pechino, Teheran, Mosca, (perfino) Ankara, Cuba e infine Hamas. È una lista di nemici dell’Occidente. Già scorrendola si nota l’alleanza fra regimi comunisti e islamisti che hanno un nemico comune – appunto -nell’Occidente.

LA PROFEZIA DI BENEDETTO XVI SULL’EUROPA

Nell’ultimo libro postumo di Benedetto XVI, Dio è la vera realtà (LEV), che raccoglie le omelie degli anni del papato emerito, c’è una cupa profezia sull’Europa. La vedremo.

Prima ricordiamo che nel 2025 è scoppiata una battaglia epocale fra Usa e Ue. Ha tre fronti. Quello economico è dovuto anzitutto al gigantesco surplus commerciale della Germania che la Casa Bianca  contesta da anni.

Lo scontro politico riguarda la guerra ucraino/russa che Trump vuole far finire, mentre la UE – sintonizzata con il vecchio establishment Dem di Obama/Biden – è sempre più coinvolta, ma senza un piano né una prospettiva, se non, alla fine, una guerra mondiale.

C’è poi un grande conflitto culturale perché la classe dirigente UE condividel’ideologia progressista/woke che, per il suo multiculturalismo suicida, Joseph Ratzinger definì “un odio di sé dell’Occidente”.

LA SFIDA CHE ASPETTA PAPA LEONE XIV: RESTAURARE L’UNITA’ DELLA CHIESA, MA NELLA VERITA’

In questa analisi del 2025 e delle prospettive per la Chiesa nel 2026 non ho trattato (non c’era lo spazio) il problema dell’establishment bergogliano che grava pesantemente sulla Chiesa anche oggi (penso ai simboli del passato, il card. Parolin e il card. Zuppi, ma non solo).

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Questo 31 dicembre, per la Chiesa, non è solo la fine del 2025. Con la morte di Francesco, il 21 aprile, e l’elezione di Leone XIV, l’8 maggio, si è verificata anche una svolta che segna un cambiamento d’epoca.

La Treccani indica proprio Leone XIV come “Personaggio dell’anno 2025”. Curiosamente lo ha scelto per quegli aspetti che, fin dall’inizio, lo hanno differenziato dal predecessore, ovvero “lo stile di governo parsimonioso di presenza e parole” e la volontà di distogliere da sé i riflettori per “riportare al centro della vita ecclesiale valori fondanti della cristianità come sobrietà, misura e ascolto”. Tutto questo – secondo la Treccani – fa della “Chiesa di Leone XIV un nuovo importante protagonista della scena internazionale”.

SANDOKAN? ISPIRATO A UN MISSIONARIO CHE LIBERAVA SCHIAVI CRISTIANI

Sandokan è il protagonista dei romanzi d’avventura di Emilio Salgari (1862-1911) sui pirati della Malesia. Lo sceneggiato televisivo che la Rai gli dedicò nel 1976, dove l’attore indiano Kabir Bedi interpretava il pirata-gentiluomo, ebbe un successo strepitoso. Ora, dopo circa cinquant’anni, una nuova serie è andata in onda su Rai1 e stavolta è Can Yaman che interpreta il pirata eroe.

Continua ad affascinare la storia avventurosa di questo personaggio esotico. Ma siamo sicuri che Sandokan sia tutto e solo frutto della fantasia dello scrittore veronese che non aveva mai navigato né era uscito dall’Italia?

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